Vino, studi, news, gossip

Intelligenza artificiale per riconoscere la maturità dell’uva

Il progetto Smart Grape porta l’intelligenza artificiale nel vigneto per decidere il giorno della vendemmia ma anche per rendere più sostenibile la coltivazione

 

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Maturità-e-qualità-dell’uva-valutate-con il-progetto-smart-grape

di Donatella Cinelli Colombini

Quando creai la mia nuova azienda, nel 1998 e negli anni successivi, la data della vendemmia veniva decisa in base alle analisi di laboratorio. Ogni settimana venivano prelevati acini negli stessi punti dei vigneti e sui due lati delle spalliere delle viti.  Tutti avevamo imparato la doppia curva della maturità dell’uva: i polifenoli e l’alcol che salivano e l’acidità che scendeva. Io stessa avevo assistito alle lezioni di Yves Glorie, all’Università di Bordeaux imparando a scegliere il giorno della raccolta senza troppa paura della surmaturazione.

 

VALUTAZIONE TRADIZIONALE DELL’UVA CON ASSAGGIO E ANALISI DI LABORATORIO

L'intelligenza-artificiale-al-servizio-dell'ambiente-e-della-qualità-del-vino-progetto-Smart-Grape

L’intelligenza-artificiale-al-servizio-dell’ambiente-e-della-qualità-del-vino-progetto-Smart-Grape

Nel 2010 arrivò al Casato Prime Donne di Montalcino, una nuova consulente, l’enologa Valerie Lavigne forte della collaborazione con un altro guru del vino francese, Denis Dubourdieu, e ci disse <<basta analisi, tornate ad assaggiare l’uva con la bocca>> e noi la seguivamo su e giù per le vigne masticando acini d’uva.

In realtà servono sia le analisi che l’assaggio. Il Consorzio del Brunello ha dato un aiuto decisivo alle cantine effettuando l’analisi di laboratorio sui valori tecnologici e polifenolici dell’uva di Sangiovese, tutte le settimane, dalla fine di agosto alla fine della vendemmia. Il campionamento avviene in tutti i versanti della collina di Montalcino e, insieme alle centraline meteorologiche e ai dati di ogni azienda, permettono di vendemmiare scegliendo le date con grande precisione.

 

PROGETTO SMART GRAPE CON SPETTROSCOPIA METEOROLOGIA E HARDWARE

Io rimango convinta che la cosa decisiva è l’osservazione e l’assaggio dell’uva e per questo ho guardato con un certo scetticismo la notizia, diffusa da WineNews sul progetto “Smart Grape” dell’istituto di ricerca Fraunhofer di Monaco di Baviera, che in pratica mette in campo l’intelligenza artificiale e la spettroscopia ad infrarossi per determinare la qualità e la maturità dell’uva.

Monte dei Ragni una cantina che fa riflettere

Hanno intitolato i video su Zeno Zignoli la “la coscienza di Zeno” e la sua cantina Monte dei Ragni è la realtà produttiva più singolare della Valpolicella

 

Amarone-Monte-dei-Ragni

Amarone-Monte-dei-Ragni

di Donatella Cinelli Colombini

Mi hanno parlato di lui degli amici produttori veronesi dicendo <<i vini sono molto cari, vai li per comprarli ma non sai se te li vende, perché se non gli piaci ti manda via>>. Un racconto che mi ha incuriosito ed ho scoperto un poeta innamorato nella terra che qui vorrei presentarvi.

 

MONTE DEI RAGNI A FUMANE

Monte dei Ragni è nel comune di Fumane, in Veneto, il podere è coltivato dalla famiglia Ragno, quella della moglie di Zeno Zignoli, da cinque generazioni.
I 7 ettari di vigne con la tipica sistemazione a pergola semplice sono inframmezzati dai tradizionali muretti a secco, gli olivi e i ciliegi come all’epoca dei nonni. Per arrivare all’azienda si percorre una stradina fra due muri di pietre, nella località Marega, un borgo del 1450 nato come guarnigione militare.

 

UN CAVALLO NELLA VIGNA E TANTA MANUALITA’ IN CANTINA

La coltivazione della vite ha origini antichissime e in questa fascia pedecollinare offre il meglio di sé. I vigneti contengono varietà autoctone e sono coltivati con una cura da contadini ottocenteschi. <<Se viene più buono vale la pena>> e nelle foto vediamo Zeno, con il cavallo per la lavorazione dei campi.
Una propensione alla tradizione che, in cantina, si traduce in una manualità totale. L’uva per l’appassimento che serve per l’Amarone è scelta nella vigna grappolo per grappolo e poi messa ad appassire sulle reti metalliche verticali, ancora una volta, appendendola grappolo per grappolo. Una filosofia che Zeno Zignoli spiega come una scelta di vita <<bisognerebbe fare una distinzione fra le cose costose e le cose care. Le cose costose hanno dei costi alle spalle>> intendendo la manualità dei suoi processi produttivi <<mentre le cose care sono vendute al più alto prezzo possibile>> con un esplico riferimento alle azioni di marketing e comunicazione che fanno lievitare i cartellini anche senza un vero valore intrinseco dei prodotti. E alla fine esce il cuore di questa idea della vita e del lavoro <<la terra va meritata, il vino va meritato ……. E vale la pena farlo se poi il risultato è interessante>>.

 

Ryanair e Prosecco

Un’alleanza che promette diventa un banco di prova per rilanciare il turismo puntando su voli low cost e attrattive enogastronomiche

 

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Alleanza-Ryanair-Treviso-Prosecco-per-rilanciare-il-turismo-in-Veneto

di Donatella Cinelli Colombini

Se funziona, e tutti ci auguriamo di si, dimostrerà che il vino è davvero il locomotore della ripresa turistica italiana specialmente nelle zone interne e nei mesi di bassa stagione.
L’alleanza Ryanair e Prosecco punta a usare la comunicazione online su arte, gastronomia, shopping sport all’aria aperta e naturalmente vino, per far ripartire i flussi diretti a Treviso e territorio circostante. Il progetto inizia a settembre e durerà fino alla fine di novembre, coinvolgendo 11 Paesi: Italia, Francia, Belgio, Spagna, Irlanda, Regno Unito, Germania, Israele, Polonia, Danimarca e Lettonia.

 

PROSECCO RYANAIR PER RILANCIARE IL TURISMO IN VENETO

La strategia di marketing per portare in Veneto i turisti passa attraverso allettanti “call to action”, contenuti, e-mail e link a pagine dedicate a Treviso e dintorni, compresi articoli nella piattaforma “Try Somewhere New” collegata al sito di Ryanair che ha oltre 600 milioni di visite all’anno. Un articolato meccanismo di comunicazione social e tradizionale che può contare su uno sterminato database di clienti a cui verrà proposto di prenotare volo e soggiorno in un territorio ricco di cultura e piaceri enogastronomici con il Prosecco come “testimonial” di fama mondiale.

 

VINO, GASTRONOMIA, CULTURA, SPORT ALL’ARIA APERTA COME PROPOSTA AI VIAGGIATORI DI 11 PAESI

La collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Treviso, il Consorzio di tutela del Prosecco DOC e Rayanair punta sull’aeroporto Antonio Canova che, prima del Covid, aveva un transito di 3,2 milioni di viaggiatori e ora è quasi deserto.
Tuttavia, il progetto, non riguarda solo il comune trevigiano bensì ha l’ambizione di riattivare i flussi autunnali su tutte le 9 provincie della denominazione Prosecco: dalle Dolomiti, all’Alto Adriatico dal Carso ai Colli Euganei.

Thank you Matthew

Un ricordo affettuoso e grato di Matthew Cooper uomo di grande umanità e immensa competenza sul vino, che ci ha lasciato a soli 58 anni

 

Matthew-Cooper

Matthew-Cooper

di Donatella Cinelli Colombini

E’ morto a Bermuda dopo essere stato investito mentre andava in bicicletta. La gravità del trauma cranico ha reso impossibile il suo trasporto in un ospedale nel continente americano. E’ morto la settima scorsa senza riprendersi con al suo capezzale i suoi familiari.

 

MATTHEW COOPER  UN SUPER ESPERTO DI VINO SORRIDENTE

Matthew Cooper, era il responsabile degli acquisti del nostro importatore UK Ellis Wines da circa 25 anni.
Prima del Covid lo incontravamo almeno una volta l’anno e apprezzavamo la sua competenza enciclopedica sul vino, la sua voglia di scoprire cose nuove, ma anche la sua gentilezza sorridente e il suo entusiasmo e la sua ironia. Era sempre un piacere fargli assaggiare le nuove annate e sentire i suoi commenti <<complimenti state facendo sempre meglio>>. Non scriveva molto ma i suoi messaggi erano sempre gentili. Questo è l’ultimo del maggio 2020 <<… I’m glad that you are all healthy and surviving the crisis. Send my best wishes to all and we hope to see you sometime soon!..>>.

Contenitore termico per spedire il vino

Come difendere il vino spedito a casa dal troppo caldo o dal troppo freddo? Con il contenitore termico di Perbacco Wine Box i danneggiamenti termici finiscono

 

PerBacco-Wine-Box-contenitore-termico-per-spedire-il-vino

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Di Donatella Cinelli Colombini

Vino e olio sono naturali e delicati. Trattarli con cura, anche durante il trasporto è indispensabile, per questo spedire il vino in estate e soprattutto spedire l’olio anche in inverno è spesso problematico. Le temperature estreme, che ormai caratterizzano i mesi da giugno a settembre, possono compromettere l’integrità del vino, far trasudare i tappi e persino stappare le bottiglie.

 

LE SPEDIZIONI DI VINO ESTIVE O INVERNALI SONO SEMPRE PROBLEMATICHE

E’ un problema che riguarda chiunque sia alle prese con le spedizioni: sia i winelovers appassionati di shopping on line che i grandi importatori.
Per questo molti buyer americani o asiatici evitano di mettere il vino sulle navi quando è molto caldo o troppo freddo. I containers termoregolati costano e non sempre funzionano. Molte cantine si difendono contro i rischi del trasporto mettendo dei rilevatori che trasmettono le temperature e segnalano quando salgono o scendono troppo.

 

DANNI DA SBALZI TERMICI: RIGUARDANO LE GRANDI E LE PICCOLE SPEDIZIONI

Comunque i “danni da trasporto” sono più frequenti di quanto si immagini. Anche noi abbiamo avuto recentemente una spedizione in Asia con tracce evidenti di danni da caldo: collarini macchiati di vino, tappi parzialmente sollevati. L’importatore diceva di aver usato tutte le accortezze durante il trasporto, ma era evidente il contrario. In questi casi l’unico modo per tenersi il buyer è sostituirgli il vino e evitare la ricerca delle colpe.
Purtroppo basta un paio di giorni a temperature altissime e il vino si rovina. Non è solo la confezione ad alterarsi ma soprattutto il profumo che diventa ossidato e il sapore che risulta precocemente invecchiato.
In mare, i container termoregolati vengono messi sull’esterno della nave e basta un guasto per fare un disastro. Un problema che, tuttavia può avvenire anche nelle normali spedizioni se i magazzini non sono climatizzati e i furgoni per il trasporto viaggiano di giorno e sono posteggiati al sole.

 

Sempre più vino nei calici delle donne

Storico sorpasso in Italia: i bevitori abituali di vino sono al 55% donne. Indagine Wine Intelligence per UIV presentata a Vinitaly special edition

 

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

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di Donatella Cinelli Colombini

Il 55% dei consumatori di vino italiani sono donne. L’indagine di Wine Intelligence per Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona da Pierpaolo Penco durante Vinitaly Special Edition.  Il dato è arrivato inaspettato perchè il mercato italiano era considerato da sempre una roccaforte maschile ma conferma una tendenza mondiale.

Chi beve vino in USA è laureato, guadagna bene, è donna e ha oltre 34 anni. I giovani USA e cinesi trovano i vino difficile e preferiscono cocktail e superalcolici.
La birra è la bevanda alcolica preferita in USA ma i laureati e chi guadagna molto scelgono il vino.

Gallup fotografa i consumatori statunitensi che negli ultimi 25 anni sono decisamente cambiati: nel 1996 il 47% preferiva bere bionde spumeggianti e il 27% in vino, verso il 2011 le percentuali erano quasi appaiate ma ora la forbice si è allargata di nuovo: 39% per la birra e 31% per il nettare di bacco.

 

I CONSUMATORI USA BEVONO MENO DI PRIMA

Gli americani bevono meno del passato. Ogni settimana consumano in media 3,6 “drink”,  valore più basso dal 2003.

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Guardando dentro il segmento dei consumatori di vino troviamo un grande cambiamento: le donne. Fra chi dichiara di preferire i calici rossi e bianchi  troviamo il 49% del gentil sesso (49%) mentre fra i supporter della birra il 53% è maschio.

Complessivamente, sono bevitrici il 57% delle donne e il 63% degli uomini.

 

GLI UOMINI USA PREFRSICONO LA BIRRA E LE DONNE IL VINO

Il vino è preferito dai laureati (41%) e da chi guadagna bene. Anzi via via che la fascia di reddito sale la predilezione per il vino cresce fino al 38% di preferenza di chi mette in tasca oltre 100.000$ all’anno.

Il vino è scelto soprattutto da chi ha oltre 55 anni (42%) mentre le percentuali scendono (28%) nella fascia intermedia e quasi crollano (22%) fra chi ha fra 18 e 34 anni. Una circostanza che fa temere il peggio per i consumi futuri.

 

 

Sting produttore di vino in Toscana

Fa il giro del mondo, la buffa storia dell’acquisto de Il Palagio da parte di Sting. Il cantante dei Police scambia il Barolo per Chianti e diventa vignaiolo

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Il-Palagio-splendida-tenuta-di-Sting-in-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Le motivazioni che spingono un produttore a impegnarsi nella produzione di un grande vino sono le più diverse: il bisogno di onorare la tradizione di famiglia, l’istinto competitivo, l’ambizione … ma in certi casi si tratta davvero di ragioni strane e persino imprevedibili come nel caso del cantante Sting e della moglie Trudie Styler.

IL RACCONTO DELL’ACQUISTO DE IL PALAGIO DA PARTE DI STING

La storia è raccontata in un’intervista a “Sette”, magazine del “Corriere della Sera” e riguarda un episodio avvenuto 25 anni fa quando i due acquistarono la tenuta “Il Palagio”, allora in stato di grande abbandono, dal Duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente. Sting ha raccontato che Velluti Zati gli servì dell’ottimo Barolo da una caraffa dicendogli che era ottenuto dai vigneti della tenuta e convincendolo a comprarli.

Purtroppo però, negli anni successivi le uve de Il Palagio davano vini molto mediocri e il cantante si rese conto di essere stato raggirato. Decise quindi di vendicarsi e, con l’aiuto del suo enologo Riccardo Cotarella, si mise a lavoro per produrre un grande vino. Questo per dimostrare al vecchio proprietario della tenuta che era stato lui a sbagliarsi perché quella terra aveva una vocazione enologica che  non aveva visto.
Sting e Trudie sono riusciti a creare gioielli enologici a Il Palagio e, nel 2016, il loro vino “Sister Moon” un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet fu incluso nella lista dei 100 migliori vini italiani.

STING SCAMBIA IL BAROLO COL CHIANTI

Il racconto di Sting ha fatto il giro del mondo ed ha suscitato le ire della famiglia del defunto Simone Velluti Zati che si è sentita infangata.

Chef italiani nel mondo

Dalle osterie agli stellati tanti chef italiani all’estero. Alcuni sono “brand” e hanno catene di ristoranti col loro nome, altri sono solo bravissimi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Quelli di cui tutti parlano sono Don Alfonso a Toronto, che è nel podio dei migliori ristoranti italiani nel mondo e 8½ di Umberto Bombana che dopo il primo locale tristellato Michelin di Hong Kong ha aperto a Shanghai e a Macao. Lo chef bergamasco, cresciuto professionalmente all’ombra dei Santin, è alla guida di una vera galassia di locali in Asia con sei ristoranti di cui l’ultimo è un piccolo locale cantonese nel cuore di Hong Kong <<il mio personale omaggio alla cucina cantonese>> ha dichiarato Umberto a “Panbianco Magazine Wine & Food” <<la dimostrazione che anche in un ristorante cinese posso esprimere la mia italianità>>.

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IL PRIMO STELLATO ITALIANO A ESPATRIARE E’ STATA L’ENOTECA PINCHIORRI

Tuttavia il pioniere fra gli stellati “da esportazione” è stata l’Enoteca Pinchiorri che aprì a Tokyo nel 1992 e poi in altre città del Giappone fino al locale di Nagoya del 2008. Annie Féolde e Giorgio Pinchiorri hanno un ristorante anche a Dubai, città dove lavora anche la mia amica Beatrice Segoni, la chef che preparò il pranzo di nozze di Violante ed Enrico.
Ovviamente l’Asia è un terreno fertile per i nostri migliori talenti dei fornelli, perché la qualità delle materie prime italiane e la reputazione della nostra gastronomia, sono forti. Vediamo infatti come Enrico Bartolini sta per bissare a Honk Kong con due locali improntati alla tradizione italiana. La famiglia Carea ha portato il brand “Da Vittorio” a Shanghai ottenendo subito alle due stelle Michelin, come (del resto) nel suo locale di St.Moritz. E siccome l’appetito vien mangiando i formidabili Carea stanno per aprire a Macao e un bistrot dentro il museo di arte contemporanea di Shanghai.

Ciao Alessandro

Si è spento improvvisamente e inaspettatamente Alessandro Bonelli, Presidente dell’Union Européenne des Gourmets di Siena e della Toscana

 

Alessandro-Bonelli

Alessandro-Bonelli

Un amico e una persona gentile e di grande sensibilità, un senese appassionato, attaccato alla sua terra e sempre pronto a dare il suo contributo per far emergere Siena e la sua gente. Per anni ha seguito la Mens Sana Basket realizzando telecronache avvincenti. Una passione che lo ha portato, proprio pochi giorni fa a essere eletto presidente dell’associazione Io Tifo Mens Sana.

 

ALESSANDRO BONELLI E L’UNION EUROPEENNE DES GOURMETS

Negli ultimi due anni confesso di essermi un po’ allontanata da lui e dai Gourmet a causa dei miei impegni lavorativi e associativi ma anche per un paio di piccole circostanze fastidiose. Prima la nostra collaborazione era stata forte e aveva dato slancio alla delegazione senese dei Gourmets con degustazioni e viaggi memorabili come quello alle vigne e alla cantina di Sassicaia, da Umani Ronchi oppure al Carapace degli amici Lunelli e dai Lungarotti onorati di pranzare con la signora Maria Grazia o al Castello della Sala per essere ricevuti da Renzo Cotarella in una delle sale medievali più belle.

 

TOP WINE FOR THANKSGIVING 2021

Offerta ottobre: 6 bottiglie di Brunello 2015 Riserva cinque stelle. Un grande vino per festeggiare l’autunno con gli amici e il tacchino arrosto di Thanksgiving

 

Offerta-Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini-con-wineskin

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Il Brunello di Montalcino 2015 Riserva è un rosso da lungo invecchiamento, che può essere conservato per decenni per una grande occasione, ma anche bevuto subito insieme al tacchino arrosto del giorno del Thanksgiving. Il suo carattere vellutato, potente e raffinato trasforma i pranzi d’autunno in occasioni speciali da ricordare per sempre.

 

NON PERDETE L’OCCASIONE DI FESTEGGIARE CON UN GRANDISSIMO VINO PREMIATO DALLA STAMPA INTERNAZIONALE

Il Brunello Riserva 2015 ha ottenuto giudizi eccezionali da parte dei maggiori critici internazionali:
95 Wine Spectator
94 Wine Advocate – Robert Parker
94 Vinous – Antonio Galloni

Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini

Brunello-riserva-2015-Donatella-Cinelli-Colombini

93 James Suckling
92 Wine Enthusiast

 

 

REGALO PER CHI PRENDE L’AEREO E VUOLE PORTARE IL BRUNELLO PER FESTEGGIARE

Insieme a 6 bottiglie di questo vino metteremo nel cartone anche una wineskin, cioè un involucro ermetico che permette di trasportare le bottiglie in valigia durante i viaggi in aereo, proteggendole da urti leggeri e salvando i vestiti nel caso la valigia venga davvero maltrattata.

 

PER I SOCI DEL CLUB DI DONATELLA 6 BOTT. BRUNELLO 2015 RISERVA – WINE CELEBRATION BOX

Offerta per i soci 378,00 Euro (invece di 450,00 Euro)

 

Per i soci del Club che vogliono raddoppiare l’ordine la convenienza aumenta: 12 bottiglie di Brunello 2015 Riserva Euro 736,00 (invece di 900,00 Euro)
Il prezzo include la spedizione omaggio in Italia oppure 15 Euro di sconto sulla spedizione all’estero + una wineskin

Carlos Santos e Amorim Cork Italia sono un mito per tutte le cantine

Il premio Nobel Mohan Munasinghe ha indicato Amorim fra i 10 migliori esempi mondiali di equilibrio virtuoso fra l’attività umana e la natura

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

di Donatella Cinelli Colombini

Questa è Amorim, leader mondiale nella produzione di sughero.

Quercus suber quercia da sughero un albero che sopravviveva agli incendi grazie a una corazza di sughero e oggi ci dona uno dei più formidabili isolanti presenti in natura. La quercia è un albero generoso che vive generalmente 200 anni e offre la sua corteccia all’uomo per 15 – 18 volte. A 43 anni e alla terza decordicatura produce sughero per tappi da vino.

CARLOS SANTOS E LA AMORIM CORK ITALIA

Il Portogallo, patria di Amorim, è il maggior produttore mondiale di sughero. Questa azienda ha creato, con le foreste e l’industria del sughero, un’economia sostenibile che aiuta l’ambiente ed è sempre più circolare. L’ultimo gradino è il riutilizzo dei tappi usati per prodotti oggetti di design <<Molti pensano che il materiale riciclato possa servire solo per realizzare oggetti brutti>> ha detto Carlos Santos Amministratore Delegato di Amorim Cork Italia alle Donne del Vino in visita alla mostra “Suber second life” a Conegliano Veneto << invece è possibile creare quasi delle opere d’arte come “susta” cioè molla in lingua veneta, disegnata da Michele De Lucchi di AMDL Circle che è stato esposta alla Biennale di Venezia 2021>>.  Ma Carlos ha anche un altro sogno <<far tornare nelle cantine il sughero usato  e trasformato in oggetti di design>> chiudendo un cerchio virtuoso di economia circolare che parte dai boschi, protegge l’affinamento dei grandi vini e poi diventa un arredo raffinato per sale di degustazione e enoteche.

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

Un progetto che le Donne del vino del Friuli Venezia Giulia hanno già condiviso raccogliendo tappi usati e che, nei miei desideri, <<dovrebbe estendersi a tutte le socie d’Italia>>. Un modo per sostenere Amorim e Carlos Santos nel loro impegno “etico” per un futuro più sostenibile.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA NATURA E DEL VINO

Il 18 ottobre, guidate da Cristiana Cirielli,  le Donne del Vino hanno visitato gli impianti della Amorim Cork Italia a Conegliano Veneto scoprendo un esempio di etica e di tecnologia al servizio del vino e dell’ambiente. Per capire l’approccio di Amorim basta dire che ha creato gli attrezzi che alleggeriscono il lavoro di chi decortica le querce ma contengono sensori che permettono di capire dove incidere in base allo spessore del sughero e al flusso di linfa proteggendo anche la salute degli alberi.

WINE2WINE 2021 E IL FUTURO DEL VINO E’ DONNA

A Wine2wine, super forum di Stevie Kim, la prima indagine sul gender gap nel vino italiano: scopriamo che comunicazione, marketing e turismo si sono femminilizzati

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Vigna e cantina ancora feudi maschili ma le cantine italiane si stanno lentamente aprendo ai talenti femminili. Nei marketing, nella comunicazione e nelle attività turistiche il numero di donne, anche in posizioni di vertice, sovrasta nettamente quella degli uomini. Accanto a questi segnali positivi, nelle cantine italiane permangono dati poco incoraggianti sul precariato che riguarda maggiormente le donne e soprattutto gli abusi in ambiente di lavoro.

WINE2WINE FORUM DEL WINE BUSINESS ALL’INTERNO DI VINITALY SPECIAL EDITION

La prima indagine sul gender gap nel vino italiano realizzata dallUniversità di Siena in collaborazione con Donne del Vino e Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona a Wine2wine con Laura Donadoni ItalianWineGirl in veste di “madrina”.

Wine2wine-2021-Il-futuro-del-vino-è-donna-Laura-Donadoni

Wine2wine-2021-Il-futuro-del-vino-è-donna-Laura-Donadoni

Il maggior forum italiano sul wine business, creato dalla vulcanica Stevie Kim, si è svolto quest’anno all’interno di Vinitaly Special edition una fiera a cui hanno partecipato 400 aziende e operatori di 35 Paesi che ha voluto dare un segnale di ripartenza per le attività B2B in presenza.

COME IL VINO ITALIANO SI STA FEMMINILIZZANDO

Donne sempre più ai vertici delle aziende vitivinicole nei ruoli della comunicazione, marketing e accoglienza, ma se nasce un figlio, sono costrette a chiedere il part time perché nei distretti viticoli mancano gli asili nido che consentano di conciliare il lavoro con le esigenze della famiglia. Sono ancora numerosi gli episodi di intimidazioni e abusi sul luogo di lavoro; manca una politica che aiuti le donne a denunciare anche perché sono, più degli uomini, con contratti a termine.

«Negli ultimi anni, il settore del vino italiano registra una progressiva “femminilizzazione” dei vertici aziendali, ma volendo rispondere alla domanda se persiste in Italia un problema di “gender gap” emerge che c’è ancora molta strada da fare» ha introdotto Elena Casprini, ricercatrice dell’Università di Siena che ha condotto l’indagine, sotto la direzione del Professor Lorenzo Zanni.

PRIMA INDAGINE SUL GENDER GAP NELLE CANTINE ITALIANE

Lo studio riguardava un panel di imprese selezionate su base nazionale che, in sintesi, fa emergere almeno tre risultati principali.
«Il primo – ha detto Casprini – riguarda le competenze e i ruoli svolti in azienda: mentre solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione. In altre parole, le donne sono protagoniste dell’attuale fase di “terziarizzazione” del mondo del vino che oggi appare critica di fronte alle nuove sfide del mercato. Perché? Le donne sono più empatiche e collaborano di più rispetto agli uomini: sono creative e cercano di creare rapporti di fiducia, anche se non sempre è facile, specie nei confronti di dipendenti di generazioni diverse».

Il secondo risultato riguarda il rapporto vita privata-lavoro: «Negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c’è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera. L’indagine rivela altresì che mancano asili nido e scuole dell’infanzia, sia pubblici che privati, nei pressi delle aziende e come il costo di tali servizi non sia compatibile coi redditi agricoli. Infine, un dato riguarda gli episodi di intimidazioni, abusi e violenze che hanno avuto come protagoniste le donne. Negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell’azienda».

Grande è bello finché non distrugge le piccole cantine

Mentre in Italia 3 aziende del vino puntano ai 500milioni di fatturato annuo il Presidente USA Joe Biden fa una legge per difendere le piccole cantine

 

Mercato-del-vino-USA-diviso-su-tre-livelli-ma-intenzionato-a difendere-le-piccole-imprese-Ny-Wine-Experience-WS

Mercato-del-vino-USA-diviso-su-tre-livelli-ma-intenzionato-a difendere-le-piccole-imprese-Ny-Wine-Experience-WS

di Donatella Cinelli Colombini

Dunque c’è ancora chi dice <<piccolo è bello>> o almeno <<piccolo è utile e va difeso>>. All’inizio di luglio il Presidente USA Joe Biden ha dato ordine alle agenzie federali di: <<address overconcentration, monopolization, and unfair competition in the American economy>>, ossia contrastare l’eccessiva concentrazione, il monopolio e la concorrenza sleale nell’economia americana.
Il provvedimento riguarda 72 settori due dei quali di alcolici.
Il tentativo di riformare l’economia è audace e nessuno, dopo Ronald Regan, aveva tentato niente del genere ma la pubblicazione il venerdì pomeriggio, quando i giornalisti pensano al week-end, dimostra una certa preoccupazione per gli effetti immediati e successivi.

 

ANTITRUST IN FAVORE DELLA CONCORRENZA E IN DIFESA DEI PICCOLI

Il primo passo è la raccolta dei dati sui “modelli di consolidamento nella produzione, distribuzione o vendita al dettaglio di birra, vino e liquori” da parte del Dipartimento del Tesoro, in 120 giorni. Notate i 120 giorni e non i tempi biblici che servono in Italia.
Sicuramente scopriranno che il problema sta nei grandi distributori che limitano l’accesso al mercato dei piccoli e tengono i prezzi alti. La stampa USA lo dice da 15 anni e sicuramente il Dipartimento del Tesoro lo metterà in evidenza.

 

I Borgogna più cari in vendita nel mercato nel 2021

Sono i Pinot Noir della Grande Dame del vino francese Lalou BIZE-LEROY a dominare l’elenco dei più cari Borgogna normalmente in vendita nelle enoteche

 

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

Lalou-Bize-Leroy-regina-dei-Borgogna-più-cari

di Donatella Cinelli Colombini

L’elenco proviene da WineSearcher e proviene dall’enorme database in cui confluiscono i prezzi delle rivendite di tutto il mondo.
Due cose sorprendono: non trovare Romanée Conti in cima alla lista e l’aumento dei prezzi.

Chi pensava che la corsa verso l’alto dei listini delle bottiglie più pregiate della Borgogna avesse toccato il tetto, si sbagliava.

 

LALOU LEROY DOMINA LA LISTA DEI BORGOGNA PIU’ CARI

Ma la cosa più sorprendente è che proprio i vini della cantina più celebre e celebrata hanno aumentato di valore meno degli altri (13,4% in un anno) mentre il Domaine Leroy Musigny Grand Cru che vediamo orgogliosamente primo nella lista dei più cari, ha fatto un balzo in avanti dell’81,3% in soli dodici mesi. Mediamente, i 10 Pinot Noir di Borgogna più cari del mercato, sono aumentati di prezzo del 40% in un anno.
Ma dove vanno questi vini così cari? Nei bicchieri degli amanti del Pinot Noir? Molto probabilmente sono destinati alle cantine blindate dei collezionisti e degli speculatori. Mentre in tavola arrivano, i più abbordabili ma ormai buonissimi, Pinot Noir dell’Oregon o della Nuova Zelanda, che costano 4 zeri di meno.

  • Domaine Leroy Musigny Grand Cru – Dollari 32.974
  • Domaine de la Romanée-Conti Romanée-Conti Grand Cru – Dollari 21.976
  • Domaine Roumier Musigny Grand Cru – Dollari 15.705
  • Domaine Leroy Chambertin Grand Cru – Dollari 11.315
  • Domaine Leroy Richebourg Grand Cru – Dollari 6.688

E’ impressionante il predominio della Grande Dame Lalou Leroy e viene da chiedersi se Aubert de Villain non abbia commesso un errore escludendola dalla cogestione di Romanée Conti nel 1992 perché Milady ha davvero il tocco magico.

 

La sostenibilità contagiosa delle Donne del Vino secondo Marta Galli

Arriva sul Journal internazionale “Sustainability” lo studio di Marta Galli sulle convinzioni ambientali delle Donne del Vino e scopriamo che sono “contagiose”

 

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di Donatella Cinelli Colombini

IL SONDAGGIO DI MARTA GALLI

Questo è il primo esito del sondaggio condotto da Marta Galli, erede della nota dinastia dell’Amarone della cantina Le Ragose e dottoranda presso l’Università del Sacro Cuore di Milano che ha lavorato su un campione di 23 interviste insieme alle professoresse Roberta Sebastiani e Alessia Anzivino dello stesso ateneo. Lo studio è stato pubblicato sul Journal internazionale “Sustainability”, ed ha quindi un imprimatur scientifico di livello internazionale.

 

LA DIFESA AMBIENTALE FATTA IN GRUPPO HA RISULTATI FORTI

E’ emerso come le Donne del Vino percepiscano i valori promossi dall’associazione come un patrimonio comune e condiviso. Fra essi l’ambiente, tema a cui sono state dedicate le annate 2020 e 2021, è fortissimo nel vissuto individuale delle socie. Esse non sono solo colleghe, ma anche amiche e l’appartenenza all’Associazione permette loro di scambiare esperienze, conoscenze e opportunità. Il sentirsi parte di un gruppo che cammina nella stessa direzione fa sperare in risultati più forti per i propri contributi individuali e rafforza la volontà di andare avanti. Durante le interviste le socie hanno sottolineato come per loro sia fondamentale un’azione congiunta di tutta la comunità per preservare il proprio territorio e la biodiversità.

 

PER LE DONNE DEL VINO ESSERE SOSTENIBILI E’ UN PUNTO DI PARTENZA

Per le Donne del Vino, essere sostenibili è un punto di partenza e la base del proprio operato e non un punto di arrivo o uno strumento di marketing. Il rispetto ambientale, viene percepito come un processo di continua crescita nel quale corsi, webinar e incontri, hanno un ruolo strategico per motivare e accrescere le competenze. E le proposte formative delle Donne del Vino, spesso sviluppare online nei mesi di lockdown, hanno funzionato alla grande.
Le attività preesistenti vengono modificate con nuove pratiche e maggiore uso della tecnologia con l’obiettivo di una maggiore attenzione alla natura.

                                                                       
Cinelli Colombini
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