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Wine Searcher: l’interesse per i vino italiano cresce

Nel 2018 gli utenti di Wine Searcher il portale con i prezzi di tutti i vini del mondo hanno fanno 151 milioni di ricerche: 47% sui francesi e 16% sui nostri

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Di Donatella Cinelli Colombini

Wine searcher è un enorme portale, con base in Nuova Zelanda, in cui confluiscono le proposte commerciali delle migliori rivendite di tutto il mondo. Chi vuole sapere il prezzo di un determinato vino può cercarlo con il nome oppure fotografare la sua etichetta. Riceverà la lista dei prezzi e dei negozi in cui comprarlo compreso l’e-commerce. Poi potrà dare il suo giudizio.

WINE SEARCHER IL PORTALE CON I PREZZI DI TUTTI I VINI DEL MONDO

I Paesi dove Wine Searcher viene maggiormente usato sono Stati Uniti, dal quale provengono un terzo di tutte le ricerche dei vini, seguito da Regno Unito, Cina, Hong Kong e Francia. Da notare che il 30% della popolazione statunitense non beve vino mentre l’utilizzo di Wine Searcher corrisponde al 10% degli abitanti evidenziando una fortissima abitudine a verificare on line le proprie scelte oppure, come ipotizza Don Kavanagh, un rapporto quasi ossessivo con il vino. Un atteggiamento che riguarda soprattutto la Gran Bretagna dove gli utenti sono il 12% della popolazione totale. Tuttavia i più entusiasti di Wine-Searcher sono

WINE SEARCHER

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gli abitanti di Hong Kong. Infatti gli abitanti dell’ex colonia britannica sono solo 7,5 milioni di persone e le ricerche sul portale enoico neozelandese equivalgono all’80% di essi.

L’INTERESSE PER I VINI ITALIANI DA PARTE DEGLI UTENTI WINE SEARCHER

Nel 2019 le ricerche dei vini italiani, nell’immenso data base di Wine Searcher, sono cresciute toccando il 16,4% mentre, purtroppo, l’offerta dei rivenditori non ha preso la scia ed è ancora il 16,9% del totale dei vini listati. Situazione opposta per le bottiglie a stelle e strisce la cui proposta è aumentata al 22,4% pur riscuotendo meno interesse che in passato (14,9%) da parte degli utenti.

Le migliori enoteche del mondo

Wine Searcher ha selezionato le migliori 2826 enoteche del mondo e 1224 top merchands nel suo immenso data base internazionale di rivenditori di vini e alcolici

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Si trovano in 167 città e in 32 nazioni e sono state scelte fra le 20.454 rivendite listate da Wine Searcher, in base alla ricchezza dell’assortimento e all’alta qualità dei sevizi offerti ai clienti come la presenza di personale competente e poliglotta, oppure l’offerta di assaggi.
Sono state assegnate medaglie d’oro, argento e bronzo ai più bravi delle 21 categorie relative al miglior portafoglio di Burbon, vini di Bordeaux o Borgogna, vini Cileni o Portoghesi, bollicine e Côtes du Rhône, Whisky di Malto ….e naturalmente vini italiani e persino vini toscani.

 

l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco

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LE ENOTECHE MIGLIORI DEL MONDO

La lista delle enoteche e wine merchants selezionati da Wine Searcher sono un’autentica mappa dei luoghi da visitare in tutto il mondo, utilissima per i wine lovers alla ricerca di scoperte enologiche ma anche per le piccole cantine desiderose di esportare che potrebbero spedire direttamente ai rivenditori esteri evitando di avere un importatore.
Il forte incremento di enoteche e merchands selezionati, rispetto all’edizione 2018 dipende dalla volontà di valorizzare le piccole enoteche indipendenti boutique che hanno un grande ruolo nel diffondere la cultura del vino.

 

La classificazione di Bordeaux di nuovo in tribunale

Classificazione degli Châteaux di Bordeaux nella bufera: la graduatoria del 2006 annullata, quella del 2012 in tribunale e c’è il rischio di brutti contraccolpi

Classifica-di-Bordeaux-Angelus

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di Donatella Cinelli Colombini

Leggendo in Wine Searcher quello che succede in Francia nella più grande zona del vino, Bordeaux, risulta evidente il valore economico di una classificazione e gli scontri che ne possono scaturire. Forse è meglio lasciar fare al mercato invece di creare delle graduatorie che, anche quando vengono decise con la massima correttezza, creano sempre vincitori, vinti e scontenti.

LA CLASSIFICA DEGLI CHATEAUX DI BORDEAUX

La bufera sulla classificazione degli Châteaux di Bordeaux del 2012 segue quella del 2006 che portò all’annullamento della decisione.
L’attuale vertenza inizia nel 2013 quando 3 vigneron intentano una causa civile e poi sporgono denuncia al procuratore di Bordeaux su presunti illeciti nella redazione della classifica che crea una piramide fra tutte le maggiori cantine. I tre produttori avevano visto i propri cru declassati o addirittura cancellati, si tratta di Pierre Carle (Château Croque Michotte), André Giraud (Château La Tour du Pin Figeac) e Jean-Noël Boidron (Château Corbin Michotte).

SUL BANCO DEGLI IMPUTATI DUE PERSONAGGI DI SPICCO: DE BOUARD E CASTEJA

Classifica-di-Bordeaux-Château Trotte Vieille

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Sul banco degli imputati Hubert de Boüard di Château Angélus e Philippe Castéja di Château Trotte Vieille che vengono indagati per conflitto di interessi per aver partecipato alla decisione che ha fatto salire Angélus a livello di Grand Cru Classé A e ha mantenuto lo status di Trotte Vieille a Grand Cru Classé B.
In effetti due titolari delle celebri cantine sono membri influenti delle loro denominazioni e dell’INAO cioè dell’organismo che decide la classifica delle cantine bordolesi.
Ovviamente entrambi negano fermamente di aver commesso illeciti. Forse è vero ma certo <<la moglie di Cesare non deve essere solo onesta, deve anche sembrare onesta>> e le apparenze sono contro di loro.
Infatti Castéja è anche direttore di uno dei principali negociant di Bordeaux – Borie-Manoux – e in aggiunta è stato presidente dell’organismo professionale della Classificazione del 1855.
Ancora più imbarazzante la posizione di de Boüard che durante la procedura di classificazione, tra il 2007 e il 2012, ha ricoperto, contemporaneamente, una posizione di rilievo nel comitato nazionale INAO, è stato amministratore del Consiglio del vino di Saint-Émilion, presidente del gruppo Premier Grands Crus di Saint-Émilion, un membro del CIVB, e vicepresidente dell’Unione des Grands Crus de Bordeaux.

L’inarrestabile successo delle uova da vino

Le uova piacciono per l’apporto di ossigeno, complessità e finezza che danno al vino ma anche per la loro forma un po’ magica che affascina i wine maker

Di Donatella Cinelli Colombini

 

uova-da-vino-Sonoma-cast-Stone

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I PRODUTTORI DI UOVA DA VINO

La prima fabbrica a produrre uova e tini di cemento è stata la francese Nomblot su indicazione del celebre wine maker Michel Chapoutier, re della Valle del Rodano. Poi fu la volta dell’Italiana Nico Velo a cui si devono gli splendidi tini ovoidi della sala da vinificazione di Cheval blanc.
In California Sonoma Cast Stone ha riempito di uova Saxum, Quintessa, Sterling … partendo 13 anni fa, dalla richiesta del suo vicino Don Van Staaveren, l’enologo di Three Sticks Winery. Si calcola che in California siano in uso circa 1.000 uova di cemento e la richiesta continua a crescere.

 

 

 

 

 

 

 

STORIA DEI CONTENITORI DA VINO

Nomblot-uova-da-vino

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Per capire i motivi del successo veloce e apparentemente inarrestabile della uova, Wine Searcher  effettua  una panoramica del cambiamento dei contenitori da vino dall’epoca greca e romana quando, la conservazione e il trasporto del vino, avvenivano in contenitori di cemento o di terracotta, al successivo periodo in cui le popolazioni che oggi chiamiamo francesi, usarono e diffusero i fusti in legno. All’inizio del Novecento furono le cantine californiane le prime ad adottare l’acciaio inossidabile e poi munirlo di termoregolazione. Con la fine del secolo il gusto dolce e burroso che il rovere conferisce al vino, è passato di moda ed è avvenuta una nuova svolta. Nel 2001, Michel Chapoutier, guru della biodinamica, affascinato dagli aspetti esoterici del vino spinse Nomblot a fabbricare un uovo di 2,10 m per contenere 600 litri di vino, confidando che la forma sferica convogliasse un benefico vortice di energia celeste nel vino.

Amazon e la vendita del vino in USA

Amazon il colosso della vendita on line si butta sul vino, apre negozi (apparentemente invisibili) e enormi magazzini che consegnano a casa fino a mezzanotte

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per la verità Amazon è nel business del vino dal 2012 quando ha iniziato a vendere bottiglie on line. Poi ha aperto enoteche vere e proprie che consegnano il vino a casa fino a mezzanotte ma nel 2017 ha fatto un vero salto in avanti con l’acquisto della catena di alimentari Whole Foods quasi nazionale perché questo gli consente di vendere al dettaglio in 42 stati USA. Non che la cosa sia semplice: trasformare Whole Foods in una catena di rivendite di alcolici con acqusiti on line e consegna a domicilio cozza con le norme anti trust che negli Stati Uniti impediscono di unire nella stessa attività distribuzione e vendita al pubblico. Un garbuglio legale solo in parte risolto.

L’INVISIBILE NEGOZIO E  IL GRANDE MAGAZZINO PER LA VENDITA DEL VINO DI AMAZON A LOS ANGELES

Amazon-e-il-vino-vendita-on-line

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Le cose poco strane sono più di una. W. Blake Gray di Wine-Searcher ha provato a entrare nella nuova rivendita di vini Amazon a Los Angeles ma non ci è riuscito per cui, nonostante la legge della California imponga l’apertura al pubblico alle ditte per la metà del tempo in cui fanno consegna a domicilio, apparentemente l’apertura al pubblico manca del tutto. Si tratta di un “negozio segreto” che praticamente non esiste, l’unica cosa reale è il magazzino dei vini da consegnare a casa oppure da ritirare sul posto ma sempre comprando on line. Quali sono le sanzioni per aver violato la legge? Fanno ridere: una multa che varia da 750 a 3000 dollari e una sospensione della licenza di 15 giorni. Non credo che il gigante Amazon si intimorisca per simili minacce.

LA FORZA DI AMAZON E LE LEGGI SUL COMMERCIO DEL VINO IN CALIFORNIA

Il portavoce di Amazon spiega che il “negozio” a cui fa riferimento la licenza dello Stato della California << è semplicemente un requisito linguistico semantico come parte del processo di concessione delle licenze>> per cui va benissimo un magazzino che consegna la merce visibili on line.

Vino e barriques. Un amore finito?

Se trent’anni fa le barriques nuove attraevano produttori e consumatori oggi sembrano vecchie. Ma è vero? Oppure sono ancora il segno distintivo del vino top?

Di Donatella Cinelli Colombini

Casato-Prime-Donne-Montalcino-cantina-senza-barriques

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I wine critics e i più ascoltati sommelier parlano dell’affermarsi di un nuovo gusto che privilegia i vini più fruttati ed eleganti, più freschi e capaci di raccontare il territorio d’origine. Allo stesso tempo i produttori stanno adottando un nuovo atteggiamento snobistico nei confronti di chi sovraccarica di legni i vini trattandoli come roba vecchia, passata di moda.
La stampa inglese è incerta se applaudire al successo della sua crociata contro la parkerizzazione dei vini oppure rattristarsi per non avere più un argomento che ha tenuto banco per quasi vent’anni.

BARRIQUE NUOVE E GRANDI CHATEAUX FRANCESI

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A ben vedere, le grandi cantine francesi sembrano appena sfiorate dal cambiamento, Château Angélus che usava il 100% di barriques nuove spera di sperimentare il 90-80%.
Château Lagrange usa il 50% di botticelle al primo passaggio dal 1983 << One can still taste wines that were made between 2000 and 2010 in Bordeaux, and ‘treated’ to aging in 200 percent new oak. Today, most of these wines are oxidized, dry and tired>> possiamo assaggiare vini prodotti tra il 2000 e il 2010 a Bordeaux e ” trattati “per l’invecchiamento in rovere nuovo al 200 percento. Oggi, la maggior parte di questi vini sono ossidati, asciutti e stanchi ha detto Matthieu Bordes, direttore generale di Lagrange, a Wine Searcher.
Un’ammissione che fa riflettere. Infatti i grandi châteaux bordolesi riuscivano a mettere una bella distanza fra loro e gli altri anche attraverso investimenti milionari in barriques nuove tutti gli anni. Una situazione che richiama alla mente il motto scritto sull’ordine della giarrettiera “on y foie chi mal y pense” alla faccia di chi pensa male. In effetti io stessa, la primavera scorsa, ho fatto un assaggio di grandi vini bordolesi durante un evento organizzato da Wine Advocate-Robert Parker a Zurigo constatando che quasi tutti avevano un’impressionante impronta di ottimo legno nuovo. Difficile dunque dire se il woody taste sia davvero passato di moda oppure sia ancora una specie di garanzia richiesta per i vini da investimento visto che la maggior parte dei collezionisti crede che sia proprio la “concia” del rovere a garantire la durata nel tempo.

Liber Pater, il vino più caro del mondo

30.000€ a bottiglia per ognuna delle 250 Liber Pater 2015 di stile pre fillossera- che verranno vendute a settembre dal visionario produttore Loïc Pasquet

 

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Parto dal programma di Fabrizio Bindocci neo eletto presidente del Consorzio del Brunello che ha dichiarato a Luciano Ferraro del Corriere della Sera – Divini <<bisogna aumentare la qualità anche riducendo la quantità. E poi il Brunello deve essere pagato per il suo valore>>. Parole su cui tutti noi produttori di Montalcino siamo d’accordo.

 

MENO BOTTIGLIE, PIU’ QUALITA’ E PREZZI PIU’ ALTI PER IL BRUNELLO

Tuttavia, per essere attuate, richiedono un immenso lavoro di marketing e comunicazione sia individuale delle cantine, sia collettivo del Consorzio. Poi ci vogliono delle sfide, atti di coraggio che sono davvero difficili. Tutto è possibile e gli esempi da imitare non mancano, ma la strada è tutta in salita.
Puntare sul lusso, come vent’anni fa, non da più risultati
salvo in Russia o in Cina ma non so quanto dureranno. La civiltà e il sentiment dell’umanità va da un’altra parte, cerca vini, luoghi, esperienze uniche e irripetibili ma anche piene di significati.

Un contributo importante a capire cosa sta succedendo è l’arrivo del vino più caro del mondo.

 

LOIC PASQUET E LIBER PATER

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Lo sta producendo Loïc Pasquet, l’uomo che ha creato Liber Pater la cantina che attualmente detiene il prezzo medio a bottiglia, più alto di qualsiasi vino di Bordeaux, $ 4200. Pasquet ha dichiarato a Wine-Searcher che l’annata 2015 che sarà messa in vendita a settembre costerà 30.000 € a bottiglia. Sarà il vino -franco cantina- più caro del mondo.
E’ questo l’argomento principale del mio post perché il progetto visionario da cui nasce questo vino è uno specchio delle nuove logiche del mercato e persino dell’enologia: la costruzione delle piccole serie inimitabili ed estreme. Non la ricerca di una qualità eccelsa ma la proposta di qualcosa di diverso e raro. Siamo in un ambito completamente diverso da un La Tâche di Romanée Conti con i suoi miti e ancora diverso da successi più recenti come quelli dei vini della “Grande Dame” della Borgogna Lalou Bize Leroy oppure delle bottiglie del produttore considerato fra i padri dell’enologia moderna, Henri Jayer. Tutti questi vini cercano una perfezione assoluta, una bellezza splendente.

 

LIBER PATER IL RITORNO ALLO STILE PRE FILLOSSERA

Liber Pater è un progetto completamente diverso che ha il sapore del nuovo millennio e di un nuovo sentire.
Basta aprire il sito per capire di avere davanti qualcosa di visionario ma anche geniale sotto il profilo del marketing.
I video mostrano antichissime foto di vignaioli e il commento molto evocativo ripete sempre la stessa parola “purezza”.
L’incredibile sfida di Loïc Pasquet, vignaiolo di Poitiers, inizia nel 2006, quando arriva nelle Graves, con l’obiettivo di ritrovare il gusto dei vini di Bordeaux com’erano nel 1855 prima della fillossera.

Uova da vino: pregi e difetti

Il successo delle uova in cemento ha portato alla sperimentazione di uova da vino in rovere, polipropilene e terracotta. Moda o enologia? Confronti e esperienze

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Il primo uovo in cemento per il vino fu realizzato, nel 2001, dalla fabbrica francese Nomblot insieme al celebre wine maker Michel Chapoutier, re della Valle del Rodano. Successivamente quando Nomblot fu venduta a una società più grande che attuò una politica aggressiva per commercializzare le sue uova, Chapoutier si pentì di non averle brevettate e quindi di non poter chiedere delle royalties per una ricerca che era anche sua. Peccato perché le uova di cemento per la vinificazione hanno ottenuto un grande successo internazionale.

 

CARATTERISTICHE DELLE UOVA DI CEMENTO

Le uova contengono da 7 (quelle Nomblot e Nico Velo) a 18 ettolitri. Esistono contenitori più grandi ancora in cemento ma hanno forme diverse. Anche io ho tre uova per le piccole selezioni e tini troncoconici per la vinificazione dei vini rossi e la maturazione precedente all’imbottigliamento.
Le uova sono molto pesanti, molto più di un tonneau della stessa capacità e questo influisce sensibilmente sulle spese di trasporto. Inoltre sono anche molto più fragili e vanno spostate con precauzione perché sono realizzate con una sola colata di calcestruzzo per cui basta un piccolo urto per incrinarle. Costano circa il doppio di un tino in acciaio della stessa dimensione.

Fattoria-del-Colle-cantina-Cenerentola-Doc-Orcia

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Altro serio inconveniente delle uova e dei tini di cemento nudo è la cura con cui vanno trattati. All’inizio e poi periodicamente devono essere ricoperti di acido tartarico. Si tratta di un lavoro manuale che va fatto pennellando la superficie interna con più mani di tartrati. Bisogna lavarli con acqua tiepida, evitando di usare le attrezzature normalmente impiegate per igienizzare botti e tini. Proprio per eliminare questo lavoro e rendere le superfici più facilmente igienizzabili, un tempo i tini di cemento venivano vetrificati con resina epossidica. Purtroppo questo toglie al cemento la sua permeabilità all’ossigeno. Infatti il maggior pregio dei contenitori in cemento nudo è la micro-ossigenazione del vino che, secondo la mia cantiniera Barbara Magnani, è superiore a quella di una botticella di rovere.

 

I distillati più cari del mondo

Hennessy Beaute de Siecle Grande Champagne Cognac prodotto in 100 bottiglie costa 264,944 Dollari. Seguono 7 Whiskey Macallan, 1 Chivas e 1 Glenfarclas

 

Distillati-più-cari-del-mondo-hennessy-prestige-cognac-beaute-du-siecle

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Di Donatella Cinelli Colombini

Sono cifre da capogiro ma la cosa ancora più stupefacente è che c’è chi è disposto a pagarle per poi mettere le bottiglie nelle casseforti per poi rivenderle a prezzo ancora più alto.
La classifica dei distillati super cari arriva da Wine Searcher il portale che pubblica i listini delle rivendite di tutto il modo. Quindi sono prezzi di bottiglie in commercio sullo scaffale e non di pezzi unici che raggiungono cifre ancora più fantasmagoriche. Per questo, se confrontate con le quotazioni d’asta appaiono meno stupefacenti ma nelle aste c’è anche la ricerca del prezzo clamoroso che serve per ottenere un ritorno di immagine sul brand e sul compratore.

 

WINE SEARCHER E I DISTILLATI PIU’ CARI NORMALMENTE IN VENDITA

Distillati-più-cari-del-mondo-Macallan Lalique 50-Year-Old Single Malt .

Distillati-più-cari-del-mondo-Macallan Lalique 50-Year-Old Single Malt .

Wine Searcher ha cercato nel suo database degli ultimi 20 anni le quotazioni medie (non le più alte) delle bottiglie più care fra quelle “normalmente in vendita” e alla fine risulta evidente che il mercato di questi distillati  tocca vertici molto superiori a quelli del vino.
<< Spirits, where the notion of a maximum ceiling for pricing simply doesn’t exist>> alcolici, dove la nozione del massimo prezzo richiesto semplicemente non esiste ha commentato Don Kavanagh all’inizio del suo articolo.
Domina la scena la distilleria scozzese Macallan con 7 etichette fra le prime 10. E’ la distilleria che lavora con gli alambicchi di rame visibili persino nelle monete in uso a Edimburgo. Un simbolo per il popolo col gonnellino come per noi il Colosseo o il David di Michelangelo. Nonostante questo la numero uno nella lista di Wine Searcher è un Cognac.

 

Scegliere il vino col telefono, una tendenza dilagante

E’ cool e lo fanno quasi tutti i wine lover del mondo: inquadrano l’etichetta col telefonino e ecco prezzi, giudizi e profilo. Vivino e WineSearcher

Scelta-del-vino-con-il-telefonino

Scelta-del-vino-con-il-telefonino

Di Donatella Cinelli Colombini

Il telefonino permette di confrontare i prezzi di ogni etichetta in tutte le rivendite di vino del mondo. Se c’è un sistema per creare concorrenza è questo, altro che antitrust!
Basta una foto dell’etichetta e arrivano sul telefono i giudizi dei consumatori, il profilo gustativo e anche il prezzo nelle rivendite di ogni angolo del globo. E se per i vini normali, quelli sotto i 50€, il sistema ha livellato i listini al pubblico partendo dal punto vendita della cantina fino all’enorme store di Zachys a News York, sulle bottiglie “da investimento” ha dato grosse opportunità ai talent scout che sanno comprare bene le ottime bottiglie dei “saranno famosi” e dopo qualche anno le rivendono con buoni guadagni proprio grazie ai grandi portali del vino.

VIVINO IDEATORE DELLA RICERCA DEL VINO CON IL TELEFONO

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L’invenzione della app che fornisce i dati sul vino usando l’immagine dell’etichetta è il danese Heini Zachariassen nato nelle Isole Faroe sperdute nei mari freddi, Heini era un imprenditore di sicurezza informatica senza un grande interesse sul vino. Un giorno entra in un supermercato per comprare una buona bottiglia e rimane bloccato davanti allo scaffale pieno di vini. E’ a quel punto che gli viene l’idea di replicare nel vino i sistemi che, già a quell’epoca, permettevano di scegliere i ristoranti, i film … usando il telefonino. Era il 2009 e Zachariassen insieme al suo socio Theis Sondergaard creano Vivino un portale che oggi contiene 11 milioni di etichette con le descrizioni di ciascuna, il prezzo dichiarato dal produttore e le valutazioni di chi lo assaggia. Per consultarlo serve uno smartphone Android e iOS, le cose più cercate sono << il voto della community, il prezzo e il gusto del vino>>. Gli utenti di Vivino sono 36 milioni di cui 3 in Italia.

Quando i prezzi dei vini vanno alle stelle

51 Dollari a bottiglia il prezzo medio mondiale dei fine wines venduti in enoteca. Rialzi record in UK, Hong Kong il mercato dove il vino costa di più 165$

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Hong Kong-MERCATO-DOVE-IL-PREZZO-DEL-VINO-E’-PIU’-ALTOT

Di Donatella Cinelli Colombini

Le vendite en primeur dei vini di Bordeaux, dell’inizio di giugno fanno venire l’acquolina in bocca ai produttori italiani: Mouton Rothschild, Margaux, Haut-Brion e Pavie hanno accettato le prenotazioni sui loro vini al prezzo di € 408,00 a bottiglia vale a dire 5.112 Sterline, 5.840 Dollari per dozzina visto che i vini verranno consegnati ai négociant in casse di legno da 12 pezzi. E hanno anche limitato le quantità: Mouton ha diminuito le allocazioni del 35/40% rispetto al 2017! Poverino, forse il prezzo gli sembrava basso e incassare i soldi subito per vini prodotti otto mesi fa e da consegnare fra due anni, non gli faceva poi così gola.

EN PRIMEUR E I PREZZI DA CAPOGIRO DI BORDEAUX

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Bordeaux-en-primeur

Il mercato cinese continua a comprare e la stampa più influente sostiene i vini bordolesi. La vendemmia 2018 di Mouton ha ricevuto un giudizio di 100 punti da James Suckling, 97-99 + da Lisa Perrotti-Brown MW del Wine Advocate-Robert Parker, 94-97 da Antonio Galloni che lo ha definito “radioso e sensuale”.

PREZZI MEDI MONDIALI DEI VINI IN CRESCITA

Nessun territorio italiano riesce a fare la stessa cosa, neanche con i vini di punta. Lo strapotere francese, nel paradiso del mercato, è fortissimo. Ma qualche luce si accende per tutti e i dati di Wine Searcher lo dimostrano.
Il prezzo medio a bottiglia delle etichette censite nell’enorme portale che raccoglie i listini delle maggiori rivendite di tutto il mondo, è di 51Dollari a bottiglia. Era 35$ nel 20114 ed ha fatto un autentico balzo in avanti. Wine Searcher non attribuisce questa crescita all’inflazione nell’enorme mercato USA che c’è, ma inciderebbe solo dell’8%. L’accelerazione impressionante avvenuta negli ultimi 12 mesi sembra , a mio avviso, l’effetto degli investitori che hanno cominciato a annusare l’odore della speculazione. In questo senso Wine Searcher proseguirà l’indagine concentrandosi sui vini più cari come Romanée-Conti Grand Cru or Leroy Musigny per vedere quanto hanno influito sulla media totale.

Il Barolo si sta borgognizzando?

Borgogna e Barolo condividono la distinzione fra specifiche aree e vigneti, per antica consuetudine. Ora in Piemonte i vini prendono caratteri sempre più netti

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Barolo – Ceretto-

Di Donatella Cinelli Colombini

In Borgogna sono acclarati da tempo mentre nel Barolo la zonizzazione del 2009 sta evidenziano sempre di più le differenze geologiche e climatiche così come le consuetudini colturali sedimentate nei secoli nelle varie micro aree. Sta emergendo dunque un “sistema borgognone” che sembra la naturale conclusione del processo evolutivo della denominazione Barolo.

BAROLO TRADIZIONALISTA MA CON GRANDI CAMBIAMENTI

Il Barolo attraversa un <<period of rapid change>> scrive W. Blake Gray nel suo articolo per Wine Searcher e non solo a causa del global warming ma soprattutto a seguito delle richieste dei mercati. Anche se i produttori di questa regione << often seems unaffected by commerce>> sembrano spesso impermeabili all’influenza commerciale e molto legati alle tradizioni … anche qui i cambiamenti contano. Eccome se contano, basta pensare ai Barolo Boys e a tutto quello che ne è seguito. Intanto la produzione di Barolo aumenta e i suoi prezzi sono alti.

Cannubi-Mappa-Barolo

Cannubi-Mappa-Barolo

SOTTOZONE DEL BAROLO IN STILE BORGOGNA

Indubbiamente l’innalzamento delle temperature ha permesso di ottenere uva adatta per il Barolo dove 30 anni fa veniva piantato Barbera, Grignolino o Dolcetto. Un’evoluzione che spinge le Langhe verso una monocultura di Nebbiolo e un disincentivo per chi voleva aggiungere altri vitigni orecchiando i Supertuscan. Ma c’è un altro fenomeno che diventa sempre più evidente: la diversificazione dei vini provenienti dalle diverse sottozone del Barolo. Sospinti dalle richieste del mercato sempre più assetato di diversità, i produttori stanno accentuando i caratteri distintivi di ogni terroir. Un tempo le cantine facevano blend cercando un’eccellenza complessiva per esempio fra il fruttato e gli aromi dei Barolo de La Morra, con la struttura densa di quelli di Serralunga. Oggi invece tutto cambia. <<It’s a unique moment for Barolo,” è un momento unico per il Barolo ha tetto D’Agata a Wine Searcher <<We’re going through a Burgundization of this place>> sta andando verso una borgognizzazione. Il concetto è abbastanza condiviso <<le due zone vitivinicole a livello mondiale in cui il terroir così inteso riesce ad essere completamente valorizzato sono la Borgogna e le Langhe. Spesso, dunque, si cerca di trovare una correlazione tra i Grand Crus della Cote de Nuits e le menzioni geografiche più importanti del Barolo>> leggiamo su Trediberri.
Un processo la cui naturale conclusione è nell’identificazione dei Cru cioè dei vigneti o delle porzioni di vigneto con caratteristiche di eccellenza.

Vini spagnoli in crisi di identità?

C’è una rivolta dei migliori produttori spagnoli contro le loro denominazioni, accusate di puntare sui volumi e non sulla qualità. Ora la rivolta è nel Cava

Artadi-Juan-Carlos--Lopez-de-Acalle

Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando Juan Carlos Lopez de Lacalle prestigiosissimo e rigorosissimo produttore di Artadi decise di togliere la denominazione Rioja dalle sue bottiglie la notizia fece il giro del mondo. Era il 2015 Thomas Matthews pubblicò un articolo intitolato “Revolt in Rioja” (Rivolta in Rioja) nel Wine Spectator.
Ho parlato più volte con Juan Carlos riguardo alla sua decisione e di quello che mi sembrava un orientamento verso più garanzie e più qualità da parte delle istituzioni spagnole, come la creazione dei “Viñedos Singulares”.  Ogni volta lui mi guardava dritto negli occhi attraverso i suoi occhiali rettangolari <<è cambiato qualcosa?>> poi scuotendo la testa aggiungeva <<e allora!>> come dire non ci sono le condizioni per tornare nella DOC.

Artadi è uscito dalla Rioja nel 2015 ed è stato il primo di un esodo

Anche Maria José Lopez de Heredia Montoya della celebre Viña Tondonia è su posizioni super tradizionaliste. A queste due star del vino spagnolo si aggrega un crescente numero di

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

produttori insofferenti rispetto a denominazioni poco orientate sulla qualità. Secondo loro le norma poco restrittive causano confusione fra i consumatori e danno d’immagine alle cantine migliori.
<<Se la Spagna fosse un essere umano, direi che soffre di un disturbo di personalità multipla>> ha scritto James Lawrence nel suo articolo di WineSearcher.

l’istinto scismatico degli spagnoli in politica e nel vino

Un istinto scismatico su tutti i fronti: nella politica con le elezioni a ripetizione,  i Baschi e la Catalogna che chiedono l’indipendenza, nel vino con l’ascesa di associazioni private come Grandes Pagos de Espana in concorrenza con le DOC e articoli come quelli del giornalista e enologo Victor de La Serna in aperta contestazione del Consejo Reguladors organismo che corrisponde al nostro Comitato Nazionale Vini. La richiesta più forte sembra quella di un sistema piramidale, come quello italiano, forse attraverso l’utilizzo delle tipologie riserva e selezione conosciute a livello internazionale. Azioni capaci di togliere, almeno ai vertici dell’enologia spagnola, la cappa nera di vino a buon mercato. Questo sembra il problema più grosso: i vini sono spesso molto buoni ma i prezzi sono tutti bassi. <<Sia Victores de la Serna di Grandes Pagos che Xavier Gramona di Corpinnat sono determinati a sbarazzarsi della reputazione della Spagna per i vini economici>> precisa Wine Searcher.

Vi presento Eric Kohler l’enologo di Château Lafite

Scopriamo l’uomo che crea i vini di Château Lafite Rothschild, si tratta di Eric Kohler un enologo che produce capolavori in bottiglia senza darsi arie

Lafite

Château Lafite Rothschild,- direttore-tecnico- Eric Kohler

di Donatella Cinelli Colombini

Prima di parlare del suo cantiniere, mi piace raccontarvi qualche particolare di questo luogo da mito; Château Lafite ha una storia senza eguali nel vino. Alla fine del Seicento le sue vigne si unirono a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”.

Lafite il vino del Re di Francia

La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite. Al suo ritorno a Parigi Richelieu era in forma smagliante <<Maresciallo>>, gli disse il Re Luigi XV <<mi sembra che abbiate venticinque anni meno di quando siete partito>> <<Vostra maestà non sa che ho trovato la famosa fontana della giovinezza? Ho scoperto il vino di Château Lafite>>rispose il

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Lafite

Cardinale. Lafite era servito da Madame de Pompadour nelle sue cene private e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il vino del re, come veniva chiamato il rosso di Lafite.
Altro grande estimatore dei vini di Lafite fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Prima e durante la rivoluzione, Lafite era in cima alla gerarchia del vino ma visse un momento travagliato con frequenti cambi di proprietà. Nonostante questo nel 1855 venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in un’autentica reggia piena di capolavori d’arte.

Il vino di lusso sempre più vincente

Uno shopping da 253 miliardi di Euro all’anno per i vini oltre 100 € e di 12 miliardi per le bottiglie “dei sogni” dal prezzo superiore a 1000€

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di Donatella Cinelli Colombini

Il mercato del vino di fascia alta era  cresciuto ultimi anni. E’ passato da 77 miliardi di Euro nel 1995 a 253 miliardi di Euro nel 2015 (studio Bain & Company del 2016). Nello stesso periodo, l’indice delle aste WS aveva mostrato un aumento del 300% in valore.
Balzi in avanti degni dei titoli di borsa più remunerativi e una evidente predilezione dei consumatori più ricchi per il grande vino. Durante il  2020, a causa della pandemia, tra i beni esperienziali, i settori maggiormente in difficoltà risultano quelli dell’ospitalità (giù tra 55% e 65% sul 2019) e delle crociere di lusso (-65/-75%), fortemente condizionati dal crollo dei flussi turistici. I segmenti quali vini e liquori , mostrano invece maggiore tenuta, per la maggiore propensione al consumo da casa. Per quanto riguarda il vino, la fascia più alta viene definita resiliente rispetto a quella medio-alta (entry to luxury) essendo più legata al collezionismo e a momenti di gratificazione personale.

 

Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung

La Tache di Romanée Conti

Vini-di-lusso-La Tache di Romanée Conti

<<La categoria del vino di lusso incarna tutto ciò che è scarso e possiede un’estetica bellissima >> spiegava a Wine Searcher Liz Thach, Master of Wine e professore al Wine Business Institute di Sonoma <<fornisce un senso di privilegio e eleganza>> in altre parole chi può comprare bottiglie esclusive e costose si sente un privilegiato e questa è un’attrazione sempre più irresistibile.
Il libro Luxury Wine Marketing di Liz Thach e Peter Yeung indaga appunto sulla desiderabilità del vino di lusso e sugli elementi che lo distinguono. In effetti, mentre il mercato propone un crescente numero di bottiglie ultra-care i dati aziendali sono sorprendentemente scarsi. Questo studio partiva da un database di 8500 vini con un prezzo superiore a $ 100 per bottiglia, suddiviso per varietà di uva, regione, tipologia e prezzo prendendo in considerazione le annate dal 2010 al 2016. Le principali fonti utilizzate dagli autori sono state Wine Spectator (WS), Wine-Searcher, The Encyclopedia of Champagne e le interviste.

                                                                       
Cinelli Colombini
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