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Covid: cantine e ristoranti chi vince e chi perde

Le vendite del vino crescono ma i bilanci delle piccole cantine no. Il covid porterà le piccole imprese del vino e di ristorazione a vendersi a quelle grandi?

 

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una soluzione al problema di cui vi sto per parlare: trasformare i ristoranti in luoghi di scoperta enologica e gastronomica dando nuove prospettive alle piccole cantine e agli artigiani del gusto del loro territorio. E’ un sogno? No è un’opportunità per tutti.

 

COME CAMBIA L’ACQUISTO E IL CONSUMO DEL VINO CON IL COVID

In USA, i consumatori comprano più bottiglie (57%) e le grandi cantine conquistano più quote di mercato a scapito di quelle piccole che registrano cali di business.
Gli studi della Sonoma State University diffusi da Wine Searcher riguardano gli USA ma assomigliano molto a ciò che sento dire dai produttori italiani.
Tornando alle analisi condotte sugli Stati Uniti, il primo dato è l’aumento di prezzo del vino acquistato dalle rivendite. Parliamo di soli 0,70 Dollari ma, vista la situazione economica generale, è un dato che colpisce, come colpisce che il segmento di bottiglie più vendute sia quello fra 20 e 25 $.
I consumatori comprano vini più cari e le bottiglie premium si spostano in casa? Forse si.

 

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-e-LeoneRosso

Ristorazione-vino-e-covid-come-cambiano-e-come-potrebbero-cambiare-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-e-LeoneRosso

ON LINE E DELIVERY ECCO DOVE IL COVID HA DATO UN’ACCELERATA

Infatti il vino acquistato on line direttamente in cantina è molto aumentato in volume. Ma il prezzo medio è sceso di 10$ rispetto allo scorso anno e le etichette sopra i 150$ sono diventate invendibili.
Altro elemento importante: le piccole aziende si sono trovate in difficoltà anche su questo canale commerciale e stanno aumentando il loro magazzino.
Tutto lascia supporre l’acquisizione di grosse fette di mercato da parte dei grandi brand del vino, mentre le piccole cantine arrancano per la loro minore visibilità on line e negli scaffali di vendita.
Secondo gli esperti, gli americani hanno avuto più reddito disponibile durante la pandemia forse perché costretti ad una vita più casalinga, questo ha fatto crescere gli acquisti e, per alcuni generi come lo Champagne si prospetta un periodo particolarmente florido. Meno rosee le prospettive per i ristoranti che avranno difficoltà a ricaricare il vino come facevano prima perché i clienti si sono ormai abituati a comprarlo in rete e sanno il prezzo delle bottiglie.

 

I vini delle celebrità sono un’opportunità per cambiare

I vini delle celebrità potrebbero rivoluzionare il modo di parlare di vino da parte dei critics: puntando ad arricchire l’esperienza di chi assaggia

 

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini

L’ultima è Cameron Diaz che insieme alla sua amica Katherine Power ha iniziato a produrre vino naturale scatenando un autentico putiferio nei social media fra i puristi che l’accusano di sfruttare la moda del vino super bio, i wine lover tradizionalisti che sono contro i vini naturali e tutti che si lamentano per le celebrità che usano la loro fama per vendere le bottiglie.

 

VINI DELLE CELEBRITA’ PERCHE’ USANO IL LORO NOME PER VENDERE BOTTIGLIE

In realtà la presenza di attori, sportivi e in genere personaggi noti, fra i produttori è un’opportunità che avvantaggia tutte le cantine della stessa denominazione, specialmente se la DOC-DOCG è famosa. Basta pensare all’effetto tonico di Chateau Miraval per il rosè francese e soprattutto per quelli della Provenza grazie all’acquisto da parte di Brad Pitt e Angelina Jolie che si sono sposati proprio lì nel 2014.

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Un articolo molto stimolante scritto da Oliver Styles per Wine Searcher ci sollecita a guardare i vini delle celebrità da un nuovo punto di vista: prima di tutto è impossibile evitare che i VIP famosi investano in un settore dove i valori sono in crescita come quello dei vigneti. Hanno soldi e voglia di diversificare il loro patrimonio, quindi lo fanno e lo faranno sempre di più.

 

I VINI DEI FAMOSI SONO SPESSO ROSATI

L’elenco è lunghissimo: Sarah Jessica Parker in Nuova Zelanda, poi c’è il gruppone dei produttori di rosato: Post Malone, Jon Bon Jovi, John Malkovic, Sam Neill e Jay-Z …. Perchè il rosato è una tipologia in crescita e quindi promette maggiore speculazione sul valore investito.
L’invasione del mondo del vino da parte delle celebrities nasce quindi da motivi economici e crescerà perché il nome del proprietario spinge la vendita delle bottiglie. Per i super VIP è un modo per sfruttare il proprio nome: i vini, infatti, non vengono comprati per la qualità intrinseca, anzi il giudizio dei critici su di essi è, probabilmente, irrilevante ai fini del prezzo, del posizionamento e dei consumi.

 

Voglia di natura: vini senza mani

Come e perché un crescente numero di produttori di tutto il mondo sceglie di produrre “senza mani” al naturale con poco o nessun intervento umano

 

Bernard Bohn-Alsazia-vini-senza-mani-con-poco-intervento-dell'uomo

Bernard Bohn – Alsazia – vini senza mani con poco intervento dell’uomo

Di Donatella Cinelli Colombini

Cresce la paura per ciò che è manipolato dalla chimica e dalla tecnologia. Negli ultimi anni la sete di profitto unita agli errori degli “scienziati” hanno fatto disastri di dimensioni enormi, mucca pazza al primo posto, mettendo a rischio la salute dei consumatori.
Da questo e da una nuova consapevolezza che collega le scelte alimentari alla salvaguardia della propria salute e dell’ambientale del pianeta, nasce l’orientamento dei consumi verso il bio/biodinamico e il localismo inteso come i km 0, le tradizioni delle nonne, le verdure di stagione e in generale, per quanto riguarda gli italiani, la predilezione per i prodotti nazionali.

 

VINO SENZA MANI E RICERCA DELLA NATURALEZZA E DELLA TIPICITA’

Nel vino due sono le tendenze più forti: la diversità e la naturalezza. Due concetti che spesso si allacciano uno all’altro a volte, ma non sempre, con buoni risultati perché l’aspirazione a una “natura amica” che fa tutto da sola, almeno per il vino, è solo un sogno romantico.

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

In realtà più rispetti la natura e più lavoro devi fare o, come dice il californiano Chris Brockway di Broc Cellars <<ci vuole molto lavoro per fare poco>>.
Tuttavia la “vendemmia senza mani” è sempre più di moda e Vicki Denig ha raccolto molto opinioni per Wine Searcher. C’è chi come l’alsaziano Bernard Bohn dice che <<Se un winemaker non ha una mentalità “senza mani” diventa come un pittore che fa solo copie di uno stesso quadro>>, per cui la scelta sarebbe fra un vino commerciale e uno pieno di caratteri autentici e diversità.

 

LA RINUNCIA AGLI INTERVENTI UMANI ACCRESCE IL LAVORO

Quello del “vino senza mani” è un mondo senza regole codificate da leggi o regolamenti (salvo quelli francesi sui vini naturali), dove ogni produttore ha le sue convinzioni, ma alcuni elementi sono uguali per tutti: uve BIO, minime manipolazioni in vinificazione e nessuna aggiunta salvo poco zolfo.
Come ho detto prima i così detti “vini senza mani” per arrivare all’eccellenza, richiedono tanto lavoro e grandissima maestria. Per questo Tomoko Kuriyama a Savigny-les-Beaune, di Chantereves, spiega che <<quando si lavora con il lievito indigeno, si ha meno sicurezza>>, anche se per lei l’aumento delle variabili e dei rischi rende la vinificazione ancora più eccitante perché l’impronta del terroir diventa più forte e per questo rinuncia anche al controllo della temperatura.
Decisione questa che sta trovando consensi così come la rinuncia alla filtrazione.

 

Château Lafite nuovi protagonisti e nuove idee

A Château Lafite lo scossone è arrivato nel 2018 quando al barone Eric de Rothschild è subentrata sua figlia Saskia e il CEO è diventato Jean-Guillaume Prats

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di curiosare  nel bellissimo articolo su Lafite di James Lawrence pubblicato in Wine Searcher, permettetemi qualche accenno alla storia di questo luogo da sogno.

 

STORIA DI LAFITE CHE SEMBRA UNA NOVELLA

Alla fine del Seicento le sue vigne erano unite a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”. La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite che gli fece ritrovare la giovinezza.

Lafite era prediletto da Madame de Pompadour e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il “vino del re”, come veniva chiamato il rosso di Lafite.

Chateau-Lafite-bariccaia

Chateau-Lafite-bariccaia

Altro grande estimatore di queste bottiglie fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti, che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Nel 1855 Lafite venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi Cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in una sorta di reggia piena di capolavori d’arte.

 

LE EN PRIMEUR DI BORDEAUX DEL 2019

Eccoci ai giorni nostri e alle en primeur 2019 che si sono svolte per la prima volta con degustazioni a distanza. I risultati sono stati buoni e migliori di quanto tutti si aspettassero. Persino Michel Rolland ha messo l’accento sul buon risultato di vendite e sulla possibilità di continuare, almeno in parte, con lo stesso metodo nel futuro.

 

Cambiamento del clima e zonazione dei vigneti 

Temperature più alte e piogge scarse cambiano il potenziale qualitativo dei vigneti mettendo in dubbio la zonazione passata e recente

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

di Donatella Cinelli Colombini

Un tempo il terroir era una divinità intoccabile e soprattutto immutabile. Era alla radice del valore di certi vini e di certi chateau.
Poi il global warming ha cambiato le cose.

ZONAZIONE DEI VIGNETI IN UN’EPOCA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Partendo da casa nostra, dal territorio del Brunello. Un tempo si riteneva che oltre i 600 metri sul mare fosse impossibile produrre uva di Sangiovese adatta per il Brunello ora molti produttori guardano alle “terre alte” con occhi innamorati e tutte le zone fresche hanno acquistato valore.
Una situazione generalizzata che riguarda i principali territori del vino di tutto il mondo e mette in discussione regole che sembravano scritte per l’eternità.

Per questo viene da chiedersi se la zonazione, chiesta con forza da una parte della stampa, sia possibile in un’epoca in cui il clima innesca un rapido sconvolgimento nel potenziale qualitativo dei vigneti.

Bordeaux vigneto marzo 2018

Bordeaux vigneto marzo 2018

DOPO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO LE VECCHIE CLASSIFICHE SONO ANCORA VALIDE ?

Bordeaux ha cambiato il suo disciplinare nel 2019, per autorizzare varietà come il Marselan e il Touriga Nacional finora vietate nell’uvaggio di Bordeaux e Bordeaux Supérieur.
Come giustamente fa notare James Lawrence in un articolo di Wine Searcher che vi invito a leggere, il problema maggiore riguarda la gerarchia dei migliori vigneti francesi consacrata da quasi due secoli. Ma proprio mentre tutti si chiedono se le classifiche stilate dal 1855 in poi per i vigneti bordolesi sono da rivedere … nel 2008 il Barolo vengono istituite le le sotto zone e i cru. Va detto che esse non costituiscono una classifica di valore ma la battaglia legale avvenuta intorno all’uso del nome Cannubi fa pensare che l’attribuzione di un valore decrescente, anche se non ufficializzata, comunque ci sia. E questo avviene mentre terreni storicamente destinati alla produzione di Dolcetto perché più alti e più freddi, cominciano ora a rivelarsi molto performanti.

Gli assaggi bendati del vino vanno aboliti?  

L’assaggio bendato dei vini è molto criticato, perché diverso da ogni altro parere critico ma soprattutto lontano dal sentiment dei consumatori

 

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assaggi bendati dei vini

di Donatella Cinelli Colombini

Trovo su WineBusiness un articolo di Robert Joseph, celebre critico enologico inglese, che riassume uno studio dei Behavior Architects (Cambridge Wine Blogger) sulla reazione dei consumatori ai marchi. Dimostra in modo incontrovertibile che il collegamento immaginario fra le caratteristiche del prodotto e il brand è più forte di quello reale. Avviene così che la consumatrice del balsamo per tessuti Lenor a cui è stato dato lo stesso prodotto in una confezione anonima sia convinta che i vestiti non abbiano lo stesso odore. Di fronte a una confezione di acqua Evian senza etichetta, il consumatore era addirittura spaventato e chiedeva <<cosa c’è dentro?>>. Stessa cosa con il te, la cioccolata …. La prospettiva di comprare prodotti senza marchio appariva a tutti angosciante. Alla fine anche Robert Joseph, convinto sostenitore dell’assaggio bendato, ammette che il contesto e l’eleganza cui è servito un vino influenzano anche gli assaggiatori professionisti.

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degustazione bendata durante il concorso enologico a Bruxelles

 

L’ASSAGGIO BENDATO E I CRITICI DEL VINO

Non c’è dubbio. Infatti un gran numero di vini ultrapremium sono stati “costruiti” con campagne di comunicazione e marketing basate sul lusso.
L’argomento è caldo ed è da anni al centro delle polemiche. Per questo è stato ripreso da Oliver Styles su WineSearcher. La sua riflessione parte dal confronto con i giudizi degli altri critici che valutano un film, un libro o un’opere d’arte tenendo conto dei nomi di tutti gli artisti coinvolti. Nessuno trova questo scandaloso allora perché il giudizio sul vino non dovrebbe tenere conto della cantina d’origine? E infatti Styles si spinge oltre ricordandoci che i ratings dei vini en primeurs a Bordeaux sono attribuiti nella piena consapevolezza dei nomi degli Chateau perché conoscere <<il “pedigree” di una tenuta come viene spesso chiamato, è un aspetto estremamente importante per valutare la capacità di un vino di invecchiare>>.

 

VINI PREMIUM VITTIME DEL CORONAVIRUS

Il coronavirus cambia il mercato del vino che ora tende all’austerità e poi si polarizzerà fra il primo prezzo e l’ultra caro, i premium in mezzo rischiano

 

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Vini premium e coronavirus – le diverse reazioni delle cantine e l’uso dei wine club

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutte le cantine dei grandi vini, ovunque nel mondo, soffrono per l’epidemia coronavirus insieme ai ristoranti che erano il loro principale canale di vendita. Meno colpiti i vini di fascia più bassa destinati soprattutto alla vendita in supermercato e al consumo domestico.
Un vero collasso per le bollicine con lo Champagne che segna un meno 75% nei primi mesi della crisi dopo un 2019 da record con 4 miliardi di fatturato.

 

PRIMA REAZIONE AL CORONAVIRUS E’ L’AUSTERITA’

Coronavirus-Bordeaux

Coronavirus – Bordeaux

Kathleen Willcox in un lunghissimo articolo di Wine Searcher, che vi invito a leggere, intervista produttori di tutto il mondo ottenendo più o meno le stesse risposte ovunque: i vini da 10 Dollari si vendono ma quelli premium sono in enorme difficoltà. Secondo il Bureau of Labor Statistics, il settore del tempo libero e dell’ospitalità negli Stati Uniti ha perso 7,7 milioni di posti di lavoro in aprile.
Le tendenze del settore fashion e lusso possono dare qualche indicazione su quello che potrebbe avvenire anche nel comparto vino premium. Apparentemente ora c’è una forte virata dei consumi verso l’austerità e l’utilizzo di ciò che i clienti già possiedono senza fare nuovi acquisti. <<J. Crew in bancarotta, la settimana della moda cancellata, Christian Dior, Burberry, Christian Siriano e Ralph Lauren che sformano maschere e dispositivi di protezione individuale al posto dell’alta moda>>.
La ricerca di Kathleen Willcox punta su cosa sta succedendo ora e cosa potrebbe avvenire più avanti. Il primo quesito è capire come conciliare l’immagine <<inaccessibilmente aspirazionale>> dei super brand del vino con un mercato che chiede quasi solo “vino di medio livello” senza svendere, perdere reputazione o andare in bancarotta.

 

Mettiamo o no gli ingredienti del vino in etichetta?

I produttori di vino sono contrari e i legislatori favorevoli ma il punto è: lo zucchero aggiunto è da segnalare o no? E’ un ingrediente o no?

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di Donatella Cinelli Colombini

La polemica dura da anni all’interno del Parlamento e delle Commissioni europee. Inizialmente c’erano i rappresentanti inglesi che volevano un’etichetta con calorie e la segnalazione di ogni aggiunta nel succo dell’uva mentre, sul lato opposto, i francesi erano contrari.
Contemporaneamente i sostenitori del vino biodinamico e naturale accusavano i produttori convenzionali di aggiungere al vino prodotti chimici capaci di camuffarne i caratteri e fare male alla salute.

INGREDIENTI E VALORI NUTRIZIONALI IN ETICHETTA

segnalazione-di-valori-nutrizionali-in-etichetta

segnalazione-di-valori-nutrizionali-in-etichetta

A questo vanno aggiunte le richieste dei consumatori più salutisti e soprattutto delle donne giovani sull’apporto calorico di ogni calice al fine di salvaguardare la linea.
Insomma, negli ultimi anni, sono stati spesi fiumi di inchiostro sulla normativa relativa agli ingredienti del vino in etichetta. Barnaby Eales dello staff di Wine-Searcher ha provato a fare chiarezza su quella che sembra un’imminente decisione UE.
Allo stato attuale è obbligatorio segnalare nell’etichetta del vino la presenza di ciò che può scatenare allergie come l’uovo o la colla di pesce o i solfiti.

LA DIFFERENZA FRA INGREDIENTI E ADDITIVI

Non è invece obbligatorio segnalare le altre sostanze aggiunte come invece avviene con gli altri alimenti.
Questo perché c’è una gran confusione fra i termini “ingredienti” e “additivi”.
Sembra un problema linguistico e invece è quello più spinoso perché riguarda l’aggiunta di zucchero. Thomas Montagne, presidente della CEVI, l’Associazione europea dei viticoltori indipendenti, aveva preannunciato che la questione dello zucchero sarebbe diventata uno dei punti chiave nei negoziati. In effetti i legislatori hanno difficoltà a dare regole uguali in tutta l’UE in presenza di pratiche ammesse in Francia o in Germania ma considerate sofisticazione in Italia dove lo zuccheraggio è un reato molto grave.

Il lockdown ha cambiato per sempre il mercato del vino?

Il boom dell’e-commerce del vino durante la quarantena covid è destinato a durare o no? Tutto fa credere che il cambiamento sia permanente

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Durante il lockdown, le vendite di vino on line sono cresciute di cinque volte negli Stati Uniti. E’ probabile che la necessità di trovare un canale di approvvigionamento alternativo abbia rotto il ghiaccio e molti si siano familiarizzati con l’e-commerce e dopo aver rotto il ghiaccio continueranno a comprare via web anche in futuro.

 

DELIVERY ED E-COMMERCE, IL COMPORTAMENTO DEI CONSUMATORI CAMBIA PER SEMPRE

Il dubbio è che anche altre abitudini dei consumatori stiano cambiando.
Infatti la paura dei contagi e l’effetto dissuasivo che questo ingenera sulla frequentazione dei ristoranti, anche a causa dei distanziamenti, delle mascherine e delle barriere in plexiglass, porterà come conseguenza un maggior consumo di pasti a casa con servizi delivery che riguarderanno sia vini che cibi.

 

SUCCESSO DEL VINO QUOTIDIANO E DEL ROSATO NELL’ E-COMMERCE DURANTE LA QUARANTENA

vino e e-commerce-durerà-il-boom-del-lockdow

vino ed e-commerce-durerà-il-boom-del-lockdown

Bob Orlandi di Aabalat ha detto a Wine Searcher che la sua agenzia di vendita on line ha visto crescere gli acquisti di vini quotidiani anche in cartoni misti come se i clienti comprassero ciò che serve per pranzi a casa. Al contrario i collezionisti, che sono lo zoccolo duro della clientela, durante l’epidemia hanno saccheggiato le proprie cantine domestiche. Ecco che le bottiglie da 6 a 30€ sono state molto richieste e il flusso dell’e-commerce è cresciuto, durante la quarantena, con il passare dei giorni.

 

I First growth di Bordeaux oggi sarebbero 11

Quanti sarebbero i first-growth di Bordeaux se la classifica del 1855 fosse fatta oggi? 11 Châteaux e non solo i primi 4 Lafite, Latour, Margaux e Haut Brion

 

di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Montalcino

 

Firist Growth Chateau Lafite Rothschild

Firist Growth Chateau Lafite Rothschild

La classifica degli Chateaux della riva destra di Bordeaux fu redatta nel 1855 su richiesta di Napoleone III che voleva presentare i migliori vini della nazione all’Esposizione Universale di Parigi in programma quell’anno. I commercianti, basandosi sui prezzi delle ultime 5 annate, divisero le cantine bordolesi su 5 livelli di qualità. Il più prestigioso, quello dei Premier Grand Cru Classé‎ – oggi più conosciuti come first growth – comprendeva 4 cantine: Château Lafite, ora Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux e Haut-Brion. Ad essi è stato aggiunto nel 1973 Mouton, ora Château Mouton Rothschild a Pauillac.

 

DAL 1855 LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX DI BORDEAUX E’ RIMASTA QUASI LA STESSA

Nel corso degli anni sono stati fatti vari tentativi di rivedere la classifica ma nessuno di essi è mai stato accettato. I valori immobiliari e il prezzo dei vini è talmente collegato alla lista del 1855 che, in realtà, cambiarla comporta enormi problemi a troppe persone: dai proprietari delle cantine e dei vigneti, ai commercianti che hanno comprato i vini en primeur, ai ristoranti che hanno le bottiglie in carta fino ai wine lovers che li tengono in cantina per investimento.

 

First Growth Chateau Mouton Rothschild

First Growth Chateau Mouton Rothschild

LIV-EX RICALCOLA OGGI LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX  CON LO STESSO SISTEMA DEL 1855

Non per questo è impossibile fare una proposta e Liv-Ex, commentato da Rebecca Gibb su Wine Searcher, ha pubblicato la nuova lista dei vini di Bordeaux ottenuta oggi usando lo stesso metodo adottato dai commercianti nel 1855, cioè guardando il prezzo delle bottiglie delle ultime 5 annate. Liv-ex è un portale che assomiglia a quelli della borsa perché propone affari e statistiche sui vini più cari del mondo.

 

Quando un vino è verticale, rotondo oppure angoloso

Fra i descrittori di un vino ci sono quelli tattili come setoso e ruvido, ma anche quelli geometrici ad esempio pieno, verticale, lungo e corto. Vediamo questi ultimi

di Donatella Cinelli Colombini

Vino lungo Vin Santo Toscana Fattoria del Colle

Vino lungo Vin Santo Toscana Fattoria del Colle

Le parole usate per descrivere un vino sono spesso un linguaggio cifrato, da addetti ai lavori, anche perché dipendono da caratteristiche dell’uva o del processo produttivo che non tutti conoscono.
I wine lovers non devono preoccuparsi, la cosa importante è che il vino piaccia a chi lo beve. Deve dargli piacere ed emozione, tutto il resto conta poco. Tuttavia, conoscere le parole che descrivono un vino serve per scrivere le recensioni su Wine Searcher o Vivino oppure per il commento alla foto postata nei social.
E’ facile, più ovvio e intuitivo di quanto si immagina.
Qui vorrei spiegare i termini che, nella descrizione del gusto del vino, arrivano dalla geometria.

VINO AMPIO

Viene usato soprattutto per i profumi. Ampio quindi grande. Indica il profumo intenso e pieno di suggestioni, che richiama tante cose diverse come frutta esotica, spezie, caffè, tostato ….

Vino con profumi ampi Brunello Riserva 2008 Donatella Cinelli Colombini

Vino con profumi ampi Brunello Riserva 2008 Donatella Cinelli Colombini

VINO ANGOLOSO – SPIGOLOSO

La sensazione in bocca è spiacevole come un corpo troppo piccolo da cui sporgono delle punte. In genere si tratta di vini disarmonici dove la componente acida rimane troppo evidente. Servendo il vino a una temperatura più elevata il problema, generalmente, si risolve.

VINO CORTO – LUNGO

Il vino è corto se il sapore finisce appena viene deglutito mentre è lungo se lascia la bocca ben saporita per diversi secondi. Per capirlo pensate al cioccolato fondente che è molto lungo.

VINO PIENO

In bocca ha un effetto di consistenza simile a quello di un cibo specialmente al centro. Indica vini di grande struttura e intensità. Quando si accompagna all’armonia siamo al top

Il vino è un affare di famiglia?

Gioie e dolori delle cantine di famiglia. Appartenere a una dinastia del vino offre maggiori prospettive di immagine e di durata nel tempo sempre che non si litighi. Vediamo se il vino è un affare di famiglia

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Lucia Buffo intervista Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

di Donatella Cinelli Colombini

Mi casca l’occhio su un articolo di Wine Searcher, il super portale neozelandese che pubblica i prezzi dei vini di tutto il mondo nelle migliori rivendite di tutto il mondo, insieme a articoli sempre interessantissimi. Il titolo è “Family Wine affair a Risky Business” ed è scritto da Margaret Rand.

FAMIGLIE DEL VINO STORIE DI NOBILTA’ E LITIGI

Io sono parte di una wine family, i miei vigneti sono sulla terra dei miei antenati almeno dalla fine del Cinquecento,  e quindi la cosa mi riguarda. Leggendo il pezzo della Rand si capisce che

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja e Antinori a capo di due celebri famiglie del vino. Qui il vino è un affare di famiglia

la mia è una situazione privilegiata che ingenera un maggior apprezzamento del brand e del vino. Tuttavia il proverbio “parenti serpenti” si adatta alla lettera a moltissime dinastie del vino particolarmente conflittuali. Gli esempi nell’articolo sono espliciti e iniziano con i miei lontani parenti Biondi Santi, continuano con gli Alvarez di Vega Sicilia, per arrivare ai Mondavi dove Robert ha raccontato gli scontri, anche fisici, in un libro autobiografico.

LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE DEL VINO

Proprio la difficoltà nel creare coesione fra i membri dei casati storici del vino e il bisogno di consigliarsi a vicenda, li ha spinti a unirsi in sodalizi come la Primum Familiae Vini nato 25 anni fa e composto dal vero Gotha dell’enologia mondiale: Marchesi Antinori, Baron Philippe de Rothschild, Joseph Drouhin, Egon Müller Scharzhof, Famille Hugel, Champagne Pol Roger, Famille Perrin, the Symington Family Estates, Tenuta San Guido, Familia Torres, Vega Sicilia and Clarence Dillon. Ovviamente non è l’unico sodalizio, esistono aggregati con scopi eminentemente commerciali oppure legati da obiettivi comuni come le Famiglie dell’Amarone che si sono opposte al Consorzio della Valpolicella.

I vini più cari degli ultimi 20 anni

C’è una netta differenza fra il prezzo e le cantine di origine dei vini mediamente più cari degli ultimi 20 anni di quelli attualmente in vendita

 

Penfolds Block 42 Kalimna: vini più cari del mondo

Penfolds Block 42 Kalimna: vini più cari del mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Non mi riferisco alle bottiglie introvabili, in piccolissima serie, come i 250 esemplari di Liber Pater 2015 che saranno venduti al prezzo di 30.000 € l’uno. In questo caso si tratta di un vino praticamente introvabile che, secondo il suo produttore Loïc Pasquet verrà spedito a una lista di collezionisti che le hanno già prenotate.

 

I VINI PIU’ CARI NEL MERCATO NEGLI ULTIMI 20 ANNI

I vini ultra cari a cui mi riferisco sono comunque diffusi nelle migliori enoteche di tutto il mondo, come La Tâche di Romanée-Conti. Si tratta dunque di bottiglie destinate a un ristretto club di milionari e presenti solo in luoghi straordinariamente esclusivi ma non di vini introvabili.
La lista pubblicata da Wine Searcher e tratta dal suo mastodontico data base, riguarda bottiglie da 750 ml presenti più volte, negli ultimi 20 anni, nella lista degli esemplari più cari.
I prezzi sono quelli medi in Dollari e non comprendono le tasse.

 

LISTA DEI VINI PIU’ CARI DEGLI ULTIMI 20 ANNI

Romanée Conti: vini più cari del mondo

Romanée Conti: vini più cari del mondo

Penfolds Block 42 Kalimna Cabernet Sauvignon Ampoule, Barossa Valley $152,430
Armand de Brignac Ace of Spades Midas Brut Champagne $39,582
HM Borges Panther Family Reserve Madeira $24,999
Sine Qua Non El Corazon Rose, California $12,768
Domaine de la Romanée-Conti Romanée-Conti Grand Cru, Côte de Nuits $12,152
Henri Jayer Richebourg Grand Cru, Cote de Nuits $11,845
Moet & Chandon Esprit du Siecle Brut Champagne $11,247
Domaine de la Romanée-Conti Les Gaudichots, Vosne-Romanée Premier Cru $10,346
Sine Qua Non The Bride, San Luis Obispo County $9,282
Welsh Brothers Verdelho, Madeira $8,855

 

I Pinot Noir con cui fare un figurone

Mettete da parte i luoghi comuni come il buon Pinot Noir è carissimo, il miglior vino neozelandese è il Sauvignon … ecco 9 Pinot strepitosi ma abbordabili

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome stesso evoca eleganza: Pinot Noir, come il tubino di velluto nero da indossare a una cena di gala.
La parola che si associa automaticamente a Pinot Noir è Borgogna e subito dopo la cantina più celebre e celebrata Domaine de la Romanée-Conti. Da qui un’altra associazione di idee: Pinot Noir uguale alto prezzo. Certo che se pensiamo a quella appena citata le cifre sono astronomiche: 20.600 Dollari a bottiglia di media. Una cassetta da sei costa quanto una casa.

I NUOVI TERRITORI DEL PINOT

Ma forse, uscendo da questi luoghi comuni e soprattutto esplorando le nuove regioni produttrici è

nautilusestate-pinot-noir-marlborough

nautilusestate-pinot-noir-marlborough

possibile gustare splendidi Pinot Noir senza vuotare il conto corrente: Nuova Zelanda, Oregon, Cile, Australia, Germania, Argentina …
Da Wine Searcher arriva la lista dei Pinot Noir con la qualità più alta e il prezzo più abbordabile. Deriva da una semplice divisione fra la media dei punteggi della critica e la media dei listini di vendita.

NUOVA ZELANDA REGINA DEI PINOT NOIR CON OTTIMO RAPPORTO QUALITA’ PREZZO

Il risultato è la possibilità di comprare un Pinot Noir da 91/100 a 20 Euro. I best buy arrivano quasi tutti dalla Nuova Zelanda e dalle regioni di Martinborough e Marlborough. Hanno tutti un rating superiore a 90/100 e sorprendentemente superano le etichette argentine, tradizionalmente note per i prezzi bassi, e Australiane nel rapporto qualità prezzo. La cosa ancora più sorprendente è che i Pinot Noir neozelandesi sono più convenienti dei Sauvignon provenienti dalla stessa isola kiwi, benché siano meno costosi e più facili da produrre.

C’è una guerra contro i wine influencer?

Niente di dichiarato ma i limiti imposti da Facebook e Instagram a chi vende o parla di vino così come i nuovi algoritmi rendono la vita dura agli influencer

Influencer-la-caccia-ai-like

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Di Donatella Cinelli Colombini

Cosa succede nel mondo social? Via via che cresce il numero delle persone costantemente connesse e ossessivamente legate al proprio telefonino, di pari passo aumentano le pressioni da parte di chi teme per la salute mentale dei nativi digitali.
Il risultato è che è iniziata una sorta di guerra agli influencer e soprattutto ai wine influencer

9.000 INFLUENCER  NEL MONDO CON UN GIRO D’AFFARI DI 10 MILIARDI DI DOLLARI

Ci sono circa 9.000 “persuasori occulti” attivi on line sul vino e sugli spiriti in tutto il pianeta ed il loro giro d’affari è arrivato a 10 miliardi di Dollari.

Instagram-e-Facebook-contro-gli-influencer

Instagram-e-Facebook-contro-gli-influencer

Moltissime cantine si sono affidate a loro per aumentare immagine e business. E’ il caso della celebre azienda biologica Domaine Bousquet che ha costruito la sua fama su Instagram usando influencer con 10.000 follower o giù di li e adesso produce oltre sei milioni di bottiglie.
Forse i due colossi social Facebook e Instagram stanno pensando di mettersi in tasca il gruzzoletto guadagnato dagli influencer?

UN ALGORITMO BLOCCA L’AUMENTO TROPPO VELOCE DEI LIKE

Non lo sappiamo ma certamente stanno mettendo una serie di ostacoli alla loro attività e sembrano spingere le imprese del vino a tornare alle inserzioni. Infatti se le cantine sponsorizzano la propria comunicazione, come per magia i “Like” aumentano vertiginosamente, molto più che usando gli influencer.
C’è poi un elemento etico: si tratta veramente di persone capaci di influenzare migliaia di followers spingendoli ad apprezzare un brand oppure a comprare un vino?

                                                                       
Cinelli Colombini
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