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Marqués de Riscal e la loro città del vino capolavoro

Notizie note e poco note dell’azienda spagnola che ha rivoluzionato il vino Rioja e l’architettura legata al vino: ecco a voi i Marqués de Riscal

marqués de riscal panorama dall'alto

marqués de riscal panorama dall'alto

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Marqués de Riscal, per chi come me adora il grande vino e l’architettura contemporanea è un nome da mito. La città del vino –albergo, ristorante e museo- progettata da Frank Gehry accanto alla loro cantina è uno dei capolavori assoluti del Novecento. Più ardito del Museo Guggenheim di Bilbao e della Disney Concert Hall di Los Angeles, più ardito perché le sue volute di titanio dai colori cangianti sconvolgono la quiete antica della Rioja, i suoi vigneti, i villaggi antichi con cattedrale e campanile, i muri in pietra e le stradine serpeggianti. Come un bagliore nella notte, come il nuovo che arriva in una campagna antica, meraviglioso!
Per questo l’articolo del Master of Wine Tim Atkin pubblicato su Wine Searcher ha attratto la mia attenzione. Si intitola <<Le 10 cose che ogni wine lover dovrebbe sapere sui Marqués de Riscal>>

Philippine de Rothschild è entrata nel mito

La grande dame di Bordeaux proprietaria di Château Mouton Rothschild ci ha lasciato il 22 agosto, scopriamo insieme il suo regno divino

baronne-Philippine-de-Rothschild

Philippine-de-Rothschild

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Preferiva farsi chiamare Madame de Rothschild e non Baronessa Philippine. Quando entrava in una stanza era impossibile non notarla, era sempre vestita magnificamente, sorridente e capace di raccontare storie meravigliose sfruttando il suo passato di attrice della Comédie Francaise. Philippine era capace di tenere d’occhio tutto e notare immediatamente ciò che non le piaceva. La sua attenzione per i dettagli era leggendaria.
Il nome di questa donna straordinaria si lega inscindibilmente a quello della sua cantina … Una cantina che si chiamava Château Brane-Mouton quando, nel 1853, fu acquistata da suo nonno il banchiere Nathaniel de Rothschild che voleva servire il vino delle sue vigne ai suoi prestigiosi invitati. Un vino per uso privato, dunque, di una famiglia che era considerata la più ricca del mondo

100 candeline per Livio Felluga il patriarca del Collio

E’ stato uno degli artefici della rinascita viticola italiana del dopoguerra Livio Felluga, il patriarca dei vignaioli del Collio e i suoi 100 anni di gloria

Livio Felluga e i suoi figli

Livio Felluga e i suoi figli

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Conosco poco Livio anche se ho letto molto di lui e adoro i suoi vini, ma conosco bene sua figlia Elda. Donna di straordinarie capacità organizzative e grande generosità, Elda è una  protagonista della diffusione del turismo del vino in Italia e soprattutto in Friuli Venezia Giulia. Parte dall’amicizia con Elda Felluga il ritratto del suo mitico padre.

La storia inizia subito dopo la seconda guerra mondiale, quando Livio primogenito di una famiglia che coltiva vigne da quattro generazioni,  torna dalla prigionia in Scozia.

Le colline del Collio sono in totale abbandono  perché  i contadini preferiscono andare in città a lavorare in fabbrica.  Livio, invece in quella terra ci crede e compra i suoi primi campi a Rosazzo dove comincia a piantare vigneti, uno dopo l’altro, fino ad averne 155 ettari e fino a vedere riconosciuto  Rosazzo come uno dei territori da vino più vocati nel mondo.  

Tutte le peggio schifezze che mangiamo

Gli chiamano cibi spazzatura sono un cocktail di grassi ,sale e dolce, spingono a mangiare e mangiare senza saziare ma spesso contengono sostanze tossiche

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

cibi spazzatura

cibi spazzatura

L’aspartame per esempio è un dolcificante cancerogeno ma lo troviamo dappertutto: dalle bustine del bar alle bevande gasate light di gusto dolce. Chi consuma aspartame per dimagrire se disilluda …ingrasserà perché avrà ancora più voglia di pasta e pane…. Roba da pazzi! 

Nel blog Dissapore c’è un elenco di 11 prodotti con nomi davvero spaventosi: BHA o BHT che si trovano nelle patatine e sono cancerogeni, sorbato di potassio, Dymetiplithiloxane, Calcium Propionate … non uccidono ma certo non fanno bene e sono in moltissimi prodotti industriali.
Ma persino cose largamente diffuse, come il sale, possono essere utilizzate per stimolare un consumo eccessivo, per esempio con le patatine fritte, sgranocchi per ore e poi la pressione schizza alle stelle
Pensate agli oli di semi che rendono il fritto più leggero, alla faccia, altro che più leggero! Soprattutto l’olio di girasole e quello di mais a 130°C cioè quando cominciano a fumare si trasformano in composti tossici, la terribile acroleina, un vero cazzotto al fegato. .
Nel cibo per animali le chiamano sostanze appetenti, che spingono il cane o il gatto ad abbuffarsi e creano dipendenza per cui diventa impossibile cambiare mangime. Il concetto è simile a quello usato per produrre molte merendine e preparati industriali destinati a noi esseri umani. Una combinazione di grassi, zuccheri e sali di cui, poco a poco, non puoi più fare a meno, esattamente come la droga.

Coravin, una novità davvero esplosiva

Coravin il cavatappi destinato a rivoluzionare il consumo dei vini costosi è stato tolto e poi rimesso in vendita perché scoppiava

Coravin

Coravin

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini All’inizio dell’anno Robert Parker aveva citato la diffusione di Coravin al 7° posto fra le tendenze più significative del 2014. Il padre del “Wine Advocate” era convinto che Coravin rivoluzionasse il consumo dei vini di lusso rendendolo accessibile anche ai wine lovers non milionari. E in effetti la possibilità di bere qualche sorso di una bottiglia da 5-10.000 Euro senza doverla pagare tutta costituiva una grande opportunità per i veri appassionati di grandi vini, quelli che le bottiglie le bevono e non le tengono in cassaforte a solo scopo speculativo. Invece doccia fredda! Coravin esplodeva! Il congegno costa 300 $ e si basa sull’estrazione del vino attraverso un ago infilato nel tappo che pompa gas inerte Argon capace di conservare il resto del liquido in condizioni perfette…. ma rompe le bottiglie durante l’uso! 7 episodi del genere, uno a Hong Kong e il resto negli Stati Uniti fra cui un cliente che aveva il volto vicino alla bottiglia al momento dell’esplosione e ha riportato un taglio e la rottura di due denti. A maggio l’inventore Greg Lambrecht è stato costretto a ritirare questi super-cavatappi dal mercato.

Promozione del vino: meglio soli o accompagnati?

Meglio con il proprio consorzio o con Gambero Rosso, Vinitaly, Merano Wine Festival … come cambiano gli eventi del vino italiano all’estero

Gambero rosso Vini d'Italia Tokyo

Gambero rosso Vini d'Italia Tokyo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Dieci anni fa erano i consorzi a organizzare eventi all’estero per centinaia di operatori. Presentarsi tutti insieme in grandi degustazioni è stato utilissimo per aprire nuovi mercati e consolidare quelli storici. Poi sono arrivati i fondi OCM, che finanziano il 50% dei costi della promozione nei Paesi extra UE e le occasioni a disposizione delle cantine si sono moltiplicate dentro e fuori ai consorzi. Inizialmente l’obbligo di una spesa minima di 100.000€ per ogni singolo mercato estero, aveva ristretto alle grandi aziende la possibilità di usufruire singolarmente di queste risorse. Negli ultimi anni invece, sono sorte società che organizzano ATI –associazioni temporanee di impresa – fra cantine medie e piccole desiderose di effettuare azioni promozionali nello stesso Paese. Il progetto è comune ma ognuno agisce individualmente. Avviene così che una cantina può partecipare alla degustazione del Gambero Rosso in Giappone, di Vinitaly International in Cina e del proprio importatore in USA usufruendo del cofinanziamento EU esattamente come se andasse con il proprio Consorzio. Essere insieme a ottime aziende di altre regioni d’ Italia significa potersi scambiare importatori o contatti, avere la possibilità di servire tutti i vini del proprio portafoglio e non solo di una denominazione, cose che, alla fine costituiscono un vantaggio. Per questo un crescente numero di produttori diserta gli eventi consortili in favore di altre iniziative ugualmente prestigiose.  La richiesta dei grandi gruppi industriali di indirizzare su di loro i fondi OCM conferendogli il ruolo di locomotore nei mercati esteri, è forse alla base dell’attuale situazione.

I 10 lavori del vino migliori del mondo

Di nuovo da The Drinks Business e di nuovo una classifica mondiale sui lavori che trasformano la passione nel vino in una carriera brillante e remunerativa

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombin 

I dieci lavori del vino messi in una classifica intrigante e leggermente  irriverente

10° Sommelier cioè colui che seleziona i vini, organizza le scorte e il servizio nei migliori ristoranti e enoteche. La retribuzione media è 21.000 £ l’anno ma può salire anche molto se c’è il titolo di Master Sommelier. Il personaggio più noto è sicuramente Gerard Basset l’unico ad avere contemporaneamente i titoli di Master of Wine, Master Sommelier e Campione del mondo ASI (2010).
9° Assaggiatore volante. E’forse il lavoro più inconsueto: quello di selezionatore di vini per le compagnie aeree.

Sembra facile, ma in realtà le percezioni ad alta quota cambiano e quindi la selezione è basata su criteri diversi da quelli usati a terra. Ken Chase e ( a mio avviso) Markus Del Monego sono sicuramente i personaggi top a cui fare riferimento.
8° Proprietario di un grande brand. La domanda viene spontanea << solo ottavo?>> a me, il lavoro di guidare grandi compagnie del settore wine, sembra il più entusiasmante e il più difficile! In questo caso l’uomo simbolo citato da Drinks Business è il 166° uomo più ricco del mondo nella classifica Forbes e il 7° fra quelli del vino. Si tratta di Pierre Castel proprietario del Castel Groupe che viene accreditato di una fortuna di 8 miliardi di Sterline. Come dire qui voliamo proprio alto, altro che assaggiatore volante!

Salumificio Santoro, #lesantorine il salame fashion

Il Salumificio Santoro ha applicato una regola di Oscar Farinetti: fai cose buone e fallo sapere… soprattutto nel mondo social. Di Ignazio Anglani

Angela Micaela Santoro ed Adua Villa

Angela Micaela Santoro ed Adua Villa

Nella campagna di Cisternino, in un ambiente incontaminato fra muri a secco, trulli, boschi e campi, troverete il Salumificio Santoro. E’ forte il contrasto fra i colori caldi della campagna e lo stabilimento, bianco e candido per garantire la sterilità.
Producono un Capocollo di Martina Franca Presidio Slow Food straordinario, ma anche filetto lardellato, pancetta e vari salami. Per garantite l’alto livello qualitativo hanno creato la “Comunità del Suino della Valle d’Itria”. I loro salumi sono riconoscibili perché aromatizzati con vin cotto di Verdeca ed affumicati con legno di fragno. Stanno producendo anche una selezione di capocolli a lunga stagionatura ed uno lavorato con l’Es di Gianfranco Fino, che lo scorso anno era stato prodotto in soli 4 pezzi.
Conosciamo ora i produttori. Oltre a Giuseppe Santoro e Pietro Caramia nel laboratorio ci sono #lesantorine Angela e Micaela Santoro. Allegre, sorridenti, fashion e molto social.

#lesantorine 3

#lesantorine 3

Pensate che fare il salumiere sia noioso? Loro vi dimostreranno che è il lavoro più bello del mondo. Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, diceva Confucio. Se ami il tuo lavoro ed è parte integrante della tua vita sarà una passione e quindi divertente.
Angela e Micaela hanno ideato due hashtag che usano per la comunicazione: #lesantorine e #opencapocollo. Sono riportati anche su un braccialetto che regalano ai personaggi famosi, degustatori, o clienti che diventano gli ambasciatori del prodotto. Giusto per citarne alcuni: Oscar Farinetti, Luciana delle Donne, Fede&Tinto, Adua Villa, Teo Musso, Nichi Vendola, Roy Paci, ma anche ristoratori come Le Macare o Antonella Ricci e Vinod Sokar e tanti altri.

Se vuoi vivere a lungo diventa vegetariano

Una mela al giorno leva il medico di torno. I nonni lo sapevano e ora la scienza lo prova, meglio molta verdura e poca carne anche per essere meno aggressivi

Gnocchi-di-ricotta

Gnocchi-di-ricotta

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Michael Orlich della Loma Linda Univerity in California ha esaminato un campione dei 73.308 persone per cinque anni verificando che vegetariani, vegani e flexariani  hanno una mortalità leggermente più bassa dei mangiatori di carne. Una piccola percentuale dello 0,2% ma chi vorrebbe rinunciare a qualche mese di vita sana?
E dunque è vero il detto “una mela al giorno leva il medico di torno” E ora, Vanessa Ridaura dell’Università di Washington, ci fornisce anche le prove scientifiche. Oltre a contrastare un gran numero di malattie croniche la frutta e la verdura alimentano i batteri intestinali che favoriscono la buona forma fisica e soprattutto consentono di mantenersi magri. I nutrizionisti propongono 5 consumi di frutta e verdura giornalieri con particolare attenzione alla colazione. Un’abitudine che rende “sani e belli” ma che viene disattesa da 7 milioni di italiani mentre, quello del mattino, è il pasto più importante della giornata sotto il profilo nutrizionale.

I cibi che mancano di più agli italiani all’estero

Se l’italiano, poco abituato ai viaggi all’estero, infila il salame e il formaggio in valigia, nel bagaglio di chi lavora fuori c’è l’extravergine e il caffè

caffè

caffè

di Donatella Cinelli Colombini

NON TUTTI GLI ITALIANI ALL’ESTERO SI ADATTANO

Parte, un po’ di tempo fa, da Dissapore e da Berlino cacio & pepe, la ricognizione semiseria sui cibi che gli italiani all’estero rimpiangono di più. E’ vero Eataly ha portato nel mondo l’eccellenza italiana “appena fatta”. E’ vero non è più come trent’anni fa quando, dovevi fare almeno mezz’ora di strada per gustare un espresso, ora ci sono Starbucks e Hard Rock caffe dovunque.
Ma c’è chi non si adatta a nessun cambiamento e agogna la moka di casa sua.
Classici i lamenti degli studenti in Inghilterra <<mamma è tutto immangiabile, qui mettono la marmellata sull’arrosto>>. Il guaio è che il lamento continua anche in viaggio di nozze <<la pasta è sempre scotta, non vedo l’ora di tornare a casa e farmi una bella spaghettata>>. A Malta, dove i supermercati e i menù dei ristoranti, sono anche troppo pieni di gastronomia italiana ho trovato chi ha mangiato pizza tutte le sere perché il resto <<non è come da noi>>.

Sarà il cuoco il professionista più richiesto nel futuro

I più ricercati e pagati dei prossimi 5 anni saranno gli chef secondo l’autorevole US Bureau of Labour Statistics 

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

jamie-oliver

Jamie-Oliver chef UK

Laurea in medicina? No!
Specializzazione in ingegneria elettronica con master all’estero? Ma lascia perdere!
Se vuoi trovare lavoro impara a cucinare! Questo il messaggio che arriva da uno studio dell’Ente statunitense sull’occupazione. E noi italiani siamo in pole position per i 160.000 locali di ristorazione del nostro Paese per non parlare delle pasticcerie, rosticcerie, gelaterie …. ma anche per il gran numero di ristoranti italiani nel mondo e per la grande fama dei nostri piatti. Dunque, cari aspiranti chef, le cose da imparare sono due la tecnica culinaria e l’inglese.
Ma quanto guadagnano gli chef? La prima linea, quella degli stellati, tocca vertici da capogiro che si intuiscono ma non si sanno salvo i casi di società con obbligo di pubblicazione dei bilanci. Ed ecco che “Il Mondo” ci rivela il business della Carlo Cracco Investimenti: 2,7 milioni di ricavi nel 2012, con un utile di 215.000€ e un attivo di quasi 2 milioni costituito, tra l’altro da quasi 300.000 € di vino conservato in cantina. Aggiornamento … con il nuovo gastro-bistrot milanese Carlo e Camilla in segheria, Cracco ha accresciuto il suo business fino a 3,93 milioni di Euro.Mica male vero! E che dire della pubblicità delle patatine fritte con la scritta “La cucina ha bisogno di audacia”.

Pétrus il mito del Merlot perfetto

Le bottiglie di Petrus hanno un prezzo medio di 2.000€ che per le grandi annate sale fino a 68.000€. La storia breve e folgorante di un non chateau

Pétrus 1961

Pétrus 1961

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

E’ fuori da ogni classifica ma è il mito più mito del Merlot a livello mondiale e ha il prezzo massimo più alto fra i 50 vini più costosi del mondo di Wine Searcher.
Ci sono andata una sola volta durante un corso alla Facoltà di enologia dell’Università di Bordeaux e ricordo che rimasi basita per la dimensione piccola e poco monumentale. Il vigneto arrivava quasi al cancello davanti alla cantina, su un terreno piatto. Era inverno e le viti erano state appena potate, ricordo che io e gli altri corsisti ci impossessammo di alcune marze che riportammo in Italia in valigia con l’intento di avere, nei nostri vigneti, un briciolo della stella del Pomerol.

chateau-petrus

chateau-petrus

L’edificio della cantina è basso dritto e decorato con archetti, solo recentemente è stato ampliato da un refettorio progettato da Herzog & de Meuron gli architetti svizzeri dell’Allianz Arena di Monaco e del National Stadium di Beijing.
Tutto, sia la parte antica che quella moderna, è di un’austerità quasi sacrale. Così come i tini di cemento che, all’epoca della mia visita, ci sembrarono arretrati e oggi, alla luce della nuova moda di vinificatori ovoidi di cemento purissimo, ci sembrano i precursori di una modernità dalle radici antiche.
Il merlot di Pétrus sta 21 mesi in barrique nuove e poi in 54.000 bottiglie con un’etichetta retrò quasi bruttarella. Niente di più. Il mito è solo negli 11,4 ettari di vigna e in quel suo misterioso terreno argilloso e ricco di ferro che, secondo loro, si differenzia da tutte le vigne circostanti. Il dubbio sulla diversità di questo terroir viene quando scopriamo che i proprietari Moueix hanno controllano tantissimi appezzamenti intorno.

Il vino è arte e l’Expo lo dimostra

L’Expo propone il vino come esempio di estetica italiana al pari dell’alta moda, dei film da Oscar … insomma un bene culturale firmato da Italo Rota e Daverio

Expo 2015 padiglione vino

Expo 2015 padiglione vino

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Questo il concept di un’Expo 2015: una “Grande bellezza” in versione enologica che rivoluziona la percezione del vino e lo propone come arte e cultura, stile di vita e tendenza. Questo è l’entusiasmante progetto del padiglione vino voluto dal Ministro Maurizio Martina e partorito da intellettuali fuori dal coro anziché dai soliti esperti che avrebbero inevitabilmente percorso strade già note. Questa la rivoluzione di Philippe Daverio, uomo dell’anno 2014 delle Donne del vino, una rivoluzione raffinata e divertente come i suoi papillon colorati e i suoi occhiali rotondi. Enormi grappoli rosa, tubi color pistacchio che emettono odori, il vino fantasy << Pensiamo ad appuntamenti di alto livello per raccontare i personaggi italiani che hanno cambiato il modo di produrre vino nel mondo>> ha detto Martina anticipando un cartellone di eventi che intrecceranno moda, musica classica e letteratura.

Gianfranco e Simona Fino con le loro passioni… oltre l’ES

Gianfranco Fino e Simona Natale una coppia che vive ogni cosa al massimo: la vela, l’amore, l’amicizia e soprattutto il vino. Da questo nasce ES

Gianfranco Fino e Simona Natale a Merano Wine Festival

Gianfranco Fino e Simona Natale a Merano Wine Festival

Di Ignazio Anglani
La storia di questa piccola, grande realtà dell’enologia italiana inizia nel 2004 come regalo per i 40 anni di Gianfranco Fino quando acquista un piccolo vigneto di poco più di un ettaro, con piante di oltre 60 anni di età, nella zona del Primitivo di Manduria DOC. E’ qui che nasce ES… passione primordiale ed eros secondo Freud, questo vino rappresenta perfettamente il nome che porta. Da anni primeggia in tutte le classifiche dei vini italiani, un successo che nasce da un impegno totale e dall’attenzione a ogni dettaglio… vi racconto un aneddoto: un giorno, quando Gianfranco aveva ancora la vecchia imbottigliatrice, l’ho visto controllare con un piccolo laser che tutti i tappi fossero alla stessa altezza.
Gianfranco ha sempre al suo fianco la vulcanica moglie Simona con cui condivide vita, lavoro e passioni come ad esempio l’amore per la Borgogna, da cui Gianfranco ha preso l’idea di usare il massiccio cavallo di razza murgese Bruno, per arare le vigne. Per gli altri trattamenti usa un simpatico “cingolino” cioè un trattore a cingoli mignon che non compatta il terreno.

La panzanella indignata

Tradizione o innovazione? Quanto più una ricetta è semplice tanto più viene cambiata. Ecco che la più facile, la panzanella toscana, diventa un “caso” esemplare

Panzanella

Panzanella

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

C’è uno spassosissimo e super tradizionalista, articolo sulla panzanella di Francesca Romana Mezzadri nel blog “Dissapore” che vi invito a leggere. Da qui parte la riflessione sulla conservazione o la rivisitazione della cultura gastronomica locale.  Insomma del marketing turistico travestito da lezione di cucina.
Secondo me, le ricette tradizionalifanno parte dell’identità dei luoghi come il modo di dire, lo stile di vita, le feste popolari … perderle significa perdere un pezzo di memoria e di “modo di essere”. Qualcosa che la fretta del vivere e soprattutto il successo turistico rodono come tarli. Conservarle, tipo mummie nel museo, mi sembra sbagliato ma anche “rivisitarle” solo per soddisfare la creatività dello chef oppure le richieste dei clienti stranieri è altrettanto sbagliato.

panzanella di cus cus

panzanella di cus cus

Le ricette si evolvono con la civiltà umana, dopo la scoperta dell’America furono pian piano introdotti il pomodoro e la patata così come nel Novecento il brodo ha sostituito l’acqua in alcun zuppe povere. Niente di strano dunque che ci siano dei cambiamenti come espressione collettiva della comunità dove nasce una certa ricetta.

                                                                       
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