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Vini da regalo

Come scelgono la bottiglia regalo gli uomini e le donne. Qualche consiglio utile a seconda del destinatario: ambientalista, glamour, esperto, sperimentalista

 

Dom Pérignon Brut-i-dieci-champagne-più-desiderati

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di Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dal genere: c’è una differenza fra le donne e gli uomini nel modo di scegliere la bottiglia da regalare.

 

IL VINO DA REGALO SCELTO DELLE DONNE

La donna pensa <<gli piacerà?>> e si lascia consigliare dall’addetto del negozio ponendo attenzione al gusto del destinatario e al tipo di situazione che un determinato vino suggerisce in relazione allo stile di vita di chi riceverà la bottiglia. La donna è tendenzialmente più “risparmiosa” dell’uomo e quindi il valore del regalo sarà quasi certamente più basso.

 

Vini-da-regalo-l'importanza-del-packaging

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IL VINO DA REGALO SCELTO DALL’UOMO

L’uomo invece guarda proprio al prezzo <<costa abbastanza per il mio capo?>> è il suo primo pensiero. Poi si concentra su denominazione, brand e punteggi nelle guide. L’uomo ascolta meno gli addetti alle vendite e guarda di più le valutazioni online. Gli interessa meno il packaging rispetto alla cliente femmina ma comunque ha bisogno che il regalo si presenti bene.

 

L’IMPORTANZA DEL PACKAGING DEL VINO DA REGALO

Per questo astucci singoli, sacchetti, cassette in legno, scatole da regalo …. Sono indispensabili in ogni punto vendita: dalla cantina, all’enoteca fino al supermercato con reparto con prodotti di lusso.
Andate da Harrods a Londra e vedrete come confezionano le bottiglie di lusso!
Va detto tuttavia che i grandi vini viaggiano nelle tradizionali casse di legno da 6 bottiglie con coperchio inchiodato. Non sono belle ma, del resto, anche la Rolls Royce non ha il top del design ma è uno dei maggiori simboli di antica ricchezza!

 

Quanto costano i vini di lusso e chi li beve

Quanti sono, come sono (età e sesso), quanto spendono e cosa vogliono i clienti dei vini di lusso in USA, UK, Cina e Hong Kong. E voi vi considerate uno di loro?

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

La maggior parte dei consumatori identifica il vino pregiato con quello caro. ARENI-Global con la partner Mestrezt di Bordeaux, hanno effettuato uno degli studi più completi sull’argomento, producendo un rapporto di 89 pagine intitolato “The Future of Fine Wine Consumers 2021”. La definizione di “fine wine” va oltre il prezzo anche se riguarda i vini acquistati da clienti con una liquidità di almeno un milione di Dollari e bottiglie con un cartellino dai 75 $ in su.

 

DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEI VINI DI LUSSO IN BASE AL PREZZO

Il vino pregiato <<è complesso, equilibrato, con un potenziale di invecchiamento, sebbene piacevolmente bevibile in ogni fase della sua vita>>. Una definizione che, a ben vedere, si adatta più a un Barolo oppure a un Brunello, piuttosto che a un Bordeaux che in gioventù appare incatenato nei tannini del legno.
Il Fine wine deve emozionare, sorprendere, deve essere un’espressione autentica e sostenibile del suo territorio dal punto di vista ambientale, sociale e finanziario. ARENI ha definito 3 livelli di qualità e prezzo:

Brunello-di-Montalcino-riserva-Donatella-Cinelli-Colombini-Casato-Prime-Donne-Vini-di-Lusso

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Entry level 30-150 €,
2° livello 150-450 €
Top level oltre i 450 €
È interessante notare come i consumatori wine lover ricchi comprino in tutti e tre i livelli pretendendo per ciascuno diversi gradi di qualità intrinseca e prestigio.

 

IL VINO DI LUSSO HA AUMENTATO LE VENDITE DURANTE IL COVID

Uno dei primi dati che emergono dallo studio di ARENI (condotto in USA, UK, Cina e Hong Kong con l’aiuto di Wine Intelligence usando gli indici Liv-Ex Fine Wine e i prezzi di Sotheby’s) è la tenuta delle vendite dei fine wines durante il Covid. Il valore totale di offerte ha raggiunto il record di 83 milioni di sterline.

 

Salento terra di barocco, amicizia e turismo del vino

La Puglia che non ti aspetti Dario e Paola Stefàno, PalazzoBN, la cantina di Gianfranco Fino, Polignano città di Domenico Modugno, olivi centenari secchi

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Sono stata in Puglia tantissime volte ma ad ogni viaggio rimango sorpresa e sempre favorevolmente. In questo luglio caldissimo vado a Lecce per presentare il libro Turismo del Vino in Italia, scritto a quattro mani con il Senatore Dario Stefàno.
Avevo già saltato una presentazione a Polignano e Dario mi mandava messaggi minatori <<vedo che non mi vuoi più bene>> come se si trattasse di una questione di vita o di morte. Si è calmato solo quando gli ho detto <<sto prenotando il volo Pisa-Brindisi>>. E puntualmente sono arrivata in Puglia. Ospitalità faraonica. Da qualche anno masserie, alberghi, resort pugliesi fanno a gara nell’offrire accoglienze da sogno. Questa volta io e mio marito Carlo siamo stati accolti a PalazzoBN nel cuore di Lecce. Un albergo molto sofisticato ed esclusivo ricavato nell’edificio del Banco di Napoli. Negli ambienti sotterranei e nel ristorante ci sono ancora le casseforti con le porte blindate. Tutto perfetto e bellissimo ma anche pieno di coccole.

 

LA GENTILEZZA DEI SALENTINI E IL SUCCESSO TURISTICO

Polignano-Donatella-Cinelli-Colombini-Domenico-Modugno

Polignano-Donatella-Cinelli-Colombini-Domenico-Modugno

Quello che colpisce è il garbo sorridente di tutti quelli che incontriamo, dall’autista della macchina che ci viene a prendere, agli educatissimi figli del Senatore, al personale dell’albergo … Stessa gentilezza anche nei negozi e nelle osterie di Lecce. Credo che la signorilità dei modi sia un tratto del carattere dei salentini e sono certa che sarà un’autostrada verso il successo turistico. Venendo dalla Toscana, dove quasi nessuno sorride né si mostra premuroso, qui nel Salento sembra di vivere in un paradiso pieno di coccole.
Spettacolare il barocco leccese ma anche il romanico leccese. Andate a vedere la cripta del Duomo con 54 colonne con capitelli scolpiti e vi sembrerà di essere all’Alhambra di Granada.
Spettacolare la cucina leccese e soprattutto il suo profumo. Sento ancora l’aroma del pane fatto con grano Senatore Cappelli e olive nere. Mi sembra di tornare bambina quando usavano il forno a legna, ma che meraviglia!

 

DARIO STEFÀNO E DONATELLA CINELLI COLOMBINI TURISMO DEL VINO IN ITALIA

La presentazione del libro sul turismo del vino avviene sul roof garden di PalazzoBN dove ci sono un prato con tre alberi centenari. Spettacolare!
Insieme a me e a Dario Stefàno c’è il giornalista televisivo Tiberio Timperi. L’obiettivo è incoraggiare i produttori di vino pugliesi e pare che il messaggio arrivi. Devono credere di più in questo segmento commerciale, svilupparlo in gruppo e in modo identitario senza farsi lusingare dalle mode o da esempi di successo in altre regioni. La carta vincente è puntare su quello che li distingue da secoli e li rede unici. E’ il loro momento! Le masserie pugliesi e il rosato di uva Negroamaro saranno le nuove star del turismo del vino italiano se ogni cantina saprà raccontare la sua storia e il suo territorio. Essere leccesi nello storytelling, nella vigna, nel bicchiere e negli allestimenti di punti vendita e sale degustazione.
Il problema è che <<dopo tutta la fatica che ho fatto per farla approvare a Roma, la norma nazionale sul turismo del vino non è stata ancora recepita in Puglia>> dice con amarezza Dario Stefàno <<mentre le 5 regioni dove l’enoturismo è più avanti lo hanno fatto da tempo>>. Peccato perché sarebbe davvero utile e urgente.

 

Il gatto con gli stivali e le cantine

Una novella può insegnare la leadership e il raggiungimento degli obiettivi. Il gatto con gli stivali aiuta a capire l’importanza di seguire i propri sogni

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Era il 2001 oppure il 2002, non ricordo esattamente l’anno, ma ricordo bene la situazione e i motivi per cui raccontai la novella del Gatto con gli stivali ai miei collaboratori riuniti alla Fattoria del Colle. In quel momento l’azienda era solo un sogno, a Montalcino il Casato Prime Donne era un edificio da ristrutturare, il nostro vino era sparpagliato in tre posti diversi, i vigneti erano da ripiantare, non c’era un brand né una rete commerciale.  Il nostro progetto era di produrre grandi vini e affermarli su uno scenario internazionale, ma non avevano né risorse economiche né esperienze precedenti. Per questo il nostro sembrava un sogno impossibile.

 

IL CASATO PRIME DONNE E IL SOGNO DI CANTINE CHE NON C’ERANO

Dovevo spiegare ai miei collaboratori che se volevamo realizzare il nostro progetto dovevamo crederci per primi e fare in modo che anche altri ci credessero. C’è una frase di Goethe che spiega bene il mio pensiero <<tratta le persone come se fossero ciò che vorrebbero essere e le aiuterai a diventare ciò che possono essere>>.
E’ un concetto che vale sia per gli esseri umani che per i progetti.

Per quanto sia difficile raggiungere un obiettivo, per quanta paura abbiamo dentro di noi, l’unico modo per riuscire è impegnarsi con tutte le forze e con la convinzione di riuscire. Arrendersi peggiora le cose come ha detto Martin Luther King <<può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla>>.

Fattoria del Colle gatto nero

Fattoria del Colle gatto nero

 

L’IMPORTANZA DI CREDERE NELLA REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI

Qualche giorno fa, durante un webinar con studenti particolarmente smart che mi chiedevano della leadership, mi è tornato in mente questo episodio. In fondo essere un capo significa fare un buon progetto e portarsi dietro tutta la squadra, anche quando l’obiettivo sembra un sogno irrealizzabile.

E il nostro sembrava proprio una cosa impossibile, invece ora è realtà: al Casato Prime Donne ci sono nuovi vigneti e una bella cantina, alla Fattoria del Colle ce n’è un’altra ancora più grande, insieme esportano in 39 Paesi esteri. Nove dei nostri vini hanno punteggi superiori a 90/100 da parte della stampa internazionale.
Forse il Gatto con gli stivali lo abbiamo anche noi. Per questo voglio rileggere insieme la favola, nella convinzione che serva ad avere coraggio ed affrontare le difficoltà.

NFT certificato irriproducibile contro i falsari di vino

La tecnologia propone i NFT- token non fungibili cioè immagini digitali uniche della bottiglia da investimento. Sono sicurissime ma danno lo stesso piacere?

NFT-arte-digitale-irriproducibile

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di Donatella Cinelli Colombini

La borsa di Louis Vuitton che costa 2.500€ e nella botteghina di Beijing ti viene offerta a 100€ è falsa, magari ben fatta, ma spudoratamente falsa. Ma come difendersi dai prodotti contraffatti e spacciati per veri che affollano gli scaffali dei supermercati così come le aste dei vini da collezione? Non si tratta di piccoli importi. Le bottiglie più care vendute all’asta sono un Romanee-Conti del 1945 costato 558.000$ nel 2018 e un Screaming Eagle Cabernet Sauvignon del 1992 venduto per 500.000$ nel 2000. L’autenticità è d’obbligo.

2,3 TRILIONI IL BUSINESS DEI FALSI

Yahyn NFT il-primo-vino-con-certificato-digitale-irriproducibile

Yahyn NFT il-primo-vino-con-certificato-digitale-irriproducibile

E’ stato calcolato che il prossimo anno il mercato mondiale dei falsi varrà 2,3 miliardi di miliardi. Una cifra con un numero coì grande di zeri che è impossibile scriverla. I falsari fanno un danno enorme a chi vende prodotti autentici e lavora per creare la loro reputazione.
Ma come difendersi?

ALIMENTI ITALIAN SOUNDING

Per formaggi e salumi le nuove etichette con l’indicazione d’origine delle materie prime sono un enorme aiuto, ma spesso basta guardare le confezioni. Per esempio, nel caso del falso made in Italy, il tricolore, il Colosseo, il Vesuvio …. sono tipiche dell’italian sounding. Le confezioni che ostentano l’italianità spesso, soprattutto all’estro, contengono parmisan del New jersey oppure mozzarilla tedesca.

Calici di stelle alla Fattoria del Colle

Esprimi il tuo desiderio nella magica terrazza di Cenerentola il 5 agosto. Per Calici di Stelle alla Fattoria del Colle grandi vini, piatti tipici e musica dal vivo

 

Violante-Gardini-Calici-di-stelle-2016

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L’appuntamento con le stelle cadenti, i grandi vini e la musica dal vivo di Andrea Pinsuti è fissato per il 5 agosto alle 19 alla Fattoria del Colle.

 

5 AGOSTO CON UNA VISITA PIENA DI SORPRESE, PIATTI TIPICI, GRANDI VINI E MUSICA DAL VIVO

Accoglienza con un calice di benvenuto e poi una visita guidata piena di piccole sorprese entusiasmanti. Visita all’orto con le erbe spontanee toscane da annusare e assaggiare ,preparandosi a riassaporarle a cena. Poi la visita alla cantina con il murales di Cenerentola dipinto da Silvia Argilli, che racconta del matrimonio fra Sangiovese e Foglia  Tonda.

Calici di stelle Fattoria del Colle

Calici di stelle Fattoria del Colle

C’è la nuova sala che insegna ad ascoltare le vigne e la firma sulla botte dei desideri sulla nuova terrazza con la spettacolare ringhiera in corten creata da Elisa Boldi. Elisa si è ispirata ai boschi invernali di querce della Valdorcia.

 

FATTORIA DEL COLLE MAGICA PER CALICI DI STELLE 2021

Alle venti inizia la festa vera e propria con un buffet a base di specialità toscane preparate dalla chef Doriana Marchi: panzanella con antiche erbe spontanee toscane, pasta al sugo bugiardo, scottiglia di carni miste con patate cotte sotto la cenere, caffè in forchetta e ricotta montata. Il tutto accompagnato da un calice di Leone Rosso Orcia Doc oppure di Sanchimento Supertuscan Bianco IGT 2020. Per i wine lover la gamma di vini si allargherà a Brunello, Supertuscan, Cenerentola Doc Orcia e altri vini premiati in Italia e all’estero con altissimi ratings.

 

Cresce il prezzo delle visite in cantina

In Italia la visita guidata della cantina con assaggio e spuntino costa spesso più di 20€ a persona quasi come in USA dove la media nazionale è di 25$

 

Visite-in-cantina-Casato-Prime-Donne

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Di Donatella Cinelli Colombini

58 Dollari a Napa, 30 a Sonoma e una media nazionale di 25$ per una visita della cantina con degustazione. Nelle 460 cantine intervistate per il rapporto 2021 della Silicon Valley Bank è avvenuto un incremento di quasi il 100% in soli cinque anni. Le cantine dove l’assaggio costa meno sono nello stato di Washington dove bastano 15-20$.

 

I PREZZI DELLE VISITE IN CANTINA SALGONO E I VISITATORI DIMINUISCONO IN USA

Nella maggior parte delle aziende l’ingresso era libero finché le norme sanitarie del covid hanno imposto la prenotazione e il contingentamento degli accessi. Tuttavia i flussi enoturistici USA hanno risentito del coronavirus e solo la contea di Santa Barbara, ha avuto, fin ora, un numero di visitatori mensili superiori al 2019 mentre Napa e Sonoma hanno una media di accessi mensili dimezzata rispetto a due anni fa. Va tuttavia sottolineato che i visitatori spendono molto più di prima: in Oregon, che è la zona con i maggiori incrementi, il prezzo della degustazione è salito del 66%.

 

Visite-in-cantina-Casato-Prime-Donne

Visite-in-cantina-Casato-Prime-Donne

MANDARE E-MAIL A CHI E’ VENUTO A VISITARE LA CANTINA E’ MOLTO APPREZZATO

Qualche notizia curiosa riguarda le mail mandate dalle cantine ai loro clienti: prima di tutto ai consumatori fanno piacere. Il 37% di questi messaggi viene aperto e nel 14% dei casi conduce a un clic nel sito web della cantina. Più piccola è la cantina, più è probabile che i clienti aprano la posta elettronica che ricevono dai clienti: vengono aperte il 40% delle e-mail inviate da aziende vinicole che producono meno di 120.000 bottiglie all’anno, rispetto al 30% circa delle e-mail mandate da aziende più grandi.

 

Gallo nero è solo Chianti Classico

Almeno in Europa il gallo nero è solo Chianti Classico come ha riconosciuto il Tribunale UE mentre in Usa, purtroppo, gallo è la Gallo Winery

 

gallo-nero-simbolo del Chianti Classico

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di Donatella Cinelli Colombini

Una buona notizia per il Gallo Nero simbolo del Chianti Classico. Il Tribunale Ue ha confermato la bocciatura del marchio simile effettuata nel 2017 da una società di Roma nella classe 33 cioè in quella del vino. Un primo verdetto favorevole al Consorzio del Chianti Classico era arrivata lo scorso anno da parte della Commissione Ricorsi dell’Ufficio Marchi.

 

61 TENATIVI DI COPIARE IL GALLO NERO IN 15 ANNI

Non è la prima volta che i produttori della celebre zona vinicola toscana devono difendere il loro splendido galletto. Negli ultimi 15 anni è successo ben 61 volte e il Consorzio ha sempre avuto la meglio.

 

NEL 1991 QUANDO I FRATELLI GALLO PRESERO L’ESLUSIVA  DEL NOME GALLO IN USA

L’unica volta che è uscito soccombente è stato nel 1991 quando il tribunale di San Francisco dette ragione ai fratelli Ernest e Julio Gallo che divennero gli unici con il diritto di usare questo nome negli Stati Uniti. A quell’epoca, la sentenza venne giudicata scandalosa e di stampo protezionistico.

Cappella di Vitaleta a Vita nuova

Vitaleta, icona del paesaggio toscano, torna ad essere un luogo rigenerante per lo spirito e il corpo con la Riconsacrazione al culto e l’apertura del ristoro

 

Vitaleta-Riconsacrazione-2021

Vitaleta-Riconsacrazione-2021

di Donatella Cinelli Colombini

La cappella di Vitaleta è uno dei luoghi più fotografati della Toscana. Solitaria, in mezzo al paesaggio lunare delle Crete Senesi, la Cappella della Madonna di Vitaleta, sorge, su una piccola collina con due grandi cipressi accanto.

 

CAPPELLA DI VITALETA: CAPOLAVORO DEL CLASSICISMO OTTOCENESCO

Fu ricostruita su un edificio preesistente, nel 1884 da Giuseppe Pardini, l’architetto lucchese che, dopo l’Unità d’Italia, interpretò l’eclettismo neorinascimentale di moda nella seconda metà dell’Ottocento, conciliandolo con la sua formazione neoclassica e ispirandosi a Brunelleschi e Bramante.
Vitaleta è forse la sua ultima opera. Le assonanze, anche nella scelta dei materiali, con precedenti come il Tempio di San Biagio di Antonio da Sangallo (Montepulciano) sono più che evidenti e lasciano supporre la volontà di riproporre l’edificio tardo rinascimentale (1590) che sorgeva proprio nello stesso luogo prima della nuova edificazione.
In tempi recenti Vitaleta è diventata un’icona di bel paesaggio, di aspirazione al silenzio, alla meditazione, alla spiritualità, alla natura preservata.

Vitaleta-esposizione di arte contemporanea-intorno-alla-cappella

Vitaleta-esposizione di arte contemporanea-intorno-alla-cappella

Prima i fotografi hanno inserito la Cappella in tutti i calendari, le cartoline, gli articoli giornalistici e i libri sulla Toscana. Ora i turisti vanno a vederla come fosse la Venere di Botticelli.

 

IL CARDINALE LOJODICE RICONSACRA AL CULTO LA CAPPELLA DI VITALETA

Nel tempo, il culto religioso a Vitaleta è stato abbandonato e il 18 luglio è avvenuta la sua riconsacrazione con una Messa officiata da Augusto Paolo Lojudice Cardinale e Arcivescovo metropolita di Siena, Colle Val d’Elsa e Montalcino. Nell’omelia il Cardinale si è soffermato sull’importanza del fermarsi per meditare e pregare. Attività per le quali Vitaleta è il posto ideale. Augusto Paolo Lojodice, è Cardinale da pochi mesi, in passato si è distinto per la sua attività in favore dei giovani e degli emarginati. Il motto episcopale da lui scelto “Mihi fecistis” è  tratto dal Vangelo di San Matteo (Mt 25, 40) ed è la frase chiave del brano <<Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi ……ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me>>.

 

Massimo Castellani, Un sogno in Borgogna

In copertina c’è scritto “Romanzo” ma in realtà è un “manuale” in cui Massimo Castellani, Sommelier intellettuale fiorentino, ci porta in Borgogna nel regno del Pinot Noir

 

Massimo-Castellani-Un-sogno-in-Borgogna

Massimo-Castellani-Un-sogno-in-Borgogna

di Donatella Cinelli Colombini

Il titolo di Massimo Castellani è “Un sogno in Borgogna” (edizioni Bertani&C – pp. 199 –  € 18)  ma servirebbe un sottotitolo per chiarire il contenuto: “Come capire i vini della Borgogna viaggiando con una persona da amare”.
E’ il racconto di un viaggio nella patria del Pinot Noir che ha per protagonisti un Sommelier molto preparato e molto colto, Alberto Pieraccini, e la sua amata allieva, l’architetta Valeria Martini.
Un viaggio che permette di scoprire, nel dettaglio, luoghi, storia e caratteristiche gustative dei vini. I due visitano una dopo l’altra, le zone di produzione dello Chardonnay e del Pinot Noir e le descrizioni permettono, anche al lettore, di visualizzare le differenze di suolo e di era geologica che tagliano letteralmente a fette le colline della Borgogna determinando le coltivazioni. Indubbiamente il numero di nomi, date, profili dei vini è rilevante per cui la lettura del libro ha bisogno di tempo e di appunti, per non perdere le informazioni da ricordare, ma, per i wine lovers è un modo dolce per entrare nel distretto enologico più importante del mondo.

Massimo-Castellani-e-isommelier-AIS-con-i-produttori-della-Doc-Orcia

Massimo-Castellani-e-isommelier-AIS-con-i-produttori-della-Doc-Orcia

Molto spesso, infatti, la competenza sul vino di un wine lover o di un wine writer viene letteralmente misurata sulla conoscenza della Cote d’Or. A noi fa rabbia ma è così: nell’aula dei futuri Sommelier di Tokyo è appesa la mappa della Borgogna e non quella delle denominazioni toscane. Non è un modo di dire, l’ho proprio vista.
Per questo, consiglio agli appassionati di leggere questo manuale, travestito da romanzo d’amore, perché alla fine, anche se non ricorderanno tutto, avranno acquisito una certa familiarità sul regno del Pinot Noir.

 

DONATELLA E LA BOGOGNA: RICORDI DI GIOVENTU’

Anch’io adoro la Borgogna. E’ la prima regione del vino che ho visitato a 16 anni, la prima volta con un gruppo di amici senesi. Eravamo ospiti nelle case dei membri del Rotary di Beaune. Ricordo che io, topolino di campagna toscana, ero intimidita dal loro stile di vita: anche in famiglia in casa, la sera a cena, c’erano candelieri, fiori freschi e bisognava indossare l’abito lungo.

Descrivere gli odori non aiuta a ricordarli

Gli esperti di vino sono più bravi degli altri a riconoscere gli aromi enologici ma non gli odori comuni. Per ricordare i profumi non serve dar loro un nome

 

odori-del-vino-riconoscerli-è-un-talento-molto-sviluppato-negli-esperti

odori-del-vino-riconoscerli-è-un-talento-molto-sviluppato-negli-esperti

di Donatella Cinelli Colombini

Sono sempre stata affascinata dal pentagramma e dalla possibilità di trasformare i suoni in segni ma anche dall’epoca in cui Guido Monaco ci riuscì a fare questa trascrizione su 5 righe, perché è molto antica, intorno all’anno mille. Con la pittura, la scultura, i sapori …. questa possibilità di codificazione per segni non esiste. Abbiamo solo delle descrizioni.

 

GLI ESPERTI DI VINO RICONOSCONO MEGLIO DEGLI ALTRI SOLO GLI ODORI DEL VINO

Alcuni studiosi dell’Università di Utrecht e Radboud (Olanda) e del Karolinska Institut (Svezia) che precedentemente avevano scoperto che gli esperti di vino sono più bravi a descrivere il vino degli esperti di caffè a descrivere il caffè, hanno cercato di capire quanto fossero preciso il riconoscimento degli odori, quanto durasse e quanto fossero efficaci le descrizioni verbali.

 

riconoscere -gli-odori-del-vino

riconoscere -gli-odori-del-vino

Gli esisti dell’indagine “Wine Experts’ Recognition of Wine Odors Is Not Verbally Mediated” sono pubblicati nel “Journal of Experimental Psychology” e sono in parte scontati e per certi versi sorprendenti.
La prima cosa rivelata dal test è che gli esperti di vino hanno una maggiore capacità di percepire gli odori enoici rispetto ai bevitori esordienti ma questo maggiore talento si ferma li perché quando annusano qualcosa di diverso dal nettare di Bacco la loro performance si allinea con quella degli altri.

 

DARE UN NOME AGLI ODORI NON SERVE A RICORDARLI MEGLIO

La cosa sembra aver stupito i ricercatori perché pare non coincida con quello che avviene per gli esperti di espressioni visive o auditive. Questi hanno sempre una sensibilità superiore ai dilettanti.
Altra sorpresa riguarda il linguaggio perché negli studi precedenti s riteneva che l’uso della descrizione verbale aiutasse la memoria olfattiva e invece il test sembra dimostrare il contrario cioè che la mente trattiene il ricordo dell’odore indipendentemente dalla sua descrizione.
Il panel dell’analisi era costituito da 48 persone di cui metà sommelier, enologi e produttori e l’altra metà bevitori esordienti. Nel secondo tentativo il gruppo era stato aumentato a 146 partecipanti anche in questo caso divisi in 66 esperti e 66 neofiti.

TURISMO DEL VINO IN MOTO

Moto, vespa e bicicletta …. viaggiare nelle zone del vino su due ruote è un modo per respirare, sentirsi più liberi e immergersi nella natura

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Giro d’Italia ha attraversato i territori della Doc Orcia e del Brunello usando strade a sterro in mezzo ai vigneti e regalando immagini ed emozioni che hanno fatto breccia nel cuore degli appassionati di bicicletta di tutto il mondo. Poco dopo, ancora a Montalcino, l’Eroica ha richiamato i ciclisti italiani e stranieri più attratti dalle imprese memorabili e la magia si è ripetuta. L’armonia del paesaggio agricolo più bello del pianeta, che dal 2004 è protetto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità, trasforma la pedalata all’aria aperta in un’esperienza rigenerante e appagante.
L’effetto di questa campagna, curata da millenni dalla mano dell’uomo, è un benessere del corpo e della mente che gli psicologi chiamano “terapia del paesaggio”. Rasserena, rinvigorisce con una sensazione simile a quella descritta da Giacomo Leopardi nel suo Infinito << mirando, interminati/ spazi di là da quella, e sovrumani/ silenzi, e profondissima quiete ….. tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/e il naufragar m’è dolce in questo mare>>.

 

TURISMO DEL VINO IN BICI, MOTO E VESPA

Naturalmente non tutti amano il ciclismo, c’è chi preferisce le passeggiate a piedi, chi corre per sentieri sterrati, oppure i motociclisti e gli amanti dei Vespa tour, ma tutti cercano un contatto più diretto con la natura e il territorio fuori dalla cabina dell’auto con la sua confortevole aria condizionata e l’isolamento, anche sonoro, dall’ambiente circostante.
Per loro la Valdorcia e le Crete Senesi sono una destinazione ideale che associa bellezza del paesaggio, cultura e piaceri enogastronomici.

 

Il vino unisce, la sbornia divide

Troppo binge drinking fra i giovani. Come far capire ai ragazzi che chi abusa puzza, non piace alle ragazze ed è un problema per gli amici?

 

binge-drinking

binge-drinking

Di Donatella Cinelli Colombini

Secondo me i divieti non servono. Anzi, sui giovani, fanno l’effetto del drappo rosso davanti al toro. Purtroppo lo stress causato dal lockdown è visibile anche nell’aumento del consumo deviato di alcolici e delle violenze domestiche sulle donne. Il coprifuoco ha dato la spinta finale alle bevute accelerate.

 

I dati diffusi dal Ministero della Salute sono brutti: il “binge drinking”, cioè le quattro – sei bevute in successione veloce, riguarda 3,8 milioni di consumatori italiani (2,8 milioni maschi e un milione di femmine). Di questi 830mila hanno fra gli 11 ed i 25 anni (21,8 % del totale). Per molti di questi giovani l’effetto negativo è psicologico e fisico, infatti, prima dei 18 anni il corpo non produce gli enzimi capaci di metabolizzare l’alcol che quindi causa una sorta di avvelenamento. Chi fa binge drinking prima della maggiore età rischia immediatamente il ricovero al pronto soccorso e poi di ammalarsi e dover rinunciare per sempre a ogni tipo di bevanda alcolica prima dei 30 anni.  I dati ci mostrano invece che ci sono 750.000 minorenni a rischio, soprattutto nell’età 16-17 anni.

 

COS’E’ IL BINGE DRINKING E COME VIENE CONTRASTATO

In genere il binge drinking avviene usando cocktails fatti mischiando un distillato molto forte, una bevanda effervescente, ghiaccio e succhi.
L’azione per contrastare questi abusi è diversa a secondo dei Paesi. In UK si punta sul dry January, in Francia c’è una sorta di rivolta ai divieti capitanata da David Khayat che ha scritto il libro “Arrêtez de vous priver!” Quindi l’idea è di anteporre all’abuso un consumo responsabile. <<Chiudono le osterie e aprono le farmacie>> era il grido di allarme della stampa specializzata, qualche anno fa, per l’esponenziale aumento dell’uso di antidepressivi a seguito della chiusura dei luoghi di incontro e di socializzazione.

Il Tempio del Brunello

Il museo che fa vivere le emozioni dei grandi rossi di Montalcino e dà una cornice prestigiosa , aggiornata e glamour al Brunello trattandolo come un’opera d’arte

 

Tempio-del-Brunello-Montalcino

Tempio-del-Brunello-Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Il Tempio del Brunello usa le parti gotiche dell’antico convento di Sant’Agostino, nel cuore di Montalcino, per offrire ai wine lovers di tutto il mondo, un’esperienza emozionante sul vino e sul territorio. Soluzioni architettoniche e tecnologiche molto moderne sui muri medioevali che sovrespongono la doppia anima di Montalcino: quella antica e quella attuale. Due motivi di grande orgoglio che si esaltano a vicenda.

 

OPERA LABORATORI E IL TEMPIO DEL BRUNELLO

Tempio-del-Brunello-Montalcino

Tempio-del-Brunello-Montalcino

Opera Laboratori, è forse la più grande impresa culturale italiana, e sicuramente quella che ha saputo meglio interpretare il concetto moderno di museo come spazio da vivere, dove i viaggiatori acquisiscono informazioni anche attraverso un’esperienza emotiva e coinvolgente.

 

BRUNELLO COME OPERA D’ARTE

Colpisce la volontà di rispettare l’offerta turistica delle cantine, degli agriturismi e di quanti, nel territorio, offrono visite con degustazione, lezioni di cucina, ricerca del tartufo e altre esperienze dirette della civiltà locale.  Colpisce il rispetto di certe regole, anche a rischio di complicare la comprensione dei messaggi. Il territorio di Montalcino è infatti descritto nella sua attuale dimensione comprensiva del municipio di San Giovanni d’Asso anche se non fa parte del territorio di produzione del Brunello.
Così come colpisce il ruolo protagonista affidato al territorio, raccontato dalla visita aerea dei luoghi attraverso la visione a 360 gradi, attraverso le terre esposte accanto ai paesaggi vitati e attraverso i colori che permettono di creare immagini da ricevere online.

 

Manuale del vino a fumetti

Francesco Scalettaris manuale a fumetti per bere con gusto: completo, divertente, chiaro e autoironico alla barba di chi pontifica

Francesco Scalettaris il vino a fumetti

Francesco Scalettaris il vino a fumetti

di Donatella Cinelli Colombini

Ma chi dice che per insegnare bisogna essere noiosi? Questo è il manuale sul vino più efficace che abbia mai visto ed è divertente. Chiaramente insegna solo le nozioni base ma mette voglia di imparare di più e questa è la cosa più importante. Conoscere il vino ( pp139 €18) è un libro delizioso e un antidoto alle spiegazioni supponenti e complicate che allontanano i giovani dal vino perché lo fanno apparire difficile.

CONOSCERE IL VINO COME INSEGNARE IL VINO IN MODO DIVERTENTE

Puntare sulla vista, che fra tutti i sensi è quello a cui il cervello dedica più cellule e più impegno, è un modo per rendere più memorizzabili le informazioni anche perché, in molti casi, l’ironia aiuta. I tannini trasformati in soldati napoleonici che legano i nemici cioè la saliva ma, col passare del tempo, diventano sempre più stanchi e quindi fanno meno prigionieri …. È efficacissima per descrivere cosa avviene in bocca con i vini giovani astringenti e i vini vecchi più morbidi.

Scalettaris e Di Qual Conoscere il Vino

La qualità del tratto grafico poi è sicura, pulita e di grande qualità artistica.

I TANNINI COME SOLDATI NAPOLEONICI, I CARATTERI OLFATTIVI COME GLI STRUMENTI MUSICALI,

E’ tutto ben fatto, questo manuale a fumetti sul vino. Ci sono anche alcuni personaggi deliziosi come Ilda che spiega i concetti di intensità, complessità e qualità olfattiva usando la musica.
Alla fine <<mamma mia, ho creato un mostro!>> il nostro protagonista diventa un saccentino come il sommelier che lo ha sconvolto all’inizio del libro. Anche questa è ironia! Come dire <<non prendiamoci troppo sul serio, il vino, anche quello cult, è un dono della natura da godere sensualmente, come un dipinto, o un concerto>>.

                                                                       
Cinelli Colombini
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