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I vini italiani più cari

Barolo Monfortino, Amarone Quintarelli, Barbaresco Roagna, Brunello Case Basse, ecco la lista dei vini italiani più cari da 1287$, di prezzo medio, in giù

 

Miani-Vini-Italiani-più-cari

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una bella fetta di consumatori ricchi che compra il vino solo perché è carissimo. Il prezzo è un messaggio semplice, chiaro ma con tante componenti simboliche come esclusività, prestigio, lusso … forse qualità intrinseca.

 

LE BOTTIGLIE ITALIANE PIU’ CARE RILEVATE DA WINE SEARCHER

A volte è sufficiente a determinare la scelta della bottiglia, soprattutto quando poi vengono regalate.
Il vino italiano offre un enorme ventaglio di prezzi, tipologie e livelli qualitativi. L’elemento vincente è il rapporto fra la qualità intrinseca e il cartellino di vendita, che è migliore rispetto alle bottiglie di tutto il resto del mondo. L’Italia sa creare milioni di piccoli capolavori enoici, alla portata di tutti e negli ultimi anni ha saputo accrescere la reputazione internazionale di denominazioni e singoli brands suscitando l’interesse dei collezionisti e degli investitori: Brunello, Barolo, Amarone, Sassicaia, Masseto …
Da questo nuovo interesse della fascia più ricca del mercato verso l’Italia nasce la classifica di WineSearcher sui vini più cari presenti nell’enorme portale che riunisce i listini di tutte le maggiori rivendite del mondo. L’elenco viene pubblicato ogni anno e ci mostra una situazione piuttosto stabile evidenziando come i collezionisti siano affezionati ad alcuni brand e continuino a comprarli.

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TOP 5 LE BOTTIGLIE ITALIANE PIU’ CARE NELLE ENOTECHE INTERNAZIONALI

I primi nomi dell’elenco sono:

Giacomo Conterno Monfortino, Barolo Riserva 1287$
Giuseppe Quintarelli Amarone della Valpolicella Classico Selezione 1265$
Roagna Crichet Paje, Barbaresco 918$
Case Basse di Gianfranco Soldera Brunello di Montalcino Riserva 911$
Masseto Toscana IGT 910$
Poi ci sono i vini di due cantine che non ti aspetti, forse perché sono piccole, alternative, cresciute come grandi sfide: Barolo Cappellano Otin Fiorin Pie Franco-Michet, (740$) e Miani Refosco Colli Orientali del Friuli (709$).

 

IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Perché è importante insegnare il vino ai futuri managers del turismo e della ristorazione italiana? Perché se non lo conoscono non lo possono vendere

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Primo esito di meeting organizzati dalle Donne del Vino a Firenze in occasione del G20 sull’agricoltura. Vino come acceleratore di cambiamento sostenibile e accorciatore della distanza fra città e campagna. Nella logica dei gradi progetti europei – Farm to Fork, Next Generation – arriva la prima proposta concreta: introduciamo il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri.

Le Donne del Vino si fanno carico della sperimentazione di questi insegnamenti in Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia. Uno o due istituti per ogni regione, già in questo anno scolastico con il coordinamento di Antonietta Mazzeo, Roberta Lanero e Roberta Urso. La sperimentazione si allargherà in tutta Italia nell’annualità 2022/2023. Poi, tutti sperano, che la necessità della formazione sul vino diventi largamente diffusa e centinaia di Istituti Alberghieri e Turistici introducano tale insegnamento.

 

AMICI SOMMELIER PREPARATE CENTINAIA DI DOCENTI

Da qui l’appello alle associazioni di sommelier, assaggiatori, diplomati WSET, dottori in scienze gastronomiche …. perché preparino i docenti necessari a insegnare a centinaia di classi in ogni regione Italiana.

Wine-hospitality-managers-corsi

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Dopo i due anni della fase sperimentale le 950 Donne del Vino intendono rimanere nel progetto formativo solo come destinatarie delle visite didattiche perché hanno al loro interno produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, comunicatrici, esperte … e sono quindi in grado di proporre agli studenti un’esperienza diretta di tutta la filiera produttiva del vino. Nel sogno di tutti c’è una nuova generazione di managers che continui la sua formazione anche dopo il ciclo scolastico facendo della conoscenza del vino e dell’agroalimentare un punto di forza del proprio profilo professionale.

 

PERCHE’ INSEGNARE IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Attualmente alcuni presidi di Scuole Alberghiere hanno già attivato i corsi sul vino mentre nessun Istituto Turistico ha insegnamenti di questo tipo. Nella realtà invece, i futuri responsabili delle sale dei ristoranti così come i futuri managers di uffici turistici, agenzie di viaggio o alberghi hanno bisogno delle nozioni base sul vino e sui territori del vino.

Infatti il vino costituisce circa un terzo dei ricavi dei ristoranti. Sul fronte turistico vediamo che enogastronomia è la prima attrattiva dei viaggiatori stranieri diretti in Italia e anzi un visitatore su quattro è mosso principalmente da quella. Il 62% dei cataloghi dei tour operator contiene un’offerta enogastronomica. Ci sono circa 10.000 cantine attrezzate per la wine hospitality in costante ricerca di personale e circa altre 20.000 imprese del vino aperte al pubblico.

In un’Italia dove l’agroalimentare è sempre più importante per il turismo non è possibile continuare a insegnare solo arte, territori e geografia turistica (66 ore per 3 anni) ai futuri manager dell’incoming.

 

Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini

Staffolo 56° edizione del Premio Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini, Maurizio Oliviero Rettore dell’Università di Perugia e l’enologo Giancarlo Soverchia

 

Staffolo

Staffolo

di Donatella Cinelli Colombini

L’iniziativa si svolge nel borgo medioevale di Staffolo, ed è organizzata dal Comune, in collaborazione con l’Accademia italiana della cucina, quella dei Georgofili (sezione centro-est) e con il patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Un programma di due giorni che permette di assaporare l’ospitalità marchigiana e i meravigliosi Verdicchio di questa terra. L’accoglienza da parte del vulcanico sindaco Sauro Ragni e di Sandro Marani dell’Accademia Italiana della Cucina, avviene infatti nell’Enoteca comunale con degustazione delle eccellenze marchigiane fra cui lo strepitoso ciauscolo. A seguire, nella Sala Cotini spazio a ‘Wine & Fashion’, con il tenore David Mazzoni come ospite d’onore. Uno spettacolo dal sapore antico che valorizza l’artigianalità e la creatività della popolazione locale. Altre piccole perle sono il gruppo folcloristico e la banda di Staffolo specchio di una comunità coesa e legata alle tradizioni.

 

PREMIO VERDICCHIO D’ORO A STAFFOLO

Staffolo-Premio-Verdicchio-d'Oro

Staffolo-Premio-Verdicchio-d’Oro

Il clou della festa è stato il convegno “L’uomo e il vino” nella Collegiata di San Francesco seguita dalla consegna del Premio Nazionale di Cultura Enogastronomica ‘Verdicchio d’Oro’ che viene assegnato a chi si è distinto nella promozione e valorizzazione della cultura enogastronomica italiana. Nel 2021, insieme a me come presidente delle Donne del Vino, sono stati premiati Maurizio Oliviero, Rettore dell’Università di Perugia; a Giancarlo Soverchia, agronomo ed enologo. A completare la festa, la Delegata Daniela Sorana e Nazzarena Ceci Togni  erano presenti con un gruppo di Donne del Vino delle Marche.

 

STAFFOLO UN PICCOLO LUOGO CON UNA GRANDE STORIA

Staffolo è un piccolo borgo con una grande storia che inizia nel paleolitico. L’abitato attuale, in cima a un colle, con case in mattoni strette le une alle altre, lungo strettissime stradine, deriva da un pagus romano ma deve il suo nome ai longobardi che lo chiamarono Staffil (dal germanico stab = bastone). La storia del luogo è un susseguirsi di guerre, saccheggi, lotte signorili e persino una strage da cui sopravvissero solo i giovani più forti e le donne “che apparenza aveano” e forse potevano essere venduti come servi o schiavi. Non meraviglia quindi che, ancora oggi, Staffolo abbia l’apparenza di un torrione fortificato con enormi mura in mattoni.

Clara Melchiorre Mostra a Firenze

26 anni nata a Bari è uno dei migliori talenti della fotografia contemporanea e ora espone nel Museo Marini a Firenze fino al 18 ottobre

 

Clara-Melchiorre-Mostra-Firenze-2021

Clara-Melchiorre-Mostra-Firenze-2021

di Donatella Cinelli Colombini

Conosco Clara da quando andava all’elementari e i suoi genitori venivano a passare le vacanze d’agosto alla Fattoria del Colle. Ha sempre sognato di fare il fotografo di moda mostrando un talento impressionante e precocissimo. E’ cresciuta in una famiglia di intellettuali -padre e fratello architetti, madre con due lauree- che le ha dato opportunità ma anche la spinta ad eccellere.
Ed ecco che a 14 anni Clara va da sola a Milano per studiare nell’Istituto Europeo di Design e poi inizia la professione distinguendosi per uno stile tutto suo. Ora pubblica spesso su Vogue Italia e fra i suoi clienti ci sono Audi, Loro Piana, Moncler, Nike, Timberland ….

 

CLARA MELCHIORRE PHOTOGRAPHER GIOVANE E RIVOLUZIONARIA

Clara usa i corpi umani per integrare le architetture, li fonde nel paesaggio, riproduce dipinti celebri …  Il suo stile austero ma graffiante e spesso ironico la sta trasformando in una star della fotografia moderna. Infatti, quasi due secoli fa, fu proprio la fotografia a segnare la fine della pittura come riproduzione del vero. Ora Clara fissa sulla pellicola l’istante fuggevole in cui l’interazione fra corpi umani e l’ambiente o l’architettura creano nuovi significati e nuove armonie.

 

MOSTRA A FIRENZE NEL MUSEO MARINO MARINI

La sua prima mostra personale è un esordio col botto. A Firenze, dove il padre di Clara, Massimiliano Melchiorre, ha studiato pittura e si è laureato in Architettura, nel Museo di uno dei più grandi scultori del Novecento, Marino Marini.

La guerra franco-russa dello Champagne

Secondo la nuova legge di Putin, lo Champagne esportato in Russia deve scrivere nella retro etichetta “spumante” mentre le bollicine russe si chiameranno Champagne

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

Di Donatella Cinelli Colombini

La Russia ha sempre giocato un ruolo importante nella storia dello Champagne, dagli ussari che sciabolavano le bottiglie a Barbe Nicole Clicquot Ponsardin, la celebre veuve, che fece la sua fortuna nel 1814 rompendo l’embargo e spedendo agli Zar 10.000 bottiglie delle sue bollicine.

LO CHAMPAGNE DIVENTA SPUMANTE E LE BOLLICINE RUSSE DIVENTANO CHAMPAGNE

La disputa attuale è più politico amministrativa e meno affascinante degli episodi precedenti. In pratica il governo di Vladimir Putin ha approvato una legge che consente in esclusiva ai produttori russi di etichettare le loro bottiglie con il nome “shampanskoye” – traduzione russa dello Champagne. Le maison francesi invece possono usare la parola Champagne sulla parte anteriore delle bottiglie, ma nella parte posteriore, scritta in cirillico, devono sostituirla con il termine “spumante”.
I francesi hanno vissuto la faccenda come un’offesa e uno scandalo perché  “non è Champagne se non è della Champagne”.

CHI HA DIRITTO A SCRIVERE  LA PAROLA  CHAMPAGNE SULLE BOTTIGLIE?

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

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Ovviamente il problema è proprio la legittima proprietà esclusiva della parola Champagne da parte delle cantine francesi di quell’area di produzione. Un principio che, fin ora, nessuno era riuscito a scalfire. Chi provava a scrivere Champagne sull’etichetta, compresi gli inglesi che producono sullo stesso banco di gesso presente in Francia, venivano denunciati e, fin ora, condannati.
Per questo la legge russa sull’uso della parola Champagne ha scatenato un autentico putiferio. E’ intervenuto il ministro dell’Agricoltura francese Julien Denormandie.
La Russia non è fra i primi 10 mercati esteri dello Champagne (UK, USA, Giappone, Germania, Belgio, Australia, Italia, Svizzera, Svezia, Spagna) ma comunque tutta l’alta ristorazione usa le bollicine francesi come simbolo di distinzione e esclusività. I russi che bevono Champagne sono un’élite perfettamente in grado di leggere la parola in caratteri latini scritta nell’etichetta attaccata davanti alle bottiglie. Quindi, presumibilmente, i contraccolpi commerciali non saranno devastanti.
Ribadisco: il problema sembra piuttosto sulla proprietà del brand Champagne e sul suo uso.

Vini di vigneti storici delle Donne del Vino

FIS Bibenda e Donne del Vino una doppia degustazione a Roma, lunedì 4 ottobre, per valorizzare e salvaguardare il vigneto storico italiano

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di Donatella Cinelli Colombini

Dodici vini provenienti da cinque regioni diverse per assaggiare la straordinaria complessità e finezza trasmessa dalle viti di grande età. Una panoramica di vitigni diversi e di un modo di condurre la vigna che privilegia l’identità alla produttività e la praticità di coltivazione.

FIS BIBENDA E DONNE DEL VINO

Bibenda FIS – Fondazione Italiana Sommelier e Donne del Vino uniscono le forze per sostenere chi salvaguarda il patrimonio viticolo antiquario. Nel loro insieme mostrano la biodiversità del vigneto Italia <<che ha la maggior numero di vitigni autoctoni del mondo>> ha sottolineato Franco Ricci fondatore e Presidente della Fis Bibenda. Un uomo che conosco e stimo da almeno trent’anni. Mi ha incoraggiato, ha creduto in me quando ho creato la mia nuova azienda dandomi il coraggio che mi mancava. E non ha aiutato solo me, Franco Ricci ha dato un contributo decisivo alla diffusione della cultura del vino in Italia e al prestigio dei sommelier.

DEGUSTAZIONE A ROMA  SUI VINI DA VIGNETI STORICI

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Al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Franco Ricci ha creato un centro di formazione grandissimo e prestigiosissimo. Ampie sale lussuose, organizzazione perfetta, servizio impeccabile, puntualità svizzera …. In questa cornice prestigiosa 12 Donne del Vino hanno presentato le loro produzioni provenienti da vigneti storici con l’aiuto di Daniela Scrobogna, grandissima assaggiatrice, che li ha descritti sotto il profilo organolettico. Ed ecco l’elenco delle 12 produttrici e dei loro gioielli.

Zonazione favorevoli e contrari

Molti la chiedono ma dove è stata fatta usa soprattutto confini amministrativi e non legati al terroir. Ha senso dividere così le denominazioni del vino?

 

zonanzione-Vino-Nobile-di-Montepulciano-diviso-in-Pievi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per anni la vertenza legale su Cannubi aleggiava come uno spauracchio nei confronti della zonazione. Era insomma l’esempio di come l’istituzione di sottozone potesse innescare conflitti e divisioni.
Ma ora arriva un soffio di ottimismo. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, sapientemente guidato dal Presidente Andrea Rossi, ha portato a termine la zonazione del suo territorio di produzione in tempo record,  dividendolo in Pievi. Colpisce la velocità dell’operazione anche nei confronti di quella del Chianti Classico che ha discusso per otto anni il suo progetto UGA – Unità Geografiche Aggiuntive e, per ora, lo usa solo per la Gran Selezione.

 

UNITA’ GEOGRAFICE AGGIUNTIVE NEL CHIANTI CLASSICO E PIEVI NEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

Ma soprattutto colpisce come Rossi sia riuscito ad utilizzare la zonanzione, che apparentemente divide, per ricompattare le fila dei produttori di Vino Nobile dopo anni di scontri che avevano portato alla nascita di due cordate avverse al consorzio.

Langhe-Barolo

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Approvazione all’unanimità a Montepulciano, mentre solo il 90% di consensi nel Chianti Classico.
I chiantigiani hanno istituito 11 sottozone: Castelnuovo Berardenga; Gaiole; San Casciano; San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino, Tavarnelle e Poggibonsi) e Vagliagli mentre il grande comune di Greve in Chianti è stato suddiviso in 4 parti: Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.
Il percorso verso la zonazione è molto avanti nel Barolo, Barbaresco. Comincia a prendere forma nelle contrade dell’Etna ed è oggetto di grandi discussioni a Montalcino.

 

LA ZONANZIONE E’ VANTAGGIOSA SOLO IN TERRITORI GRANDI PER ESTENSIONE E PRODUZIONE

Va comunque detto che per giustificare una zonazione serve una base produttiva oltre che un territorio grande. Nel Chianti Classico l’area interessata è di 70.000 ettari con 7.200 ettari iscritti all’albo del Chianti Classico e una produzione media di 35-38 milioni di bottiglie che nascono in circa 500 cantine.

Tazze rosse e bottiglie di carta Frugal

I consumi cambiano e con essi i contenitori. Ecco le tendenze: la tazza rossa SOLO per misurare le bevute e la bottiglia da vino ambientalista in carta Frugal

SOLO-CUP-bicchiere-con-dosatore

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Di Donatella Cinelli Colombini

In primo luogo parliamo di quei bicchieroni rossi che sembrano diventati un must di ogni festa di giovani americani. Sono simbolo di esuberanza, di gioia di vivere. E Hollywood ha dato una grossa spinta perché, li vedete nei film, nei video su Instagram o su Facebook. Sono dei contenitori troncoconici con tre bordi orizzontali. Si chiamano SOLO CUP e sono stati creati da Robert Hulesman per misurare le dosi dei liquidi alcolici: la linea più bassa indica 1 oncia, o un bicchierino di distillato. La seconda riga riguarda il vino e contiene 5 0z, mentre il bordo più in alto mostra fin dove versare la birra da 12 once.

SOLO CUP E DOSAGGIO DI DISTILLATI, VINO E BIRRA NON SEMPRE RISPETTATI

Il problema è che i giovani usano la misura del vino per i superalcolici e che SOLO CUP è lontanissimo da un calice adatto per apprezzare il nettare di Bacco. Quindi temo che i tre segni orizzontali ideati da Hulesman siano stati letteralmente travolti dall’effetto drink porn che trasforma ogni momento del vivere in un’immagine

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social.
Ma le nuove tendenze non finiscono qui c’è anche la bottiglia di carta a basso impatto ambientale.

BOTTIGLIA DA VINO ECOLOGICA IN CARTA FRUGAL

La propone il rivenditore online specializzato The English Vine in cui ha confezionato la propria linea di vini prodotti nell’Essex. Si chiama Frugal ed è prodotta dall’azienda di imballaggi sostenibili Frugalpac. Pesa cinque volte di meno di una bottiglia di vetro leggero ed ha un’impronta carbonica inferiore dell’84%. Nella confezione c’è anche una busta riciclabile per alimenti che mantiene il vino sigillato. The English Vine vuole anche organizzare un servizio di consegna del vino con furgoni elettrici per completare una proposta all’insegna della sostenibilità.

Il lusso che rende: auto, vino e borse

Knight Frank ci fornisce l’indice dei beni di lusso che aumenteranno di valore: c’è anche il vino da collezionisti che crescerà del 127% nei prossimi 10 anni

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Di Donatella Cinelli Colombini

 

Knight Frank è famosissima come agenzia immobiliare che cura la vendita, in tutto il mondo, di proprietà milionarie ma, le sue conoscenze non si fermano lì e abbracciano anche tutto quello che comprano gli Ultra High Net Worth Investors (UHNWI) cioè i nababbi. Il rapporto sui super ricchi si chiama Knight Frank Wealth Report 2021 e inizia dicendo che sono aumentati nonostante il Covid, soprattutto in Asia (12%) e Australia (10%) dove i controlli per contenere l’epidemia sono stati più forti.

I SUPER RICCHI CRESCONO PIU’ IN AFRICA CHE IN EUOPA

La cosa impressionante è vedere un indice di crescita dei ricconi del 5% in Africa e dell’1% in Europa.
Hanno resistito meglio gli investitori con patrimoni diversificati mentre chi ha sbagliato ha pagato prezzi importanti. Ma <<Non così per il vino>> il mercato del vino pregiato, durante il Covid-19, ha fatto lievitare i valori conservati nei sotterranei pieni di bottiglie pregiate.

IL VINO FRA I BENI DEI PATRIMONI DELLA PASSIONE

Il vino rientra fra i beni dei “patrimoni della passione” insieme ad auto storiche, arte, orologi rari, whisky e borse di lusso.
Colpisce l’enorme crescita di valore di questi beni: una borsa di Hermès aumenta di valore del 17% in un anno e del 108% in dieci anni, ancora di più aumenta il prezzo delle auto da collezione che fra un lustro vedranno crescere il loro prezzo del 193%.

Clima impazzito nelle vigne: più colpita la Francia

Il 2021 sarà ricordato dai vignaioli per gelate, alluvioni, incendi e covid. Una serie di disastri e l’evidente necessità di impegnarsi per difendere la terra

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Il clima impazzito è sotto gli occhi di tutti: punte di calore persino in Canada, incendi e alluvioni immense, gelate che percorrono l’Europa come tsunami. Se non riusciamo a ridurre l’effetto serra e riequilibrare il clima, la terra diventerà un deserto.

 

2021 ANNATA DAL CLIMA IMPAZZITO COLPISCE SOPRATTUTTO I VIGNETI FRANCESI

Nelle vigne si fa un primo computo dei danni.
L’uva non è ancora in cantina e quindi tutto può ancora succedere ma apparentemente la regione europea del vino più colpita dagli eccessi metereologici di questo pazzesco 2021 è la Francia.
La gelata del 7-8 aprile ha fatto danni anche a noi in Italia, ma in Francia pare sia stata di una violenza impressionante e, come nel 2017, ha colpito gran parte delle zone di pregio da Bordeaux alla Borgogna, dalla Valle del Rodano alla Champagne.

 

2021-clima-impazzito-punte-di-caldo-e-incendi-nei-vigneti-californiani

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GELATE, INONDAZIONI, CALDO E MUFFA: UN MIX DI PROBLEMI NELLE VIGNE FRANCESI

Ma ci sono stati anche altri problemi perché le forti piogge estive hanno causato alluvioni devastanti e le alte temperature hanno favorito la diffusione della muffa costringendo i vignaioli a lottare tutti i giorni per difendere l’uva. I dati del Ministero parigino sembrano un bollettino di guerra: in Champagne metà dei grappoli presenta sintomi di peronospora, in Alsazia ci sono stati attacchi sia di peronospora che di oidio. Il “Service de la Statistique et de la Prospective” dice che nel Beaujolais, nella Valle della Loira, nello Charentes e a Sud-Ovest si sono verificati sviluppi di “oidio e talvolta marciume nero (Black-rot) o botrite a seconda della Regione”.
Provenza, Languedoc e Roussillon, come in Italia centro meridionale, i vigneti hanno sofferto la siccità per cui la dimensione dei grappoli e degli acini è sotto la media.

 

Women in food Forum delle donne del cibo 2021

WIF Women in Food spettacolare incontro delle donne che, in tutto il mondo, stanno cambiando il modo di mangiare, le mode dell’alimentazione e il loro significato

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

A capo di questo forum che celebra la cucina come luogo di affermazione, felicità e potere per le donne, c’è Angela Frenda e il team di Cook-Corriere della Sera. Una leonessa dolce ma fortissima.

L’ALBERATA RESORT DEI MORETTI IN FRANCIACORTA

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La cornice è l’ Alberata, splendido resort della famiglia Moretti in Franciacorta. E’ un castello neogotico circondato da un bosco di alberi centenari e offre tutto quello che il viaggiatore più esigente può desiderare in termini di tradizione (gli arredi di design e di antiquariato sono spettacolosi), cultura e comfort. Dire che il cliente è coccolato è poco, soprattutto a tavola. E non mi riferisco solo alle eccellenti bollicine di Bellavista ma anche alla spettacolare cena nella vigna con i piatti stellati dello chef Fabio Abbattista e persino nella pizzeria che ha sbalordito tutti con la pizza dolce arricchita dalle albicocche di Sorrento.

 

WIF WOMEN IN FOOD FORUM DELLE DONNE DEL CIBO

Ma torniamo al motivo del mio viaggio in Franciacorta, cioè al primo forum delle Donne del Cibo che partiva da un quesito <<Il cibo è una questione femminista?>>. La risposta è nella dimostrazione che la cucina si è trasformata per le donne. Era un luogo di segregazione ed è diventata un luogo di libertà in cui realizzare i propri sogni di affermazione sociale, professionale e umana.
WIF ha riunito, in presenza e on line, dei personaggi straordinari, visionari e, in certi casi, veri monumenti della cultura gastronomica. Per esempio Claudia Roden la decana e la più inspirata che ha spiegato la differenza fra la cucina degli uomini e delle donne: la prima legata alla ristorazione e la seconda alla famiglia e alla tradizione. E ancora Simonetta Agnello Hornby con la sua lotta allo spreco <<il cibo impiattato autorizza a lasciare avanzi invece ognuno deve mettere nel proprio piatto quello che vuol mangiare e lasciarlo vuoto>>.

 

LE 20 DONNE DEL CIBO 2021

Io facevo parte delle 20 Donne del Cibo 2021 intervistate da Angela Frenda e Nunzia De Girolamo ex Ministro dell’Agricoltura e ora conduttrice televisiva. Eravamo divise in 4 gruppi: impresa, empowerment, creatività, visione. C’erano personaggi incredibili come Jessica Rosval canadese 35 anni cresciuta professionalmente all’Osteria Francescana e ora a capo della Casa Maria Luigia (ancora di Massimo Bottura) dove si è sviluppata anche una scuola di cucina per immigrati. E ancora Rana Edwards farmacologa statunitense nata da genitori egiziani che in soli quattro anni ha creato, con il marito, una rete di 40 punti vendita di poke, l’insalatona hawaiana adorata da quanti amano il cibo sano. C’era Chloe Facchinetti chef uomo e ora donna che ha fatto della cucina un luogo di riscatto per il trans.

PANGEA IN DIFESA DELLE DONNE AFGHANE

Sullo sfondo la tragedia delle donne afghane e gli sforzi di Pangea per salvarle. I racconti di Silvia Redigolo stringevano lo stomaco ed è un dovere di tutte noi, nate dove le donne possono studiare, lavorare, andare al ristorante… aiutarle. Non lasciamole sole.

Le cantine che rendono di più hanno la corona

Le cantine più redditizie sono blasonate: i marchesi toscani Incisa (Sassicaia), Antinori e Frescobaldi. Moltissime delle grandi aziende del vino sono miniere d’oro

Anna Di Martino

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il 2020 sarà ricordato come un anno difficile per le cantine italiane, specialmente per quelle piccole e medie che vendevano la maggior parte del loro vino nei ristoranti e nelle enoteche del nostro Paese. Queste imprese hanno visto dimezzarsi il loro giro d’affari pagando quasi per intero il prezzo economico della pandemia.
Nel totale il giro d’affari del vino è calato di 3 miliardi pari al 24% del 2019. Una frenata che ha riguardato soprattutto il mercato nazionale mentre l’export ha segnato solo un 2,4% in meno rispetto allo scorso anno.

CLASSIFICA DELLE GRANDI CANTINE DI ANNA DI MARTINO

I dati arrivano, come sempre dall’accuratissima indagine di Anna Di Martino sulle principali cantine italiane e, in generale, sullo scenario del wine business. Va ricordato che i 106 big del vino, di cui si occupa la mia amica Anna, detengono il 61,8% del fatturato enoico complessivo e il 62% dell’export.
Il loro decremento di fatturato è stato solo del 3,2% e questo fa ben capire la batosta subita delle piccole imprese su cui si è concentrata la stragrande maggioranza dei 3miliardi di vino invenduto 2020.

L’E-COMMERCE DELLE CANTINE E’ LA CODA DELL’ENOTURISMO

Crescono gli ordini ma anche il valore delle singole bottiglie di vino acquistate online. Primi dati USA. Mai un momento altrettanto favorevole

 

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Mondavi-winery-le-cantine-USA-aumentano-la-vendita-diretta-grazie-a-internet

di Donatella Cinelli Colombini

Buone notizie per le cantine e per i wine lovers amanti del web. Il numero delle cantine con carrello di vendita cresce in tutto il mondo e la possibilità di comprare vini nuovi e lontanissimi, così come grandi vini a prezzi abbordabili, aumenta a vista d’occhio.

 

POST COVID IN USA: BERE IN CASA, GRANDI VINI ORDINATI ON LINE IN CANTINA

I dati che arrivano dagli USA sono sorprendenti. Lo scorso anno gli acquisti di vino sono aumentati insieme al consumo a casa. IWSR indica un iniziale crollo e un totale a fine anno di + 10% nel 2020 per le vendite di vino negli Stati Uniti. Quest’anno tutti si aspettavano un calo ma in realtà la prima metà dell’anno è in accelerazione segnando un +1,9% sullo scorso anno.
Gli esperti sono sconcertati e cercano di capire cosa sta avvenendo. I dati che seguono sono di Sovos ShipCompliant e Wines Vines Analytics ripresi da WineSearcher.
Apparentemente i consumatori hanno cominciato a comprare online nel primo lockdown del 2020, ordinando bottiglie a prezzo più basso. Poi hanno preso fiducia nelle consegne e hanno cominciato a divertirsi nella ricerca di bottiglie pregiate e rare comprando a prezzi più alti. Altro elemento che potrebbe aver inciso su questo successone è la decisione di molte cantine di non mandare a casa il personale delle sale di degustazione ma di impiegarlo nella televendita delle bottiglie.

 

L’alto prezzo fa crescere le vendite del vino

L’argomento è intrigante: il futuro è dei vini cari. Tutto parte da un’indagine IWSR sul mercato enoico post covid commentata su WineMeridian da Emanuele Fiorio

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

I cambiamenti in atto sono tanti e spesso collegati col web e con la generazione che quasi ci vive dentro. La mia amica Michela Moro mi raccontava, qualche giorno fa, del mercato delle opere d’arte digitali “non fungibili token” NFT, cioè non riproducibili. Hanno una clientela di millennials amanti dei videogiochi, con buone e talvolta grandi disponibilità di denaro, ma poca o nessuna esperienza di arte.

 

L’ALTO PREZZO COME INCENTIVO ALL’ACQUISTO

Tutto sommato quello che li attrae è il prezzo alto e la possibilità di speculazione. Si tratta più o meno dello stesso pubblico che sta investendo in bottiglie superpremium e fa gonfiare i fatturati delle aste enoiche.
Percorriamo insieme a WineMeridian l’indagine IWSR. Il lockdown ha avuto due effetti immediati: il risparmio privato e il maggior apprezzamento per il consumo domestico delle bottiglie importanti. L’accumulo dei soldi nei conti correnti dei consumatori è arrivato al 27,4% in Francia e al 33% in USA. E’ più che probabile che i winelovers adoprino i loro tesoretti godendosi bottiglie premium e superpremium che precedentemente avrebbero fatto fatica a ordinare, specialmente al ristorante.

 

I VINI COSTOSI VERRANNO CONSUMATI A CASA

Vini-più-cari-del-mondo-Domaine-de-la-Romanée-Conti

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Il covid potrebbe lasciare degli effetti permanenti sugli stili di consumo del vino: più bottiglie molto costose aperte fra le mura domestiche magari invitando gli amici e per consumare cene prelibate grazie al delivery dei ristoranti che è enormemente cresciuto ovunque. Va comunque detto che la gente ha una gran voglia di uscire, ballare, ascoltare musica, cenare al ristorante, viaggiare…inoltre la ristorazione ha sempre avuto un ruolo importante nella divulgazione dei brand del vino, per cui le cantine devono scommettere su un ritorno alla normalità e sostenere i grandi chef e i locali che fanno tendenza anche se la loro ripresa sarà più faticosa del previsto.

 

I MERCATI DEI VINI PREMIUM E ULTRAPREMIUM NEL DOPO COVID

E’ prevedibile che il rimbalzo nelle vendite dei vini costosi avverrà soprattutto nei Paesi “vaccinati” e dove i governi hanno sostenuto l’economia con più forza. Ma anche dove il covid continua a fare strage di vite umane e di imprese – penso a Brasile o Russia. Tuttavia anche qui, chi ha tanti soldi <<potrebbe avvicinarsi ai prodotti di fascia molto alta ad un ritmo ancora più rapido di prima>> ha detto Hermoso di IWSR.

Luigi Moio presidente OIV

L’Organizzazione internazionale della vigna e del vino è l’ONU del vino cioè dove avvengono fatti gli accordi internazionali ed è guidata dall’italiano Luigi Moio

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

Luigi Moio-Presidente-OIV

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando dico che l’OIV è come l’ONU del vino non esagero: vi aderiscono 46 Stati in rappresentanza di oltre l’85% della produzione mondiale e dell’80% del consumo globale di vino.

OIV DOVE GLI ACCORDI SUL VINO DIVENATNO LEGGE IN TUTTO IL MONDO

Fu fondato nel 1924 da Francia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Tunisia e Ungheria e si chiamava Ufficio internazionale del vino solo dopo fu aggiunta al nome la parola vigna e più di recente il termine ufficio è stato sostituito da Organizzazione. Ha sede a Parigi ma sta cercando una casa meno costosa a Dijon, in Borgogna, dove c’è un polo di ricerca importante Le Centre des Sciences du Goût et de l’Alimentation; Institut national de recherche pour l’agriculture, l’alimentation et l’environnement; Centre de Recherches de Climatologie Biogéosciences, ecc.

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Luigi-Moio-Napoli-Convegno-Donne-del-Vino

Dalla sua nascita ha avuto tre presidenti italiani: Pier Giovanni Garoglio (1972-1975), Mario Fregoni (1985-1988) e ora Luigi Moio per il prossimo triennio.
L’OIV si occupa di problemi e controversie di natura generale, scientifica, tecnica, economica o giuridica attraverso 7 livelli successivi di discussione che portano a “risoluzioni” collegiali destinate ad essere adottate da tutti gli Stati membri. E’ quindi un organo deliberativo a tutti gli effetti e con un peso senza eguali in ambito enologico.
Fra le attività dell’OIV c’è quella formativa. Il Master OIV of science in wine management, che Violante ha frequentato diplomandosi brillantemente, offre a 20-25 studenti all’anno un corso di 16 mesi che comprende lezioni nelle università di enologia e viaggi di studio in tutto il mondo. E’ bellissimo ma costa molto, circa 33.000€

CHI E’ LUIGI MOIO

Luigi è nato nel 1960 in una famiglia di produttori di vino a Mondragone. Il padre, Michele Moio, negli anni ’50 rilanciò il Falerno, il vino amato dagli antichi romani. Dopo la laurea in Agraria a Napoli proseguì gli studi in un centro di ricerca della Borgogna dove iniziò a studiare gli aromi del vino. Luigi Moio è infatti considerato uno dei massimi esperti di aromi sotto il profilo biochimico e sensoriale. Da anni è professore ordinario all’Università Federio II di Napoli.

                                                                       
Cinelli Colombini
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