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OFFERTA CLUB straordinario Brunello IOsonoDonatella

Per la prima volta proponiamo al nostro Club di appassionati il Brunello 2013 IOsonoDonatella, solo 1000 esemplari con stemma in oro e astuccio singolo 

 

Offerta Io sono Donatella

Brunello Io Sono Donatella 2013

“Fine wine” esclusivo, Brunello da collezione e da investimento confezionato in 1.000 bottiglie. Adatto per regali e occasioni importanti.
Ogni bottiglia è chiusa in un astuccio su cui è riprodotto un tessuto medioevale toscano la “tela di Pienza”. Aprendo la scatola a ventaglio compare la bottiglia, il cui vetro è decorato da un glitter a forma di anello con al centro lo stemma di Donatella Cinelli Colombini in oro. Questo Brunello racconta la storia di Donatella Cinelli Colombini, discendente da una nobile famiglia di Siena in Toscana, che prima di occuparsi di vino, come i suoi antenati, ha studiato storia dell’arte. Dopo aver lavorato per anni nella cantina di famiglia, nel 1998 Donatella, ha creato l’azienda che porta il suo nome. I genitori le dettero due proprietà, in Toscana, che lei ha restaurato. A Montalcino, il Casato Prime Donne, ha 17 ettari di vigneto in cui produce dei Brunello molto apprezzati dai critici del vino di tutto il mondo ed esportato in 39 Paesi.
Fra di loro la selezione IOsonoDonatella è il Brunello più esclusivo e prezioso. Fu creato con la vendemmia 2010 quando Donatella capì di aver realizzato il sogno di produrre un grande vino di successo internazionale. Successivamente è stata prodotto con i Brunello 2012 e 2013.

 

Costole con i rapi di Montalcino

Ricetta autunnale delle case contadine di Montalcino che anticamente, con i primi freddi, uccidevano il maiale grasso e gustavano il delizioso costoleccio

 

di Donatella Cinelli Colombini

Il costoleccio o rostinciana, insieme al fegato, erano le parti meno conservabili del maiale per questo venivano mangiate subito ed erano motivo di festa nelle povere case contadine dove la carne arrivava in tavola molto di rado.

Ingredienti delle costole con i rapi di Montalcino

Ingredienti delle costole con i rapi di Montalcino

Il modo più succulento di gustare il costato di maiale è sulla griglia, con sale e pepe nero ma, per chi non dispone di un barbecue, la ricetta delle costole con i rapi, è un’ottima alternativa. Tutta la cucina montalcinese è molto saporita e adatta ai vini rossi di grande struttura che nascono dal super Sangiovese di questo territorio. In questo caso non consiglio di accompagnare il piatto con il Brunello perché è una pietanza molto semplice e casalinga ma propongo un bel Rosso di Montalcino. Notate che ho scritto rapi in vernacolo senese e non rape termine corretto italiano.

 

Cenerentola Orcia Doc 2017 DONATELLA CINELLI COLOMBINI

2017: la vendemmia più mediterranea mai avvenuta in Toscana che ha prodotto vini molto sensuali, caldi, potenti e capaci di dare il meglio di sé in gioventù, ecco il Cenerentola Doc Orcia.

 

LA VENDEMMIA 2017 DEL CENERENTOLA DOC ORCIA

Cenerentola-DOC-Orcia-Sangiovese-e-Foglia-Tonda

Nasce nell’annata più pazza dall’inizio del secolo: alla fine di aprile c’è stata una gelata primaverile che ha colpito l’intera Europa. Le nostre colline sono rimaste miracolosamente quasi indenni mentre, persino in Spagna o in Sicilia, le giovani gemme delle viti venivano bruciate.
Ma un altro pericolo era in agguato: dopo un inverno povero di piogge è arrivata un’estate africana che, all’inizio di agosto ha fatto salire i termometri a 40°C. Siepi di bosso, querce centenarie secche, torrenti senz’acqua e branchi di cinghiali assetati che mangiavano l’uva ancora acerba per dissetarsi.
Chi, come noi, pratica l’agricoltura biologica, ha avuto meno problemi di stress idrico nei vigneti perché le viti, sollecitate a reagire spontaneamente al clima, si sono mantenute in equilibrio naturalmente abbandonando una parte dei grappoli che sono rimasti verdi e sono stati tolti.

Alla fine la vendemmia d’uva 2017 è stata la più piccola mai raccolta.
Mentre il Sangiovese, uva principale della Toscana, ha sofferto la sete ed il caldo, il Foglia Tonda, vitigno locale ancora molto raro, ha avuto una delle sue migliori performance qualitative.

 

CENERENTOLA DALLA FIABA AL VINO

Il motivo di questo buffo nome è nella somiglianza fra la fiaba di Cenerentola e la Doc Orcia, denominazione nata nel 2000 nelle alte colline che si trovano in mezzo ai territori del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano. Una circostanza apparentemente sfavorevole, con due sorellastre più grandi e famose che sono invitate ai banchetti reali, mentre la giovane Doc Orcia viene ignorata. Ma è anche una circostanza che sprona alla combattività e alla creatività.
Ecco che la Doc Orcia, con tanto coraggio e un pizzico di magia, sfida le sorelle.

I terreni del Sangiovese in Toscana 

La masterclass di Leonardo Taddei svela i profili dei vini di Sangiovese in base ai suoli dei vigneti e all’enorme variabilità geologica della Toscana

 

Sangiovese-Masterclass-di-Leonardo-Taddei-Fattoria-del-Colle

Leonardo-Taddei-Fattoria-del-Colle-Sangiovese-Masterclass

Di Donatella Cinelli Colombini

Leonardo Taddei, uno dei migliori palati e delle migliori menti fra i Sommelier AIS toscani. Ha tenuto la terza ed ultima masterclass della Vendemmia experience 2020 organizzata alla Fattoria del Colle. Una proposta enoturistica nuova che somma degustazioni, visite in vigneto ed in cantina, esperienze di vendemmia o di svinatura con una parte didattica di altissimo livello. Si sono succeduti in cattedra Leonardo Romanelli, Franco Pallini e Leonardo Taddei. Tre super esperti del vino toscano in tre weekend successivi.

Quella di Taddei è stata una lezione magistrale nel vero senso della parola che ha insegnato molto anche a chi pensava di sapere già tutto sul Sangiovese.
Dopo aver ammesso di essere anche un cultore di Champagne e birra, Leonardo Taddei ha fatto una premessa storica mettendo in fila le date e i numeri principali del Sangiovese.

 

LE DATE E I NUMERI DEL SANGIOVESE IN TOSCANA

1282: Arte dei Vinattieri a Firenze

Leonardo-Taddei-AIS-Toscana-Masterclass-sul-Sangiovese-Fattoria-del-Colle-Vendemmia-Experience

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1716: Bando di Cosimo III che istituisce le prime 4 denominazioni di origine a Carmignano, Chianti, Pomino e Valdarno Superiore
1872: lettera di Bettino Ricasoli che indica la “ricetta” del Chianti
1909: Girolamo Molon distingue il Sangiovese grosso da quello piccolo

Il Sangiovese ha 93 cloni omologati di cui 5 più diffusi.
In Toscana si producono 11 DOCG, 41 DOC e 5 IGT.

 

I CARATTERI DEI VINI DI SANGIOVESE A SECONDA DEI SUOLI DEI VIGNETI

L’approfondimento di Leonardo Taddei fa leva sulle sue competenze di geologia per spiegare le correlazioni fra i terreni toscani e i caratteri del Sangiovese.
Va ricordato che più della metà delle variabili geologiche mondiali sono presenti in Italia e la Toscana ha suolo particolarmente diversificato perché l’area si è formata grazie alla spinta della placca africana che ha dato origine a montagne e depressioni. Nel Pliocene, cioè 5 milioni di anni fa, ci fu la massima estensione del mare. Alla fine di questa era geologica avviene il sollevamento delle aree centrali della Toscana mentre fenomeni di erosione e sedimentazione caratterizzano gli ambienti fluviali e lacustri. Si forma il Macigno del Chianti.
Ogni suolo lascia un’impronta nel Sangiovese e, in base a uno studio condotto dagli assaggiatori AIS Toscana, è possibile tracciare alcuni profili principali dei vini prodotti su ciascun tipo di terreno.

 

Vendemmia 2020 si profila un’altra doppietta a 5 stelle

Vendemmie 2019 e 2020 come gemelli diversi: entrambe meritevoli del massimo punteggio ma anche di essere capite nelle diversità come le 2015 – 2016

 

Brunello-Vendemmia-2020-Casato-Prime-Donne-le-due-giovani-enologhe-Giada-e-Sabrina

Brunello-Vendemmia-2020-Casato-Prime-Donne-le-due-giovani-enologhe-Giada-e-Sabrina

di Donatella Cinelli Colombini

E’ sempre difficile brillare accanto ad una stella di prima grandezza: sarà difficile per chi correrà i 100 metri dopo Usain Bolt, è stato difficile per tutti i matematici dopo Albert Einstein ed è difficile per qualunque imprenditore confrontarsi con Jeff Bezos di Amazon.
E’ la stessa cosa per l’annata 2020. Non riesce a brillare dopo una vendemmia capolavoro come la 2019 anche se è una delle migliori raccolte d’uva degli ultimi 20 anni, sicuramente meritevole delle 5 stelle che premiano le migliori annate di Montalcino.

 

LA VENDEMMIA COVID DEL 2020

Ma andiamo per ordine raccontando nel dettaglio la vendemmia dell’anno covid, la prima con le mascherine e la necessità di allontanare chiunque avesse avuto rapporti, anche indiretti, con persone positive. E’ stato brutto dire a due vendemmiatori con i figli in una classe in quarantena <<dovete stare a casa finchè non avete un tampone negativo>> ed è stato difficile dire alla nostra consulente enologa Valerie Lavigne << se non riesce a farsi il tampone prima di partire dalla Francia dovrà rinunciare a venire>>. Il rischio del contagio ha creato tanta paura, tanti problemi e comunque un’atmosfera molto meno gioiosa del solito.

 

CLIMA: VENDEMMIA 2020 DAL SECCHISSIMO AL PIOVOSISSIMO

Vendemmia-2020-Montalcino-Casato-Prime-Donne-Violante-e-Enrico

Vendemmia-2020-Montalcino-Casato-Prime-Donne-Violante-e-Enrico

C’è stata una gelata durante il germoglio (18-23 marzo) alla fine di marzo. Inizialmente le vigne sembravano indenni ma poi abbiamo visto che l’uva era decisamente meno del solito.
L’inverno è stato mite e arido. In primavera abbiamo subito un attacco di oidio nei vigneti della Fattoria del Colle e i trattoristi hanno passato notti insonni per dare zolfo alle vigne prima dell’alba.
A giugno finalmente è arrivata l’acqua con un mese piovosissimo. Il caldo torrido è iniziato alla metà di luglio ed è durato fino alla metà di settembre quasi senza piogge salvo una bella precipitazione a fine agosto. Per fortuna l’escursione termica fra la notte e il giorno è stata sempre forte.
L’invaiatura è avvenuta alla fine di luglio e l’ultima fase della maturazione è stata accelerata dal caldo, specialmente a settembre quando le temperature diurne si sono mantenute sopra i 32°C. Le vigne non sono state sfogliate per proteggere l’uva dal sole che comunque ha fatto dei danni.
Il guaio è che le perturbazioni sono arrivate proprio durante la vendemmia e il costante rischio pioggia ha costretto tutti ad un lavoro accelerato, con grande batticuore e persino qualche preghierina per cui in vigna è stata trasmessa anche Radio Maria.

 

FRANCO PALLINI IL SANGIOVESE LOVER

Franco Pallini e le differenze fra il Sangiovese di Montalcino più sensuale ed esuberante con quello del Chianti Classico più muscolari e aristocratici

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

La masterclass di Franco Pallini per la Vendemmia Experience  (la prossima nel weekend del 9-11 ottobre con Leonardo Taddei) organizzata da Donatella Cinelli Colombini alla Fattoria del Colle si è incentrata sulla differenza fra il Sangiovese di Montalcino e del Chianti Classico. Franco ha rivelato un amore sviscerato per questo vitigno soprattutto nelle sue espressioni più difficili.

 

FRANCO PALLINI E L’EVOLUZIONE DEL SANGIOVESE

Il Sangiovese si adatta più o meno a tutti i luoghi ma arriva all’eccellenza solo in determinati terroir esattamente come il Nebbiolo. Per questo, pur avendo origini meridionali ha in Toscana la sua terra di elezione, questo perché ogni vitigno esprime il meglio di sé in situazioni “al limite”. Un elemento che potrebbe spingere ancora più a Nord la terra promessa del Sangiovese se avvenisse un ulteriore innalzamento delle temperature.
Attualmente siamo in un momento di passaggio e di evoluzione: dall’americanizzazione di trent’anni fa, che aveva spinto i produttori verso vini costruiti e opulenti, più adatti ai concorsi che al pubblico, stiamo tornando alle origini con vini più adatti alla tavola, gradevoli, diversificati, con forte impronta di territorio.

 

LA FEMMINILITA’ E MASCOLINITA’ DEL SANGIOVESE SECONDO FRANCO PALLINI

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

Il Sangiovese ha aspetti femminili e maschili e ama i contrasti come, ad esempio, l’escursione termica fra la notte al giorno. E’ donna nella vite, la cui parte legnosa è morbida e si “taglia bene”, nel legame con la terra dove cresce, nella fertilità che tende ad essere troppa.
Il Sangiovese è maschio nel vino. Si apprezza con pazienza. All’inizio è scontroso e assomiglia a un atleta scattante, alto, dotato di grandissima tecnica. E’ spigoloso, non è un vino piacione.

 

DIFFERENZE FRA IL SANGIOVESE DEL CHIANTI CLASSICO E DEL BRUNELLO

Montalcino e il Chianti Classico, questi sono i terreni magici del Sangiovese dove il vino raggiunge finezze speciali.
Franco Pallini confessa di amare di più il secondo perché più ricco di differenziazioni grazie alla vastità della zona di produzione. Franco apprezza la muscolarità del Sangiovese chiantigiano trainata da una buona struttura acida e tannini particolarmente fini. <<Quelli che prediligo non mostrano colori fitti e hanno facilmente qualcosa di meno nel peso e nel calore ma qualcosa in più sul piano della freschezza>>. A Montalcino la zona di produzione è più piccola, più meridionale e più vicina al mare. Un terroir caratterizzato da maggiore luminosità e ventilazione, temperature più alte e vendemmie più precoci. Caratteristiche che danno origine a vini più aperti, più “concessivi” e persino esuberanti di quelli chiantigiani. Per questo a Montalcino il Sangiovese <<basta a sé stesso>>. Solo li <<riesce a farsi così compiuto, senza troppi spigoli e senza zone d’ombra>>.

Romanelli e la sua masterclass sul vino in Toscana

Prima delle 3 masterclass della Vendemmia Experience proposte da Donatella Cinelli Colombini ai wine lovers desiderosi di veder nascere i grandi vini toscani

 

Leonardo-Romanelli-asterclass-su-Sangiovese-in-occasione-della-Vendemmia-experience-2020

Leonardo-Romanelli-masterclass-su-Sangiovese-in-occasione-della-Vendemmia-experience-2020

Sono iniziate con Leonardo Romanelli e una super super super lezione. Il progetto continuerà alla Fattoria del Colle nei week end 25-27 settembre con Franco Pallini e in quello 9-11 ottobre con Leonardo Taddei.
Unire esperienze pratiche della vendemmia, visite in vigna ed in cantina a degustazioni guidate con una straordinaria lezione tenuta da un grandissimo esperto, si sta rivelando una formula vincente e capace di appassionare e arricchire di conoscenze i turisti appassionati e persino i membri dello staff di Donatella Cinelli Colombini che si sono aggiunti agli ascoltatori.
Qualche chicca dalla lezione di Leonardo Romanelli durata quasi due ore davanti ad un pubblico letteralmente ipnotizzato ed entusiasta. Riporto le opinioni e quello che suscita la riflessione omettendo la didattica pura che, i più volenterosi, possono trovare nei siti internet.

 

ROMANELLI E IL RUOLO DEL CRITICO ENOLOGICO

Leonardo-Romanelli-asterclass-su-Sangiovese-in-occasione-della-Vendemmia-experience-2020

Leonardo-Romanelli-masterclass-su-Sangiovese-in-occasione-della-Vendemmia-experience-2020

Leonardo Romanelli comincia parlando del suo lavoro <<già la parola critico è brutta, fa pensare ad un giudice, a uno che punisce>>. Meglio ispirarsi al modello dei critici d’arte come Achille Bonito Oliva con la transavanguardia e l’anticipazione delle nuove tendenze.
L’importanza dell’emozione nell’assaggio è sottostimata e questo è un male. Gli assaggiatori stanno interpretando il loro lavoro in un senso quasi maniacale che li allontana dalla gente. Caricano dettagli tecnici, sensazioni organolettiche sempre più sofisticate che il pubblico, spesso, neanche capisce. <<Ieri durante la degustazione di un vino del 1930 c’era chi si concentrava sull’analisi sensoriale, al palato, parlando di sensazioni acide …. Invece la cosa importante era vivere e trasmettere l’emozione di bere il frutto di una vendemmia avvenuta quasi un secolo fa. Senza dare valore all’emozione di questa esperienza, la gente a cui la raccontiamo, non capisce il suo vero significato>>.

 

LA DIETA DEL VIGNETO

Il vigneto ha “disturbi nutrizionali” come anoressia o bulimia? No ma ha qualcosa di simile e una app australiana aiuta i vignaioli a tenerlo in salute

 

Nutrizione-delle-vigne-Montalcino-CasatoPrimeDonne

Nutrizione delle vigne – Montalcino – Casato Prime Donne

di Donatella Cinelli Colombini

Ho sentito parlare per la prima volta di approccio “umanizzato” della vigna all’Università di Bordeaux, circa vent’anni fa, quando la lezione sulla potatura verde veniva definita “sulla sessualità della vite”. In effetti basava gli interventi dell’uomo sul bilanciamento fra il progetto del viticultore, che voleva produrre uva da vino, con quello della vite, che intendeva riprodursi.

 

L’APPROCCIO AUSTRALIANO ALLA NUTRIZIONE DELLA VIGNA PASSA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Suzy Rogiers-nutrizione-della-vigna-e-intelligenza-artificiale

Suzy Rogiers – nutrizione della vigna e intelligenza artificiale

In questo caso la Wine Australia e la Charles Sturt University sono andate oltre ed hanno spinto i ricercatori del National Wine and Grape Industry Center (NWGIC) a creare una app per smartphone per gestire i disturbi nutrizionali nel vigneto come fosse un essere umano. La cosa curiosa è che sia per l’uomo che per la vigna i problemi nutrizionali nascono da un atteggiamento sbagliato dei “genitori”. Sembra un paradosso ma l’approccio australiano alla gestione della vigna ci aiuta a ripensare, in modo più generale, a tutti i nostri comportamenti, nella vita come nelle imprese del vino. Quante volte infatti, i vignaioli sovralimentano le viti e scambiano il vigore con il benessere delle piante così come certe madri esprimono l’amore per i figli riempiendo il loro patto fino a farli diventare obesi.

 

Brunello Riserva si nasce non si diventa

Come e perché un Brunello diventa riserva. Una scelta che nasce nella vigna e viene confermata negli anni, dagli assaggi durante la maturazione in botte

 

Brunello Riserva

Brunello di Montalcino Riserva Donatella Cinelli Colombini

Il Brunello Riserva è uno dei più grandi vini rossi del mondo per la sua straordinaria qualità e per la vocazione al lunghissimo invecchiamento. Sfida i secoli, questo Brunello non diventa riserva, nasce per diventare riserva fin dall’inizio, nel momento in cui viene scelta l’uva per produrlo.
E’ il terroir di Montalcino che crea un autentico capolavoro.
Il Brunello di Montalcino riserva di Donatella Cinelli Colombini è prodotto dalle uve di Sangiovese del Casato Prime Donne, una proprietà di 40 ettari, di cui 16 coltivati a vigneto, nel versante Nord di Montalcino. Si tratta della zona più fresca del territorio del Brunello, quella in cui le maturazioni sono più lente e regolari anche grazie a terreni di bassa fertilità che danno poca uva da cui si ottengono vini caratterizzati da alta intensità sensoriale e note floreali e fruttate.

Brunello riserva punteggi di Wine Spectator

Brunello riserva Donatella Cinelli Colombini Mostra i punetggi di Wine Spectator

Il Brunello Riserva viene prodotto solo nelle migliori annate, quando il clima fa nascere grappoli piccoli e aperti con acini piccoli e perfettamente maturi. In genere sono anni con inverni piovosi ed estati fresche ma soleggiate che si concludono con forti escursioni termiche fra la notte e il giorno nel mese di settembre.

 

UVAGGIO DEL BRUNELLO RISERVA DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

100% Sangiovese.
Nei 16 ettari di vigneto del Casato Prime Donne, ogni anno, l’enologa Valerie Lavigne sceglie uno o due ettari con l’uva migliore destinandola al Brunello Riserva. La selezione viene fatta assaggiando l’uva, come un secolo fa, le analisi di laboratorio confermano la decisione.
Con lo stesso assaggio, viene fissato il giorno della vendemmia che è fatta a mano scegliendo grappolo per grappolo. Un modo di lavorare lento e attento che permette di mandare in cantina solo uva perfetta, allo stesso livello di maturazione. Generalmente l’uva migliore proviene dal vigneto Ardita.

 

Il mio Brunello stile anni Settanta

Da 7 anni il Casato Prime Donne lavora, in vigna e in cantina, per riportare il Brunello al suo stile originario anni Settanta: elegante, verticale, longevo

Montalcino Brunello Casato Prime Donne

Montalcino Brunello Casato Prime Donne Foto di famiglia Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono arrivata a questa consapevolezza pian piano. Come un’adolescente che all’inizio rifiuta il passato, poi si lascia trascinare dalle mode, finché prende una personalità propria e capisce qual’è la sua strada.
Una confessione simile suona strana in una come me, che è cresciuta in mezzo alle botti di Brunello, ma quando ho lasciato l’azienda di famiglia, nel 1998, ho faticato parecchio a capire cosa volevo davvero e a vivere i ricordi senza soffrire, facendo in modo che mi ispirassero.

IL BRUNELLO ANNI ‘SETTANTA E IL SOGNO DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Da sette anni al Casato Prime Donne lavoriamo sulla ricerca di un Brunello “identitario” capace di raccontare il suo vitigno e il suo terroir. A poco a poco ho capito che stavo facendo un percorso al contrario verso lo stile del Brunello anni Settanta, quello originario.

Brunello di Montalcino Casato Prime Donne

Brunello di Montalcino Casato Prime Donne

Il Sangiovese di Montalcino prodotto da mio nonno Giovanni Colombini, prima da solo e poi con mia madre Francesca univa piacevolezza e longevità, eleganza e carattere. A quell’epoca il clima fresco permetteva la produzione di grandi Brunello solo nelle migliori vendemmie e solo su terreni sassosi e capaci di drenare la pioggia. Oggi il Climate changes ha moltiplicato le buone e ottime vendemmie ma ci obbliga a cercare l’acqua in profondità e un lavoro enorme per proteggere l’uva dal sole e mantenere le viti in equilibrio.

COME RITORNARE ALLO STILE ORIGINARIO DEL BRUNELLO

Il progetto “stile anni settanta” è a buon punto e gli esiti sono già evidenti soprattutto nel Brunello “annata” ma serviranno altri 10 anni per concluderlo: vogliamo innestare le nuove viti nel campo e aumentare le botti da 15 hl.

Chianti superiore 2018 BIO della Fattoria del Colle

Il primo Chianti Superiore biologico della Fattoria del Colle che si è arricchito di aromi grazie a un settembre di notti fredde e giornate assolate

 

CHIANTI SUPERIORE 2018 DELLA FATTORIA DEL COLLE

Il Chianti Superiore 2018 è un family wine che nasce alla Fattoria del Colle fondata nel 1592 dagli antenati di Donatella Cinelli Colombini. La fattoria ha una storia di oltre 400 anni nelle vigne e nel vino.

Chianti Fattoria del Colle 2018 Bio

Chianti Superiore Bio 2018

Si trova nel Sud della Toscana, a 404 metri sul mare, in un territorio vocato alla produzione di vini rossi che confina con quelli del Chianti Classico, Brunello e Vino Nobile. Il terreno è di età neo quaternaria con sabbie marine e argille. I vigneti sono stati piantati sulla sommità delle colline in posizione ventilata e ben esposta al sole.

La vendemmia 2018 è stata povera d’uva a causa della gelata dell’anno precedente e delle piogge che, in primavera, hanno disturbato la fioritura. Di maggio le precipitazioni sono state particolarmente frequenti e c’è stata anche una bomba d’acqua che ha allagato la cantina.

Per fortuna a settembre il clima è stato ideale per la produzione di grandi vini con notti fredde e giornate assolate che hanno ridotto la

Chianti Superiore 2018

Chianti Superiore 2018 Fattoria del Colle vendemmia del Sangiovese

dimensione degli acini, aumentato la sintesi dei profumi dell’uva e finalmente hanno mandato in cantina grappoli sani, maturi e con un buon contenuto di polifenoli estraibili.

Il Chianti Superiore è una tipologia di Chianti di livello più alto per la qualità del vino e per la provenienza dell’uva da vigneti poco produttivi.

 

DESCRIZIONE DEL CHIANTI SUPERIORE DOCG 2018

TIPOLOGIA: rosso secco.
ZONA DI PRODUZIONE: Toscana, Trequanda, Fattoria del Colle.
CARATTERI DELL’ANNATA: primavera piovosissima, estate fresca con frequenti temporali. Invaiatura completata a fine agosto. Settembre con clima asciutto e forti escursioni termiche notturne diurne.

I gattopardi del vino

Gattopardi: cambiare per rimanere gli stessi. Questa è la domanda che si pongono tutti i produttori di vino del mondo di fronte al nuovo clima

 

Gattopardi del vino: cambiare per rimanere gli stessi

Gattopardi del vino: cambiare per rimanere gli stessi- Gattopardo di Tommasi di Lampedusa

di Donatella Cinelli Colombini

E’ evidente che il clima ha prodotto dei grandi cambiamenti nei vigneti. In certe situazioni ha migliorato le performance dei terroir dando la possibilità di produrre vini di altissima qualità dove prima la vite non veniva neanche coltivata, basta pensare agli sparkling inglesi per capirlo.

 

I VANTAGGI E I PROBLEMI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Per i territori già noti, il cambiamento climatico pone interrogativi e novità. A Montalcino ha moltiplicato le buone e ottime vendemmie. Ha beneficiato le zone più fredde, come quella Nord Ovest del Casato Prime Donne, ma impone a tutti una seria riflessione soprattutto sul modo di piantare, coltivare e raccogliere le vigne.
E’ rischioso cambiare i metodi che hanno portato un vino al successo. Ma conservarli, in presenza di un cambiamento come l’innalzamento delle temperature, è ancora più rischioso e allora applichiamo la celebre frase del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa … «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». … In altre parole perché tutto rimanga com’è bisogna adattarsi ai cambiamenti diventare gattopardi del vino e solo in questo modo verranno conservate le posizioni di privilegio che sono state raggiunte in anni e anni di lavoro e di successo.

Gattopardi del vino

Gattopardi del vino- nelle vigne cambiare per rimanere gli stessi

 

I GATTOPARDI DEL VINO: CAMBIARE PER RIMANERE GLI STESSI

C’è un elemento guida: l’ascolto e il rispetto della natura.
Qui non parlo dell’impianto dei vigneti (porta innesti e cloni, scelta dei suoli, preparazione del terreno per l’impianto ….) e nemmeno della coltivazione del terreno. Mi limito a una sola nota: serve più terreno per ogni vite. Continuare a piantare oltre 5.000 ceppi all’ettaro equivale a non capire che piove meno e in modo monsonico per cui le viti soffrono la sete più di prima.
Ecco la mia ricetta per la coltivazione delle viti di Sangiovese: trasformarsi da cacciatori di sole a protettori dal sole. In altre parole bisogna imparare a usare le foglie in modo completamente diverso.

Il Cabernet è il più coltivato ma non il più amato

Il Cabernet è il vitigno più coltivato al mondo ma è anche il più amato? Una ricerca su Wine Searcher dimostra che i vini di uvaggio bordolese sono i preferiti

Di Donatella Cinelli Colombini

 

I big data sul vino, l’analisi informatica su uno dei più sconfinati portali esistenti al mondo, quello di Wine Searcher permette di capire quale vitigno piace davvero ai wine lover.

Female wine consumer

cosa-piace-maggiormente-ai-consumatori-Cabernet-o-uvaggio-bordolese?

IL CABERNET E’ L’UVA PIU’ COLTIVATA MA L’UVAGGIO BORDOLESE E’ IL PIU’ AMATO

Un esercizio che Don Kavanagh si è divertito a fare con la sua tipica ironia partendo da una domanda << il Cabernet è l’uva più coltivata al mondo, ma è la preferita?>> piace più il vitigno singolo o il blend tipo uvaggio bordolese?
Alla fine la vittoria dell’uvaggio bordolese è schiacciante ma con molti distinguo Paese per Paese.

In USA piace soprattutto il Cabernet (14%) ma l’uvaggio bordolese è secondo nell’interesse dei consumatori con solo mezzo punto percentuale di distacco. In Gran Bretagna invece vince nettamente l’uvaggio bordolese seguito da Pinot Noir, Chardonnay, Champagne e Valle del Rodano con il Cabernet solo settimo.
Anche in Cina è il blend bordolese a vincere e il Cabernet occupa il quarto posto preceduto da Pinot Noir e Chardonnay. Persino in Francia l’interesse degli appassionati è attratto dal blend con il Merlot piuttosto che dal Cabernet in purezza che risulta al 13° posto preceduto da Pinot, Merlot e il blend rossi del Rodano.

WineSearcher-App-2016

WineSearcher-analisi-sulla-preferenza-dei-consumatori

In Italia sono i vini a base di Nebbiolo e poi di Sangiovese quelli che attraggono maggiormente le ricerche degli appassionati seguiti da Pinot Noir, uvaggio bordolese e Champagne.
In Germania l’interesse si concentra sulla miscela di Bordeaux, Pinot Noir, Chardonnay e Nebbiolo.
Gli appassionati australiani cercano soprattutto Shiraz, Pinot Noir, uvaggio bordolese e Cabernet

LE UVE PIU’ COLTIVATE AL MONDO: CABERNET IN TESTA

I dati sul vigneto mondiale e le uve che vi sono maggiormente coltivate arrivano dall’Università di Adelaide e sono del 2010. Fra i 1271 vitigni censiti i più diffusi sono Cabernet Sauvignon e il Merlot, seguiti dall’Airen, dal Tempranillo e dallo Chardonnay. Venti anni prima lo stesso ateneo aveva individuato una top 5 molto diversa: Airen, Garnacha tinta, Rkatsiteli, Sultaniye, Trebbiano.