Coravin anche per vini chiusi con tappi a vite
6 tappi da sostituire a quelli a vite per usare Coravin e bere un bicchiere per volta i Sauvignon della Nuova Zelanda oppure i Shiraz australiani...
6 tappi da sostituire a quelli a vite per usare Coravin e bere un bicchiere per volta i Sauvignon della Nuova Zelanda oppure i Shiraz australiani...
Alessia Bernardeschi crea una cornice da selfie per gli amanti del Brunello nella prima cantina italiana con uno staff femminile e la intitola Donna che guarda

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Arte che rinnova e arricchisce di significati il paesaggio di Montalcino e si propone come un motivo in più per andare a visitarlo. Accanto alla cornice la dedica della vincitrice del Premio Casato Prime Donne 2017 Federica Bertoccini
Ancora una volta l’istallazione nel percorso delle “Prime Donne” mette alla prova una giovane artista in universi creativi nuovi. Ancora una volta il risultato è qualcosa di inedito e contestualizzato al territorio di Montalcino. L’istallazione artistica 2017 (acciaio 130 x 95 cm ) si intitola “Donna che guarda”, nome quanto mai appropriato per la prima cantina italiana con un organico tutto femminile, ed è stata creata da Alessia Bernardeschi nella forma di una cornice che si compone e si scompone giocando con chi vuol farsi un

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selfie davanti alle vigne di Brunello. Un rapporto attivo con il pubblico che diventa quindi coautore dell’opera e una nobilitazione, in forma artistica, degli scatti fotografici che vanno più di moda.
La cerimonia del Premio Casato Prime Donne avverrà domenica 17 settembre 2017 alle 10,30 nel Teatro degli Astrusi a Montalcino e avrà come vincitori la biologa molecolare Federica Bertocchini, scopritrice del bruco mangia plastica e i giornalisti Pietro di Lazzaro, Stefano Pancera e Vannina Patanè, oltre al fotografo scelto dalla giuria popolare fra i finalisti Andrea Rontini, Johanna Ekmark, Alberto Ragnoli e Guido Cozzi.
Il protagonista dell’ultima colossale truffa sul vino è nella Valle del Rodano in Francia ma c’è ancora la cantina canadese che vende “Chianti fai da te”
Di Donatella Cinelli Colombini

Wine Kit di Chianti Truffe sul vino
Certo che le truffe sul vino fuori confini italiani sono cose in grande, mica come le nostre, che in confronto sembriamo da ladri di polli.
I negozi inglesi hanno scaffali pieni di wine kit con scritto ITALIAN WINE: si tratta di scatole di cartone contenenti una sacca di plastica con mosto canadese a cui vanno aggiunte polverine e strani liquidi per produrre in casa, in poche settimane, del “vino” al quale applicare le etichette di Nebbiolo (Barolo) e Chianti, contenute nella stessa confezione.
La truffa dura dal 2012 e neanche l’Interpol e l’intervento dei nostri Ministri dell’Agricoltura e nemmeno quello di “Striscia la notizia” sono riusciti a fermarla. Ma tanto la Gran Bretagna, soprattutto dopo aver deciso per la brexit, si sente libera di fare quello che vuole nonostante le leggi e gli accordi internazionali.
E vai con il Chianti “fai da te”!
La notizia della super truffa sul vino arriva da Wine Spectator rilanciata da Wine News

Guillaume Ryckwaert presidente Raphaël Michel truffe sul vino
e riguarderebbe 48 milioni di bottiglie di vino da tavola che sono state commercializzate come vini con denominazione come la Côtes du Rhône e lo Châteauneuf du Pape. Guillaume Ryckwaert presidente della società Raphaël Michel, colosso francese del vino sfuso, è accusato di truffa e dopo l’arresto è stato rilasciato con una cauzione di un milione di Euro. Le accuse sono quelle di frode ai danni dei consumatori e evasione fiscale per reati messi in atto fra il 2013 al 2017. I 3000 vignaioli che davano i loro vini alla Raphaël Michel sono molto preoccupati anche perché, nel frattempo, i supermercati Carrefour hanno sospeso gli acquisti. La società inquisita ha avuto un’espansione del 20-30% all’anno dopo essere stata acquistata da Guillaume Ryckwaert nel 2002 e oggi ha un business di 80 milioni di Euro.
Tragicomica sulla dematerializzazione dei registri di cantina: AGEA chiede i dati su carta e poi ci ripensa quando ormai tutti hanno mandato i moduli

Maurizio Martina premio Italia a tavola
Di Donatella Cinelli Colombini
Il 31 luglio una circolare di AGEA sigla che significa Agenzia per le erogazioni in Agricoltura ed è un ente governativo, ha chiesto alle aziende la dichiarazioni sul vino presente in cantina su moduli di carta.
<<Come ogni anno>> penserete voi.
E no!
Perché negli ultimi mesi, con spese, perdite di tempo e patemi d’animo …. 17.000 cantine italiane, cioè tutte quelle più grandi di una dimensione familiare, si sono adeguate al sistema SIAN di dematerializzazione dei registri messo in campo dallo stesso ministero. Anzi, il 21 dicembre 2016 il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina aveva dichiarato <<dal I° gennaio 2017 (data poi slittata al I° luglio), sarà pienamente operativo e obbligatorio il registro telematico del vino che consentirà di eliminare i registri cartacei, compresi gli adempimenti connessi con la vidimazione>>. La dematerializzazione era presentata con un grande successo nonostante il sistema SIAN fosse tutt’altro che una semplificazione per le imprese.

Maurizio Martina e AAlessandro Regoli Winenews
<<Allora perché AGEA chiede le dichiarazioni su carta? >> penserete ancora voi << Assurdo, incredibile, il Ministero che non si fida del suo stesso data base>>.
La circolare di AGEA aveva scatenato reazioni furibonde: la FIVI Federazione Italiana di Vignaioli Indipendenti ha chiesto alle sue 1.100 cantine di attuare la disobbedienza civile e non mandare la dichiarazione cartacea. La stampa specializzata ha commentato con accuse e dileggio.
Il metodo del calendario, l’analisi dei polifenoli tipica dell’ultimo Novecento e l’assaggio dell’uva: ecco come viene deciso il giorno della vendemmia

il giorno della vendemmia, come deciderlo
Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne
I vecchi manuali parlano di una sorta di “regola aurea” 60-60-60 cioè sessanta giorni dal germoglio all’allegagione (fioritura e formazione del grappolo), sessanta giorni dall’allegagione all’invaiatura (cambio di colore dell’uva) e sessanta giorni dall’ivaiatura alla vendemmia. Il 180° giorno dovrebbe essere dunque il giorno della vendemmia, ma non sempre è così.
Il ciclo vitale della vite iniziava nella prima metà di aprile e finiva nella prima metà di ottobre. Dopo il global warming gli intervalli far una fase e l’altra sono più o meno gli stessi ma iniziano prima e finiscono prima come hanno mostrato Lydia e Claude Bourguignon sui rilevamenti effettuati a Ronanée Conti.

Giorno-della-vendemmia-la-decisione-dipende-fall’assaggio-dell’uva
In annate come il 2017 l’anticipo è di circa venti giorni perché l’inverno molto mite ha favorito un germoglio precocissimo e quindi non deve meravigliare se la vendemmia è anch’essa precocissima.
Ad accelerare i tempi concorrono altre circostanze, prima di tutto il sole e poi lo stress idrico che possono innescare fenomeni di appassimento dell’uva sulle piante. In annate estreme, come fu il 2003, il clima può far aumentare la concentrazione di zucchero e diminuire il succo negli acini costringendo i vignaioli a cogliere anche se le cellule della buccia dell’uva sono ancora troppo dure per cedere (idrolizzare nel mosto) i preziosi antociani e tannini. In pratica la maturazione tecnologica c’è ma quella polifenolica no.
Quali sono le vendemmie d’oro delle principali zone viticole del mondo? Lo dice Civiltà del Bere e rivela gli effetti del global warming sulla qualità

Vendemmie d’oro prima e dopo il global warming Violante
Di Donatella Cinelli Colombini
Le vendemmie d’oro sono una al decennio. Sono da mito proprio perché sono rare e memorabili ma quelle eccellenti sono enormemente aumentate di numero con il global warming.
Un interessantissimo articolo pubblicato su Civiltà del Bere di maggio-giugno 2017 mi conferma sulla necessità di abbonarmi a questa rivista che offre pareri autorevoli, analisi lucide sul passato e idee utili per costruire il futuro. L’articolo in questione esamina le vendemmie dal 1970 a oggi in 8 aree viticole italiane e in 17 zone importanti del resto del mondo. I pareri sono di personalità di prestigio internazionale, dal sommelier campione del mondo Paolo Basso alla Master

Montalcino Casato Prime Donne Violante-Gardini Paolo-Basso Barbara-Magnani
of Wine Cathy Van Zyl mentre il coordinamento è di Alessandro Torcoli, grandissimo esperto che ha esaminato le vendemmie della California in prima persona.
Invitandovi a consultare Civiltà del Bere per gli interessantissimi dettagli tecnici ecco gli anni d’oro del vino italiano:
LANGHE 1970, 1971, 1974, 1978, 1982, 1985, 1988, 1989, 1990, 1996, 1997, 1999, 2001, 2009, 2010,
VALPOLICELLA 1983, 1988, 1990, 1995, 1997, 2006,2007, 2012, 2015, 2016
Il nostro Paese ha la maggiore biodiversità nei vigneti e nei vini; il 75% del vigneto Italia contiene 80 vitigni. Ma meglio autoctoni o internazionali?

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Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola, DOC Orcia
Siamo bio-diversi anche nel vigneto; nessuna altra nazione del mondo adopra così tanti vitigni per produrre vino. Per questo domandarsi se è meglio i vitigni autoctoni o internazionali ci porta direttamente a un secondo quesito: come trasformare la diversità in opportunità economica.
In Italia la vigna da vino copre 660.000 ettari in cui sono coltivati circa 500 varietà di vite. Nel mondo esistono oltre 10.000 vitigni e il nostro Paese è fra le prime tre nazioni per numero di varietà autoctone ancora coltivate.

Autoctoni o internazionali?Sangiovese spalliera fine luglio 2013 Violante Gardini
80 tipologie di vite sono abbastanza diffuse e coprono il 75% della superficie vitata totale. Si tratta di qualcosa di completamente diverso da quanto avviene negli altri grandi Paesi produttori dove la coltivazione si è polarizzata su pochissime varietà. 13 vitigni da soli coprono un terzo del vigneto mondiale e 33 oltre la metà. Il vitigno più diffuso si chiama Kyoho ed molto coltivato in Cina per la produzione di uva da tavola.
Il Cabernet Sauvignon è la varietà da vino sicuramente più presente con 340.000 ettari ma sorprendentemente è seguita a ruota dall’uva sultanina che viene usata soprattutto per tavola e cucina, in forma passita, ma è anche vinificata. Nella classifica dei vitigni più diffusi ci sono il Merlot, il Tempramillo, l’Airen, lo Chardonnay e il Sirah.
La maggior parte delle grandi nazioni produttrici ha scelto di avere un vigneto con pochissime varietà puntando su caratteri omogenei e grandi volumi. L’Italia, invece è andata in direzione opposta.
Secondo i dati OIV– Organisation Internationale de la Vigne et du Vin presentati al congresso mondiale di Sofia, il vigneto Italia appare come un mosaico mentre in Francia, in Spagna e in tutti gli altri Paesi, sembrano quadri unitari. Da noi i vitigni più coltivati sono 80 con in testa Sangiovese (8%) seguito da Montepulciano, Glera e Pinot Grigio con il 4% ciascuno, poi Merlot (3%).
Passiamo dalle parole ai fatti, dalle tavole al turismo con un’offerta unica in cui prosciutto di Parma, Barolo, Colosseo e spiagge formino un mix imbattibile

Gnocchi di semolino_ristorante_Fattoria del Colle
Di Donatella Cinelli Colombini
Dalle tavole al turismo, l’idea è quella di usare l’enogastronomia per qualificare e potenziare il turismo italiano.
Siamo il Paese più sano del mondo secondo Bloomberg Global Health Index,
con l’aspettativa di vita più lunga e una minore incidenza di problemi vascolari e mentali. L’effetto di un’alimentazione sana e gustosissima che, proprio per queste sue caratteristiche, attrae anche i turisti. L’ultimo tocco, a una strategia finalizzata a accorciare le distanze fra il campo e la tavola e ridurre la chimica nel processo produttivo, riguarda l’inizio della procedura che renderà obbligatoria l’indicazione dell’origine di grano riso e pasta. Insomma il caso della nave, con 50.000 tonnellate di grano canadese 2016 attraccata a Bari nel giugno scorso, ha finalmente convinto i politici sulla necessità di dire basta a un commercio contrario alla salute dei consumatori e all’economia agricola italiana.

Orto della Fattoria del Colle
L’Italia è dunque leader nel turismo goloso perché offre alimenti sani, buoni e di grande tradizione. Un business di 26 miliardi Euro cioè 1/3 dei 75 miliardi spesi dai turisti. Il benessere a tavola segna un vero boom con l’11% in più di cibi integrali e il 20% di prodotti alimentari BIO. Questo favorisce i 22.000 agriturismi e le 60mila aziende agricole biologiche. Imprese come la Fattoria del Colle, che portano in tavola le verdure del loro orto, puntano sui prodotti di territorio e offrono alloggio in mezzo a una natura senza pesticidi.
Il wellness in fattoria è personalizzato, usa la naturalezza di vino e olio con effetto rigenerante sulla pelle, in tavola e nel paesaggio

Agriturismo Vinoterapia Toscana Fattoria del Colle 4
Donatella Cinelli Colombini vi invita alla Fattoria del Colle in Toscana
E’ meglio perché sei coccolato e non ti infilano nella “catena di montaggio” dei massaggi; i terapisti sono tutti professionisti esperti, non giovani alle prime armi. E’ meglio perché tutto è solo per te cioè sono a tua disposizione esclusiva locali, persone, attrezzature come la vasca per la vino terapia e la saletta per i massaggi di coppia, sauna, bagno turco, doccia emozionale, jacuzzi con cromoterapia e panorama.
Scegliere una fattoria con una piccola zona benessere ha i suoi vantaggi perché la

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mancanza di un brand famoso, costringe a competere sulla qualità dei servizi e cercare di darti il meglio. Questo è un grande vantaggio per chi arriva con il desiderio di rigenerare la pelle e dare una spinta alla mente stressata dai problemi quotidiani.
C’è poi l’intimità delle camere e degli appartamenti dove il restauro conservativo e l’utilizzo di mobili di piccolo antiquariato creano un’atmosfera da “casa dei nonni toscani”.
Per chi ama i grandi vini ci sono le visite delle cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle nel chianti e nella Doc Orcia, insieme alle degustazioni itineranti o guidate.
Proposte altrettanto allettanti per gli amanti della buona tavola con cene a lume di candela o lezioni di cucina.
La rivoluzione rosè: alla cieca piacciono più dei rossi. Il neuro marketing rivela quanto la percezione del rosato sia condizionata da stereotipi negativi

Rosé una moda con voglia di denominazione
Di Donatella Cinelli Colombini
Rosé una moda con voglia di denominazione. Successone rosè con i francesi e statunitensi a tirare la corsa dei consumi e un segno più del 43% e del 40% fra il 2002 e il 2014 ma soprattutto con una impressionate impennata delle vendite statunitensi che negli ultimi 12 mesi hanno segnato una crescita del 112%
I rosè italiani più ricercati provengono da Puglia e Abruzzo ed hanno nelle donne i principali estimatori.
Il boom dei rosè ha un risvolto anche digitale con un’esplosione di interesse nei grandi siti del vino. Fra i rosè più cercati del mondo nell’enorme portale di Wine searcher,

Sorrento rosè Rosé una moda con voglia di denominazione
alcuni sono collegati a celebrità come lo Château Miraval di Brad Pitt e Angelina Jolie e questo ha decisamente incendiato l’attenzione. Ci sono ancora vini “fun” ma molti sono ottimi con punteggi sopra i 90 punti. Fra i primi 10 rosè più ricercati ce ne sono cinque della Provenza con al primo posto Château d’Esclans Whispering Angel. Ancora fra i top 10, due sono di Long Island e uno è italiano a base di Nerello Mascalese prodotto dal siciliano Frank Cornelissen Susucaru.
L’elemento nuovo, in questo quadro molto positivo, arriva del neuro marketing e dal Professor Vincenzo Russo dell’università Iulm di Milano che ha spiegato come reagisce il cervello dei consumatori alla degustazione dei rosati giungendo a risultati interessantissimi.<< Dagli anni ’70 in poi gli studi di economia comportamentale e le neuroscienze hanno dimostrato che i consumatori, lungi dall’essere esclusivamente
10 TOP Twitter del vino di cui essere follower: Jancis Robinson, Gavin Quinney, Joe Fattorini …. ecco chi fa davvero opinione

Jancis Robinson la prima fra i Twitter del vino
Di Donatella Cinelli Colombini
Se sei un vero wine lover e vuoi essere sempre aggiornato su quello che succede nel mondo del vino e soprattutto sulle opinioni che fanno tendenza diventa follower di questi 10 account Twitter.
La selezione dei 10 TOP Twitter del vino viene da The Drinks business un portale super informato e molto attendibile. A 11 anni dalla sua nascita twitter ha 328 milioni di utenti che mandano 6.000 tweet al secondo e 200 miliardi di tweet all’anno.
Nel vino tutti mandano tweet: cantine, distributori, negozi, giornalisti, riviste, blogger ….. la lista dei 10 migliori account da seguire è una scelta di The Drinks Business e privilegia i sudditi di Sua Maestà Elisabetta II ma indica dei personaggi di enorme influenza mondiale

Joe Fattorini fra i 10 migliori twitter del vino del mondo
Tom Harrow @winechapUK è il fondatore d ell’ UK wine retailer Honest Grapes una specie di club etico di chi si occupa di vino
Fiona Beckett @winematcher giornalista del Guardian e di Decanter
Gerard Basset mitico esperto che addiziona-unico al mondo- tutti i titoli più importanti: MS MW MBA MSc OBE @GerardBassetOBE
Jamie Goode @jamiegoode è un biologo vegetale con PhD e scrive di vini, luoghi e personaggi
Sam Neill @TwoPaddocks produttore di vino e attore neozelandese con un’ironia esilarante anche su argomenti seri.
Uno dei party più suggestivi e divertenti dell’estate nelle saline di Gozo di a Marsalforn ospiti del re dell’isola Mabraham Said con il mio Rosso di Montalcino

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne
Le saline di Gozo a Marsalforn sono uno dei luoghi più belli delle isole maltesi. Nella forma attuale hanno 350 anni ma probabilmente erano già in uso all’epoca romana. Sono sulla scogliera di tufo giallo che, per circa 2 chilometri, ha della zone pianeggianti prima di precipitare in mare. Qui sono stati scavati piccoli recinti che formano una sorta di ricamo pietrificato dove il sale viene raccolto a mano ancora oggi, con piccoli scopini, nei mesi di luglio e agosto. Si tratta di un luogo magico e unico al mondo.
E’ protetto da particolari restrizioni e organizzarvi un evento è davvero difficile. Quasi solo il re di Gozo Abraham Said ci riesce. Abraham con il suo” Vini e Capricci” sta diventando il fulcro della migliore enogastronomia delle isole maltesi e anche di attività

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culturali che comprendono nostre di arte contemporanea, concerti e performance.
Quella organizzata alle saline prometteva di essere un evento memorabile, ma la realtà ha superato le attese. Per aumentare la suggestione sono arrivati dal Piemonte il sassofonista Mikele Lazzarini e la cantante Alea dalla voce potente e melodiosa.
Cosa devi leggere se vuoi essere un wine lover aggiornato? Questi sono i migliori 10 libri su vini e spiriti recenti scelti da The Drinks Business

Migliori libri di vini e spiriti John Szabo Volvanic Wines
Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne
L’elenco di Drinks Business contiene due perle degne di nota il libro sui rosè di Kathering Cole e quello sui vini delle zone vulcaniche di John Szabo per il resto mostra da prodigiosa capacità britannica di ignorare tutto quello che non è scritto in inglese. Ecco che Il respiro del vino di Luigi Moio svanisce nel nulla. Tuttavia mostra come le idee curiose e coraggiose facciano breccia … come dire <<se non ti distingui ti estingui>>
Il 5 volte premio Oscar Francis Ford Coppola è un vero produttore di vino e con lui Madonna, Banderas, Michael Douglas e la Zeta-Jones, George Clooney

Francis Ford Coppola Winery
Di Donatella Cinelli Colombini
Quando un nome è famoso va sfruttato ed ecco le linee di profumo firmate da star del cinema, i ristoranti delle griffe della moda, i vini di attori e registi da premio Oscar. Un marketing che usa la fama, soldi e qualche volta, prodotti davvero qualificati. Ho scritto qualche volta perché, nella nostra epoca dell’immagine, lo sfruttamento del nome può essere anche una manovra speculativa più simile a una “brandizzazione” che all’applicazione del genio creativo in ambiti diversi da quelli che ha dato il successo. Un delizioso articolo de “Il Sommelier” – rivista di enologia gastronomia e turismo della FISAR elenca 20 cantine di divi famosi a livello internazionale.

Francis Ford Coppola Wines
Madonna, Banderas, Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones, George Clooney … sembra che la voglia di usare il proprio nome per lanciare un vino di successo sia un’autentica epidemia negli studios di Hollywood.
Il pioniere è stato Francis Ford Coppola, che nel 1975 comprò la Niebaum- Rubicon Coppola Estate Winery a Napa Valley poi ribattezzata con il suo nome.
Cosa c’è nella cantina del governo inglese della premier Theresa May? 33.669 bottiglie per un valore complessivo di 800.000$ ed ecco le 10 più vecchie

cantina del governo inglese Chateau Margaux 1962
Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne
Nel caso, molto improbabile, uno di noi diventasse Primo Ministro e fosse invitato dal governo inglese, ecco la lista delle più vecchie bottiglie conservate nelle cantine del governo inglese, per chiedere un assaggino.
Come era facile prevedere i millesimi del primo Novecento sono di Porto ma la cantina è straordinariamente ben fornita. Fu costruita nel 1908 nei sotterranei di Lancaster House in St James’s a Londra e contiene 33.669 bottiglie per un valore complessivo di 800.000 Sterline. Come sempre il governo della Regina Elisabetta è ben attrezzato ma trasparente e ogni anno dichiara l’inventario in modo che i cittadini sappiano come sono spesi i soldi delle tasse. Nella lista delle bottiglie ci sono anche vini italiani come un 2001 Sassicaia del 2001 e un Masseto di Ornellaia del 1994.

Cantina del governo inglese Chateau Pétrus 1970.
Ovviamente le bottiglie più vecchie e prestigiose sono destinate solo agli ospiti top ma, nella speranza di diventare una di loro, andiamo a vedere cosa potrei bere.
Chateau Pétrus 1970 costa 2.022$
Chateau Suduiraut 1° cru classé Sauternes. No io odio i vini dolci
Krug Brut Bhampagne – magnum 1964 anche questa no, il gusto troppo ossidativo dei vecchi Champagne piace molto agli inglesi e poco a noi italiani che preferiamo uno stile più fresco e fragrante
Chateau Margaux 1962 si, sicuramente si la berrei molto volentieri. Non è il mitico 1953 (il mio anno di nascita) ma questa bottiglia la vorrei proprio assaggiare
Bouchard Père et Fils Grand Cru Le Corton 1961 finalmente un Borgogna!


