Vino, studi, news, gossip

La nuova generazione del vino

Sostenibile è la parola chiave per i millennials che producono, consumano e visitano i territori del vino. Una generazione green ma anche solidale e innovativa

Di Donatella Cinelli Colombini

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A Firenze la generazione degli under 40 del vino italiano AGIVI ha mostrato un nettissimo colore green. <<Dalla vigna alla cantina, passando dalla scelta del packaging a quella dei trasporti fino ai servizi offerti in azienda, sono sempre di più le iniziative delle nuove generazioni sviluppate in ottica sostenibile>>. Questo il nocciolo dell’incontro da cui è partita Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente di Agivi – l’Associazione dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani di Unione Italiana vini durante l’incontro nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio in preparazione del G20 Agricoltura. L’appuntamento era all’interno della rassegna “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” coordinata dall’Associazione nazionale Le Donne del Vino in collaborazione con il Comune di Firenze e incorniciata dalla mostra di Elisabetta Rogai, la pittrice fiorentina che dipinge col vino. <<Secondo un sondaggio fra i soci AGIVI, il 94% dei giovani imprenditori vinicoli ritiene che la sostenibilità possa rappresentare un fattore decisivo per la competitività, e quasi 7 intervistati su 10 scelgono i fornitori in base alla sostenibilità delle loro proposte. Abbiamo rilevato che l’83% delle aziende hanno progetti o piani sul tema della sostenibilità, già ultimati o in corso di realizzazione in 8 casi su 10>>.

ROBERTA GARIBALDI E IL TURISMO ENOGASTRONOMICO GIOVANE E SOSTENIBILE

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Ma anche i turisti enogastronomici pensano green <<La sostenibilità rappresenta un importante driver di scelta soprattutto per le nuove generazioni che, in viaggio, tendono a adottare comportamenti consoni evitando sprechi di cibo e rispettando l’ambiente>> ha spiegato Roberta Garibaldi, professore all’Università di Bergamo e autore del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano. <<I turisti Millennials, inoltre, sono pienamente consci di cosa significa turismo sostenibile nelle sue differenti sfaccettature ambientale, sociale ed economica: il 77% ritiene non solo che sia una pratica rispettosa dell’ambiente, ma anche che possa contribuire a salvaguardare le usanze della comunità visitata, e rappresentano il 74% i giovani che credono che possa essere fonte di occupazione e reddito nei territori interessati. I Millennials si dimostrano quindi particolarmente attenti al sociale: sono più propensi a visitare un’azienda se adotta politiche etiche nella gestione (70%) o ha in essere progetti di aiuto verso le categorie svantaggiate (70%). Infine, dichiarano che sceglierebbero più volentieri tour che diano l’opportunità di visitare negozi o siti produttivi condotti da persone che hanno affrontato o stanno affrontando situazioni di disagio economico-sociale (63%)>>.

CON LE DONNE VINCEREMO

Le donne sono la maggiore risorsa italiana inespressa e immediatamente spendibile. Cresce l’entusiasmo mentre le donne del vino USA annientano il gender gap

 

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Parità-di-genere-nel-vino-Donatella, Giada, Barbara e Sabrina

di Donatella Cinelli Colombini

89% degli italiani vede nel divario di genere un freno al rilancio del Paese anche perché ci costa 89 miliardi l’anno (6% del PIL). La valorizzazione delle donne è per il 42% delle femmine e il 18% dei maschi, la risorsa inespressa da mettere in campo per accelerare la ripresa.
Gli italiani sono consapevoli di essere il fanalino di coda del gender gap (42%) ma cresce la consapevolezza che il cambiamento sarebbe benefico. Questi i primi dati del Rapporto COOP 2021 presentati da Albino Russo dipingendo un’Italia post covid piena di ottimismo e di nuovo orgoglio nazionale.

 

DONNE DEL VINO DESTINATE A ROMPERE IL TETTO DI CRISTALLO

Il gender gap cioè il divario retributivo e di carriera fra uomini e donne, è il nocciolo della questione. Ma tutto lascia pensare che saranno le donne del comparto enologico a sfondare il tetto di cristallo che chiude l’ascesa del genere femminile.

L’età dei vigneti e la qualità del vino

“Gallina vecchia da buon brodo”, dice il proverbio ma “vigneto vecchio da buon vino?” Attilio Scienza ci mostra che non è sempre vero almeno nel Riesling

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Attilio Scienza spiega anche perché, nella maggior parte dei casi, la vigna vecchia ha una marcia in più. La vite si autoregola cercando un equilibrio fra l’uva e la chioma verde che dovrebbe alimentarla. Generalmente il rapporto fra le radici e la parte verde va a vantaggio della parte sotterranea ma, se la vigna è vecchia la circolazione della linfa è in difficoltà e quindi avviene un processo di immagazzinamento che non favorisce lo sviluppo vegetativo. Avremo quindi una chioma verde più ridotta e anche meno grappoli ma una bella scorta per il periodo della maturazione.

 

COME E PERCHE’ LE VITI VECCHIE HANNO UNA MATURAZIONE MIGLIORE

Sappiamo tutti che il problema attuale è proprio nell’ultima fase del ciclo vegetativo perché le viti germogliano prima e quindi invaiano prima e arrivano nella fase di maturazione quando è ancora molto caldo. Anzi troppo caldo. Se la vite ha delle scorte da usare, in questa fase l’uva matura più lentamente e non subisce i fenomeni di appassimento che vediamo spesso nei vigneti giovani. Per questo le vigne vecchie sono, generalmente, vendemmiate per ultime.
Ecco spiegata la magia dell’uva ottenuta dai vigneti vecchi: pochi grappoli che maturano pian piano.

 

GLI SVANTAGGI DEI VECCHI VIGNETI DISOMOGENEI E POCO PRODUTTIVI

Vigne-vecchie-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

Vigne-vecchie-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

Accanto ai vantaggi ci sono i problemi, generalmente le vigne vecchie rendono poco e sono piene di fallanze. Spesso, qui in Toscana, si tratta di vigneti promiscui dove i filari sono sostenuti da alberi – le così dette viti maritate – e intercalati da altre coltivazioni. Generalmente c’è una forte disomogeneità produttiva per cui alcune viti hanno tronchi enormi e troppi grappoli che maturano più tardi mentre altre hanno meno frutti che vanno raccolti prima. Si tratta di eredità del passato che arricchisce il paesaggio ma è difficilissima da gestire.

Sarebbe opportuno inserire questi vigneti nella viticultura eroica per salvarli dalla distruzione anche se il loro valore al fine di produrre grandi vini, mi sembra limitato. Più promettenti i vigneti di 50-70 anni in cui i vignaioli hanno piantato cloni qualitativi e che, se restaurati e integrati con la sostituzione annuale delle piante morte, possono dare vini di grande finezza e complessità.

 

Neuromarketing: istruzioni sul packaging del vino

Coerenza di look e taste, colori seducenti, superfici lisce e ruvide … emozioni trasmesse anche da testi, luci e suoni come quello del tappo che esce

 

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Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

di Donatella Cinelli Colombini

Un utilissimo articolo di Mariella Dubbini su “il Sommelier” fornisce le istruzioni pratiche per realizzare un’etichetta capace di aumentare le prospettive commerciali del vino. Alle note contenute nell’articolo ne ho aggiunte altre e spero cha alla fine siano utili. Una sola parola d’ordine: emozionare
Arrivano da Vincenzo Russo professore di psicologia dei consumi alla IULM di Milano e massimo esperto italiano di neuromarketing associato al vino.

Eccoci dunque alle “istruzioni per l’uso”.

 

COERENZA

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Un prezzo medio basso e un’etichetta ricca che trasmette lusso, allontanano il cliente. La percezione del prodotto risulta poco rassicurante perché la distonia ha un effetto negativo sulla percezione.

 

ASPETTO CROMATICO SEDUCENTE

Carta opaca con scritte lucide, uso di colori contrastanti, fanno uscire la bottiglia dallo scaffale. Anche la scelta dei colori è importante: blu e nero trasmettono eleganza e sono più apprezzati da un target maschile. Colori pastello come il viola sono più adatti a vini destinati a consumatrici donne.

 

ANCHE IL TATTO VUOLE LA SUA PARTE

Effetto visivo di rilievo oppure superfici che toccandole, risultano discontinue come lisce e ruvide emozionano positivamente.

 

Intelligenza artificiale per riconoscere la maturità dell’uva

Il progetto Smart Grape porta l’intelligenza artificiale nel vigneto per decidere il giorno della vendemmia ma anche per rendere più sostenibile la coltivazione

 

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Maturità-e-qualità-dell’uva-valutate-con il-progetto-smart-grape

di Donatella Cinelli Colombini

Quando creai la mia nuova azienda, nel 1998 e negli anni successivi, la data della vendemmia veniva decisa in base alle analisi di laboratorio. Ogni settimana venivano prelevati acini negli stessi punti dei vigneti e sui due lati delle spalliere delle viti.  Tutti avevamo imparato la doppia curva della maturità dell’uva: i polifenoli e l’alcol che salivano e l’acidità che scendeva. Io stessa avevo assistito alle lezioni di Yves Glorie, all’Università di Bordeaux imparando a scegliere il giorno della raccolta senza troppa paura della surmaturazione.

 

VALUTAZIONE TRADIZIONALE DELL’UVA CON ASSAGGIO E ANALISI DI LABORATORIO

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L’intelligenza-artificiale-al-servizio-dell’ambiente-e-della-qualità-del-vino-progetto-Smart-Grape

Nel 2010 arrivò al Casato Prime Donne di Montalcino, una nuova consulente, l’enologa Valerie Lavigne forte della collaborazione con un altro guru del vino francese, Denis Dubourdieu, e ci disse <<basta analisi, tornate ad assaggiare l’uva con la bocca>> e noi la seguivamo su e giù per le vigne masticando acini d’uva.

In realtà servono sia le analisi che l’assaggio. Il Consorzio del Brunello ha dato un aiuto decisivo alle cantine effettuando l’analisi di laboratorio sui valori tecnologici e polifenolici dell’uva di Sangiovese, tutte le settimane, dalla fine di agosto alla fine della vendemmia. Il campionamento avviene in tutti i versanti della collina di Montalcino e, insieme alle centraline meteorologiche e ai dati di ogni azienda, permettono di vendemmiare scegliendo le date con grande precisione.

 

PROGETTO SMART GRAPE CON SPETTROSCOPIA METEOROLOGIA E HARDWARE

Io rimango convinta che la cosa decisiva è l’osservazione e l’assaggio dell’uva e per questo ho guardato con un certo scetticismo la notizia, diffusa da WineNews sul progetto “Smart Grape” dell’istituto di ricerca Fraunhofer di Monaco di Baviera, che in pratica mette in campo l’intelligenza artificiale e la spettroscopia ad infrarossi per determinare la qualità e la maturità dell’uva.

Monte dei Ragni una cantina che fa riflettere

Hanno intitolato i video su Zeno Zignoli la “la coscienza di Zeno” e la sua cantina Monte dei Ragni è la realtà produttiva più singolare della Valpolicella

 

Amarone-Monte-dei-Ragni

Amarone-Monte-dei-Ragni

di Donatella Cinelli Colombini

Mi hanno parlato di lui degli amici produttori veronesi dicendo <<i vini sono molto cari, vai li per comprarli ma non sai se te li vende, perché se non gli piaci ti manda via>>. Un racconto che mi ha incuriosito ed ho scoperto un poeta innamorato nella terra che qui vorrei presentarvi.

 

MONTE DEI RAGNI A FUMANE

Monte dei Ragni è nel comune di Fumane, in Veneto, il podere è coltivato dalla famiglia Ragno, quella della moglie di Zeno Zignoli, da cinque generazioni.
I 7 ettari di vigne con la tipica sistemazione a pergola semplice sono inframmezzati dai tradizionali muretti a secco, gli olivi e i ciliegi come all’epoca dei nonni. Per arrivare all’azienda si percorre una stradina fra due muri di pietre, nella località Marega, un borgo del 1450 nato come guarnigione militare.

 

UN CAVALLO NELLA VIGNA E TANTA MANUALITA’ IN CANTINA

La coltivazione della vite ha origini antichissime e in questa fascia pedecollinare offre il meglio di sé. I vigneti contengono varietà autoctone e sono coltivati con una cura da contadini ottocenteschi. <<Se viene più buono vale la pena>> e nelle foto vediamo Zeno, con il cavallo per la lavorazione dei campi.
Una propensione alla tradizione che, in cantina, si traduce in una manualità totale. L’uva per l’appassimento che serve per l’Amarone è scelta nella vigna grappolo per grappolo e poi messa ad appassire sulle reti metalliche verticali, ancora una volta, appendendola grappolo per grappolo. Una filosofia che Zeno Zignoli spiega come una scelta di vita <<bisognerebbe fare una distinzione fra le cose costose e le cose care. Le cose costose hanno dei costi alle spalle>> intendendo la manualità dei suoi processi produttivi <<mentre le cose care sono vendute al più alto prezzo possibile>> con un esplico riferimento alle azioni di marketing e comunicazione che fanno lievitare i cartellini anche senza un vero valore intrinseco dei prodotti. E alla fine esce il cuore di questa idea della vita e del lavoro <<la terra va meritata, il vino va meritato ……. E vale la pena farlo se poi il risultato è interessante>>.

 

Ryanair e Prosecco

Un’alleanza che promette diventa un banco di prova per rilanciare il turismo puntando su voli low cost e attrattive enogastronomiche

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Se funziona, e tutti ci auguriamo di si, dimostrerà che il vino è davvero il locomotore della ripresa turistica italiana specialmente nelle zone interne e nei mesi di bassa stagione.
L’alleanza Ryanair e Prosecco punta a usare la comunicazione online su arte, gastronomia, shopping sport all’aria aperta e naturalmente vino, per far ripartire i flussi diretti a Treviso e territorio circostante. Il progetto inizia a settembre e durerà fino alla fine di novembre, coinvolgendo 11 Paesi: Italia, Francia, Belgio, Spagna, Irlanda, Regno Unito, Germania, Israele, Polonia, Danimarca e Lettonia.

 

PROSECCO RYANAIR PER RILANCIARE IL TURISMO IN VENETO

La strategia di marketing per portare in Veneto i turisti passa attraverso allettanti “call to action”, contenuti, e-mail e link a pagine dedicate a Treviso e dintorni, compresi articoli nella piattaforma “Try Somewhere New” collegata al sito di Ryanair che ha oltre 600 milioni di visite all’anno. Un articolato meccanismo di comunicazione social e tradizionale che può contare su uno sterminato database di clienti a cui verrà proposto di prenotare volo e soggiorno in un territorio ricco di cultura e piaceri enogastronomici con il Prosecco come “testimonial” di fama mondiale.

 

VINO, GASTRONOMIA, CULTURA, SPORT ALL’ARIA APERTA COME PROPOSTA AI VIAGGIATORI DI 11 PAESI

La collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Treviso, il Consorzio di tutela del Prosecco DOC e Rayanair punta sull’aeroporto Antonio Canova che, prima del Covid, aveva un transito di 3,2 milioni di viaggiatori e ora è quasi deserto.
Tuttavia, il progetto, non riguarda solo il comune trevigiano bensì ha l’ambizione di riattivare i flussi autunnali su tutte le 9 provincie della denominazione Prosecco: dalle Dolomiti, all’Alto Adriatico dal Carso ai Colli Euganei.

Thank you Matthew

Un ricordo affettuoso e grato di Matthew Cooper uomo di grande umanità e immensa competenza sul vino, che ci ha lasciato a soli 58 anni

 

Matthew-Cooper

Matthew-Cooper

di Donatella Cinelli Colombini

E’ morto a Bermuda dopo essere stato investito mentre andava in bicicletta. La gravità del trauma cranico ha reso impossibile il suo trasporto in un ospedale nel continente americano. E’ morto la settima scorsa senza riprendersi con al suo capezzale i suoi familiari.

 

MATTHEW COOPER  UN SUPER ESPERTO DI VINO SORRIDENTE

Matthew Cooper, era il responsabile degli acquisti del nostro importatore UK Ellis Wines da circa 25 anni.
Prima del Covid lo incontravamo almeno una volta l’anno e apprezzavamo la sua competenza enciclopedica sul vino, la sua voglia di scoprire cose nuove, ma anche la sua gentilezza sorridente e il suo entusiasmo e la sua ironia. Era sempre un piacere fargli assaggiare le nuove annate e sentire i suoi commenti <<complimenti state facendo sempre meglio>>. Non scriveva molto ma i suoi messaggi erano sempre gentili. Questo è l’ultimo del maggio 2020 <<… I’m glad that you are all healthy and surviving the crisis. Send my best wishes to all and we hope to see you sometime soon!..>>.

Contenitore termico per spedire il vino

Come difendere il vino spedito a casa dal troppo caldo o dal troppo freddo? Con il contenitore termico di Perbacco Wine Box i danneggiamenti termici finiscono

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Vino e olio sono naturali e delicati. Trattarli con cura, anche durante il trasporto è indispensabile, per questo spedire il vino in estate e soprattutto spedire l’olio anche in inverno è spesso problematico. Le temperature estreme, che ormai caratterizzano i mesi da giugno a settembre, possono compromettere l’integrità del vino, far trasudare i tappi e persino stappare le bottiglie.

 

LE SPEDIZIONI DI VINO ESTIVE O INVERNALI SONO SEMPRE PROBLEMATICHE

E’ un problema che riguarda chiunque sia alle prese con le spedizioni: sia i winelovers appassionati di shopping on line che i grandi importatori.
Per questo molti buyer americani o asiatici evitano di mettere il vino sulle navi quando è molto caldo o troppo freddo. I containers termoregolati costano e non sempre funzionano. Molte cantine si difendono contro i rischi del trasporto mettendo dei rilevatori che trasmettono le temperature e segnalano quando salgono o scendono troppo.

 

DANNI DA SBALZI TERMICI: RIGUARDANO LE GRANDI E LE PICCOLE SPEDIZIONI

Comunque i “danni da trasporto” sono più frequenti di quanto si immagini. Anche noi abbiamo avuto recentemente una spedizione in Asia con tracce evidenti di danni da caldo: collarini macchiati di vino, tappi parzialmente sollevati. L’importatore diceva di aver usato tutte le accortezze durante il trasporto, ma era evidente il contrario. In questi casi l’unico modo per tenersi il buyer è sostituirgli il vino e evitare la ricerca delle colpe.
Purtroppo basta un paio di giorni a temperature altissime e il vino si rovina. Non è solo la confezione ad alterarsi ma soprattutto il profumo che diventa ossidato e il sapore che risulta precocemente invecchiato.
In mare, i container termoregolati vengono messi sull’esterno della nave e basta un guasto per fare un disastro. Un problema che, tuttavia può avvenire anche nelle normali spedizioni se i magazzini non sono climatizzati e i furgoni per il trasporto viaggiano di giorno e sono posteggiati al sole.

 

Sempre più vino nei calici delle donne

Storico sorpasso in Italia: i bevitori abituali di vino sono al 55% donne. Indagine Wine Intelligence per UIV presentata a Vinitaly special edition

 

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

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di Donatella Cinelli Colombini

Il 55% dei consumatori di vino italiani sono donne. L’indagine di Wine Intelligence per Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona da Pierpaolo Penco durante Vinitaly Special Edition.  Il dato è arrivato inaspettato perchè il mercato italiano era considerato da sempre una roccaforte maschile ma conferma una tendenza mondiale.

Chi beve vino in USA è laureato, guadagna bene, è donna e ha oltre 34 anni. I giovani USA e cinesi trovano i vino difficile e preferiscono cocktail e superalcolici.
La birra è la bevanda alcolica preferita in USA ma i laureati e chi guadagna molto scelgono il vino.

Gallup fotografa i consumatori statunitensi che negli ultimi 25 anni sono decisamente cambiati: nel 1996 il 47% preferiva bere bionde spumeggianti e il 27% in vino, verso il 2011 le percentuali erano quasi appaiate ma ora la forbice si è allargata di nuovo: 39% per la birra e 31% per il nettare di bacco.

 

I CONSUMATORI USA BEVONO MENO DI PRIMA

Gli americani bevono meno del passato. Ogni settimana consumano in media 3,6 “drink”,  valore più basso dal 2003.

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Guardando dentro il segmento dei consumatori di vino troviamo un grande cambiamento: le donne. Fra chi dichiara di preferire i calici rossi e bianchi  troviamo il 49% del gentil sesso (49%) mentre fra i supporter della birra il 53% è maschio.

Complessivamente, sono bevitrici il 57% delle donne e il 63% degli uomini.

 

GLI UOMINI USA PREFRSICONO LA BIRRA E LE DONNE IL VINO

Il vino è preferito dai laureati (41%) e da chi guadagna bene. Anzi via via che la fascia di reddito sale la predilezione per il vino cresce fino al 38% di preferenza di chi mette in tasca oltre 100.000$ all’anno.

Il vino è scelto soprattutto da chi ha oltre 55 anni (42%) mentre le percentuali scendono (28%) nella fascia intermedia e quasi crollano (22%) fra chi ha fra 18 e 34 anni. Una circostanza che fa temere il peggio per i consumi futuri.

 

 

Sting produttore di vino in Toscana

Fa il giro del mondo, la buffa storia dell’acquisto de Il Palagio da parte di Sting. Il cantante dei Police scambia il Barolo per Chianti e diventa vignaiolo

Il-Palagio-splendida-tenuta-di-Sting-in-Toscana

Il-Palagio-splendida-tenuta-di-Sting-in-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Le motivazioni che spingono un produttore a impegnarsi nella produzione di un grande vino sono le più diverse: il bisogno di onorare la tradizione di famiglia, l’istinto competitivo, l’ambizione … ma in certi casi si tratta davvero di ragioni strane e persino imprevedibili come nel caso del cantante Sting e della moglie Trudie Styler.

IL RACCONTO DELL’ACQUISTO DE IL PALAGIO DA PARTE DI STING

La storia è raccontata in un’intervista a “Sette”, magazine del “Corriere della Sera” e riguarda un episodio avvenuto 25 anni fa quando i due acquistarono la tenuta “Il Palagio”, allora in stato di grande abbandono, dal Duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente. Sting ha raccontato che Velluti Zati gli servì dell’ottimo Barolo da una caraffa dicendogli che era ottenuto dai vigneti della tenuta e convincendolo a comprarli.

Purtroppo però, negli anni successivi le uve de Il Palagio davano vini molto mediocri e il cantante si rese conto di essere stato raggirato. Decise quindi di vendicarsi e, con l’aiuto del suo enologo Riccardo Cotarella, si mise a lavoro per produrre un grande vino. Questo per dimostrare al vecchio proprietario della tenuta che era stato lui a sbagliarsi perché quella terra aveva una vocazione enologica che  non aveva visto.
Sting e Trudie sono riusciti a creare gioielli enologici a Il Palagio e, nel 2016, il loro vino “Sister Moon” un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet fu incluso nella lista dei 100 migliori vini italiani.

STING SCAMBIA IL BAROLO COL CHIANTI

Il racconto di Sting ha fatto il giro del mondo ed ha suscitato le ire della famiglia del defunto Simone Velluti Zati che si è sentita infangata.

Chef italiani nel mondo

Dalle osterie agli stellati tanti chef italiani all’estero. Alcuni sono “brand” e hanno catene di ristoranti col loro nome, altri sono solo bravissimi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Quelli di cui tutti parlano sono Don Alfonso a Toronto, che è nel podio dei migliori ristoranti italiani nel mondo e 8½ di Umberto Bombana che dopo il primo locale tristellato Michelin di Hong Kong ha aperto a Shanghai e a Macao. Lo chef bergamasco, cresciuto professionalmente all’ombra dei Santin, è alla guida di una vera galassia di locali in Asia con sei ristoranti di cui l’ultimo è un piccolo locale cantonese nel cuore di Hong Kong <<il mio personale omaggio alla cucina cantonese>> ha dichiarato Umberto a “Panbianco Magazine Wine & Food” <<la dimostrazione che anche in un ristorante cinese posso esprimere la mia italianità>>.

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Giliberti-Morganti-CinelliColombini-Annie-Féolde -Enoteca-Pinchiorri

IL PRIMO STELLATO ITALIANO A ESPATRIARE E’ STATA L’ENOTECA PINCHIORRI

Tuttavia il pioniere fra gli stellati “da esportazione” è stata l’Enoteca Pinchiorri che aprì a Tokyo nel 1992 e poi in altre città del Giappone fino al locale di Nagoya del 2008. Annie Féolde e Giorgio Pinchiorri hanno un ristorante anche a Dubai, città dove lavora anche la mia amica Beatrice Segoni, la chef che preparò il pranzo di nozze di Violante ed Enrico.
Ovviamente l’Asia è un terreno fertile per i nostri migliori talenti dei fornelli, perché la qualità delle materie prime italiane e la reputazione della nostra gastronomia, sono forti. Vediamo infatti come Enrico Bartolini sta per bissare a Honk Kong con due locali improntati alla tradizione italiana. La famiglia Carea ha portato il brand “Da Vittorio” a Shanghai ottenendo subito alle due stelle Michelin, come (del resto) nel suo locale di St.Moritz. E siccome l’appetito vien mangiando i formidabili Carea stanno per aprire a Macao e un bistrot dentro il museo di arte contemporanea di Shanghai.

Ciao Alessandro

Si è spento improvvisamente e inaspettatamente Alessandro Bonelli, Presidente dell’Union Européenne des Gourmets di Siena e della Toscana

 

Alessandro-Bonelli

Alessandro-Bonelli

Un amico e una persona gentile e di grande sensibilità, un senese appassionato, attaccato alla sua terra e sempre pronto a dare il suo contributo per far emergere Siena e la sua gente. Per anni ha seguito la Mens Sana Basket realizzando telecronache avvincenti. Una passione che lo ha portato, proprio pochi giorni fa a essere eletto presidente dell’associazione Io Tifo Mens Sana.

 

ALESSANDRO BONELLI E L’UNION EUROPEENNE DES GOURMETS

Negli ultimi due anni confesso di essermi un po’ allontanata da lui e dai Gourmet a causa dei miei impegni lavorativi e associativi ma anche per un paio di piccole circostanze fastidiose. Prima la nostra collaborazione era stata forte e aveva dato slancio alla delegazione senese dei Gourmets con degustazioni e viaggi memorabili come quello alle vigne e alla cantina di Sassicaia, da Umani Ronchi oppure al Carapace degli amici Lunelli e dai Lungarotti onorati di pranzare con la signora Maria Grazia o al Castello della Sala per essere ricevuti da Renzo Cotarella in una delle sale medievali più belle.

 

TOP WINE FOR THANKSGIVING 2021

Offerta ottobre: 6 bottiglie di Brunello 2015 Riserva cinque stelle. Un grande vino per festeggiare l’autunno con gli amici e il tacchino arrosto di Thanksgiving

 

Offerta-Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini-con-wineskin

Offerta-Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini-con-wineskin

Il Brunello di Montalcino 2015 Riserva è un rosso da lungo invecchiamento, che può essere conservato per decenni per una grande occasione, ma anche bevuto subito insieme al tacchino arrosto del giorno del Thanksgiving. Il suo carattere vellutato, potente e raffinato trasforma i pranzi d’autunno in occasioni speciali da ricordare per sempre.

 

NON PERDETE L’OCCASIONE DI FESTEGGIARE CON UN GRANDISSIMO VINO PREMIATO DALLA STAMPA INTERNAZIONALE

Il Brunello Riserva 2015 ha ottenuto giudizi eccezionali da parte dei maggiori critici internazionali:
95 Wine Spectator
94 Wine Advocate – Robert Parker
94 Vinous – Antonio Galloni

Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini

Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini

93 James Suckling
92 Wine Enthusiast

 

 

REGALO PER CHI PRENDE L’AEREO E VUOLE PORTARE IL BRUNELLO PER FESTEGGIARE

Insieme a 6 bottiglie di questo vino metteremo nel cartone anche una wineskin, cioè un involucro ermetico che permette di trasportare le bottiglie in valigia durante i viaggi in aereo, proteggendole da urti leggeri e salvando i vestiti nel caso la valigia venga davvero maltrattata.

 

PER I SOCI DEL CLUB DI DONATELLA 6 BOTT. BRUNELLO 2015 RISERVA – WINE CELEBRATION BOX

Offerta per i soci 378,00 Euro (invece di 450,00 Euro)

 

Per i soci del Club che vogliono raddoppiare l’ordine la convenienza aumenta: 12 bottiglie di Brunello 2015 Riserva Euro 736,00 (invece di 900,00 Euro)
Il prezzo include la spedizione omaggio in Italia oppure 15 Euro di sconto sulla spedizione all’estero + una wineskin

Carlos Santos e Amorim Cork Italia sono un mito per tutte le cantine

Il premio Nobel Mohan Munasinghe ha indicato Amorim fra i 10 migliori esempi mondiali di equilibrio virtuoso fra l’attività umana e la natura

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

di Donatella Cinelli Colombini

Questa è Amorim, leader mondiale nella produzione di sughero.

Quercus suber quercia da sughero un albero che sopravviveva agli incendi grazie a una corazza di sughero e oggi ci dona uno dei più formidabili isolanti presenti in natura. La quercia è un albero generoso che vive generalmente 200 anni e offre la sua corteccia all’uomo per 15 – 18 volte. A 43 anni e alla terza decordicatura produce sughero per tappi da vino.

CARLOS SANTOS E LA AMORIM CORK ITALIA

Il Portogallo, patria di Amorim, è il maggior produttore mondiale di sughero. Questa azienda ha creato, con le foreste e l’industria del sughero, un’economia sostenibile che aiuta l’ambiente ed è sempre più circolare. L’ultimo gradino è il riutilizzo dei tappi usati per prodotti oggetti di design <<Molti pensano che il materiale riciclato possa servire solo per realizzare oggetti brutti>> ha detto Carlos Santos Amministratore Delegato di Amorim Cork Italia alle Donne del Vino in visita alla mostra “Suber second life” a Conegliano Veneto << invece è possibile creare quasi delle opere d’arte come “susta” cioè molla in lingua veneta, disegnata da Michele De Lucchi di AMDL Circle che è stato esposta alla Biennale di Venezia 2021>>.  Ma Carlos ha anche un altro sogno <<far tornare nelle cantine il sughero usato  e trasformato in oggetti di design>> chiudendo un cerchio virtuoso di economia circolare che parte dai boschi, protegge l’affinamento dei grandi vini e poi diventa un arredo raffinato per sale di degustazione e enoteche.

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

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Un progetto che le Donne del vino del Friuli Venezia Giulia hanno già condiviso raccogliendo tappi usati e che, nei miei desideri, <<dovrebbe estendersi a tutte le socie d’Italia>>. Un modo per sostenere Amorim e Carlos Santos nel loro impegno “etico” per un futuro più sostenibile.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA NATURA E DEL VINO

Il 18 ottobre, guidate da Cristiana Cirielli,  le Donne del Vino hanno visitato gli impianti della Amorim Cork Italia a Conegliano Veneto scoprendo un esempio di etica e di tecnologia al servizio del vino e dell’ambiente. Per capire l’approccio di Amorim basta dire che ha creato gli attrezzi che alleggeriscono il lavoro di chi decortica le querce ma contengono sensori che permettono di capire dove incidere in base allo spessore del sughero e al flusso di linfa proteggendo anche la salute degli alberi.

                                                                       
Cinelli Colombini
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