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I millennials rivoluzionano le degustazioni di vino

Napa è il passato, l’Oregon il futuro. La degustazione sacrale in cornici dorate è finita, oggi piacciono le esperienze divertenti, informali e formative

 

Wine-Experience-degustazione-New-York

Wine-Experience-degustazione-New-York

Di Donatella Cinelli Colombini

Ricordate le Mercedes nere con autista che portavano i clienti vip nelle cantine per assaggiare in anteprima e in situazioni esclusive e scintillanti? Dalla California arriva la notizia <<It’s over!>> <<E’ un mondo finito>>.

<<The typical wine tasting has changed as our relationship to wine has changed>> <<La tipica degustazione è cambiata così come la nostra relazione con il vino>>, ha detto a Kathleen Willcox di Wine Searcher l’esperto di tendenze vinicole Daniel Levine. Le degustazioni tradizionali sono troppo ovvie. Il vino è infatti una delle prime cose di cui gli americani sono diventati intenditori ma non è più l’unica, ora sono assaggiatori di caffè, cioccolato, birra artigianale

 

Oregon nuova star dell’enoturismo

Napa-Valley-Opus-One-ViolanteGardini

Napa-Valley-Opus-One-ViolanteGardini

La zona del nuovo turismo del vino è l’Oregon: stile più informale e rilassato, incontro con i produttori, ambienti autentici del lavoro agricolo. Insieme ci sono location più sofisticate ma sempre uno stile più orientato a offrire ai turisti esperienze vere, divertenti e formative. La parola chiave sembra essere “interattività” perché i wine lovers millennials chiedono seminari in cui imparare spensieratamente, così come esperienze partecipate, tipo la lezione di yoga nella vigna seguita da un buon calice. Ma tutto arriva in internet un minuto dopo.

 

Flussi e business del turismo del vino

Numeri da capogiro: fino a 800 persone in un solo giorno e dai 250.000 ai 300.000 turisti del vino all’anno nelle cantine più organizzate.
Anche le regioni vinicole meno reputate stanno salendo sul treno dell’enoturismo esperienziale. In Pennsylvania, le visite in cantina sono aumentate del 34% negli ultimi anni grazie a una varietà di proposte che vanno dalla “degustazione con delitto” alle torte al cioccolato e naturalmente allo yoga. Alla fine, mentre il business enoturistico calava a Napa, l’Oregon, nell’arco di tre anni, lo raddoppiava portandolo a 787 milioni di Dollari (studio condotto dalla Oregon Wine Board). E’ anche vero che il cambio del gusto dei consumatori verso vini meno alcolici e più fruttati ha favorito i Pinot Noir dell’Oregon rispetto ai poderosi rossi californiani, i cui produttori, tuttavia, non si danno per vinti.

Sommelier millennials rivoluzionari

Più donne, più social, più multietnico, più manager, più ardito negli abbinamenti, più scopritore e intrattenitore … ecco i sommelier millennials

 

Sommelier millennials: Cha McCoy

Sommelier millennials: Cha McCoy

Di Donatella Cinelli Colombini

 

LO STEREOTIPO DEL SOMMELIER

Qual è lo stereotipo del sommelier? L’uomo in completo blu che si avvicina ai tavoli del ristorante per illustrare la carta dei vini e aiutare la scelta del cliente, per poi servire la bottiglia, come in una specie di rito fatto di calici da avvinare, decanter, stappatura, glacette e qualche volta la trasmissione di una briciola del loro sapere,<<ho visitato la cantina cinque anni fa e ho visto le botti centenarie, dove maturano il loro Riesling alsaziano …. >>.
Cose che rimarranno per sempre ma non bastano più.
Facendo un passo indietro con l’aiuto dell’interessantissimo articolo di Kathleen Willcox, pubblicato su Wine Searcher, percorriamo la strada che ha portato i sommelier da trasportatori di vino sulle bestie da soma a detentori di un titolo legalmente riconosciuto: Union des Sommeliers fondata nel 1907 in Francia, Associazione Italiana Sommelier creata in Italia nel 1965, nel Regno Unito inizia i suoi corsi, nel 1969 il Wine & Spirit Education Trust e, nel 1977, nasce la Court of Master Sommeliers (CMS). Quest’ultimo rappresenta il livello più alto di qualificazione dei Sommelier e riunisce 273 membri.

 

SOMMELIER MANAGER DI RISTORANTI

Sommelier millennials

Sommelier millennials

Contemporaneamente alla crescita numerica e qualitativa dei sommelier la ristorazione internazionale ha visto la crisi degli chef stellati, che stanno chiudendo i loro locali, e l’apparire di una nuova figura che riunisce le competenze del direttore generale e del sommelier. In effetti moltissimi ristoranti americani hanno un sommelier come direttore.

 

SOMMELIER TALENT SCOUT DEL VINO

Oltre a questa nuova veste che richiede cognizioni di management, amministrazione e comunicazione degne di un laureato in economica gestionale, i sommelier devono svolgere una nuova funzione, quella di esploratori.

 Devono consigliare abbinamenti inconsueti e creare l’occasione di vere esperienze gastronomiche.

 

Cosa determina il prezzo dei vini milionari?

Il prezzo delle bottiglie più care non dipende dal vino, ma dal loro prestigio e dal possibile utilizzo a fini speculativi. Un mercato che passa dalle aste

 

Valore dei vini milionari: Penfolds - Cabernet Sauvignon - The most Expensive Wine in the World

Valore dei vini milionari: Penfolds – Cabernet Sauvignon – The most Expensive Wine in the World

di Donatella Cinelli Colombini

Ovviamente produrre un vino da 10€ costa meno che produrre un vino da 100€, osserva Claire Adamson nel suo bellissimo articolo di Wine Searcher, ma <<is there such a big gap between a $100 wine and a $100,000 wine? >>, c’è un divario così grande tra un vino da $ 100 e un vino da $ 100.000?

 

COSTO DI PRODUZIONE O PRESTIGIO?

Evidentemente no, non è il costo di produzione l’origine dei vertiginosi prezzi di certe bottiglie. Le ragioni che fanno salire i prezzi alle stelle sono principalmente due: il prestigio e l’appetibilità per i collezionisti che comprano per investimento, a queste caratteristiche si aggiungono l’età, la rarità e il fascino di certe bottiglie.
Quindi non è il vino in sé ad essere costosissimo quanto il mito che gli viene costruito intorno.

 

Ornellaia - vendemmia d'artista, la rarità come valore

Ornellaia – vendemmia d’artista, la rarità come valore

PREZZO, LISTE D’ATTESA E ASTE

Prima di tutto il prezzo: quando Penfolds ha proposto una serie di bottiglie a 168.000$ l’una, la notizia ha fatto il giro del mondo.

Le liste d’attesa fanno parte della costruzione del mito: chi vuole comprare 3 bottiglie di Screaming Eagle deve iscriversi a una lista d’attesa con 5.000 clienti davanti e aspettare parecchi anni.
Altro strumento per creare il prestigio dei vini milionari sono le aste: i vini battuti a prezzi molto elevati acquistano importanza agli occhi degli investitori che poi sono disposti a pagarli sempre di più trasformandoli in leggende. Anche le aste benefiche servono allo scopo persino quando i prezzi delle bottiglie seguono la logica della charity e non del valore. E’ rimasto celebre un episodio del 2014, durante l’asta benefica di Napa quando una bottiglia di rosè Sine Qua 1995 fu battuta a 42.780 $ diventando il rosato più caro mai venduto al mondo benché probabilmente la bottiglia fosse già ossidata.

 

Le tre vite dello Champagne e dello Spumante

La maturazione del vino base, l’affinamento sui lieviti e il periodo dopo la sboccatura non fanno una somma ma una magia variabile in cui cercare la finezza

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Fattoria del Colle

Molto spesso pensiamo allo Champagne o allo Spumante come se avesse una sola vita, come se il suo processo di invecchiamento fosse una somma di segmenti diversi; invece non è così perché la sboccatura è come un’operazione di reset che fa iniziare una nuova vita.
Il delizioso articolo di Margaret Rand pubblicato su Wine Searcher ci guida alla scoperta dei misteri di un vino che, come i gatti, ha più di una vita.

krug-champagne

Krug-Champagne

PRIMA VITA -BASE SPUMANTE

La prima è quella della “base spumante” cioè il vino bianco o rosè che verrà imbottigliato. Proprio in questo momento inizia la seconda vita. I lieviti che dormono sul fondo della bottiglia hanno un processo di autodistruzione grazie ai loro stessi enzimi.

SECONDA VITA -CON I LIEVITI

E’ questo che conferisce al vino quel delizioso profumo di crosta di pane. <<The yeasts gently fall to the bottom of the bottle and lie there, inert. If they knew how useful they are in death they’d demand a pay rise>>ossia <<se i lieviti sapessero quanto sono utili chiederebbero un aumento di stipendio>> commenta divertita la Rand.

Gli amminoacidi (peptidi, glucani, nucleotidi, nucleosidi e mannoproteine) prodotti dall’autolisi dei lieviti rimangono nel vino anche dopo la sboccatura e sono all’origine della finezza dello Champagne ma richiedono tempo. Dopo 18 mesi cominciano ad essere avvertibili ma dopo 5 anni sono piccoli capolavori.

Produttori evitate le critiche sui vostri stessi vini

Frequente errore dei produttori italiani: dire male dei colleghi, della denominazione e del territorio, presentare con supponenza i propri vini più semplici

rosati-una-tipologia-di-tendenza-da-guardare-con-rispetto

rosati-una-tipologia-di-tendenza-da-guardare-con-rispetto

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Cominciamo con una storia molto strana raccontata da W. Blake Gray su Wine Sercher. Il giornalista era andato sul Lago di Garda con un press tour organizzato dal Consorzio del Bardolino e si è trovato di fronte a un atteggiamento quasi distruttivo nei confronti del nuovo rosè da parte dei suoi stessi produttori. Una situazione talmente paradossale da sbalordire. <<In Italy, rosé is seen as a girly wine. Men drink red>>, in Italia i rosati sono vini da donne. Gli uomini bevono rosso, ha dichiarato Paolo Antonaci, export manager di Monte Del Frá.

rosati-italiani-vini-che-i-produttori-devono-imparare-a-valorizzare

rosati-italiani-vini-che-i-produttori-devono-imparare-a-valorizzare

Facciamo un passo indietro: con il nome Bardolino vengono prodotti un rosso leggero e il Chiaretto, che è un rosato secco. Entrambi partono dalle stesse uve dell’Amarone: Corvina a volte aggiunta di piccole quantità di Rondinella e Molinara. Dopo anni di declino del Bardolino, nel 2014 il consorzio decise di puntare sulla nuova moda dei rosè spingendo i produttori a ispirarsi allo stile provenzale con il risultato che ormai quasi la metà del Bardolino è prodotta nella tipologia rosato Chiaretto e in un prossimo futuro il 75% sarà rosè.

Come trasformare premi e buoni punteggi in business

Tempo di guide e di concorsi enologici, WineMeridian ci regala 8 consigli per trasformare i buoni giudizi in business: comunicazione, eventi, packaging

Wine Spectator Wine Advocate Brunello 2010 Riserva DonatellaCinell Colombini

Wine Spectator Wine Advocate Brunello 2010 Riserva DonatellaCinell Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne
La prima cosa da considerare è che se il produttore è il solo a sapere del premio ricevuto, questo rimane una cosa priva, piacevole ma ininfluente. Perché gli score dei grandi giornali del vino, i premi delle guide oppure dei concorsi enologici abbiano effetti positivi sul business, bisogna che importatori e clienti lo sappiano. Non basta che il punteggio sia pubblicato nelle pagine del Wine Spectator oppure nella guida o nei comunicati stampa del concorso.

WINE SPECTATOR WINE ADVOCATE

WINE SPECTATOR WINE ADVOCATE

Qui di seguito elenco gli 8 punti pubblicati da WineMaridian rimandando al testo originale per chi volesse approfondire l’argomento
1) Avere un blog e pubblicarci la notizia illustrandola con aneddoti, foto e video
2) Postare la notizia su Facebook, Twitter e Instagram con un linguaggio adatto a ogni singolo canale social e puntando molto sulle immagini. Usare bene le parole chiave e gli hashtag.
3) Creare degli elementi espositivi ben visibili: targhette, cartelli, espositori e pendagli da mettere al collo delle bottiglie.

Arriva la marijuana con denominazione di origine

Dopo la liberalizzazione la California studia un sistema simile alle Doc per la coltivazione di cannabis che nel 2021 darà la marijuana con denominazione

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Marijuana-con-denominazione-di-origine

di Donatella Cinelli Colombini

Che succede se mescoliamo alcool e cannabis? Marijuana e vino sono rivali o possibili alleati? C’è un numero crescente di cantine con progetti sulla cannabis e soprattutto quello enorme di Costellation
BEVANDE CON CANNABIS RICERCATE ON LINE
La liberalizzazione del cannabis-marijuana in molti Paesi del mondo ha aperto la strada alla preparazione di infusi a base di vino o di altre sostanze. Dal lato dei consumatori c’è un grande interesse, il risultato è che un quarto delle ricerche su Wine-Searcher riguardano bevande con questo mix all’interno e stanno emergendo prodotti

cannabis-assenzio

cannabis-assenzio

come Rodnik’s Assenzio di cannabis spagnolo. Insomma sta facendo la sua ricomparsa anche la Fée Verte “Fata verde” amata dagli artisti bohemien, un distillato ad alta gradazione dal profumo di anice che ebbe una gran fama alla fine dell’Ottocento e ancora oggi rimane legata al ricordo dei complicati riti dei pittori parigini. C’è da immaginarsi che l’effetto congiunto di marijuana e assenzio sia qualcosa di davvero potente.
Il guaio è che non si tratta dell’unico caso.
Un’altra bevanda che attira molta attenzione da parte dei consumatori al punto da far crescere velocemente il numero di ricerche su Wine-Searcher è molto più pesante: la vodka di cocaina e liquirizia della Repubblica Ceca di Hill’s lanciata sul mercato alla fine 2016.

I 10 vini migliori del mondo

Le bottiglie della Grande Dame della Borgogna Lalou Bize-Leroy sbancano la classifica dei 10 vini migliori del mondo a parere della grande critica del vino

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Chi si stupisce leggendo questo titolo ha diritto a una spiegazione, si tratta dei 10 vini che hanno il punteggio medio migliore sommando i giudizi dei critici più influenti del mondo. Quasi come alle Olimpiadi quando la medaglia d’oro del pattinaggio artistico, della ginnastica o dei tuffi è assegnata da una giuria internazionale. Ogni giudice esprime il suo giudizio che viene sommato a quello degli altri e il totale decreta chi sale sul podio.
Nel vino questa sorta di Olimpiade è organizzata da Wine Searcher che ha messo insieme il punteggio aggregato di tutti i vini del suo immenso database che proviene da 90.887 rivendite di tutto il mondo. Alla fine i 10 vini migliori del mondo sono qui sotto ed hanno una regina assoluta Lalou Bize-Leroy. Una specie di asso piglia tutto come i mostri sacri dello sport Usain Bolt nella corsa, Simone Biles nella ginnastica oppure PyeongChang nel pattinaggio.

10-vini-migliori-del-mondo-Screaming-Eagle

10-vini-migliori-del-mondo-Screaming-Eagle

1 – Domaine Leroy Chambertin Grand Cru, Côte de Nuits. Domaine Leroy è stato fondato nel 1988 ed è una delle più belle tenute della Borgogna, la sua proprietaria Lalou Bize-Leroy è la Grande Dame del vino francese, forse la donna del vino più straordinaria del mondo. Lalou è una sostenitrice della biodinamica e della vita nei vigneti. Ha 85 anni ed è un autentico genio dell’enologia e del marketing. Il suo Chambertin Grand Cru ha un punteggio medio di 97 punti e costa 4.426$.
2- Leroy Domaine d’Auvenay Chevalier-Montrachet Grand Cru, Côte de Beaune. Ancora un vino firmato da Lalou Bize-Leroy, proveniente dalla tenuta che inizialmente era gestita dal marito, Marcel Bize, scomparso nel 2004, dove ancora oggi Lalou risiede. Il punteggio medio è solo leggermente più basso del precedente 96,7 ma il prezzo medio è più alto 5.500 $ perché la produzione è piccolissima.

Guigal e Chaputier i miti della Valle del Rodano

Chi dice Syrah pensa alla Côte du Rhône, a Guigal e Chaputier come chi dice Chiraz pensa all’Austalia e Penfolds. Ecco il patriarca del Syrah

Guigal

Guigal

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Pensando alla Valle del Rodano e ai suoi stupendi Syrah vengono subito in mente due nomi: Chapoutier e Guigal. Il primo è riuscito a un’impresa che tutti gli invidiano 9 vini della stessa annata con 100 centesimi da Robert Parker-Wine Advocate. Mamma mia! Chaputier è una specie di icona della naturalezza nel vigneto, un genio guidato dall’idea visionaria del perfetto equilibrio fra ambiente e qualità del vino. Oggi il marchio Chaputier abbraccia un impero colossale con vigneti in tre zone della Francia, in Portogallo e Australia.

Guigal-La-Mouline

Guigal-La-Mouline

Ma fra i vini con più “centoni” nel rating di Robert Parker, il campione assoluto è La Mouline” Côte-Rôtie di Guigal. Ha ottenuto 100 centesimi 31 volte e continua. I vigneti sono celebrati secoli e ricordano le risaie tale è l’intrico di muretti che sorreggono la poca terra dove crescono le viti. La collina è ripidissima e esposta al sole infatti Cote Rotie significa letteralmente parete arrostita.

Gli intoccabili del vino

Gli intoccabili del vino sono quei brand che ottengono oltre 95/100 in qualunque annata solo perché hanno una reputazione monumentale

Gli-intoccabili-del-vino-Chateau-Ausone

Gli-intoccabili-del-vino-Chateau-Ausone

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Ecco i nomi dei 13 intoccabili del vino che gli esperti premiano con punteggi altissimi in tutte le vendemmie solo perché criticarli fa sembrare l’assaggiatore incompetente o alla ricerca di visibilità in un coro dove le voci ripetono tutte la stessa melodia.
Angelus
Ausone
Cheval-Blanc
Haut-Brion
Lafite
• Lafleur
• Latour
• Le Pin
• Margaux
• Mission Haut Brion
• Mouton Rothschild
• Petrus
• Yquem

Intoccabili-del-vino-Chateau-Cheval-Blanc

Intoccabili-del-vino-Chateau-Cheval-Blanc

L’articolo è di Wine Searcher firmato da Oliver Styles ed è davvero spassoso anche se non arriva all’effetto del bambino che grida <<il re è nudo>> perché tutti siamo ben consapevoli che esiste una scala di valori consolidata e un business esteso in mezzo mondo che ha tutto l’interesse a mantenere le cose come stanno. Del resto chi visita il vigneto bordolese ha una chiara percezione della valanga di denaro spesa in vigneti coltivati con i cavalli, tini, pompe, consulenti …. E tutto quello che serve per trasformare un grande vino in un’eccellenza inarrivabile sotto il profilo dell’immagine e della qualità intrinseca.

Tappi di sughero e ossidazione del vino

Forse i tappi di sughero sono più magici di quanto sembra e cambiano nel tempo preservando il vino. L’Università di UC Davis li testerà per 100 anni

 

Tappo in sughero - Fattoria del Colle - Infernotto del Brunello

Tappo in sughero – Fattoria del Colle – Infernotto del Brunello antiquario

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Un esperimento che forse durerà più della vita umana sulla terra>> ha commentato W. Blake Gray raccontando su Wine searcher la ricerca in atto nella più grande università statunitense d’agricoltura, la mitica UC Davis che sforna gran parte dei migliori enologi a stelle e strisce.
Fare un esperimento che dura 100 anni è infatti qualcosa di difficile da capire nella nostra società basata sulla velocità e sull’oggi. Ricorda piuttosto l’empirismo settecentesco ma forse proprio per questo, si adatta allo studio di un tipo di chiusura che, proprio nel XVIII secolo, perfezionò i suoi caratteri: il tappo sulle bottiglie di vetro contenenti vino.

 

L’ESPERIMENTO DEI TAPPI DI SUGHERO

L’esperimento parte da un mistero: come mai l’ossigeno che penetra attraverso il tappo in sughero nella misura di un milligrammo per anno non ossida il vino?

Tappo in sughero e vino di antiquariato

Tappo in sughero e vino di antiquariato

Potremmo pensare che sia l’anidride solforosa immessa all’atto dell’imbottigliamento (generalmente 20-25 milligrammi per litro) che protegge il vino ma è proprio l’ossigeno che la consuma nell’arco di 5-6 anni e quindi dopo 10 anni o oltre niente difende il nettare di bacco, come ha spiegato il professor Andrew Waterhouse, autore dell’ardito progetto di ricerca sui tappi in sughero e l’ossidazione del vino.
Waterhouse ha una teoria per spiegare perché le bottiglie di 50 o 60 anni siano ancora bevibili contro ogni logica di chimica enologica; secondo lui anche il sughero si modifica diventando impermeabile all’ossigeno.

Bottiglie che rendono: i migliori vini da investimento

Chi pensa che le bottiglie capaci di moltiplicare i loro valore siano solo quelle più famose sbaglia. I migliori vini da investimento costano meno di 150€

 

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Vini da investimento Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I cinque vini che hanno fatto guadagnare di più i collezionisti che li tengono in cantina, sono stati acquistati a cifre decisamente abbordabili e molti sono davvero sorprendenti. Chi si aspetta di trovare in questa lista i più famosi Borgogna, Bordeaux o California rimarrà deluso. C’è tuttavia un elemento che accomuna tutte le 5 bottiglie che hanno moltiplicato il loro prezzo: un ottimo giudizio da parte di WineAdvocate-Robert Parker. Anzi, se c’è un consiglio che è giusto dare a chi vuole investire, è quello di tenere d’occhio i rating del famoso critico americano e investire velocemente sui vini premiati.
La lista dei migliori 5 vini da investimento è ottenuta dall’analisi degli ultimi 5 anni ed commentata in un delizioso articolo di Don Kavanagh. I prezzi sono quelli registrati nell’enorme data base di Wine Searcher che riceve i cataloghi di 90.161 rivendite di tutto il modo. Incrociare i prezzi del 2011 e quelli odierni escludendo le special edition in pochi esemplari, deve essere stato un lavoro di alta ingegneria ma alla fine ha selezionato i 5 campioni di guadagni.

In effetti, il vino ha dato rendimenti superiori a immobili, oro … e solo la moneta elettronica Bitcoin ha fatto meglio. Ma, rispetto alla finanza, come diceva Gianni Agnelli <<preferisco il vino perché nella peggiore delle ipotesi, lo bevo>>.

 

Vini da investimento Alto Moncayo Garnacha

Vini da investimento Alto Moncayo Garnacha

LA LISTA DEI TOP 5

 

N° 1 – 2010 Peter Michael Ma Danseuse Pinot Noir, Sonoma Coast. Alla sua seconda vendemmia questo vino ha ottenuto 100/100 da Robert Parker e il suo prezzo è schizzato da 124 a 552 Dollari.

Il sapore del vino ha un prezzo?

Quanto il valore o la fama influenzano la percezione di un vino? Molto, chi si aspetta alta qualità la percepisce coi sensi anche quando non c’è

Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La risposta è si, il sapore del vino ha un prezzo. O meglio il prezzo da al vino un sapore più buono. Il Professor Vincenzo Russo della IULM ha recentemente spiegato, in un articolo pubblicato in Trebicchieri, cosa succede alle aree del cervello deputata alla gradevolezza e al piacere sensoriale – la Corteccia OrbitoFrontale e la Corteccia Prefrontale Ventromediale – quando beviamo un vino molto costoso aspettandoci che sia anche buono. Controllando con la risonanza magnetica queste due aree è rilevabile un’ attività nettamente superiore rispetto a quando viene assaggiato un vino con minori

Chateau-Lafite-Rothschild

Chateau-Lafite-Rothschild

aspettative. Ecco che la comunicazione, e quindi anche il prezzo, è in grado di far percepire il vino in modo completamente diverso. Chi assaggia ha sinceramente una sensazione migliore ma essa non dipende dai sensi bensì dal cervello.
A queste considerazioni scientifiche aggiungerei quelle di Oliver Styles in uno spassosissimo articolo di Wine Searcher intitolato appunto <<Can money buy taste>>. Il punto di partenza è la critica al Primo Ministro britannico Theresa May da parte del giornalista russo Dmitry Kiselev <<She didn’t pick up her glass by the stem, as is common practice in respectable society>> per non saper tenere in mano un bicchiere di vino dallo stelo come fanno le persone civili. I formali sudditi di Sua Maestà, si sono sentiti punti nel vino, perché << if you’re British, claret runs in your veins>> se sei inglese nelle tue vene scorrono i vini di Bordeaux. Ma le riflessioni che seguono a questa prima schermaglia politico-nazionalista, sono davvero interessanti.

I 6 Chardonnay più ricercati del mondo

Dici Chardonnay e pensi alla Francia e invece le bottiglie più ricercate vengono tutte dall’emisfero Sud: Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Chianti Superiore, Fattoria del Colle
E’ il vitigno bianco più internazionalizzato e forse più globalizzato. Lo trovate ovunque e, anche se molti lo criticano, non sembra passare mai di moda. Il più famoso è sicuramente lo Chablis della Borgogna ma fra i sei Chardonnay che attraggono maggiormente l’attenzione dei wine lovers, cioè fra quelli più ricercati nell’enorme portale Wine-Searcher, con 90.621 wine merchants listati in tutto il mondo, non c’è neanche uno Chablis. C’è invece una presenza massiccia dell’emisfero Sud con Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia.

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

C’è da chiedersi il perché di una simile scelta visto che su altre tipologie, per esempio il Brunello, la curiosità dei wine lover si è indirizzata sulle bottiglie più rare e costose. E’ un segno dell’emergere di un nuovo stile più giovane?
Ma ecco la sorprendente lista proposta da Wine-Searcher best value
1) Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa. Ho visitato la cantina Thelema alcuni anni fa. Il suo proprietario e enologo Gyles Webb è una specie di istituzione in Sud Africa e ha trasferito in questa cantina la sua passione per la Borgogna. Ha infatti abbandonato la sua carriera amministrativa a Durban dopo essersi innamorato di un Puligny-Montrachet. Da questa azienda ne è poi nata un’altra quasi accanto, più innovativa e ambiziosa che si chiama Tokara ma non ha oscurato la stella di Thelema.

Si fa presto a dire organico attenti alle parole

Biologico, organico, da uve biologiche, biodinamico, naturale ….. tante parole e anche leggi diverse confondono i consumatori

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

organico-biologico-termini-simili-ma-non-uguali

Di Donatella Cinelli Colombini

Per orientarci fra termini, norme e differenze, a livello internazionale, ci facciamo guidare da Tom Jarvis e dal suo articolo su Wine Searcher per capire nel dettaglio tutta la questione che è molto più complicata e controversa di come appare a prima vista. Per esempio molti traducono biologico con “organic” ma in realtà le due parole indicano cose diverse.

VINO BIOLOGICO E ORGANICO

Vino biologico è regolamentato sua dall’Unione Europea che negli USA. Da noi la legge ha inizialmente regolato la coltivazione della vigna e poi si è estesa anche alla cantina. Per questo un tempo esistevano “Vini da uve biologiche” mentre dopo il nuovo

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

uva-organica-biologica-Montalcino-Casato-Prime-Donne

regolamento del 2012 ci sono solo “vini biologici” cioè prodotti secondo precise regole sia in vigna che in cantina. Fra queste norme c’è l’uso dei solfiti limitatamente a 100 parti per milione per i rossi e 150 per bianchi e rosati. La confusione nasce dal fatto che i vini organici USA non contengono solfiti aggiunti mentre possono ancora usare la dizione “Vini da uve organichebiologiche” quando solo la coltivazione della vigna è fatta secondo il protocollo di legge che limita l’uso della chimica.
Un garbuglio normativo e terminologico che ha spinto molti produttori europei contrari all’aggiunta di solfiti nel vino a usare il termine “vini naturali”
CERTIFICAZIONE
E’ il controllo del vino biologico viene fatto da 300 società esterne alle cantine e non tutte di assoluta affidabilità. La certificazione serve a dimostrare che la produzione sia fatta secondo i regolamenti approvati dagli stati.

                                                                       
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