Donatella Cinelli Colombini Tag

Alcol ai bambini: uovo di Pasqua con bevuta

La confezione dell’uovo di Pasqua con alcolico annesso che è stata condannata dalle autorità irlandesi apre il discorso sui bambini che assaggiano alcolici

Pasqua-serena-in-agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle

Pasqua-serena-in-agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Partiamo dal fatto di cronaca: nel marzo scorso, in Irlanda e in varie parti del Regno Unito, sono state commercializzate confezioni contenenti un uovo di Pasqua di cioccolato e una bevanda alcolica da 5 Cl a base di caffè che si chiama Buckfast. La scatola pubblicizzata con la scritta <<portions should be adjusted for children of different ages>> cioè porzioni adatte a bambini di età differente, ha avuto un successo Impressionante mandando in tilt i corrieri con 2.000 ordini in un giorno ma è stata fortemente sanzionata dale autorità per I rischi collegati alla presenza di un alcolico in una confezione destinata soprattutto ai bambini.
L’intero episodio ha scioccato l’opinione pubblica britannica e ha richiamato l’attenzione della stampa sul comportamento eccessivamente disinvolto di alcuni commercianti che, in una logica di profitto, rischiano di creare un equivoco sui rischi legati al consumo degli alcolici da parte dei bambini, come se un pezzetto di cioccolata possa essere gustato come un goccetto di “vino tonico” anche dai più piccini.

alcol-e-bambini

alcol-e-bambini

CONSUMO DI ALCOL DA PARTE DEI BAMBINI
Non è così, dare alcoli ai bambini significa causare loro un effetto tossico. A volte i genitori lo fanno per abitudine, perché anche loro da piccoli facevano merenda con pane vino e zucchero, ma dare da bere alcolici ai bambini è sbagliatissimo, anche in ambiente protetto come quello domestico.
Pensare che devono abituarsi al sapore del vino quando sono piccoli altrimenti da adulti diventeranno astemi è ridicolo. Voglio assicurare i colleghi produttori, mio nonno era un ottimo assaggiatore ed ha iniziato a bere vino dopo i trent’anni, mia figlia ha fatto i primi assaggi dopo i 25 ed ora ha un’ottima capacità di giudizio.

Vinitaly e vitigni autoctoni che saranno famosi

Mai sentito parlare di vitigni orseleta, uvalino, canaiolo bianco, catalanesca, asprinio, minutolo, nascetta? Grazie alle Donne del Vino saranno famosi

vinitaly2017-DonneDelVino-Vinitaly2017-stand

vinitaly2017-DonneDelVino-Vinitaly2017-stand

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questi sono solo alcuni dei vitigni rari che le Donne del Vino stanno coltivando e fanno assaggiare a Vinitaly 2017 in due degustazioni che rimarranno memorabili. Nelle schede dei vini il racconto di un lavoro tenace, durato per anni e spesso solitario, per salvare i vitigni dall’estinzione.
Da vere “madri adottive” le cantine delle Donne del vino hanno sperimentato e spesso trovato i sistemi di allevamento, vinificazione e maturazione, capaci di valorizzare il potenziale enologico di queste viti quasi scomparse. Alla fine hanno avuto il coraggio di fare vini con questi vitigni autoctoni rari in purezza. Una sfida coraggiosa, visionaria, pazzesca … ma piena di amore.
Ian D’Agata guida i due assaggi di Vinitaly di fronte a 60 membri della VIA – Vinitaly 17800384_10210591780048904_4735420762165480295_nInternational Academy e ad 80 buyer e giornalisti invitati dalla fiera veronese (9 aprile ore 15-17,30 Sala Tulipano). Proprio per adattarsi a questo pubblico internazionale entrambe le degustazioni sono solo in inglese.
VIA– VINITALY INTERNATIONAL ACADEMY
VIA è un autentico gioiello: riunisce super – opinion makers già molto noti nei loro Paesi di origine come Master of Wine e Master Sommelier, che vengono formati per diventare ambasciatori del vino italiano nel mercati più importanti del mondo. Il direttore scientifico Vinitaly International Academy è Ian D’agata, senior editor di Vinous, autore di “Native Wine Grapes of Italy”, unico libro scritto da un italiano ad avere vinto il premio Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year.
Ian D’Agata è il vero eroe dell’ “operazione autoctoni rari” delle Donne del Vino. Nei due mesi passati, il giornalista italo-canadese ha saputo rendere persino divertente la lunga preparazione dei due eventi. Quando gli ho scritto <<Ian abbiamo troppi vini le Donne del Vino si sono scatenate e hanno aderito in massa alla nostra richiesta>> lui mi ha risposto << donne scatenate, sono il mio sogno!>> oppure quando Vinitaly ci ha concesso mezz’ora in più per la degustazione del 9 aprile e quindi la lista ristretta che gli avevo chiesto non serviva più <<ma come … con tutta la fatica che ho fatto per selezionare … se ti acchiappo!>>.

Le feste del vino più grandi del mondo

Le prime 5 sono le feste del vino più grandi del mondo a cui ho aggiunto una stella nascente. Sono all’aperto e mescolano cultura e gioiosità trasgressiva

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello,  Casato Prime Donne

Feste-del-vino-più-grandi-del-mondo-Wurstmarkt

Feste-del-vino-più-grandi-del-mondo-Wurstmarkt

La festa del vino accreditata come più grande del mondo è in Germania: Wurstmarkt che letteralmente significa mercato delle salsicce. Esiste da 550 anni e riceve 685.000 visitatori giornalieri in due weekend di settembre. Avviene nella Renania Palatinato a Bad Durkheim poco distante dall’inizio della più celebre delle Strade del vino tedesche, in una zona che vanta duemila anni di storia nel vino. Tanti stand che cuociono e offrono gastronomia tipica e assaggi oltre a 36 piccole cantine storiche. Tutti usano il bicchiere chiamato Dubbeglas e inventato da un macellaio. Ha due incavi nel vetro a forma di dita che non lo fanno

Feste-del-vino-Mendoza

Feste-del-vino-Mendoza

cadere a terra anche quando le mani sono unte dalle salsicce. L’impressione è di qualcosa di molto, molto popolare, e più adatto alle sbornie che all’apprezzamento del vino insomma, quasi una versione enologica dell’Oktoberfest.

Haro (Spagna) Battaglia del vino, in occasione della festa di San Pietro alla fine di giugno di ogni anno. I partecipanti scalano la montagna del vino che dista 5 km da Haro e il percorso è effettuato festosamente tirandosi il vino a vicenda. La notte la festa si sposta nelle vie del paese ed è rallegrata da musiche e balli tradizionali. The Drinks Business nelle la battaglia del vino in cima alla TOP 10 dei festival del vino

Vinitaly delle Donne del vino

Donne del Vino a Vinitaly 2017: scelta coraggiosa che punta sulla difesa dei vitigni italiani e particolarmente su quelli più rari e quasi estinti

Donatella-Cinelli-Colombini-Violante-Gardini-Vinitaly-delle-Donne

Donatella-Cinelli-Colombini-Violante-Gardini-Vinitaly-delle-Donne

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Le prime due donne siamo io e Violante, il nostro stand è al Padiglione 6 D4. Da noi potrete assaggiare dei meravigliori Brunello 2012 di purissimo Sangiovese – vitigno autoctono non raro ma prelibato. Per chi ama anche il sigaro martedì alle 16 degustazione del nostro Passito di Traminer e del Chianti Classico “Mauro” dell’Agricola Tamburini con il sigaro nello stand degli amici del Toscano fra i padiglioni 7 e 8. Non mancate è a numero chiuso!

Vinitaly-degustazione-Donne-del-Vino-vini-da-vitigni-autoctoni-raril

Vinitaly-degustazione-Donne-del-Vino-vini-da-vitigni-autoctoni-raril

DONNE DEL VINO

Un’azione che vedrà protagoniste la maggior parte delle Donne del Vino produttrici e si riassume nella parola autoctono. <<Durante Vinitaly 2017 i vitigni italiani saranno protagonisti di sei iniziative legate dallo stesso tema e principalmente la degustazione di  vini ottenuti da viti autoctone di cui esistono meno di 50 ettari di vigneto>> ha spiegato la presidente Donatella Cinelli Colombini facendo riferimento alle tre degustazioni dedicate a Falanghina, vitigni toscani complementari del Chianti, Brunello oltre che alla distribuzione di viti pugliesi e alla carta dei vini della cena evento che concluderà Vinitaly.

Vino e export: molto bene solo il Prosecco

Trump e brexit: due incognite preoccupanti. L’export del vino italiano segna un +3,3% che deve molto al Prosecco. Molti dati e qualche commento

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Export-e-vino-WineMonitor-di-Nomisma

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Tempo di consuntivi, analisi e programmi per l’export del vino italiano. Un primo commento agro-dolce arriva da Silvana Ballotta CEO di Business Strategies che insieme a Nomisma WineMonitor analizza i Paesi extra UE e soprattutto i 10 che da soli valgono il 92% dell’export enoico fuori Europa.
Due facce della stessa medaglia ha detto la Ballotta a Wine News<< quella

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

Vino-e-export-mercato-cinese-Violante-Cinellicolombini-Jr

sorridente degli sparkling, che chiudono a +22,3% in valore, e quella più riflessiva dei fermi imbottigliati, che segnano +1,8%. Una forbice ampia, che non trova riscontro tra gli altri principali Paesi produttori >> L’Italia ha esportato 540 milioni di euro di vini sparkling con una crescita tre volte superiore ai concorrenti diretti. Le bollicine hanno insomma “tirato la volata” al vino italiano sui mercati esteri mentre senza di loro, il risultato mondiale non sarebbe certo il +3,3% di cui il Ministro Martina va tanto fiero.
Per fortuna il primo mercato estero del vino italiano, gli USA, segnano un ottimo +6,1% che renderebbe tutti felici se non ci fosse l’incognita Trump. Bene l’export in Svizzera e Canada male in Giappone dove le nostre esportazioni hanno perso 2 punti percentuali.

Barolo, Chianti … come difendere i marchi del vino

E’ possibile difendere il marchio dei grandi vini italiani oppure dobbiamo rassegnarci a scippi come lo Champagne made in USA? La parola agli esperti

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Come-difendere-i-marchi-dei-vini-Pierstefano- Berta

Di Donatella Cinelli Colombini, cantine, agriturismo in Toscana

Le immagini del pranzo di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca con il brindisi di Champagne Korbel’s Special Inaugural Cuvée della California, hanno fatto agitare non poco i produttori Francesi. <<E’ legale>> dicono i tecnici <<Korbel usa la parola Champagne da prima del 2006 e quindi può continuare a scriverla sulle etichette>>. Sarà anche legale ma è sicuramente di estremo cattivo gusto!
Questo è un esempio di quanto sia difficile difendere i marchi delle denominazioni fuori dai confini europei. Se i francesi , con la forza di un governo che ha sempre considerato i vini come un patrimonio nazionale quasi sacro, sono riusciti a attuare una politica difensiva efficace, noi italiani dobbiamo ricorrere al “fai da te”. Bisogna ricordare che le denominazioni sono protette in Europa ma fuori dell’UE il loro valore legale è praticamente inesistente e questo innesca problemi enormi. Ecco la necessità di un manuale come “ Il vino e i marchi ” (Edizioni OICCE, pp. 320, 25€) di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta che è stato recentemente presentato a Roma alla Camera dei Deputati.

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il vino e i marchi, di Maria Cristina Baldini e Pierstefano Berta

Il libro è destinato soprattutto alle cantine e fornisce spiegazioni e esempi reali a cui fare riferimento per difendere il proprio marchio. Nella parte dedicata ai brand delle denominazioni, evidenzia la necessità di usare due binari paralleli la tutela “pubblicistica” della denominazione e quella “privatistica” attraverso la registrazione del marchio collettivo. Un percorso complicato ma con seri vantaggi. Basta ricordare i famigerati wine kit venduti via internet con le istruzioni per produrre vino in casa. Per risolvere problemi del genere avere un marchio registrato è indispensabile, così come è indispensabile per contrastare l’uso improprio del nome del vino in altri generi merceologici, dalle scarpe, alla pasticceria.

Il Principe di Galles incontra il Brunello

Il I° aprile ho incontrato il Principe di Galles Carlo che mi letteralmente affascinato. Vi assicuro che non è un “pesce d’aprile” anzi vi racconto tutto

Principe-di-Galles-Carlo-e-Donatella-CinelliColombini

Principe-di-Galles-Carlo-e-Donatella-CinelliColombini

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Noi produttori eravamo convocati per le sei ma la coppia reale sarebbe arrivata due ore dopo. Allegra Antinori, Jacopo Biondi Santi, Leonardo Frescobaldi, Vittorio Moretti di Petra, Giuseppe Mazzacolin di Felsina, Giovanni Manetti di Fontodi …. Tutti pronti a servire le bottiglie impeccabilmente presentate dai sommelier FIS Fondazione Italiana Sommelier guidati da Franco Ricci in persona. La cornice è spettacolare: Villa San Michele, una terrazza su Firenze con una facciata disegnata da Michelangelo. Il panorama è simile a quello di casa mia, dove nel Trecento Giovanni Boccaccio ambientò il “Ninfale fiesolano”, anzi forse la mia vista di Firenze più bella,

Donatella-CinelliColombini, FrancoRicci-Sommelier-FIS-AllegraAntinori- JacopoBiondiSanti-Leonardo-Frescobaldi-VittorioMoretti-Petra-GiuseppeMazzacolin-Felsina-GiovanniManetti-Fontodi

Donatella-CinelliColombini, FrancoRicci-Sommelier-FIS-AllegraAntinori- JacopoBiondiSanti-Leonardo-Frescobaldi-VittorioMoretti-Petra-GiuseppeMazzacolin-Felsina-GiovanniManetti-Fontodi

ma io non ho la squisita eleganza dei saloni di questo esclusivo e romantico albergo. E’ forse per questo “lusso invisibile” che il Principe di Galles Carlo e sua moglie Camilla lo hanno scelto per il loro soggiorno italiano.
Mi aspettavo un personaggio triste, raggelato dall’etichetta e invece il Principe Carlo è un uomo delizioso, con un “sense of humour” stupendamente britannico e una capacità di stare con le persone frutto di in una vita al servizio del suo Paese. E’ uno straordinario ambasciatore del Regno Unito, si fa amare. Quando gli ho detto che il mio Brunello riserva nasceva in una cantina di sole donne si è divertito immaginando come venisse coccolato e si è invece interessato alla coltivazione biologica dei vigneti <<è difficile qui da voi? E come curate le malattie>> ha voluto sapere.

Voucher o lavoro nero?

Cosa fare se al ristorante arrivano più clienti del previsto? Rallento il servizio in tutta la sala, li mando via, o telefono a un amico facendolo lavorare al nero?

Voucher-chi-li-ha-usati-bene-viene-penalizzato

Voucher-chi-li-ha-usati-bene-viene-penalizzato

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questa è la situazione in un’Italia che rinuncia ai voucher in nome della convenienza politica e dell’incapacità di fare controlli, pur sapendo che, in alcuni settori, questo strumento era usato correttamente e contrastava efficacemente il lavoro nero.
L’agricoltura aveva usato questo strumento in modo corretto per studenti e pensionati, mettendo qualche soldo in tasca a persone che ne hanno davvero bisogno. La mia è la rabbia di chi è ha rispettato le regole e si vede penalizzato per colpa di grandi aziende, enti pubblici e persino sindacati, che hanno abusato dei voucher sostituendoli alle assunzioni a termine. Erano loro da bloccare non noi!

Voucher-senza-diventa-difficile-nella-ristorazione-Fattoria-del-Colle-Toscana

Voucher-senza-diventa-difficile-nella-ristorazione-Fattoria-del-Colle-Toscana

Susanna Camusso e la CGIL mettono in ginocchio il turismo proprio mentre inizia la stagione. E’ evidente che alla radice del problema non ci sono le “assunzioni volanti” nei ristoranti o della vendemmia, ma bensì grandi imprese e enti che hanno aggirato la legge, senza che nessuno controllasse o punisse. Eppure, nell’epoca di internet e dei controlli per via telematica, non dovrebbe essere difficile bloccare chi abusa e supera certi volumi con la stessa partita iva o con lo stesso codice fiscale. Perché all’estero ci riescono e da noi no?
Per il turismo la mancanza dei voucher è un disastro. Il turismo è cambiato, quasi nessun cliente prenota più in anticipo per cui i ristoranti si riempiono all’improvviso e bisogna trovare personale all’ultimo momento.

Marijuana e vino una somma che fa riflettere

In Italia inizia l’uso terapeutico del cannabis-marijuana ma cosa succede negli stati che l’anno legalizzata e come si concilia con l’uso del vino?

Marijuana-e-vino

Marijuana-e-vino

Di Donatella Cinelli Colombini agriturismo Fattoria del Colle Toscana

Lo scorso autunno 7 Stati USA hanno legalizzato l’uso del cannabis: California, Maine, Massachusetts e Nevada per uso ricreativo e Arkansas, Florida e North Dakota per uso terapeutico. Precedentemente altri, come Colorado e Washington, ne avevano autorizzato il commercio in forma sperimentale e limitata, come sta iniziando a fare l’Italia.
Il rapporto marijuana e vino è ben illustrato da un articolo di Wine searcher che vi invito a leggere. Molti si aspettavano che questa legalizzazione avrebbe portato a un calo di consumi di vino soprattutto per coloro che usavano l’alcool per darsi una

Colorado-megozio-cannabis

Colorado-megozio-cannabis

spinta oppure per contrastare la depressione. Invece è successo il contrario: i primi dati indicano un aumento nel consumo di entrambi i prodotti, vino e marijuana. Il segmento principale pare quello femminile sopra i cinquant’anni cioè un target in cui abbondano casi di solitudine e depressione.
Apparentemente calano le vendite di vino di peggiore qualità e aumentano quelle dei vini di prezzo più alto. Un fenomeno da mettere forse in relazione all’aumento del turismo del cannabis; qualcosa di simile a ciò che è avvenuto ad Amsterdam dopo la legalizzazione della vendita.

Supertuscan multietnico Il Drago e le 8 colombe 2014

2014 ci sorprende con vini di grandissima piacevolezza alla Fattoria del Colle, vini “stile Novecento” eleganti, complessi e profumati come Il Drago e le 8 colombe

Drago e le 8 colomne IGT Toscana 2014

Drago e le 8 colomne IGT Toscana 2014

2014 l’anno del biologico. Solo chi, come noi, ha scelto di coltivare le sue vigne senza prodotti sistemici ha portato in cantina uve mature e sane. Contro la diffusa convinzione che << nelle annate piovose solo la chimica permette di produrre della buona uva >> sono stati proprio i vignaioli più attenti all’ambiente a fare il raccolto migliore.

L’annata 2014 de Il Drago e le 8 colombe si caratterizza per grande eleganza, bevibilità e piacevolezza, con alcolicità moderata e grande armonia. Le notti fresche dell’estate 2014 hanno favorito una maturazione lenta dell’uva e una ricchezza aromatica superiore al solito.

Il nome e l’etichetta di questo vino – il Drago e le 8 colome – raccontano la curiosa situazione della prima cantina italiana in cui lavorano solo donne, ma dove c’è

Cenerentola-Doc-Orcia-Fattoria-del-colle-Leslie-Brienza

Cenerentola-Doc-Orcia-Fattoria-del-colle-foto-di-Leslie-Brienza

anche una presenza maschile. Si tratta di Carlo Gardini, il marito della proprietaria Donatella Cinelli Colombini, che esprime la sua passione per i grandi vini seguendo le tipologie dolci Vin Santo e Passito.
E’ lui il drago dell’etichetta mentre le otto colombe sono Donatella, la figlia Violante, l’enologa Valerie Lavigne, la cantiniera Barbara e tutto lo staff del vino della Fattoria del Colle: Debora, Alessia, Antonella e Margherita.

Il Drago e le 8 colombe è un “Supertuscan” cioè un vino toscano con un uvaggio più libero rispetto a quello delle DOC e infatti contiene, oltre al Sangiovese anche Merlot e Sagrantino. Un vitigno, quest’ultimo, tipico della vicina Umbria che nella Fattoria del Colle cresce in modo perfetto. In questo vino i tre vitigni apportano caratteri diversi: il Sangiovese conferisce eleganza, il Merlot piacevolezza e il Sagrantino accresce la struttura.

Clara Melchiorre, fashion photographer

I giovani che cambiano il mondo, quelli capaci di puntare in alto e di farsi strada rimanendo sé stessi: Clara Melchiorre e suo fratello Ezio

Clara-Melchiorre- emp(a)t(h)y_1

Clara-Melchiorre- emp(a)t(h)y_1

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, agriturismo in Toscana

Aprite il sito claramelchiorre.com e vi troverete davanti immagini belle come opere d’arte ma dure come un romanzo di Saviano. Essenziali, costruite come architetture fatte di line dritte, ma sensibili alle ultime tendenze del gusto.
Colpisce l’evoluzione stilistica di Clara Melchiorre una giovanissima fashion photographer che sa mantenersi al passo con il capriccioso e velocissimo mondo della moda ma intanto elabora una poetica sua fatta di giochi geometrici e di un’interiorità di luce e ombre.

Clara-Melchiorre

Clara-Melchiorre

Vi chiederete perché scrivo di Clara Melchiorre fotografa di moda lontanissima dal mondo del vino. Perché i giovani come lei possono cambiare il futuro del mondo. Lei o suo fratello Ezio, architetto di talento in un grande studio di Bruxelles che a meno di trent’anni progetta le nuove città albanesi. Questi giovani sono la speranza.
Clara Melchiorre ha sempre sentito il bisogno di fotografare, fino da ragazzina aveva un istinto infallibile. Quando le chiesi di ritrarre le istallazioni artistiche che circondano la cantina del Casato Prime Donne lo fece in pochissimi minuti come un turista che passa di li per caso e invece lei fece delle foto stupende.

Chianti, Toscana, Sangiovese, Barolo, Rosso

Queste le 5 parole più associate al vino italiano in USA. Colpisce la forza della Toscana e del Chianti

NY-Wine-Experience-vino-italiano-in USA-non solo Chianti

NY-Wine-Experience-vino-italiano-in USA-non solo Chianti

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Fattoria del Colle
Le notizie arrivano dall’indagine “Wine Opinions Vinitaly Survey” e sono state ottimamente commentate da Wine Meridian. In ordine decrescente c’è un primo gruppo di parole che comprende Chianti, Toscana, Sangiovese, Barolo, Rosso e Dry seguito da una seconda lista con termini qualificativi che indicano soprattutto le sensazioni suscitate dal vino Earthy (terroso), Prosecco, Food, Fruity (fruttato), Robust (robusto), Diversity (diversità).
Una prima riflessione sulla parola Chianti che dimostra come lo sforzo di comunicare Classico, selezione, superiore …. Abbia dato frutti solo fra gli addetti ai lavori

Houston-seminario-Brunello-USA-non-solo-Brunello-e Toscana

Houston-seminario-Brunello-USA-non-solo-Brunello-e Toscana

mentre il grande pubblico faccia una gran confusione … quasi come quando si dice Bordeaux mettendo in un unico paniere i Premier Cru e i vin de pays, Margaux e les Graves.
Che ci sia una forbice ampia fra la percezione dei conoscitori e quella del grande pubblico risulta evidente dal confronto fra questa lista e la classifica delle denominazioni più presenti nella stampa internazionale mostrata dalla Regione Toscana all’inaugurazione delle Anteprime 2017. Il Brunello svettava primo davanti a Chianti e Chianti Classico. Invece nell’indagine “Wine Opinion Vinitaly Survery” il prestigioso vino di Montalcino è relegato in posizione molto periferica.

Luca Bianchini Nessuno come noi

Nessuno come lui Luca Bianchini il più amato e social scrittore italiano. Grande amico mio e della Fattoria del Colle dove viene per scrivere i suoi libri 

Luca-Bianchini-Nessuno-come-noi

Luca-Bianchini-Nessuno-come-noi

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Toscana

Nessuno come noi, un libro bellissimo, forse il libro più bello scritto da Luca Bianchini (Mondadori pp. 245 €18). E’ il racconto della terza G del Liceo Majorana di Moncalieri e di tre inseparabili “cuori in affitto” Vince, Cate e Spagna a cui si aggiunge Romeo, il fighetto bello, ma ripetente, di una ricca famiglia con villa sulle colline torinesi. 1987 un ritratto vero di come erano i diciassettenni di una città industriale dove le distanze sociali erano forti, la voglia di apparire rigurdava la cerchia locale, ma la scuola era ancora una palestra di talenti e di carriere professionali.
Luca Bianchini mette da parte i paradossi esilaranti che hanno caratterizzato i suoi libri precedenti – vezzi e  vizi della società italiana che diventano burle – per costruire una narrazione più intima e aderente al vero. Certo è un romanzo e il racconto è immaginario ma l’atmosfera e i protagonisti ci donano uno spaccato autentico del 1987 nell’hinterland torinese. E’ un libro bellissimo in cui ciascuno trova sé stesso, i suoi figli o le persone che ha conosciuto, trova una finestra aperta sul passato prossimo che fa riflettere sulla velocità dei cambiamenti, sono passati trent’anni ma pare un secolo: le famiglie, la scuola, lo stile di vita dei giovani, le loro aspirazioni sono completamente diverse da oggi.

Complessità: per me è l’anima del vino

La complessità del vino è soprattutto aromatica e nel Brunello è la somma di quattro momenti: la vigna, la vinificazione e la maturazione e l’affinamento

complessità-del-vino-nasce-nalla-naturalezza-del-vigneto

complessità-del-vino-nasce-nalla-naturalezza-del-vigneto

Di Donatella Cinelli Colombini, cantine Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

Molti pensano che la complessità del vino dipenda soprattutto dalle ultime due ma io non sono d’accordo. E’ vero: scegliere fusti di rovere di foreste centenarie e tonnellerie artigiane di grande qualità ha un’ importanza notevole. Per questo i miei tonneau vengono da 5 laboratori dove il legno rimane sotto la pioggia per anni e la lavorazione è manuale. La varietà dei legni e delle tostature aumenta la complessità.
Tutto vero ma la complessità, secondo me deve essere nell’uva. La maturazione in botte così come l’affinamento in bottiglia esalta la complessità del vino esattamente come un grande pianista esalta la bellezza della musica.

complessità-del-vino-importanza-dei-tini-piccoli-a-cappello-aperto-con-follatore

complessità-del-vino-importanza-dei-tini-piccoli-a-cappello-aperto-con-follatore

E’ una verità che ho capito vendemmia dopo vendemmia facendo errori e esperienze. La complessità dell’uva e quindi del vino aumenta con l’età dei vigneti e la crescita del loro patrimonio biologico. Per questo è indispensabile mantenere vivo il terreno e mantenere le viti in perfetto equilibrio. La qualità dei cloni, la quantità di uva di ogni pianta ma soprattutto il carattere del terreno, che deve essere di età geologica importante ( i miei sono pliocenici e neo quaternari) … tutto conferisce complessità. E tutto va preservato adottando un’agricoltura rispettosa dell’ambiente: biologico ma non solo.

Remo Farina: a cena nel cuore della Valpolicella

Serate di Vinitaly: il lavoro continua a tavola con importatori e colleghi produttori. Per me con Banville Wine Merchans da Remo Farina

Remo-Farina-ingresso-vecchia-cantina

Remo-Farina-ingresso-vecchia-cantina

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Aprile 2016: arriviamo nelle cantine Farina in ritardo, <<come al solito>> dice mio marito Carlo che mi assilla costantemente perché ho più impegni che tempo e questo mi porta a rosicchiare minuti a ogni appuntamento. Gli altri ospiti sono già tutti a tavola ma, stringendosi un pochino, ci fanno posto accanto alle altre cantine importate da Banville Wine Merchants. Agli altri tavoli ci sono i migliori clienti USA dei nostri vini e il “capo” il super Boss Lia Tolaini Banville che, in pochi anni, ha portato la sua compagnia di importazioni a essere

Remo-Farina-cena-con-produttori-importati-da Banville-Wine-Merchans

Remo-Farina-cena-con-produttori-importati-da Banville-Wine-Merchans

una delle più rispettate e performanti di tutti gli Stati Uniti. Il clima è goliardico, da gita scolastica e in effetti dopo le giornate indaffaratissime del Vinitaly tutti hanno voglia di togliersi la cravatta e farsi quattro risate.
La mia inguaribile curiosità e il mio pessimo inglese che mi impedisce di capire le battute in uno slang che richiederebbe anni di vita in America, mi spinge su altri percorsi <<posso vedere la cantina>> chiedo ai padroni di casa ben sapendo di interferire con la cena dei quaranta ospiti, ma loro sorridono gentilmente<<si prego venga>>. Dal sito dell’azienda è praticamente impossibile capire l’anima di questa cantina … arrivando mi sono accorta che è quasi nel centro abitato … ma i vini della Valpolicella di  Remo Farina, mi sono piaciuti molto e dunque, qual’è la speciale magia di questo posto?

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.