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Come trasformarsi da wine lover in professionista

Prima di tutto diventa Sommelier secondo vai a lavorare in un posto dove puoi assaggiare grandi vini e ascoltare le opinioni di veri esperti e poi buttati

SWE- corso da Sommelier

SWE- corso da Sommelier

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

I costi ci sono ma non sono enormi se c’è anche una vera passione per il vino, un buon talento e la ferma volontà di trasformare questa passione in un’attività di successo.  Infatti l’unico vero investimento è il corso AIS, FISAR, ONAV, FIS, ASPI …. Con il diploma da Sommelier in tasca è possibile fare i passi successivi. In Italia il pezzo di carta conta e quindi questo primo scalino va fatto e pagato.

 

FORMAZIONE ALL’ESTERO

Andare all’estero non fa risparmiare, i primi passi costano anche fuori dal nostro Paese. In Europa ci sono associazioni di Sommelier quasi ovunque collegate al circuito ASI e organizzano periodicamente corsi simili a quelli italiani. In Gran Bretagna c’è la prestigiosissima House of Master of Wine, il sogno di ogni wine lover. Propone corsi di livello molto alto e non certo da debuttanti, per fare i primi passi meglio la WSET Wine and Spirit Education Trust dove ha studiato anche la cognata reale Pippa Middleton. Dunque oltre che avere buoni docenti ha anche studenti di alto livello! In USA è possibile indirizzare la propria formazione fin dall’inizio in base al lavoro che si ha intenzione di fare: Master Sommeliers per chi vuol operare nella ristorazione, WSET  più adatto per chi vuole lavorare da importatori o commercianti, SWE Society of Wine Educators che  forma i futuri docenti. 

Orange Wine mi ama, non mi ama, ma quanto mi ama?

C’è chi è entusiasta e chi li trova schifosi, gli orange winesvini a lunghissima macerazione hanno supporter e critici molto decisi, ma ognuno dica la sua

Orange Wines

Orange Wines

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Tempo fa scrissi un post sugli orange wine dopo aver letto un divertente articolo di Wine Searcher sugli equivoci e la confusione che regna su di loro. La quasi totalità dei consumatori non li conosce oppure crede siano miscele a base di succo d’arancia.
Un taglio leggero del mio post – stile toccata e fuga – trovò la disapprovazione del mio amico Paolo Valdastri << Mmmm, Donatella ci sarebbe bisogno di un approfondimento un pochetto più puntuale. Tecnicamente sono vini bianchi vinificati in rosso. Il lungo contatto con le bucce provoca, tra le altre cose, l’estrazione di tannino e la perdita dei profumi primari. Il problema dei profumi è notevole perché questi vini perdono la nota varietale e tendono a somigliarsi tutti. Il tannino li rende adatti ad abbinamenti con le carni, magari bianche, ma non con pesci al vapore ad esempio. Poi c’è il problema invecchiamento. Oltre un certo limite questi vini hanno tendenza ad ossidarsi.
In conclusione devono essere fatti molto bene per essere godibili>>

Vino croce e delizia dei ristoranti, istruzioni per l’uso

Qualche consiglio autorevole sul vino al ristorante e sul mondo di servirlo: Angelo Gaja sull’esposizione delle bottiglie e Marco Reitano sul Sommelier 

Noi-di-Sala- Identità Golose

Noi-di-Sala- Identità Golose

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per molti ristoranti gli ultimi anni sono stati travagliatissimi. La spesa delle famiglie per i pasti fuori casa è scesa soprattutto dove c’era più abitudine a uscire: -16% nel Nord Ovest e – 11% nel Nord Est. I clienti mangiano fuori solo nel week end e questo rende davvero difficile evitare il rosso nel bilancio. Gestire bene il vino e soprattutto il rapporto fra il cliente e il vino diventa fondamentale e qui vi propongo alcune riflessioni utili.
Bottiglie esposte

sommelier

sommelier

Nei manuali sulla ristorazione, c’è scritto di esporre il vino o almeno di renderlo visibile nello spazio climatizzato dove viene conservato. Invece il grande Angelo Gaja, in una recente riunione a Santa Restituta (Montalcino), ha detto esattamente il contrario <<i ristoranti non devono esporre le bottiglie, non voglio, si rovinano e poi magari qualcuno le beve e rimane deluso. Basta esporre le bottiglie, devono stare distese, al buio>>. Quello che dice Gaja è esattissimo. Sta di fatto che per vendere un vino, anche in enoteca, bisogna esporre le bottiglie in piedi e dunque è necessario sacrificarne alcune e poi mandarle in cucina perché diventino un meraviglioso brasato.
Carta dei vini
Deve essere costruita per accompagnare i piatti del menù e in base alle esigenze della clientela, non sul gusto del proprietario. Questo l’ottimo consiglio di Giacomo Acciai su Ristoramagazine.
NOVITA’
Sono fondamentali e danno una spinta alle vendite
IL RAPPORTO COL CLIENTE
Le regole perfette arrivano da Marco Reitano Sommelier della Pergola dell’Hilton di Roma e ci vengono donate da uno strepitoso articolo di Intravino riguardante Identità Golose la kermesse di Paolo Massobrio sulla buona tavola e dintorni. Ecco come un vero professionista deve accostarsi al cliente del suo ristorante:

Il primo vino sembra sempre più buono

In degustazione il secondo vino è il più penalizzato ma al quinto la mente resetta e la serie inizia di nuovo.  Influenzano l’assaggio anche colori e suoni

degustazione Bibenda Day

degustazione Bibenda Day

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Se dovete organizzare una degustazione occhio alla successione dei vini: quello che deve spiccare fra tutti va servito per primo o per sesto ma mai per secondo.
La capacità di valutazione di naso e bocca si stanca molto velocemente e dunque meglio fare una pausa dopo 10 oppure 15 assaggi. Poi ci sono i colori che influenzano il giudizio sensoriale: se il vino ha un leggero squilibrio acido e la stanza è in tonalità verde o gialla il nostro difettuccio risulterà quasi impercettibile mentre se dobbiamo convincere un importatore USA che ama i vini molto morbidi circondiamolo di cose gialle e sentirà bene le

sicilia-en-primeur-2013 vini

sicilia-en-primeur-2013 vini

componenti dolci del vino. Con l’amaro invece i colori hanno pochissimo effetto e bisogna diffondere una melodia con toni gravi come “Nessun dorma” di Puccini, la voce di Pavarotti farà scomparire il finale secco del vino in un battibaleno.
Come capite bene ho giocato con le risultanze di studi scientifici ma ho anche capito che le neuroscienze possono avere dei risvolti pratici nella degustazione del vino.

C’era una volta un bottone … a Sant’Arcangelo di Romagna

Il Museo del Bottone, quasi una divertente e sorprendente storia del costume con 10.000 pezzi esposti a Sant’Arcangelo nella terra di Federico Fellini

Museo del Bottone Sant'Arcangelo di Romagna

Museo del Bottone Sant’Arcangelo di Romagna

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Nella casa dei miei nonni i bottoni vecchi erano conservati in un barattolo di metallo grigio. Da bambina adoravo giocare con quei piccoli oggetti che, un tempo, venivano parsimoniosamente staccati da cappotti e vestiti prima di usarli come stracci. Per questo mi piace portarvi con me a scoprire un luogo affascinate: il Museo del bottone di Sant’Arcangelo di Romagna.

Sant’Arcangelo è un luogo bellissimo con il borgo medioevale e il castello Malatesta in mattoni rossi, le 150 grotte vinarie

Romagna a tavola

Romagna a tavola

che riempiono il sottosuolo di vino fin dall’epoca romana, i ristoranti amati da Federico Fellini e Tonino Guerra e infine i tessuti stampati con il mangano. Un luogo affascinantissimo, andateci! Oggi c’è un motivo in più oltre la cultura e la buona tavola: i bottoni.
Il museo è stato creato da Giorgio Gallavotti nel 2001, dopo che le sue mostre di bottoni avevano riscosso uno spettacolare successo. Racconta la storia dei bottoni ma anche la storia del costume e del modo di vivere. Bottoni del Settecento, dell’Ottocento e soprattutto del Novecento. Dalle forme stravaganti belle epoque, ai bottoni in legno degli anni dell’autarchia fascista, seguono i bottoni gioiello anni ‘60 ostentazione di lusso e di nuova socialità, i griffati delle case di moda e poi, con il 68 e il vento della contestazione giovanile, il ritorno a forme austere in piombo e ferro. I bottoni classici anni ‘80 e il nuovo lusso con pietre strass e materie prime pregiate finchè tangentopoli prima e la crisi economica dopo, causano la crisi del bottone come accessorio prezioso degli abiti. Sorprendentemente interessante e non meraviglia che ci siano oltre 100.000 visitatori all’anno.

Quanto rendono le cantine?

Il vino è davvero un mondo dorato? Si per le 229 cantine con oltre i 50.000 hl di produzione no per le 66mila piccole e medie in chiara difficoltà

Costellation Brands

Costellation Brands

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I colossi esteri quotati in borsa letteralmente volano: Costellation Brand ha un valore di 16 miliardi di Euro e si aspetta oltre 700 milioni di utili nel 2015. Tutti gli altri sembrano pigmei di fronte al colosso statunitense ma, escluso le cantine cinesi, hanno moltiplicato il loro valore di borsa: Concha y Toro e Distell, Trearury Wine Estate. Insomma anche il mercato azionario crede nel vino e ci investe volentieri …. se le imprese sono grandi. I numeri del vino, sito informatissimo e attendibile su ogni analisi eno-economica, scrive infatti << le due piccole che abbiamo nel

Ospitalità contadina

Ospitalità contadina

campione, Delegat’s e Baron de Ley sono il 40% meno care in termini di prezzo utili e valore di impresa su MOL e EBIT, mentre viaggiano sulla medesima valutazione in base alle vendite (2.4 volte). Ciò sta a significare che la loro “superiore profittabilità” non viene attualmente riconosciuta dal mercato.>> Ovviamente si tratta di “piccoli giganti” non di piccoli davvero piccoli come la stragrande maggioranza delle cantine italiane.
Da noi il comparto vino è composto da un mosaico di 383.000 viticoltori con poco più di un ettaro e mezzo ciascuno. Coriandoli che, per fortuna sono aggregati in larga misura all’interno delle cantine sociali. Una situazione che certo non ci avvantaggia quando affrontiamo la sfida globale come un esercito di pigmei rispetto, ad esempio al Cile, dove il grado di concentrazione nelle 4 più grandi cantine è dell’ 85%, Nuova Zelanda 80%, Australia 61%, 50% USA … Italia 7,6%.

Social kitchen e fai un ristorante a casa tua

Per chi invita niente norme sanitarie, pochissima burocrazia, qualche soldino e tanti amici di tutto il mondo. Per chi viaggia è un modo per scoprire il mondo

Ms Marmite lover

Ms Marmite lover

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Non ridete, credevo di conoscere le nuove tendenze del turismo ma di questo proprio non sapevo niente: social kitchen, ristoranti nelle case private da prenotare on line. Che figata! Tu arrivi a New York, non conosci nessuno e dopo una settimana, scegliendo con attenzione dove andare a cena, ti sei divertito, hai visto come vivono nella grande mela, hai parecchi nuovi amici e forse persino dei nuovi affari.

Le Cesarine

Le Cesarine

Poi c’è l’altro lato della cosa: chi sa cucinare, ha una casa sfiziosa e non ha paura di aprire la porta agli estranei, offrire home food è un modo per guadagnare qualcosa ( il massimo è 5.000€ all’anno dando ricevute fiscali) e conoscere un sacco di gente. Ho trovato le prime notizie su Dissapore, uno dei miei blog preferiti, e da li mi si è aperto un mondo.
Da anni esistono Le Cesarine quasi super massaie cultrici delle tradizioni gastronomiche che offrono pasti nelle loro case e fanno corsi di cucina. Accanto a loro è nato un fenomeno più modaiolo dove la buona tavola è importante ma conta soprattutto, abitare in zona turistica, essere socievoli e magari sapere l’inglese. Pare che la pioniera sia Ms Marmitelover che nel 2009 ha fondato il suo ristorante segreto a Londra. Il suo sito è un capolavoro e miete premi per le foto, le ricette e gli eventi …

L’ultima moda è fare le vacanze in casa d’altri

L’Italia soddisfa 77 turisti su 100 grazie alla buona tavola, male trasporti e musei che si salvano solo grazie alle opere d’arte. La maggior critica è turisty

Colazione salentina

Colazione salentina

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Nell’ordine piacciono ristoranti, piazze, spiagge, shopping e bar. Affascina lo stile di vita e la libertà di entrare e trascorrere il proprio tempo in contesti storici autentici percepiti come musei. Molto meno apprezzati i musei veri che si salvano solo grazie alle opere d’arte ma appaiono poco coinvolgenti, affollati e disorganizzati. Va a finire che la bistecca fiorentina salva gli Uffizi e l’amatriciana i Musei capitolini. Le maggiori critiche arrivano sui trasporti: aeroporti e treni locali. Taormina vince la classifica dei luoghi più apprezzati, seguita dal Salento e da Parma. Siena è 5° fra le città più citate ma scompare da quella delle destination che hanno maggiormente soddisfatto i turisti. Ciò che non piace è turisty cioè finto, fatto per i turisti, come i luoghi sovraffollati di visitatori e di negozietti con souvenir tarocchi.

L’Italia turistica è dunque promossa dall’indagine Expert System e Sociometrica che ha analizzato i post in lingua inglese di oltre mezzo milione di visitatori di ritorno dal nostro Paese nel 2014. Alla fine piace nonostante le infrastrutture pubbliche che buttano giù la media.

Altre curiosità sul turismo arrivano da Trademark Italia una delle società di indagine e consulenza più forti. Cominciamo dalla città dove gli alberghi sono più pieni e dunque è più difficile prenotare una camera: Firenze, seguita a ruota da Roma e poi Venezia che però supera tutti per il prezzo. In nessuna città italiana il conto della camera è salato come lì.

La cantina pop a Cannubi arte o provocazione?

La cantina Astemia pentita progettata da Gianni Arnaudo nelle Langhe riapre il dibattito sull’opportunità di innovare o preservare i paesaggi del vino 

Cantina L'Astemia Pentita Langhe

Cantina L’Astemia Pentita Langhe

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La storia è recente ma capace di incuriosire chiunque ami il Barolo. Sandra Vezza, una piemontese con una vitalità travolgente, è a capo di Italgelatine, gruppo industriale leader nella produzione di gelatine e, più recentemente, della Gufram nel settore del design. La vita non le ha risparmiato prove durissime: è rimasta vedova a 29 anni con un bambino piccolo, ma lei ha saputo reagire e affrontare la vita con coraggio e intraprendenza. Era astemia quando sei anni fa ha acquistato una tenuta nella collina più famosa del Barolo, Cannubi. Per costruire la sua cantina di Astemia pentita si è rivolta a un suo amico architetto di fama internazionale, anche lui piemontese, Gianni Arnaudo, quello del divano a forma di bocca che fece da scenografia alla prima convention dei vini di Langa agli esordi di Slow Food. Arnaudo odia le banalità e ancora più il prevedibile. Ecco che lui progetta per Sandra Vezza una cantina sotterranea con sopra due scatole da vino che ospiteranno uffici e sale degustazioni.

Ma sono davvero arancioni gli Orange Wine!

C’è chi pensa al succo d’arancia e chi a vini naturali ottenuti con tecniche estreme … ma no! Sono i vini bianchi vinificati a contatto con le bucce dell’uva in anfora

orange-wine

orange-wine

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per la verità, in Spagna esistono vini dolci aromatizzati con buccia d’arancia il Vino Naranja e il Moscatel Naranja prodotto a Malaga … ma sono tutt’altra cosa rispetto agli Orange wines.
In effetti il nome moltiplica la confusione soprattutto perché è in inglese mentre tutto proviene da un’antica tradizione europea. I vini Orange sono simili a quelli dei nostri progenitori dell’antica Roma che vinificavano grappoli bianchi e rossi dopo averli fatti macerare cioè dopo aver tenuto il mosto a contatto con le bucce. Un’abitudine che esisteva,

Cos

Cos

forse persino in un’epoca antecedente, in Armenia e in Georgia, da li è arrivata in Italia intorno al 1990, insieme alle grandi anfore georgiane usate per la loro vinificazione. Il nome Orange Wines, invece, è stato coniato nel 2008 negli States riferendosi al colore di questi bianchi.

Anche la convinzione che si tratti di vini naturali – tipo superbiologici – è del tutto errata. Gli orange wines possono essere prodotti da uve coltivate in modo biodinamico ma anche convenzionale, pesticidi compresi.
Mike Bennie in un delizioso articolo su Wine Searcher, che vi invito a leggere, gioca sugli equivoci legati agli orange wines e si sofferma sulla crescente popolarità dei vini Orange fra i giornalisti specializzati, nota lo scetticismo di molti sommelier e, in certi casi, l’aspetto del vino decisamente poco attraente. Insomma c’è chi esalta questa tecnica per l’arricchimento che porta ai vini bianchi, in termini di complessità e struttura, ma chi proprio la rifiuta. 

I debiti delle grandi cantine italiane

Antinori è la più indebitata ma sta recuperando sull’enorme investimento della cantina del Chianti Classico. Ancora nei guai Lavis mentre sfavilla Frescobaldi

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I numeri del vino è un sito fra i più interessanti dell’intero panorama enologico web e qualche volta indaga argomenti davvero scottanti come l’indebitamento delle grandi cantine italiane. Ovviamente i debiti non sono tutti uguali <<se investi i debiti non devono farti paura>> diceva mio nonno Giovanni Colombini. Infatti quelli di Antinori, legati alla realizzazione della cantina del Chianti Classico, un capolavoro assoluto di architettura e una delle più geniali infrastrutture enoturistiche mondiali, non hanno spaventato il marchese fiorentino. In un anno ha già recuperato quasi il 10% della sua esposizione, che ora è di 170 milioni di Euro. Incrociamo le classifiche dei numeridelvino con quelle di Mediobanca e Anna Di Martino, dove Piero Antinori risulta terzo in Italia come performance economica e solidità patrimoniale (con un indice di 0,9 superato solo da Masi e Carlo Botter) passiamo dalla preoccupazione all’ammirazione: non solo ha creato un’infrastruttura in grado di rilanciare tutta l’immagine del Chianti Classico, ma il Marchese Piero la sta pagando velocemente. Infatti la sua azienda è di gran lunga la prima in Italia per utile operativo. 

Gucci insegna alle cantine come usare i social

Cosa può imparare il vino dalla moda? Aprite la pagina Facebook di Gucci – oltre 15 milioni di mi piace – e capirete cos’è uno storytelling per immagini

Gucci, dalla pagina Facebook

Gucci, dalla pagina Facebook

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Testi molto semplici in inglese, un post quasi tutti i giorni con splendide foto di borse, abiti, scarpe, cravatte, orologi, foulard … ma anche istantanee delle celebrità che sfoggiano abiti Gucci sul red carpet, piccole storie come quella della Principessa Grace e del disegno Gucci Flora oppure raccolta di fondi contro la violenza sulle donne e soprattutto tutti gli eventi Gucci ovunque nel mondo.
I mi piace sono in quantità mostruosa soprattutto sui video. Ne ho visti fino a 50.000 su un solo post. Annalisa Dimonte, di Gucci è intervenuta al quinto seminario sul marketing relazionale che si è tenuto alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige ampiamente illustrato nel blog Cronache di Gusto (8 novembre 2014). Ha spiegato con questa frase la strategia adottata da Gucci nei social << I clienti non sono

Antinori dalla pagina Facebook

Antinori dalla pagina Facebook

più materia astratta. Noi facciamo vivere a loro un’esperienza che li coinvolge direttamente, li facciamo partecipare in parte al processo di creazione del prodotto>>. In effetti l’attenzione e il numero dei “mi piace” su ogni post forniscono indicazioni utilissime al marketing Gucci. Poi ci sono i messaggi che in certi casi sfiorano il migliaio. Ha ragione la Dimonte c’è una community di fan emotivamente molto coinvolti che collaborano alla diffusione del brand e dei prodotti in tutto il mondo attraverso le condivisioni ….. gratis. Spettacolare!
Nello stesso convegno,  che ha avuto luogo l’autunno scorso, c’era MCC Management Consulting che ha anticipato qualche notizia sul database con i profili dei wine lover studiato con l’Università di Cambrige. I wine lovers sono il 4,5% dei frequentatori italiani dei social, maschi, con un’età fra i 19 e i 45 anni. L’algoritmo dovrebbe dare molti dati sulla personalità, le aspettative e gli stili di vita definendo 1.500 categorie.
Il problema è che le cantine italiane non hanno ancora gli strumenti per utilizzare questi dati.

<< Tutte queste informazioni sulla famiglia, il prodotto, il territorio, sempre le stesse, tutte uguali alla fine non sono altro che un rumore di fondo. Bisogna dire qualcos’altro>> ha ammonito Enrico Chiavacci, direttore marketing di Antinori parlando dei siti italiani del vino. 

Il vino in flaconi monodose e l’apparecchio per servirli

Sembra una macchina da caffè ed invece è per il vino. Partendo da flaconcini monodose, ossigena e mette a temperatura il vino in pochi secondi

D-Vine Gravity

D-Vine Gravity

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Vino al bicchiere a casa. Questa la proposta di 10-Vins che, in 48 ore, ti recapita flaconcini da 10 cl con dentro famose denominazioni francesi e anche la macchinetta per servirli come al bar.
<<Concedetevi un buon bicchiere di vino scoprendo i nostri vignaioli con l’aiuto dell’enologo che è a vostra disposizione nella nostra degustazione on line>> c’è scritto nel sito 10-Vins di Nantes che propone 25 flaconi metallici di forma cilindrica –simili a quelli dei sigari- a prezzi che vanno da 2 fino a 13 €.

Il più caro è il Pinot Noir descritto come di <<grande complessità aromatica con note floreali e speziate …..

10-vins-convivialité-et-connaissance

10-vins-convivialité-et-connaissance

adatto per l’abbinamento con il foie gras>>. C’è anche un Chassagne Montrachet 1er Cru del 2011 da abbinare con il salmone, del Pomerol e del Saint Emilion 2007… vini che fanno sognare al consumatore semplice, l’assaggio di prestigiose denominazioni francesi a prezzi più che accessibili. Ora arriva il D-Vine  apparecchio che ossigena e mette alla giusta temperatura il vino del flacone in pochi secondi.
Quello che colpisce è l’ottima azione di marketing: il design dei flaconi e dei contenitori da tavolo, le immagini fotografiche usate per il sito e la comunicazione, l’attenzione alle perfette condizioni di servizio … tutto è bellissimo, elegante, aggiornato … riconduce a un consumatore giovane, trasgressivo, non troppo ricco, ma modaiolo e informale…. Ma i dubbi restano.

La sfera di cristallo del vino: cosa ci aspetta nel 2015

Wine Searcher e The Drinks business svelano il futuro del vino e della buona tavola. Avanzata dei cocktail, delle birre artigianali, dei vini dolci e dei dolci

cocktail-e-birra

cocktail-e-birra

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

<<più di ogni altro prodotto il vino richiede tempo>> Dunque il vino non è fra le cose effimere. Eppure mai come ora c’è la ricerca di vini unici, diversi da ogni altro e soprattutto di momenti unici, multisensoriali …. con luci, suoni, oggetti da toccare e ovviamente sapori capaci di creare emozioni indimenticabili.

Champagne birra e ribes e aragosta

Champagne birra e ribes e aragosta

• L’informalità domina la buona tavola, basta con le tovaglie bianche. A Londra molti ristoranti stellati hanno “fratellini” più a buon mercato. Le culture gastronomiche si mescolano in modo impressionate … La capitale britannica che è stata recentemente invasa da una sorta di “mania dell’aragosta” servita anche in panini e take away a prezzi più che abbordabili.
• Spazio ai vini unici e soprattutto all’assaggio di grandi bottiglie che, grazie a Coravin, potranno essere anche vendute a bicchieri… o meglio a gocce ..visto il prezzo.
• Nei ristoranti i sommelier diventano sempre più importanti nella scelta dei vini mentre diminuisce l’influenza dei critici.
• La decisione della Corte Suprema mette le ali alle spedizioni di vino, fa crescere le piccole cantine e calare le vendite delle enoteche perché diventa più conveniente ordinare le bottiglie al produttore
• Global warming apre nuove opportunità alle zone fredde come l’Ontario in Canada e mette in dubbio le prospettive dello Chardonnay a Napa Valley.

Attenti al lupo! Attenti al lupo! Oh

350 lupi nella sola Provincia di Siena e ora ne abbiamo visto uno anche noi. Preoccupazione per i bambini, i cani e ovviamente i turisti

lupo

lupo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I lupi sono in branchi e si spostano anche di 60 km in un giorno per andare a caccia. Nessuno può sentirsi tranquillo. Hanno paura gli allevatori di pecore, per le aggressioni ai loro greggi, ma ora abbiamo paura anche noi che abitiamo in campagne, soprattutto chi ha bambini, oppure chi, come me, ha un cane abituato a scorrazzare libero senza guinzaglio.

cinghiale in strada

cinghiale in strada

I giornali hanno ampiamente riportato l’avventura del cacciatore di Casciano di Murlo che cercava il suo cane nel bosco ed è stato attaccato dai lupi, salvandosi sopra un capanno. Un luogo, Murlo dove ci sono molti agriturismi. Mi chiedo cosa scriverebbero i giornali stranieri se un turista, o anche peggio, se il bambino di un turista, venisse attaccato dai lupi.
Un malinteso concetto di difesa ambientale e di amore per gli animali, ha suscitato normative che rompono l’equilibrio del bosco favorendo un abnorme aumento degli animali selvatici. In Toscana i lupi sono fra le specie protette, che nessuno può uccidere, per questo la loro popolazione è aumentata a dismisura, molto più della loro selvaggina. Per questo i lupi cercano di sfamarsi uccidendo animali domestici e si avvicinano alle case. I lupi sono animali notoriamente intelligenti, che capiscono la maggiore difficoltà di uccidere un agnello rispetto all’inseguimento di un giovane daino, che probabilmente è più veloce di loro. Per questo attaccano, con sempre più frequenza, pollai, ovili e ora anche bovini.

                                                                       
Cinelli Colombini
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