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I 6 Chardonnay più ricercati del mondo

Dici Chardonnay e pensi alla Francia e invece le bottiglie più ricercate vengono tutte dall’emisfero Sud: Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Chianti Superiore, Fattoria del Colle
E’ il vitigno bianco più internazionalizzato e forse più globalizzato. Lo trovate ovunque e, anche se molti lo criticano, non sembra passare mai di moda. Il più famoso è sicuramente lo Chablis della Borgogna ma fra i sei Chardonnay che attraggono maggiormente l’attenzione dei wine lovers, cioè fra quelli più ricercati nell’enorme portale Wine-Searcher, con 90.621 wine merchants listati in tutto il mondo, non c’è neanche uno Chablis. C’è invece una presenza massiccia dell’emisfero Sud con Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia.

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

C’è da chiedersi il perché di una simile scelta visto che su altre tipologie, per esempio il Brunello, la curiosità dei wine lover si è indirizzata sulle bottiglie più rare e costose. E’ un segno dell’emergere di un nuovo stile più giovane?
Ma ecco la sorprendente lista proposta da Wine-Searcher best value
1) Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa. Ho visitato la cantina Thelema alcuni anni fa. Il suo proprietario e enologo Gyles Webb è una specie di istituzione in Sud Africa e ha trasferito in questa cantina la sua passione per la Borgogna. Ha infatti abbandonato la sua carriera amministrativa a Durban dopo essersi innamorato di un Puligny-Montrachet. Da questa azienda ne è poi nata un’altra quasi accanto, più innovativa e ambiziosa che si chiama Tokara ma non ha oscurato la stella di Thelema.

Enoteche quando le scelte coraggiose premiano

Ricerca, scelte forti e esclusività: ecco le parole che fanno rinascere le enoteche come i luoghi preferiti dai wine lovers. Natura, tradizione e personalizzazione

Andrea-Gori-enoteche

Andrea-Gori- wine expert e blogger ci fa conoscere 2 enoteche fiorentine cult

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Tre esempi che fanno riflettere sul ruolo dei wine store in un’epoca di e-commerce selvaggio e GDO imperante. Tre esempi di enoteche molto diversi ma caratterizzati da scelte coraggiose che non possono piacere a tutti ma si rivolgono a una nicchia e questo li porta al successo.
A Milano, nel nuovo shopping district di City Life ha appena aperto “Svinazzando” il primo Personal Wine Bar. Tutto può essere personalizzato: bottiglie ed etichette, percorsi di degustazione e signature cocktail, ma anche allestimenti come la mise en place – dai bicchieri, alle posate fino agli stessi tovaglioli – e, in futuro, anche le opere d’arte esposte dentro l’enoteca.

Pitti Gola e Cantina Edoardo Fioravanti

Pitti Gola e Cantina Edoardo Fioravanti

Un anno fa lessi che una delle nuove tendenze mondiali era l’esclusività “a prezzi abbordabili” e Svinazzando è un esempio spettacolare di questa moda. Partendo da un’ottima gamma di bianchi, rossi, rosati e bollicine è possibile creare la propria bottiglia e firmarla. Esattamente come da noi in cantina. Solo che nello store milanese di Matteo De Pedys la scelta riguarda anche i materiali dell’etichette (pvc, fibra di carbonio, tessuto, platino, oro, argento, cioccolato), fino al colore delle capsule, ai materiali di imbottigliamento e persino alle dimensioni (standard 0,75 litri, magnum 1,5 litri, Jèroboam 3 litri e Mathusalem 6 litri). Fantastico vero!

David Taddei e i segreti della comunicazione

Quando affermare la propria unicità e eccezionalità può essere controproducente: David Taddei ci spiega che cosa sono la ridondanza e i messaggi senza contenuto

David-Taddei

David-Taddei

David Taddei formidabile comunicatore e esperto di comunicazione, animatore culturale (attualmente responsabile del Teatro Politeama di Poggibonsi) in un dialogo con Donatella Cinelli Colombini che parte da un post di questo stesso blog intitolato Marketing psicologia e vino.

L’innesco è la frase di Damasio (1994) <<non siamo macchine pensanti che si emozionano bensì macchine emotive che pensano >>
DAVID TADDEI E’ un argomento estremamente affascinante. Ed ha ragione Donatella anche se più che macchine noi siamo dei “sistemi complessi adattativi”. Di certo il sistema “Emotivo” è precedente al pensiero come lo intendiamo noi. Per “pensare”

David-Taddei

David-Taddei

abbiamo bisogno delle parole, i mattoni per costruire la strategia del sapere chiamata “Logico – astratta”. Ma la parola arriva molto tardi nella storia dell’uomo, prima guidato solo dalle emozioni: la paura per sfuggire ai pericoli, il coraggio per affrontarli, la gioia e l’amore per costruire una famiglia e via così. E’ in questa fase che si sviluppa la prima strategia del sapere quella “Semiotico – indiziaria” dove l’uomo impara a prevedere (abdurre) da osservazioni del reale che ancora non sa nominare. Si dice che dalle orme lasciate sulla terra fresca, l’uomo preistorico abbia iniziato a prevedere dove si potesse trovare l’animale da cacciare e che la lettura di quelle orme (segni) avrebbe sviluppato la capacità di incidere e pitturare prime e poi addirittura la scrittura. Anche a livello biologico vi è traccia di questa separazione con il sistema nervoso più propriamente “logico” (ma non solo ovviamente) e il sistema endocrino che con scariche ormonali guida le nostre emozioni. Oggi è tutto più complesso ed un pensiero può diventare una fortissima emozione. I grandi scrittori compiono la magia di trasformare le emozioni in bellissime parole.

Il vino, la fortuna e la scaramanzia

Esistono dei vini che portano fortuna o almeno dei comportamenti scaramantici riguardanti il vino? Si ci sono e non solo in Italia

 

Vino-la-fortuna-e-la-scaramanzia-cena augurale-in-cantina

Vino-la-fortuna-e-la-scaramanzia-cena augurale-in-cantina-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Il vino, la fortuna e la scaramanzia. La cosa certa, quella che tutti conoscono, è l’esistenza di comportamenti anti iella che riguardano il vino: soprattutto, porta male, versare il vino con la mano sinistra “alla traditora” come fece Giuda nell’ultima cena. In certe regioni meridionali è considerato persino offensivo.
Anche versare il vino con la mano rivolta verso il basso è sconveniente. Il connotato negativo di questo gesto nasce tanti secoli fa quando, nelle corti, i sicari uccidevano con il veleno nascosto dentro l’anello. Allora facevano cadere la polvere assassina nel bicchiere girando verso il basso la mano che versava il vino.
Ci sono invece gesti che portano fortuna come quello di rovesciare qualche goccia di vino, durante un brindisi augurale, intingerci le dita e toccarsi dietro le orecchie. E’ un rito che dovrebbe far diventare ricchi.

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-panorami e Brunello

Agriturismo-Toscana-Fattoria-del-Colle-panorami e Brunello

Ma le tradizioni che legano il vino alla fortuna non sono solo italiane: in Spagna è tradizione (dal 1909) mangiare 12 chicchi d’uva gli ultimi 12 secondi dell’anno, uno dietro l’altro in modo da cominciare il nuovo millesimo con la bocca piena d’uva. Questo dovrebbe portare prosperità nei 12 mesi successivi, se non si rimane strozzati subito. Un altro rito propiziatorio legato al capodanno arriva dalla Germania. Allo scadere della mezzanotte bisognerebbe essere travestiti, mangiare dolcetti a forma di maiale di marzapane rosa e bere Feuerzangenbowle, una bevanda fatta di vino rosso, spezie, bucce d’arancia e rum.

Quando il turismo fa male: il caso Cortona

Morti di fama, ecco come il successo turistico cannibalizza i territori con un fenomeno che si chiama “over tourism”. Touring Club ci mostra Cortona

Locanda-del-Loggiato-cena-del-Brunello-Cinelli-Colombini-Enoteca-Molesini

Cortona Locanda-del-Loggiato-cena-del-Brunello-Cinelli-Colombini-Enoteca-Molesini

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

<<Di turismo si può morire. >> Inizia così un articolo del Touring Club Italiano che spiega cosa succede a una piccola località quando diventa meta di un turismo di massa il famigerato “mordi e fuggi”.
Introduce il documentario “The Genius of a Place – L’anima di un luogo”, della regista americana Sarah Marder e di Olo Creative Farm , che per 5 anni hanno seguito la vita quotidiana nella cittadina Toscana e il suo lento adattarsi ai gusti dei turisti fino a cambiare volto.
La voce parlante è quella della regista, un’americana cresciuta in una fattoria del Kansas, che 30 anni fa si è spostata in Toscana << quando sono arrivata questo paese non aveva ancora scoperto il valore economico della sua bellezza. In modo ingenuo speravo che Cortona non sarebbe mai cambiata>>. Un cambiamento che appare a lei ma anche a molti altri come un’autodistruzione e, nel documentario, diventa un autentico atto di accusa <<Cosa puoi fare quando il luogo che ami non sa più come prendersi cura di sé?>>

Cortona, le tradizioni a tavola

Cortona, le tradizioni a tavola

Sarah Marder ha indagato gli effetti della globalizzazione – spopolamento del centro storico, consumo delle risorse idriche, cambiamento del tessuto commerciale …. – sollecitando una riflessione sulla necessità di tutelarle il nostro patrimonio. L’appello è insomma a ricercare di un equilibro fra sviluppo economico e salvaguardia, strategia apparentemente messa da parte privilegiando i posti di lavoro, gli investimenti e i guadagni generati dal turismo.
Condivido l’opinione di Sarah Marder: si tratta di una scelta suicida. Il problema della tutela è più grave e urgente di quanto si pensi perché, oltre a avvelenare la vita dei residenti con l’innalzamento del costo della vita, mette in forse le prospettive economiche di questi stessi luoghi. Insomma il turismo consuma centinaia di località italiane per poi dopo abbandonarle perché “troppo turistiche”.

Brunello 2013 annata vecchio stile

Un Brunello elegantissimo, complesso, profondo e di grande armonia che vivrà decine d’anni. Dopo la maturazione in botte il Brunello 2013 si rivela straordinario

Nel 2013 la maturazione dell’uva fu lenta e la vendemmia avvenne alla fine di settembre. Un’annata “vecchio stile” la definì Attilio Scienza celebre e stimatissimo professore di viticultura all’Università di Milano, che fu il primo a capirne il potenziale qualitativo.
Temperature estive più basse degli anni precedenti, terreni ricchi d’acqua e un ciclo

Brunello 2013 Casato Prime Donne

Brunello 2013 Casato Prime Donne

vegetativo lungo sono le caratteristiche del 2013 e quelle che, tradizionalmente, danno origine a vini longevi, complessi e memorabili.

Queste caratteristiche si associano a un altro elemento altrettanto importante: nel 2013 la pioggia aveva disturbato la fioritura e quindi il numero e la dimensione dei grappoli era inferiore al normale. Le vendemmie scarse sono quasi sempre di altissima qualità.

In un primo momento, tuttavia, non tutti prevedevano l’eccezionalità del futuro Brunello 2013 che invece, dopo la maturazione in botte si è rivelato di straordinaria complessità, eleganza e finezza. Circostanza simile al 1999 annata che, partita in sordina, fu poi considerata una delle migliori vendemmie del Novecento.

Gender gap: che vergogna essere dopo il Burundi

Nella classifica mondiale della differenza fra uomini e donne dell’World Economic Forum l’Italia è 82° superata da Mongolia, Uganda, Bolivia e Perù

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Gap gender Donne-del-Vino, l’impegno solidale verso chi è più debole

Di Donatella Cinelli Colombini, Donne del Vino

Si chiama Global Gender Gap ed è la differenza fra uomini e donne che in Italia è davvero forte, più forte di quanto venga percepita. Secondo il World Economic Forum l’umanità impiegherà 100 anni per superare le disparità di stile di vita fra i sessi e 217 a dare le stesse possibilità economiche a maschi e femmine.
Se questa è la media all’Italia serviranno tre secoli.
Fra 144 Paesi del mondo l’Italia è all’82° posto dopo Burundi, Bolivia, Mozambico, Kazakhstan, Mongolia, Uruguay, Uganda, Perù …
Leggo queste brutte notizie in un articolo di Linda Laura Sabbadini l’esperta di

Enzo Vizzari, Linda Laura Sabbadini, Fiammetta Fadda, Marzia Morganti

Enzo Vizzari, Linda Laura Sabbadini, Fiammetta Fadda, Marzia Morganti Premio Casato Prime Donne

statistica che per prima rivelò la dimensione delle molestie sessuali in Italia (6.700.000 casi) con un’indagine ISTAT del 2006 che scioccò l’intera nazione abituata a valutare il problema sulla base delle denunce a Carabinieri e Polizia. Esse sono invece sono il 7% del totale.
Linda è stata oggetto di una sorta di epurazione all’interno dell’ISTAT ed ha ancora una voce pubblica, in difesa delle donne, solo grazie allo spazio datole dai giornali. L’ho conosciuta nel 2013 quando le fu conferito il premio Casato Prime Donne e posso dire che è un tecnico competente e corretto. Per questo le notizie sul divario di genere di cui ha scritto su La Stampa mi preoccupano e dovrebbero preoccupare anche voi.

Chef e cocaina: Cernilli apre una nuova polemica

Daniele Cernilli Doctor Wine si conferma coraggioso e provocatorio. E’ il primo a parlare in Italia dell’argomento chef e cocaina ma il problema esiste

chef e cocaina - cucina di ristorante

chef e cocaina – cucina di ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Chef e cocaina: tutti sussurrano ma ufficialmente nessuno lo dice, anche perché l’antidoping per gli chef non esiste, come non esiste per il mondo dello spettacolo, per gli scrittori, i manager, per gli avvocati, per i broker di borsa e per tante altre professioni con orari pesanti e stress forti. Sono questi lavori dove molti si aiutano con stimolanti e poi con sonniferi per adattarsi ai tempi e alla concentrazione che serve a mantenere performance altissime.
Invece, non ci crederete, l’antidoping c’è per i trattoristi e noi aziende agricole siamo obbligati a sottoporre chi guida il trattore a una visita specialista in modo che risultino ufficialmente non tossicodipendenti.

chef e cocaina

chef e cocaina

Quindi gli chef stellati che fanno uso di cocaina ci sono, e non sono i soli ma, come tante cose italiane, “è un segreto di Pulcinella” di evidenza incontrovertibile, altrimenti non si spiegherebbe perchè l’aria di Roma contiene tracce di mitica polvere bianca. Se la cocaina non fosse molto diffusa come avrebbe fatto ad inquinare persino l’aria ele acque reflue di Firenze?

Il 2017 di Donatella: anno ricco con vendemmia povera

Con gli auguri più affettuosi di un bellissimo 2018 vi mando qualche ricordo dell’anno 2017che è stato davvero fantastico anche se con poca uva

Natale

2017 – 2018 Capodanno alla Fattoria del Colle

Donatella Cinelli Colombini

Finisce un 2017 con poca uva ma con grandi risultati commerciali. Le cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle a Trequanda vendono in 37 Paesi esteri e il vino delle nostre vigne è appena sufficiente a coprire le richieste del mercato. Anzi per alcune tipologie, come il Rosso di Montalcino, il Cenerentola DOC Orcia e l’IGT Drago e le 8 colombe, abbiamo venduto il vino di due vendemmie dando fondo alle scorte mentre il Brunello 2012 è stato razionato per farlo arrivare fino a Natale. Il volume d’affari segna un + 17% spettacoloso considerando che l’ufficio commerciale di Violante non disponeva del Brunello riserva .

Cenerentola Natale 2012 in cantina

Cenerentola 2017-2018 capodanno in cantina alla Fattoria del Colle

Un successo che fa leva sulla qualità del vino (brave cantiniere!) e parte dalle vigne dove la cura quotidiana delle piante -oltre al ritorno ai vecchi sistemi di potatura invernale e al biologico- ha permesso la produzione di ottima uva anche nelle annate, come questa ultima, dove il clima ha fatto i capricci. La raccolta 2017 è stata scarsa, soprattutto alla Fattoria del Colle che ha un terreno sabbioso e è stata letteralmente presa d’assalto da cinghiali e caprioli. Per questo dopo aver recintato le vigne di Montalcino vengono recintate anche quelle di Trequanda.
Bene anche l’agriturismo e il ristorante che segnano un + 55% di fatturato e ancora meglio le vendite in cantina che ormai rappresentano il 15% del business del vino. Le nostre scelte legate alla tradizione e all’accoglienza hanno finalmente dato i frutti sperati.

Trento DOC e Franciacorta i fratelli diversi

Un modo diverso di fare marketing che sembra premiare la Franciacorta mentre il Trento Doc appare meno brillante dietro la stella Ferrari

Matteo Lunelli e Robert De Niro

Matteo Lunelli e Robert De Niro

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Confesso di essere partita da una predilezione per il Franciacorta di essere poi diventata una fan del Trento DOC. Ne bevo spesso, soprattutto d’estate, alternandolo con lo Champagne che mio marito Carlo si procura da piccole ma ottime maison.
Per questo seguo con un certo interesse le azioni di marketing delle bollicine rimanendo sempre abbagliata dalle iniziative dei cugini d’Oltralpe che, per dimensione e effetto glamour, sono realmente al top. La commistione con moda, gioielli e cosmetici del gigante del lusso LVMH crea una tendenza e un locomotore inarrivabile. Mettiamoci il cuore in pace e guardiamo i due maggiori territori dello spumante in attesa che Alta Langa e Oltrepò Pavese affianchino al loro ottimo potenziale qualitativo una politica di immagine in grado di farle brillare.

Ca del Bosco Franciacorta

Ca del Bosco Franciacorta

Parto dal bellissimo articolo di Luciano Ferraro (quell’uomo è un mago del giornalismo) su DiVini blog del Corriere della Sera, dal titolo intrigante De Niro e il Perlé Zero, la scalata trentina. La scalata trentina indica la creazione di vigneti Ferrari ad alta quota e della produzione del Perlé Zero, non la scalata del Consorzio Trento DOC. L’articolo parla degli spumanti Ferrari alla cerimonia di consegna degli Emmi Awards a Los Angeles e della vittoria allo Champagne and Sparkling Wine World Championships. Due successi che sono il sogno di qualunque cantina, le porte del paradiso. Pare che Robert De Niro abbia detto a Matteo Lunelli «È lei mister Ferrari? La voglio conoscere, in un film ho recitato attorniato dal suo vino».

Si fa presto a dire organico attenti alle parole

Biologico, organico, da uve biologiche, biodinamico, naturale ….. tante parole e anche leggi diverse confondono i consumatori

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

Di Donatella Cinelli Colombini

Per orientarci fra termini, norme e differenze, a livello internazionale, ci facciamo guidare da Tom Jarvis e dal suo articolo su Wine Searcher per capire nel dettaglio tutta la questione che è molto più complicata e controversa di come appare a prima vista. Per esempio molti traducono biologico con “organic” ma in realtà le due parole indicano cose diverse.

VINO BIOLOGICO E ORGANICO

Vino biologico è regolamentato sua dall’Unione Europea che negli USA. Da noi la legge ha inizialmente regolato la coltivazione della vigna e poi si è estesa anche alla cantina. Per questo un tempo esistevano “Vini da uve biologiche” mentre dopo il nuovo

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

regolamento del 2012 ci sono solo “vini biologici” cioè prodotti secondo precise regole sia in vigna che in cantina. Fra queste norme c’è l’uso dei solfiti limitatamente a 100 parti per milione per i rossi e 150 per bianchi e rosati. La confusione nasce dal fatto che i vini organici USA non contengono solfiti aggiunti mentre possono ancora usare la dizione “Vini da uve organichebiologiche” quando solo la coltivazione della vigna è fatta secondo il protocollo di legge che limita l’uso della chimica.
Un garbuglio normativo e terminologico che ha spinto molti produttori europei contrari all’aggiunta di solfiti nel vino a usare il termine “vini naturali”
CERTIFICAZIONE
E’ il controllo del vino biologico viene fatto da 300 società esterne alle cantine e non tutte di assoluta affidabilità. La certificazione serve a dimostrare che la produzione sia fatta secondo i regolamenti approvati dagli stati.

Addio Maestro Marchesi cuoco geniale

Tutti gli dobbiamo molto, l’Italia, la ristorazione, i produttori di vino … Gualtiero Marchesi uomo dal cuore coraggioso, dalla mente fertile, dall’immensa umanità

Gualtiero Marchesi

Gualtiero Marchesi

Di Donatella Cinelli Colombini
Gualtiero Marchesi è morto ieri pomeriggio nella sua casa di Milano per un arresto cardiaco. Dopo la morte della moglie alternava periodi di grande prostrazione, in cui rimaneva lungamente silenzioso, a fasi più serene ma soffriva molto anche per un problema alla pelle del volto che lo costringeva a casa intristendolo ancora di più.
Era senza dubbio lo chef italiano più famoso del mondo. Ha sprovincializzato la cucina italiana vincendo la sfida di affermarla nell’alta ristorazione. Primo tre stelle Michelin in Italia contestò i criteri di giudizio. Mise sfoglie d’oro sul risotto dando valore regale al cibo. Cuoco e gastronomo geniale, innovatore, rivoluzionario, Gualtiero Marchesi ha dato contributi fondamentali al mondo italiano del food guardando sempre lungo: ha fondato ALMA Scuola Internazionale di Cucina Italiana (Colorno Parma), L’Italian Culinary Academy a New York, la Fondazione Gualtiero Marchesi per coniugare la cucina con l’arte e, più recentemente, la Casa di Riposo per cuochi. Una sensibilità verso le persone più fragili che lo portò, primo in Italia, a formare il personale dei suoi ristorati sulle tecniche anti soffocamento da cibo. Azione per la quale le Donne del vino lo hanno premiato nel novembre scorso promettendo di continuare la sua azione.

Scandalo degli whisky più cari falsi

Bottiglie con 80 anni in etichetta che in realtà ne hanno 10. Ora gli acquirenti dei Whisky più cari vogliono le expertise 

Whisky Macallan del 1878

Whisky Macallan del 1878

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, Brunello

Tutto inizia nell’albergo svizzero , quando un cliente cinese paga 9,999 Franchi svizzeri per un assaggio di  Whisky Macallan del 1878.
Quando le immagini della vendita iniziano a circolare gli esperti di bottiglie false rizzano le orecchie segnalando qualcosa di sospetto nell’aspetto esteriore della bottiglia. A quel punto il Sandro Bernasconi, proprietario dell’albergo, si rivolge a dei grandissimi esperti la “Rare Whisky 101” per fare chiarezza. Un campione del Whiskey viene analizzato dal laboratorio di archeologia e storia dell’arte dell’Università di Oxford che certifica, con il 95% di certezza, la data di produzione fra il 1970 e il 1972 mentre i test di Tatlock and Thomson dicono che si tratta di un bend di malto (40%) e gran whiskey.

Waldhaus am See

Waldhaus am See

Ovviamente l’albergo rimborsa il cliente ma l’intero mondo del whiskey da collezione e da investimento si mette in allarme. Attenzione ai falsi!
I fake whiskey sono concentrati fra le bottiglie antiquarie di marche prestigiose,con i single malt scozzesi in testa. Vengono vendute soprattutto nelle aste ma dopo l’episodio del fake Macallan c’è da aspettarsi che i compratori chiedano sempre l’expertise. Si tratta infatti soprattutto di bottiglie da investimento che rimangono chiuse nei caveau insieme a titoli e lingotti d’oro in attesa del momento migliore per rivenderle. Senza un certificato autenticità rischiano di non trovare acquirenti.

I brindisi in tutte le lingue escludendo CIN CIN

Tanti modi per fare un augurio levando il calice. Le parole che significano quasi sempre salute escluso cin cin che vuol dire prego prego ma anche una parolaccia

Brindisi-Violante Gardini 30 anni tondi

Brindisi Violante Gardini

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Partiamo dal cin cin che spesso accompagna i brindisi in Italia. Non deriva dal suono dei calici che si toccano, bensì dalle parole cinesi “Ch’ing Ch’ing” che significano “prego, prego” ed erano frequentemente usate dai marinai di Canton. Fu poi adottata per i brindisi nelle navi inglesi che, nel XVIII secolo, facevano vela sulla costa cinese. La piacevolezza dell’espressione ne ha determinato il successo e la diffusione in tutta Europa.
Il problema è che cin cin in Giappone è una parolaccia e quindi bisogna evitarla con cura.
Oggi in Cina il brindisi è accompagnato dall’espressione “ganbei” mentre nel Paese del sol levante dicono “kanpai”. E attenzione a non scambiarli, cinesi e giapponesi non si amano.

Sveva Casati Modignani Festa di famiglia

Nuovo libro e nuovo successo per Sveva Casati Modignani la scrittrice che parla al cuore e prima di Natale ci insegna l’importanza dei partenti di elezione

Sveva Casati Modignani Bologna Personaggio dell'anno delle Donne del Vino

Sveva Casati Modignani Bologna Personaggio dell’anno delle Donne del Vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Agriturismo, Fattoria del Colle

Tutti abbiamo bisogno di coccole ma non è detto che queste affettuosità arrivino da mariti, madri o figli. Più spesso sono i “parenti di elezione” quelli che ognuno sceglie negli anni come la propria famiglia affettiva, che creano il guscio caldo in cui curare i dolori e celebrare le gioie. Questo in grande sintesi il contenuto di un libro bellissimo: “Festa di famiglia” (Sperling & Kupfler pp. 185 € 114,9) che Sveva Casati Modignani ha scritto pensando alle feste natalizie.

Festa di Famiglia Sveva Casati Modignani

Festa di Famiglia Sveva Casati Modignani

Quanti di noi vivono il Natale con la gioia della celebrazione della nascita di Gesù con le promesse di salvezza eterna che questo comporta, ma insieme con l’ansia di condividere le giornate con familiari che fanno rinascere in noi delusioni, dispiaceri, ricordi e paure. Per questo gli psicologi considerano il periodo natalizio fra quelli con maggiori stress emotivi. Della serie “parenti serpenti”.
Ecco che l’antidoto è la nuova famiglia, quella scelta dal cuore che nel romanzo è costituita da quattro donne: Andreina, Carlotta, Glora e Maria Sole. Questo il libro che vi consiglio di leggere prima di Natale perché, come tutti i romanzi della stessa autrice, fa scaturire in ciascuno di noi i sentimenti migliori e insegna a vivere meglio con sé stessi e con gli altri.

                                                                       
Cinelli Colombini
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