bonella ciacci Tag

La fondazione dei miracoli

Qualcuno di voi nei giorni passati ha sentito parlare della Miracle Machine? Beh, mi dispiace deludere i creduloni. Non esiste, ma esiste chi prova a fare i miracoli.

Visto per voi da Bonella Ciacci

A quanto ci è dato sapere, è esistito un unico uomo a saper fare veri miracoli, e trasformare l’acqua in vino. Quindi no, mi dispiace, ma la Miracle Machine pubblicizzata in tutto il web, facendo il giro del mondo, che prometteva di trasformare acqua e pochi altri ingredienti in vino in soli tre giorni, non esiste.

Ma grazie a chi ha fatto girare questa bufala enologica, ho scoperto una fondazione che i miracoli ci prova davvero a farli, anche se al contrario.
Si chiama Wine to Water, e da dieci anni raccoglie fondi tramite eventi dove è coinvolto il mondo del vino, con degustazioni di vino, vendita di una loro produzione di vini di vario tipo e donazioni. Il concetto è quello di trasformare il vino in acqua, e non l’opposto.

L’alcol in rete, il confine tra il bene e il male

Internet è un megacontenitore dove si può viaggiare tra tutti gli estremi, anche nell’uso dell’alcol. Ecco un esempio di come la rete può diventare una trappola.

Visto (e sentito) per voi da Bonella Ciacci

Le neknomination

Le neknomination

La moda è partita dall’Australia e si è diffusa in brevissimo tempo negli Stati Uniti, in Inghilterra e nel resto di Europa. Si chiamano “NekNomination” ed il meccanismo è semplice quanto letale: farsi un video mentre si tracanna una bottiglia di un qualche alcolico (birra, vino, o peggio ancora bottiglie con mix micidiali di superalcolici), fino all’ultima goccia, postarlo sui vari social network, e poi nominare altri 3 amici che in 24 ore devono fare la stessa cosa, pena la pubblica derisione online. Da qui il nome del pericoloso giochino, ovvero Nek (dal collo della bottiglia) e Nomination (perché vanno nominati altri amici per proseguire la catena).

Una catena di Sant’Antonio che all’estero ha fatto molte vittime, e anche in Italia alcuni ragazzi hanno rischiato molto, finendo in coma etilico.
Per fortuna, come si sono moltiplicate online (principalmente su facebook) le pagine che incitavano a continuare questa moda assassina e stupida, altrettanto sono cresciute le pagine che la condannavano e chiedevano che venisse fermata.

Screw cap o tappo a vite, Gianluca Morino lo vorrebbe anche nel Barolo

Il tappo a vite nelle bottiglie di vino: per molti in Italia è ancora un tabù. Intervista a Gianluca Morino, produttore di Nizza (AT), che ha un punto di vista diverso.

Di Bonella Ciacci

Gianluca Morino

Gianluca Morino

Scopro per caso, seguendolo su Twitter e Facebook, che Gianluca Morino, della Cascina Garitina, produttore vitivinicolo a Castel Boglione (AT), 43 anni, con la passione per Barbera e Brachetto, è un forte sostenitore del tappo a vite, o screw cap, e che lo usa. Essendo io della zona dei grandi vini toscani come Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano, dove anche il solo pronunciare il nome di questo tappo equivale ad eresia, mi incuriosisco, e da questa curiosità è nata un’intervista ad un produttore piemontese, altra terra di grandi rossi italiani, che sfida la tradizione.

Gianluca Morino è Presidente dell’Associazione Produttori della Barbera d’Asti superiore Nizza. Appassionato innovatore, crede nell’importanza del digitale per lo sviluppo economico delle aziende agricole; divulgatore dei valori e della bellezza del suo territorio, con l’aiuto del web sta facendo scoprire la Barbera e il Nizza a wine lovers, giornalisti e importatori di tutto il mondo.Nel 2011 è stato ideatore e realizzatore di #barbera2; nel 2013 ha realizzato la tavola rotonda #digitalbarbera.

Bonella Ciacci –  Nel mondo dei produttori sei un innovatore, hai cambiato il modo di raccontare un vino e una cantina, e anche nell’argomento dei tappi, sembri stare al passo coi tempi. Da quando hai iniziato ad usare lo screw cap, ovvero il tappo a vite, o Stelvin?

Gianluca Morino – Credo da sempre fortemente che il vino abbia bisogno di conquistare il posto che gli compete. E per farlo serve innovazione nella

Vera

Vera

comunicazione per invertire la rotta. Ho iniziato ad usare il tappo a vite 2 anni fa per una linea di 3 vini rossi chiamata Vera dal nome di mia figlia Veronica. Un Dolcetto, un Merlot ed una Barbera vinificate in acciaio per esaltare frutto e bevibilità che mi interessa portare sul tavolo dei miei consumatori. Proprio per questo aspetto ho scelto il tappo a vite, per la sicurezza di aver ben riposto tutto il lavoro e tutti gli investimenti che ci sono a monte per produrre un vino.  Non si può mai immaginare la rotazione di un vino e per quanto tempo un consumatore possa conservarlo in cantina prima di gustarlo. Per questo aspetto sono più che tranquillo perché sono fermamente convinto che lo screw cap sia perfetto anche per i vini che devono affinare in bottiglia.

BC – Hai utilizzato lo screw cap per l’intera produzione di un’annata, o ne hai tenuta una parte ancora con il tappo “alla vecchia maniera”, ovvero il tappo di sughero?

GM – Ho imbottigliato l’intera produzione perché quello è il progetto e sarebbe ingestibile un doppio magazzino.

C’è vita fuori dalla rete

A volte diciamo che è per lavoro, altre che è per passare il tempo, altre ancora neghiamo e basta. Ma la verità è che si è troppo connessi. E per vivere bene, bisogna staccare.

Letto per voi da Bonella Ciacci

Dipendenza da internet

Dipendenza da internet

Molte delle persone che leggeranno questo articolo non si riconosceranno nelle caratteristiche di chi soffre della sindrome da vuoto digitale. Alcuni temo però stiano mentendo a loro stessi.
La sindrome da vuoto digitale è ormai una realtà, tanto che nel 2012 venne inserita nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), con il termine tecnico di IAD (Internet Addiction Disorder). Si tratta sostanzialmente dell’ossessione da connessione, del bisogno patologico di essere sempre connessi, tramite pc o altri device (smartphone, tablet, etc). Questo disturbo fu già proposto dallo psichiatra americano Ivan Goldberg, indicando alcuni “sintomi” o campanelli di allarme che ci possono avvisare dell’insorgere del problema. Kimberly Young ha poi successivamente elaborato un test per verificare la presenza di questa sindrome, lo IAT (Internet Addiction Test).

Provate sinceramente a domandarvi se vi riconoscete in uno o più punti che gia il Dottor Goldberg mise a punto, e siate sinceri con voi stessi:

Il wine lover abbandonato

Girando per enoteche, se non si è un po’ scaltri, si rischia di comprare un vino che non corrisponde alle nostre richieste. Un buon enotecario è giusto sia correttamente informato su ciò che vende.

Visto per voi da Bonella Ciacci

images (1)

images (1)

Lavorando in una delle due cantine di Donatella Cinelli Colombini, mi è capitato più volte di avere a che fare con vini che non sono della nostra produzione, magari per guidare una degustazione con degli ospiti. E’ mio dovere in questi casi informarmi sulla cantina e sul vino che propongo, se non lo conosco, per dare le giuste indicazioni ai clienti. Così facendo, e anche per una curiosità personale, la mia conoscenza su cantine e vini sta crescendo, e non manco mai di coltivarla ulteriormente, provando vini diversi quando sono a cena fuori, o comprando qualche bottiglia interessante quando sono in giro in vacanza.
Ecco che, e non solo una volta, mi sono imbattuta in ristoratori e soprattutto enotecari “colti alla sprovvista”.

La dinamica è sempre più o meno la stessa: entro in un’enoteca, mi guardo un po’ intorno, mi incuriosisco di qualche bottiglia, e poi chiamo il gestore per avere più informazioni a riguardo. Altre volte invece chiedo direttamente di propormi qualcosa di insolito e particolare. Sul momento, il più delle volte, ricevo risposte esaustive su composizione, affinamento, descrizione del vino… Poi vado a casa e, perdonatemi la malafede, controllo online, cercando il vino e la cantina che ho comprato. Ed ecco l’amara sorpresa: molte mi sono state dette un sacco di bugie!

6toscana? Allora vantatene

Il 9 gennaio 2014 aprii Twitter e trovai che tutti rivendicano la propria origine toscana con grande orgoglio. Tra battute e stereotipi, ecco perché esserne davvero fieri.

Visto per voi da Bonella Ciacci

logo

logo

Da senese DOC, vedere che su twitter si fa un gran parlare della toscanità non poteva che colpirmi. Alle 9 di mattina del 9 gennaio l’hashtag (le parole precedute dal simbolo #) era al 3° posto nei TT di twitter.
Facciamo un passo indietro. Cosa sono i TT, ovvero i Trending Topics di twitter? Sono quegli argomenti che fanno tendenza (trend, appunto) su twitter durante la giornata, e la classifica dei 10 trending topics è in costante aggiornamento. Un argomento entra in questa classifica quando una parola o un hashtag è twittato e retwittato da moltissimi utenti in un breve lasso di tempo e genera conversazioni che coinvolgono più utenti possibili. Ecco che l’algoritmo di Twitter lo individua e lo segnala come argomento caldo del momento. Esempi eclatanti di TT possono essere stati ultimamente per esempio l’incidente sugli sci di Schumacher, o l’accordo sulla legge elettorale tra Renzi e Berlusconi, oppure l’insediamento del nuovo Papa.

Il blogger vestono Armani. E i wine blogger?

Chi sono i blogger? Perché i più famosi sono tanto amati e temuti? Hanno corsie preferenziali, anteprime che neanche i giornalisti più blasonati hanno, e tutti li stanno a sentire.

di Bonella Ciacci

Firenze4Ever

Firenze4Ever

Nei giorni scorsi Donatella Cinelli Colombini, mi ha mostrato un articolo su La Nazione dell’evento Firenze4Ever (ammetto, mi era totalmente sfuggito, ma io sono così poco modaiola che gli articoli sull’argomento proprio non li noto). Questa 3 giorni dedicata alla moda, un pre-PittiUomo 2014 organizzato da Andrea Panconesi, di Luisaviaroma.com, è già alla sua ottava edizione, quest’anno dedicata a Giorgio Armani. Per 3 giorni i 32 più famosi fashion bloggers del mondo vivranno e fotograferanno la città e i capi delle collezioni Primavera Estate 2014 dei designer più famosi.
Anche in Italia abbiamo i nostri fashion blogger molto seguiti, e mi è capitato di leggerne alcuni, (e neanche i più influenti, a giudicare dalla classifica di Ebuzzing). Apprezzo molto il blog di Alessia Marcuzzi, LaPinella, dove trovo che la presentatrice si sia reinventata con molta ironia. Non apprezzo invece, per quanto molto famosa, Chiara Ferragni e il suo TheBlondSalad. Ma per carità, sempre tutte bravissime, se si guarda come mi vesto io…

Comunque, ecco che mi sorge spontaneo domandarmi perché. Perché una delle boutique più famose e di culto come Luisa via

La Pinella Alessia Marcuzzi

La Pinella Alessia Marcuzzi

Roma dedicano tanta attenzione ai bloggers, tanto da dedicare loro eventi, cene esclusive, pezzi disegnati in esclusiva, oggetti che diverranno dei veri e propri cult della moda, in serie limitata e numerata?
Questo fenomeno non è poi esclusivo del mondo della moda, ma bensì è sempre più diffuso, in ogni ambito, in ogni settore. Ed il vino non è da meno. In un articolo del 5 agosto 2013 avevamo già affrontato l’argomento, con la vittoria del Wine Blog Award negli USA di un articolo proprio su come ormai la comunicazione del vino, per i non addetti ai lavori, passi dal web, tra social e blog appunto, dove è depurata da eccessivi tecnicismi e punteggi aridi quanto spesso, ai più, incomprensibili e privi di praticità.

Vini e cantine dell’altro mondo

In giro per la Nuova Zelanda, non potevo farmi mancare un tour di cantine. Ma invece di parlarvi di zone famose come Marlborough, vi racconto l’isola di Waiheke.

Visto per voi da Bonella Ciacci

vigneto di Te Motu

vigneto di Te Motu

Quando ho dovuto pensare al viaggio di nozze, ho scelto il posto più lontano che mi venisse in mente, all’altro capo del mondo, ovvero la Nuova Zelanda.
Scelta non a caso, in effetti. Ho sempre sognato di vederla, anche perché mi dava la possibilità di coltivare in un solo viaggio quasi tutte le mie passioni. Una di queste è il vino.
Il tempo era poco, così, anziché andare in zone rinomate come ad esempio Malborough, ho visitato Waiheke, la seconda più grande isola della baia di fronte a Auckland.

Senza addentrarci nella storia delle popolazioni indigene, i Maori, che già la l’avevano abitata, gli occidentali hanno iniziato a viverci dapprima solo in pochi. Soprattutto nei decenni passati vi si era stanziata una comunità hippie, dedita ad altri tipi di coltivazioni, e non la vite.
Solo negli ultimi 15/20 anni, insieme alla riscoperta di quest’isola da parte dei ricchi e facoltosi abitanti di Auckland, si è scoperto che il microclima di questa isola è perfetto per alcune tipologie di vite, e la produzione di vino è andata incrementando velocemente, ed altrettanto velocemente la sua qualità.

Bonella una splendida sposa in rosso

Bonella Ciacci ha sposato ieri il suo bell’architetto Marco Bondioli ad Arezzo. Ecco il racconto della giornata più bella del loro amore

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini 

Marco Bondioli sposo galante con Bonella

Marco Bondioli sposo galante con Bonella

Bonnie, la vulcanica e poliglotta giovane che accoglie i turisti alla Fattoria del Colle, ieri era più bella che mai con un vestito bianco creato in sartoria secondo le sue indicazioni. Un vestito che le stava a pennello ma soprattutto rispecchiava perfettamente la sua personalità.  Bello ma non pretenzioso, curato nei minimi dettagli e insieme divertente e fantasioso, di tendenza ma anche fuori dagli schemi, insomma nel Bonella style.  Il bel Marco aveva una giacca in broccato fantastica. Con i racemi visibili solo con i cambiamenti di luce e solo nella parte inferiore. Scarpe da tennis rosse in tinta con la cintura, i fiori, le scarpe e il nastro sui capelli di Bonella. Che coppia spettacolare! Da film!

Anche i più piccoli dettagli del matrimonio erano curati e divertenti: le partecipazioni arancio con scritte in rosso, le cornucopie del riso di carta rossa e i nomi degli sposi, il riso rosso, persino la novella di Rodari letta dal celebrante parlava di un gambero … anche lui rosso…  E poi l’auto degli sposi un coupé anni ’60 con sportelli apribili ad ala d’uccello. L’esperienza di Bonella come wedding planner  è venuta fuori in questi tocchi molto personali che hanno trasformato il suo matrimonio in una festa allegra, intima e modellata su lei e Marco. 

Uomini, moda e motori, per un PittiUomo di gioie e calori

Firenze ospita la fiera dell’abbigliamento maschile, Pitti Uomo. Ed io, per la seconda volta, sono invitata. Ecco il resoconto dal mio occhio “fuorimoda”

pittiuomo - tutto coordinato, come vuole la moda

pittiuomo - tutto coordinato, come vuole la moda

Visto per voi da Bonella Ciacci

Il tema di questa bollente edizione (c’era un caldo pazzesco a Firenze) erano le moto, la libertà che evocano le due ruote, e quindi la libertà di essere come si vuole, di esprimersi senza vincoli e senza scopi, essere se stessi, come un centauro che divora la strada, senza una meta precisa.
Devo ringraziare la ditta di abbigliamento Circolo1901 per avermi invitata di nuovo, e avermi permesso di stupirmi ancora di come uno stand fieristico si possa trasformare in un’occasione per lanciare un messaggio, una provocazione, o solo per esprimere la bellezza attraverso oggetti inanimati. Il tema scelto mi piace. Le moto. Chiamatelo caso o destino, ma pochi giorni fa ho fatto il foglio rosa per prendere la patente A, e mi sono emozionata. “E’ il mio mondo” ho pensato per un attimo.

Bonella Ciacci e la musica di Cantine aperte

L’esperta eno-musicale Bonalla Ciacci spiega perché ha scelto Paolo Conte per il Brunello del Casato Prime Donne e Vinicio Capossela per il Traminer- Sanchimento

Cantine Aperte 2013 Bonella Ciacci sulle botti

Cantine Aperte 2013 Bonella Ciacci esperta eno-musicale

Eccoci al Casato Prime Donne di Montalcino domenica 26 maggio in occasione di Cantine aperte, la festa del turismo del vino per la quale Donatella Cinelli Colombini mi ha chiesto di organizzare un’esperienza di musica e assaggi, paesaggi e emozioni.
Le visite partono all’inizio di ogni ora dalle 10 alle 17 e prevedono l’assaggio di 8 vini.
La prima sosta e partenza del tour è dedicata al Chianti e la Doc Orcia della Fattoria del Colle, l’altra azienda di Donatella. Qui c’è la musica leggera italiana con gli interpreti contemporanei più legati a quel territorio Baustelle, Gianna Nannini e Jovanotti.
Gianna Nannini è talmente famosa che non ha bisogno di grandi presentazioni. Una delle maggiori esponenti della musica leggera e rock italiana, è la più grande rappresentante di Siena nel panorama musicale italiano. Ha una formazione musicale classica, pianoforte e composizione, ma la sua anima è rock.

San Giuseppe frittellaio e le sue delizie

19 marzo festa di San Giuseppe  e delle frittelle di cui vi diamo una delle migliori ricette. A  Siena la Contrada dell’Onda festeggia con le bancarelle

Festa del Papà, tradizione senese le frittelle di riso

Frittelle di riso, ecco la ricetta per San Giuseppe

I frittellai più famosi del senese sono i Savelli e i Bianchi. Ogni inverno, in Piazza del Campo a Siena, i Savelli friggono le frittelle dentro enormi padelle dentro un gazebo verde che attrae i bambini come il pifferaio magico.

I più vecchi frittellai della città sono però della famiglia Bianchi che continua una tradizione iniziata all’inizio del Novecento. Ognuno ha il suo segreto ma tutti offrono ottime frittelle.

I potenziali espressi di un giovane scrittore di Siena

Nelle campagne senesi, alle porte del Chianti, si nascondono talenti di vario genere, anche letterari. Eccone uno. 

 

Guido Fruscoloni autore di Siena POtenziali Evocati

La copertina del libro di Guido Fruscoloni Potenziali Evocati

Guido Fruscoloni è nato a Grosseto nel 1980, ma è un senese d’adozione, in quanto da anni vive a Siena e lavora come coordinatore infermieristico in una delle realtà ospedaliere più prestigiose della Toscana. “Potenziali Evocati” è il suo primo romanzo, uscito circa un anno fa.

Quando un amico mi chiede di leggere il suo libro, come di ascoltare il suo demo musicale o di andarlo a vedere nella sua performance teatrale, io tremo. Tremo perché temo. Temo che non mi piaccia, che sia banale, o scontato, o dilettantesco. E temo di non avere la diplomazia necessaria per dirglielo.

Corolli, il dolce di quaresima di Montalcino

Sono delle ciambelle soffici e profumate che tanti anni fa arrivavano nelle case di campagna con il furgoncino del fornaio

Testo di Donatella Cinelli Colombini, foto di Bonella Ciacci

Montalcino e i corolli dolce della quaresima

Ecco i corolli, dolce di Monyalcino in tempo di quaresima

Un dolce semplicissimo da mangiare “per benedizione” in omaggio alle antiche tradizioni di Montalcino e alla Quaresima.  Si accompagna deliziosamente al Vin Santo.

E’ buonissimo e l’unica concessione alla penitenza quaresimale è forse la scarsa quantità dello zucchero. Nella terra del Brunello i corolli erano un tipico prodotto da fornaio. Venivano esposti infilati in un bastoncino e dondolavano in modo invitante davanti ai clienti. Il loro profumo di anice, il ricordo delle nonne, la voglia di qualcosa di diverso per la colazione del mattina spingevano tutti a comprarli.  A chi abitava in campagna i corolli arrivavano invece col furgoncino del fornaio che quasi tutti i giorni faceva il giro dei poderi con un carico di pane, biscotti, schiacciatine e pizza rossa.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.