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Le regole per conservare il vino in casa

Il vino esposto alla luce e al caldo invecchia 4 volte più velocemente che in cantina. Sapere come conservare il vino in casa è molto utile.

 

conservare-il-vino-a-casa

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

I dati scientifici arrivano dalla Fondazione Edmund Mach – Istituto di San Michele all’Adige dove hanno usato 400 bottiglie di Brunello dividendole in due parti. Metà sono state conservate in condizioni ideali (15 e i 17°C, umidità al 70%, buio) e 200 sono state invece, per sei mesi, in ambienti illuminati e con temperature fra i 20 e i 27°C, come un normale appartamento italiano. Ebbene queste ultime sembravano due anni più vecchie di quelle tenute in cantina. Una differenza facilmente percepibile all’esame organolettico per il colore più aranciato (pinotine) derivante dall’unione fra tannini e anidride solforosa.

Infernotto del Brunello di Donatella Cinelli Colombini

Infernotto del Brunello di Donatella Cinelli Colombini

Anche il controllo analitico confermava «la formazione di composti, mai osservati prima, che nascono dall’unione tra i tannini e l’anidride solforosa accelerando l’invecchiamento del vino rosso» ha detto il Professor Mattivi capo del team di ricerca.
In altre parole il vino non si era rovinato del tutto, ma quasi. Questo esempio, condotto con tutto il rigore scientifico, deve dissuadere quanti vogliono comprare bottiglie importanti per conservare il vino in casa in vista di giornate memorabili ma non sanno come fare. Ecco che diventa importante avere le “istruzioni per l’uso” e qualche consiglio pratico.
Le note che seguono sono tratte da “casadeivini”, un blog particolarmente attento dove troverete tutti i dettagli che io qui mi limito a riassumere negli elementi fondamentali.

Chef milionari ecco i cuochi italiani più ricchi

Chef milionari italiani sono i fratelli Carea del ristorante Da Vittorio con 15.461.86515 € seguiti dagli Alajmo e da Carnavacciuolo

Massimo-Bottura-Donatella-Cinellicolombini-premio-Italia-a-tavola

Massimo-Bottura-Donatella-Cinellicolombini-premio-Italia-a-tavola

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

La classifica dei fornelli d’oro, i cuochi italiani più ricchi, pubblicata da Dissapore e dal Corriere della Sera e commentato da Cronache di gusto, lascia sbalorditi per il volume d’affari che ruota intorno ai cuochi più premiati, più famosi e più televisivi. Gli importi sono davvero enormi. Quella che segue è la lista del giro d’affari proposta da Corriere della Sera
Famiglia Carea del Ristorante Da Vittorio a Brusaporto 15.461.865
Fratelli Alajmo 11.256.635€

Famiglia-Carea-Da-Vittorio-cuochi-italiani-più-ricchi

Famiglia-Carea-Da-Vittorio-chef milionari

Antonio Carnavacciuolo 5.381.566€

Massimo Bottura dell’Osteria Francescana 4.896.627€
Niko Romito 3.742.001 €
Carlo Cracco 3.530.712 €
Enrico Bartolini 2.771.041 €
Moreno Cedroni 2.612.028
Joseph Bastianich 2.115.645 €
Gualtiero Marchesi 2.113.800 €
Tutti bravi, tutti a lavoro in cucine spettacolari, ma anche con attività accessorie molto remunerative: programmi TV, coking class, presentazioni, pubblicità …. Attività diversificate che spesso comprendono anche vigneti o produzioni alimentari etichettate con i proprio marchio oppure veri e propri imperi internazionali.

 Charles Heidsieck – Champagne Charlie un uomo da leggenda

E’ un mito dello Champagne e infatti Charles fondatore delle maison Piper Heidsieck è diventato protagonista di un libro e poi di un film

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne 

Figlio di un commerciante di Champagne che andava in Russia a vendere le sue bottiglie con uno stallone bianco,  Charles Heidsieck nacque nel 1822  e a soli ventinove anni fondò la sua cantina Heidsieck & Co Monopole puntando su un mercato praticamente vergine: gli stati Uniti.  Il giovane produttore francese va in America nel 1852 con un enorme successo e poi ritorna con azioni di comunicazione, banchetti ed eventi sempre più grandi finchè anche l’alta società di

Charles Heidsieck Champagne

Charles Heidsieck Champagne

New York comincia a comprare le sue bollicine. Riceve anche un soprannome Champagne Charlie tale è grande la sua popolarità. Ma nel 1861 la sua compagna e lui stesso si trovano coinvolti nella guerra civile americana. Un’avventura rocambolesca che vede  Charles Heidsieck viaggiare di nascosto fra gli stati in guerra cercando di ottenere il pagamento dei suoi vini e finendo invece per venire imprigionato due volte come spia.  Un disastro umano e professionale che lo porta alla bancarotta. Ma qui inizia una seconda avventura, questa volta a lieto fine. L’agente americano di Charles Heidsieck, che per primo aveva dato inizio al disastro con le sue incaute vendite, aveva un fratello che per riscattare i misfatti del congiunto, dona a Champagne Charlie dei terreni in Colorado. Ebbene si tratta degli appezzamenti  su cui sorgerà la città di Denver, una delle più grandi e ricche del Nord America. Ed è proprio la vendita di queste terre che fornisce a  Charles Heidsieck le risorse per tornare a Reims, riaprire la sua maison e portarla al successo.

Vita da produttore di vino: l’ ufficio di Donatella

Vi faccio entrare nella mia vita privata, nella stanza dove trascorro la maggior parte del tempo, il mio ufficio alla Fattoria del Colle

Studio-di-Donatella-Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il mio ufficio è nella Fattoria del Colle, nella parte dell’edificio costruita nel 1592 per cui ha il fascino delle cose autentiche ma anche la loro scomodità. Il soffitto suscita l’invidia dei turisti che sbirciano dalla porta sempre aperta. Ci sono travi decorate con greche e rosette e un bordo perimetrale con festoni di gusto rinascimentale. Anche il lampadario, in cristallo bianco è molto bello ma illumina la stanza in modo quasi subacqueo e poco adatto a un luogo di lavoro.

Giannelli-per-CasatoPrimeDonne

Giannelli-per-CasatoPrimeDonne

I libri foderano quasi interamente le due pareti più lunghe della stanza e sono ormai talmente tanti da costringermi a periodici sfoltimenti e l’aggiunta di una libreria più piccola dietro lo schienale del divano. Davanti al mio tavolo conservo i libri autografati. Opere di premi Nobel come Saul Bellow e di amici di scarsissime capacità letterarie. Conservo ogni libro con lo stesso affetto anche se il valore culturale è abissalmente diverso.
Non riesco ad essere ordinata e le cose che voglio conservare sono talmente tante che l’effetto è piuttosto caotico. Tuttavia riesco quasi sempre a ritrovare libri e documenti.
Ho un tavolo da lavoro piccolo, che prima di me è stato usato da mia nonna Lelia Socini Cinelli, ma ho rifiutato di usare la sua scomodissima sedia preferendo qualcosa di ergonomico, anzi aspiro a qualcosa di ancora più adatto alla mia schiena dolorante dopo la frattura dello scorso anno. La mia poltrona e il pc portatile sono le sole cose veramente moderne nella stanza.

Vitigni autoctoni diffidate dalle imitazioni

I vitigni autoctoni cominciano a globalizzarsi. Bisogna puntare su quelli rari: i vini sono difficili da produrre ma attraggono i turisti e hanno prezzi alti

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Donatella-Cinelli-Colombini-Foglia-Tonda

Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Cenerentola

Non c’è tempo da perdere; bisogna valorizzare i vitigni autoctoni rari che sono coltivati solo nel loro luogo di origine. In Australia cominciano a produrre Nero d’Avola, Vermentino, Fiano, Arneis, Dolcetto, Sagrantino e Teroldego. Le chiamano varietà alternative cioè non internazionali come sono invece Merlot, Cabernet e Chardonnay. In realtà si tratta di un primo passo verso la globalizzazione dei maggiori vitigni autoctoni italiani che rischiano di perdere la loro caratteristica identitaria come prima è successo al Syrah – Shiraz, oppure al Prosecco.
Non si tratta di un problema piccolo. Infatti l’Australia è un “market driven” cioè indirizza la produzione in base alle vendite, come gli USA che, tuttavia, a causa della dimensione del Paese ha dinamiche più lente. La svolta australiana verso i vitigni autoctoni abbandonando i “soliti noti” così come verso un maggiore collegamento fra vini e territori di origine, deve suonare, per noi, come un’opportunità e insieme come campanello di allarme. Significa che i consumatori

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

Uvalino-Cascina-Castlet-Mariuccia-Borio

chiedono qualcosa di diverso e di più originario. Per le cantine italiane la cosa è estremamente favorevole, siamo infatti il Paese con il maggior numero di vitigni autoctoni al mondo e siamo fra quelli che hanno costruito la piramide qualitativa sull’origine dell’uva, IGT, DOC e DOCG. Un’opportunità che contiene anche una minaccia perché, come abbiamo visto, c’è già chi pianta vitigni autoctoni italiani e forse riuscirà anche a produrre degli ottimi vini.
Ma cosa possiamo fare di fronte a colossi stranieri di enorme forza commerciale come Yellow Tail, Hardys, Lindemans oppure Jacobs Creek, per parlare solo dei grandi player australiani?

Château Lafite Rothschild il re del Bordeaux 2016

E’ Lafite il miglior Bordeaux del 2016. E’ l’anno dei vini a dominanza Cabernet e del St Emilion dopo che il 2015 aveva visto brillare il Pomerol

Chateau-Lafite-Rothschild

Chateau-Lafite-Rothschild

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

La classifica viene da The Drinks Business e Liv-Ex che ha interpellato i 400 più importanti mercanti di vino del mondo.
Ed ecco i magnifici Château di Bordeaux con in testa Lafite e tutti  i first growth cioè le cantine indicate come migliori nella famosa classifica del 1855 che, allora come oggi, è una garanzia di prestigio e qualità enologica.

Questo è l’anno della riva destra del bordolese e della rivincita del distretto vinicolo

Chateau-Mouton-Rothschild

Chateau-Mouton-Rothschild

più importante del mondo che riprende a dominare i mercati, soprattutto asiatici. Tutti aspettano un rialzo dei prezzi di oltre l’8% e questo ha innescato una vera corsa all’acquisto.
10) Cos D’Estournel 120 € a bottiglia
9) Château Montrose 102 € a bottiglia
8) Château Latour

Nelle bottiglie grandi non c’è sempre il vino buono

Nei banchetti raffinati l’uso di grandi bottiglie magnum serve per rimarcare l’importanza dell’evento ma a volte è solo la dimensione che conta

Grandi bottiglie-MargauxBaltazar

Bottiglie grandi -MargauxBaltazar

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Alcune grandi bottiglie sono veramente strepitose, parlo di Margaux Launches al prezzo di 195,000 Dollari oppure Eclipses Expectations di Cheval Blanc. Si tratta dei maggiori formati di due delle cantine più importanti del mondo.
Rimane il problema di servire bottiglia così pesanti. Ci vuole un argano non un sommelier!
Le bottiglie di grande formato sono le più adatte ai vini destinati a durare nel tempo, al

Grandi bottiglie- Eclipses Expectations di Cheval Blanc

bottiglie grandi – Eclipses Expectations di Cheval Blanc

contrario delle mezze bottiglie in cui il rapporto fra il liquido e la superficie a contatto con il sughero, è più sfavorevole. Anche per lo Champagne le magnum sono contenitori capaci di accrescere la qualità, infatti la superficie maggiore del vetro aumenta il contatto tra i lieviti e il vino, favorendo l’autolisi – la rottura delle cellule- che dà al vino quel delizioso e caratteristico effetto “ brioche”.
Per questo, spesso, il prezzo delle magnum è superiore a quello di due bottiglie anche se la quantità di liquido è uguale. Per lo stesso motivo l’interesse per i grandi formati è in crescita con la diffusione della passione per i grandi vini e per i vini da investimento.
Il Guinness dei primati per la bottiglia più grande del mondo passa da una esagerazione all’altra. Era del produttore di Napa Valley Beringer che aveva messo 130 litri del suo Cabernet Sauvignon 2001 in una bottiglia alta 1,38 metri del peso di 68 kg. L’enorme bottiglione battezzato Maximus era stato venduto in un’asta di beneficienza per la cifra di 55.812 Dollari.

Grandi cantine italiane: è il momento dei wine manager

Le grandi cantine italiane più performanti hanno già un wine magager: Renzo Cotarella, Giovanni Geddes, Ettore Nicoletto

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

L’affermazione è di Matteo Lunelli Presidente e Amministratore Delegato delle Cantine Ferrari uno dei gruppi più intraprendenti del vino italiano con investimenti

Wine-Manager-Renzo-Cotarella-con-Piero-Antinori

Wine Manager-Renzo-Cotarella-con-Piero-Antinori

anche in regioni diverse dal Trentino e in altri comparti come l’acqua minerale Surgiva .  Anche se lui si è un membro della famiglia proprietaria dell’azienda che dirige, le sue parole non devono apparire contraddittorie e non devono essere scambiate per disimpegno o critica verso i pionieri che hanno portato il vino italiano, in poco più di un secolo, dalle osterie di vicinato ai ristoranti stellati nelle metropoli estere. Come ha giustamente osservato Luciano Ferraro raccogliendo le sue dichiarazioni, Matteo ha un passato di lavoro nelle grandi piazze finanziare di Zurigo, New York e Londra con la banca d’affari  Goldman Sachs.

Wine-managers-Giovanni-Geddes-con-Frescobaldi

Wine managers-Giovanni-Geddes-con-Ferdinando-Frescobaldi

Forse per questo orizzonte più ampio, pur essendo innamorato delle montagne trentine e del mondo del vino, vede che i tempi sono maturi per dare alle grandi cantine familiari un management esterno che ne garantisca lo sviluppo a fianco della proprietà.

Del resto i dati lo confermano in modo incontrovertibile.

Prosecco azzurro? Meglio cocktail aromatizzato

Il Prosecco azzurro si chiama Blumond come il diamante ed è prodotto dai Fratelli Saraceni con Prosecco, curaçao blu e pesca

Prosecco-azzurro-Fratelli-Saraceni

Prosecco-azzurro-Fratelli-Saraceni

Di Donatella Cinelli Colombini

Chiamarlo vino sarebbe illegale in Italia perchè il grado alcolometrico minimo per avere questo nome è il 10% ma anche perchè dentro la bottiglia non c’è solo vino. Per il Prosecco azzurro Meglio i nomi cocktail aromatico, long drink oppure semplicemente aperitivo come suggeriscono da The Drinks Business che presenta la nuova bevanda azzurra in arrivo nel nostro Paese.

Il colore dipende dal curaçao  un liquore a base di scorze dell’arancia amara tipica dell’isola di Curaçao, dipendenza dei Paesi Bassi. Dall’arancia viene estratto un liquore commercializzato dalla famiglia spagnola Senior fino dall’Ottocento. Anche se in origine il distillato è trasparente viene spesso venduto nei colori verde, rosso, arancione e soprattutto blu. Con questa versione è diventato l’ingrediente indispensabile di cocktail esotici come lo Swimming

Saraceni famiglia

Saraceni famiglia

Pool.

In questa chiave semiseria Blumond a base di Prosecco, curaçao blu e pesca pare sia diventato richiestissimo nei matrimoni. Costa 16 Dollari i Fratelli Saraceni  , produttori della bevanda ne hanno venduto per 675.000 $ lo scorso anno, solo negli Stati Uniti.

Il piano per le vendite in Italia sembra che miri in Sicilia e nelle grandi città e segue quello di altre due produzioni della stessa ditta: una bevanda a base di arancia, Pinot grigio e pompelmo rosa battezzata Volare e un’altra chiamata Mario che unisce prosecco a limoni siciliani e viene proposta come un ”limoncello spumante”.

Come trovare lavoro in cantina

Il mondo del vino cerca personale per commerciale, comunicazione e gestione dei finanziamenti comunitari: trovare lavoro in cantina può essere facile

Lavorare-in-cantina-Cinellicolombini-team

Lavorare-in-cantina-Cinellicolombini-team

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

In un Paese con tanti giovani disoccupati le cantine dovrebbero trovare agevolmente nuovi addetti da assumere …. invece, spesso, è proprio l’impossibilità di trovare sufficienti risorse umane che frena lo sviluppo delle imprese del vino.
Incredibile ma vero.
Trovare lavoro in cantina è facile solo se domanda e offerta riescono ad incrociarsi ma, in molti casi, questo non avviene.
Quello del vino è uno dei comparti più in salute della disastrata economia italiana. Come è ben noto il mondo di Bacco è, nel nostro Paese, particolarmente frammentato. Ci sono 73.700 aziende, che Cribis (società del gruppo Crif specializzata nella business

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WineMeridian-lavorare-nel-vino

informationin) divide in 4 settori operativi: viticoltura che da sola costituisce l’84% del totale, produzione di vino, commercio all’ingrosso di vino e commercio al dettaglio di vino.
Le aziende export oriented sono concentrate nella viticoltura (43,8%) e nella produzione di vino ( 33,4%) sono cioè cantine agricole e industriali. Questo tipo di imprese hanno visto crescere il loro volume di affari nonostante la frenata dei consumi interni di vino che ha segnato uno spaventoso -21% fra il 2005-2013. Nello stesso periodo l’export aumentava fino a toccare l’attuale record di 5,6 miliardi di Euro con incrementi vertiginosi soprattutto per le bollicine.

Incendi e vigneti assetati: estate di fuoco

Zona vesuviana come in California: gli incendi minacciano le vigne. In Sicilia, Campania e Lazio colpevoli ritardi nella prevenzione e negli accordi coi Vigili del Fuoco

Incendi 2017 Campania

Incendi 2017 Campania

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli incendi dolosi, la debole opera di prevenzione contro il fuoco sono vergogne italiane che mettono a rischio anche le terre del vino. Specialmente dalla zona vesuviana la paura è stata grandissima: Villa Dora, Cantine Scala, Sorrentino Vini, Donna Grazia Vini del Vesuvio, Cantine Astroni e Terredora sono azienda dove le Donne del Vino si uniscono in un solo appello alle istituzioni <<difendete i boschi e non mettete a rischio le nostre vite, le nostre case e i nostri vigneti>>.
Intanto la situazione è gravissima ed è bruciata, in un mese, le stessa superficie che è andata a fuoco in tutto il 2016. Anche a pochi chilometri da me, a Montisi frazione di Montalcino, ieri è bruciato un oliveto a ridosso delle case.

Incendi-domenica 16 luglio a Montisi Montalcino

Incendi-domenica 16 luglio a Montisi Montalcino

Dalla metà di giugno alla metà di luglio, sono morti due agricoltori in Calabria e 26.024 ettari di bosco sono andati in fumo. L’elenco delle regioni colpite mette al primo posto la Sicilia con 13.052 ettari, seguita da Calabria con 5.826, Campania con 2.461 e Lazio con 1.635. Le ultime due regioni non hanno ancora approvato il Piano Aib 2017 (Piano antincendio boschivo) con le norme di prevenzione, lavoro a terra, gli accordi con i Vigili del fuoco e la Protezione civile. Anche la Sicilia è fortemente in ritardo e non ha ancora stipulato la convenzione con i Vigili del fuoco. Un ritardo colpevole che costa caro alle popolazioni e aggrava ancora la pessima immagine delle amministrazioni locali.

Collisioni: musica, vitigni autoctoni e Donne del Vino

Venerdì 14 luglio a Barolo, in occasione del Festival Collisioni Silvestri-Consoli-Gazzè, Placebo, Robbie Williams, Renato Zero ….. e 14 Donne del vino

Collisioni 2017 Donne del vino

Collisioni 2017 Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Collisioni è ormai uno dei maggiori appuntamenti estivi con una sequenza di concerti che trasformano la capitale del Barolo in un palcoscenico musicale con decine di migliaia di spettatori. E poi ci sono gli incontri con il Premio Nobel per la letteratura Gao Xingjang, il giornalista Aldo Cazzullo, il divulgatore Alberto Angela, il Presidente del Senato Pietro Grasso, lo scrittore Roberto Saviano, lo storico d’arte Vittorio Sgarbi, il giornalista Marco Travaglio, Luciana Littizzetto, l’attore americano Matt Dillon e il duo comico Ale&Franz…..
Insomma una sequenza di celebrità infinita e di altissimo livello a cui si affiancano nomi

Collisioni Donne del Vino Giovanna Prandini

Collisioni Donne del Vino Giovanna Prandini

eccellenti della cucina e del vino. Fra gli chef c’erano Antonio Cannavacciuolo e Joe Bastianich, ma anche tanti produttori di tutta Italia e fra loro io e 13 altre Donne del Vino. Partecipiano al “Progetto vino” diretto da Ian D’Agata che prevede degustazioni di fronte a giornalisti, influencer e buyer internazionali. Ian D’Agata Senior editor di “Vinous”, è anche il direttore scientifico Vinitaly International Academy ed ha scritto “Native Wine Grapes of Italy”, unico libro firmato da un italiano ad avere vinto il premio Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year.

Vino in Italia, consumatori alla riscossa

Giovani, laureati, interessati più alla qualità che al prezzo, ecco i nuovi consumatori italiani fotografati da Federvini e Censis

consumatori-italiani-la-conoscenza-del-vino-attraverso-gli-eventi

consumatori-italiani-la-conoscenza-del-vino-attraverso-gli-eventi

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Chi è il 51,7% di italiani (sopra gli 11 anni) che beve vino? Il 30% ha un diploma e il 35% una laurea, ma la cosa più rilevante è che quasi tutti (93%) percepiscono il vino come un’esperienza culturale e non un’abitudine per cui il prezzo è al primo posto, fra i fattori di scelta, solo per il 6,8% dei consumatori. Si tratta di un cambiamento epocale, soprattutto dopo il crollo dei consumi di vino degli anni della crisi 2005-2013 quando la spesa nel nettare di Bacco è scesa del 21% mentre quella complessiva per gli alimenti calava solo della metà. In compenso il recupero premia il vino che dal 2013 ha già recuperato il 9% mentre il resto del carrello alimentare rimaneva pressoché stabile.5,6
Finalmente!!!!

consumatori-itaiani-eventi-e-visite-dei-territori-del-vino

consumatori-itaiani-eventi-e-visite-dei-territori-del-vino

Altro dato positivo è l’atteggiamento dei consumatori giovani. Scopriamo una vera frenesia collettiva a partecipare a eventi del vino (24 milioni) come sagre, visita a locali specializzati o zone di produzione
C’è dunque un risveglio e le cantine, dopo aver concentrato la loro attenzione sull’estero ricominciano a guardare al consumo interno con altri occhi. Certo è che l’export ha dato ossigeno ai produttori durante la lunga crisi italiana: 5,6 miliardi di euro mandati oltre confine con le bollicine che hanno segnato, in 5 anni, + 85% in quantità e + 117% in valore. Bene anche i vini con denominazione con un + 44,8% del export business che è un dato spettacoloso anche se c’è ancora tanto lavoro da fare.

Benzina e Champagne: pit stop con bevuta vicino a Madrid

Il distributore che vende Champagne e caviale è in Spagna. E’ aperto 24 ore al giorno e fra i suoi clienti ha il Real Madrid e Cristiano Ronaldo

benzina e Champagne in Spagna

benzina e Champagne in Spagna

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Toscana, Casato Prime Donne
Benzina e Champagne, il pit stop con grandi vini e caviale sarà la nuova frontiera delle enoteche? Certo che la notizia ha fatto il giro del mondo. La struttura si trova a Pozuelo de Alarcón, un sobborgo di Madrid di 85.000 abitanti dove il reddito medio è di 61,643€ all’anno, davvero alto per la Spagna. Si tratta di un vero distributore BP con garage ma oltre al rifornimento di benzina offre Champagne Billecart Salmon 1999 a 315 Euro e 500 grammi di caviale Royal Baikal a 1000€. Il servizio è ininterrotto per 24 ore al giorno e riguarda 500 tipi di vino insieme alle migliori acciughe in scatola Damantia una raffinatezza del mar Cantabrico dal prezzo proibitivo.

BP-petrol-station-Pozuelo-de-Alarcón

BP-petrol-station-Pozuelo-de-Alarcón

Basta dire che una confezione con 10 pesciolini costa 50 € e dunque ogni acciuga ne vale 5.
Sbalordisce il successo di questo distributore di benzina con wine bar di lusso: nel 2016 ha venduto 17.000 bottiglie di vino e può citare fra i suoi clienti dei personaggi di fama come i giocatori del Real Madrid Karim Benzema, Gareth Bale e Cristiano Ronaldo.

VinoVip 2017 c’era anche Cenerentola

Donatella Cinelli Colombini a VinoVip di Alessandro Torcoli fra i protagonisti delle “piccole patrie”- denominazioni emergenti con la Doc Orcia Cenerentola

VinoVip Cortina DonatellaCinelliColombini con Charlie Arturaola

VinoVip Cortina DonatellaCinelliColombini con Charlie Arturaola

Di Donatella Cinelli Colombini

VinoVip Cortina 10 luglio – Ci sono oltre decine di migliaia di cantine che imbottigliano con il loro marchio in Italia e la stragrande maggioranza sono piccole. Per questo guadagnarsi un posto nelle occasioni che contano è difficilissimo, la competizione è enorme. Ogni volta che vengo invitata lo considero un privilegio ma soprattutto una fortuna straordinaria perché fra i tanti bravi produttori che meritano questa opportunità essere prescelti è come vincere alla lotteria.
VinoVip è uno di questi eventi. Nasce nel 1997 a opera di uno dei più geniali giornalisti del vino italiani Pino Kahil, uno degli uomini che hanno fatto grande il vino italiano nel

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

VinoVip Cortina Riccardo Cotarella

mondo. Ogni due anni, riunisce a Cortina, le cantine più titolate d’Italia cioè quelle che producono vini di alta qualità da molti anni e in grandi volumi. Ricordo che mia madre era orgogliosissima di far parte di questo gotha, ma io non ho mai avuto l’opportunità di rappresentare l’azienda di famiglia e, quando ho creato la mia, nel 1998, sapevo bene che difficilmente avrei avuto la fortuna di andarci.
Invece, qualche mese fa, ho ricevuto l’invito a partecipare a VinoVip in una sezione intitolata “Giovani sognatori e piccole patrie” cioè produttori in erba con progetti audaci e rappresentanti di piccole denominazioni.

                                                                       
Cinelli Colombini
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