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Cantine turistiche: il successo è locale e naturale

Comune di Firenze e Donne del Vino preparano il G20 sull’Agricoltura a Palazzo Vecchio parlando di vino e di turismo del vino con la Toscana nel ruolo di capofila

 

Donne-del-Vino-Turismo-del-Vino-come-difensore-dei-territori

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Nell’estate 2021, per il secondo anno consecutivo, le città d’arte soffrivano per un turismo debole e le città del vino traboccanti di visitatori. Una constatazione che diventa il filo conduttore di un ragionamento sul possibile ruolo dell’enoturismo per la ripartenza economica e sociale delle aree interne. L’iniziativa “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” organizzata dalle Donne del Vino in collaborazione con il Comune di Firenze prepara il G20 dell’Agricoltura, fa il punto su l’uso del’ “Enoturismo come difensore delle diversità e biodiversità”. L’iniziativa ” – dal 3 al 14 settembre- si è sviluppata nella Sala d’Arme, con una serie di 8 incontri incorniciati dalle opere della pittrice Elisabetta Rogai che usa il vino “Enoarte” al posto dei colori, creando un collegamento fra l’enologia e l’arte di cui la Toscana è ricchissima.

 

IL SINDACO DI FIRENZE DARIO NARDELLA E LA VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA STEFANIA SACCARDI

Cecilia-Del-Re-Donatella-Cinelli-Colombini-Stefania-Saccardi-Firenze-Palazzo-Vecchio

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<<La vera rivoluzione dell’enoturismo post Covid è la trasformazione dei visitatori delle cantine italiane da turisti in esploratori che cercano diversità, natura, eccellenze salutari. Un cambiamento che li ha trasformati in difensori del paesaggio e delle specificità locali>> ha esordito  l’Assessore Cecilia Del Re  dopo che il Sindaco di Firenze Dario Nardella aveva annunciato la creazione di un master di alta formazione incentrato anche sul turismo del vino. La Vicepresidente della Regione Toscana e Assessore all’Agricoltura Stefania Saccardi  ha ribadito  l’importanza dell’enoturismo <<i dati mostrano la forza attrattiva delle imprese del vino. Gli italiani in visita nelle cantine sono aumentati  così come la loro propensione allo shopping di bottiglie riducendo il calo degli incassi delle cantine collegato alla mancanza dei turisti stranieri >>.

 

IL MINISTRO DELLE RISORSE AGRICOLE STEFANO PATUANELLI

<<Un turismo del vino capace di creare sviluppo e contemporaneamente difendere l’identità locale dei territori interni>> ha detto anche il Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli . << In questo 2021 ancora condizionato dal Covid, le parole magiche sono “naturale e locale” soprattutto nel turismo e nell’enogastronomia. Due comparti sempre più collegati>>

TASSE E VINO

La media delle tasse europee su una bottiglia da 5€ è il 36%, ma se costa 30€ l’incidenza del fisco scende al 23%, per fortuna in Italia è più bassa 22%

 

Marco Sabellico Oslo seminario Vini d'Italia del Gambero Rosso

Oslo-Norvegia-dove-le-tasse-sul-vino-raddoppiano-il-prezzo

di Donatella Cinelli Colombni

Come sempre la situazione non è uguale in tutti gli stati Europei e quindi troviamo i grandi Paesi produttori come Francia, Italia e Spagna che tengono le aliquote al 20- 22% di IVA.

 

IRLANDA E FINLANDIA DOVE LE TASSE SUL VINO RADDOPPIANO IL PREZZO

Le Nazioni più punitive sono l’Irlanda dove il fisco prende il 67% al prezzo di vendita di un vino fermo e il 110% di uno spumante. Nella lista dei cattivi segue la Finlandia dove le bottiglie di vini fermi fanno crescere il cartellino del 64%. In generale tutti i Paesi scandinavi e baltici, dove i problemi di alcolismo sono gravi, usano le tasse come deterrente al consumo e mettono aliquote, praticamente raddoppiando i prezzi.

 

UK-tasse-su-vino-al-52%-Brunello-Donatella-Cinelli-Colombini-Hedonism-Londra

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NEL REGNO UNITO TASSE SUL VINO AL 53% MA PER FORTUNA NIENTE V1-I

Non tanto generoso il governo di Sua Maestà con il 53% di tasse sul vino, non va dimenticato che la Gran Bretagna è un hub globale nel commercio enologico internazionale perché compra consuma e soprattutto vende in tutto il mondo e soprattutto in Asia. Per questo il settore dei Wine Merchants britannici chiedeva a gran voce di non introdurre il terribile V1-I, cioè le procedure obbligatorie per importare vini dall’Europa. Tale macchinoso sistema che avrebbe gravato il settore di 130 milioni di costi l’anno e comprende anche analisi di laboratorio, diventava obbligatorio a causa della brexit. Siccome il 90% del vino importato dai sudditi della Regina Elisabetta proviene dall’Europa la notizia che la famigerata V1-I non sarà introdotta ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti: cantine italiane e importatori britannici.

 

Carlo Cottarelli visto da vicino

Insieme a Mario Draghi è uno dei pochi italiani di prestigio internazionale. La speranza è che Cottarelli non si limiti a parlare ma si metta a lavorare alla ripresa del Paese

 

Carlo-Cottarelli-All'inferno-andata-e-ritorno

Carlo-Cottarelli-Michele-Taddei-All’inferno-andata-e-ritorno

di Donatella Cinelli Colombini

E’ nato a Cremona un anno dopo di me, si è laureato a Siena, come me. A quell’epoca l’Università della Città del Palio era un autentico vivaio di talenti, anche se non tutti riusciti bene. Infatti io sono diventata una zappaterra nelle vigne di Brunello e lui ha conseguito il master in Economia presso la London School of Economics poi è diventato direttore del Fondo Monetario Internazionale.

 

ALL’INFERNO E RITORNO DI CARLO COTTARELLI

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Carlo-Cottarelli-All’inferno-andata-e-ritorno-presentazione-a-Bagno-Vignoni

Con Mario Draghi, il Professor Cottarelli è fra i pochi italiani davvero autorevoli a livello mondiale. Le sue opinioni e le sue lezioni aprono gli occhi e la mente, per questo sono andata alla presentazione del suo libro “All’Inferno e Ritorno” (Feltrinelli, pp 156 € 15) in una caldissima serata di luglio, rinunciando ad assistere agli assaggi del futuro Brunello 2017. Ma ne è valsa la pena.

 

CARLO COTTARELLI A BAGNO VIGNONI

Cottarelli ha inaugurato il salotto letterario “ I colori del libro” 2021 a Bagno Vignoni, cuore della Valdorcia.
Devo ammettere che le mie attese su Cottarelli erano alte. Da lui ho capito i motivi del declino dell’Italia degli ultimi vent’anni e come non dipendano dall’Euro ma dal crollo della competitività delle produzioni italiane schiacciate dai costi di evasione fiscale, corruzione, burocrazia, malfunzionamento della giustizia …. Parole che risuonano come un ritornello fra gli obbiettivi di ogni politico ma che, in realtà, il potere italiano non vuole cambiare.
Nel suo nuovo libro “All’Inferno e Ritorno” Carlo Cottarelli parla del dopo covid. Il baratro del debito pubblico può essere anche un’opportunità costringendo il Paese a correggere gli errori del passato e tornare a crescere.

 

I MOTIVI DELLA CRISI ITALIANA E LA DIFFICOLTA’ AD USCIRNE

Intervistato da Michele Taddei il Professor Cottarelli parla della situazione attuale <<ci sono due criticità distinte, quella creata dal coronavirus è relativamente semplice da superare. Nessuna epidemia, nemmeno la spagnola che ha causato 40 milioni di vittime, è stata seguita da una crisi economica. Molto più complicato uscire dalla condizione che ha causato l’arresto nella crescita italiana negli ultimi 20 anni. Le nostre speranze sono legate al Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza>>. E indica le due cose su cui puntare: formazione e investimenti. Cioè quelli che hanno subito i tagli dalla fine del Novecento <<compromettendo il futuro delle nuove generazioni>>.

 

SOSTENIBILITA’ NEL VINO: IL BIO NON BASTA

Dagli incontri di Firenze organizzati dal Comune e dalle Donne del Vino in preparazione del G20-Agricoltura: sulla sostenibilità vetro leggero e meno energia

 

FIRENZE-PALAZZO-VECCHIO-DONNE-DE-VINO-IL-BIO-NON-BASTA

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“Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” dal 2 al 14 settembre nella Sala d’Arme del Comune di Firenze ospita un ciclo di incontri, dibattiti e degustazioni incorniciati dalla mostra personale della pittrice Elisabetta Rogai che, con la sua Enoarte dipinge con vino, creando un collegamento fra la cultura, di cui la capitale toscana è tanto ricca, con l’enologia punta di diamante dell’export made in Italy.
La mostra e gli incontri, formano il progetto con cui il Comune di Firenze e le Donne del Vino preparano il G20 dell’Agricoltura che, alla metà di settembre 2021, metterà a confronto i rappresentanti di 35 nazioni su sostenibilità e lotta alla fame.

 

LA VOCE DELLE DONNE DEL VINO SU “VINO, SOSTENIBILITA’ E ENERGIA”

<<L’incontro del 13 settembre è dedicato a “Vino, sostenibilità e energia” e ha preso in esame due aspetti importanti ma poco conosciuti dell’impatto ambientale del vino: il vetro leggero delle bottiglie e l’efficientamento energetico con il premio ENEA-Federesco>> ha spiegato la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
Ad aprire l’incontro l’Assessora Cecilia Del Re, in veste di padrona di casa, il Dirigente della Regione Toscana Gennaro Giliberti e il presidente di Proofirenze Massimo Manetti.
L’argomento è stato introdotto da Barbara Amoroso che ha guidato la conferenza <<gli imballaggi siano una delle voci più pesanti nell’impronta carbonica delle antine (32% in Champagne) mentre l’efficientamento energetico sia fra i must di chi progetta o ristruttura impianti produttivi>>.

 

Gioco di vino: gaming e gioco d’azzardo

La didattica del vino avviene anche attraverso il gioco e ora le scommesse: compri e, se vinci, ti arrivano bottiglie più care ma diverse da quelle scelte

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’uso della didattica giocosa è sempre più diffuso nel vino. Winelivery la App fondata da Andrea Antinori che consegna il vino a casa in 30 minuti a temperatura perfetta, propone video pop destinati a giovani appassionati che raccontano luoghi, vini e personaggi in modo colorato e divertente. Segue un quiz giocoso, ma non troppo, che permette di verificare l’apprendimento.

 

MONDODELVINO MUSEO – WINE EXPERIENCE

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E’ un esempio del wine gaming una forma di insegnamento-intrattenimento in grande espansione perché coinvolge il turista e accresce la sua attenzione per cui ricorderà molto di più e molto più a lungo le informazioni che ha ricevuto durante la visita. Mondodelvino Museo-WineExperience di Priocca d’Alba è basato proprio su questo approccio coinvolgente del viaggiatore che è sollecitato a annusare, assaggiare, guardare, ascoltare e toccare. Una concreta applicazione della tecnologia legata al gaming che tanto piace a Roberta Garibaldi, massimo esperto italiano di turismo enogastronomico.

 

GAMING NELLE CANTINE APERTE AL PUBBLICO

Ovviamente la didattica giocosa messa in pratica nelle cantine, dovrebbe svilupparsi con piccole esperienze vere e meno digitali. Una tattica che permette anche di diversificare la propria proposta turistica. In altre parole quanti giovani hanno toccato una vite imparando a “sfemminellare”? Quanti hanno fatto il pane con il lievito madre nella madia delle nonne per poi mangiarlo appena cotto accompagnato da un bel bicchiere di vino? Sono esperienze che emozionano e rimangono per sempre nella mente.

 

Alcol nel vino: quanto è aumentato

A Bordeaux il grado alcolico è salito di più. Quasi stabile la Borgogna mentre in California, Piemonte e Toscana la crescita dell’inizio del Duemila si è fermata

 

Screaming Eagle-CULT-wine-californiano

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Di Donatella Cinelli Colombini

Liv-Ex, il portale inglese che fornisce le quotazioni e vende i vini della fascia più alta del mercato, ha un portafoglio di dati senza eguali sulle eccellenze enoiche di tutto il mondo. Si tratta dei brand o delle cantine che tracciano la rotta per l’intero universo enoico. Essi permettono di fotografare quello che è avvenuto negli ultimi 30 anni e forse persino di prevedere cosa avverrà in futuro, visto che il campione esaminato è quello dei capofila in Bordeaux, Borgogna, Toscana, Piemonte e California.

 

QUANTO, DOVE E QUANDO IL GRADO ALCOLICO DEI VINI E’ AUMENTATO

Liv.Ex ha catalogato 35.000 bottiglie anche sulla base della gradazione e gli esiti sono stati commentati da WineNews.
Sull’innalzamento del grado alcolico ci sono conferme ma anche grosse sorprese. Infatti la scelta di portainnesti più fittonanti, la gestione della chioma delle viti, la quantità d’uva prodotta da ogni pianta, la coltivazione del suolo … così come i tempi di raccolta, possono aiutare a trovare un nuovo equilibrio nei vigneti e moderare la crescita dell’alcol nel vino.
Ma c’è chi c’è riuscito e chi no!

 

Borgogna

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I VINI DI BORDEAUX REGISTRANO I MAGGIORI AUMENTI DI GRADAZIONE E QUELLI DI BORGOGNA I MINIMI

Per quanto riguarda i rossi di Bordeaux è visibile una crescita delle gradazioni alcoliche da una media di 12,8 degli anni Novanta ai 13,4 nel primo decennio del Duemila, fino ai 13,7 gradi del periodo 2010-2020. A conti fatti a Bordeaux la crescita in trent’anni è di circa un grado e mezzo d’alcol. E’ la più alta di tutte.
Ha fatto molto meglio la Borgogna, dove nello stesso arco di 30 anni, la percentuale d’alcol non è salita. Era poco sopra i 13°Vol alla fine del Novecento e all’inizio del terzo millennio è leggermente scesa.

 

IN PIEMONTE E TOSCANA L’ALCOL CRESCE SOLO DI MEZZO GRADO

Il Piemonte è partito da 13,9 poi è salito a 14,3% d’alcol nel primo decennio del Duemila e fortunatamente si è poi stabilizzato.

Atteso un grande rimbalzo di vendite di vino nel 2021

Durante il Covid la percentuale di italiani che hanno fatto shopping in cantina è salita di 7 punti passando dal 54 al 61%. Ma le vendite dirette sono calate

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il rafforzamento del numero degli italiani che comprano direttamente nel luogo di produzione deriva dalla crescita del turismo del vino nostrano ma anche dall’aumento della percentuale di chi, durante il lockdown ha ordinato online alle cantine passando dal 29 al 36%. In termini di valore l’e-commerce diretto è aumentato del 74%. I dati provengono da “Vino e Spirits” 2021, primo report congiunto di Mediobanca, Sace e Ipsos.
E’ giusto ragionare su quest’ultimo dato ipotizzando che i wine lovers, impossibilitati a fare le consuete visite fra botti e vigneti, si siano approvvigionati usando internet. Ma una quota di questo aumento potrebbe derivare dall’ormai generalizzata abitudine all’acquisto online. C’è stato infatti un autentico boom nei portali specializzati con uno sbalorditivo + 435%.

 

PIU’ VISITATORI ITALIANI E PIU’ E-COMMERCE NELLE CANTINE TRICOLORI

Va inoltre tenuto presente il grande aumento dei wine club e dei carrelli nei siti delle cantine. Anch’io ho reintrodotto la vendita online dopo averta dovuta bruscamente interrompere, vent’anni fa, per le reazioni furibonde di importatori esteri e distributori italiani.

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Questa volta nessuno ha protestato. Forse è successo lo stesso nelle altre cantine che hanno serenamente intrapreso la via del commercio elettronico. I tempi sono maturi e ora tutti fanno e-commerce.
E’ quindi difficile dire se la crescita dei clienti online dalle cantine dipenda dal lockdown oppure all’incremento di offerta da parte delle imprese di produzione. Un dubbio che pone qualche interrogativo sulla tenuta futura di una simile attività.

 

I VISITATORI ITALIANI HANNO COMPRATO PIU’ ESPERIENZE

Va comunque detto che nonostante la crescita dei clienti italiani le vendite dirette delle cantine italiane si sono contratte per due motivi: la mancanza di turisti stranieri, tradizionalmente più disposti a fare grossi acquisti e la presenza consistente di visitatori meno esperti e quindi anche meno disposti a comprare bottiglie importanti. Turisti che, tuttavia, hanno comprato con entusiasmo le esperienze enoiche, spostando il business delle cantine dal punto vendita alla sala da degustazione, alla scuola di cucina oppure al trekking nei vigneti con pic-nic al tramonto.

 

Prosěk contro il Prosecco

Finirà come con il Tocai friulano-Tokaij ungherese? Ovviamente nessuno può togliere agli italiani il nome Prosecco ma escludiamo di autorizzare il Prosěk

 

Prosecco-contro-il-Prosěk-croato

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Di Donatella Cinelli Colombini

La Croazia, ha chiesto all’Unione Europea il riconoscimento della menzione tradizionale “Prosěk” e i produttori di Prosecco si sono arrabbiati chiedendo una ferma opposizione in sede politica. La vicenda assomiglia molto a quella che ha costretto i produttori di Tocai a chiamare il loro vino Friulano a causa dell’assonanza con il  Tokaij ungherese.  In questo caso le bollicine italiane hanno un nome simile a un vino fermo dolce ottenuto da uve rosse appassite che tradizionalmente si chiama Prosěk. Due vini che non hanno un gusto simile ma che dalla sola etichetta possono confondersi.

 

I MARCHI ITALIANI DEVONO ESSERE TUTELATI DALLE AUTORITA’ PUBBLICHE

La vicenda Tocai brucia ancora e il mondo del vino chiede al Ministro Stefano Patuanelli di mostrare i muscoli come fecero gli ungheresi 25 anni fa e difendere le cantine da cui provengono i 620 milioni di bottiglie prodotte dalle tre Do del Prosecco. Come ha spiegato Paolo Castelletti, Segretario Generale UIV, <<complessivamente il mercato dello sparkling tricolore più famoso nel mondo vale 2 miliardi di euro di fatturato annuo, di cui un miliardo all’estero (2020), l’equivalente del 16% sul totale export italiano>>.

Prosecco-contro-il-Prosěk-croato

Prosecco-contro-il-Prosěk-croato

E il giovane ingegner Patuanelli a capo del MIPAAF si è armato di coraggio ed è partito all’attacco. Accanto a lui si è schierato il coordinatore del Gruppo S&D alla Commissione Agricoltura del Parlamento Ue, Paolo De Castro, scrivendo una lettera al commissario all’Agricoltura Ue, Janusz Wojciechowski.

 

COME L’UE DIFENDE LE DENOMINAZIONI E I CONSUMATORI

In linea di principio il Prosecco dovrebbe essere al sicuro perchè la normativa europea appare chiara nel vietare il riconoscimento di nomi o menzioni tradizionali – come appunto ‘Prosek’ – nel caso esistano Dop/Igp con cui il consumatore potrebbe confonderle. Quindi le leggi esistenti difendono il consumatore contro quei nomi che potrebbero indurlo in errore circa la natura, la qualità o la vera origine dei prodotti. In maniera indiretta difendono quindi anche i brand e le denominazioni esistenti. <<Il Prosecco italiano dovrebbe avere le carte in regola per potersi difendere visto che con la revisione dei disciplinari del 2009 fu introdotto nell’area Doc anche il paesino di Prosecco in provincia di Trieste e quindi la denominazione è anche un nome geografico>> ha scritto Giorgio dell’Orefice del Sole 24 Ore.

 

Jancis Robinson ha venduto il suo sito

L’acquirente è Recurrent Ventures una grande società di media – digitali con sede a Miami. Jancis Robinson resta come capo redattore e vuole crescere

 

Jancis-Robinson-MW-ha-venduto-il-suo-sito-jancisrobinson.com

Jancis-Robinson-MW-ha-venduto-il-suo-sito-jancisrobinson.com

di Donatella Cinelli Colombini

Sarò romantica e quindi la notizia mi è dispiaciuta. Per me la più celebre Master of Wine Jancis Robinson è un mito di coraggio, intraprendenza, talento. E’ un esempio da imitare, sotto ogni aspetto, persino nell’eleganza dei modi.
Ho di lei un’immagine così colossale che quando mi sono trovata al suo tavolo durante una cena a Verona (io credevo di finire nell’ultimo posto vicino ai bagni e invece trovo il mio nome sul tavolo 2 con i super vip) mi tremavano le mani e non riuscivo a dire qualcosa di sensato nè in italiano e tanto meno in inglese. Ho rimpianto quella occasione per mesi ma, a volte, l’emozione fa brutti scherzi e io sono molto più timida di quanto non sembri.

 

JANCIS ROBINSON LA PIU’ CELEBRE MASTER OF WINE E’ ANCHE FORTISSIMA ON LINE

Jancis Robinson unisce una cultura sterminata sul vino a una grande libertà di pensiero per cui è stata fra i primi ad abbracciare il digitale creando un sito nel 2000 come editore indipendente. Oggi jancisrobinson.com contiene 200.000 recensioni di vini e usufruisce di 15 redattori di cui la metà sono Master of Wine e altri sono del calibro di Walter Speller che ogni anno viene a Montalcino per degustare il Brunello. Jancisrobinson.com ha abbonati in 82 Paesi del mondo e fornisce guide complete gratuite alle regioni vinicole, ai vitigni e alle annate.

Jancis Robinson è forte anche in Instagram con più di 79.000 followers ed è considerata fra i 10 wine influencer più potenti del mondo. Il peso dei giudizi di Jancis Robinson dipende dalla competenza sua e dei suoi collaboratori ma anche da un’assoluta onestà e impermeabilità ad ogni lusinga economica o professionale. Da sola ha sfidato Robert Parker quando Wine Advocate dominava la comunicazione e il mercato del vino. Lei lavorava sulla diversità dei terroir e i vitigni autoctoni mentre Parker puntava sulla potenza, il legno e una sola scala di valori.

 

Cosa c’è di nuovo nel turismo enogastronomico?

La prossimità si allarga a 800 km, meno repeaters e più esploratori, visite con degustazione più care ma anche più richieste, forte legame online da casa

 

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Cosa-c’è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-Fattoria-del-Colle-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

La prima considerazione è negativa: i tempi del ritorno alla normalità si allungano. Il settore “aviation” prevede un completo recupero nel 2024 ma comincia a serpeggiare il timore di varianti del virus covid capaci di resistere ai vaccini e creare una nuova crisi. La variante Epsilon che resiste agli anticorpi generati dal vaccino e da una precedente infezione è la prima ma forse non la sola a suscitare il timore di una nuova ondata pandemica.

 

71% ATTRATTI DAI PIACERI ENOGASTRONOMICI

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Cosa-c’è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-Roberta-Garibaldi

La considerazione positiva riguarda invece la tenuta del turismo enogastronomico. Secondo Roberta Garibaldi, il 71% delle persone sceglie la meta del viaggio tenendo conto dell’attrattiva golosa (era il 59% solo nel 2019) rivelando un incremento del bisogno di benessere anche psicofisico. In altre parole la filosofia proibizionista di stampo anglosassone sembra spazzata via dall’approccio più liberista che ha in David Khayat e nel suo “Arrêtez de vous priver !” i cardini scientifici e culturali. Dopo mesi di lockdown e di ingrassamento domestico causato dalla scarsa capacità ai fornelli della stragrande maggioranza degli smart workers, l’idea di escursioni in zone verdi, dove concedersi assaggi di grandi vini e cucina tradizionale … appare come una cura antidepressiva.

 

TURISTI DEL VINO 2021: MENO REPETEARS E PIU’ ESPLORATORI

Nel 2021 i turisti delle cantine e dei territori del vino sono cambiati pur rimanendo prevalentemente italiani: se lo scorso anno fu quello dei repeaters cioè dei viaggiatori che tornavano nei luoghi in cui erano già stati perchè la familiarità dava loro anche un senso di sicurezza, quest’anno domina il bisogno di cambiamento e di azione.

 

La tragedia dell’Afghanistan e gli gnavi di Dante

A Kabul le donne sono costrette a rimettere il burqa diventando fantasmi, oggetti da usare. Non rimaniamo indifferenti e accogliamo i profughi dell’ Afghanistan 

 

Afghanistan-Buddha-di-Bamiiyan-distrutti-dai-talebani

Afghanistan-Buddha-di-Bamiiyan-distrutti-dai-talebani

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Non ti curar di lor ma guarda e passa>> perifrasi popolare al verso di Dante << Non ragioniam di lor, ma guarda e passa>> (Inf. III, 51). Potrebbe essere quello che intende fare il Presidente Biden di fronte alla tragedia dell’Afghanistan. Ma la frase ha un significato diverso, indica la necessità di lasciar perdere le bassezze del genere umano cioè gli “gnavi” dell’inferno dantesco cioè quelli che non hanno il coraggio di schierarsi e difendere le proprie idee.
Viene da pensare che in questa circostanza lo gnavo, quello che non ha dimostrato abbastanza coraggio, sia proprio Joe Biden che ha dato la colpa della decisone al suo predecessore e, di fronte al disastro umanitario che si andava profilando, con la partenza dell’esercito USA dall’Afghanistan, non ha voluto cercare un paracadute.

 

L’AFGHANISTAN, I TALEBANI LA CULTURA E L’OPPIO

Afghanistan-donne-con-burqa

Afghanistan-donne-con-burqa

Sono stata in Afghanistan solo una volta oltre quarant’anni fa e ricordo che il Paese era molto povero. Io avevo preso una sorta di dissenteria in India e viaggiavo distesa sull’ultimo sedile del pulmino. Andammo a vedere i Buddha di Bamiyan che i Talebani distrussero nel 2001. Si trattava di enormi statue, le più grandi del mondo, di cui una risalente a 1800 anni fa. Distavano oltre 200 Km da Kabul ma per arrivarci si impiegava tutto un giorno, su un percorso fra le montagne lungo un fiumiciattolo che, nel corso di milioni di anni, aveva scavato delle gole simili al Grand Canyon. Bellissimo ma molto disagiato. C’erano villaggetti semiabbandonati in terra battuta con poche pecore dal vello colorato, presumibilmente per riconoscerne la proprietà. In compenso il rifugio dove dormimmo, per terra e tutti in una stanza, traboccava di “figli dei fiori” attratti dalloppio e la cannabis di cui l’Afghanistan è uno dei maggiori produttori mondiali.
Trasformare il sentiero che ho percorso io nel 1975 in una strada moderna, era uno degli obiettivi della cooperazione italiana. Un progetto che andava avanti faticosamente anche a causa degli attacchi dei predoni.
Ora va in fumo. E’ stato tutto inutile.
Quello che sta succedendo alle donne afgane e a tutti quelli che si occupavano di cultura, comunicazione, diritti umani …. è spaventoso.
Qui di seguito riporto l’appello della regista Sahraa Karimi affinché sia fatto ogni sforzo per difendere i più deboli e le donne. Loro dovranno rimettere il burqa diventando fantasmi neri, oggetti da usare. Esseri che lavorano, fanno figli ma non hanno diritto a studiare, a curarsi, a innamorarsi….

 

Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio

Le Donne del Vino protagoniste di un programma di 14 giorni in collaborazione con il Comune di Firenze e la pittrice Elisabetta Rogai per il G20 dell’agricoltura

 

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Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-e-Massimo-Giletti-in-preparazione-del-G20

di Donatella Cinelli Colombini

Incontri, dibattiti, performance di pittura dal vivo, enoarte, degustazioni … formano un fitto programma che declina il vino in tutte le forme, stimola la riflessione e porta esempi concreti capaci di aprire strade verso il futuro dell’enologia e dell’agricoltura tutta.

 

G 20 DELL’AGRICOLTURA FIRENZE 2021

Quest’anno il G20 Agricoltura avrà luogo a Firenze alla metà di settembre e il Comune ha concesso uno degli spazi più belli di Palazzo Vecchio, la Sala d’Arme, alle Donne del Vino per organizzarvi un progetto di incontri, dibattiti, degustazioni dedicati ai temi del forum internazionale: la resilienza, la sostenibilità e il contrasto della fame nel mondo.

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Il progetto impegnativo che trova nella mostra delle opere della pittrice Elisabetta Rogai una cornice raffinata, toscanissima e perfettamente aderente al tema. Infatti, la Rogai, è un’artista di fama internazionale, che usa il vino per dipingere. La sua tecnica assolutamente originale, celebra proprio quest’anno il suo decennale e si chiama “Enoarte”. Proprio dal rapporto di stima e amicizia che mi lega, da quasi vent’anni, ad Elisabetta Rogai, nasce l’unione di volontà che ha reso possibile la collaborazione fra Comune di Firenze, Donne del Vino e lei per il progetto “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio”.

 

ELISABETTA ROGAI E L’ENOARTE

Quello di Elisabetta Rogai è un dipingere “di vino” di cui l’artista offre una pratica dimostrazione nelle performance live. Le tele di Elisabetta Rogai aggiungono un tocco di creatività e femminilità al programma di incontri organizzati dalle Donne del Vino in collaborazione con il Comune, per i 14 giorni – dal 2 al 15 settembre 2021- Una preparazione al G20 sull’Agricoltura a cui prendono parte 35 delegazioni estere con i 70 componenti.

 

Basta con i non luoghi del vino

Non luoghi del vino, eventi fuori contesto e vini senza patria …. Sono questi alcuni esempi della perdita di identità che va contrastata con forza

Non-luoghi-del-vino

Non-luoghi-del-vino

di Donatella Cinelli Colombini

Dopo i lungi mesi di divieto agli spostamenti, le mascherine, i limiti alle riunioni in presenza…. cominciano le inaugurazioni delle nuove cantine. Tante, tante ma proprio tante in ogni parte d’Italia. Due a Montepulciano nella stessa settimana: Bindella Tenuta Vallocaia e Fattoria Svetoni. Ma gli investimenti nel vino continuano ovunque in Italia e basta viaggiare nel Barolo come sull’Etna per vedere le gru spuntare fra i vigneti. Segno positivo, di fiducia e ripartenza che tuttavia deve tradursi anche in salvaguardia dell’identità locale dei territori.
Solo i progetti dei più grandi architetti possono permettersi di ignorare la cultura locale. Esattamente come, a mio avviso, solo gli chef di enorme talento, possono permettersi di creare mettendo da parte le materie prime e le tradizioni del posto. Entrambi producono delle realizzazioni originali, uniche, dove il genio umano si esprime in libertà.
In tutti gli altri casi il rispetto dell’identità locale è un must.

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I NON LUOGHI DEL VINO

I non luoghi sono quelle strutture che potrebbero essere ovunque nel mondo: svincoli autostradali, ospedali, supermercati …. In alcuni casi il loro carattere standardizzato dipende da esigenze tecniche come la necessità di spostare i malati con il loro letto, oppure di consentire il rifornimento dei reparti di vendita. Per questo non possiamo aspettarci che le tinaie o le bottaie delle cantine divergano molto le une dalle altre. Tuttavia l’aspetto esterno degli edifici può rispettare il paesaggio e la cultura locale.
Il punto vendita e la sala da degustazione sono le zone della cantina con meno esigenze tecniche e quelli in cui il produttore può maggiormente rappresentare la sua storia e dove l’identità locale andrebbe più rispettata.
Invece succede il contrario.

Troppi vini da 90 punti e troppo pochi da 100

C’è un autentico affollamento di vini con punteggi di 90 centesimi o poco sopra mentre sono pochissimi i rating di 100 centesimi. Vi spiego perché

 

Casanova-di-Neri-Giacomo-Neri- vino con- rating-di-100-centesimi

Casanova-di-Neri-Giacomo-Neri- vino con- rating-di-100-centesimi

di Donatella Cinelli Colombini

Come spesso avviene la riflessione parte dalla lettura di un articolo intrigante su WineSearcher. Anche il titolo è intrigante <<Why arent there more 100 point wines>>. Perché i vini con 100 punti sono pochi? La risposta che mi viene spontanea è <<perché se fossero tanti questi riconoscimenti non varrebbe niente>> e ve lo dice una che lo sogna davvero.

 

100 CENTESIMI, UN PREMIO PER POCHI VINI COME TUTTI I PREMI IMPORTANTI

Tutti i premi importanti hanno pochissimi vincitori, basta pensare al Nobel oppure all’Oscar. Quando ho visitato il museo di Charlie Chaplin a Ginevra, ho notato che le gambe delle statuette erano abrase per essere state prese in mano tante e tante volte. Evidentemente anche una super star come Charlot li ostentava spesso.
Quindi non deve stupire se il numero dei vini insigniti con 100/100 è basso. Ma il ragionamento è più articolato e più intrigante.

 

Gaja Barolo-Sperss-2016-Robert-Parker 100-centesimi

Gaja Barolo-Sperss-2016-Robert-Parker 100-centesimi

CI SONO MOLTISSIMI VINI CON RATINGS DI 90 CENTESIMI O POCO OLTRE

La prima questione riguarda l’uso di scale di misura diverse. Perché la Michelin ha un sistema di stelle che arriva solo a tre?
Poi c’è l’affollamento dei 90 centesimi che è stato notato dal wine blogger britannico Jamie Goode. In pratica l’innalzamento qualitativo del vino in ogni parte del mondo ha causato una spinta verso l’alto dei giudizi.
Anche la commissione tecnica che valuta le vendemmie del Brunello fa sempre più fatica a tenere le valutazioni sotto il massimo di 5 stelle perché i campioni perfetti sono ogni anno più numerosi.
Va comunque considerato che i super buyer, come i monopoli canadesi, prendono in considerazione solo i vini sopra i 90/100 da parte della grande stampa del vino internazionale per cui arrivare a quel punteggio è indispensabile per fare buoni affari ed è l’aspirazione di tutte le cantine.
Io ho 9 vini sopra i 90/100 e vi assicuro che per una piccola cantina, come la mia, è un grandissimo risultato.

 

Greenpass chi si avvantaggia e chi ci rimette

Tutti volevano il greenpass ma ora lo accettano solo se non li riguarda. Cresce il dissenso e il rischio di farlo diventare inefficace e persino dannoso

 

greenpass-chi-si-avvantaggia-e-chi-ci-rimette

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di Donatella Cinelli Colombini

Sono vaccinata ed ho il greenpass dall’inizio di luglio. Sono fra gli over 60 che hanno una probabilità di morire di covid del 2,8% ed il pensiero di finire in rianimazione oppure sotto il casco dell’ossigeno mi terrorizza. Molti dei miei amici “covidati” stanno male o hanno problemi seri. Il vaccino non mi ha dato alcuna reazione e spero di avere una protezione, almeno parziale, contro il coronavirus.
Non tutti la pensano come me.

 

IN ITALIA 4,5 MILIONI DI OVER 50 NON VACCINATI E SONO SENZA GREENPASS

Avere in Italia, 4 milioni e mezzo di ultracinquantenni non vaccinati e solo il 58% della popolazione vaccinata fa presagire il terzo inverno difficile. Il virus è ormai diffusissimo. In Provincia di Siena abbiamo avuto 5.000 casi nel 2020 e 10.000 nel 2021 che non è ancora finito. Per non parlare delle varianti: più persone si contagiano e più è possibile l’evoluzione del virus in una versione resistente ai vaccini. E se consideriamo che meno di un terzo della popolazione del pianeta è stata vaccinata c’è de preoccuparsi.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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