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Bicchieri sporchi al ristorante: un problema diffuso

Residui di sapone, lavaggi approssimativi, polvere … sono i problemi più frequenti dei bicchieri sporchi al ristorante e anche quelli che allontanano i clienti

bicchieri da degustazione

bicchieri sporchi al ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini,

Le lavastoviglie lasciano residui che non si vedono

Il 97% dei clienti britannici intervistati al Restaurant Show di Londra tempo fa da un sondaggio dal dipartimento lavastoviglie della Classeq, ha dichiarato che avrebbe smesso subito di mangiare se si fosse accorto di usare stoviglie sporche.
E gli inglesi non sono schifiltosi come i giapponesi! Eppure l’idea di bere in bicchieri sporchi li blocca e come dagli torto! Il problema è più diffuso di quanto non si pensi, in un report della birra Cask c’è scritto che un bicchiere su tre, fra quelli dove è servita la birra, è sporco e il 40% ha comunque dei difetti (opacità, bordi rovinati ecc).

Residui di sapone o di altri prodotti chimici anche lasciati nel bicchiere dalla vetreria di fabbricazione possono rovinare l’aroma e il sapore del vino o della birra.

La necessità di bicchieri “freschi”

I Sommelier hanno più volte sottolineato la necessità di bicchieri “freschi” per offrire un’ottima esperienza ai clienti denunciando quanto sia invece sottostimato questo aspetto a causa di attrezzature di lavaggio spesso inadeguate.

bicchieri carta e fogli per la lezione sul vino

bicchieri sporchi

Al problema igienico si somma infatti quello degli odori di detersivo o di cibo nel caso la lavastoviglie sia usata anche per piatti e posate, oltre che per i bicchieri.
Tornando all’igiene, lascia sorpresi la lista delle “cose più sporche del ristorante “ tratta da un rapporto ABC News diffuso dall’Huffington Post Usa e poi dal blog  cantello.it

Troppe fake news on line

Troppe fake News, troppa aggressività (spesso anonima), pochi articoli memorabili … alla fine il troppo parlare on line diventa un rumore indistinto

Luciano Ferraro, Premio Casato Prime Donne, Montalcino News

Luciano Ferraro, Premio Casato Prime Donne, Montalcino News

Di Donatella Cinelli Colombini

Confesso di essere una fan di Luciano Ferraro, perché tutto quello che scrive mi insegna qualcosa e anche il suo articolo Vendemmia 2017 memorabile? Vanno in scena le fake news, su “Civiltà del bere” mi spinge a una riflessione che vorrei condividere con voi.  Ferraro parte dal Festival di Venezia con Jane Fonda e Robert Redford in “Our souls at night” con i due che bevono vino (lei) e birra (lui) a casa. <<E’ solo un piccolo esempio di come il vino può raccontare la società e i suoi cambiamenti>> dice Ferraro e ripercorre le bevute cinematografiche più celebri: da “Il Cacciatore”  a “Il Padrino”.

L’argomento è intrigante ma è soprattutto il modo con cui Ferraro lo racconta che

Stefano-Tesi-Sebastan-Nasello-Carlo-Macchi-Premio-Gambelli

Stefano-Tesi-Sebastan-Nasello-Carlo-Macchi-Premio-Gambelli

colpisce. Quasi una lezione di giornalismo e lui stesso lo sottolinea <<se la critica enologica riducesse il linguaggio tecnico e scegliesse di raccontare l’esistente, con gli strumenti della cronaca e della narrazione, molti più lettori-consumatori potrebbero avvicinarsi>>. Parole da incorniciare  e una spiegazione chiara di cos’è lo storytelling che tutti gli esperti di marketing invocano. Eppure come lo stesso Ferraro ammette, mai prima d’ora si è parlato così tanto di vino: giornali, guide, TV,e internet contengono un fiume di vino. La massa di parole è così abbondante che risulta un rumore indistinto dove troppi parlano e pochi sentono.

Poi ci sono le fake news, il vero cancro del web. Le false notizie hanno avuto una vera accelerazione di recente e il culmine è stato toccato con l’ultima vendemmia (su cui i commenti sono arrivati troppo presto per essere credibili) e il Prosecco che fa i buchi nei denti. Quest’ultima notizia è talmente inverosimile da rendere sorprendente il suo rilancio sui quotidiani inglesi. Alla fine il “Times” ha dovuto quasi scusarsi.

Capsule da Spumante – Champagne e collezionismo

I collezionisti di capsule da Spumante e Champagne sono oltre 250.000 e aumentano continuamente perché le cantine chiudono i loro vini con lamine sempre più belle

 

Capsule da Spumante e Champagne.

Capsule da Spumante e Champagne.

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto un consiglio: non buttate via le capsule dei vini effervescenti specialmente se sono belle e se riguardano una piccola cantina o un evento speciale. Mettetele in un angolino nascosto e aspettate, potrebbero diventare preziose.
Le capsule sono quei coperchietti metallici che tengono ferma la gabbia sul tappo di Spumanti e Champagne. Fino all’Ottocento il sughero veniva legato alla bottiglia con cordicelle di iuta o di ferro. Il sistema attuale con la gabbietta preformata fu brevettato da Adolphe Jacquesson, produttore di Champagne di Chalon-sur-Marne, nel 1844 e da allora è un complemento indispensabile di tutti i vini effervescenti. Chi vuol saperne di più può leggere il delizioso articolo di Alice Lupi ne “Il Sommelier“.
Per rendere più elegante la chiusura viene messa in cima al tappo una lamina circolare che è diventata sempre più bella con immagini o scritte. Snobbata dai wine lover come un pezzo dell’imballaggio da buttare dopo aver aperto le bottiglie, le lamine sono diventate oggetti cult per un crescente numero di collezionisti. In Italia sono circa 5.000 e una parte di loro aderiscono al Club Collezionisti Capsule.

 

Pino Manieri collezionista capsule

Pino Manieri collezionista capsule

COLLEZIONISTI DI CAPSULE

Esiste un museo – il Rifugio di Renato Turla a Sulzano (BS) – dove vengono organizzati eventi nei quali avvengono i mercatini e i collezionisti fanno amicizia e scambiano le capsule doppioni.
Nel catalogo del Club ma anche i repertori contenuti nei siti di singoli collezionisti ci sono repertori di capsule molto ampi, alcune lamine sono talmente belle da sembrare miniature. In effetti le cantine di Champagne e Spumante alimentano il collezionismo impegnandosi a realizzare capsule sempre più curate e serie limitate di dischetti celebrativi di specifici avvenimenti. C’è persino chi, come Monte Rossa, ha inventato una sorta di gioco, il “Biliardo Special Edition”. Le capsule sono numerate -da 1 a 15- nella parte interna in modo da obbligare il collezionista ad aprire la bottiglia per sapere qual’ è il numero del dischetto.

Wine business e arte dei Pizzajuoli napoletani

All’Università di Salerno per il Master in Wine business e per festeggiare il riconoscimento Unesco all’Arte dei Pizzajuoli napoletani

Master in Wine Business Università di Salerno 2017

Master in Wine Business Università di Salerno 2017

Di Donatella Cinelli Colombini

Arrivo a Fisciano sede dell’enorme Università di Salerno e mi si apre il cuore di fronte a un campus che sembra quello di una US University. Sono reduce da un viaggio di 4 ore sotto la pioggia e da una telefonata di due ore e mezzo con la Fondazione MPS per partecipare alla Deputazione Generale. Sono più stanca di mio marito Carlo che ha guidato la macchina senza sentire niente e senza poter accendere la radio. La mia è l’ultima lezione del Master in Wine Business 2017 diretto dal bravissimo Professor Giuseppe Festa .In aula ci sono anche le Donne del vino della Campania guidata da Lorella Di Porzio. Il clima è natalizio e mi permette di fare una lezione meno schematica

Master in Wine Business Università di Salerno 2017

Master in Wine Business Università di Salerno 2017 e Donne del vino

di quelle che tengo abitualmente. Spero comunque di aver lasciato agli studenti degli spunti di riflessione e di incoraggiamento. Al termine degustiamo Cenerentola DOC Orcia, IGT Super Tuscan Il Drago e le 8 colombe e il futuro Brunello 2013. Cenerentola colpisce al cuore per la sfida coraggiosa di una giovanissima DOC che vuole emergere con le sole forze dei vitigni autoctoni. Il Drago stupisce per l’orizzonte internazionale che guarda e la sua evidente capacità di accompagnare le cucine asiatiche. Ma è il Brunello non ancora nato (diventerà Brunello a mezzanotte dell’ultimo dell’anno) che li lascia tutti di stucco con il suo tessuto di tannini setosi e la aristocratica piacevolezza.

Vino e istruzione, vino e DNA

Finalmente la scienza conferma quello che avevamo sempre pensato: c’è un legame fra il consumo del vino e l’intelligenza, specialmente fra le donne

 

Vino e istruzione

Vino e istruzione

Di Donatella Cinelli Colombini

Non solo, c’è anche un legame fra il DNA e la percezione del vino. Due studi confermano quello che tutti sospettavamo: le differenze di genere e di genetica influiscono sulla percezione del vino. Ma soprattutto c’è una relazione fra i risultati dei test scolastici infantili, cioè l’intelligenza e il consumo del vino.

 

CONSUMO DI VINO E INTELLIGENZA

Il collegamento c’è anche per i maschi ma è meno forte. Invece le donne che fino dall’infanzia (5 anni) prendono buoni voti a scuola e poi ottengono il diploma o la laurea, tendono a consumare vino più spesso ma sono anche molto più soggette al rischio di trasformare l’uso in abuso.

Pauline-Lhote Donne del vino scelte da Glamour

Vino istruzione e intelligenza

La notizia arriva dalla London School of Economics dove , Francesca Borgonovi e Maria Huerta, hanno studiato un campione di migliaia di uomini e donne nate in UK nella stessa settimana del 1970.
Confrontando le loro pagelle scolastiche con i loro consumi risulta evidente che << women with medium or high childhood test scores were up to 2.1 times more likely to have a drink most days, men who scored similarly-high scores were only 49 per cent more likely to do so>>  le donne che nell’infanzia avevano voti di livello medio o alto hanno 2,1 probabilità in più di diventare bevitrici abituali, gli uomini che hanno ottenuto punteggi altrettanto alti hanno solo il 49% di probabilità in più, di fare la stessa cosa. I dati percentuali sono impressionanti: rispetto a quelle con bassa istruzione le donne diplomate bevono vino più volte la settimana nel 71% dei casi e le laureate nell’86%.

Campionato mondiale di degustazione: Italia ultima

Superati dallo Zimbabwe i nostri 4 sommelier sono arrivati ultimi su 24 squadre nazionali. Non sarà che i nostri assaggiatori bevono quasi solo vini italiani?

Campionato mondiale di degustazione team svedese vincitore

Campionato mondiale di degustazione team svedese vincitore

Di Donatella Cinelli Colombini

Il”Championnat du monde de dégustation de vin” assomiglia ai campionati di calcio dove ogni Paese schiera la squadra nazionale. E’ organizzato ogni anno da “La Revue du Vin de France” ed ha un carattere itinerante. Quest’anno, per la quinta edizione, la gara avveniva in Borgogna Maison Jean-Claude Boisset de Nuits-Saint-Georges nello splendido Château de Gilly e riguardava 24 nazioni con quattro new entry: Brasile, Danimarca, Zimbabwe e Olanda.
12 bottiglie da assaggiare alla cieca per capire i vitigni, il Paese di origine, la denominazione, il produttore e l’annata. Oltre ai vini francesi di Bordeaux e Borgogna c’erano vini tedeschi, spagnoli e qualche trabocchetto come un Nebbiolo messicano e un Cabernet Sauvignon libanese.

Championnat du monde de dégustation de vin

Championnat du monde de dégustation de vin

La scorsa edizione aveva visto prevalere la squadra cinese, risultato clamoroso che aveva mostrato al mondo come lo studio unito al talento personale permetta, anche alle nazioni giovani nella cultura enoica, di raggiungere e battere quelle veterane.
Il team italiano aveva fatto un brutta figura e per questo tutti speravano che, nel 2017, i responsabili della sommellerie avrebbero mandato dei super assaggiatori, capaci di tenere alta la bandiera nazionale. Invece sono arrivati ultimi. Una Caporetto in piena regola e in mondo visione perché al concorso era presente anche una troup australiana che diffonderà le immagini mentre i risultati sono già in tutti i giornali francesi e nei grandi portali del vino internazionali come The Drinks Business.

Montalcino paese di vino e di vinattieri

Curiosiamo nelle enoteche e nei ristoranti di Montalcino per scoprire come cambia il turismo del vino e come cambia il tessuto commerciale che lo accoglie

Enoteca-Pierangioli-Montalcino-Stefania

Enoteca-Pierangioli-Montalcino-Stefania

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Su un punto tutti concordano <<il 2017 è stata un’annatona per il turismo del Brunello>> . Complice il sole che ha fatto scappare i visitatori dalle città e ha messo a dura prova i vigneti ma ha anche fatto crescere il turismo in campagna mettendo in fila una sequenza impressionate di belle giornate.
Tanti turisti e tanta voglia di assaggiare e comprare.
Parlando con chi lavora a contatto con i visitatori è possibile scoprire qualcosa di curioso sul loro comportamento. I wine lover che arrivano a Montalcino desiderano principalmente scoprire il Brunello e concentrano i loro acquisti su questo vino <<neanche sul Rosso di Montalcino, vogliono solo Brunello>> mi dice Sergio Pierangioli che tuttavia ammette <<il suo Cenerentola Doc Orcia si vende bene, sarà il nome, sarà l’etichetta, sarà il fatto che è diverso …>>.

ENoteca-BD-Bruno Dalmazio-Montalcino

Enoteca-BD-Bruno Dalmazio-Montalcino

C’è però un’altra tipologia di wine lover che desidera assaggiare e soprattutto comprare ottime bottiglie delle denominazioni più famose d’Italia e quindi si fa spedire a casa Barolo, Amarone, Aglianico … <<non hanno tempo per visitare tutte le zone dei vini famosi ma li vogliono comprare perché in Brasile oppure in Canada costerebbero molto di più>> mi spiegano nell’enoteca BD Bruno Dalmazio.

Dalla Cina Erika Ribaldi su donne e vino

Lettera di Erika Ribaldi sull’importanza delle donne nel mercato del vino, soprattutto in Asia. Appello a formarsi per rispondere a un business sempre più rosa

Erika-Ribaldi

Erika-Ribaldi

La lettera di Erika Ribaldi super esperta di marketing del vino, specificamente nell’ area asiatica, argomento sul quale, lo scorso anno, fece una splendida lezione alle Donne del Vino della Toscana, mi arriva a seguito della presentazione dei corsi di formazione, su comunicazione e consorzi, a Verona durante Wine2Wine.
Donatella Cinelli Colombini
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Cara Donatella , sia io che te, ci siamo guadagnate il nostro posto nella breve storia del vino italiano, ma ci sono tante, troppe colleghe che non vedono una via d’uscita dal limite della loro posizione , domestica o professionale e noi, io e te e le altre donne di successo abbiamo il Dovere di accompagnarle in questo percorso di crescita.

E non possiamo prenderci il merito nella virtù dell’ovvietà, ma la responsabilità di formare, supportare, valorizzare è nelle nostre mani.

ERIKA TIBALDI RIUNIONE DONNE DEL VINO

ERIKA TIBALDI RIUNIONE DONNE DEL VINO TOSCANA

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Poco importa anche io sia una professionista pagata lautamente o una tirocinante nella cantina di un piccolo imprenditore, che io sia giovane o vissuta, che io sia forte o che io sia vittima

nella direzione opposta; che io sia magra o formosa, che io faccia fatturati dove nessuno prima di me li ha saputi fare, o che abbia fatto scelte diverse nella mia vita professionale. Che io sia stata single, o felicemente sposata. Poco importa, #metoo now and then.

Vino in Australia più donne e più vitigni italiani

Women’s Wine Awards per la prima volta a Londra con 60 donne e un nuovo messaggio: per il vino in Australia le donne sono un’opportunità 

Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Montalcino

Vino-in-Australia-Corrina-Wright

Vino-in-Australia-Corrina-Wright

Il premio  apre la serie di articoli di The Wine Business sule donne del vino australiane. Prima le produttrici e poi le enologhe da tenere d’occhio portano nel settore enologico della terra dei canguri un vento di innovazione, rispetto per la natura e interesse per i vitigni italiani.

Il Women’s Wine Awards che si è tenuto per la prima volta all’estero, a Londra, il 26 settembre scorso, mette una pietra miliare nel percorso delle donne nel mondo del vino. Brian Walch chairman dell’enologia australiana ha infatti pronunciato una frase storica <<the industry was “losing talent” as many woman studying viticulture and wine production did not stay in the industry.>> il nostro settore sta “perdendo talenti” perchè molte donne, dopo aver studiato viticultura e enologia non entrano nella produzione. Per la prima volta, in forma ufficiale, viene riconosciuto il potenziale femminile nel mondo del vino. EVVIVA!
La circostanza è confermata dalla presidente dell’associazione Women in Wine Jane Thompson, che organizza il premio e che ha portato a Londra 60 rappresentanti femminili del vino australiano. Le donne sono circa la metà degli studenti universitari ma poi calano fino al 10% nelle cantine anche se il loro talento le ha messe così in vista da farle apparire molto più del loro numero.

Lisa McGuigan-Vino-in-Austalia

Lisa McGuigan-Vino-in-Austalia

La prima serie di 10 donne pubblicate da The Drinks Business riguarda titolari di cantine da loro stesse fondate da sole o con i mariti. Sono personaggi formidabili e per molte di loro i vitigni italiani hanno fornito l’ispirazione e strumenti di successo. Io scrivo qui sono poche note e vi invito a leggere il testo originale pieno di notizie.
1. Samantha Connew è arrivata per studiare letteratura inglese in Nuova Zelanda e poi ha cominciato a lavorare part time in un wine bar. Li si è innamorata del vino e ha iniziato un viaggio nelle cantine: Oregon, Italia, Spagna e infine Australia dove da raggiunto premi e eccellenza qualitativa

Il messaggio nella bottiglia di vino

Non la mappa del tesoro ma quasi: il messaggio nella bottiglia potrebbe raccontare la zona di origine del vino o i valori e le speranze che lo rendono unico

 

tatuaggio-di-vino

tatuaggio-di-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutti pensiamo che il vino porti, dentro di sé, il messaggio del suo territorio di provenienza, ma non sempre chi beve riesce a capirlo. Così come spesso le etichette contengono messaggi grafici e scritte non sempre capaci di trasmettere al consumatore i valori, la natura, il talento di chi ha fatto il vino. Anzi spesso il packaging è costruito su logiche di marketing e porta l’impronta digitale del grafico più che quella del produttore.

 

IL RACCONTO SU UNA BOTTIGLIA DI VINO

E allora come fare perché la bottiglia di vino trasmetta il suo racconto, la storia di come e perché è nata in un determinato luogo e non sarebbe potuta arrivare da nessun altro posto nel mondo?

Scritte-sui-capi-di-abbigliamento-Tendenze-moda-autunno-inverno-2017-2018

Scritte sui capi di abbigliamento – Tendenze moda

Ovviamente c’è Vivino, WineSearcher e altri portali che forniscono le schede tecniche con la semplice azione di inquadrare le etichette con il telefonino, ma non è quello tecnico il contenuto a cui mi riferisco. C’è la possibilità di scrivere alcuni dati in etichetta. C’è il QRcode che apre web o video ma piace poco…. Eppure sono i valori che stanno dentro la bottiglia quelli che trasformano l’esperienza sensoriale di bere un grande vino in un arricchimento umano, sono loro quelli che nobilitano l’atto di degustare fino a farne cultura e civiltà.

 

Un QR Code a forma di Drago

Il Drago e le 8 colombe si racconterà attraverso un QR Code nell’etichetta che apre un testo in italiano e inglese pieno di curiosità

Il Drago e le 8 colombe IGT Fattoria del Colle Toscana

Il Drago e le 8 colombe IGT Fattoria del Colle Toscana

Per una che pretende di sapere la comunicazione del vino è il colmo: Donatella Cinelli Colombini arriva fra gli ultimi a fare lo storytelling del suo vino in etichetta … ma finalmente chi beve il suo Drago e le 8 Colombe potrà scoprire le ragioni di questo strano nome e dello strano uvaggio, inquadrando con il telefonino il QR Code. Un modo per sentire le suggestioni della Toscana non solo nel bicchiere ma anche nelle descrizioni.

Il Drago e le 8 Colombe nasce nella Fattoria del Colle nel cuore più antico e intatto della Toscana e porta con se i profumi di frutti rossi maturi e il sapore potente e armonioso tipico di un territorio di alta collina dove l’aria è pulita e la maturazione dell’uva è lenta. Sono tipici di questa stessa zona la bistecca di bue cotta sulla brace e il formaggio pecorino che si accompagnano meravigliosamente al Drago e le 8 colombe IGT Toscana.

Il Drago e le 8 colombe IGT Fattoria del Colle Toscana

Il Drago e le 8 colombe IGT Violante Gardini Cinellicolombini Jr

Le vigne sono coltivate in modo biologico e manuale come avviene da secoli e secoli. In cantina lavorano solo donne, sono le colombe che danno il nome al vino e si vedono nell’etichetta. Ma c’è anche un drago, è Carlo Gardini, il marito della proprietaria Donatella Cinelli Colombini, che è uno degli ispiratori delle nuove sperimentazioni. Un gioco di simboli per dire che la cantina della Fattoria del Colle è femminile ma non femminista perché i grandi vini non hanno genere e sono prodotti e bevuti da tutti quelli che amano la natura, la cultura e le cose buone.

Wine2Wine: Tu non sai chi sono io!

I 10 errori più frequenti di chi vende vino diventano un roleplay a Wine2Wine 2017. Imparare in modo attivo e divertente come battere i concorrenti

Wine2Wine seminario Donne del Vino Wine People, Lavinia Furlani Andrea Pozzan

Wine2Wine seminario Donne del Vino Wine People, Lavinia Furlani Andrea Pozzan

Le Donne del Vino non smettono di stupire e si uniscono a WineMeridian –WinePeople proponendo un seminario destinato a lasciare il segno su chi lavora nel reparto commerciale delle cantine.
Essere noiosi, parlare in modo vago, dire le stesse cose di tutti i colleghi/concorrenti, parlare al negativo,…. Errori comunicativi che molti commettono nel presentare i vini a cui si aggiungono messaggi non verbali anche più dannosi: non sorridere, stare rigidi e con le braccia conserte, non guardare l’interlocutore …. E infine il tono di voce…
Questo è un esempio del campionario di sbagli che bisogna eliminare. La sfida è infatti quella di rendere i partecipanti e soprattutto le partecipanti, capaci comunicare la propria identità aziendale in modo riconoscibile, partendo dalla propria realtà.

Con il titolo provocatorio << Lei non sa chi non sono io – Gli errori da evitare nella

wine2wine 2017

wine2wine 2017

presentazione del proprio brand>> il 4 dicembre alle 16, a Verona, durante Wine2Wine 2017 (il grande forum sul wine business diretto da Stevie Kim la brand manager Vinitaly International) verrà organizzata un autentica “caccia allo sbaglio” che coinvolgerà tutti i partecipanti. Sul palco una produttrice di vino prestata al teatro -Massimilla Serego Alighieri e Lorenza Cristanini Mion, in certi casi integrate dalla Presidente delle Donne del vino Donatella Cinelli Colombini, reciteranno brevi sketch con pessimi comportamenti commerciali, accentuati in modo da risultare esilarante, mentre sullo schermo compariranno titoli e sottotitoli per agevolare la caccia agli sbagli. Sembra un gioco ma è invece un metodo didattico efficacissimo studiato da Lavinia Furlani (filosofa e comunicatrice) e Andrea Pozzan (filosofo e esperto in risorse umane).

Costruire una wine destination: opportunità e rischi

Suvereto 2 dicembre Carlo Cambi, Piero Mastroberardino, Donatella Cinelli Colombini, Filippo Magnani parlano di enoturismo e wine destination

Wine destination tavola rotonda Suvereto

Wine destination tavola rotonda Suvereto

Di Donatella Cinelli Colombini

Per l’enoturismo italiano, la maggiore novità è l’approvazione, al Senato (e speriamo presto anche alla Camera), delle norme fiscali che autorizzano l’attività di somministrazione e visite a pagamento in cantina nelle regioni, come Veneto e Lombardia, dove erano, di fatto, proibite. E’ merito del Senatore pugliese Dario Stefano ex bravissimo assessore regionale e, speriamo, futuro ministro, se questo provvedimento è finalmente arrivato. Alle 5,22 del 29 novembre è stato approvato dal Senato come emendamento alla finanziaria. Non abbiamo ancora la legge che regola l’incoming nelle cantine ma, questo provvedimento, toglie gli ostacoli più grossi . C’è da sperare che il recepimento da parte delle Regioni sia veloce specialmente in quelle più riottose.
A causa di uno sciagurato referendum del 1993, il turismo, in Italia, è senza Ministero ed è materia delegata alle regioni. Per questo gli alberghi 5 stelle hanno servizi diversi in ogni zona ma soprattutto per questo le spese in marketing e comunicazione si sono moltiplicate e i risultati si sono ridotti quasi a niente. Il mercato turistico è talmente

Wine destination tavola rotonda Suvereto:CinelliColombini, Magnani, Mastroberardino, Manzone

Wine destination tavola rotonda Suvereto:CinelliColombini, Magnani, Mastroberardino, Manzone

grande che le singole regioni italiane risultano invisibili mentre l’offerta nazionale è ridicola: andate a vedere il sito ufficiale del turismo www.italia.it. Il vino è nella sezione “IDEE DI VIAGGIO” nel menù “MANGIARE E BERE” che propone 4 vini fra cui il Brunello ma nella descrizione di 11 righe non si spiega come andare nelle cantine. Formidabile promozione non è vero?
Costruzione di una wine destination, Suvereto 2 dicembre 2017. La tavola rotonda è in un gelido museo d’arte sacra all’ingresso  del paese; i relatori sono imbacuccati con giacche a vento e guanti.  Modera Carlo Cambi che lancia subito una provocazione <<Stiamo parlando di turismo del vino in una nazione che si gloria di un successo turistico 2017 derivante dai rischi terrorismo nei Paesi arabi mediterranei.

A Barcellona fra vino e indipendentismo

L’Académie International du Vin a Barcellona per cantine, assaggi  e conferenze. Noi per visitare la città di Gaudì piena di fermenti indipendentisti

Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini a Barcellona

Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini a Barcellona

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Barcellona ci accoglie con i suoi quartieri residenziali tappezzati di bandiere catalane a strisce e scritte SI.  Io e mio marito Carlo Gardini ci guardiamo preoccupati, invece il centro cittadino è sfavillante di vetrine natalizie. Le strade enormi e scorrevoli, i monumenti, la grande dimensione del tessuto commerciale di lusso,  il gran numero di gente che cammina e fa shopping senza che ci sia una visibile presenza di polizia (niente Guardia Civil ma sono della polizia municipale) fa sembrare tutto normale. Una quiete prima della tempesta? Aprendo la TV la presenza della crisi indipendentista è pesante. I

Barcellona Sagrada Familia

Barcellona Sagrada Familia

politici nazionali portano coccarde gialle e rosse come la bandiera spagnola. I candidati catalani alle elezioni del 22 dicembre sono in prigione o in esilio. I membri del governo rispondono NO alle richieste di dialogo dei catalani e nascono partiti, a destra del governo, sostenuti dagli spagnoli assatanati contro i catalani.  All’apparenza il Primo Ministro Mariano Rajoy vuole salvare l’unità della Spagna con un pugno di ferro di stile franchista senza concedere i vantaggi che, in passato, hanno risolto un problema simile con i baschi. Un clima decisamente pesante e vagamente intimidatorio, ma i produttori locali sembrano

Can Rafols dels Claus

Can Rafols dels Claus

fiduciosi che la bolla rivoluzionaria si sgonfi senza danni, qualunque sia l’esito delle elezioni del 22 dicembre. Speriamo sia vero! Anche per loro l’eventuale separazione dalla Spagna presenta dei problemi: il marchio “CAVA” del vino spumantizzato prodotto soprattutto in Catalogna è di proprietà del governo centrale e quindi potrebbero ritrovarsi senza denominazione.

Barcellona, è una grande città bella, pulita e meno caotica delle nostre. Il mercato Boqueria è il trionfo delle leccornie e del cibo di strada. Non avevo mai visto tante bontà così concentrare. Mio marito ha comprato del prosciutto al costo esorbitante di circa 250€ il chilo e ora è terrorizzato che si rovini.

Vino: essere indimenticabili a qualunque costo

Indimenticabili o imperdonabili? Per farsi ricordare è ormai frequente l’uso dell’esagerazione oppure dell’azione controversa al punto da essere offensiva

indimenticabili-a-qualunque-costo-nel-vino-J'en-veux-encore

indimenticabili-a-qualunque-costo-nel-vino-J’en-veux-encore

Di Donatella Cinelli Colombini

Oscar Wilde diceva “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli” e certe volte si ha l’impressione che la comunicazione, e anche la comunicazione del vino, sia basata sulla stessa logica sensazionalistica: basta farsi notare.
Ed ecco una corsa all’esagerazione senza precedenti: cantine che devono sbalordire, processi produttivi sempre più strani, eventi dove l’importanza si misura sul costo …. con una ricerca di eccessi che lascia perplessi. Infatti se è vero che uscire dal coro è l’unico modo per essere notati e per sopravvivere, dall’altra parte diventa difficile capire la correttezza e la convenienza di comportamenti in evidente contraddizione rispetto alla cultura attuale dove l’ambiente, i rapporti, l’autenticità … riprendono valore ogni giorno di più.
Una visione strabica su cui invita a riflettere un articolo di Oliver Styles per Wine Searcher intitolato <<Wine Branding: Unforgettable or Unforgivable?>> dove il concetto di base è nelle parole indimenticabili o imperdonabili.

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

indimenticabili-del-vino-Diamonds-Champagne

Abbiamo molti esempi di personaggi molto discutibili e diventati celebri proprio per i loro comportamenti border line. Pensiamo a Fabrizio Corona e a quante volte viene pagato per partecipare a serate e eventi. Pensiamo alle intemperanze verbali di Vittorio Sgarbi che senza i suoi comportamenti al limite della rissa sarebbe stato un anonimo storico d’arte sperduto in biblioteche e musei.
Ecco che la notorietà può appoggiarsi anche su atteggiamenti controversi e persino negativi. Questo è vero in ogni settore, il vino non fa eccezione. Oliver Styles porta l’esempio dei vini naturali. Il bisogno di schierarsi, di gridare le proprie convinzioni, caratterizza il comportamento di molti produttori pro o contro questa scelta, un’esibizione che va oltre l’argomento tecnico e diventa esibizione.

                                                                       
Cinelli Colombini
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