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Il tartufo bianco con i vini toscani dei re

Week end d’autunno con tartufo bianco delle Crete senesi, Brunello, Chianti Superiore e Orcia in una fattoria toscana del Cinquecento con vinoterapia

Tartufo bianco, paesaggio e vino a San Giovanni d'Asso

Tartufo bianco, tartufaio con i suoi cani Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

La Fattoria del Colle organizza tre week-end di novembre 3-5 / 10-12 / 17-19 per gli amanti del tartufo bianco che quest’anno è particolarmente raro e costoso.
La Fattoria possiede cinque riserve tartufigene da cui proviene il tartufo bianco delle Crete Senesi, una varietà molto raffinata per il profumo intenso e il gusto molto armonico. I week end dedicati alla preziosa trifola sono pieni di esperienze divertenti e capaci di arricchire le vostre conoscenze: la caccia al tartufo nel bosco con il tartufaio e i suoi cani, la lezione di cucina con il tartufo, visite delle cantine di Brunello (Casato Prime Donne) e Orcia-Chianti con la degustazione di 5 vini, cene con un piatto al tartufo ….
Due piccole chicche per arricchire questi weekend già così ricchi di suggestioni: al Casato Prime Donne di Montalcino, accanto alla cantina, Alessia Bernardeschi ha

Fattoria-del-Colle-appartamento-agrituristico

Fattoria-del-Colle-appartamento-agrituristico

realizzato un’istallazione artistica intitolata “Donna che guarda”, si tratta di una cornice dentro la quale farsi i più bei selfie nei vigneti di Brunello. E’ stata inaugurata il 17 settembre scorso e voi sarete fra i primi a usarla per le vostre bellissime foto, anzi mandatecele!
Infine, ciascuno porterà a casa una bottiglia di Brunello con la sua etichetta personalizzata. Non un Brunello di Montalcino ma il vostro Brunello con una confezione diversa da ogni altra.
Nei fine settimana 11-12 e 18-19 novembre, a 15 km dalla fattoria del Colle, nel castello di San Giovanni d’Asso (comune di Montalcino) avviene la mostra mercato del tartufo bianco delle Crete senesi con il mercatino del tartufo, tanti stand gastronomici e di artigianato locale.

Il ruggito del topolino Montisi comune di Montalcino

La nuova frazione di Montalcino, Montisi prende lo slancio e si racconta in un sito: arte, tartufo, clavicembali, giostre, canto lirico, olio e vino Orcia

fiaccolata-Montisi

Montalcino-Montisi e il nuovo sito che lo racconta

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Alla faccia ci chi diceva che la fusione con Montalcino sarebbe servita solo agli abitanti di San Giovanni d’Asso e che questi ultimi sarebbero diventati una specie di “colonia” del territorio del Brunello. Invece adesso la nuova amministrazione comunale ha un affascinante e volenterosissimo vicesindaco di San Giovanni – Angelo Braconi-con una spiccata propensione per il marketing. E ora nasce un organo di informazione in italiano e inglese per dire a residenti e turisti quello che di bello e coinvolgente avviene in zona. Montisi è un topolino di 335 abitanti, ma ruggisce!!!

Marcello Lunelli con Gianluca Monaci al Barrino di Montisi

Marcello Lunelli con Gianluca Monaci al Barrino di Montisi

Per la verità la cosa più bella è lo spirito dei montisani, solidale, caloroso e pieno di voglia di fare … cioè di fare tutti insieme. Montisi è un autentico gioiello con il castellare percorso da stradine curve che salgono avvitandosi come una chiocciola fra i muri in pietra delle case. Era il castello dei Cacciaconti degli Scialenga, i feudatario contro i quali si ribellarono finchè furono attaccati e soggiogati da Simone Cacciaconti nel 1292 che entrò incendiando le case, uccidendo gli abitanti e depredando le fattorie. Un personaggio così odiato da venire ricordato ancora oggi nella Giostra di Simone (domenica più vicina al 5 agosto) istituita nel 1972 ispirandosi ai tornei cavallereschi del passato.

Le storie in etichetta che fanno ricomprare il vino

Basta descrizioni generiche mettiamo le storie in etichetta con ciò che rende unico quello specifico vino. O ancora usiamo i vitigni come eroi

Tio Pepe racconto in etichetta

Tio Pepe racconto in etichetta

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Difficilmente il cliente si mette a leggere una storia in etichetta mentre compra una bottiglia in enoteca o al supermercato. Molto più probabilmente lo fa al ristorante mentre aspetta di mangiare oppure a casa mentre sorseggia dopo cena sul divano cercando di rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro. E’ questo il momento in cui la storia scritta in etichetta può fargli aumentare l’apprezzamento per il vino. Una storia che trasmette emozione è molto più memorizzabile di una sequenza di informazioni tecniche e quindi, il nostro cliente sarà più propenso a scegliere di nuovo quel vino nel futuro perché avrà un legame emozionale con esso.
Un recente studio dell’Università di Adelaide ha rivelato l’inefficacia di descrizioni che potrebbero adattarsi a tutti i vini dello stesso territorio o dello stesso vitigno. Funziona invece raccontare ciò che rende unica proprio quella bottiglia – della serie “ se non ti

Flexo lampada spagnola esempio di racconto in etichetta

Flexo lampada spagnola esempio di racconto in etichetta

distingui ti estingui”- basta la spiegazione di un particolare, anche piccolo, e il nostro vino esce dal coro e finalmente diventa visibile. Per spiegare il metodo The Drinks business fa l’esempio di una lampada da comodino spagnola in alluminio a basso prezzo. Sarebbe passata del tutto inosservata se non ci fosse stata una spiegazione che, solo in UK, ha colpito 30 milioni di lettori << The Flexo is an integral part of Spanish life, having been in continuous production since 1925. Although the designer is unknown, the Flexo is a design classic, a version being in the Design Museum in London>>

OCM, il decreto c’è ma è sbagliato

Il Ministero dell’Agricoltura passa da una figuraccia all’altra. Il decreto OCM arrivato con 4 mesi di ritardo rischia di erogare i fondi a ottobre 2018

NewYork-anteprima-Brunello2008

NewYork-anteprima-Brunello2008

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino

Il 29 settembre, finalmente il nuovo bando per i fondi OCM destinati a finanziare la promozione del vino italiano sui mercati esterni all’Unione Europea è stato pubblicato dal Ministero dell’agricoltura. Un ritardo enorme rispetto a Francia, Germania, Spagna … dove le cantine stanno già realizzando eventi cofinanziati dall’Europa.
Ma i guai non finiscono qui perché, come giustamente osserva WineNews, nel testo ministeriale c’è un errore << l’articolo 5 del decreto Martina prevede che “le attività sono effettuate a decorrere dal primo giorno utile dell’esercizio finanziario comunitario di pertinenza successivo al giorno di stipula del contratto”, ma operando attualmente nell’esercizio finanziario comunitario 2017/2018, i programmi che verranno proposti in adesione del decreto Abate decorreranno dal 16 ottobre 2018>>.

Brunello LCBO seminar Toronto

Brunello LCBO seminar Toronto

Sarà possibile correggerlo senza dover ripercorrere l’intera procedura amministrativa?
Tutti sperano di si perché perdere i 102 milioni di Euro destinati a sostenere l’export del vino italiano sarebbe un colpo mortale per l’agricoltura italiana che ha già subito una batosta con la recente vendemmia, la più magra del dopoguerra.
C’è da chiedersi come faccia il Ministero all’Agricoltura a collezionare una così fitta sequenza di <<Ritardi, ricorsi, mancanze e istanze cadute nel vuoto>> come le ha definite Riccardo Ricci Curbastro Presidente Federdoc puntando l’indice accusatore sulla burocrazia. <<Il risultato è che dopo 16 anni i francesi ci hanno agganciato nel primo mercato al mondo, recuperando in 8 mesi oltre 130 milioni di euro>> ha detto la Ceo di Business Strategies, Silvana Ballotta.

Damas del Pisco in Italia accolte dalle Donne del Vino

Per la prima volta in Italia i produttori di Pisco e vino del Perù grazie alle Donne del vino che hanno aperto loro le porte delle cantine e il cuore

Damas del Pisco, in visita dalle Donne del vino

Damas del Pisco, in visita dalle Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Un incontro fra culture che Glays Torres ha voluto con tutte le forze. Piccola, sempre sorridente e ottimista, Gladys ha realizzato quello che sembrava un sogno impossibile: portare in Piemonte, Toscana, Umbria e Trentino Alto Adige una delegazione di 50 Damas del Pisco e altri personaggi del vino peruviano senza lasciare a casa nessuno. Per questo il gruppo ha un carattere estremamente misto e comprende dal presidente dell’associazione peruviana di produttori di vino e pisco Marco Antonio Zuniga Diaz, al

Gladys-Torres.Presidente-Damas-del-Pisco

Gladys-Torres.Presidente-Damas-del-Pisco

milionario con cantina, alla piccola produttrice che ha risparmiato per mesi in modo da pagarsi il viaggio in Italia. Le Damas del Pisco, associazione fondata da Gladys nel 2014,  sono la maggioranza ma ci sono anche uomini soprattutto enologi e titolari di cantine. Nell’insieme un gruppo rappresentativo della realtà produttiva del Perù ma anche e soprattutto un gruppo in grado di trasformare l’esperienza italiana in un acceleratore del proprio settore. Le Donne del vino di 4 regioni hanno aperto le cantine e il cuore alle colleghe peruviane dando concreta applicazione agli scopi dell’associazione che parlano esplicitamente di diffusione delle cultura del vino.

Sommelier del futuro: una professione che cambia

I sommelier una professione da difendere, dice Franco Ricci di Bibenda e intanto, accanto a quelli del vino, nascono i sommelier dell’olio, della birra e del tè

Benvenuto-Brunello-2016-Sommelier-AIS-Cena-di-gala

Benvenuto-Brunello-2016-Sommelier-AIS-Cena-di-gala

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

C’era una volta il sommelier in divisa che preparava la cantina del ristorante e spiegava il vino ai clienti, ma ora, dice Ricci << succede che il professionista sia chiamato a far tutto: apparecchiare, portare l’amatriciana a tavola, prendere le comande del menu e di preparare pure il gelato alla fine. Succede anche che la Cantina la prepari il proprietario del Ristorante>>. Ma non tutto il male vien per nuocere e il capo di Bibenda e della Fondazione Italiana Sommelier, sottolinea come la professione del Sommelier si sia evoluta in attività giornalistiche e di valutatore per le guide o le testate. I sommelier insegnano nei corsi sul vino, lavorano nelle reti commerciali delle cantine,

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorante

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorante

nei wine bar e nelle enoteche, nell’accoglienza turistica delle cantine … mentre sono rarissimi nei ristoranti. Ma, conclude Ricci nella sua dichiarazione a Teatro Naturale, mentre il Sommelier dovrebbe trasmettere la passione e la comprensione del vino << è fatale che affianco nascano come funghi gli imbecilli, quelli che scimmiottano tutto e tutti perché il mestiere che hanno deciso fare è quello di organizzare eventi>>.
Una tentazione che colpisce troppi bravi professionisti e spesso li porta a solenni insuccessi. Molto meglio continuare a fare quello in cui si è veramente competenti, l’assaggio e la divulgazione del vino e dei suoi territori oppure sfruttare il proprio talento nell’assaggio per diventare esperti anche di olio, caffè, te, sakè …. ampliando il proprio campo d’azione.

150 Strade del vino: l’importanza dei nomi 

Sapreste collocare queste Strade del vino: Strada dei vini etrusco romana, Strada del vino e dell’olio delle Alpi mare, oppure quella delle terre di San Benedetto?

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Orcia Doc

Difficilissimo immaginare il vino a cui si riferiscono e praticamente impossibile che il wine lover le trovi o utilizzi il loro sito per organizzare il suo tempo libero. Visto che il turismo del vino usa internet come principale strumento di diffusione c’è da chiedersi se gli organizzatori hanno valutato gli effetti di scelte così penalizzanti anche se politicamente corrette.
La confusione che regna nelle 150 Strade del vino italiane ha origine nella legge che le istituisce, faccio mea culpa perché anch’io ho messo le mani in quei testi e solo ora mi rendo conto del danno che ha ingenerato la mancanza di regole precise. Regole che a quell’epoca mi sembravano

150-Strade-del-Vino-Chianti-Classico

150-Strade-del-Vino-Chianti-Classico

ostacolare la creatività e la necessità di diversificare l’offerta turistica ma che poi è stata all’origine di un’autentica babele e di scelte che ogni esperto di marketing avrebbe bocciato. Io immaginavo che le Strade dovessero essere molto diverse le une dalle altre per poi essere riunite in tipologie a seconda del loro carattere prevalente: storico, ipogeo, familiare … invece è avvenuto un appiattimento che non mette in luce i punti di forza di nessuno. Viste dal web sembrano più o meno tutte uguali. E’ un errore gravissimo perché il turismo si fonda sulla diversità, i luoghi uguali agli altri non valgono il viaggio.

Strade del vino: perché non si chiamano come le DOC?

La maggior parte delle nostre 150 Strade del vino hanno nomi di fantasia o di territorio ma questo le rende invisibili. Anche se politicamente corretto serve?

Strada-del-Vino-Barbaresco

Strada-del-Vino-Barbaresco

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello
Attualmente ci sono Strade del Vino  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte, e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ce ne sono anche altre …. La confusione regna sovrana.
Una confusione aggravata dal fatto che ognuno fa per se. In mancanza di una regia nazionale (l’Italia non ha un ministero del turismo) ogni regione e territorio compete con quello accanto e non solo rispetto alle agenzie di incoming locali ma anche nelle fiere all’estro dove a mala pena sanno dov’è l’Italia.

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Il pasticcio sui nomi delle Strade si lega a doppio filo a decisioni politiche che hanno favorito i distretti o l’unione dei comuni , oppure hanno sopperito alla chiusura delle vecchie APT … penalizzando i risultati che i network territoriali devono dare in termini di sviluppo economico diffuso.
Uso come esempio la Strada del vino Costa degli Etruschi dove persone molto volenterose riescono a fare un ottimo lavoro e vi invito a pensare quanto si avvantaggerebbero se questa struttura si chiamasse Bolgheri con gli amanti del Sassicaia, di Ornellaia o Guado al Tasso che affollano Forte dei Marmi e altre località VIP nei dintorni. Quanti di questi turisti cercheranno l’appuntamento in cantina attraverso Strada del vino Costa degli etruschi e non digiteranno invece “visit Bolgheri” oppure “wine tour Bolgheri” finendo su Tripadvisor?

Donatella Cinelli Colombini racconti semiseri d’arte

L’incontro con le opere d’arte è anche l’occasione di racconti semiseri che rivelano un lato poco noto della personalità di Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini Toscana Montalcino Casato Prime Donne

Racconti-semiseri-di Donatella-Cinelli-Colombini-Busto-reliquiario-di-Sant'Agata

Racconti-semiseri-di Donatella-Cinelli-Colombini-Busto-reliquiario-di-Sant’Agata

Vivere con “fanatici” come gli storici d’arte, richiede una grossa dose di comprensione, perché nel loro mondo non esiste nient’altro al di fuori dello studio e dei capolavori. Per questo considero un eroe mio marito Carlo Gardini. Il massimo lo toccai con il Professor Luciano Bellosi che era il relatore della mia tesi <<professore mi sposo mercoledì prossimo e una settimana dopo vado a Lille in Francia dove rimarrò alcuni mesi, ma prima vorrei discutere con lei l’indice della tesi>> <<certo>> mi rispose il Professore <<se lei si sposa mercoledì mattina potremmo vederci del pomeriggio>> e io imbarazzatissima <<veramente il giorno del mio matrimonio preferirei di no>> ma Bellosi imperturbabile <<allora vediamoci la mattina dopo alle 9 qui a Firenze>> e dopo la luna di miele buttai giù dal letto il mio novello sposo per arrivare puntuale.

gioielli-sul-reliquiario-di-Sant'Agata

gioielli-sul-reliquiario-di-Sant’Agata

Per anni la nostra vita di coppia è stata un percorso fra le oreficerie. Qualche mese dopo il matrimonio trascinai mio marito a Catania per vedere il Busto reliquiario di Sant’Agata dell’orafo senese Giovanni di Bartolo. Ero in contatto con Monsignor Scalia e quando arrivai nella cattedrale per la festa estiva della Santa il Monsignore mi fece entrare nella cappella in cui il Prefetto e il Questore assistevano all’estrazione del reliquiario dal caveau sotterraneo in cui viene conservato. Una situazione surreale con una delle coppie che litigava apertamente e i fedeli assiepati fuori della cancellata della cappella che urlavano “Viva Sant’Agata” . Tanta gente portava gioielli che il sacerdote metteva in una scatola di cartone, che si riempiva velocemente d’oro <<tutti vorrebbero metterli addosso a Sant’Agata ma non si può, sulla Santa ci sono solo i gioielli più importanti>> mi disse il sacerdote e in effetti sul busto erano appuntati doni principeschi in due strati sovrapposti . Un valore impressionante <<ma non avete paura a portarla in processione?>> chiesi e il sacerdote sorridendo <<chi tocca Sant’Agata non esce vivo da Catania, non ci riuscirono neanche i tedeschi nell’ultima guerra>>.

Ricordi buffi di una storica d’arte mancata

Donatella Cinelli Colombini racconta gli episodi più strani e buffi che le sono capitati a contatto con le opere d’arte, quando era storica d’arte e non solo

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ricordi-di-una-storica-d’arte-mancata-Calice-di-Niccolò-IV

Di Donatella Cinelli Colombini – Toscana Agriturismo Fattoria del Colle
Forse già sapete che prima di occuparmi di vino Brunello, di turismo del vino, di Donne del vino e di vino Orcia …. Insomma di vino, ho vissuto un’altra vita da storica d’arte medioevale e soprattutto di oreficeria medioevale. Gli orafi avevano la formazione più complessa e completa fra tutti gli artisti: studiavano di tutto dagli astrolabi al disegno, dalla filosofia alle fusioni dei metalli, dalla scultura al significato delle gemme. Per questo sono stati apprendisti nelle botteghe orafe artisti diversi: architetti come Filippo Brunelleschi, scultori come Donatello o Ghiberti, pittori come Ghirlandaio e per certi versi anche Leonardo da Vinci. La più interessante delle produzioni orafe erano i bassorilievi in metallo per i sigilli o per gli oggetti devozionali. Insieme a miniature, ricami e avori, queste piccole sculture erano fra i pochi oggetti d’arte a viaggiare e permettevano la propagazione dei nuovi stili, come una sorta di internet culturale del medioevo. In

Guccio-di-Mannaia-Calice-Niccolò-IV

Guccio-di-Mannaia-Calice-Niccolò-IV

un’epoca in cui viaggiare era difficile e rischioso gli orafi ebbero dunque un ruolo chiave e alcuni dei più bravi erano senesi.
Fra le oreficerie senesi più celebri e celebrate c’è il calice di Papa Niccolò IV eseguito da Guccio di Mannaia (1288-1292). Niccolò fu il primo papa francescano e il suo calice è conservato nella Basilica di San Francesco ad Assisi dove si è salvato dalla distruzione del tesoro papale in epoca napoleonica.
Come sempre ho fatto, in ogni attività della mia vita, da ragazza mi ero buttata nello studio della storia dell’arte con esagerato trasporto, trascinando anche altri membri della famiglia in mostre, musei e chiese con un pellegrinaggio instancabile.

Lettera di Cernilli a Petrini ed è grande polemica

Bastano 30 righe di Cernilli a Petrini e scoppia una tempesta, tutta l’Italia del vino ne parla. Anche se, nella lettera, c’era più nostalgia che critica

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli scrive a Carlo Petrini <<cos’è ora la guida SlowFood ?>>. Ma se Carlo Petrini scrivesse a lui chiedendo <<cos’è ora la guida dei Vini d’Italia del Gambero Rosso>> potrebbe rispondere? Questo è il punto, perché i due grandi patriarchi delle guide enologiche italiane hanno lasciate orfane le loro creature Gambero Rosso e Slow Food – Slowine. Entrambi hanno preso strade diverse e per questo suona strana la domanda di Cernilli <<io temo, Slow Food, di non capirlo più>>. Potrebbe infatti fargli la stessa domanda Carlin e concludere con la stessa frase <<Però volevo dirtelo, anche se non mi aspetto risposte>> .

Carlin Petrini

Carlin Petrini

Tanto tempo è passato dal periodo eroico in cui lottavano fianco a fianco <<contro il vino che odora di merda di pollo>> come tuonava Carlin Petrini a Vignale Monferrano nel 1995 o giù di li, contro <<chi considera tipicità quella puzza>>. Ricordo benissimo quel giovane idealista che trascinava con i suoi discorsi carichi di passione e convinzione. In quel momento il suo messaggio era qualcosa di nuovo, di coraggioso, esprimeva la voglia di sprovincializzarsi e andare per le vie del mondo con la speranza di farcela.
Ricordo anche Daniele Cernilli, con la giacca, il gilè e la cravatta. Filosofico e professorale. Era riflessivo e sottile nel ragionamento quanto l’altro era irruento. Paradossalmente sembrava più piemontese Cernilli, che invece era romano. Eppure sono stati le due metà di uno stesso progetto, quello di dare alle cantine italiane il coraggio di puntare verso la qualità.

Tovaglia da wine lover bianca ma non troppo

Come usare le tovaglie bianche preferite dai wine lovers senza che il proprio tavolo da pranzo abbia un effetto tristemente ospedaliero. I miei consigli

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Ristorante 

Dalani-tovaglia-bianca-tovaglioli-colorati

Dalani-tovaglia-bianca-tovaglioli-colorati

La tovaglia da lover è bianca perché agevola la valutazione del vino nel calice ma anche per un altro motivo, il tessuto sopporta meglio i lavaggi forti che servono a rimuovere le macchie dei vini rossi. Questo è il punto di partenza della nostra conversazione sulle “tovaglie da wine lover”. Ma chi ama i grandi vini è spesso anche un cultore della grande cucina e della tavola elegante per cui difficilmente si accontenterà dell’effetto minimal di una tovaglia bianca anche se di finissimo lino perfettamente

apparecchiatura_artigianato_Toscana_Lovers

apparecchiatura_artigianato_Toscana_Lovers

stirato. Fa troppo ospedale ottocentesco. Insomma è triste!
Ecco che viene voglia di usare tovaglie colorate anche se non è il massimo per apprezzare il vino. Raccomandazione: la tavola elegante ha la tovaglia in tinta unita di colore sobrio o, quanto meno chiaro. Vanno bene gialli, rosa, verdolino mentre sono da evitare rossi, violetti e altre tinte sgargianti così come i disegni vistosi tipo scacchi, fiori e simili. La misura e la sobrietà sono i primi indici di eleganza.

Home restaurant troppi e senza regole

La ristorazione strabica: controllatissimi i ristoranti liberissimi gli home restaurant. La moda delle cene a domicilio mette in ginocchio i pubblici esercizi

Home restaurant Cena-Gnammo

Home restaurant Cena-Gnammo

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Fattoria del Colle 

Gli home restaurants indubbiamente sono trendy, sono divertenti, fanno risparmiare e creano nuove amicizie. In un momento di crisi economica e di orari di lavoro forsennati in cui quasi nessuno ha più il tempo per stare con gli amici, gli home restaurant propongono nuove amicizie oltre che pranzetti abbastanza a buon mercato.
Tutto vero ma c’è un rovescio della medaglia.
La ristorazione strutturata, quella con autorizzazione da pubblico esercizio è regolata da una montagna di norme che cresce costantemente. L’ultima goccia è arrivata con la soppressione dei voucher e l’introduzione dei contratti di lavoro occasionale che,

home restaurant gnammo

home restaurant gnammo

tuttavia, riguardano solo i piccoli ristoranti con meno di 5 dipendenti e per un massimo di 5.000€ annui. Una goccia rispetto ai bisogni di un settore dove alle sette e mezzo hai 3 prenotazioni e un’ora dopo ti arrivano 50 clienti. L’impossibilità di chiamare altro personale all’ultimo momento ha fatto crollare la qualità del servizio e ha creato disagio ai clienti che si sentono rispondere <<scusi per l’attesa ma siamo solo in due a servire>> come se la cattiva gestione della sala fosse colpa loro invece che della politica.
Corsi HACCP, corsi sulla sicurezza, corsi per il pronto soccorso …. e poi controlli fiscali basati su guadagni anni Ottanta, impianti elettrici certificati, bagno con doccia per i dipendenti, bagno disabili, segnalazione dei surgelati nel menù, frigo e lavandini diversi per verdura e carne, registro dei fornitori, segnalazione delle telecamere all’ufficio del lavoro, esposizione del menù con i prezzi all’esterno, smaltimento oli di cottura …… un numero di norme talmente elevato che anche i più volenterosi beccano multe a ogni controllo perché c’è sempre qualcosa che era stato dimenticato.

Haut Brion e nasce il marketing del vino

Vi siete chiesti quando la bottiglia di vino inizia ad avere il nome di chi la produce? Da sempre? No dal 1663 ad opera di Arnaud de Pontac di Haut Brion

Di Donatella Cinelli Colombini

Haut-Brion-dove-nsce-il-marketing-del-vino

Haut-Brion-dove-nsce-il-marketing-del-vino

Ho visitato Haut Brion intorno al 2001 mentre frequentavo un corso all’Università di Enologia di Bordeaux, la cosa che mi colpì maggiormente furono degli splendidi tini da fermentazione a “bocca di luccio” inventati appositamente per quella cantina da Yves Glorie l’enologo scopritore dell’importanza della maturità fenolica delle uve. Insieme alla tinaia innovativa rimasi stupefatta dal tradizionalismo della bottaia dove i cantinieri lavavano le barrique con acqua fredda e le disinfettavano con uno zolfino, come nell’Ottocento, mentre noi in Italia eravamo già attrezzati con il vapore. La fama di questa cantina è monumentale e, a ogni riunione dell’Académie Internationale du Vin la bottiglia di Haut Brion portata da Jean Philippe Delmas è la prima a finire; tutti la vogliono

Andrea-Gori-su Au-.Brion

Andrea-Gori-su Au-.Brion

assaggiare. Nella stessa accademia ci hanno rivelato un segreto che pochi sanno: nella primissima lista dei Premier Cru Supérieur nel 1855, Haut Brion non c’era, fu aggiunto nel momento in cui fu redatto il documento ufficiale che è rimasto per sempre come quello delle eccellenze bordolesi.
Altra cosa che pochi sanno è il ruolo di Arnaud de Pontac nella creazione del marketing del vino. La storia viene raccontata da Andrea Gori in uno spassosissimo post di Intravino che vi invito a leggere e che qui, mi limito a riassumere brevemente. Era il 1663 e Armand de Pontac ricchissimo nobile francese (notate il d piccolo nel nome) era proprietario di Haut Brion e decise di commercializzare le sue bottiglie con il nome della tenuta a un prezzo superiore a quello dei vini di Bordeaux venduti dai negotian.

                                                                       
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