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Gozo-Malta dove mangiare il pesce appena pescato

Qualche consiglio per mangiare a Gozo, l’isola più piccola e più intatta dell’arcipelago maltese. Il super pesce, appena pescato qui è meraviglioso

Gozo-Malta Ravioli con frutti di mare Ic Cima Gozo

Gozo-Malta Ravioli con frutti di mare Ic Cima Gozo

Di Donatella Cinelli Colombini

Qualche anno fa nessuno considerava Gozo-Malta fra le “destinazioni golose” anzi molti dicevano “isola bellissima, peccato si mangi così male” oggi invece si sta affermando come un luogo privilegiato per gli amanti della buona tavola.
Sembra superato per sempre l’uso di mischiare procedimenti e ingredienti con risultati molto discutibili. La cultura gastronomica locale, in origine molto semplice, era poi stata rielaborata con componenti siciliane e, purtroppo, inglesi, finendo per diventare un miscuglio indistinto di sapori. Coniglio alla gozitana, lampuki, pizza

Spaghetti con uova di cernia, Portovecchio Gozo

Spaghetti con uova di cernia, Portovecchio Gozo-Malta

gozitana, Qaghaq tal-Ghasel, pastizz hanno la loro dignità se sono preparati a regola d’arte. Invece nei ristoranti, fino a qualche anno fa, arrivava in tavola del pesce coperto delle cose più improbabili: dalle olive verdi, alle cipolline sottaceto e alle acciughe.
La presenza di un’ottima scuola alberghiera ITS con il biennio universitario di studi turistici, l’Accademia Italia della Cucina e della Chaîne des Rôtisseurs entrambe molto attive con le loro delegazioni maltesi ma soprattutto l’arrivo di un nuovo benessere e di una nuova tipologia di turisti – diversi dagli studenti d’inglese e dai pensionati- ha favorito l’affermarsi di una nuova generazione di chef e di gestori di ristoranti.

Donne del vino e profumo: permesso o vietato?

Donne del vino e profumo sono incompatibili. Chiunque produca, degusti oppure serva il vino non deve avere odori che ne alterino la percezione

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Nel bon ton delle donne del vino c’è anche la regola di non usare profumi. Un divieto che riguarda soprattutto le mani e quindi anche l’uso di saponi aromatizzati. Per questo nelle toilette delle cantine i detergenti devo essere neutri.

Ho parlato delle donne ma la raccomandazione vale, ovviamente, anche per gli uomini e i loro dopobarba che possono essere un problema, se sono molto odorosi.
E’ vero che l’olfatto ha una grande velocità di adattamento e dopo qualche minuto il profumo della signora che siede accanto all’assaggiatore di vino risulterà meno invadente per il naso del wine expert, ma gli odori nei bicchieri saranno comunque influenzati da quelli floreali, oppure speziati del profumo.

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Donne del vino e profumi- Vino e fashon

Le persone abituate a profumarsi e addirittura a cambiare essenza nelle varie ore del giorno, hanno pelle e indumenti particolarmente “aromatici”. Per questo, un vero professionista –enologo, sommelier, wine critics- deve evitare sempre l’uso del profumo e non solo quando lavora perché potrebbe non bastare.
Per fortuna le nazioni dove la cultura del profumo è più sviluppata sono soprattutto arabi dove la religione mussulmana vieta il consumo del vino, altrimenti il problema sarebbe davvero grosso.

In vigna a Montalcino dopo i 10 giorni di fuoco

Il 2017 ci mostra il volto cattivo del global warming: gelate primaverili, oltre 40°C per 10 giorni e poi le grandinate. La vigna a Montalcino  recupererà? 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Di sicuro sarà una vendemmia scarsa perché parte dell’uva è andata perduta: è verde e rimarrà tale, oppure è scottata. Altra cosa certa è che la prossima vendemmia sarà costosa perché solo una raccolta manuale e anzi una doppia vendemmia negli stessi filari con attentissima selezione, manderà in cantina dell’uva capace di trasformarsi in vini di qualità. E’ tutto questo nella speranza che piova senza grandine e che le temperature si abbassino.
Di sicuro quella 2017 sarà la più scarsa vendemmia europea degli ultimi 50 anni. Gelate, grandinate e sole come nessuno aveva mai visto. Nell’Ottocento tutto questo avrebbe causato carestie e migrazioni. Oggi, per fortuna, non ci farà soffrire la fame ma certo i vignaioli ricorderanno quest’annata come una delle più povere.

In-vigna-a-Montalcino-2017-sangiovese-lato-a-nord

In-vigna-a-Montalcino-2017-sangiovese-lato-a-nord

Massima incertezza per tutto il resto.

Nessuno aveva mai visto niente di simile; nei primi 10 giorni di agosto le querce sono diventate gialle, le siepi di bosso centenarie si sono seccate, la produzione di olive è persa totalmente perchè gli alberi non “hanno più la trama”, il terreno e coperto di foglie secche come in autunno e le viti soffrono come non mai.
Dopo le piogge del 10-11 agosto tutti si chiedono se la vigna a Montalcino avrà un recupero oppure i danni da sole sono talmente gravi che richiederanno mesi per il ritorno a un fisiologico funzionamento dei sistemi vitali.
Il giugno 2017 è stato il secondo più caldo dopo quello del 2003.

Parte seconda dei 200 matrimoni di Donatella

Fa un certo effetto dire la frase <<con i poteri conferitemi dalla legge … vi dichiaro marito e moglie>>. Storie tristi e allegre di Donatella e dei suoi 200 matrimoni

matrimoni di Donatella

matrimoni al Comune di Siena

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, matrimoni, Fattoria del Colle

La maggior parte dei matrimoni sono tra persone evidentemente innamorate che, in qualche caso, hanno già un bel numero di bambini e decidono di festeggiare il loro amore con amici e parenti. Ne ho celebrati così tanti che proprio non li ricordo. Mentre mi rammento di quelli peggio assortiti tipo il ricco americano, magro e aitante ma chiaramente sessantenne che aspettando la sposa mi disse dei supermercati che possedeva e il prezzo dell’anello che stava per regalare alla futura moglie. Poi arrivò lei, asiatica, giovane e bella accompagnata dalla madre e dai parenti stretti. I suoi occhi erano talmente gonfi e rossi che il trucco e il velo non riuscivano a nasconderli.

Matrimoni bouquet

Matrimoni bouquet

Ancora a proposito di anelli ho visto dei brillanti grossi come ceci nelle mani dei futuri mariti americani. Ricordo che una volta fummo costretti a spostare la celebrazione dei matrimoni nel consiglio comunale che, proprio davanti al tavolo ha, nel pavimento, le grate dell’antica areazione. Lo sposo era un inglese con una banca a Singapore e l’anello aveva un brillante quadrato enorme. Lui prese l’anello, guardò la grata, riposò l’anello, spostò la fidanzata e poi le mise al dito quel brillante milionario. Anch’io sospirai di sollievo pensando a cosa sarebbe successo se l’anello fosse caduto nei condotti sotto la grata.

I 200 matrimoni di Donatella Cinelli Colombini

Sposare è l’attività più strana e divertente che ho fatto da assessore al Comune di Siena. Penso che vi incuriosisca e vi racconto i matrimoni più buffi

matrimoni- l'ultimo celebrato da Donatella a Siena

matrimoni- l’ultimo celebrato da Donatella a Siena

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Matrimoni

Il matrimonio civile dura 15-25 minuti a seconda del numero dei discorsi di parenti e amici ma soprattutto della necessità di tradurre perché l’atto è in italiano e quindi, con le coppie straniere, ci vuole l’interprete. A Siena gli assessori sposano una settimana ciascuno e, in primavera e in estate, celebrano anche 6-7 matrimoni al giorno.
Generalmente la sposa entra nella sala per ultima, al braccio del padre. L’attesa è quasi sempre breve per le straniere e lunga per le italiane. Ovviamente ci sono delle eccezioni e una in particolare mi è rimasta impressa. A Siena i matrimoni avvengono nel palazzo pubblico, uno degli edifici gotici più belli del mondo. La sala per i matrimoni è quella del Concistoro con uno spettacolare soffitto affrescato da Domenico Beccafumi (1529-35). Si trova all’interno del Museo Civico per cui in un ambiente pieno di dipinti. Una mattina dovevo sposare una coppia

Promessa-d'amore-Fattoria-del-Colle

Promessa-d’amore-Fattoria-del-Colle

italoamericana ma la sposa tardava molto, ma proprio molto. Gli invitati cominciarono a alzarsi e uscire, poi rientravano e chiamavano gli altri. Alla fine uscii anch’io per capire il motivo di quel trambusto e trovai i parenti degli sposi davanti a una tela raffigurante San Sebastiano trafitto dalle frecce. Chiesi <<perché questo quadro vi interessa tanto?>> e loro << non sapevamo che anche qui ci fossero stati gli indiani!>> mi risposero serissimi. All’inizio non capii ma poi l’idea che le frecce gli avrebbero fatto pensare ai pellerossa in Italia mi sembrò divertentissima. Risi così tanto che ebbi molta difficoltà a celebrare le nozze con la necessaria compostezza.
Capitano spesso situazioni esilaranti. Un’altra volta ero al sesto matrimonio della giornata e cominciavo a trovare alienante la ripetizione del rito quando mi arriva davanti una sposa piccoletta con un vestito a tubino e un cappello enorme che la faceva assomigliare a un fungo. In quei casi riuscire a mantenersi seri è difficilissimo.

Rosato da moda a denominazione

I produttori del Garda chiedono la  Doc Chiaretto. Il rosato è di moda e diventa più chiaro e più buono, finalmente inizia a piacere anche agli italiani

Rosato da moda a denominazione

Rosato da moda a denominazione

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Rosa di Tetto IGT

Il rosato è di moda e il marcato chiede bottiglie più buone ed è disposto a pagarle di più, E i produttori italiani, consapevoli di non poter competere sul prezzo con gli spagnoli, stanno investendo sul miglioramento qualitativo dei loro rosè. Tuttavia metà del rosato nostrano va all’estero, i rimanenti per 2/3 vengono venduti in supermercato (+5,2% di business nel 2015). Alla fine, rispetto alla moda mondiale dei rosati, da noi è calma piatta: molti articoli e eventi, buona volontà individuale ma manca una strategia unitaria di marketing e comunicazione capace di fare la differenza e competere con i francesi che invece marciano a ranghi compatti.

Ma forse le tre maggiori zone di produzione vogliono provare a fare squadra: Garda, Abruzzo e Puglia.

Rosexpo rosato da moda a denominazione

Rosexpo rosato da moda a denominazione. Foto di R.Garofano

Del resto Jean Marc Ducasse, manager del Pink Rosè Festival di Cannes che, con i suoi 78 buyer, si sta affermando come la borsa dei vini rosati, ha dichiarato che i compratori esteri hanno proprio chiesto più rosati italiani nell’edizione 2018.
Il presidente del Consorzio Valtènesi Alessandro Luzzago ha tetto a Trebicchieri <<L’Italia ha bisogno di un grande gruppo che traini la crescita dei rosati>> l’idea è quella di puntare sui vitigni autoctoni con peculiarità da spendere come il Groppello e il Negroamaro. In altre parole bisogna smettere di pensare al rosato solo come un vino di moda e legarlo ai territori con caratteristiche uniche.

I miei 3 Calici di Stelle 2017

Castiglion d’Orcia, Fattoria del Colle e Vivo d’Orcia 3 Calici di stelle 2017 pieni di wine lover e di emozioni … seguitemi vi sorprenderò

Calici-di-stelle-2017-alla-Fattoria-del-Colle

Calici-di-stelle-2017-alla-Fattoria-del-Colle

di Donatella Cinelli Colombini 
Un Calici di stelle 2017 lungo tre giorni in coincidenza con la fine del caldo africano. Una situazione che ha ridato speranze a noi produttori e ha fatto tremare quelli che erano arrivati alle feste notturne senza neanche un golfino leggero.
Prima serata il 10 agosto a Castiglion d’Orcia con il borgo medioevale pieno di gente e tanti stand gastronomici e di artigianato d’arte. Atmosfera festosa d’altri tempi con la banda e i maggiaioli a percorrere le stradine in salita e un tocco magico per i trampolieri luminosi che aprivano le loro ali come farfalle. Le 12 cantine della Doc Orcia sono state protagoniste anche di una degustazione guidata dagli assaggiatori ONAV nella sala consiliare.

Taverna-di-Pian-delle-Mura-Calici-di-stelle-2017

Taverna-di-Pian-delle-Mura-Calici-di-stelle-2017

L’11 alla fattoria del Colle replica dedicata al vino Cenerentola Doc Orcia con un pic nic nel bosco ascoltando la musica dal vivo del cantautore Andrea Pinsuti un giovane capace di suonare con la stessa maestria le tastiere, il clarino e il violino. Ha incantato tutti con la sua voce e la sua bravura. Nel menù dieci piatti preparati dalla chef Roberta Archetti e dedicati alla zucca che, trasformata in carrozza, porta Cenerentola al ballo del principe. Ed eccola la principessa in forma di vino: anteprima del vino Cenerentola Doc Orcia 2015 potente, morbido e avvolgente costituisce una svolta nella storia di questo vino che punta davvero in alto.

Maria Giulia Frova Delegata Toscana delle Donne del vino

Chi è la nuova Delegata toscana delle Donne del Vino – Maria Giulia Frova, produttrice di Chianti al Castello del Corno e, quando ha tempo, bravissima chef

Maria Giulia Frova Delegata Donne del Vino della Toscana

Maria Giulia Frova Delegata e le Donne del Vino della Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

Maria Giulia Frova Arroni prende il testimone da Antonella D’Isanto ottima delegata delle Donne del Vino toscane negli ultimi tre anni che ha lasciato l’incarico per motivi di salute.
Sempre sorridente, sa trovare il lato buono in ogni situazione, Maria Giulia veste con gusto e in modo colorato ma molto semplice anche se al dito mignolo porta l’anello d’oro con lo stemma nobiliare dei Frova. Ha due figli maschi e un marito tedesco che si occupa di ingegneria economica. Ascoltando il suo parlare quieto e la sua saggezza sorridente appare la persona più posata del mondo <<se hai bisogno di meditazione meglio il rosario, gli orientali hanno lo yoga ma noi

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

Maria Giulia Frova Portopiccolo Sistiana luglio 2017

siamo italiani. Io sono una grande praticante del rosario, funziona>>. Ma Maria Giulia non né il tipo da vita tranquilla, è vulcanica, poliglotta e lavoratrice instancabile. E’ laureata in Disegno industriale, ma lavora da 25 anni nella sua azienda, il castello del Corno. Prima della nascita dei figli era anche la bravissima chef del ristorante del suo agriturismo.
La sua è una famiglia di antica aristocrazia di origine piemontese e umbra sempre dedita ad attività agricole. I suoi avi sono approdati in Toscana alla meta del 1800 e da oltre un secolo possiedono la splendida tenuta del Corno in Val di Pesa, che precedentemente era della Famiglia Strozzi. Il cuore della proprietà è la grande villa del Cinquecento edificata sul perimetro di un castello del XIII secolo.

Brunello, troppo shopping di cantine

Brunello: in pochi mesi sono passate di mano la Cerbaiona di Diego e Nora Molinari, poi la Tenuta dei Biondi Santi e ora Poggio Antico di Paola Gloder

Brunello Poggio Antico

Brunello Poggio Antico

Di Donatella Cinelli Colombini

All’apparenza la speculazione impazza e davanti ai produttori di Brunello viene messa una montagna di euro che non li lascia indifferenti. Una sirena tentatrice a molti zeri che potrebbe dare vantaggi immediati accrescendo il mito di Montalcino ma alla lunga presenta anche risvolti preoccupanti. Potrebbe infatti rivelarsi una bolla speculativa drogando il mercato come ha giustamente osservato Orlando Pecchenino, presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, intervistato da WineNews. C’è poi la perdita di autenticità, di quel carattere appassionato che è proprio delle Langhe e di tutti i territori dove i produttori hanno lo

Brunello Biondi-Santi-Riserva

Brunello Biondi-Santi-Riserva

stoicismo di chi mette la vigna prima di ogni altra cosa. Insomma, alla lunga, potrebbe creare una situazione difficile per i produttori con antica radice locale, rendendo per loro quasi inabbordabile l’acquisto di altra terra, come avviene nel Barolo, e carissimo trasferire l’azienda ai figli come succede in Champagne. Insomma essere circondati da miliardari con capacità di spesa illimitata ha anche i suoi svantaggi quando questi ultimi possono mettere in campo strumenti di marketing e investimenti enormemente superiori ai produttori locali.
La cosa certa è che l’assedio degli investitori esteri desiderosi di mettere il proprio nome sulle bottiglie di Brunello sembra non avere fine e le cifre continuano a crescere.

Vernaccia Bolgheri e il nuovo enoturismo

Vernaccia di San Gimignano e Bolgheri avamposti del nuovo enoturismo basato sulle esperienze e le nuove tecnologie. Le due wine experience a confronto

Vernaccia Wine Experience

Vernaccia Wine Experience

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La Vernaccia di San Gimignano ha rivitalizzato la Rocca di Montestaffoli nel punto più alto della città delle cento torri. Un progetto sviluppato da comune e consorzio che dal 2 aprile 2017 offre una “Wine Experience” con degustazioni guidate, degustazioni libere, informazioni e esperienze che sfruttano la tecnologia per creare emozioni e conoscenze. Ecco che la visione a 360° permette camminare, con effetto molto realistico, in vigneti e cantine mentre una voce – in italiano e inglese- spiega il processo produttivo della Vernaccia. Ecco che all’ingresso un maxischermo mostra i volti dei produttori aprendo un rapporto diretto con i

San Gimignano

San Gimignano

protagonisti e accanto i beccucci degli erogatori automatici propongono assaggi di Vernaccia in libertà. Ecco la storia narrata da fantasmi che appaiono sui veli nelle stanze dove enormi foto e video portano il visitatore all’interno del mondo vernaccia.
I punti di forza di questo progetto innovativo e ben realizzato (bravo direttore Stefano Campatelli), sono la sua autenticità, la forza del suo messaggio, la competenza del personale che, nelle degustazioni guidate, ha una capacità di affascinazione straordinaria. Anche la location storica in uno degli HUB del turismo culturale italiano è sicuramente un elemento importante, dalla terrazza e dalle finestre il panorama “sul medioevo” è meravigliosa.

Come fare per scegliere il vino al ristorante

Qualche proposta e qualche consiglio per evitare brutte figure e scegliere il vino al ristorante in modo da esaltare i piatti senza vuotare il portafoglio

 

Come scegliere il vino al ristorante

Come scegliere il vino al ristorante

Di Donatella Cinelli Colombini
Contro la pessima abitudine di scegliere il vino al ristorante, prima del cibo, contro la mancanza di vini al bicchiere da abbinare ai singoli piatti, contro i menù che precisano tutti gli ingredienti e i fornitori ma non il vino più adatto per accompagnare ogni pietanza …. Contro i ristoranti che puntano sull’alta cucina ma non hanno il sommelier in sala …. Insomma sono contro tutte quelle situazioni che impediscono al commensale di godersi i piaceri della tavola ma fanno sembrare un pranzo una sorta di labirinto pieno di difficoltà. La gioia di gustare piatti prelibati con persone piacevoli passa anche attraverso la semplicità del fare le scelte e dalla presenza, al centro della sala, di un tavolo con 5-6 bottiglie aperte per abbinarle alle diverse pietanze.

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorantecome scegliere il vino al ristorante

Sommelier Fisar come scegliere il vino al ristorante 

Bisogna andare a Quebec in Canada per trovare qualcosa del genere oppure possiamo farlo anche noi? E’ l’eleganza, di proporre al cliente un calice di Lugana, poi un Chianti Superiore e dopo un Aglianico per finire con un passito di Pantelleria. Non mi pare difficile e anzi potrebbe essere un modo per far conoscere vini nuovi ai clienti e trasformare una cena in un viaggio fra territori, culture e emozioni gustative nuove, specialmente se in sala c’è qualcuno in grado di spiegare i singoli vini e le cantine in cui nascono.
Invece la realtà di un normale ristorante è diversa: il maître porge al cliente la carta dei vini e il menù chiedendogli di scegliere.
Servono istruzioni per l’uso. Eccole!

 

Vino e formaggio da millenni è l’abbinamento che piace

Impariamo a usare il formaggio per aumentare l’apprezzamento del vino. Le evidenze scientifiche coincidono con gli abbinamenti per contrapposizione e assonanza

 

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Vino e formaggio Valtellina formaggio Bitto

Di Donatella Cinelli Colombini

Le “istruzioni per l’uso” nell’accoppiata vino e formaggio arrivano dopo le scoperte del Centre de Sciences du Gout et de l’alimentation di Digione e sono pubblicate in Journal of Wine Economics da Mara V. Galmarini, Lucie Dufau, Anne Loiseau, Michel Visalli & Pascal Schlich.

I cinque studiosi hanno codificato le sensazioni prodotte su 60 persone da tre vini- uno bianco, Pouilly Loché e due rossi Maranges e Beaujolais – da soli oppure abbinanti a tre formaggi (Comté, Époisses, Chaource).
Sorvolando l’elaborazione scientifica dei 14 descrittori che ha comportato una montagna di dati e tabelle, arriviamo a alcuni punti fermi.

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Vino e formaggio Pecorino-e-Vino-Orcia

Partiamo dai tre formaggi: il Chaource non aveva praticamente alcun TDL cioè non suscitava percezioni precise mentre nel sapore Comté è stato rilevato un sentore di fungo che piaceva e nell’Epoisses una sensazione salata non troppo apprezzata.
Nei vini solo i rossi suscitavano reazioni negative nelle 60 persone del campione: amari, acidi e astringenti. Piacevano invece il fruttato, il piccante e i richiami al legno.

Champagne più cercati, quelli che tutti sognano

Quali sono gli Champagne più cercati on line, quelli che, potendo, verrebbero comprati per primi? Dom Pérignon, Cristal, Krug, Moët & Chandon

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Dom Pérignon Brut fra gli Champagne più cercati

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Ho trovato la lista degli Champagne più cercati in Wine Searcher e mi ha decisamente intrigato perché nello Champagne il mito e il reale, i valori simbolici e la qualità intrinseca, il marketing e il prodotto sono intimamente intrecciati come nella moda.
Insomma la frase di Don Kavanagh è verissima <<For many years, people thought the sparkling wines of Champagne were better purely because they were reassuringly expensive>> per anni e anni la gente ha pensato che le bollicine di Champagne fossero i migliori perché erano famose e care.
Chi non è caduto in questa trappola? Tutti, almeno prima di avere un’idea chiara della qualità degli sparkling prodotti altrove.
L’azione aggressiva degli champagnotti contro chiunque usasse il nome Champagne ha contribuito al mito ma soprattutto è l’azione di comunicazione che ha fatto la differenza con le bollicine del resto del mondo.

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Louis Roederer Christal Champagne più cercati

Nella lista che segue la metà dei brand sono del colosso internazionale del lusso LVMH, una macchina di marketing di dimensione enorme per competenze tecniche e presenza in tutti i canali di comunicazione che contano: dalle grandi riviste di moda, alla televisione, ai canali social fino agli eventi più glamour.
Il risultato è il mito di un vino circondato da polvere di stelle.
Ed ecco la lista degli Champagne più cercati su Wine Seacher il primi è addirittura il vino più cercato in assoluto fra le 9.297.160 etichette presenti nel portale.

Agricoltura amata da italiani e turisti

Agricoltura nuova protagonista dell’economia e della salute: arrivano i superfood “della nonna” mentre l’ agroalimentari vale 1/3 degli introiti turistici

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Per molti italiani la campagna è quel luogo di fame e freddo da cui i nonni sono scappati nel dopoguerra. Solo molto di recente l’immagine dell’agricoltura ha cominciato a prendere due facce divergenti: quella sorridente degli agriturismi, delle ville dei milionari e degli alimenti biologici mentre, sul lato opposto, c’è l’espressione preoccupata per i pesticidi, gli allevamenti intensivi e la popolazione anziana e

Doc-Orcia- Cenerentola-e-Leone-Rosso- Arcobaleno-d'estate

Doc-Orcia- Cenerentola-e-Leone-Rosso- Arcobaleno-d’estate

marginalizzata.
Pian piano la prima immagine ha preso il sopravvento e gli italiani hanno scoperto una sincera ammirazione per gli agricoltori e i loro prodotti migliori. Ecco che i dati del VII Rapporto: “Gli italiani e l’agricoltura” elaborati da Fondazione UniVerde e IPR Marketing, in collaborazione con Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, rivelano un sentiment senza precedenti verso noi popolo “rural”. Il 65% pensa che gli agricoltori guadagnino poco in rapporto al lavoro che fanno, il 78% gli attribuisce un valore sociale molto positivo rispetto all’ambiente. Le percentuali nei confronti dell’agroalimentare sono addirittura plebiscitarie: il 90% degli italiani vorrebbe un mercatino agricolo nelle vicinanze di casa e l’86% fa shopping in campagna perché ritiene i prodotti italiani più sani e quelli acquistati all’origine ancora più garantiti. Al ristorante il 90% apprezza la presenza di verdure di stagione e la presenza di alimenti DOP e a km0.

Gianluca Morino vignaiolo virtuale

Produce Barbera a Nizza Monferrato ed è il vignaiolo più digitale d’Italia. A Gianluca Morino piacciono i tappi a vite e la juve, ma odia i diserbanti

Gianluca-Morino

Gianluca-Morino

Di Donatella Cinelli Colombini, Cenerentola, Doc Orcia

E’ venuto a trovarci alcuni anni fa a seguito di un articolo del nostro blog. In quel momento nacque l’idea di organizzare un evento congiunto che , tuttavia, prende forma solo quest’anno alla Fattoria del Colle nelle mie amate colline toscane. Rimasi sorpresa dalla sua statura, da giocatore di basket, e dai suoi vini di una personalità coraggiosa. Gianluca Morino ha fatto della Barbera e del suo innalzamento qualitativo, lo scopo del suo lavoro e forse persino della sua vita.
Quando scrive nei social ha un approccio diretto, franco fino alla ruvidezza, ma verso la vigna è amorevole. La foto principale nella sua pagina Facebook lo ritrae mentre sorride a un grappolo d’uva; tutto quello che ruota intorno alla sua azienda, Cascina Garitina, ha un carattere quasi intino, cominciando dal nome che è il diminutivo, in dialetto, della bisnonna

Gianluca-Morino

Gianluca-Morino

Margherita. Proprio l’uso del dialetto dimostra un rapporto profondo con la terra, ecco che l’azienda fondata nell’anno Novecento-neuvsent (in piemontese) da il nome al Barbera Nizza, quello con disciplinare più restrittivo, che Gianluca produce con le vigne piantate nella prima metà del secolo scorso.
I Morino sono vignaioli appassionati, di quelli che passano la maggior parte del loro tempo lavorando manualmente i loro 26 ettari di vigna. La coltivano con Barbera, Brachetto, Dolcetto, Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon. Alla fine di aprile 2017 quando arrivarono le gelate tardive che distrussero gran parte rilevante del vigneto europeo, Gianluca fu uno dei primi a suonare l’allarme <<un’altra notte di preghiera>> scrisse mentre la perturbazione artica arrivava.

                                                                       
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