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Montalcino – San Giovanni d’Asso: fusione d’amore?

Favorevoli e contrari alla fusione fra la terra del Brunello e quella del tartufo bianco delle Crete senesi. Ma in realtà dall’unione guadagnano tutti

Di Donatella Cinelli Colombini

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Montalcino-San-Giovanni-nuovo comune

Il nuovo comune, frutto della fusione fra Montalcino e San Giovanni d’Asso, si chiamerà solo Montalcino e sarà il 37° comune italiano per estensione con seimila abitanti, circostanza questa che lo metterà al riparo da future aggregazioni coatte. Infatti, nei prossimi anni le fusioni fra comuni  saranno obbligatorie per le comunità sotto la fatidica soglia dei 5.000 residenti. Solo adesso il “matrimonio” avviene come una scelta dei cittadini e viene anzi premiato da incentivi di 200.000 + 200.000 € l’anno. Presto le cose cambieranno per i piccoli poco lungimiranti che già ora faticano a mantenere scuole, ufficio postale, farmacia …. Hanno fatto bene, dunque, i due

Montalcino-San-Giovanni-fusione-di-Tartufo-e-Brunello

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sindaci – Silvio Franceschelli e Fabio Braconi – a progettare di unire le forze. Tutto il mondo politico applaude a questa scelta che è stata approvata con il voto unanime dei rispettivi consigli comunali e dell’assemblea regionale. Quest’ultima, il 25 luglio, ha dato via alla procedura: referendum consultivo il 16 ottobre, scioglimento dei due consigli comunali il 31 dicembre, arrivo del commissario prefettizio il I° gennaio e elezione del nuovo sindaco con la tornata elettorale di primavera. Resta da vedere il sentimento della popolazione e quanto sono percepite le opportunità collegate alla fusione.

Metà delle consumatrici USA preferisce il vino

E le donne diventano i consumatori chiave del primo mercato di esportazione del vino italiano. Wine lovers donne USA all’attacco

vino-italiano-export-in-usa-e-consumatrici-donne

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Di Donatella Cinelli Colombini

La rivoluzione nei consumi del vino è femmina: metà delle consumatrici USA primo mercato estero dell’Italia in bottiglia, preferisce il vino e non la birra.

Bene l’export di vino italiano nel primo semestre 2016 con un 3,8% in più nei dieci maggiori Paesi importatori che, da soli, valgono il 70% del nostro business fuori confine. C’è chi fa meglio di noi ( gli spagnoli +9% grazie soprattutto agli sfusi e i francesi +8%) ma vendere all’estero 7,3 miliardi di vino in mezzo anno è un gran bel risultato.
<< Le importazioni di vini italiani nei principali mercati mondiali continuano ad

i-consumatori-usa-preferiscono-la-birra

i-consumatori-usa-preferiscono-la-birra

essere trainate dagli spumanti>> dice Denis Pantini, responsabile Wine Monitor di Nomisma a cui si devono questi dati. Calano le vendite in Germania e Regno Unito, quest’ultimo dato più che prevedibile sulla scia del brexit, ma crescono USA, Giappone e sorprendentemente in Russia dopo anni di calma piatta. Conviene soffermarci sul colosso americano,primo importatore di vino italiano e dare uno sguardo ai dati Gallup sul consumo di alcolici in USA (segnalati da WineNews).

Il Drago e le 8 Colombe 2013

La storia del Supertuscan di Donatella Cinelli Colombini dedicato a un uomo – il drago – nella cantina delle donne colombe

Drago-e-le-8-colombe-tagliata.di-cinta-senese

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Il vino “Drago e le 8 colombe” ha un nome strano che ha una storia curiosa. E’ prodotto nelle cantine di Donatella Cinelli Colombini che hanno un organico di sole donne, simboleggiate dalle 8 colombe dell’etichetta: Donatella, sua figlia Violante che con Debora si occupa di commercializzare il vino, Alessia che dirige l’accoglienza, la cantiniera Barbara con le sue aiutanti Antonella e Margherita, ultima ma più importante l’enologa Valerie Lavigne. Un team formidabile al cui fianco ci sono i vignaioli maschi e femmine ma anche il marito di Donatella Carlo Gardini che in cantina ha creato la linea dei vini dolci. E’ lui il drago nell’etichetta che simboleggia la presenza maschile in una cantina femminile ma non femminista

Il Drago e le 8 colombe è un “supertuscan” cioè un vino toscano senza DOC. In origine, questa tipologia comprendeva vini da

8-colombe-Donatella-Cineli-Colombini.Fattoria-del-Colle

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tavola di stile moderno e di alta qualità. Nacque negli anni 70 del Novecento come reazione alle regole delle denominazioni di origine e dell’impossibilità di sperimentare. Quasi una rivolta contro la tradizione fortemente sostenuta dalla stampa e dai consumatori americani. Successivamente i vini Supertuscan divennero IGT Toscana e, in certi casi (come Sassicaia), delle DOC. Il Drago e le 8 colombe è un vino IGT Supertuscan prodotto alla Fattoria del Colle.

Le quote rosa nei consorzi dei vini: favorevoli e contrari

Quote rosa nei consorzi dei vini: contrari Federdoc e AIGIC, contente ma preoccupate le Donne del vino, incapaci di capire i consumatori

Quote-rosa-nei-Consorzi-di-tutela-Colomba-Mongiello-autrice-dell'emendamento

Quote-rosa-nei-Consorzi-di-tutela-Colomba-Mongiello-autrice-dell’emendamento

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Il Collegato agricolo alla legge di stabilità finanziaria che comprende l’emendamento dell’Onorevole Colomba Mongiello sulle “quote rosa” nei CDA dei Consorzi di tutela ha scatenato polemiche e contrasti. Una reazione, a tratti, al limite delle offese personali che i consumatori hanno seguito quasi con ilarità << contadini maschilisti, loro si che le sanno trattare le donne … come ai bei tempi! >> ed è stato commentato dai 5Stelle con toni ancora più pesanti <<Uno slot per le ‘mogli di’, slegato da qualunque criterio di rappresentanza, e che non ha nulla a che vedere con la meritocrazia e le pari opportunità>>.
La levata di scudi di Federdoc e AIGIC che riuniscono i maggiori consorzi del vino e dell’agroalimentare, alla norma Mongiello, ha trovato una immediata risposta alla Camera dei Deputati. L’emendamento prevede il 20% di donne nei CDA e la modifica degli statuti dei consorzi entro sei mesi dall’approvazione del provvedimento, ma nella stessa legge è stato introdotto un secondo emendamento firmato dagli Onorevoli Cenni, Tentori, Terrosi e Albini, che impegna il Governo ad applicare le norme con la flessibilità e la gradualità

Quote-rosa-nei-cda-dei-consorzi-le-donne-nel-Vino-Nobile-di-Montepulciano

Quote-rosa-nei-cda-dei-consorzi-le-donne-nel-Vino-Nobile-di-Montepulciano

necessarie a non bloccare l’attività di consorzi. Insieme chiede di sostenere le azioni utili a favorire l’ingresso di un numero maggiore di donne in ogni livello della filiera produttiva e nella guida di associazioni. In altre parole rallenta l’introduzione delle “quote rosa” ma obbliga i ministri a fare corsi e altre iniziative che suscitino il protagonismo femminile nel mondo agricolo, come dire << prendiamoci tempo ma non perdiamo tempo e facciamo emergere le donne di talento>>.

I migliori nebbiolo fuori dal Piemonte

Solo pochi centinaia d’ettari in giro per il mondo ma il Nebbiolo cresce anche in Australia, California, Cile e Sud Africa

Nebbiolo Dave Fletcher

Nebbiolo Dave Fletcher

Di Donatella Cinelli Colombini

Che dite lo assaggiamo? E’ vino da uve nebbiolo ma non si chiama Barolo o Barbaresco anche se in certi casi proviene dai cloni di Angelo Gaja. So che i puristi considerano il nebbiolo australiano una specie di sacrilegio, ma, che si voglia o no, questa varietà è arrivata nel continente australe intorno al 1980 e si sta diffondendo nelle zone più fresche e argillose.
Tanto vale dunque capire i suoi caratteri e soprattutto il suo potenziale qualitativo fuori dal Piemonte. Per il resto la battaglia sembra persa in partenza perché il nebbiolo piemontese ha una storia fatta di migliaia di vignaioli che, nel corso dei secoli, hanno cercato di interpretare la vocazione dei terreni e delle viti per ottenere la migliore qualità. Sperare di superarli

Ravensworth-Hilltops-Nebbiolo-Canberra-Australia

Ravensworth-Hilltops-Nebbiolo-Canberra-Australia

è pura follia.
Va sottolineato che la maggior parte dei vini di Nebbiolo esteri sono nati intorno al 2000 e denotano un grande rispetto per le varietà italiane. Molti produttori hanno fatto soggiorni di studio in Italia e si stanno riconvertendo all’agricoltura biologica.

Resta la curiosità e per questo elenco i 12 migliori nebbiolo non piemontese scelti da Darren Smith per Drinks Business. L’articolo a cui faccio riferimento è molto interessante e vi consiglio di leggerlo. Qui c’è solo qualche appunto
• SC Pannell Nebbiolo, Adelaide Hills, Australia – Il titolare dell’azienda è un enologo con un lungo curriculum ed ha fatto un’esperienza nel Barolo ( Aldo Vajra) e in Borgogna
• Giornata Nebbiolo, Paso Robles, California Giornata è il nome di un progetto che impiega uve italiane di nebbiolo, sangiovese, aglianico e barbera che Stephanie Terrizzi produce ispirandosi a Elisabetta Foradori

La banda suona per me a Canelli “Vino e territorio”

Canelli, 23 settembre, premio “Vino e territorio” 2016 organizzato da OICCE assegnato al Maestro Ugo Nespolo e a me

Vino-e-territorio-OICCE-Canelli

Vino-e-territorio-OICCE-Canelli

Di Donatella Cinelli Colombini
Vigneti di Moscato a perdita d’occhio, siamo a Canelli dove, nel 1865 Carlo Gancia inventò lo spumante italiano metodo classico. Fa impressione entrare di notte nello stabilimento Gancia, con la sua facciata primi Novecento e le strutture che raccontano la storia dell’enologia italiana. Oggi il proprietario è il banchiere russo Roustam Tariko qui rappresentato dall’Avvocato Alessandro Picchi, presidente della Gancia. Picchi ha già riportato in utile l’azienda e intende ridargli il prestigio di un tempo anche

Gancia-Premio-Vino-e-territorio-2016

Gancia-Premio-Vino-e-territorio-2016

grazie a piccole serie di bottiglie eccezionali. E’ triste constatare che per rilanciare il brand Gancia ci voglia un proprietario straniero ma pare proprio che sia così. l’Avvocato Picchi e sua moglie hanno una casa a Trequanda, vicinissimo alla Fattoria del Colle e quindi conto di ricevere notizie sulla futura rinascita dell’azienda leader dell’Asti.
Il premio Vino e territorio è organizzato nel cortile della Gancia e ha il carattere di un concerto con brani di musica classica e leggera suonati dalla Banda Città di Asti.

Wine blog awards i migliori del 2016

E’ il premio più importante del mondo per i blog e i post sul vino. Ecco i vincitori del Wine blog awards 2016

Wine-blog-awards-il-principale-riconoscimento-per il-giornalismo-di-vino-on-line

Wine-blog-awards-il-principale-riconoscimento-per il-giornalismo-di-vino-on-line

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto va detto che posso concorrere solo quelli in lingua inglese. Le candidature vengono mandate la prima metà di aprile, i giudici scelgono 5 nomination per ogni categoria e il pubblico vota all’inizio di giugno. Il 13 agosto la premiazione dei Wine Blog Awards avviene a Lodi in California durante la Wine Bloggers Conference. Il premio esiste dal 2010 ed ha ormai una solidissima reputazione.
La lista dei vincitori è lo specchio di un approccio aperto e anticonvenzionale. Pochi super noti e moltissimi emergenti.
 Best Blog Post of the Year: HENRI BONNEAU, LE DERNIER ADIEU by Jerry Clark
 Best Original Photography or Video on a Wine Blog: Vindulge

HENRI-BONNEAU-LE-DERNIER-ADIEU

HENRI-BONNEAU-LE-DERNIER-ADIEU

 Best Winery or Industry Wine Blog: Berry Bros. & Rudd Wine Blog!
 Best Single Subject Wine Blog: Provence Wine Zine!
Best Writing On a Wine Blog: L’Occasion!
 Best New Wine Blog: Dionysian Impulse!
 Best Overall Wine Blog: L’Occasion!

Quali sono i vini italiani più cari

Vince il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno ma è la Toscana a dominare la lista dei 10 vini italiani più cari secondo Wine Seacher da 755 a 431$ a bottiglia

Vini italiani più cari Monfortino Giacomo Conterno

Vini italiani più cari Monfortino Giacomo Conterno

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne
<<Specchio delle mie brame qual è il vino più caro del reame?>> la classifica delle classifiche, quella in cui tutti noi produttori di vino vorremmo vedere le proprie bottiglie è quella dei vini più cari cioè quelli premiati dal mercato per la loro qualità, esclusività e prestigio. Piccolissime serie di vini mito destinati alla clientela più esigente e danarosa. L’esclusività è infatti la chiave per entrare in questa classifica. Non a caso, lo scorso anno il primo era la Vendemmia d’Artista di Ornellaia una serie limitata di bottiglie con etichette disegnate da artisti di fama internazionale e destinate, insieme ai grandi formati, a finanziare alcuni musei. Ebbene la quantità di bottiglie è stata aumentata e la Vendemmia d’Artista è precipitata fuori dai top 10 dei vini più cari. Peccato!

Masseto vini italiani piùcari

Masseto vini italiani piùcari

Va precisato che mancano, il questa classifica, le bottiglie pressoché introvabili o i pezzi unici. I 10 vini italiani più cari sono nel mercato e per mercato si intende le 72.301 rivendite di tutto il mondo che partecipano al data base di Wine Searcher .
Primo dunque il Monfortino di Giacomo Conterno portabandiera del Barolo e la Toscana protagonista con 5 vini: Masseto, Brunello Riserva Biondi Santi, Bibi Graetz Testamatta, Brunello Riserva Case Basse, Vin Santo Occhio di Pernice Avignonesi. Nel complesso quasi una rivincita dei vini classici sui Spertuscan.

Enologi winemakers più popolari on line

Michel Rolland, Robert Mondavi, Paul Draper, Heidi Barrett, Hellen Turley, Jess Stonestreet Jackson, Maynard James Keenan, Joe Bastianich

Winemakers-più-conosciuti-on-line-Michel Rolland

Winemakers-più-conosciuti-on-line-Michel Rolland

Di Donatella Cinelli Colombini

Questi i winemakers enologi più popolari on line: 35 personaggi alcuni dei quali famosissimi in altri campi come lo chef televisivo Joe Bastianich e altri che hanno dominato la scena nel secondo Novecento ma sono già defunti come Robert Mondavi. Tuttavia la classifica è intrigante e permette alcune riflessioni sul mondo del vino virtuale cioè quello che vive e cambia a seconda degli interessi dei navigatori on line. Un solo italiano nella lista. Chi si aspetta Riccardo Cotarella il super enologo presidente dell’Union Internationale des Oenologues

Joe-Bastianich-chef-e-winemaker

Joe-Bastianich-chef-e-winemaker

rimarrà deluso. Nella classifica della popolarità on line l’Italia è rappresentata da Vincenzo Florio ( 1883-1959) geniale imprenditore che dette slancio all’economia siciliana e fondò le Cantine Florio di Marsala trasformandole in un colosso capace di esportare in tutto il mondo.

Italia dei raccomandati che punisce i talenti

Il caso di Linda Laura Sabbadini come simbolo di un Paese dove la carriera è fatta sulla fedeltà ai potenti e non sul merito

Linda-Laura-Sabbadini-e-l'Italia.spreca-talenti

Linda-Laura-Sabbadini-e-l’Italia.spreca-talenti

Di Donatella Cinelli Colombini

Robert Engle l’economista e statistico premio Nobel 2003 mi disse << ci sono troppi raccomandati, un Paese che non premia il talento non ce la può fare>> e purtroppo la sua dura diagnosi sull’Italia, detta sorseggiando un caffè in Piazza del Campo a Siena , nel 2009, si è rivelata esatta.
Le conferme sono nella difficoltà ad uscire dalla crisi ma soprattutto nella fuga dei cervelli.
Mauro Castelli ha 31 anni vive a Lisbona dove si è trasferito dopo il dottorato di ricerca sull’ dell’intelligenza artificiale all’Universitá di Milano Bicocca. <<Tornerebbe in Italia ?>> gli hanno chiesto da “Il Giornale” e lui ha risposto di no << A differenza dell’Italia, qui in Portogallo, se hai del talento prima o poi emergi e il tuo valore viene

mauro-castelli-cervelli.in.fuga-dall'Italia-dei-raccomandati

mauro-castelli-cervelli.in.fuga-dall’Italia-dei-raccomandati

riconosciuto>>.
E’ questo il guaio, ha ragione Engle, l’Italia spreca il suo capitale umano. Una situazione visibile da Sud a Nord nelle università come nella politica. E infatti l’Human capital Index 2016 presentato al World economic forum ci mette al 34° posto mentre in testa ci sono Finlandia, Norvegia, Svizzera, Giappone, Svezia, Nuova Zelanda, Olanda, Canada … Paesi dove non ci sono poveri perché tutto funziona.
Tra le nazioni industrializzate siamo penultimi. Una situazione sconfortante che penalizza soprattutto i giovani ma non solo loro.

Andrea Rabissi vince il premio Casato Prime Donne

Andrea Rabissi, un vigile urbano che sa mostrarci il territorio di Montalcino con gli occhi di un poeta, vince per la terza volta il premio Casato Prime Donne

Andrea-Rabissi-Discreta-Presenza-vincitore-Premio-Casato-Prime-Donne-2016

Andrea-Rabissi-Discreta-Presenza-vincitore-Premio-Casato-Prime-Donne-2016

Di Donatella Cinelli Colombini

Grazie alla sua profonda conoscenza della zona, in ogni ora del giorno e in ogni mese dell’anno, egli trova spunti inediti dove migliaia di fotografi hanno fissato i loro obiettivi prima di lui. Da questo nasce un racconto nuovo, profondo, personalissimo e a tratti ironico della terra del Brunello. Un racconto che per 3 volte in 18 anni ha fatto vincere a Andrea Rabissi il Premio Casato Prime Donne per la fotografia. Nel 2006 ha ritratto un’anziana signora che stralcia le viti in inverno

Andrea-Rabissi-Vincitore-Premio-Casato-Prime-Donne-2006

Andrea-Rabissi-Vincitore-Premio-Casato-Prime-Donne-2006

mentre la rugiada trasforma i fili metallici del vigneto in un merletto lucente. Nel 2013 ha usato un’alba autunnale, quando solo le silhouette delle colline emergono dalla nebbia, per trasformare il paesaggio di Montalcino in un’immagine esotica da monocromo giapponese. Quest’anno ci propone uno spaventapasseri che difende una giovane vigna poco prima della vendemmia e intitola la sua foto “Discreta …presenza”. L’omino di paglia è vestito di rosso ed ha scarpe, cintura e antenne di allumino lucente. Nella sua sgangherata

semplicità è uno spaventapasseri post modern. Una presenza silenziosa, come ha notato Andrea Rabissi, ma anche inquietante nel contrasto fra il suo abbigliamento da spider-man, l’aridità del suolo diserbato della vigna e  sullo sfondo che sembra guardare dall’alto delle sue antiche torri. Passato e presente,realtà e immaginario, un contrasto pieno di significati apprezzato dalla giuria popolare che ha votato on line e l’ha scelto come vincitore 2016.

Sassicaia, Ornellaia, Tignanello al top per Vivino

Quali sono i vini che interessano di più i wine lovers internazionali? Sono rossi e vengono dalla Toscana e dal veronese, lo dice Vivino

Sassicaia, Ornellaia, Tignanello

Sassicaia-Ornellaia-Tignanello

Di Donatella Cinelli Colombini

Vivino ha comunità di wine lovers pù grande del mondo: 17 milioni di utenti internazionali e in Italia ha un successo crescente (grazie a WineNews per questa segnalazione). Basta fotografare l’etichetta del vino con il telefonino per ottenere da Vivino il prezzo indicativo e l’opinione degli altri consumatori. Ovviamente il numero di ricerche non corrisponde alla presenza nel mercato di quella specifica etichetta e neanche alla sua qualità o al suo successo ma è comunque un riferimento di quello che interessa agli appassionati più giovani e più virtual. Insomma rivela il loro immaginario e i loro desideri.
Per quanto riguarda i vini italiani l’esame delle 25 etichette più cercate riguarda solo due aree: la Toscana e la provincia di Verona. La Toscana con 16 vini e la

Niccolò-Incisa-Tenuta-san-Guido-Sassicaia

Niccolò-Incisa-Tenuta-san-Guido-Sassicaia

Valpolicella con 7 insieme al Primitivo di Manduria Sessantanni delle cantine San Marzano e il Montepulciano d’Abruzzo Dal Tralcetto di Ciccio Zaccagnini .
Antinori fa il pieno con 5 referenze: Tignanello, Villa Antinori, Santa Cristina, Il Bruciato, e Marchese Antinori. Il marchese fiorentino riconferma la forza del suo brand in tutti i suoi prodotti, dalle bottiglie super premium a quelle più diffuse e meno care.

Nella cantina Casato Prime Donne la colomba di Turchi

Nella nuova tinaia del Casato Prime Donne vola la colomba di Roberto Turchi pittore, esperto di vino, oste, interior designer e montalcinese al 100%

Roberto-Turchi-The-Dove's-Flight

Roberto-Turchi-The-Dove’s-Flight

Ogni anno la prima cantina italiana con un organico interamente femminile celebra la vincitrice del premio Casato Prime Donne con un’opera d’arte. Sculture, foto e istallazioni anche immateriali animano la cantina e i vigneti di Donatella Cinelli Colombini da quest’anno presidente del Premio e delle Donne del vino.
L’opera di Roberto Turchi, “The Dove’s Flight” è una performance di immagini digitali che trasformano la nuova tinaia in uno spazio artistico ( con la collaborazione di Giuseppe Sanfilippo, Tommaso di Ronato, MCM Service)
La vincitrice 2016 Chaimaa Fatihi, attivista per la pace, ha scritto una dedica che è stata posta all’ingresso della tinaia <<A tutte le Donne del mondo, che sanno

la colomba-di-Turchi-nella-tinaia-del-Casato-Prime-Donne

la-colomba-di-Turchi-nella-tinaia-del-Casato-Prime-Donne

farsi forza e non mollano mai di fronte alle paure, ai pregiudizi, all’odio e alla violenza>>. All’interno, fra i nuovi tini in cemento nudo appena arrivati dalla Francia, vola la colomba di Roberto Turchi, simbolo di pace ma anche del Premio e della cantina che lo finanzia.” The Dove’s Flight” il volo della colomba è il protagonista della storia dipinta che un sofisticato sistema tecnologico fa apparire sui tini troncoconici, gioiellini enologici sormontati da follatori in acciaio.
Roberto Turchi pittore, esperto di vino, oste, interior designer di assoluta e viscerale identità montalcinese si cimenta qui in qualcosa di dinamico e coinvolgente che, per 3 minuti, porta i visitatori in mondo dove si mescolano immagini dipinte e reali, colori e suoni, emozioni e leggerezza. Un’esperienza di Montalcino che nessuno aveva mai fatto. Tinte intensissime e giustapposte, quelle di Turchi, tratti distintivi di una poetica molto personale e contemporanea che tuttavia affonda le sue radici nel Quattrocento senese di Sassetta e Sano di Pietro. Le immagini di Montalcino si scompongono in un gioco cubista e a volte metafisico per poi diventare un racconto fatto di particolari di notevole forza evocativa.

Cenerentola DOC al Festival del Cinema di Venezia

C’è anche il vino alla 73a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia: The Duel of Wine e Cenerentola DOC Orcia

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Di Donatella Cinelli Colombini

6 settembre, nello spazio della Regione Veneto, all’interno del Festival viene presentato il libro Lo specchio dipinto: Ettore Scola e dintorni a cura di Paola Dei. L’opera del regista e sceneggiatore morto nel gennaio scorso viene ripercorsa attraverso suggestioni, aneddoti, interviste e revisioni critiche della sua filmografia.
Proprio l’autrice del saggio, Paola Dei, ha voluto le bottiglie del mio Cenerentola Doc Orcia per regalarle alle figlie del regista in occasione della presentazione del libro. Qualche giorno prima quindi sono state spedite al Lido per essere presenti

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Cenerentola 2012 Orcia Doc

all’evento che segnava anche i 10 anni di attività del il Centro Studi di Psicologia dell’Arte e Psicoterapie Espressive di Siena. Io purtroppo non ho potuto presenziare ma c’era invece Gianpiero Brunetta, grande storico della cinematografia mondiale, Gianni Ippoliti, noto volto televisivo, presentatore, ballerino e attore in alcuni film di Scola e Franco Mariotti. Alla fine Paola Dei ha commentato << è stato davvero splendido avere le vostre bottiglie>> che erano insieme a meravigliose grappe Nannoni.

Vuoi il vino sintetico o naturale?

Meglio la naturalezza totale, oppure puntiamo sull’estremo opposto: il vino modaiolo blu Gik o ancora il vino sintetico copia in provetta?

Vini blu Gik

Vini blu Gik

Di Donatella Cinelli Colombini vignaiola a Montalcino Brunello

Mai come adesso la forbice si è allargata così tanto davanti ai consumatori e ha dentro di tutto: dal grande classico all’eccentricità estrema. E’ di pochi giorni fa il lancio delle copie dei grandi vini fatte in laboratorio. Il progetto arriva da una società di alta tecnologia vicino a San Francisco e prende il nome di “Ava Winery”. Intende riprodurre vino sintetico imitando le bottiglie più care per venderle a prezzi più bassi. Nel sito c’è la proposta di 499 bottiglie (non ancora prodotte) di Champagne Dom Perignon 1992 a 200$. L’idea sembra fra le più bislacche degli ultimi anni ma i fondatori della società hanno già mandato uno dei loro vini falsificati a un concorso dove è stato scambiato per

Ava Winery vini sintetici

Ava Winery vini sintetici

vero e persino giudicato buono. Alec Lee, uno dei co-fondatori della società è convinto <<the future of food is synthetic>> il futuro del cibo è in provetta, dice lui, e intanto cerca dei canali commerciali per le bottiglie che forse non si potranno neanche chiamare vino (meno male!). Il punto più forte degli inventori dell’Ava Winery è l’affermazione che anche i grandi vini contengono pesticidi, OGM, additivi … insomma sono tutt’altro che naturali. Il progetto ha scosso i grandi esperti che hanno reagito negativamente anche se qualcuno ha giudicato l’operazione quasi “democratica” perché le false bottiglie dei grandi Chateau potrebbero far gustare a chi non se lo può permettere, un profumo e un gusto simile a quello dei vini che arrivano nella bocca dei milionari.

                                                                       
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