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L’enologia leggera di Luigi Moio

L’enologo deve fare un passo indietro: il Presidente OIV Luigi Moio spiega che per produrre grandi vini longevi non bisogna correggerli in cantina

 

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Luigi-Moio-Napoli-Convegno-Donne-del-Vino

di Donatella Cinelli Colombini

Il wine maker deve solo accompagnare i processi di vinificazione e invecchiamento, lasciando il ruolo di manipolatore che, progressivamente aveva trasformato gli enologi in maghi capaci di intervenire e modificare la natura soprattutto in base all’esigenze del mercato. “Mescolavino” come si autodefiniva scherzosamente Giacomo Tachis.

 

UVA PERFETTA PER GRANDI VINI LONGEVI SENZA CORREZIONI UMANE

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

Luigi Moio-Presidente-OIV

Luigi Moio, accende i riflettori su alcune verità che sono sotto gli occhi di tutti, bisogna partire da “uva perfetta” naturalmente equilibrata, i professionisti devono limitarsi ad un ruolo di assistenza dei processi produttivi ma senza interventi correttivi. Ecco che l’enologo diventa un servitore della natura capace di rispettare ciò che viene donato dalla vigna.
Ovviamente, per realizzare questo tipo di enologia, servono territori e varietà autoctone, ad alta vocazione poco toccati dai cambiamenti climatici. Altrimenti l’intero progetto diventa impossibile.

 

LUIGI MOIO NUOVO PRESIDENTE OIV

Luigi Moio è stato recentemente eletto a presiedere l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (OIV), cioè l’ONU del vino, in cui le istanze dei Paesi produttori e consumatori di tutto il mondo si confrontano per arrivare a decisioni condivise che diventano leggi. La prima uscita del neo Presidente – che è anche professore all’Università Federico II di Napoli e produttore nella cantina Quintodecimo – è avvenuta a Conegliano Veneto ed è stata organizzata da Eugenio Pomarici di Cirve (Centro Intedipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia) dell’Università di Padova.

 

Encry lo Champagne italiano

La Maison Encry Veuve Blanche Estelle di Enrico Baldin e Nadia Nicoli unici produttori italiani di Champagne. Una bella storia di vino e di amicizia

 

Champagne-Encry-di-Enrico-Baldin-

Champagne-Encry-di-Enrico-Baldin-

di Donatella Cinelli Colombini

I vigneti sono solo tre ettari e mezzo ma si trovano fra quelli di Krug e Salon e poi c’è la produzione di Champagne fatta insieme a un gruppo di altri produttori per un totale di 150.000 bottiglie all’anno. Questo è Encry di Enrico Baldin e Nadia Nicoli due veneti in mezzo alle bollicine più esclusive del mondo.

 

LO CHAMPAGE DIVISO IN 320 VILLAGGI 45 PREMIER CRU E 2 EXCELLENCE

Champagne-Encry-di-Enrico-Baldin-Nadia-Nicoli-Donatella-Cinelli-Colombini

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Mi spiegano <<in Champagne ci sono 320 villaggi di cui solo 45 classificati “premier cru” e due “Excellence” Premier Cru. Uno di essi è Le Mesnil sur Oger dove sono i nostri vigneti>> dice Enrico con orgoglio. La Côte des Blancs regno dello Chardonnay e degli Champagne Blanc de Blancs come il loro Vve Blanche Estelle nature che è la punta della loro gamma. <<ma Vve non sta per “Veuve” cioè vedova?>> chiedo. I miei due amici Enrico e Nadia fanno evidenti segni scaramantici <<è una lunga storia … farsi accettare in Champagne è stato difficilissimo e tuttora camminiamo in punta dei piedi. Siamo stati i primi, nel 1998, e penso che resteremo i soli produttori italiani in quel distretto viticolo>>.

 

LA STORIA AVVENTUROSA DI DUE PADOVANI CHE DIVENTANO PRODUTTORI DI CHAMPAGNE

Ma la storia è affascinante. Padovani di origine entrambi con matrimoni falliti alle spalle, fanno mestieri diversi: Nadia si occupa di cosmetica, Enrico è architetto paesaggista che riqualifica i luoghi che l’uomo ha rovinato come le scarpate delle autostrade e le  discariche. Riesce a migliorare l’idrosemina in chiave BIO puntando sulle erbe autoctone di ogni zona e aggiungendo all’acqua e ai semi concimi a lenta cessione e fibre di legno. Comincia a interessarsi anche dei vigneti dove l’erosione rovina il terreno e rovescia la logica delle zappature frequenti puntando su un inerbimento che mantiene l’umidità del terreno.  La tecnica funziona e i Cecchi sono i primi a scommetterci.  E’ il convegno a Poggibonsi in cui Enrico presenta il suo concetto di inerbimento che gli permette di entrare in contatto con il produttore francese Jaan Michel Turgy. Quando Enrico e Nadia vanno a trovarlo si rendono conto di  avere davanti il cuore dello Champagne e un potenziale inespresso enorme <<in Champagne ci sono 16.300 viticoltori e solo 300 maison che imbottigliano il vino.

 

Antonietta Corsi Francois ci ha lasciato

Addio dolce Antonietta, un ricordo affettuoso di una grande donna che ci è di esempio per generosità e coraggio, intelligenza e leggerezza

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

E’ difficile spiegare perché ognuno di noi vuole più bene a una persona anziché a un’altra. Forse sono le affinità elettive, forse certe persone sanno come farsi amare…. Io non ho mai capito il motivo per cui alcune mi sono particolarmente care. Una di loro era Antonietta Francois del Castello di Querceto. Lei e il marito Alessandro sono presenze costanti nei miei ricordi di produttrice di vino. Le feste nella loro splendida residenza erano memorabili. Non per il lusso. Niente catering ne cuochi stellati. Ma c’era l’eleganza di un’aristocrazia rinnovata dalla sapienza culinaria e dalla fantasia di Antonietta. Ed ecco le calle di cristallo che diventavano bicchieri da spumante, l’apparecchiatura con le posate d’argento di più generazioni e la band nel salotto più grande per ballare in mezzo a oggetti antiquari. Solo Antonietta riusciva a vivere in un museo con la leggerezza di una teen-ager.

IL CORAGGIO DI ANTONIETTA E LA SUA UMILTA’ ERANO UN ESEMPIO

Poi c’era il coraggio e la forza per affrontare le difficoltà con il sorriso sulle labbra. Lei e Alessandro erano una coppia inseparabile e affiatatissima. Viaggiavano incessantemente per promuovere il loro splendido Chianti Classico. Sembravano non sentire la fatica e dopo una giornata in piedi dietro al tavolo da degustazione, li trovavi sorridenti, in abito da sera, alle cene di gala per poi prendere un aereo la mattina dopo. Li ho visti l’ultima volta alla festa del loro 50° anniversario di nozze. Antonietta stava facendo la chemio ma ha festeggiato con noi e si è commossa meno di Alessandro.

L’amore fa miracoli di Sveva Casati Modignani

Vi presento l’ultimo libro di Sveva Casati Modignani, un invito ad amare e lasciarsi guidare dai sentimenti perché danno sempre buoni frutti

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Inizio chiedendo scusa, perché avrei dovuto scrivere queste note un mese fa quando mi è arrivato da Sperling & Kupfer un pacchetto con dentro il nuovo libro di Sveva Casati Modignani, intitolato “L’amore fa miracoli” (pp. 289 €16,90 ). La mia dolce amica Bice Cairati aveva anche scritto una dedica con un cuoricino.

 

SVEVA CASATI MONDIGNANI INSEGNA AD AMARE GLI ALTRI E A PERDONARE NOI STESSI

Invece di leggerlo io ho messo il libro in valigia per iniziarlo a Gozo – Malta dove appunto mi sono gustata il condensato di amori romantici e intrecci trasgressivi scritto dalla mia amica Sveva-Bice. Mi è servito, avevo bisogno di dolcezza perché quest’anno sono passata da un malanno all’altro: prima il piede rotto, poi il mal di denti e ora la brachialgia acuta che mi ha bloccato il braccio destro.

Sveva-Casati-Modignani-e-le-Donne-del-Vino

Sveva-Casati-Modignani-e-le-Donne-del-Vino

Nel libro ho ritrovato Maria Sole, Gloria, Carlotta e Andreina le quattro amiche che avevo imparato a conoscere in “Segreti e ipocrisie” e che ormai sono diventate anche amiche mie. Donne che lavorano, amano, tradiscono, aiutano e rimangono incinte tardissimo, perché ormai fare il primo figlio verso i quarant’anni è una cosa normale. Un libro che è un invito a lasciarsi guidare dai sentimenti e a non giudicare secondo il perbenismo e i luoghi comuni. <<Nelle alte sfere della società milanese, il tradimento coniugale era spesso la regola e non scandalizzava nessuno, a patto che l’altro, o l’altra, appartenesse allo stesso ambiente. Ma se ci si innamorava di un cameriere, allora lo scandalo diventava una vergogna>>.

 

Vino morbido. Ma cos’è?

Da Luca Stroppa una magistrale spiegazione dell’aggettivo “Morbido” spesso usato per descrivere i vini più potenti e setosi

 

Vino-Morbido-Brunello-IOsonoDonatella

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di Donatella Cinelli Colombini

La morbidezza è un termine “tattile” cioè indica una sensazione che viene avvertita toccando qualcosa di soffice, delicato e tenero. Un peluche, un cuscino di piume, un alto velluto di seta ….
Anche nel vino l’effetto è simile anche se percepito dalla bocca anziché dai polpastrelli. L’effetto è di qualcosa di vellutato, tondeggiante, avvolgente. Come se in bocca ci fosse una cosa piena e senza spigoli.
Ecco che il termine morbido si oppone al vino duro, cioè caratterizzato da astringenza, acidità, aggressività….

 

 

 

I MORBIDISSIMI VINI DELLA FINE DEL NOVECENTO

La dolcezza e la morbidezza sono due termini diversi che spesso vengono scambiati in modo sbagliato.  Va precisato infatti che l’eccesso di morbidezza è sgradevole al pari dell’eccesso di durezza. Quei vini dolcioni, quasi gonfi, ottenuti da uve surmature che producono vini pieni di estratti, alcol e zuccheri residui, spesso maturati in barriques scelte per aggiungere altra dolcezza… risultano esagerati e appariscenti ma, fortunatamente, sono passati di moda. Per non parlare delle “aggiunte”, anche legali come la gomma arabica, che certe cantine usavano e usano per aumentare l’effetto “morbidoso”, amato soprattutto da consumatori più semplici e abituati a mangiare o bere cose dolci, tipo CocaCola.  Il vino morbido è armonico, secco, avvolgente, lungo e vellutato. Non dolcione.

I rifiuti del vino diventano carburante

La Total Energies userà gli scarti della produzione del vino come fecce e vinacce per produrre il carburante rinnovabile al 100% delle auto da corsa a Le Mans 2022

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Da colosso del settore energetico a protagonista della difesa ambientale. La Total Energies ha sede in Francia ma lavora in 130 Paesi del mondo con un business nel petrolio e biocarburanti, gas naturale e gas verdi, energie rinnovabili ed elettricità. Il suo nuovo progetto consiste nello sviluppo di nuovi combustibili ad alta prestazione che riducono le emissioni di CO2 delle auto da corsa di almeno il 65%.  Una vera rivoluzione che è stata battezzata Excellium Racing che usa le gare automobilistiche come un banco di prova.

 

IL MOTOSPORT COME LABORATORIO DEI CARBURANTI A BASSA EMISSIONE DI CO2

La transizione energetica, che vuole arrivare a emissioni zero nel 2050, mette le ali alla ricerca di soluzioni alternative rispetto ai combustibili fossili usati fin ora. Il motosport viene usato come laboratorio a cielo aperto trasformandolo da tempio del lusso e della competizione senza limiti di spesa, in attivatore di sostenibilità: combustibili liquidi sostenibili, elettricità, batterie, ibridazione, idrogeno … un laboratorio capace di accelerare l’arrivo della mobilità sostenibile che tutto il mondo aspetta.

 

Perché bellezza e bei racconti fanno vendere il vino

Lo shopping cresce grazie all’ossitocina detta “ormone della fiducia” che viene liberata da esperienze piacevoli come lo storytelling o il bel paesaggio

 

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Ancora una perla di saggezza di Vincenzo Russo, Coordinatore Centro di Ricerca Neuromarketing Behavior and Brain Lab Iulm di Milano. Il Professor Russo fornisce la spiegazione scientifica del perché illustrare al consumatore le caratteristiche enologiche dei polifenoli dall’uva di Sangiovese per il futuro Brunello 2021 è molto meno efficace del racconto della spaventosa gelata nelle prime notti di aprile. Descrivere la collina di Montalcino illuminata dai fuochi dei vignaioli e la successiva vendemmia con grappoli piccoli come quelli del Pinot Noir è molto coinvolgente e toccante. La lotta dei vignaioli per le loro vigne è qualcosa di epico che fa apparire il futuro Brunello 2021 come un condensato di passione e attaccamento alla terra.

 

VINCENZO RUSSO E LO STORYTELLING

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Questo è lo storytelling, cioè la narrazione empatica capace di <<emozionare e creare engagement>> di cui parla il Professor Russo.
Applicarla è difficile perché i produttori non sono attori. Secondo me oltre alla capacità drammaturgica richiede anche altre due componenti: la sincerità e il coraggio di uscire dal coro mostrando aspetti che fanno parte della propria storia personale e delle proprie convinzioni. E’ difficile perché i produttori sono abituati a cercare i propri distinguo nella vigna oppure nella tecnica produttiva ma, nella vendita o nella comunicazione, ha un effetto persuasivo più potente rispetto ai metodi usati fin ora.

 

Divinea e le novità sull’enoturismo 2021

I winery tours vengono prenotati soprattutto dalle donne e nei giorni centrali della settimana ma non nel weekend. Divinea ci rivela i turisti del vino online

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Al Castello di Vicchiomaggio, un maniero con mille anni di storia, nel cuore del Chianti Classico, mentre intorno i vigneti stanno perdendo le loro foglie dorate e si preparano al sonno invernale, Divinea ha riunito molti dei maggiori esperti italiani di enoturismo.

 

GIUSEPPE FESTA MAGGIOR ESPERTO ITALIANO DI TURISMO DEL VINO

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Divinea-Vicchiomaggio-Wine-Tech-Symposium-Giuseppe-Festa-Lavinia-Furlani-di-Wine-Meridian

E’ l’occasione per festeggiare Giuseppe Festa, coordinatore scientifico delle Città del Vino ed estensore dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo del Vino che è stato indicato da Web-of-Science (ricerca pubblicata sul Journal of Tourism Quaterly), primo in Italia e terzo nel mondo fra gli esperti di enoturismo per il numero e la qualità dei suoi articoli, ricerche e pubblicazioni scientifiche. Il Professor Festa è docente di economia all’Università degli Studi di Salerno, dove ha anche creato un master in Wine Business giunto alla sua ventesima edizione. Io mi onoro di essere fra i docenti.

 

L’ANALISI SWOT SUL TURISMO DEL VINO

A lui dobbiamo una lucida ma severissima analisi SWOT che cita fra i punti di debolezza della wine hospitality italiana: carenze nell’accoglienza, visite non originali/memorabili, carenze linguistiche, accessibilità dei territori, carenze professionali (sia nel pubblico che nel privato), mancanza di una rete di sistema/rappresentanza, digitalizzazione.
Una fotografia precisa dei problemi da affrontare che rischiano di vanificare l’eccellenza qualitativa e l’abbondanza di punti di forza. Traducendo la questione in un esempio semplice è come essere su una Ferrari in una stradina stretta senza saperla guidare. E’ anche possibile che una Panda con un buon pilota vada più veloce.
Questa è la situazione del turismo del vino in Italia con una grande minaccia davanti: una maggiore concorrenza a livello internazionale.

 

Strada del vino Terre di Arezzo e Costa degli Etruschi

Due Strade del Vino e dei Sapori mostrano territori pieni di cultura, paesaggi e eccellenze enogastronomiche. Una nella Toscana interna e l’altra sul litorale

 

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di Caterina Donnini in occasione del suo stage da Donatella Cinelli Colombini

Dal 2001 l’Associazione Strada del Vino Terre d’Arezzo, una delle più lunghe e articolate della Toscana, consente di conoscere i vini, l’offerta culturale, lo stile di vita degli abitanti, l’offerta ricettiva e le tradizioni del territorio. Il marchio stesso della Strada testimonia il forte legame con le radici storico-culturali aretine: il simbolo della ruota rappresenta l’idea di percorso, mentre la sagoma del bicchiere ripetuta all’interno della ruota ricorda uno scudo, segno di unione e di difesa.

 

STRADA DEL VINO TERRE DI AREZZO

L’info point della Strada è aperto dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 9.00 alle 14.00. Nel sito web, consultabile in italiano e inglese, è inserito un chatbot per chattare direttamente con l’account Facebook della strada e consentire una comunicazione da remoto più immediata. Per conoscere le iniziative locali, i prossimi eventi e le informazioni sul vino, è molto utile consultare Facebook e Instagram, in cui tutti i giorni vengono pubblicati contenuti. La sezione “News ed eventi” del sito web appare a primo impatto leggermente caotica, mostrando al visitatore molte esperienze tutte insieme.
Per festeggiare i primi 20 anni di attività, l’Associazione Strada del Vino Terre di Arezzo ha organizzato, dal 7 agosto al 19 settembre, “Un’estate tra vigne e cantine”.

 

Tanuta San Guido

Strada-del-Vino-Costa-degli-Etruschi-Sassicaia Tenuta San Guido

AREZZO LAND OF EMOTION

Già da qualche anno viene organizzata “Arezzo Land of emotion”, un Wine workshop che presenta le denominazioni locali in Europa favorendo il processo di internazionalizzazione delle cantine. Inoltre, per facilitare la degustazione dei vini del territorio, la Strada organizza corsi di avvicinamento al vino in collaborazione con AIS Delegazione Arezzo. Ogni lezione ospita un produttore diverso e rappresenta un’opportunità di avvicinamento tra il consumatore e l’azienda.

 

 

STRADA DEL VINO E DEI SAPORI COSTA DEGLI ETRUSCHI

Spostandosi in provincia di Livorno, l’antica culla della civiltà etrusca ospita oggi la Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi, fondata nei primi anni ‘90. L’info point della Strada si trova a Bolgheri ed è aperto tutti i giorni con orario 10-13, 17-20. La Strada non è dotata di un blog ed ha un sto web in restyling proprio nel momento della vendemmia, un momento forse poco adatto a questo genere di attività. Gli account social su Facebook e Instagram sono aggiornati con gli eventi in programma nella zona. La costa etrusca famosa anche per aver dato i natali al poeta Giosuè Carducci, comprende più di cento cantine in cui vengono prodotti vini esclusivi come l’Ornellaia e il Sassicaia. Ci sono le denominazioni Terratico di Bibbona, Montescudaio, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, Val di Cornia, Elba.

 

ADDIO ROBERTO

Roberto Felluga muore a 63 anni dopo una breve malattia. Pensiamo a lui con affetto e nostalgia

Roberto-Felluga

Roberto-Felluga

Conosco meglio il padre di Roberto, Marco Felluga patriarca del Collio di 94 anni e sua sorella Patrizia a cui mi lega una grandissima amicizia per aver condiviso gli anni eroici del Movimento Turismo del Vino.

Nei miei ricordi Roberto era presente in punta dei piedi, gentile ma silenzioso quasi timido, se confrontato con suo padre, il leone Marco Felluga che oltre a fondare la cantina con il suo nome aveva creato Russiz Superiore.
Le radici del nostro rapporto sono nelle comune appartenenza, delle nostre famiglie, alla VIDE – viticoltori italiani di eccellenza – associazione fondata da Gino Veronelli con alcune splendide cantine italiane che imbottigliavano il vino delle loro vigne. Avere la stessa filosofia produttiva aveva legato il gruppo creando solidi rapporti di affetto fra molti dei suoi membri come i Giuntini di Selapiana, i Contini Buonacossi di Capezzana, i Galli de Le Ragose, i Ceretto ….. Rapporti che, anche se più diluiti, sono durati nel tempo per cui ogni occasione di incontro diventa una festa.

Strade del vino della Toscana: quella del vino Nobile

Eventi, percorsi enogastronomici, arte e cultura: ecco la proposta delle 14 Strade del Vino della Toscana nella regione regina dell’enoturismo italiano

 

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di Caterina Donnini in occasione del suo stage da Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del Vino vengono istituite dalla legge 268 del 1999, la prima normativa finalizzata a creare una rete d’offerta turistica nei territori del vino. Uniscono cantine, ristorazione, ricettività, bellezze naturalistiche, culturali e specificità produttive oltre ai servizi all’interno di una rete integrata e coordinata che rende il turista protagonista. Ad oggi le aspettative della legge sono ancora in parte disattese e la promozione degli eventi non sempre è gestita in modo coordinato.

 

LA STRADA DEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO E DEI SAPORI DELLA VALDICHIANA

In Italia sono presenti 154 Strade, di cui 14 in Toscana, percorribili in automobile, in bicicletta o a cavallo, che offrono ai visitatori attrazioni storiche, artistiche e naturali. Sono frequenti anche percorsi tematici, come quelli proposti dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano, nata nel 1998 nel territorio della Valdichiana senese. Tramite eventi ed esperienze, questa Strada valorizza e promuove il patrimonio paesaggistico ed enogastronomico, la storia, l’arte e le tradizioni della zona.

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Contucci-Montepulciano-Strada-del-Vino-Nobile

Il suo ufficio turistico, nel centro di Montepulciano, è ben organizzato ed offre ai visitatori le informazioni relative alle cose più importanti da vedere e agli eventi da non perdere, alle aziende vitivinicole e ai produttori locali.

 

VALDICHIANA LIVING

Inoltre, si occupa di tutte le necessità organizzative per le visite in Valdichiana, fornendo preventivi personalizzati in base alle esigenze del turista. Le indicazioni per raggiungere la Strada, si possono reperire tramite il sito web, tradotto sia in italiano che in inglese. Per commercializzare l’offerta turistica locale dal 2014 alla Strada si è affiancata un’agenzia di incoming e tour operator, Valdichiana Living. I visitatori, per rimanere aggiornati su tutte le attività e le iniziative organizzate, possono iscriversi alla newsletter dell’agenzia tramite il sito, disponibile in italiano, inglese e cinese, oppure consultando la pagina Facebook, in cui l’incipit di ogni post è caratterizzato da un emoticon relativo all’argomento trattato.

 

VINO NOBILE E ACQUE ANTICHE

La zona percorsa dalla Strada, in particolare i borghi di Chianciano Terme, San Casciano dei Bagni e Montepulciano, rappresenta una delle destinazioni termali più conosciute d’Italia. Per andare in contro anche ai più piccoli, a Cetona è stato costruito un Archeodromo, un percorso didattico in cui è stato riprodotto un villaggio preistorico con capanne a grandezza naturale e aree per le attività artigianali.

 

Valore Val d’Orcia quanto valgono i cipressini

Era una terra di miseria e oggi è il simbolo mondiale del bel paesaggio. Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini spiegano come e perché questa metamorfosi

 

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Valore-val-d’ Orcia-di-Benocci-e-Pellegrini-con-Osvaldo-Bevilacqua

Di Donatella Cinelli Colombini

Mi ricordo che, una decina d’anni fa, durante un viaggio all’estero vidi in TV lo spot pubblicitario di uno scaldabagno. C’era uno scienziato in una base polare che rientrava intirizzito da una missione. Accedeva l’acqua calda, andava sotto la doccia chiudeva gli occhi e nella sua mente la sensazione di benessere diventava l’immagine dei cipressini della Valdorcia.
Pensai <<che fortuna vivere proprio lì vicino>>. Ma a volte sembra di stare dentro una cartolina, un qualcosa di troppo sovraesposto e persino mercificato.

 

QUANDO IL PAESAGGIO DELLA VALDORCIA DIVENTA UNO SPOT DI BELLEZZA

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Valore-Val-d’Orcia-di-Benocci-e-Pellegrini

I cipressini di San Quirico, la Cappella di Vitaleta, la strada di Monticchiello …. vengono usati in spot pubblicitari, copertine e persino azioni improprie come la promozione dell’Umbria o peggio delle Highlands scozzesi e disastrosamente sulla home page del sito della Monsanto multinazionale della chimica.
Nella metamorfosi del paesaggio valdorciano, in un’icona di bellezza paesaggistica universalmente riconosciuta, hanno avuto un ruolo i film e i social. La parola Val d’Orcia ha 200.000 citazioni al giorno online.
Una sovraesposizione che ha fatto cessare la condizione di povertà e abbandono che aveva determinato il detto “Orcia miseria”.

 

LORENZO BENOCCI E CRISTIANO PELLEGRINI VALORE VAL D’ORCIA

Questo paesaggio ha dunque, un valore economico e non solo come calamita turistica.
<<Perché un prodotto agricolo fatto in un territorio bello è già di per sé anche buono e desiderato?>>.
Proprio per capire come la bellezza paesaggistica della Valdorcia sia diventata un valore economico e sociale Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini hanno raccolto in un saggio, l’opinione di esperti e imprenditori costruendo una sorta di ipotesi progettuale sugli interventi necessari per conservarla.

 

La nuova generazione del vino

Sostenibile è la parola chiave per i millennials che producono, consumano e visitano i territori del vino. Una generazione green ma anche solidale e innovativa

Di Donatella Cinelli Colombini

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AGIVI-Palazzo-Vecchio-i-giovani-la-sostenibilità-e-il-vino

A Firenze la generazione degli under 40 del vino italiano AGIVI ha mostrato un nettissimo colore green. <<Dalla vigna alla cantina, passando dalla scelta del packaging a quella dei trasporti fino ai servizi offerti in azienda, sono sempre di più le iniziative delle nuove generazioni sviluppate in ottica sostenibile>>. Questo il nocciolo dell’incontro da cui è partita Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente di Agivi – l’Associazione dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani di Unione Italiana vini durante l’incontro nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio in preparazione del G20 Agricoltura. L’appuntamento era all’interno della rassegna “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” coordinata dall’Associazione nazionale Le Donne del Vino in collaborazione con il Comune di Firenze e incorniciata dalla mostra di Elisabetta Rogai, la pittrice fiorentina che dipinge col vino. <<Secondo un sondaggio fra i soci AGIVI, il 94% dei giovani imprenditori vinicoli ritiene che la sostenibilità possa rappresentare un fattore decisivo per la competitività, e quasi 7 intervistati su 10 scelgono i fornitori in base alla sostenibilità delle loro proposte. Abbiamo rilevato che l’83% delle aziende hanno progetti o piani sul tema della sostenibilità, già ultimati o in corso di realizzazione in 8 casi su 10>>.

ROBERTA GARIBALDI E IL TURISMO ENOGASTRONOMICO GIOVANE E SOSTENIBILE

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Presidente-Violante-Gardini-Cinelli-Colombini-AGIVI-Palazzo-Vecchio-i-giovani-la-sostenibilità-e-il-vino

Ma anche i turisti enogastronomici pensano green <<La sostenibilità rappresenta un importante driver di scelta soprattutto per le nuove generazioni che, in viaggio, tendono a adottare comportamenti consoni evitando sprechi di cibo e rispettando l’ambiente>> ha spiegato Roberta Garibaldi, professore all’Università di Bergamo e autore del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano. <<I turisti Millennials, inoltre, sono pienamente consci di cosa significa turismo sostenibile nelle sue differenti sfaccettature ambientale, sociale ed economica: il 77% ritiene non solo che sia una pratica rispettosa dell’ambiente, ma anche che possa contribuire a salvaguardare le usanze della comunità visitata, e rappresentano il 74% i giovani che credono che possa essere fonte di occupazione e reddito nei territori interessati. I Millennials si dimostrano quindi particolarmente attenti al sociale: sono più propensi a visitare un’azienda se adotta politiche etiche nella gestione (70%) o ha in essere progetti di aiuto verso le categorie svantaggiate (70%). Infine, dichiarano che sceglierebbero più volentieri tour che diano l’opportunità di visitare negozi o siti produttivi condotti da persone che hanno affrontato o stanno affrontando situazioni di disagio economico-sociale (63%)>>.

CON LE DONNE VINCEREMO

Le donne sono la maggiore risorsa italiana inespressa e immediatamente spendibile. Cresce l’entusiasmo mentre le donne del vino USA annientano il gender gap

 

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Parità-di-genere-nel-vino-Donatella, Giada, Barbara e Sabrina

di Donatella Cinelli Colombini

89% degli italiani vede nel divario di genere un freno al rilancio del Paese anche perché ci costa 89 miliardi l’anno (6% del PIL). La valorizzazione delle donne è per il 42% delle femmine e il 18% dei maschi, la risorsa inespressa da mettere in campo per accelerare la ripresa.
Gli italiani sono consapevoli di essere il fanalino di coda del gender gap (42%) ma cresce la consapevolezza che il cambiamento sarebbe benefico. Questi i primi dati del Rapporto COOP 2021 presentati da Albino Russo dipingendo un’Italia post covid piena di ottimismo e di nuovo orgoglio nazionale.

 

DONNE DEL VINO DESTINATE A ROMPERE IL TETTO DI CRISTALLO

Il gender gap cioè il divario retributivo e di carriera fra uomini e donne, è il nocciolo della questione. Ma tutto lascia pensare che saranno le donne del comparto enologico a sfondare il tetto di cristallo che chiude l’ascesa del genere femminile.

L’età dei vigneti e la qualità del vino

“Gallina vecchia da buon brodo”, dice il proverbio ma “vigneto vecchio da buon vino?” Attilio Scienza ci mostra che non è sempre vero almeno nel Riesling

 

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età-dei-vigneti-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

di Donatella Cinelli Colombini

Attilio Scienza spiega anche perché, nella maggior parte dei casi, la vigna vecchia ha una marcia in più. La vite si autoregola cercando un equilibrio fra l’uva e la chioma verde che dovrebbe alimentarla. Generalmente il rapporto fra le radici e la parte verde va a vantaggio della parte sotterranea ma, se la vigna è vecchia la circolazione della linfa è in difficoltà e quindi avviene un processo di immagazzinamento che non favorisce lo sviluppo vegetativo. Avremo quindi una chioma verde più ridotta e anche meno grappoli ma una bella scorta per il periodo della maturazione.

 

COME E PERCHE’ LE VITI VECCHIE HANNO UNA MATURAZIONE MIGLIORE

Sappiamo tutti che il problema attuale è proprio nell’ultima fase del ciclo vegetativo perché le viti germogliano prima e quindi invaiano prima e arrivano nella fase di maturazione quando è ancora molto caldo. Anzi troppo caldo. Se la vite ha delle scorte da usare, in questa fase l’uva matura più lentamente e non subisce i fenomeni di appassimento che vediamo spesso nei vigneti giovani. Per questo le vigne vecchie sono, generalmente, vendemmiate per ultime.
Ecco spiegata la magia dell’uva ottenuta dai vigneti vecchi: pochi grappoli che maturano pian piano.

 

GLI SVANTAGGI DEI VECCHI VIGNETI DISOMOGENEI E POCO PRODUTTIVI

Vigne-vecchie-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

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Accanto ai vantaggi ci sono i problemi, generalmente le vigne vecchie rendono poco e sono piene di fallanze. Spesso, qui in Toscana, si tratta di vigneti promiscui dove i filari sono sostenuti da alberi – le così dette viti maritate – e intercalati da altre coltivazioni. Generalmente c’è una forte disomogeneità produttiva per cui alcune viti hanno tronchi enormi e troppi grappoli che maturano più tardi mentre altre hanno meno frutti che vanno raccolti prima. Si tratta di eredità del passato che arricchisce il paesaggio ma è difficilissima da gestire.

Sarebbe opportuno inserire questi vigneti nella viticultura eroica per salvarli dalla distruzione anche se il loro valore al fine di produrre grandi vini, mi sembra limitato. Più promettenti i vigneti di 50-70 anni in cui i vignaioli hanno piantato cloni qualitativi e che, se restaurati e integrati con la sostituzione annuale delle piante morte, possono dare vini di grande finezza e complessità.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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