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MAMMA JUMBO SHRIMP NUOVO BRAND DI STEVIE KIM

Può il vino diventare smart? Divertente ed internazionale? Multi channel sempre connesso? Con Stevie Kim può

 

Stevie Kim Vinitaly

Stevie Kim Vinitaly-International

di Donatella Cinelli Colombini

Stevie è figlia della società liquida dove <<il cambiamento è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza>> come scrive il sociologo polacco Zygmunt Bauman descrivendo il camminare solitario dell’uomo moderno. In questo caso si tratta di una donna: Stevie Kim. Il suo aspetto rivela l’origine coreana ma lei confessa di non parlare la lingua dei suoi avi perchè è cresciuta in Usa e ora abita a Verona dove è il direttore di Vinitaly International cioè la finestra sul mondo della maggiore fiera del vino italiana.

 

STEVIE KIM LA MAGA DEL WINE MARKETING DIGITALE

Stevie Kim è sempre vestita di nero, con lunghi capelli neri che richiamano la bellissima Morticia della Famiglia Addams.

Stevie Kim together with Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colmbini with Stevie Kim

E’ ironica e autoironica. Mi dice <<tu sei la nonna delle Donne del Vino>>. Ha ragione, vivo nella casa costruita dai miei antenati oltre quattrocento anni fa. Una situazione lontana dal mondo liquido dove vive lei. La mia è una fantasia concreta radicata nella terra toscana, mentre la sua una fantasia concettuale che gira il mondo.

 

MAMMA JUMBO SHRIMPS UN CONTENITORE DI VIDEO, PODCAST, LIBRI E MAPPE

Durante il lockdown del 2020 ha creato Mamma Jumbo Shrimp e ora ce lo presenta. E’ un contenitore digitale di podcast, libri, mappe e video. L’idea è quella di proporre il vino in modo divertente, comprensibile a tutti e raggruppare una comunità di wine lovers di tutto il mondo. Un dialogo aperto sorridente con chi è già competente, o semplicemente ama il cibo, i viaggi e vuole scoprire.
Italian Wine Podcast è il fiore all’occhiello di Stevie Kim che lo ha creato nel 2017 quando nessuno credeva che lo storytelling sul vino italiano potesse avere successo. Poi è diventato uno show pluripremiato e durante la pandemia è stato l’unico podcast giornaliero sul vino al mondo con 747 episodi su personaggi, cibi, luoghi, storie. Quasi un milione di ascoltatori per contenuti inclusivi che mirano a informare, educare e intrattenere persone di tutti i continenti e di diverso target.

 

Antonietta Corsi Francois ci ha lasciato

Addio dolce Antonietta, un ricordo affettuoso di una grande donna che ci è di esempio per generosità e coraggio, intelligenza e leggerezza

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

E’ difficile spiegare perché ognuno di noi vuole più bene a una persona anziché a un’altra. Forse sono le affinità elettive, forse certe persone sanno come farsi amare…. Io non ho mai capito il motivo per cui alcune mi sono particolarmente care. Una di loro era Antonietta Francois del Castello di Querceto. Lei e il marito Alessandro sono presenze costanti nei miei ricordi di produttrice di vino. Le feste nella loro splendida residenza erano memorabili. Non per il lusso. Niente catering ne cuochi stellati. Ma c’era l’eleganza di un’aristocrazia rinnovata dalla sapienza culinaria e dalla fantasia di Antonietta. Ed ecco le calle di cristallo che diventavano bicchieri da spumante, l’apparecchiatura con le posate d’argento di più generazioni e la band nel salotto più grande per ballare in mezzo a oggetti antiquari. Solo Antonietta riusciva a vivere in un museo con la leggerezza di una teen-ager.

IL CORAGGIO DI ANTONIETTA E LA SUA UMILTA’ ERANO UN ESEMPIO

Poi c’era il coraggio e la forza per affrontare le difficoltà con il sorriso sulle labbra. Lei e Alessandro erano una coppia inseparabile e affiatatissima. Viaggiavano incessantemente per promuovere il loro splendido Chianti Classico. Sembravano non sentire la fatica e dopo una giornata in piedi dietro al tavolo da degustazione, li trovavi sorridenti, in abito da sera, alle cene di gala per poi prendere un aereo la mattina dopo. Li ho visti l’ultima volta alla festa del loro 50° anniversario di nozze. Antonietta stava facendo la chemio ma ha festeggiato con noi e si è commossa meno di Alessandro.

Carlos Santos e Amorim Cork Italia sono un mito per tutte le cantine

Il premio Nobel Mohan Munasinghe ha indicato Amorim fra i 10 migliori esempi mondiali di equilibrio virtuoso fra l’attività umana e la natura

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

di Donatella Cinelli Colombini

Questa è Amorim, leader mondiale nella produzione di sughero.

Quercus suber quercia da sughero un albero che sopravviveva agli incendi grazie a una corazza di sughero e oggi ci dona uno dei più formidabili isolanti presenti in natura. La quercia è un albero generoso che vive generalmente 200 anni e offre la sua corteccia all’uomo per 15 – 18 volte. A 43 anni e alla terza decordicatura produce sughero per tappi da vino.

CARLOS SANTOS E LA AMORIM CORK ITALIA

Il Portogallo, patria di Amorim, è il maggior produttore mondiale di sughero. Questa azienda ha creato, con le foreste e l’industria del sughero, un’economia sostenibile che aiuta l’ambiente ed è sempre più circolare. L’ultimo gradino è il riutilizzo dei tappi usati per prodotti oggetti di design <<Molti pensano che il materiale riciclato possa servire solo per realizzare oggetti brutti>> ha detto Carlos Santos Amministratore Delegato di Amorim Cork Italia alle Donne del Vino in visita alla mostra “Suber second life” a Conegliano Veneto << invece è possibile creare quasi delle opere d’arte come “susta” cioè molla in lingua veneta, disegnata da Michele De Lucchi di AMDL Circle che è stato esposta alla Biennale di Venezia 2021>>.  Ma Carlos ha anche un altro sogno <<far tornare nelle cantine il sughero usato  e trasformato in oggetti di design>> chiudendo un cerchio virtuoso di economia circolare che parte dai boschi, protegge l’affinamento dei grandi vini e poi diventa un arredo raffinato per sale di degustazione e enoteche.

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

Un progetto che le Donne del vino del Friuli Venezia Giulia hanno già condiviso raccogliendo tappi usati e che, nei miei desideri, <<dovrebbe estendersi a tutte le socie d’Italia>>. Un modo per sostenere Amorim e Carlos Santos nel loro impegno “etico” per un futuro più sostenibile.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA NATURA E DEL VINO

Il 18 ottobre, guidate da Cristiana Cirielli,  le Donne del Vino hanno visitato gli impianti della Amorim Cork Italia a Conegliano Veneto scoprendo un esempio di etica e di tecnologia al servizio del vino e dell’ambiente. Per capire l’approccio di Amorim basta dire che ha creato gli attrezzi che alleggeriscono il lavoro di chi decortica le querce ma contengono sensori che permettono di capire dove incidere in base allo spessore del sughero e al flusso di linfa proteggendo anche la salute degli alberi.

WINE2WINE 2021 E IL FUTURO DEL VINO E’ DONNA

A Wine2wine, super forum di Stevie Kim, la prima indagine sul gender gap nel vino italiano: scopriamo che comunicazione, marketing e turismo si sono femminilizzati

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Vigna e cantina ancora feudi maschili ma le cantine italiane si stanno lentamente aprendo ai talenti femminili. Nei marketing, nella comunicazione e nelle attività turistiche il numero di donne, anche in posizioni di vertice, sovrasta nettamente quella degli uomini. Accanto a questi segnali positivi, nelle cantine italiane permangono dati poco incoraggianti sul precariato che riguarda maggiormente le donne e soprattutto gli abusi in ambiente di lavoro.

WINE2WINE FORUM DEL WINE BUSINESS ALL’INTERNO DI VINITALY SPECIAL EDITION

La prima indagine sul gender gap nel vino italiano realizzata dallUniversità di Siena in collaborazione con Donne del Vino e Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona a Wine2wine con Laura Donadoni ItalianWineGirl in veste di “madrina”.

Wine2wine-2021-Il-futuro-del-vino-è-donna-Laura-Donadoni

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Il maggior forum italiano sul wine business, creato dalla vulcanica Stevie Kim, si è svolto quest’anno all’interno di Vinitaly Special edition una fiera a cui hanno partecipato 400 aziende e operatori di 35 Paesi che ha voluto dare un segnale di ripartenza per le attività B2B in presenza.

COME IL VINO ITALIANO SI STA FEMMINILIZZANDO

Donne sempre più ai vertici delle aziende vitivinicole nei ruoli della comunicazione, marketing e accoglienza, ma se nasce un figlio, sono costrette a chiedere il part time perché nei distretti viticoli mancano gli asili nido che consentano di conciliare il lavoro con le esigenze della famiglia. Sono ancora numerosi gli episodi di intimidazioni e abusi sul luogo di lavoro; manca una politica che aiuti le donne a denunciare anche perché sono, più degli uomini, con contratti a termine.

«Negli ultimi anni, il settore del vino italiano registra una progressiva “femminilizzazione” dei vertici aziendali, ma volendo rispondere alla domanda se persiste in Italia un problema di “gender gap” emerge che c’è ancora molta strada da fare» ha introdotto Elena Casprini, ricercatrice dell’Università di Siena che ha condotto l’indagine, sotto la direzione del Professor Lorenzo Zanni.

PRIMA INDAGINE SUL GENDER GAP NELLE CANTINE ITALIANE

Lo studio riguardava un panel di imprese selezionate su base nazionale che, in sintesi, fa emergere almeno tre risultati principali.
«Il primo – ha detto Casprini – riguarda le competenze e i ruoli svolti in azienda: mentre solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione. In altre parole, le donne sono protagoniste dell’attuale fase di “terziarizzazione” del mondo del vino che oggi appare critica di fronte alle nuove sfide del mercato. Perché? Le donne sono più empatiche e collaborano di più rispetto agli uomini: sono creative e cercano di creare rapporti di fiducia, anche se non sempre è facile, specie nei confronti di dipendenti di generazioni diverse».

Il secondo risultato riguarda il rapporto vita privata-lavoro: «Negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c’è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera. L’indagine rivela altresì che mancano asili nido e scuole dell’infanzia, sia pubblici che privati, nei pressi delle aziende e come il costo di tali servizi non sia compatibile coi redditi agricoli. Infine, un dato riguarda gli episodi di intimidazioni, abusi e violenze che hanno avuto come protagoniste le donne. Negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell’azienda».

La sostenibilità contagiosa delle Donne del Vino secondo Marta Galli

Arriva sul Journal internazionale “Sustainability” lo studio di Marta Galli sulle convinzioni ambientali delle Donne del Vino e scopriamo che sono “contagiose”

 

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di Donatella Cinelli Colombini

IL SONDAGGIO DI MARTA GALLI

Questo è il primo esito del sondaggio condotto da Marta Galli, erede della nota dinastia dell’Amarone della cantina Le Ragose e dottoranda presso l’Università del Sacro Cuore di Milano che ha lavorato su un campione di 23 interviste insieme alle professoresse Roberta Sebastiani e Alessia Anzivino dello stesso ateneo. Lo studio è stato pubblicato sul Journal internazionale “Sustainability”, ed ha quindi un imprimatur scientifico di livello internazionale.

 

LA DIFESA AMBIENTALE FATTA IN GRUPPO HA RISULTATI FORTI

E’ emerso come le Donne del Vino percepiscano i valori promossi dall’associazione come un patrimonio comune e condiviso. Fra essi l’ambiente, tema a cui sono state dedicate le annate 2020 e 2021, è fortissimo nel vissuto individuale delle socie. Esse non sono solo colleghe, ma anche amiche e l’appartenenza all’Associazione permette loro di scambiare esperienze, conoscenze e opportunità. Il sentirsi parte di un gruppo che cammina nella stessa direzione fa sperare in risultati più forti per i propri contributi individuali e rafforza la volontà di andare avanti. Durante le interviste le socie hanno sottolineato come per loro sia fondamentale un’azione congiunta di tutta la comunità per preservare il proprio territorio e la biodiversità.

 

PER LE DONNE DEL VINO ESSERE SOSTENIBILI E’ UN PUNTO DI PARTENZA

Per le Donne del Vino, essere sostenibili è un punto di partenza e la base del proprio operato e non un punto di arrivo o uno strumento di marketing. Il rispetto ambientale, viene percepito come un processo di continua crescita nel quale corsi, webinar e incontri, hanno un ruolo strategico per motivare e accrescere le competenze. E le proposte formative delle Donne del Vino, spesso sviluppare online nei mesi di lockdown, hanno funzionato alla grande.
Le attività preesistenti vengono modificate con nuove pratiche e maggiore uso della tecnologia con l’obiettivo di una maggiore attenzione alla natura.

IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Perché è importante insegnare il vino ai futuri managers del turismo e della ristorazione italiana? Perché se non lo conoscono non lo possono vendere

 

Donne-del-Vino-e-l'insegnamento-del-vino-negli-istituti-turistici-e-alberghieri

Donne-del-Vino-e-l’insegnamento-del-vino-negli-istituti-turistici-e-alberghieri

di Donatella Cinelli Colombini

Primo esito di meeting organizzati dalle Donne del Vino a Firenze in occasione del G20 sull’agricoltura. Vino come acceleratore di cambiamento sostenibile e accorciatore della distanza fra città e campagna. Nella logica dei gradi progetti europei – Farm to Fork, Next Generation – arriva la prima proposta concreta: introduciamo il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri.

Le Donne del Vino si fanno carico della sperimentazione di questi insegnamenti in Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia. Uno o due istituti per ogni regione, già in questo anno scolastico con il coordinamento di Antonietta Mazzeo, Roberta Lanero e Roberta Urso. La sperimentazione si allargherà in tutta Italia nell’annualità 2022/2023. Poi, tutti sperano, che la necessità della formazione sul vino diventi largamente diffusa e centinaia di Istituti Alberghieri e Turistici introducano tale insegnamento.

 

AMICI SOMMELIER PREPARATE CENTINAIA DI DOCENTI

Da qui l’appello alle associazioni di sommelier, assaggiatori, diplomati WSET, dottori in scienze gastronomiche …. perché preparino i docenti necessari a insegnare a centinaia di classi in ogni regione Italiana.

Wine-hospitality-managers-corsi

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Dopo i due anni della fase sperimentale le 950 Donne del Vino intendono rimanere nel progetto formativo solo come destinatarie delle visite didattiche perché hanno al loro interno produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, comunicatrici, esperte … e sono quindi in grado di proporre agli studenti un’esperienza diretta di tutta la filiera produttiva del vino. Nel sogno di tutti c’è una nuova generazione di managers che continui la sua formazione anche dopo il ciclo scolastico facendo della conoscenza del vino e dell’agroalimentare un punto di forza del proprio profilo professionale.

 

PERCHE’ INSEGNARE IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Attualmente alcuni presidi di Scuole Alberghiere hanno già attivato i corsi sul vino mentre nessun Istituto Turistico ha insegnamenti di questo tipo. Nella realtà invece, i futuri responsabili delle sale dei ristoranti così come i futuri managers di uffici turistici, agenzie di viaggio o alberghi hanno bisogno delle nozioni base sul vino e sui territori del vino.

Infatti il vino costituisce circa un terzo dei ricavi dei ristoranti. Sul fronte turistico vediamo che enogastronomia è la prima attrattiva dei viaggiatori stranieri diretti in Italia e anzi un visitatore su quattro è mosso principalmente da quella. Il 62% dei cataloghi dei tour operator contiene un’offerta enogastronomica. Ci sono circa 10.000 cantine attrezzate per la wine hospitality in costante ricerca di personale e circa altre 20.000 imprese del vino aperte al pubblico.

In un’Italia dove l’agroalimentare è sempre più importante per il turismo non è possibile continuare a insegnare solo arte, territori e geografia turistica (66 ore per 3 anni) ai futuri manager dell’incoming.

 

Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini

Staffolo 56° edizione del Premio Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini, Maurizio Oliviero Rettore dell’Università di Perugia e l’enologo Giancarlo Soverchia

 

Staffolo

Staffolo

di Donatella Cinelli Colombini

L’iniziativa si svolge nel borgo medioevale di Staffolo, ed è organizzata dal Comune, in collaborazione con l’Accademia italiana della cucina, quella dei Georgofili (sezione centro-est) e con il patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Un programma di due giorni che permette di assaporare l’ospitalità marchigiana e i meravigliosi Verdicchio di questa terra. L’accoglienza da parte del vulcanico sindaco Sauro Ragni e di Sandro Marani dell’Accademia Italiana della Cucina, avviene infatti nell’Enoteca comunale con degustazione delle eccellenze marchigiane fra cui lo strepitoso ciauscolo. A seguire, nella Sala Cotini spazio a ‘Wine & Fashion’, con il tenore David Mazzoni come ospite d’onore. Uno spettacolo dal sapore antico che valorizza l’artigianalità e la creatività della popolazione locale. Altre piccole perle sono il gruppo folcloristico e la banda di Staffolo specchio di una comunità coesa e legata alle tradizioni.

 

PREMIO VERDICCHIO D’ORO A STAFFOLO

Staffolo-Premio-Verdicchio-d'Oro

Staffolo-Premio-Verdicchio-d’Oro

Il clou della festa è stato il convegno “L’uomo e il vino” nella Collegiata di San Francesco seguita dalla consegna del Premio Nazionale di Cultura Enogastronomica ‘Verdicchio d’Oro’ che viene assegnato a chi si è distinto nella promozione e valorizzazione della cultura enogastronomica italiana. Nel 2021, insieme a me come presidente delle Donne del Vino, sono stati premiati Maurizio Oliviero, Rettore dell’Università di Perugia; a Giancarlo Soverchia, agronomo ed enologo. A completare la festa, la Delegata Daniela Sorana e Nazzarena Ceci Togni  erano presenti con un gruppo di Donne del Vino delle Marche.

 

STAFFOLO UN PICCOLO LUOGO CON UNA GRANDE STORIA

Staffolo è un piccolo borgo con una grande storia che inizia nel paleolitico. L’abitato attuale, in cima a un colle, con case in mattoni strette le une alle altre, lungo strettissime stradine, deriva da un pagus romano ma deve il suo nome ai longobardi che lo chiamarono Staffil (dal germanico stab = bastone). La storia del luogo è un susseguirsi di guerre, saccheggi, lotte signorili e persino una strage da cui sopravvissero solo i giovani più forti e le donne “che apparenza aveano” e forse potevano essere venduti come servi o schiavi. Non meraviglia quindi che, ancora oggi, Staffolo abbia l’apparenza di un torrione fortificato con enormi mura in mattoni.

Vini di vigneti storici delle Donne del Vino

FIS Bibenda e Donne del Vino una doppia degustazione a Roma, lunedì 4 ottobre, per valorizzare e salvaguardare il vigneto storico italiano

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-Daniela-Scrobogna-Donatella-Cinelli Colombini

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-Daniela-Scrobogna-Donatella-Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

Dodici vini provenienti da cinque regioni diverse per assaggiare la straordinaria complessità e finezza trasmessa dalle viti di grande età. Una panoramica di vitigni diversi e di un modo di condurre la vigna che privilegia l’identità alla produttività e la praticità di coltivazione.

FIS BIBENDA E DONNE DEL VINO

Bibenda FIS – Fondazione Italiana Sommelier e Donne del Vino uniscono le forze per sostenere chi salvaguarda il patrimonio viticolo antiquario. Nel loro insieme mostrano la biodiversità del vigneto Italia <<che ha la maggior numero di vitigni autoctoni del mondo>> ha sottolineato Franco Ricci fondatore e Presidente della Fis Bibenda. Un uomo che conosco e stimo da almeno trent’anni. Mi ha incoraggiato, ha creduto in me quando ho creato la mia nuova azienda dandomi il coraggio che mi mancava. E non ha aiutato solo me, Franco Ricci ha dato un contributo decisivo alla diffusione della cultura del vino in Italia e al prestigio dei sommelier.

DEGUSTAZIONE A ROMA  SUI VINI DA VIGNETI STORICI

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-

Al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Franco Ricci ha creato un centro di formazione grandissimo e prestigiosissimo. Ampie sale lussuose, organizzazione perfetta, servizio impeccabile, puntualità svizzera …. In questa cornice prestigiosa 12 Donne del Vino hanno presentato le loro produzioni provenienti da vigneti storici con l’aiuto di Daniela Scrobogna, grandissima assaggiatrice, che li ha descritti sotto il profilo organolettico. Ed ecco l’elenco delle 12 produttrici e dei loro gioielli.

Cantine turistiche: il successo è locale e naturale

Comune di Firenze e Donne del Vino preparano il G20 sull’Agricoltura a Palazzo Vecchio parlando di vino e di turismo del vino con la Toscana nel ruolo di capofila

 

Donne-del-Vino-Turismo-del-Vino-come-difensore-dei-territori

Donne-del-Vino-Turismo-del-Vino-come-difensore-dei-territori

Nell’estate 2021, per il secondo anno consecutivo, le città d’arte soffrivano per un turismo debole e le città del vino traboccanti di visitatori. Una constatazione che diventa il filo conduttore di un ragionamento sul possibile ruolo dell’enoturismo per la ripartenza economica e sociale delle aree interne. L’iniziativa “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” organizzata dalle Donne del Vino in collaborazione con il Comune di Firenze prepara il G20 dell’Agricoltura, fa il punto su l’uso del’ “Enoturismo come difensore delle diversità e biodiversità”. L’iniziativa ” – dal 3 al 14 settembre- si è sviluppata nella Sala d’Arme, con una serie di 8 incontri incorniciati dalle opere della pittrice Elisabetta Rogai che usa il vino “Enoarte” al posto dei colori, creando un collegamento fra l’enologia e l’arte di cui la Toscana è ricchissima.

 

IL SINDACO DI FIRENZE DARIO NARDELLA E LA VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA STEFANIA SACCARDI

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<<La vera rivoluzione dell’enoturismo post Covid è la trasformazione dei visitatori delle cantine italiane da turisti in esploratori che cercano diversità, natura, eccellenze salutari. Un cambiamento che li ha trasformati in difensori del paesaggio e delle specificità locali>> ha esordito  l’Assessore Cecilia Del Re  dopo che il Sindaco di Firenze Dario Nardella aveva annunciato la creazione di un master di alta formazione incentrato anche sul turismo del vino. La Vicepresidente della Regione Toscana e Assessore all’Agricoltura Stefania Saccardi  ha ribadito  l’importanza dell’enoturismo <<i dati mostrano la forza attrattiva delle imprese del vino. Gli italiani in visita nelle cantine sono aumentati  così come la loro propensione allo shopping di bottiglie riducendo il calo degli incassi delle cantine collegato alla mancanza dei turisti stranieri >>.

 

IL MINISTRO DELLE RISORSE AGRICOLE STEFANO PATUANELLI

<<Un turismo del vino capace di creare sviluppo e contemporaneamente difendere l’identità locale dei territori interni>> ha detto anche il Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli . << In questo 2021 ancora condizionato dal Covid, le parole magiche sono “naturale e locale” soprattutto nel turismo e nell’enogastronomia. Due comparti sempre più collegati>>

SOSTENIBILITA’ NEL VINO: IL BIO NON BASTA

Dagli incontri di Firenze organizzati dal Comune e dalle Donne del Vino in preparazione del G20-Agricoltura: sulla sostenibilità vetro leggero e meno energia

 

FIRENZE-PALAZZO-VECCHIO-DONNE-DE-VINO-IL-BIO-NON-BASTA

FIRENZE-PALAZZO-VECCHIO-DONNE-DE-VINO-IL-BIO-NON-BASTA

“Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” dal 2 al 14 settembre nella Sala d’Arme del Comune di Firenze ospita un ciclo di incontri, dibattiti e degustazioni incorniciati dalla mostra personale della pittrice Elisabetta Rogai che, con la sua Enoarte dipinge con vino, creando un collegamento fra la cultura, di cui la capitale toscana è tanto ricca, con l’enologia punta di diamante dell’export made in Italy.
La mostra e gli incontri, formano il progetto con cui il Comune di Firenze e le Donne del Vino preparano il G20 dell’Agricoltura che, alla metà di settembre 2021, metterà a confronto i rappresentanti di 35 nazioni su sostenibilità e lotta alla fame.

 

LA VOCE DELLE DONNE DEL VINO SU “VINO, SOSTENIBILITA’ E ENERGIA”

<<L’incontro del 13 settembre è dedicato a “Vino, sostenibilità e energia” e ha preso in esame due aspetti importanti ma poco conosciuti dell’impatto ambientale del vino: il vetro leggero delle bottiglie e l’efficientamento energetico con il premio ENEA-Federesco>> ha spiegato la presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini.
Ad aprire l’incontro l’Assessora Cecilia Del Re, in veste di padrona di casa, il Dirigente della Regione Toscana Gennaro Giliberti e il presidente di Proofirenze Massimo Manetti.
L’argomento è stato introdotto da Barbara Amoroso che ha guidato la conferenza <<gli imballaggi siano una delle voci più pesanti nell’impronta carbonica delle antine (32% in Champagne) mentre l’efficientamento energetico sia fra i must di chi progetta o ristruttura impianti produttivi>>.

 

Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio

Le Donne del Vino protagoniste di un programma di 14 giorni in collaborazione con il Comune di Firenze e la pittrice Elisabetta Rogai per il G20 dell’agricoltura

 

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-e-Massimo-Giletti-in-preparazione-del-G20

di Donatella Cinelli Colombini

Incontri, dibattiti, performance di pittura dal vivo, enoarte, degustazioni … formano un fitto programma che declina il vino in tutte le forme, stimola la riflessione e porta esempi concreti capaci di aprire strade verso il futuro dell’enologia e dell’agricoltura tutta.

 

G 20 DELL’AGRICOLTURA FIRENZE 2021

Quest’anno il G20 Agricoltura avrà luogo a Firenze alla metà di settembre e il Comune ha concesso uno degli spazi più belli di Palazzo Vecchio, la Sala d’Arme, alle Donne del Vino per organizzarvi un progetto di incontri, dibattiti, degustazioni dedicati ai temi del forum internazionale: la resilienza, la sostenibilità e il contrasto della fame nel mondo.

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Il progetto impegnativo che trova nella mostra delle opere della pittrice Elisabetta Rogai una cornice raffinata, toscanissima e perfettamente aderente al tema. Infatti, la Rogai, è un’artista di fama internazionale, che usa il vino per dipingere. La sua tecnica assolutamente originale, celebra proprio quest’anno il suo decennale e si chiama “Enoarte”. Proprio dal rapporto di stima e amicizia che mi lega, da quasi vent’anni, ad Elisabetta Rogai, nasce l’unione di volontà che ha reso possibile la collaborazione fra Comune di Firenze, Donne del Vino e lei per il progetto “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio”.

 

ELISABETTA ROGAI E L’ENOARTE

Quello di Elisabetta Rogai è un dipingere “di vino” di cui l’artista offre una pratica dimostrazione nelle performance live. Le tele di Elisabetta Rogai aggiungono un tocco di creatività e femminilità al programma di incontri organizzati dalle Donne del Vino in collaborazione con il Comune, per i 14 giorni – dal 2 al 15 settembre 2021- Una preparazione al G20 sull’Agricoltura a cui prendono parte 35 delegazioni estere con i 70 componenti.

 

Nella vigna vecchia ci sta il vino buono

Old Vine Conference, progetto dei Master of Wine per la salvaguardia dei vigneti centenari e la valorizzazione e dei vini complessi, unici e rari che ne derivano

 

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di Donatella Cinelli Colombini 

Producono poco, con discontinuità quantitativa e qualitativa ma sono capaci di generare vini di complessità senza eguali. I vigneti centenari sono una risorsa da difendere per le cantine a caccia dell’eccellenza qualitativa e per questo un gruppo di Master of Wine, composto da Sarah AbbottLeo Austin e Alun Griffiths ha dato vita alla Old Vine Conference, che ha in Jancis Robinson un’autentica ispiratrice da circa 20 anni.
Le notizie arrivano tramite un’intervista di Irene Marcianò su “Cronache di gusto” e, in mezzo a molte conferme, ci mostra un aspetto sorprendente: sono i nuovi Paesi del Vino quelli più interessati a salvaguardare il vigneto storico.

 

LA DEGUSTAZIONE DEI VINI DA VIGNETI STORICI DELLE DONNE DEL VINO NEL 2018 CON IAN D’AGATA

Sara abbott master of wine -progetto-sulle-vecchie-vigne

Sara Abbott Master of Wine -progetto-sulle-vecchie-vigne

Da un lato infatti la finezza e la personalità dei vini ottenuti da vigneti centenari è superiore alle attese, come dimostrò la degustazione di queste tipologie organizzata dalle Donne del Vino, con la collaborazione di Ian D’Agata a Vinitaly 2018. Si tratta di un giacimento diffuso, diversificato e largamente sottostimato in moltissime regioni italiane e soprattutto al Sud.
Dall’altro lato, e questa è la parte sorprendente, i territori emergenti del vino puntano su queste tipologie molto più dell’Italia. Durante una degustazione organizzata da Wine Advocate-Robert Parker a Zurigo nel 2019 ho avuto modo di notare come le cantine cilene e argentine più importanti fossero presenti proprio con vini da vigneti piantati all’inizio del Novecento e che questi vini avessero una profondità e una complessità impressionanti.

 

PROGETTO OLD VINE CONFERENCE DEI MASTER OF WINE

Una circostanza che viene confermata nel testo dell’articolo di Irene Marcianò dove sono citati il “South African Old Vines project” nato per certificare i vini ottenuti da vecchie viti e altre organizzazioni come “Barossa Old Vine Charter”, “Save the Old” negli Stati Uniti oppure “Old Vine Collective” in Cile.
I Master of Wine sono consapevoli di non essere soli in questo progetto perché in tutto il mondo c’è <<una moltitudine di persone influenti che lavora su incredibili progetti per la protezione e rigenerazione delle vecchie viti, per mantenere la prosperità e la sostenibilità della comunità agricola. Molte di queste persone non conoscevano l’esistenza l’una dell’altra>> ha spiegato la Abbott lasciando intendere che l’intenzione è di creare un network mondiale fra chi lavora nella stessa direzione.

 

Il vino unisce, la sbornia divide

Troppo binge drinking fra i giovani. Come far capire ai ragazzi che chi abusa puzza, non piace alle ragazze ed è un problema per gli amici?

 

binge-drinking

binge-drinking

Di Donatella Cinelli Colombini

Secondo me i divieti non servono. Anzi, sui giovani, fanno l’effetto del drappo rosso davanti al toro. Purtroppo lo stress causato dal lockdown è visibile anche nell’aumento del consumo deviato di alcolici e delle violenze domestiche sulle donne. Il coprifuoco ha dato la spinta finale alle bevute accelerate.

 

I dati diffusi dal Ministero della Salute sono brutti: il “binge drinking”, cioè le quattro – sei bevute in successione veloce, riguarda 3,8 milioni di consumatori italiani (2,8 milioni maschi e un milione di femmine). Di questi 830mila hanno fra gli 11 ed i 25 anni (21,8 % del totale). Per molti di questi giovani l’effetto negativo è psicologico e fisico, infatti, prima dei 18 anni il corpo non produce gli enzimi capaci di metabolizzare l’alcol che quindi causa una sorta di avvelenamento. Chi fa binge drinking prima della maggiore età rischia immediatamente il ricovero al pronto soccorso e poi di ammalarsi e dover rinunciare per sempre a ogni tipo di bevanda alcolica prima dei 30 anni.  I dati ci mostrano invece che ci sono 750.000 minorenni a rischio, soprattutto nell’età 16-17 anni.

 

COS’E’ IL BINGE DRINKING E COME VIENE CONTRASTATO

In genere il binge drinking avviene usando cocktails fatti mischiando un distillato molto forte, una bevanda effervescente, ghiaccio e succhi.
L’azione per contrastare questi abusi è diversa a secondo dei Paesi. In UK si punta sul dry January, in Francia c’è una sorta di rivolta ai divieti capitanata da David Khayat che ha scritto il libro “Arrêtez de vous priver!” Quindi l’idea è di anteporre all’abuso un consumo responsabile. <<Chiudono le osterie e aprono le farmacie>> era il grido di allarme della stampa specializzata, qualche anno fa, per l’esponenziale aumento dell’uso di antidepressivi a seguito della chiusura dei luoghi di incontro e di socializzazione.

Le donne e le stanze dei bottoni del vino

Giovanna Prandini eletta presidente di ASCOVILO, Associazione dei Consorzi dei Vini Lombardi e il Gavi con un CDA di soli uomini per mancanza di candidate donne

 

Giovanna-Prandini-Presidente-Ascovilo

Giovanna-Prandini-Presidente-Ascovilo

di Donatella Cinelli Colombini

C’è una regola <<se non ci provi hai già perso>> e troppe donne, troppo spesso non accettano le sfide. Rinunciano ancora prima di mettersi alla prova perché lavoro e famiglia assorbono tutto il loro tempo o perché rifuggono gli ambienti conflittuali come i consigli di amministrazione. Oppure perché pensano di non venire ascoltate e quindi che sia solo una perdita di tempo.

 

GIOVANNA PRANDINI PRESIDENTE ASCOVILO

Ogni tanto c’è qualche eccezione e fra loro dei veri talenti come Giovanna Prandini che ha dimostrato di essere un eccellente manager nella sua azienda Perla del Garda, dove produce un Lugana straordinario e nei ruoli che, volta per volta, si è trovata a interpretare.

L’ho vista allestire la sala da degustazione per le Donne del Vino e con la stessa calma determinazione dirigere progetti enormi come la Fiera di Brescia. Generosa, mai superba, capace di vedere lontano e rischiare, Giovanna Prandini è stata eletta all’unanimità, presidente di Ascovilo.

Per capire come lavora basta leggere la sua prima dichiarazione <<Dobbiamo partire facendo rete e sinergia: il territorio promuove il vino, il vino promuove il territorio… possiamo avere come nostri alleati i ristoratori, con le loro carte vini, che dovranno sempre più essere lombarde in Lombardia, ed enoteche a raccontare tutta la filiera di eccellenza>>.

Bergamo evento Donne del vino Giovanna Prandini

Bergamo evento Donne del vino Giovanna Prandini

Un piano che ha due alleati forti: il Grana Padano e la regione Lombardia. <<Nei prossimi mesi avvieremo una massiccia campagna di comunicazione istituzionale dedicata al vino lombardo>> ha detto Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura <<partendo dall’iniziativa #iobevolombardo che promuove il consumo dei nostri vini nei ristoranti, nei bar e nelle enoteche della nostra regione>>.

Quindi idee chiare, capacità di instaurare alleanze e perfetta consonanza con i dati che arrivano dagli studi di marketing dove è evidente la tendenza alla territorialità dei consumi.

Brava Giovanna, sarai una grande presidente.

 

Federvini leadership rosa: Micaela Pallini e Albiera Antinori

Le nuove cariche di Federvini segnano una svolta al femminile con la presidenza dell’associazione di Micaela Pallini e quella del Gruppo vini di Albiera Antinori

 

di Donatella Cinelli Colombini

Albriera_Alessia_Allegra_Antinori

Albriera_Alessia_Allegra_Antinori

Federvini è la Federazione Italiana di Produttori Industriali, Importatori e Esportatori di Vini e Acqueviti e sta effettuando un rinnovo importante nelle cariche con scelte tutte al femminile.
Sandro Boscaini delle cantine venete Masi, che ha ottimamente guidato l’associazione per due mandati, viene sostituito da Micaela Pallini AD dell’omonima distilleria romana.

 

FEDERVINI LEADERSHIP ROSA

Il presidente del Gruppo Vini in seno a Federvini, Piero Mastroberardino, della cantina campana che porta il suo nome, avrà come successore uno dei più noti nomi del vino italiano: Albiera Antinori.
Le nomine verranno ufficializzate a maggio ma non sembrano esserci dubbi sulla scelta di due donne di grandissimo talento e competenza. Nell’assemblea delle nomine verrà deciso anche il nuovo Direttore Generale Vittorio Cino in sostituzione di Ottavio Cagiano de Azevedo, persona che stimo e con cui ho ottimamente collaborato per anni.
Il programma del prossimo mandato è di acquisire più peso nei rapporti istituzionali e avere una maggiore visibilità sui media.

 

Antinori Cantina del Chianti Classico

Albiera-Antinori Cantina del Chianti Classico

ANTINORI DINASTIA DI GRANDI CONDOTTIERI

Piero e Albiera Antinori sono fra le persone che maggiormente ammiro nel mondo del vino. Il Marchese Piero ha sangue freddo da astronauta, una vera passione per la cultura umanistica e un’intelligenza visionaria che lo fa assomigliare al Cristoforo Colombo dell’imprenditoria del vino. Insomma è uno che vede oltre l’orizzonte ma apre la strada anche per gli altri: lo ha fatto rinnovando lo stile dei vini toscani (chiamiamola operazione Supertuscan) e poi creando il prototipo di un nuovo turismo del vino con la cantina del Chianti Classico.
La sua figlia più grande, Albiera, è vicepresidente dell’azienda di famiglia e presidente del Consorzio Bolgheri che sta diventando il più performante in Italia con iniziative innovative e inclusive che danno immagine e strumenti di crescita a tutte le cantine: nella wine hospitality ha supportato economicamente il primo corso online con la 24OreBusiness School a cui hanno preso parte oltre 300 corsisti.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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