Donatella Cinelli Colombini Tag

Pizza e birra un pessimo abbinamento

L’abbinamento birra-pizza è tutto italiano e nasce negli anni Cinquanta perché le pizzerie non potevano servire vino. Ma è tremendo meglio il vino

Pizza e birra basta meglio il rosato

Pizza-e-birra-basta-meglio-il-rosato

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina di Brunello, agriturismo in Toscana 

Pizza; un business di 100 miliardi di Euro l’anno. Gli americani ne mangiano 13 kg a testa ogni anno, quasi il doppio degli italiani (7,5kg) che forse ne consumano meno perché la accompagnano con la birra con conseguente pesantezza di stomaco. Si perché l’abbinata birra-pizza è tutta nostrana.
Qualcuno dice che è un’eredità degli antichi egizi ma la verità è meno nobile e soprattutto meno antica.
La pizza nasce a Napoli nel XVI secolo come una sorta di pane schiacciato poveramente condito e solo successivamente si arricchisce di pomodoro, alici e mozzarella. Negli anni Cinquanta, in Italia permanevano alcune limitazioni sulla somministrazione di alcolici emanate in epoca fascista. In particolare le pizzerie non potevano servire bevande con più dell’8% di alcool. Erano gli anni del boom economico con una crescita costante di guadagni e consumi. L’abbinamento pizza –birra nasce dall’arrivo nelle pizzerie di una clientela disposta a spendere di più. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il 36% degli italiani beve birra con la pizza e solo l’8% sceglie il vino.
Ma almeno fosse un abbinamento azzeccato! Invece no, fa stare anche male. Per risparmiare tempo e costi la maggior parte delle pizze ha una lievitazione accelerata che spesso continua durante la digestione e riceve un rafforzamento dai lieviti della birra con il risultato di una pesantezza di stomaco senza eguali.

pizza e vino

pizza-e-vino-

A Gozo-Malta dove la finestra azzurra non c’è più

La Azure Window simbolo di Gozo e Malta è crollato, la notizia ha fatto il giro del mondo, ma noi gozitani di adozione abbiamo scoperto l’arcone bis

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Gozo-Finestra-Azzurra-Donatella-Cinelli-Colombini-l'arcone-che-non-c'è-più

Gozo-Finestra-Azzurra-Donatella-Cinelli-Colombini-l’arcone-che-non-c’è-più

Era uno dei simboli più conosciuti delle isole maltesi, un’enorme arco di pietra arenaria che sembrava una porta sul mare.

La azure window o meglio Dwejra come lo chiamavano qui a Gozo, è crollato l’8 marzo alle 9,40 a causa di una grande onda. Sono passati dieci giorni ma a Malta sono ancora sconvolti <<Ho il cuore a pezzi>> ha scritto su Twitter, poco dopo il crollo, il primo ministro Joseph Muscat. Per fortuna la finestra azzurra non è l’unico arcone di Gozo ce n’è un altro meno visibile perche meno esterno, ma quasi altrettanto enorme.
Io e Carlo siamo a Gozo per goderci una settimana di relax e di sole. Escursione d’obbligo l’arco bis. Va detto che il sindaco del villaggio di Gharb è stato velocissimo: poche ore

Gozo-Wied il-Mielaħ and Wied il- Għasri

Gozo-Wied il-Mielaħ and Wied il- Għasri

dopo il crollo della azure window lui stampava i cartelli per mandare i turisti verso l’arcone del suo paese. La costa di Gozo è un’alta scogliera assolutamente intatta, lo scenario è spettacolare e la vegetazione spontanea manda un profumo di timo e di camomilla quasi inebriante. Facciamo una passeggiata al tramonto, non conoscevamo quel tratto di costa e rimaniamo sorpresi nello scoprire panorami nuovi in un’isola piccola come il comune di Trequanda (dove c’è la Fattoria del Colle) dove veniamo da dieci anni. L’arco bis si chiama Wied il Mielah o Ghasri ed è alla fine di una falese dove gli appassionati di scalate salgono aggrappandosi alla parete verticale.

Vinitaly una storia che è anche la nostra

50 anni di Vinitaly raccontati in un libro. Persone, luoghi, fatti a cui anch’io, come tanti produttori, abbiamo partecipato. Un racconto che vi sorprenderà

Vinitaly 2016 e Donne del vino

Vinitaly 2016 e Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, cantina Casato Prime Donne

Sapevate che Vinitaly nasce a Siena? Si chiamava Mostra mercato dei vini tipici e si svolgeva nella Fortezza Medicea di Siena a partire dal 1933. Fu il primo passo verso le denominazioni approvate nel 1963 e realizzate tre anni dopo.
I vini erano presentati all’interno di gazebo che ogni regione costruiva separatamente come in un piccolo expo. La manifestazione durava un mese e attirava oltre centomila visitatori.
Nel 1967 Verona prende l’iniziativa di creare un evento sul vino all’interno della Fiera dell’agricoltura che già organizzava dal 1898. Il genio creativo è Angelo Betti, un romagnolo vulcanico che battezza “Giornate del vino italiano” i due giorni di incontri e contatti nel Palazzo della Gran Guardia di fronte all’Arena.

Sting-a-Opera-Wine-Vinitaly

Sting-a-Opera-Wine-Vinitaly

Il nome Vinitaly arriva nel 1971 con lo spostamento dell’evento in edifici vuoti fuori dal centro storico. E’ solo alla metà degli anni Settanta che il sindaco di Verona da il via alla costruzione dei padiglioni espositivi nella sede attuale. Sono quelli 8 e 9 che io ricordo ancora piccoli e spartani rispetto alla grandezza attuale. Vinitaly avveniva all’inizio di dicembre e aveva oltre 500 espositori. Lo spostamento della data ad aprile arriva nel 1980 quando la fiera durava otto giorni.

Le Donne del vino sbancano il Sakura

Il concorso del vino più importante del Giappone, il Sakura vede il trionfo delle Donne del Vino italiano che si accaparrano 51 medaglie

Sakura-vini-premiati-delle-Donne-del-Vino

Sakura-vini-premiati-delle-Donne-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Cantina, Montalcino, Casato Prime Donne

Anche il mio Brunello di Montalcino riserva 2010 vince una medaglia d’oro.
Sakura è dopo Feminalise (Beaune FR) la maggiore competizione mondiale con giuria femminile, cioè una gara dove i vini vengono valutati da enologhe, sommelier e giornaliste donne. Ma a differenza del concorso francese, quello nipponico è il principale del Paese e quest’anno ha avuto 4.212 concorrenti provenienti da 37 diverse nazioni.
Vincere una medaglia significa aprire le porte del mercato perché, in Asia, il gentil sesso ricopre posti chiave nel commercio e nel consumo del vino.
Per questo il grande successo delle bottiglie delle Donne del vino è un autentico “colpo grosso”: 12 doppio oro, 26 oro, 14 argento per un totale di 51 medaglie. Un vero trionfo per le cantine italiane in rosa!

Sakura-gold-medal-Brunello-riserva-2010-Donatella-CinelliColombini

Sakura-gold-medal-Brunello-riserva-2010-Donatella-CinelliColombini

Lo strepitoso risultato ribadisce le capacità delle Donne del vino attive nella produzione e nel marketing enologico e il lavoro di divulgazione di Antonella Cantarutti, delegata dall’associazione a seguire i rapporti con i concorsi del vino con giuria femminile. Grazie a lei le DDV produttrici hanno ricevuto notizie e moduli di adesione incrementando la loro partecipazione al Sakura. Il risultato è strepitoso, con 52 vini premiati. Possiamo presumere che la quasi totalità delle bottiglie delle Donne del vino concorrenti abbiano ricevuto medaglie.

British Fizz il nome dello spumante di Sua Maestà

Mentre i produttori inglesi sono ancora alla ricerca di un nome per le loro bollicine gli americani l’hanno già battezzate in modo orribile: British fizz

British-Fizz-Nyetimber

British-Fizz-Nyetimber

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Agriturismo, Fattoria del Colle

British Fizz …..  suona anche male e fa pensare a frizzy, i capelli che con la pioggia diventano come un cespuglio selvatico. Poi ci sono le bevande FIZZ cioè miscelate con limone e soda. Chi non conosce il Gin Fizz?
Insomma dopo averci pensato tanto i produttori di spumante inglese potevano scegliere un nome che nobilitasse le loro bottiglie invece di un termine precedentemente utilizzato per l’effervescenza del seltz.
Mamma mia, e dire che le bollicine inglesi sono carissime! Altro che Fizz.
Poco convincente, direi anzi l’opposto di ogni logica di marketing, è il modo con cui è stato scelto il termine. La storia viene raccontata in un delizioso articolo di The Drinks Business. Pare che tutto sia nato dalla lista dei vini del Jones Wood pub di New York che è stata fotografata e postata su Twitter il 5 gennaio scorso. Il cartoncino elencava 6 British Fizz seguiti da 11 Champagne e sparkling fra cui un Lambrusco. Dopo questo fatto Bob Lindo

British-Fizz-Gusbourne

British-Fizz-Gusbourne

chairman dell’associazione dei produttori britannici UKVA ha dichiarato di voler registrare il nome FIZZ affinchè diventi quello della denominazione inglese dei vini spumanti inglesi prodotti con metodo classico . Anzi il progetto è più ampio perché le DOP inglesi sarebbero tre:
British Fizz
British Sparkling
Wine from Great Britain
La Duchessa di Cornovaglia, che è la presidente del UKVA ha commentato l’uscita di Bob Lindo con un tatto regale e britannico <<new name needs to be found to better describe English sparkling wine>> suggerendo un nome che descriva nel miglior modo gli spumanti britannici. Qualche giorno dopo, tuttavia mentre le polemiche sul nome infuriavano sulla stampa si è mostrata molto più positiva sul British Fizz.

Millennial: digital trasformation del vino

I consumatori di vino millennial cioè i nati fra il 1980 e il 2000 leggono di vino nei social, comprano on line e fra loro ci sono un gran numero di donne

Millennial-Violante-il-vino-come-stile-di-vita

Millennial-Violante-il-vino-come-stile-di-vita

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I giovani alla riscossa, consumano più vino rispetto alle generazioni precedenti ma amano cambiare, dire la loro opinione, sentirsi amici della cantina dove nasce il vino e quindi vogliono sapere se le viti sono state votate e se sono arrivate le nuove botti…. In questo clima molto friendly e leggero il vino diventa un argomento che unisce agli amici. E’ bello berlo a casa con il proprio gruppo, postare il selfie con la bottiglia, scrivere un commento. La dimensione immaginaria del vino non è mai stata tanto grande.

Millennial-vino-come-stare-con-gli altri

Millennial-vino-come-stare-con-gli altri

La digital trasformation del vino è rosa. Fra chi compra vino on line e appartiene alla Y generation le donne sono moltissime. Addirittura il 32% di tutte le consumatrici donne hanno fra 18 e 34 anni per cui appartengono ai millennials. Il numero dei consumatori è cresciuto del 12-13% fra il 2014 e lo scorso anno ma accanto a questo dato positivo ne arriva uno sconcertante: le modalità di scelta che hanno subito una vera rivoluzione. I millennial non sono fedeli, sono esploratori del gusto; sceglie in base al prezzo, dalle caratteristiche del vino come uvaggio (3°), annata (4°) e provenienza (5°). I bevitori giovani sono social su tutti i fronti, leggono e scrivono on line, comprano con l’e-commerce (soprattutto i cinesi) e usano il vino come strumento di aggregazione: il 62% preferisce condividere il vino soprattutto in casa e il 33% in enoteche e wine bar. Insomma il vino è uno stile di vita e un passatempo che crea relazioni reali e virtuali.

Vendita delle cantine: compratori all’assalto

Mai prima d’ora il numero delle compravendite di cantine importanti è stato così grande e i prezzi così alti. L’ultima è Bel Air a Bordeaux

Vendita-di-cantine-Biondi-Santi-cambia-il-pacchetto-di-maggoranza-della-società

Vendita-di-cantine-Biondi-Santi-cambia-il-pacchetto-di-maggoranza-della-società

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina e agriturismo in Toscana

“Tutte le proprietà prima o poi vengono vendute” ci disse Bill Thomson di Knight Frank durante Wine2wine.
E’ triste ma è vero.
Il Castello di Brolio rimasto della stessa famiglia dal 1141 è l’eccezione che conferma la regola e infatti Francesco Ricasoli 32° Barone di Brolio, è a capo della quinta impresa familiare più vecchia del mondo. Tutte le altre proprietà enologiche sono passate di mano più e più volte nel corso degli anni. Ci sono stati momenti di grande cambiamento a seguito delle guerre e con l’industrializzazione che ha letteralmente svuotato le campagne, ma negli ultimi mesi la corsa all’acquisto delle cantine è ripresa come una specie di corsa all’oro. Cifre da capogiro che hanno convinto a vendere anche chi non ne aveva voglia innescando un vortice di acquisti che nessuno aveva mai visto prima. L’ultima è il Domaine de Bel Air a Bordeaux (produce vino dal 1627) comprata dal gruppo cinese Golden Field che possiede 4.000 ristoranti. Recentemente 160 cantine di Bordeaux sono state acquisite dal dragone asiatico.

Vendita-di-cantine-Vietti

Vendita-di-cantine-Vietti

Intenti speculativi in uno dei settori dove i valori immobiliari continuano a crescere ed è il caso degli investimenti sull’Etna e in Cornovaglia per la produzione di bollicine inglesi oppure nell’Oregon per piantare Pinot Noir. Grandi brand del vino che cercano di allargarsi in tutti i territori dei vini destinati allo stesso target come le cantine dell’Amarone che hanno fatto shopping a Montalcino oppure a Bolgheri. Ma c’è di più in questo vortice mondiale di acquisti sempre più numerosi e più cari: banche, fondi d’investimento…. sembra quasi che ogni miliardario e ogni celebrità del cinema debba avere la propria etichetta di vino.

Calorie del vino? Gaja dice no

L’esigenza di contrastare l’obesità e la nuova attenzione al “mangiare sano” non deve portare all’indicazione delle calorie del vino dice Gaja

Angelo-Gaja-parla-di-calorie-del-vino

Angelo-Gaja-parla-di-calorie-del-vino

Premessa di Donatella Cinelli Colombini, cantine, agriturismo, Toscana
Calorie del vino: l’argomento è in discussione anche all’Unione Europea dove, dal 2011, l’indicazione del “valore nutrizionale” degli alimenti è stato reso obbligatorio nell’etichetta di molti cibi. Sull’obbligo di indicare le calorie nelle bottiglie di vino i pareri politici sono discordi: favorevole la Gran Bretagna, contraria l’Italia dove il Ministro Martina si è mostrato poco convinto dall’etichettatura “semaforo” chiesta dagli inglesi.
In effetti il problema c’è. Denis Pantini, direttore di Winemonitor di Nomisma ne ha parlato a Wine2Wine . <<Basti pensare che su Google – sottolinea Pantini – l’interesse per le ricerche che incrocino le parole “calories” e “wine” vedono gli Stati Uniti (100) al primo posto, seguiti dal Regno Unito (66), Canada (63), Australia (50)

calorie-del-vino-e-do-altre-bevande

calorie-del-vino-e-do-altre-bevande

e Francia (25); tutti mercati di forte interesse per l’export di vino made in Italy>> ha dichiarato a Repubblica.
L’apporto calorico del vino è un dissuasivo per chi teme di ingrassare, forse persino in modo eccessivo. A ben vedere, le calorie del vino non sono poi così tante se rapportate agli effetti tonici che innesca: un bicchiere da 150 ml ( dose ideale di un pasto equilibrato) porta nell’organismo da 90 a 130 calorie rispetto alle 2170 giornaliere della dieta di una persona di 70 kg di peso.
Questa la premessa, leggiamo ora le sagge parole di Angelo Gaja che, dopo un viaggio in Cile, ci offre una riflessione, come sempre, molto acuta

Alberello e il cambiamento del clima nelle vigne

L’alberello rinnoverà il Brunello? Castello Banfi e Molinari ci credono e non sono i soli: con il global warming si moltiplicano le sperimentazioni

Alberello-Banfi

Alberello-Banfi

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Alberello è una forma di allevamento della vite molto antica. Tradizionalmente viene utilizzata in zone aride e terreni poveri come la Germania e la Francia Settentrionale e le regioni del Sud d’Italia e della costa meridionale del Mediterraneo. Ha un carico di grappoli scarso e, per questo, nel passato, è stato spesso sostituito da forme di allevamento più produttive come il cordone speronato o il tendone. In Toscana erano ben conosciuto fino dal medioevao: negli affreschi del Palazzo pubblico di Siena vediamo vigneti specializzati con filari ad alberello a Siena e nel Chianti (Buongoverno (1327-29) e tendone in Maremma ( Assedio di Giuncarico 1309).
A Pantelleria le viti ad alberello (500 ettari) per la produzione dello zibibbo sono iscritte nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco e dal 2016 sono protette da un Parco Nazionale, che è il primo della Sicilia.

Panelleria-alberello

Panelleria-alberello

Con il global warming l’alberello torna ad essere guardato con grande interesse anche fuori dai territori dove è tradizionalmente coltivato. Infatti permette alle viti di produrre uva di eccellente qualità anche in situazioni estreme per temperature e povertà d’acqua.
Al Castello Banfi, maggiore realtà produttiva di Montalcino con 3.000 ettari di superficie, di cui 850 coltivati a vigneto, sperimentano l’alberello dal 2002. Hanno inventato una forma nuova che è stata battezzata alberello Banfi oppure << “candelabro”, perché ne ricorda la forma>> come lo chiama scherzosamente l’agronomo Gianni Savelli.

Giovanni Bartolozzi una vita alla Vetreria Etrusca

<<Le innovazioni vengono da chi non è del settore perché non è condizionato>> con queste parole, che valgono oro, Bartolozzi inizia il racconto

Vetreria-etrusca-Casato-Prime-donne-Montalcino

Vetreria-etrusca-Casato-Prime-donne-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, cantina, Casato Prime Donne, agriturismo, fattoria del Colle

In occasione della visita in Toscana del consiglio delle Donne del vino avviene l’incontro con Giovanni Bartolozzi e il racconto della sua vita che sembra un romanzo. La Vetreria etrusca nasce nel 1951 a Montelupo con il nome COV Cooperativa Operai vetrai. Era stato il padre di Giovanni Bartolozzi, Alfredo a capire l’opportunità di unire la maestria dei vetrai di Montelupo che purtroppo nel dopoguerra erano disoccupati, con le risorse economiche dei contadini che non volevano far lavorare la terra ai loro figli. Insieme formarono un sodalizio di 23 soci ma dopo qualche mese l’impresa cooperativa era allo sbando. Fu a questo punto che, il giovanissimo Giovanni Bartolozzi, iscritto dal padre nella cooperativa, fu nominato presidente e iniziò a guidarla.

Giovanni-Bartolozzi-Vetreria-Etrusca-con-le-Donne-del-vino

Giovanni-Bartolozzi-Vetreria-Etrusca-con-le-Donne-del-vino

Giovanni ha il carattere indomito della madre Claudina personaggio quasi leggendario nella zona, fiascaia analfabeta, grande lavoratrice e accorta amministratrice delle risorse familiari, sarà poi commemorata dal figlio con la creazione del Museo del Fiasco nella Torre Frescobaldi di Montelupo.
Alla Cooperativa dei vetrai arriva una prima grande commessa di fiaschi e la produzione giornaliera sale a 8.000 pezzi dando slancio alla nuova impresa. Con i soldi guadagnati, Bartolozzi compra gli stampi in modo da rendersi autonomo dai committenti e riesce persino a crearne uno per contenitori superiori a un litro che precedentemente era soffiati a bocca.

Per produrre grandi vini bisogna essere single?

Orari lunghi, specialmente in vendemmia, stress e fatica fisica sono handicap per le enologhe ma anche problemi per la vita di coppia di entrambi i sessi

Enologhe-donne-Eileen-Crane

Enologhe-donne-Eileen-Crane

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle
Un articolo di Wine Searcher sul tema del sessismo fa emergere la difficoltà di conciliare la carriera e le ambizioni di successo professionale, con una normale vita di coppia. Il problema esiste sia per gli enologi che per le enologhe ma queste ultime affrontano  difficoltà davvero enormi.
Certo che trent’anni fa era peggio: i fornitori regalavano calendari “girly” con le ragazze nude e gli avanzamenti di carriera suscitavano commenti del tipo <<si è portata a letto il capo>> ma tutt’ora la retribuzione delle donne è inferiore a quella dei colleghi. <<There is a boy’s club feel in many wineries, and hiring women changes that>> come dice Eileen Crane facendo riferimento a quei contesti esclusivamente maschili dove si parla di calcio o di donne insieme alla malolattica o ai lieviti indigeni.

Enologhe-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Enologhe-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Attualmente le enologhe sono circa il 10% in Australia e in California ma nelle università di enologia come UC Davis la metà degli studenti sono donne e questo fa supporre una rapida crescita delle wine makers in cerca di lavoro. Per questo è indispensabile accelerare quello che appare come un processo troppo lento. <<What I believe the industry can do is include more women on board of directors. Boards that include women are more likely, in my opinion, to hire women CEOs. Women CEOs are more likely to hire women managers or winemakers,>> Eileen Crane suggerisce un’azione dall’alto verso il basso perché l’aumento delle donne nei posti di comando dovrebbe aprire le porte alle enologhe e alle manager.

Marsala fra successi e cadute, leggi e enoturismo

Un bellissimo articolo di Intravino riassume la storia del Marsala e ci spinge a una riflessione sul primo vino italiano di successo internazionale

Marsala

Marsala

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Un successo a cui segue una caduta che porta il Marsala a diventare oggetto di imitazioni e intrugli finchè viene relegato al ruolo di prodotto da “spesa della vecchietta”.
L’articolo, che vi invito a leggere, è la prova d’esame in wine blogging di Roberto Loconte al Master in Cultura del vino dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. E’ un post per questo è breve. Necessariamente esclude una serie di informazioni concentrandosi sui tentativi di

Cantine-Florio-Marsala

Cantine-Florio-Marsala

rilancio del 1896, 1949 e 1980. Un dato colpisce più di ogni altro: nel 1936 il Marsala esportava 176.349 ettolitri ( ma dieci anni dopo erano scese a 5.365 ettolitri). Oggi la produzione totale della Doc Marsala è 95.000 ettolitri.
Quello che manca in questa come in gran parte dei testi sulla storia del Marsala è l’analisi dell’eclissi del Marsala collegata alla caduta dell’impero Florio e alla vendita delle cantine alla Cinzano nel 1920. E’ la parola Florio quella da mettere al centro dell’intera vicenda.
Furono le navi per il trasporto del vino, a fare da scudo e da supporto allo sbarco di Garibaldi in Sicilia e l’Eroe dei due mondi dimostrò gratitudine e considerazione per i Florio lasciando loro i cimeli che sono ancora visibili nell’ingresso della cantina.

Vino e cavalli

Vino e cavalli intreccio magico: Incisa della Rocchetta, Sassicaia e il cavallo Ribot, Gianfranco Fino, Es e il cavallo Bruno che lavora nei suoi vigneti

Vino-e-cavalli- Mario-Incisa-della-Rocchetta-Ribot

Vino-e-cavalli- Mario-Incisa-della-Rocchetta-Ribot

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo in Toscana, Fattoria del Colle

Vino e cavalli è un binomio di enorme fascino.
I più famosi sono i Marchesi Incisa della Rocchetta che oltre al Sassicaia possono vantare il cavallo Ribot della Razza Dormiello Olgiata. “Il migliore cavallo del Secolo” come lo definì la stampa internazionale dopo aver stravinto ad Ascot davanti a 100.000 spettatori sbalorditi dalla sua potenza. Ancora oggi i visitatori della celebre Tenuta San Guido di Bolgheri vedono sfrecciare i purosangue sull’anello di tufo in mezzo ai vigneti. Così come non è raro vedere il Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta intento nella lettura di riviste di ippica.

Vino-e-cavalli-Bruno-vigneti-Gianfranco-Fino

Vino-e-cavalli-Bruno-vigneti-Gianfranco-Fino

Ma non è l’unico caso di purosangue da gran premio appartenenti a produttori di vino o di cavalli con nomi di vini: Sangiovese, Merlot, Negramaro, Gutturnio senza dimenticare campioni come Bricco Uccellone. La tenuta Braida del compianto Giacomo Bologna ha una lunga storia di vino e cavalli. Luciana Rota, in un delizioso articolo de “Il Sommelier” si è divertita a cercare le assonanze virtuose.
Tignanello e Ornellaia sono anche i nomi di cavalli che negli anni ‘80 correvano vittoriosamente.
Fra le famiglie di produttori di vino allevatori di cavalli da corsa ci sono i Rocca che coltivano questa doppia passione dal 1880. Loro sono Shiraz Roc e la baia di tre anni United Roc che sta mietendo successi. Ancora famiglie di allevatori vignaioli sono i Pacelli con Laura e Carla nelle colline di Cosenza.

Debra Meiburg MW  The Women of Wine Festival 

Debra Meiburg Master of Wine e regina del vino a Hong Kong celebra i successi delle donne in campo enologico  in occasione della Festa delle Donne 2017

Debra-Meiburg-Wimen-of-Wine-festival

Debra-Meiburg-Women-of-Wine-festival

di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Questo promette di essere un anno decisivo per il vino al femminile:  le Donne del Vino italiane iniziano le celebrazioni della Festa delle Donne  il 4 marzo, con 70 eventi in cantine, enoteche e ristoranti di tutta la nazione, mentre Debra Meiburg  chiude il percorso il 10 marzo a Hong Kong nel teatro della Camera di Commercio con un mega festival.

Debra-Meiburg-la-persona-più-importnte-del-vino-a-HongKong

Debra-Meiburg-la-persona-più-influente-sul-vino-a-HongKong

Il suo sarà il primo “Women of Wine Festival” e comprenderà un talk show di donne  al TOP, degustazioni e incontri in un clima festaiolo e mondano.  Celebrerà  le donne del vino più potenti selezionate da Debra  ma anche alcune  delle << most successful businesswomen, including entrepreneurs, trendsetters and industry leaders in other sectors away from wine>> donne che hanno più successo negli affari, che fanno tendenza, guidano industrie.  Come dire “le donne mostrano I muscoli!”

Debra-Meiburg-la-persona-più-importnte-del-vino-a-HongKong

Debra-Meiburg-la-persona-più-importnte-del-vino-a-HongKong

A loro disposizione vini e importatori al femminile perchè, oltre allo show ci sia anche business.  <<We are carefully selecting the right mix of speakers, wines and exhibitors to offer a total lifestyle, learning and inspirational experience, in which women can toast to the messages of gender equality and diversity of International Women’s Day in a stylish and fun setting>>  dice Debra, stiamo attentamente selezionando il giusto mix di relatori, vini e espositori  per offrire un’esperienza che insegni e stimoli, nella quale le donne trovino  il messaggio sull’uguaglianza e la diversità dei generi che vine dalla Festa delle Donne in uno stile elegante e divertente.

Legge per l’enoturismo: come, dove e perché

Per distinguere le cantine “turistiche” da tutte le altre, spingerle a qualificarsi, promuoverle e trasformarle in un volano economico per i loro territori

MTV-Puglia-18 anni-Dario-Stefano-Vittoria-Cisonno-Donatella-CinelliColombini-Sebastiano-De-Corato

MTV-Puglia-18 anni-Dario-Stefano-Vittoria-Cisonno-Donatella-CinelliColombini-Sebastiano-De-Corato

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
Il disegno di legge sull’enoturismo ha avuto una partenza ingarbugliata; a dicembre l\1a prima proposta era stata depositata alla Camera dell’Onorevole Colomba Mongiello poco dopo è arrivata quella del Senatore Dario Stefano che, fra le due, è stata scelta per essere discussa dalla commissione agricoltura e andare avanti. Le audizioni, che si stanno susseguendo, devono portare a un testo definitivo e condiviso che dia alle cantine aperte al pubblico standard minimi possibilmente uguali in tutta Italia, un osservatorio nazionale con funzioni di controllo e indirizzo, infine, ma forse più importanti di tutto, degli strumenti di comunicazione e commercializzazione. Movimento Turismo del Vino, UIV, Città del vino, FIVI …. ascoltati dalla commissione parlamentare hanno chiesto una regia nazionale, che, sebbene

Legge-sull'enoturismo-Dario-Stefano

Legge-sull’enoturismo-Dario-Stefano

indispensabile per dare prospettive all’enoturismo, è in contrasto con le norme su turismo e agricoltura. Due comparti che, in forza di un referendum e delle leggi conseguenti, sono larghissimamente delegati alle regioni. C’è dunque da chiedersi se la legge sull’enoturismo faccia la fine di quella per le Strade del vino, anch’essa nata con i migliori auspici e diventata poi uno stipendificio di organismi inutili.

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.