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Italiani 2016: diversi dal passato e da come vorremmo 

Superstiziosi, giocatori, sempre con gli occhi sullo smartphone, magri e bravi nella scelta del cibo ma attratti dal cannabis e dagli antibiotici

Rapporto-Coop-2016-sugli italiani- Albino-Russo-dg-e-resposabile-settore-economico-e-ufficio-studi-Ancc-Coop

Rapporto-Coop-2016-sugli italiani- Albino-Russo-dg-e-resposabile-settore-economico-e-ufficio-studi-Ancc-Coop

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Il rapporto Coop su “Consumi e distribuzione 2016” parte da un’analisi economica e politica di eccellente lucidità per poi mettere sotto la lente di ingrandimento i nostri vizi e virtù. Il ritratto è diverso da come pensavamo di essere e soprattutto da come eravamo prima della crisi. Albino Russo, che stimo da anni come uno dei migliori analisti italiani, si concentra su dati sociologici e economici e non sui “tratti di colore” in cui invece io richiamo la vostra attenzione.
Ogni giorno 25 mila italiani vanno da un veggente, guaritore o cartomante per cui il giro d’affari di questi operatori dell’occulto è di 6,5 miliardi di Euro all’anno. L’occulto avanza soprattutto in Internet e nel Nord Italia con Torino che vince la classifica.

Italiani-e-e-commerce-Rapporto-COOP

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Lo smartphone è diventato un prolungamento del braccio degli italiani. Sugli avvisi di notifica siamo primi in Europa. Il 74% degli italiani lo guarda mentre è con gli amici, il 60% a pranzo o a cena, il 42% nelle riunioni di lavoro e il 20% mentre guida. In altre parole non riusciamo a staccarci. Per più di due ore al giorno gli occhi degli italiani guardano li.
Ma quali sono i profili più seguiti dagli italiani su Twitter? Valentino Rossi, Balotelli, Papa Franesco, AC Milan, Jovanotti. Cosa interessa: al primo posto l’ambiente, poi internet, disoccupazione, sicurezza alimentare, evasione fiscale e Papa Francesco. Cosa non interessa: al primo posto Berlusconi, poi partiti, politici, Grillo, Salvini, Sindacati, Renzi

Calici da vino: come sceglierli e come mantenerli

Lo stelo che si rompe facilmente la coppa che potrebbe tagliarti le mani durante il lavaggio e soprattutto l’opacizzazione del cristallino …. Cosa fare?

bicchieri-da-vino-più cari-del-mondo-di-john-calleija

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Ovviamente la forma del calice è fondamentale per gustare il vino ma non è l’unico elemento da considerare quando si compra un servizio di bicchieri. Lascio perdere i prezzi perché le differenze sono abissali: dai 400.000 $ delle coppe da Champagne di John Calleija’s in cristallo di quarzo  che fanno sembrare economici persino i 150$ del Lalique 100 punti di James Sukling per arrivare ai 6 € del normale calice in vendita al supermercato.

Bicchieri-da-vino-Osteria-di-Donatella-Fattoria-del-Colle-Toscana

Bicchieri-da-vino-Osteria-di-Donatella-Fattoria-del-Colle-Toscana

I bicchieri da vino, soprattutto per chi li usa e li lava spesso, devono mantenersi brillanti e non essere fragili. Le parti più soggette alle rotture sono il bordo superiore e lo stelo. Evitiamo le coppe sottilissime, che sebbene eleganti, si scheggiano con estrema facilità e diventano rasoi quando si rompono durante l’asciugatura a mano. Mio marito Carlo ha ancora i segni di un Riedel nella mano destra. Lo stelo è comunque il punto più critico. Se vogliamo dei bicchieri che durino a lungo deve essere abbastanza spesso. I calici soffiati a mano, quelli dove non c’è attaccatura fra coppa e stelo, sono particolarmente delicati. Poi c’è la tipologia intermedia –coppa soffiata e stelo industriale- ma la maggior parte dei calici sono fatti a macchina.

Con Lidia Bastianich al Sorrento Rosé

12-14 maggio a Sorrento rosé un centinaio di vini di tutta Italia coi pizzaioli napoletani per promuovere pizza e rosato in una festa piena di Donne del Vino

Sorrento-rosé

Sorrento-rosé

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Sono onorata di essere la madrina del Sorrento Rosé, l’evento organizzato dalle Donne del Vino>> ha detto la mia amica Lidia Bastianich, la chef più nota d’America che quest’anno affianca Antonella Clerici a “La prova del cuoco”.
E’ proprio Lidia a introdurre l’argomento chiave sui rosati italiani <<quando stai per ordinare un’altra birra da abbinare alla tua pizza, sostituiscila con un bicchiere di rosé, come farei io>> . Rosato e pizza, questa è la proposta che arriva da Sorrento e dai pizzaioli campani guidati da Antonino

Sorrento-Rosé-Donne-del-Vino

Sorrento-Rosé-Donne-del-Vino

Esposito, executive pizza chef paladino della pizza con ingredienti artigianali e naturali.

Sorrento rosè è stato organizzato da Ilaria Donateo con la collaborazione di Sabrina Soloperto e Lorella Di Porzio ed ha per protagoniste le Donne del vino. Fra i rosati presenti al festival c’è anche il mio Rosa di Tetto IGT Toscana, prodotto con solo Sangiovese alla Fattoria del Colle.

Una sorta di consacrazione del rosè che mette l’accento sulla declinazione di questa tipologia: dal vino fresco, senza pretese, alle tipologie maturate in botte e di raffinata complessità.

Sanchimento 2016 solo 2000 bottiglie IGT

2016 vendemmia 5 stelle, edizione limitata di sole 2.000 bottiglie per l’IGT toscano Sanchimento della Fattoria del Colle di Donatella Cinelli Colombini

Sanchimento-2016-IGT-Toscana-bianco-Fattoria-del-Colle

Sanchimento-2016-IGT-Toscana-bianco-Fattoria-del-Colle

Il piccolo vigneto di Sanchimento fu piantato nel 1990 con viti Traminer nel versante Nord della collina che sale dietro alla cappella della Fattoria del Colle, a 404 metri sul livello del mare. Il terreno è profondo a prevalenza calcarea e depositi neoquaternari con presenza di litologie resistenti cioè calcareniti e conglomerati.
La scelta del vitigno Traminer è piuttosto inusuale in Toscana e dipende dalla predilezione di Fausto Cinelli, padre dell’attuale proprietaria Donatella Cinelli Colombini, per questo vitigno che vuole climi freschi e soprattutto notti fredde come quelle che caratterizzano il microclima della Fattoria del Colle.

Da questo vigneto Donatella Cinelli Colombini produce solo 2.000 bottiglie all’anno

Trequanda-Fattoria-del-Colle-Cappella-di-San-Clemente

Trequanda-Fattoria-del-Colle-Cappella-di-San-Clemente

di IGT Toscana bianco. Una piccolissima e curatissima selezione che porta il nome della cappella accanto alla vigna: San Clemente I Papa martire nel 97 d.C. a Sebastopoli. San Chimento è infatti il nome medioevale toscano dello stesso Santo.

L’annata 2016 è stata una delle migliori deli ultimi anni grazie al lunghissimo ciclo vegetativo delle viti che hanno germogliato in anticipo e sono arrivate a perfetta maturazione nelle date consuete, in modo graduale e lento. Da questa felice circostanza e dalle fredde notti di settembre, dipende la particolare ricchezza aromatica del Sanchimento 2016.

Salviamo le vigne dalla malattia delle macchie rosse

Dopo l’arrivo della Xylella l’America potrebbe regalarci un altro patogeno pericoloso: la cicalina tricornuta causa della malattia delle macchie rosse

Red-Blotch-Disease-Malattia-delle-Macchie-Rosse

Red-Blotch-Disease-Malattia-delle-Macchie-Rosse

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La Red Blotch Disease o malattia delle macchie rosse fu osservata per la prima volta intorno al 1940 a Sonoma Valley ma ha cominciato a fare davvero paura dopo il 2011. L’insetto vettore del virus che causa la malattia nelle viti è stato identificato da Brian Bahder e Frank Zalomm dell’Università di Davis in California ed è la cicalina tricornuta dell’erba medica. Il “Red Blotch Disease”, che in Italia chiamiamo “malattia delle macchie rosse” causa macchie vermiglie seguite da accartocciamento delle foglie, i

fillossera- sulle-foglie-della-vite

fillossera- sulle-foglie-della-vite

grappoli e gli acini diventano più piccoli e di dimensione irregolare ma soprattutto con inferiore contenuto zuccherino e polifenolico. Si diffonde colpendo i vigneti in forma grave e epidemica per cui in California la considerano il maggiore problema degli ultimi 10 anni.
Porta a forti cali della produzione d’uva e, al momento non esiste nessuna cura per guarire le viti colpite.
Per ora non è stata notata in Europa ma sarebbe opportuno prendere qualche misura cautelare affinché non avvengano contaminazioni come è successo con la Xylella.

E’ il momento dei vigneti ad alta quota?

1.200-1500 metri di altitudine, una gara verso l’alto. Un tempo la chiamavano viticultura eroica ora sembra la nuova frontiera contro il global warming

Vigneti-ad-alta-quota-Val d'Aosta - Morgex -

Vigneti-ad-alta-quota-Val d’Aosta – Morgex – Cave du Vin Blanc – Nicola del Negro, enologo e responsabile commerciale, controlla la vigna “Piagne” di uva Priè Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agritusirmo
Parto da Wine searcher e da un intrigantissimo articolo di Wink Lorch che vi suggerisco di leggere, per una riflessione sui vigneti ad alta quota di cui i produttori parlano sempre più spesso.

Altitudine significa freschezza: le temperature medie sono più basse e quindi scende l’alcol e salgono gli acidi con il risultato di vini più fini ed eleganti. Inoltre spesso ad alta quota c’è una forte escursione termica fra la notte e il giorno con risultati strepitosi nella sintesi degli aromi floreali e di frutta.
Altitudine significa intensità: ad alta quota la luce solare è più forte e con più radiazioni ultraviolette UV-B. Questo riempie l’uva di antiossidanti, la buccia si

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc, Cave del Monte Bianco

Vigneti-di-alta-quota-Cave Mont Blanc,

ispessisce e porta nel vino quantità di tannini, antociani eccezionali. Crescono l’intensità del frutto e la capacità di invecchiamento.
La testimonianza diretta di chi ha vigneti oltre i mille metri sull’Etna, come Santa Maria la Nave, conferma tutto questo e pone l’accento sul minor inquinamento dell’aria e la migliore ventilazione.
Altitudine significa contrasto al global warming: nelle zone viticole tradizionali mantenere il giusto equilibrio alcol-acidi diventa sempre più difficile a causa dell’innalzamento delle temperature. I vigneti in alta quota possono essere una valida alternativa.

La quercia che addolcisce il vino

Si chiamano QTT querco triterpenoidi e sono molecole 800 volte più dolci dello zucchero. Si trovano nel rovere delle botti e passano nel vino

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle

botti-in-rovere-Fattoria-del-Colle-Donatella-Cinellicolombini

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina e agriturismo in Toscana

Ci sono Chardonnay con un nettissimo gusto dolce che non hanno residuo zuccherino. Impossibile? Invece succede e un gruppo di studiosi dell’Università di Bordeaux guidati dal compianto Professor Denis Dubourdieu è riuscito a svelare il mistero.
La scoperta è di Axel Marchal che ne fece la sua tesi di dottorato e poi la pubblicò nel 2010. Invece di usare le consuete analisi chimiche il giovane enologo usò la spettrometria di massa e la cromatografia riuscendo a individuare i querco triterpenoidi molecole

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

Querce-e-vino-un-legame-indissolubile

precedentemente poco conosciute che vengono liberate dal legno in cui viene fatto maturare il vino conferendogli un’impronta suadente all’olfatto e al gusto perché sono 800 volte più dolci dello zucchero.
In realtà sapevamo da tempo che l’uso di piccole botti di rovere conferisce al vino un effetto morbido particolarmente adatto a certe tipologie e particolarmente gradito in certi mercati, ma la vera scoperta di Axel Marchal è l’individuazione della molecola e della tipologia di quercia che più di ogni altra cede al vino il sapore dolce. Si tratta della “Quercus petraea” cioè del rovere o della Farnia un tipo di querce bianca originaria dell’Europa che predilige terreni rocciosi.

E’ l’ultima moda: Volcan wines – vini dei vulcani

I territori vulcanici sono conosciuti da millenni per la loro vocazione viticola ma con il global warming sono quasi la terra promessa per i grandi vini

Vini-dei-vulcani-Scammacca del Murgo

Vini-dei-vulcani-Scammacca del Murgo

di Donatella Cinelli Colombini

Il master sommelier canadese John Szabo  ha recentemente pubblicato un saggio intitolato Volcanic Wines: Salt, Grit and Power. Questo insieme al forum sui vini vulcanici, che si svolge ogni anno a Soave, hanno letteralmente acceso i riflettori su una nuova categoria, che pur nella sua disomogeneità, ha caratteri propri legati al suolo. I vini vulcanici rispecchiano un nuovo approccio non legato al vitigno, qualcosa di molto intrigante. John Szabo è stato il primo Master Sommelier canadese nel 2004 e ha una capacità di assaggio impressionante. L’ho incontrato una sola volta a Toronto e sono rimasta impressionata dal suo talento. Nel suo libro Szabo individua 8 aree di vini vulcanici:

vini-dei-vulcani-Graci

vini-dei-vulcani-Graci

il nord est della costa del Pacifico, il Nord della California, le isole africane dell’Atlantico, il Cile, l’Alsazia e la Germania, l’Italia, Santorini e l’Ungheria.
Nasce dunque una nuova categoria che non lascia nessuno indifferente. Le parole di Monica Larner intervistata da Luciano Ferraro del Corriere della Sera –DiVini appaiono esplicite << Per la Basilicata ho un particolare amore, il Vulture e il suo Aglianico mi affascinano. Punto sul Nerello Mascalese dell’Etna, dove vado spesso>>.
I vini dell’Etna e del Vulture sembrano dunque la nuova tendenza. Sul vulcano siciliano si assiste a una vera corsa ad accaparrarsi i terreni più pregiati con vigneti in produzione e da piantare. Di recente hanno investito Tasca d’Almerita che ha comprando cinque ettari a vigneto mentre altri 10 ettari acquisiti dal produttore di Barolo Davide Rosso. Anche Donnafugata ha un piede sull’Etna nel versante Nord a 750 metri sul mare, tutti in zona Doc per la produzione di Nerello Mascalese (13 ettari) e di Carricante (2 ettari).

Diam Origine e il tappo conglomerato diventa bio

DIAM Bouchange l’azienda francese che ha rivoluzionato i tappi conglomerati sconfiggendo “l’odore di tappo” e ora propone quello bio con cera d’api e olio

Diam-tecnologia-origine-per-tappi-conglomerati-con cera-d'api-e-olio

Diam-tecnologia-origine-per-tappi-conglomerati-con cera-d’api-e-olio

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Un tempo i tappi conglomerati erano usati solo per i vini a basso costo. In effetti all’occhio sono bruttarelli perché mostrano le piccole particelle di sughero tritato che li compongono.
Poi è arrivata DIAM che ha puntato sulla tecnologia creando dei tappi di alto livello e sfidando i monopezzo più costosi. Dieci anni fa, il primo colpo grosso, con il procedimento Diamant che toglie al sughero le 140 molecole che possono causare alterazioni nel vino come il perfido TCA, la puzza di tappo.
Ora arriva Origine tappo conglomerato fatto solo di componenti naturali. I corpuscoli di sughero sono infatti tenuti insieme solo da cera d’api e olio vegetale. Un tappo che associa permeabilità, sicurezza e naturalezza. Ancora una rivoluzione che trasforma il tappo di conglomerato in qualcosa di naturale e molto vicino al sughero

Diam-Bouchage-quercia-da-sughero

Diam-Bouchage-quercia-da-sughero

monopezzo. Se infatti, quest’ultimo, aveva nella diretta origine vegetale il suo punto di forza, ora Diam mette in campo un conglomerato con la stessa naturalezza ma con molte più certezze sui possibili odoracci del vino. Per questo la nuova tecnologia è, per ora, disponibile nel Diam 10 e 30 cioè nei tappi per i vini fermi destinati al lungo e lunghissimo affinamento in bottiglia. La sfida ai tappi tradizionali è ormai lancita!

11 buoni motivi per mangiare uva

E’ fra i frutti più ricchi di sostanze benefiche ma, siccome va mangiata con la buccia è bene preferire quella biologica e nella stagione di produzione

 

Mangiare uva fa bene alla salute

Mangiare uva fa bene alla salute

Di Donatella Cinelli Colombini
A volte i buoni suggerimenti arrivano per posta. E’ successo con un’e-mail di Jesse Miller che mi segnala un suo delizioso articolo <<11 Health Benefits of Grapes, According to Science (+6 Delicious Grape Recipes)>> sugli effetti benefici dell’uva comprovati dalla scienza. Molti evitano di mangiare uva oppure di bere il succo d’uva perchè è fra I frutti più dolci e quindi fa ingrassare. Altri elementi dissuasivi al consumo sono i conservanti che permettono all’uva da tavola di arrivare sul mercato tutto l’anno e sicuramente non fanno bene. Tuttavia l’uva è piena di virtù salutari e quindi berla o mangiarla mantiene sani, giovani e aumenta la memoria.

Mangiare-uva-mantiene-giovani-e-sani

Mangiare-uva-mantiene-giovani-e-sani-Montalcino-Casato-Prime-Donne

Il nostro Paese è il maggior produttore mondiale di uva da tavola, quelle più diffuse sono, tra le bianche, la varietà Italia, insieme alla Vittoria e alla Regina; tra le nere, Red Globe e Rosada. L’uva si può conservare in frigorifero anche per una settimana, ma non va lavata, se non subito prima dell’uso.
Questo meraviglioso frutto stimola principalmente tre grandi organi: reni, fegato e intestino. I grappoli o il succo da bere contengono zuccheri semplici facilmente digeribili, oligoelementi, in piccola quantità anche proteine e lipidi; ma prevalentemente sono ricchi di sali minerali, come zinco, potassio, magnesio, ferro, e vitamine del gruppo B, A e C. Il contenuto più prezioso è il resveratrolo che si trova nella buccia dell’uva rossa ed è un formidabile antinfiammatorio, antiaggregante piastrinico, fluidificante del sangue.
Persino i piccoli semi dell’uva hanno grandi virtù salutari: l’olio di vinaccioli che da essi si estrae, ha poteri antitumorali, anti ossidanti ed è usato nella cosmesi e soprattutto nei massaggi.

Vuoi un finto Petrus? Vai in Cina, costa 3$

Pacurs con l’etichetta che sembra Petrus, il solo Lafite prodotto legittimamente in Cina, un inesistente Clos du Cheval Blanc con rating di Robert Parker

Petrus-falso-Chengdu-wine-fair

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Avete mai visto un cartello che invita a comprate vini contraffatti? Basta andare in Cina per trovarlo!
Il racconto di The Drinks Business riguarda la fiera Chengdu Tangjiuhui (糖酒会) che tutti familiarmente chiamano “China Food, Wine & Spirits Trade Fair” ed è il maggior evento dedicato al vino nel gigante asiatico.
Lìarticolo originale che è davvero spettacolare e vi invito a leggerlo riassumendo qui qualche perla.
Nella fiera il vino era presentato in due alberghi e in centro convegni. Le bottiglie false erano soprattutto all’hotel Kempinsky dove c’erano persino cartelli pubblicitari sui ‘DIY Penfolds’ che vuol dire “vini famosi fatti in casa”. Quindi una spudorata e esplicita pubblicità delle bottiglie imitate…. Mica le nascondono, anzi!

Cina-falsa-recensione-di-Robert-Parker-per-falso-Cheval-Blanc

Cina-falsa-recensione-di-Robert-Parker-per-falso-Cheval-Blanc

Ed ecco a voi il simil Petrus con etichetta giallina, bordo di stile ottocentesco e caratteri tipografici simili all’originale ma con un nome leggermente diverso “Pacurs” e la scritta rassicurante “marchio con antica licenza” e poi “Grand Vin” e “Good Chateau & Oak wine” frasi che farebbero pensare all’origine in uno chateau francese. In realtà leggendo meglio e domandando in giro il giornalista di The Drinks business scopre che il vino è importato in cisterna dall’Europa e imbottigliato sulle navi davanti alle coste cinesi. Ullallà che finesse! E infatti costa dai 3 ai 7 Dollari.
Poi c’è il vino “La Ture” con un etichetta che richiama direttamente la torre del celebre Chateau di Bordeaux e Lafite anzi “China’s only legitimate Lafite” il solo legittimo Lafite in Cina. In effetti qualche anno fa i Rothschil, proprietari del vero Chateau francese, avevano fatto causa alla società di Changhai che produce il finto Lafite ma sorprendentemente la persero perché la società cinese riuscì a dimostrare di aver usato il marchio prima che la cantina bordolese venisse importata. Di Lafite c’è proprio tutto, persino la cassetta in legno con la scritta “Lafei Manor” e un castello di vaga tipologia europea .

Vino italiano in Usa: farlo assaggiare e usare il web

 

Degustazioni, zona di origine, consigli dei famigliari decisivi nella decisione di acquisto in USA ma per vendere serve lo storytelling e l’uso di internet

Vino-italiano-in-USA-Tasting at South Lyndale Liquors - Minneapolis MN

Vino-italiano-in-USA-Tasting at South Lyndale Liquors – Minneapolis MN

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

L’Italian wine week a New York è un momento di assaggi e incontri ma anche di riflessioni. In quella occasione Vinitaly ha presentato, un’indagine commissionata a “Wine Opinions e realizzata su un campione di 1463 intervistati. Nella fascia fra i 10 e i 12 Dollari a bottiglia il preferito è italiano, per vini più cari la prima scelta è invece francese. Allo stesso modo il cliente USA sceglie il vino italiano a bicchiere nella fascia 10-15$. C’è quindi la convinzione di un rapporto imbattibile qualità prezzo dei nostri prodotti di costo medio mentre salendo i cugini d’oltralpe riprendono il sopravvento anche se le nostre bottiglie stanno su un fortissimo secondo posto.

Vino-italiano-in-USA-tasting presso Davio's PH di Philadelphia

Vino-italiano-in-USA-tasting presso Davio’s PH di Philadelphia

Se andiamo a vedere le tipologie prescelte troviamo Pinot Grigio 68% , Chianti 67%, Prosecco e Chianti Classico 64% con un’estrema difficoltà nel distinguere le due tipologie toscane.
Dall’indagine emerge anche lo strapotere del web nell’influenzare le opinioni di acquisto e della debolezza delle cantine italiane nella comunicazione on line in inglese. Ci sono enormi margini di miglioramento in questo settore ma occorre sbrigarsi. Facebook è quello più utilizzato (45%), seguito da Instagram (17%), Vivino (15%), Pinterest (12%), Twitter (11%) e YouTube (9%). Se guardiamo solo chi ha meno di 40 anni Istagram raddoppia.
Imparare a raccontarsi per rimanere ben fissi nella mente dei consumatori diventa indispensabile anche perché la storia è 22 volte più memorizzabile di un fatto puro e semplice.

Chianti superiore di nome e di fatto

Il Chianti Superiore è prodotto in tutto il territorio del Chianti ad esclusione del Chianti Classico. Indica le selezioni migliori di uva e vino Chianti

Chianti-Superiore-2015-Fattoria-del-Colle

Chianti-Superiore-2015-Fattoria-del-Colle

di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, cantina

2015 annata di vette e di abissi: nelle nostre vigne una vendemmia strepitosa mentre a pochi chilometri la grandine ha distrutto persino i tetti e le auto. Ci sentiamo strafortunati!
I millesimi migliori degli ultimi trent’anni, come il 2010 e il 2015, hanno grandi somiglianze: inverno piovoso, maltempo in primavera che ha disturbato la fioritura riducendo la quantità di uva prodotta, estate calda con temperature alte a luglio e più basse a agosto cielo sereno durante la vendemmia.
Uno schema che conduce alla produzione di grandi vini rossi. Il 2015 è dunque un’ottima annata.
Alla Fattoria del Colle i vigneti sono sulla sommità di alte colline, a 404 m sul mare. I suoli neoquaternari profondi hanno una prevalenza di sabbie marine e frammenti di arenaria. I vigneti più vecchi sono stati piantati nel 1996 quelli più giovani hanno dieci anni. Sono coltivati in modo biologico e hanno la forma di allevamento a cordone speronato.

Sangiovese-Per-Chianti-Superiore-Fattoria del Colle

Sangiovese-Per-Chianti-Superiore-Fattoria del Colle

Vederli è una gioia per gli occhi perché mostrano viti sane, in equilibrio naturale con intorno un paesaggio bellissimo, salubre e preservato nei secoli: non ci sono fabbriche, agricoltura intensiva, niente di diverso rispetto a centinaia di anni fa.
Il Chianti Superiore di Donatella Cinelli Colombini è fatto quasi solo con Sangiovese, la presenza di qualche grappolo di vitigni complementari è nel rispetto della tradizione che vuole il Chianti come un mix di più uve. Il suo elemento dominante è dunque l’eleganza gentile del Sangiovese con quel particolare profumo di viola mammola che caratterizza questa denominazione fra tutte le altre.

Violante la Cinellicolombini Jr con la valigia

Viaggio in Belgio, 50° anniversario del Consorzio Brunello e video top secret con Lorenzo Baglioni; la settimana di Violante Gardini Cinellicolombini

Violante-Gardini-Cinellicolombini-Jr

Violante-Gardini-Cinellicolombini-Jr

Di Donatella Cinelli Colombini

La nostra è una famiglia che non conosce le parole “noia” oppure “quiete”. Siamo tutti in frenetica attività ma Violante Gardini, la Cinellicolombini Jr batte tutti. Quello che vi racconto è qualche frammento della settimana scorsa.
Week end del 25 aprile in Belgio per 3 degustazioni dal nostro importatore. Impossibile parlarle <<mamma qui davanti ho la fila per assaggiare, chiamami dopo>> e dopo racconta <<dalla finestra vedevo Porsche, suv costosissimi, Mercedes che dopo la degustazione venivano letteralmente riempiti dei nostri vini>>. Insomma un successo strepitoso per la cantina e per l’instancabile

Brunello-di-Montalcino-cena-del-50°anniversario

Brunello-di-Montalcino-cena-del-50°anniversario

Violante. Instancabile perché nelle mattinate fra una degustazione e l’altra, Violante ha trovato l’energia per visitare Bruges la città dei canali e delle casette fiamminghe di epoca medioevale e Bruxelles. <<Bello il centro storico ma la città mi ha fatto paura, ci sono enormi fioriere per fermare i tir che volessero lanciarsi sulla gente e ogni pochi metri trovi una pattuglia di poliziotti>> una città trasformata dall’incubo del terrorismo. Nonostante questo Violante è contenta <<è stato un bellissimo viaggio>>.
Appena il tempo per disfare le valige e c’è il 50° anniversario del Consorzio del Brunello. Io sono a Malta e l’energetica Violante va a Montalcino alla cerimonia nel Teatro degli Astrusi dove mia madre Francesca è protagonista del talk show sulla storia del Brunello <<è stata bravissima>> mi racconta.

Gaja & Graci sull’Etna con grandi speranze

Gaja investe sull’Etna e punta in alto. Progetto per 30 ettari di vigneto e una cantina a metà con Graci e da domani l’Etna non sarà più la stessa

 

Alberto-Aiello-Graci-davanti-al-suo-baglio

Alberto-Aiello-Graci-davanti-al-suo-baglio

Di Donatella Cinelli Colombini

Gaja & Graci è la notizia del giorno.

Leggo nella pagina  Facebook di Monica Larner un post che mi incuriosisce <<Alberto Aiello @graci_etna is smiling as news broke this morning that he entered into a joint venture with Angelo Gaja on #Etna. #etnawines#angelogaja #graci #italianwine #sicilianwine #gaja>> La cosa mi fa alzare le antenne: joint venture con Angelo Gaja? Ma guarda guarda!!!!! Comincio a esplorare e trovo le foto del bravissimo blogger Francesco Saverio Russo su eventi, degustazioni, pranzi (Ciccio Sultano lo ha esaltato) e cantine siciliane ma soprattutto 29 scatti di quella Graci sull’Etna. Mi chiedo: ma che succede?

Graci-Gaja-alleanza-sull'Etna

Graci-Gaja-alleanza-sull’Etna-Cantina-Graci

L’arcano viene svelato poche ore dopo da Cronache di Gusto <<Angelo Gaja punta sulla Sicilia e scommette sull’Etna. E lo fa acquistando vigneti assieme ad Alberto Graci, uno dei vignaioli più accreditati e talentuosi della Sicilia>>. Per la prima volta nella sua vita il mio amico Angelo si mette in società con qualcun altro al 50% e lo fa con una famiglia radicata nella zona, stimata e fortemente orientata all’eccellenza qualitativa del vino. Il piano è quello di coltivare 21 ettari di cui una quindicina già vitati a Nerello Mascalese nella contrada di Biancavilla, poi costruiranno una nuova cantina.

                                                                       
Cinelli Colombini
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