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Sanguis Jovis e la variabile tipicità del Sangiovese

Bellissimo Quaderno 2021 della Summer School Sanguis Jovis della Fondazione Banfi ci fa scoprire i terroir del Sangiovese e le ragioni delle sue differenze

 

Sanguis-Jovis-Scuola-di-alta-formazione-sul-Sangiovese

Sanguis-Jovis-Scuola-di-alta-formazione-sul-Sangiovese-Fondazione-Banfi-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Attilio Scienza Presidente di Sanguis Jovis, chiarisce il significato profondo di termini come terroir, zonazione, ma anche denominazione, partendo da un concetto molto alto e filosofico. Wax Weber filosofo – sociologo tedesco vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, definisce il termine tipico come l’elemento riconoscibile che permette di catalogare e raggruppare persone o cose con lo stesso contenuto distintivo. Con il tempo la parola è stata banalizzata anche se generalmente indica un prodotto territoriale che non esiste in altre zone con caratteri identici.

 

Cantine Cecchi bottaia

Cantine Cecchi bottaia-Sanguis-jovis-i-terroir-del-sangiovese

IL SIGNIFICATO DELLA TIPICITA’ NEL VINO

Per questo, la ricerca della tipicità nel vino parte dall’esistenza di un profilo sensoriale originale nell’ uva/vino proveniente da una specifica zona e dipende dal suo microclima, dal vitigno e da come tradizionalmente è stato coltivato. Al contrario l’uso di correggere in cantina le caratteristiche originarie dell’uva/vino per assecondare le esigenze del mercato va interpretato come un “tradimento” della tipicità allo stesso modo come il recupero di vitigni autoctoni e la modificazione dei loro elementi originari a fini esclusivamente commerciali.
Quindi la tipicità come alternativa alla globalizzazione e lo stile come interpretazione culturale del proprio tempo.

 

OFFERTA: BRUNELLO PRIME DONNE 2017 DA DEGUSTARE, DA REGALARE E DA ABBINARE

Il Brunello di Montalcino Prime Donne viene prodotto solo nelle annate migliori. E’ una piccola selezione di 6.000 bottiglie destinate a ristoranti ed enoteche di alto livello di tutto il mondo.

 

Offerta-Brunello-Prime-Donne-DOCG-2017-ricettario-e-grembiule

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BRUNELLO PRIME DONNE: IL PRIMO BRUNELLO PRODOTTO E PENSATO AL FEMMINILE

Infatti la cantina che lo produce, il Casato Prime Donne a Montalcino, è la prima in Italia con un organico di sole donne, enologhe comprese ed è il primo vino rosso a lungo invecchiamento che viene seguito, dalla nascita all’imbottigliamento, da un panel di 4 espertissime assaggiatrici internazionali: una enotecaria Astrid Schwarz, una sommelier Daniela Scrobogna, e due Master of Wine Rosemary George e Madeleine Stenwreth. Sono loro a scegliere il vino fra le diverse vigne di Sangiovese Brunello, decidono il tipo di botte di rovere e infine il blend fra il vino di più fusti in legno.

Ovviamente il Brunello Prime Donne piace molto anche agli uomini ed ha ottimi rating nella principale stampa internazionale. Questo è un vino gastronomico che va accompagnato a piatti importanti come gran pezzi di carne arrosto, formaggi stagionati, e cacciagione.

L’annata 2017 è stata caratterizzata da due eventi climatici: una gelata alla fine di aprile che ha colpito quasi tutto il vigneto europeo lasciando miracolosamente indenne Montalcino e un’estate molto calda con 10 giorni consecutivi ad agosto, con temperatura di 43°C. Quest’ultimo evento ha invece toccato anche il vigneto del Brunello.

 

6 BOTTIGLIE DI BRUNELLO PRIME DONNE 2017, IL RICETTARIO ED IL GREMBIULE DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI DIRETTAMENTE A CASA VOSTRA

Inoltre, in questa occasione, la Fattoria del Colle vuole entrare a far parte della vostra cucina, così specialmente per voi, un grembiule di tessuto toscano. Indossando questo preparerete delle pietanze che vi ricordano la gustosissima cucina tipica Toscana. A questo proposito includiamo anche un opuscolo con 16 ricette che vi permetteranno di cucinare piatti toscani antichi e moderni, come il baccalà alla fratina, i pinci, il panforte e il latte in piedi.

 

MAMMA JUMBO SHRIMP NUOVO BRAND DI STEVIE KIM

Può il vino diventare smart? Divertente ed internazionale? Multi channel sempre connesso? Con Stevie Kim può

 

Stevie Kim Vinitaly

Stevie Kim Vinitaly-International

di Donatella Cinelli Colombini

Stevie è figlia della società liquida dove <<il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza>> come scrive il sociologo polacco Zygmunt Bauman descrivendo il camminare solitario dell’uomo moderno. In questo caso si tratta di una donna: Stevie Kim. Il suo aspetto rivela l’origine coreana ma lei confessa di non parlare la lingua dei suoi avi perchè è cresciuta in Usa e ora abita a Verona dove è il direttore di Vinitaly International cioè la finestra sul mondo della maggiore fiera del vino italiana.

 

STEVIE KIM LA MAGA DEL WINE MARKETING DIGITALE

Stevie Kim è sempre vestita di nero, con lunghi capelli neri che richiamano la bellissima Morticia della Famiglia Addams.

Stevie Kim together with Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colmbini with Stevie Kim

E’ ironica e autoironica. Mi dice <<tu sei la nonna delle Donne del Vino>>. Ha ragione, vivo nella casa costruita dai miei antenati oltre quattrocento anni fa. Una situazione lontana dal mondo liquido dove vive lei. La mia è una fantasia concreta radicata nella terra toscana, mentre la sua una fantasia concettuale che gira il mondo.

 

MAMMA JUMBO SHRIMPS UN CONTENITORE DI VIDEO, PODCAST, LIBRI E MAPPE

Durante il lockdown del 2020 ha creato Mamma Jumbo Shrimp e ora ce lo presenta. E’ un contenitore digitale di podcast, libri, mappe e video. L’idea è quella di proporre il vino in modo divertente, comprensibile a tutti e raggruppare una comunità di wine lovers di tutto il mondo. Un dialogo aperto sorridente con chi è già competente, o semplicemente ama il cibo, i viaggi e vuole scoprire.
Italian Wine Podcast è il fiore all’occhiello di Stevie Kim che lo ha creato nel 2017 quando nessuno credeva che lo storytelling sul vino italiano potesse avere successo. Poi è diventato uno show pluripremiato e durante la pandemia è stato l’unico podcast giornaliero sul vino al mondo con 747 episodi su personaggi, cibi, luoghi, storie. Quasi un milione di ascoltatori per contenuti inclusivi che mirano a informare, educare e intrattenere persone di tutti i continenti e di diverso target.

 

ONLINE DEL VINO DALLA PRENOTAZIONE AL NEVERENDING 19

Le prenotazioni delle esperienze in cantina arrivano sempre più tardi così come le cancellazioni, ma l’affezione all’azienda dura più di prima

 

Roger-Mitchell-cliente-wine-lover-in-contatto-con-la-Fattoria-del-Colle--da-30-anni

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il turismo del vino italiano, che ha dominato dal 2020 in poi, è costituito per il 60% da persone della stessa regione (XVI Rapporto sul turismo del vino in Italia 2020 curato da Giuseppe Festa) e formato in larga misura da repeaters, cioè persone che erano già state nella stessa località e tornavano rassicurate dalla precedente esperienza. Una caratteristica prevalente anche nei visitatori delle cantine 2021 che tuttavia provenivano anche da zone più distanti, fino a 800 km secondo Roberta Garibaldi. Si trattava quindi, in larga misura, di escursionisti e non di veri turisti che pernottavano fuori casa. Anche per questo, il fenomeno delle prenotazioni last minute ha dilagato con quote crescenti di visitatori che fissano l’esperienza in cantina il giorno prima oppure quando sono già arrivati in zona.

 

IL NUOVO TURISMO DEL VINO CREA OPPORTUNITA’ E PROBLEMI

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Una situazione che crea opportunità e problemi. Le opportunità riguardano soprattutto le piccole cantine dei “saranno famosi” che, offrendo esperienze enoiche innovative e ben organizzate, possono intercettare flussi turistici importanti.
Altro elemento positivo è la fine dell’apertura delle cantine “con orario impiegatizio”. Una abitudine nata nell’epoca in cui la wine hospitality era ancora un’attività esordiente e veniva espletata utilizzando gli addetti alla produzione o al commerciale del vino ogni volta che il visitatore suonava il campanello. Questo ha consolidato la paradossale situazione di un’attività turistica che rimane chiusa nei momenti di maggior afflusso cioè nei giorni festivi e all’ora di pranzo. È come il bagnino che chiede le ferie d’agosto. Mi auguro che l’accresciuto interesse per i fatturati e la marginalità delle attività enoturistiche – vendita diretta compresa – faccia cessare per sempre questo metodo di gestione.

 

LA RICERCA ONLINE DELLE CANTINE TURISTICHE 18

Essere visibili online è più difficile di prima per l’enorme quantità di informazioni veicolate dal web. Non esserci è mortale, solo Gaja può permetterselo

 

di Donatella Cinelli Colombini

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Essere georeferenziati, almeno su Google, è indispensabile in modo da consentire ai telefoni e ai navigatori di portare il visitatore fino alla porta di cantina. Così come è importante essere fra le prime destinazioni suggerite dai portali turistici grazie alle recensioni positive.
Servono, ma meno di prima, i cartelli stradali e le frecce di direzione che purtroppo sono regolati da una normativa di modello urbano che non funziona in campagna e non contiene il simbolo “cantina turistica”. Per il Codice della segnaletica stradale le aziende di produzione enologica accessibili ai visitatori non esistono.

 

RICERCA ONLINE DELLE ESPERIENZE TURISTICHE

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Negli ultimi due anni le ricerca di esperienze enoiche online è aumentata enormemente. Rispetto al passato, la ricerca non parte dal nome della cantina – in base alla sua reputazione o alla fama dei suoi vini – bensì dalle offerte di intrattenimento.
Per questo è bene presentare ed indicizzare in modo corretto le proprie proposte esperienziali, scegliendo titoli e testi che aiutino il turista a capire quale esperienza soddisfa la sua motivazione di viaggio.

 

LA RICERCA DELLA DESTINAZIONE ENOTURISTICA E’ LAST MINUTE

Le ricerche crescono di 8 volte nelle ultime 12 settimane prima della visita e 6 volte quando il turista ha già raggiunto la destinazione e chiede cosa può vedere <<Things to do near me>>.
Per capire il valore economico di questo cambio di prospettiva cito TripAdvisor, secondo il quale nel 2017 la spesa per esperienze e pasti era il 17% del costo del viaggio e nel 2019 era già salita al 29%, mentre il denaro destinato ai pernottamenti calava di 6 punti.

 

Grazie Franz riposa in pace

Franz Haas ci ha lasciato prematuramente ieri, stroncato da un infarto. Con lui si spegne una luce di coraggio e talento che illuminava il vino italiano nel mondo

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Il mio primo pensiero è la gratitudine per l’esempio di coraggio, coerenza e decisione, nel sostenere le proprie idee, come quella del tappo a vite. Poi il rimpianto per questo grande enologo e produttore che ha regalato all’enologia italiana e mondiale dei meravigliosi Pinot Noir. Poi l’ammirazione per la grandezza umana e la passione per la terra, la perseveranza nel continuare una tradizione di famiglia vecchia di sette generazioni. Ammirazione per il coraggio, ancora una volta, il coraggio di rischiare, provare e credere nelle proprie idee senza stare nel confort di quello che fanno tutti. Franz Haas portava nel bicchiere le specificità del terroir e dell’uva.

Ho assaggiato con lui i suoi vini una sola volta e rimasi impressionata da come i loro caratteri erano “sovraesposti”. Un elemento che, generalmente, si trova nelle opere d’arte e molto più raramente nei prodotti destinati al mercato.

NUTRISCORE ATTACCA IL VINO

Etichetta a semaforo: promuove la Coca Cola Light, boccia olio extravergine, parmigiano. NutriScore ora attacca il vino mettendolo fra le cose più dannose

 

Serge Hercberg-propone- di aggiungere- la-lettera-F-in-nero-al-Nutriscore

Serge Hercberg-propone- di aggiungere- la-lettera-F-in-nero-al-Nutriscore

di Donatella Cinelli Colombini

Il NutriScore o etichetta a semaforo è una striscia di colori dal verde al rosso a cui ora viene aggiunto il nero. Andrebbe riportata sulle etichette di cibi e bevande e dovrebbe guidare i consumatori verso gli alimenti più adatti a mantenerli in salute. Uso il condizionale perché lo score, cioè il giudizio, su alimenti celebrati come “medicine del benessere”, tipo l’olio extravergine o il parmigiano, è molto molto negativo. Al contrario produzioni industriali studiate in laboratorio con ingredienti apparentemente meno salubri, sono stati promossi.
Viene il dubbio che siano le multinazionali a comandare il semaforo.

 

NUTRISCORE CONTESTATISSIMA ETICHETTA A SEMAFORO PER GLI ALIMENTI

Serge Hercberg, professore di Nutrizione alla Facoltà di Medicina dell’Université Sorbonne Paris Nord, è fra gli ideatori del NutriScore. Ha proposto di inserire il nero alla fine dei colori del semaforo e attribuirlo a tutte le bevande contenenti alcool. Quindi il vino andrebbe etichettato con questa sorta di “marchio di infamia”. Oltre ai colori ci sono 5 lettere dalla A fino alla E. Anche in questo caso la proposta è di aggiungerne la lettera F desinata alle bevande alcoliche. Secondo il NutriScore le nostre bottiglie dovrebbero avere in etichetta una F nera come dire “Fuorilegge” oppure “Fottuto” e ancora “Fa male”.

 

WINE INFLUENCER E IL VINO SORRIDENTE 17

Comunicazione del vino sorridente, emozionante e senza tecnicismi. I giovani wine influencer mandano in pensione la scheda da degustazione “old style”

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Ironia è lo stile scelto dalla maggioranza dei giovani top wine influencer. Lo stile divertente, fantasioso e, a volte trasgressivo, crea immagini virali che vengono condivise e ricordate.

 

I WINE INFLUENCERS GIOVANI E I WINE CRITICS CHE HANNO SPOSTATO LA LORO ATTIVITA’ ONLINE

Faccio qualche nome: Georgia Panagopoulou, cioè WineGini oppure Stefano Quaglierini cioè Italian_Wines che pur avendo una solida base tecnica (la prima ha fatto il Master OIV e il secondo è Dottore Enologo) usano un approccio friendly e autoironico per raccontare la realtà del vino. In altro settore, ma altrettanto efficace, è Fabrizio Nonis, il Beker, macellaio influencer che lascia sempre alla carne il ruolo da protagonista. Ovviamente esistono anche i Top wine influencer e wine instagramers “vecchio stampo” come Jancis Robinson e James Suckling, ma la loro sconfinata competenza e reputazione mi sembra davvero fuori portata per i comuni mortali.
La categoria degli influencer sta crescendo velocemente di importanza con grande disappunto di molti dei wine critics tradizionali che, anche durante gli eventi, manifestano nei loro confronti una evidente insofferenza.

 

Fabrizio-Nonis-El-Bekér-

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LE CANTINE ITALIANE STRIZZANO L’OCCHIO AI WINE INFLUENCERS

Nonostante ciò cresce il numero delle cantine che invitano o utilizzano gli influencer per aumentare la propria visibilità online. Questo è testimoniato dai dati Nomisma WineMonitor presentati in occasione di Wine2Wine 2020: il 24% delle grandi imprese, durante il lockdown, ha fatto ricorso a podcast/video (sui podcast è utile vedere quelli di Vinitaly International – Italian Wine Podcast diretto da Stevie Kim) con chef/sommelier/influencer mentre un altro 21% pensa di farlo nel futuro.

 

COME APPAIONO LE CANTINE ON LINE 16

Dopo il Covid, l’immagine digitale della cantina è più importante e forma una ragnatela di canali di dialogo con buyers, clienti e followers

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il sito vetrina esiste ancora ma serve meno di prima anche se i potenziali importatori lo usano per decidere se sviluppare i contatti. La difficoltà di viaggiare, soprattutto su rotte intercontinentali, impedisce loro di vedere personalmente l’azienda e la visione delle foto e dei video del sito influisce sulla decisione così come, ovviamente, la degustazione dei vini.  Per questo le cantine hanno tutto l’interesse a migliorare l’esperienza online del proprio sito sotto il profilo tecnico – rendendolo veloce, facile da usare – e esteticamente piacevole con grafica, immagini e video accattivanti.

 

IMMAGINE REALE E IMMAGINE DIGITALE DELLE CANTINE

Tuttavia la comunicazione online è ormai qualcosa di molto complesso e dinamico che assorbe tempo e risorse alle cantine ma offre anche ottime opportunità di business soprattutto sul fronte turistico.

Matrimonio fra le vigne toscane

La raffinatezza informale della campagna toscana per chi sogna un matrimonio unico e allietato da grandi vini. Alla Fattoria del Colle: storia, natura e allegria

 

 

di Donatella Cinelli Colombini

Sposarsi in Toscana, fra le vigne BIO di Chianti e dell’Orcia DOC, il “vino più bello del mondo”. Davanti al meraviglioso paesaggio delle Crete Senesi e della Valdorcia. Sembra un film, ma invece è realtà.
In una fattoria del Cinquecento rimasta intatta nel tempo, con giardini storici, sale monumentali, cantina e ristorazione. Quasi un piccolo borgo rurale dove le antiche case dei contadini sono state trasformate in camere e appartamenti per i turisti (106 posti letto) e sono arredate con mobili antichi autentici che trasmettono calore e intimità.

 

MATRIMONIO TRA LE VIGNE PER CHI AMA LA NATURA, LA STORIA E I GRANDI VINI

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Il matrimonio alla Fattoria del Colle è per chi ama la natura e i grandi vini. Vuole una festa di nozze romantica e di stile toscano. Ha voglia di qualcosa di elegante e insieme informale in cui tutti siano a loro agio.

Per chi ama il sapore della cucina tipica ma anche la raffinatezza e poi vuole ballare, scatenandosi o lasciandosi cullare dalla magia delle notti d’estate in campagna ….
Nell’estate 2022 sono ancora disponibili alcune date infrasettimanali mentre è quasi tutto libero il calendario 2023. Ovviamente le nozze organizzate dal lunedì al giovedì hanno il vantaggio di un costo minore (10% e oltre sia sulla festa che sui pernottamenti). Non è male, come scelta, anche Donatella Cinelli Colombini si è sposata di giovedì!

 

MATRIMONI CIVILI, SIMBOLICI O RELIGIOSI MA NON CATTOLICI

Alla Fattoria del Colle sono possibili cerimonie civili, riti religiosi non cattolici e cerimonie simboliche.

La donna sommelier deve vestire la gonna

L’episodio avvenuto nei giorni scorsi a Nicole, Sommelier nippo americana, che vive nelle Marche e riguarda l’obbligo di indossare la gonna per <<motivi estetici>>

 

Nicole-sommelier-fotografa

Nicole-sommelier-fotografa

di Donatella Cinelli Colombini

L’episodio è grottesco. Non è grave come un abuso e tanto meno come un femminicidio, ma rivela quanto l’Italia sia ancora lontana da un vero rispetto nei confronti delle donne.

La giovane Sommelier Nicole vive nelle Marche ma è di origine asiatica ed è nata negli Stati Uniti. Nelle storie del suo account Instagram c’è il racconto completo di quello che le è successo. Nella documentazione del suo corso da Sommelier aveva letto che <<quando ufficialmente impegnati nell’ambito di eventi o iniziative>>, i sommelier donne dovevano indossare la gonna. La cosa le era sembrata strana.  <<Perché?>> ha chiesto Nicole scrivendo alla segreteria nazionale della sua organizzazione. La risposta ribadisce che la decisione sul dress code è del Consiglio di Amministrazione e sembra voler chiudere la questione con un “non può essere messa in discussione”. Invece la nostra giovane insiste mettendo in evidenza come <<obbligare le donne a vestire la gonna sia una decisione sessista e datata>> visto che i pantaloni sono altrettanto eleganti ma più comodi. La risposta della sede centrale è netta <<se non vuoi indossare la gonna la soluzione è semplice: puoi risolvere il problema rinunciando agli eventi a cui partecipiamo>>. Come dire: “o la fai finita oppure non hai accesso alle attività retribuite”.

 

Lieviti indigeni non caratterizzano il vino

Gli studi dell’Università di Bordeaux sui lieviti “di terroir” rivoluzionano le convinzioni sulle vinificazioni spontanee: i lieviti indigeni sono ininfluenti

 

Montalcino-mosto-in-fermentazione-Casato-Prime-Donne

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Di Donatella Cinelli Colombini

I lieviti indigeni sono troppo pochi e troppo simili a tutti gli altri per influenzare le caratteristiche del vino. Questo emerge dagli studi di Isabelle Masneuf-Pomarède presentati alla Cité du Vin a Bordeaux che ha scatenato reazioni in tutto il mondo.
L’argomento è complesso e per capirne i caratteri bisogna spendere qualche parola in più.

 

LUIGI MOIO E LE FERMENTAZIONI SPONTANEE

E’ qualcosa su cui Luigi Moio batte da tempo dicendo che le fermentazioni spontanee sono capaci di creare più rischi che benefici, sorprendentemente proprio nelle buone vendemmie.
Ora arriva una prova scientifica che tocca un nervo scoperto della comunità del vino: i lieviti indigeni sono troppo pochi e troppo simili agli altri per caratterizzare il vino in modo territoriale. Quasi a dire che i caratteri quasi “dialettali” derivanti dalle fermentazioni spontanee sono collegabili agli effetti dei lieviti apiculati e ossidativi che si bloccano solo quando l’alcool comincia a salire e l’ossigeno comincia a scarseggiare lasciando spazio ai lieviti fermentativi. Secondo Luigi Moio, essi <<producono anche rilevanti quantità di “scarti” indesiderati, il principale dei quali è l’acido acetico>> già questo è un bel problema (e spiega la maggiore durata delle fermentazioni spontanee) ma ce n’è anche un altro <<alcuni ceppi, sia tra quelli lenti sia tra quelli rapidi …. possono generare quantità sensorialmente percepibili di odori repulsivi d’idrogeno solforato o di anidride solforosa>>.

 

LA SVOLTA DIGITALE POST COVID DELL’ENOTURISMO 15

La mancanza di connettività nelle campagne è il maggior ostacolo allo sviluppo dell’enoturismo perché impedisce di commercializzare e trovare le cantine

 

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di Donatella Cinelli Colombini

All’inizio del 2021 l’Associazione Le Donne del Vino fu chiamata alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati per portare un contributo femminile al Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza e quindi fu organizzato un sondaggio fra le 900 socie da cui emerse la connettività come prima esigenza.

 

IL COVID HA ACCENTUATO IL BISOGNO DI CONNETTIVITA’

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Il lockdown e l’aumento di riunioni, l’invio di documentazione, il lavoro e in generale la comunicazione via web che ha sopperito all’impossibilità di incontrarsi e viaggiare, ha messo in grave difficoltà le imprese non collegate con fibra ottica o con cattiva connessione ADSL e quelle in zone dove la copertura del segnale telefonico è debole.
Ovviamente il problema esisteva già prima ma era meno percepito. Non si tratta di una criticità che scomparirà con l’epidemia, anche se diminuirà con la riduzione dello smartworking. La nuova modalità di utilizzo è ormai entrata nel vissuto di tutti come la comodità di fare riunioni online anziché perdere un’intera giornata per incontrarsi di persona.

 

IDENTITA’ DIDATTICA E GAMING PER CREARE PROPOSTE UNICHE 14

Gli edifici dell’azienda o il profilo dei titolari talvolta permettono di costruire esperienze enoturistiche davvero straordinarie ma è possibile usare anche altro

 

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di Donatella Cinelli Colombini

C’è chi può proporre luoghi del vino strabilianti: le Cantine Florio oppure il Castello di Brolio sono indubbiamente delle super star dell’enoturismo, ma anche le biciclette di Paolo Bianchini che ha rinunciato alle gare per produrre Brunello e riceve campioni di ciclismo raccogliendo i loro cimeli, oppure le istallazioni di arte contemporanea che fanno capolino fra le bottiglie di Franciacorta di Cà del Bosco  …. Vanno altrettanto bene.

Tutte le cantine e tutti i wine makers hanno qualcosa di unico da valorizzare.

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Anche la didattica enologica ha la sua importanza perché una fetta di visitatori arriva proprio per scoprire una denominazione o un vitigno. Le proposte variano dai corsi veri e propri che richiedono ottimi docenti, all’apprendimento giocoso come quello proposto dalla società francese Cinéréa.

 

WINE GAMING, GIOCANDO SI IMPARA

Si tratta di esperienze che avranno una crescente importanza, richiedono un alto livello di professionalità e attrezzature ma possono essere sviluppate anche in forma di team building.

La tecnologia è di aiuto nella didattica divertente – gaming. Vengono usati impianti elettronici come i tavoli touch screen che premiano chi risponde esattamente alle domande sul vino. Si tratta di proposte particolarmente gradite ai giovani visitatori e capaci di trasmettere loro i primi elementi dell’affascinante universo del vino.

Ancora la tecnologia può agevolare la visita nei vigneti per chi non può camminare o preferisce andarci in segway come da Argiolas. Rimanendo a parlare della celebre cantina sarda, l’homepage del suo sito propone un gioco educativo sull’abbinamento cibo-vino.

 

COME IL NEUROMARKETING AIUTA IL TURISMO DEL VINO 13

L’utilizzo dei sensi diversi dalla vista e il gusto è ancora largamente sottostimato nella costruzione della wine hospitality e delle esperienze enoturistiche

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Mi riferisco a tatto, odorato, udito oltre ovviamente alla vista e al gusto che sono i sensi più coinvolti nell’esperienza enoturistica. Ecco che alterare superfici ruvide e lisce sull’etichetta stimola le emozioni, così come gli odori sollecitano i ricordi e Marcel Proust lo aveva già descritto all’inizio del Novecento “À la recherche du temps perdu”.

 

VINCENZO RUSSO E L’APPLICAZIONE DELLE NEUROSCIENZE AL VINO

La neuroscienza ci dice che i suoni possono essere molto coinvolgenti, come l’ascolto dei rumori del vino che gorgoglia nelle botti. La musica può spingere i visitatori a muoversi più o meno velocemente, oppure può rilassarli nell’attesa davanti alla cassa. Le alte frequenze fanno sembrare i vini più strutturati e tannici e le basse frequenze li fanno percepire più morbidi e rotondi. C’è persino una correlazione fra la musica classica più importante – penso a Mozart – e la predisposizione ad assumere comportamenti raffinati e ordinare vini costosi che si chiama “effetto Lafite”.

 

LA LUCE COME CREATRICE DI ESPERIENZE E PERCEZIONI

neuromarketing-e-vino-uso-della-luce-e-dei-suoni-per-creare-esperienze-Fattoria-del-Colle-Toscana

neuromarketing-e-vino-uso-della-luce-e-dei-suoni-per-creare-esperienze-Fattoria-del-Colle-Toscana

Anche la luce aiuta la costruzione dell’esperienza enoturistica. C’è chi usa le candele, come in certe cantine della Valle del Reno, oppure chi si affida ai lighting designer per creare suggestioni e guidare l’occhio del visitatore. Ci sono spettacoli di grandi dimensioni con proiezioni statiche o interattive e 3d note come video mapping, fino ad arrivare all’ultima creazione di proiezione immersiva, capace far entrare il wine lover in un mondo fantastico nel tempo e nello spazio. Penso alla Tenuta Canova dove i Masi fanno vivere ai clienti l’esperienza della vinificazione dentro un tino gigante.

Quello che occorre ricordare in ogni cantina, è che le luci fredde, da sala operatoria, creano stress con il risultato di abbassare la piacevolezza dell’assaggio, vanno quindi evitate.

La luce naturale è sempre apprezzata così come gli spazi aperti.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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