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Sfuso che passione! E i bag in box raddoppiano in USA

Pratico anche da spedire e trasportare,risparmioso e spesso anche di discreta qualità, la scatola con il vino sfuso va forte!

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

I Cesaroni nella loro rivendita di vino

I Cesaroni nella loro rivendita di vino

Il bag in box – letteralmente sacco nella scatola- è stato inventato ciquant’anni fa in Australia dal produttore Thomas Angove. Da allora si è diffuso in tutto il mondo e, in quest’ultimo periodo, anche a causa della crisi, ha un nuovo successo. Negli ultimi 5 anni le vendite in USA sono raddoppiate per cui un litro di vino su 5 è venduto in bag in box. Vince la sua praticità d’uso e di trasporto, la possibilità di berlo poco per volta senza che il vino residuo si rovini. Nielsen ha condotto un’analisi sui bag in box scoprendo che è il formato da 3 litri quello più performante e da solo vale il 3% dell’intero mercato USA del vino. E non costa neanche poco: dai 16 ai 20 Dollari.

vernissage bag in box per donna

vernissage bag in box per donna

Se consideriamo che lo sfuso italiano varca i confini al prezzo medio di 0,70€ il litro forse sarebbe il caso di fare qualche riflessione e lavorare alla qualificazione della vendita al dettaglio del vino sfuso. Non è escluso infatti che esista la possibilità commercializzare, dei vini di medio livello, in bag in box oppure attraverso le vinerie, con un rapporto qualità prezzo che li rende interessanti sia per chi produce che per chi consuma.

Francigena una via per viaggiare con l’anima

I Lions diventano supporters dei pellegrini che percorrono la storica strada da Canterbury a Roma. Consegnato il totem al Lions Club Montalcino La Fortezza

Via Francigena Totem Lions Club Montalcino La Fortezza

Via Francigena Totem Lions Club Montalcino La Fortezza

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Nel medioevo le strade romane andarono in rovina, ponti crollati, buche, frane …ben presto diventò impossibile percorrerle con i carri. Poi l’ostilità fra longobardi e i bizantini complicò la viabilità e diventò impossibile andare da Firenze a Bologna. Per questo, intorno al VIII secolo, nacque un percorso alternativo che lasciava le vie consolari a Nord di Siena e andava verso Luca traversando l’Appennino in direzione di Piacenza per poi saliva verso i valichi alpini. Si trattava di sentieri, spesso piuttosto stretti e anche non lastricati, che venivano chiamati  via Francisca, Romea o Franchigena perché portavano in Francia.

Pellegrini in cammino sulla Via Francigena

Pellegrini in cammino sulla Via Francigena

Passavano eserciti, mercanti, sovrani ma soprattutto pellegrini desiderosi di salvare l’anima con un viaggio verso la tomba di San Pietro. La prima testimonianza scritta è del 990 quando il Vescovo Sigerico andò da Cantembury a  Roma per ricevere il “pallium” segno del suo ministero. Indicò nel suo diario le 79 tappe del percorso che oggi vengono prese come indicazione per il pellegrinaggio moderno.

Mineralità tutti la vogliono e nessuna la conosce

E’ solo immaginazione o esiste davvero? La mineralità dei vini è un aroma o un sapore? E se esiste da cosa dipende? Qualche nota su una parola molto controversa

Borgogna

Borgogna

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

E’ un carattere dei vini ricercatissimo soprattutto nei mercati di lingua inglese. Minerale sembra la nuova parola magica del marketing perché ormai è una sicura chiave di successo.
Un tempo gli aromi e i gusti minerali dei vini venivano attribuiti solo ad alcuni distretti enologici tedeschi e francesi caratterizzati da una geologia molto particolare, come la valle del Reno, lo Champagne e la Borgogna. Poi, con il diffondersi della moda, i vini con “sentori minerali” sono proliferati in zone diversissime tra loro e nella maggior parte dei casi in modo inopportuno. C’è un

Valle del Reno vigneti

Valle del Reno vigneti

articolo sull’argomento di Raffaele Guzzon in “VQ Vino Vite e Qualità” e un altro di Rebecca Gibb in “Wine Searcher” che evidenziano la grande difficoltà nel dare contorni precisi alla questione. Ma i contributi recenti migliori sono del grande Attilio Scienza durante Vinitaly.
E’ complicato persino fare il punto sugli studi scientifici e sugli elementi chimici del vino a cui collegare la minaralità. I risultati sembrano ingarbugliare questa situazione già ingarbugliata.

Winery cats, i gatti delle cantine

Dopo i cani arrivano i gatti del vino, insomma gli amici a quattro zampe diventano dei complementi necessari delle cantine boutique 

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Winery cat

Winery cat

C’è un’autentica leggenda intorno ai gatti delle vinsantaie del Chianti. Nessuno li ha mai visti ma tutti raccontano di questi felini che trascorrevano tutta la loro esistenza nel buio delle soffitte proteggendo i caratelli (botticelle) di Vin Santo dai topi. In realtà sembra proprio una novella perché i luoghi più aggrediti dai famelici roditori erano le cantine e soprattutto le parti dove erano conservati salumi, formaggi, noci e altre prelibatezze. Sta di fatto che i gatti sono da secoli abitanti graditi delle case di campagna e quindi delle cantine dove nascono piccole eccellenze enologiche grazie alla cura appassionata dei produttori che risiedono li. Si tratta delle “cantine boutiques” piccole proprietà con con la casa del wine maker e intorno vigneti curati come giardini.

Consulente di viaggio- travel manager una nuova professione

Creano viaggi su misura del cliente, trovano i voli e gli alberghi più convenienti per i viaggi di lavoro … sono i nuovi consulenti del turismo

CartOrange

CartOrange

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Dieci anni fa, quando ne sentii parlare la prima volta a Rimini, al corso di laurea sul turismo, sembrava fantascienza, una figura professionale adatta solo alle multinazionali americane con manager sempre in viaggio. Poi, con l’affermarsi dei voli low cost e l’enorme crescita del turismo (nel mondo ci sono 50 milioni di viaggiatori in più ogni anno) ma soprattutto con l’affermarsi di un nuovo bisogno di destinazioni nuove e non toccate dai grandi flussi, ecco che il travel master comincia a diventare una figura richiesta anche in Italia.

I wine lover USA: molti acquisti e pochi social

expensive – wine

Il sondaggio on line del Wine Spectator apre grandi interrogativi sull’importanza dei social per chi compra e beve vini ad alto livello

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini 
Il 34% dei consumatori di vini di lusso non usa nessuna piattaforma social per informarsi sul vino, il 33% usa Facebook, solo il 13% Twitter e ancora meno (11%) preferisce le immagini di Instagram. Questo il risultato del sondaggio on line effettuato dal Wine Spectator, maggior periodico di vino del mondo.
Il potentissimo giornale americano, si rivolge all’ élite mondiale dei consumatori, usa massicciamente internet e non snobba i social, tutt’altro. Infatti l’account Twitter del Wine Spectator ha 168.000 follower ed è fatto benissimo.
Il sondaggio ci rivela un consumatore decisamente ferrato nei vini premium: il 53% compra volentieri un vino quando conosce la cantina da cui proviene, cioè non si basa solo sulla denominazione, il prezzo o il vitigno ma sceglie il brand. Addirittura il 6% compra solo vini che gli sono ben noti.

Il paradosso della scelta nel vino

Meno tipologie di vino per vendere più vino” ecco l’applicazione di una nota legge del marketing che, secondo alcuni, non funziona sulle bottiglie

bottiglie di vino

bottiglie di vino

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

L’enorme numero di etichette rischia di disincentivare gli acquisti soprattutto davanti ai sovraffollati scaffali dei supermercati

Nel mondo ci sono 6,8 milioni di bottiglie censite da Wine Searcher quindi distribuite oltre l’ambito locale. Consumandone una al giorno servono oltre 18mila anni per assaggiarle tutte. C’è da chiedersi se un così grande numero di etichette serva oppure sia decisamente dannosa. E’ questo il punto di partenza di un

Rebecca-Gibb

Rebecca-Gibb

interessantissimo articolo di Wine Searcher che vi suggerisco di leggere. La base teorica è la celebre legge del marketing chiamata “paradosso della scelta” secondo la quale l’abbondanza di opzioni deprime i consumi perché innesca la paura di sbagliare. Una regola che ha trovato numerose conferme in sperimentazioni effettuate nei supermercati: il banco con 24 barattoli di marmellata attrae di più, serve molti più assaggi ma vende meno del banco con 6 marmellate (Sheena Iyengar, Mark Lepper).

Festa di divorzio e vino da divorzio con bollicine

Con la nuova moda della festa di divorzio arriva, dal comico Jeff Wysaski, il consiglio sul vino più adatto: lo Champagne da accompagnare a una torta diversa

Vino per il divorzio

Vino per il divorzio

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La notizia arriva da “Haffpost taste” la sezione enogastronomica dell’Haffington Post il maggiore quotidiano on line al mondo che ha scovato le raccomandazioni del comico Jeff Wysaski sui vini. Avete presente le targhette lungo gli scaffali dei supermercati? Generalmente contengono il prezzo e alcune spiegazioni tecniche come il vitigno, la zona d’origine, la maturazione in botti di rovere e simili. Ebbene Jeff Wysaski ha deciso di fare una piccola rivoluzione e scriverci frasi scherzose, provocatorie e in certi casi trasgressive. Ecco il vino che vi <<garantisce una nonna di periferia ubriaca>> quello che placa l’odio <<invece di un antico rituale con il sangue dei vostri nemici, usate questo Merlot, è così intenso che satana non sentirà la differenza>>. Per festeggiare la firma del documento di divorzio consiglia uno Champagne da bere mangiando ogni sorta di cose dolci secondo la massima << cambia torta e vai avanti>>.

I super tuscan e la loro vera storia

Nati 40 anni fa come reazione alla tradizione si basano sull’uso di vitigni francesi anche in blend con il Sangiovese e sulla maturazione in barriques.

Giacomo Tachis

Giacomo Tachis

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Tignanello Sassicaia, Ornellaia … i super tuscan  nascono in un momento difficile per il Chianti quasi come l’esplosione della voglia di rinnovamento e di internazionalità. Hanno un padre geniale, l’enologo Giacomo Tachis e un talent scout James Suckling il grande assaggiatore che, in quel momento, giudicava i vini italiani per Wine Spectator.

Tignanello-e-Antinori-e-Kemp

Tignanello-e-Antinori-e-Kemp

E’ il 1944 il Marchese Incisa pianta sui suoli argillosi di Bolgheri, le viti di Cabernet e Merlot da cui nascerà il più celebre dei supertuscan: Sassicaia. Nel 1968 arriva al suo fianco Tachis. Nel 1970 suo cugino Antinori aggiunge Cabernet nel suo Tignanello. Nel 1985 nasce Ornellaia e un anno dopo Masseto.
Sono queste le star che creano la moda dei vini da tavola toscani di alto livello con un prezzo e una clientela nettamente superiori rispetto ai vini DOC della stessa regione. Modaioli, apprezzati dalla critica e dai grandi collezionisti di tutto il mondo cominciano a imporsi some esempi di raffinatezza italiana al pari di Gucci, Ferragamo e Prada.  

Per il turismo del vino The winner is ….

Drinks International premia le 8 migliori cantine turistiche del mondo. Sul podio sudafricani, portoghesi, cileni e spagnoli. Solo Zonin 2°posto per l’Italia
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Bodega Gonzàlez Byass

Bodega Gonzàlez Byass

Una giuria riunita a Londra da Drinks International era composta di PR, comunicatori e wine educators. Ha scelto nel panorama internazionale ponendo una particolare attenzione all’aspetto educativo della visita in cantina e alle esperienze gastronomiche, sportive o persino teatrali che accompagnano l’incontro con il mondo del vino. Stravincono i sudafricani e le cantine che hanno messo in campo risorse e strutture enormi. La

Spier Wine Farm

Spier Wine Farm

classifica rivela quanto contino le idee innovative e la buona organizzazione agli occhi di esperti di vino di un Paese non produttore.
Ecco i vincitori delle 8 categorie
Miglior organizzazione d’accoglienza: Viu Manent Cile questa è forse la scelta meno convincente. Il suo punto di forza sono le passeggiate a cavallo o in calesse lungo la strada nei vigneti di 37 km, offre poi una scuola del vino per giovani, shopping di artigianato locale, pranzi tipici e ovviamente degustazioni e visite guidate in cantina. Niente di stratosferico a eccezione degli equini per i quali c’è persino un centro ippico.

Robert Parker lascia le “en primeurs”

<<Troppa fatica e troppe pressioni>> dice il capo di Wine Advocate ma senza di lui l’asta dei vini di Bordeaux si sgonfia

Robert Parker

Robert Parker

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La notizia ha il suono di una bomba distruttiva per la principale denominazione francese che basa la sua filiera commerciale sui negociants (rivenditori) che comprano il vino dell’ultima vendemmia nelle aste di aprile –dette appunto en primeur– per poi rivenderlo uno o due anni dopo. Senza l’opinione di Robert Parker sui vini dell’ultima vendemmia, comprarli diventa molto ma molto più rischioso.
In realtà il periodico di Parker, Wine Advocate, manderà alle aste di Bordeaux l’espertissimo degustatore Neal Martin che già adesso giudica i vini di Borgogna, Oregon, Sud Africa, Tokaji e Madeira. Ma nessuno al mondo ha il carisma del grande Parker. Senza di lui le en primeur, diventano un coro di voci discordanti dove tutti i critici presenti dicono la loro opinione. Giudizi diversi che generano incertezza e dunque un clima poco favorevole agli investimenti che, attraverso portali come LivEx, dovrebbero arrivare da tutto il mondo. Erano infatti i rating di Robert Parker la garanzia dei futuri

Commercianti di vino a Bordeaux

Commercianti di vino a Bordeaux

guadagni soprattutto sui vini di punta, quelli dei First Growth un olimpo istituito nel 1855 di cui fanno parte Château Latour, Château Lafite Rothschild, Château Margaux, Château Haut-Brion e, dal 1973, anche Mouton Rothschild.
Già qualche scricchiolio nell’ ingranaggio delle en primeur, era percepibile qualche mese fa, quando Francois Pinault proprietario di Château Latour annunciò la decisione di lasciare le aste in anteprima

Sui ristoranti TripAdvisor batte la Michelin 525 punti a 18

Il 55% degli italiani va sul web prima di prenotare l’albergo e il 75% commenta il pernottamento. Nei ristoranti il 10% dei connazionali scrivono per protestare

Trivago

Trivago

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I nostri connazionali consultano i giudizi on line ma non si fidano più di tanto anzi <<rivendicano la necessità di un maggiore trasparenza, “basta recensioni anonime”>> ha detto Massimo Feruzzi, Amministratore Unico di JFC responsabile della ricerca sugli italiani e i siti di recensioni di alberghi e ristoranti.
Un’indagine che ribalta, almeno per gli alberghi, la convinzione che gli italiani scrivano solo proteste. In realtà la motivazione più forte è la condivisione dell’esperienza, la voglia di raccontare, insomma, di apparire autorevoli. La sorpresa è nel numero delle persone che recensisce, molto più alta del previsto. Infatti se era prevedibile il 55,1% degli italiani che consulta sempre un sito prima di decidere (1,9% mai), è del tutto inaspettato il 52% di connazionali che recensisce. I siti più consultati sui pernottamenti sono tre TripAdvisor Booking e Trivago ma il primo è decisamente una potenza: 636 punti contro 321 del secondo classificato.

Gioco d’azzardo, alcool, sprechi e milionari

Gli abruzzesi sono i più accaniti giocatori in Italia, i russi invece svettano nella classifica mondiale dei consumatori di alcool. Tante notizie curiose

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Casino

Casino

Il Rapporto Coop 2014 curato da Albino Russo fotografa, come ogni anno, la realtà italiana e internazionale con una particolare attenzione a consumi e tendenze. Lasciando le analisi davvero importanti qui mi soffermerò su alcune notizie curiose come il gioco d’azzardo. Gli italiani spendono 16 miliardi l’anno per giocare, un giro d’affari enorme dove il tradizionalissimo LOTTO vale poco o niente in confronto alle macchinette e alle lotterie.

Marinaio russo

Marinaio russo

Se spalmiamo il gioco d’azzardo sull’intera popolazione italiana otteniamo una media di 273 € pro capite, un’enormità per una popolazione in crisi come la nostra. La sorpresa arriva dalla classifica delle regioni dove la densità di giocatori è più alta: primo Abruzzo seguito da Lombardia, Lazio e Emilia Romagna. Un dato che demolisce la fama dei giocatori meridionali e soprattutto partenopei, infatti, in questa classifica, la Campania segue la Toscana ed è poco sopra la media nazionale. Ogni scommettitore rischia intorno ai 6.000€ l’anno con una perdita media di 1.100 € questo significa che la stragrande maggioranza rimette somme davvero ingenti mentre a vincere è soprattutto lo stato che mette in tasca 8 miliardi di Euro.
Altre notizie curiose riguardano il consumo di alcool nel mondo. Il popolo che ne beve di più sono i russi, seguiti dai polacchi e poi dai francesi mentre noi italiani siamo fra i più virtuosi della classifica internazionale, battuti solo dagli indiani. In termini assoluti i russi consumano una media di 15,1 litri d’alcool all’anno per ogni adulto contro gli 11 dei tedeschi e i 4,3 degli italiani. Ci sono anche altre differenze: in maggioranza i russi bevono superalcolici (51%), i tedeschi soprattutto birra (53%) e noi prevalentemente vino (66%) con risultati completamente diversi in termini di salute e rischi sociali.

Birra: le bionde si tingono di rosa, arrivano le donne

La birra sembra un mondo maschile ma in realtà nell’antico Egitto erano le donne a produrla e oggi ci sono decine di birrifici al femminile We can do it

We can do it FemAle Svezia

We can do it FemAle Svezia

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Fu una suora tedesca a capire che l’aggiunta di luppolo allungava la vita alla birra e questo consentì la produzione industriale della celebre bionda. Le donne hanno avuto un ruolo determinante nella storia della birra, compresa la dea Nin Kasi che presiedeva alla sua produzione fra i babilonesi, e oggi cominciano ad essere importanti anche nel maschilissimo mondo dei birrifici.

Meg-Gill

Meg-Gill

The Drinks business ha messo in fila le 10 migliori ribattezzandole “brewsister” sorelle birraie come usava nelle gilde medioevali.
Ce ne sono ovunque, in Australia, Gran Bretagna, Usa, Svezia…. Italia. Nascono spesso da piccolissime birrerie artigianali, negli ultimi 20 anni e nella maggior parte dei casi dopo il 2000. Tutte queste imprese hanno avuto crescite verticali nell’ordine del 20% all’anno. Le birrerie al femminile vincono premi, come Sara Barton birraia dell’anno 2012 in UK oppure le tante medaglie del birrificio The Waen Brewery di Sue Hayward. Le donne fanno la comparsa nelle stanze dei bottoni dei grandi gruppi, ad esempio Emma Gilleland è capo birraio, la prima in 179 anni, del birrificio britannico Marston e Gwen Conley è direttore di produzione della Port Brewing in California oltre che reputatissimo assaggiatore di birra. Si tratta sempre di storie coraggiose, donna è la più giovane birraia degli Stati Uniti, Meg Gill oppure Kim Jordan CEO del terzo birrificio artigianale USA in ordine di grandezza, la New Belgium Brewing Company.

The most powerfull chi conta davvero nel mondo

Gli uomini e le donne più potenti del mondo secondo Forbes: politici, imprenditori ma anche Lay Gaga, i capi di Google e il califfo dell’ISIS

Vladimir Putin

Vladimir Putin

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Per Forbes l’uomo più potente del mondo è Vladimir Pitin, per il secondo anno di seguito sul gradino più alto. Una scelta che gli analisti di Forbes spiegano con una frase durissima << Russia looks more and more like an energy-rich, nuclear-tipped rogue state with an undisputed, unpredictable and unaccountable head unconstrained by world opinion in pursuit of its goals>> la Russia è sempre più uno stato canaglia ricco di risorse energetiche e con il nucleare, Ha un capo indiscusso, imprevedibile, incomprensibile e insensibile all’opinione pubblica mondiale nel perseguimento dei suoi obiettivi. In altre parole è il più potente perché è uno Zar con in mano un potere decisionale assoluto. Mamma mia!
Nei TOP 10 del mondo troviamo nell’ordine Barack Obama, il leader cinese Xi Jinpig, Papa Francesco vero leader etico del nostro tempo e poi Angela Merkel, Janet Yellen,

Obama-family

Obama-family

l’uomo più ricco d’America Bill Ghates, l’unico italiano in tutta la lista Mario Draghi, Sergey Brin e Larry Page entrambi di Google il più influente creatore di opinioni dell’era digitale.
Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato califfo a capo dell’ISIS è al 54° posto e poco più avanti troviamo l’unico nome collegato al vino europeo Bernard Arnault della multinazionale del lusso LVMH con 60 brand del calibro di Bulgari, Fendi  e Dom Perignon.
Fra le donne la numero uno è Anghela Merkel seguita da Janet Yellen Chair della Federal Reserve, la più importante banca centrale del mondo e da Melinda Gates che, insieme al marito sta svolgendo una colossale opera filantropica in favore dei più poveri del mondo.

                                                                       
Cinelli Colombini
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