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COSA BEVONO GLI ITALIANI IN AUTUNNO

I COCKTAIL, LE VERSIONI DI SPRITZ, I GIN E I VINI PIU’ AMATI DAGLI ITALIANI IN QUESTO AUTUNNO. ECCO LE TENDENZE DI CONSUMATORI NOSTALGICI DELLE VACANZE

Spritz-sotto-attacco

Spritz molto amato nell’autunno 2023

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Le notizie sull’Italia arrivano dall’Osservatorio Drink & Food di Tilby (Zucchetti) e ci mostrano un consumatore modaiolo e nostalgico delle vacanze. Ad esse si aggiungono le tendenze mondiali sui consumi che privilegiano le bollicine, la diversità e la naturalezza. Non solo vitigni autoctoni ma anche vitigni coltivati fuori dal loro areale originario, nuove o antiche tecniche di produzione come gli spumanti fatti con metodo ancestrale ….

COCKTAIL

Ovviamente Spritz e Negroni sono i preferiti evergreen ma nel nord continua ad attrarre il Moijto, l’Americano in Friuli-Venezia Giulia e il Margarita in Liguria e Piemonte, Sex on the Beach e Pina Colada in Sardegna …. In effetti gli italiani bevono cocktail soprattutto in estate e per le feste di Natale – Capodanno. Si tratta quindi di complementi ai momenti di vacanza che producono un effetto never ending cioè vengono consumati quasi per la nostalgia della socialità spensierata delle feste.

5 GRAPPOLI BIBENDA AL BRUNELLO PRIME DONNE 2018

Ancora un premio per il Brunello Prime Donne 2018: i 5 grappoli assegnati dalla Guida Bibenda che verranno consegnati a Roma alla cena di gala del 18 novembre

Brunello Prime Donne 2018 Bibenda 5 grappoli

Brunello Prime Donne 2018 Bibenda 5 grappoli

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

IL BRUNELLO PRIME DONNE 2018

Tanti ma proprio tanti premi per il Brunello Prime Donne 2018 che sta ottenendo anche un ottimo apprezzamento da parte dei wine lovers di tutto il mondo.
La vendemmia 2018 ha suscitato amore e odio da parte dei critici. Alcuni l’hanno accolta con piacere per carattere più verticale e fresco dei vini. Altri critici hanno contestato la mancanza di potenza e la distanza dai Brunello “di grande volume” caratteristici della fine del Novecento e dei primi anni Duemila.
Io aspiro a ricreare il Brunello “vecchio stile”, dove l’eleganza è maggiore della potenza, quindi un’annata come la 2018 ha caratteri vicini ai mei gusti.
Si tratta del mio primo Brunello BIO.
Nel 2018 l’estate fu fredda e piovosa. La maturazione andò avanti lentamente fino alla vendemmia nelle date tradizionali, alla fine settembre. Fedele al mio amatissimo “vecchio stile” la raccolta fu fatta a mano come all’epoca di mio nonno Giovanni Colombini con l’uva migliore raccolta per ultima. Persino la vinificazione è stata “vecchio stile” con temperature più alte del solito specialmente alla fine. Il risultato è un grandissimo Brunello elegante, morbido come un velluto di seta ma con un’evidentissima vocazione al lungo invecchiamento.

IGT TOSCANA HA UN CONSORZIO RICONOSCIUTO

IGT TOSCANA OVVERO SUPERTUSCAN ORA HANNO UN CONOSRZIO RICONOSCIUTO GUIDATO DA CESARE CECCHI E STEFANO CAMPATELLI

IGT Toscana ora ha un consorzio IGT Toscana Sanchimento Donatella Cinelli Colombini

IGT Toscana ora ha un consorzio IGT Toscana Sanchimento Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Tutti pensavano che l’IGT – Indicazione geografica tipica – del vino toscano avesse da tempo un consorzio riconosciuto e uno strumento di tutela. Un pensiero derivante dal prestigio degli IGT di questa regione, la sola in cui le indicazioni geografiche tipiche rivaleggiano -per fama, qualità e prezzo – con le denominazioni più forti. In altre parole l’IGT toscano, caso unico in Italia, si posiziona sopra le DOC e non sotto. Persino lo sfuso IGT costa quanto e più del Chianti DOCG.
Fra gli IGT toscani non c’è più Sassicaia, che ora ha una DOC tutta sua, ma ci sono vini del calibro del Tignanello e Solaia di Antinori, Masseto e Gorgona di Frescobaldi, Le Pergole Torte di Montevertine, il Flaccianello della Pieve di Fontodi, il Testa Matta di Bibi Graetz…. I supertuscan che hanno rilanciato il vino toscano alla fine del Novecento e tutt’ora lo rappresentano nelle liste delle bottiglie da investimento.

FINALMENTE UN CONSORZIO PER I SUPERTUSCAN CHE, DOPO AVER CORSO DA SOLI ORA FARANNO SQUADRA

Finalmente, dopo decenni di “fai da te” l’IGT ha un consorzio autorizzato a tutelare il nome e a coordinare la promozione dell’Igt Toscana. Questo significa che potrà organizzare azioni collettive come degustazioni all’estero, press tour, campagne pubblicitarie …. Si chiama Consorzio Vino Toscana, è presieduto da Cesare Cecchi e diretto da Stefano. Nel Consiglio di amministrazione siedono i rappresentanti delle maggiori cantine regionali per dimensione e prestigio. I soci sono 130 compresa la mia azienda.

COSA CERCANO I COLLEZIONISTI DI VINO

I collezionisti cercano Lafite Rothschild, Sassicaia e Mouton Rothschild, soprattutto l’annata 2008, ma se sono USA cercano le migliori griffe di Napa Valley 2018

Tanuta San Guido

Sassicaia Tenuta San Guido il vino italiano più cercato dai collezionisti

 

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

I collezionisti  o meglio gli investitori in vino sono persone ricche o molto ricche che hanno una grande passione per le bottiglie di grande qualità oppure desiderano diversificare il loro patrimonio puntando su cose che hanno una notevole capacità di accrescere valore e non possono aumentare di quantità,  come il vino di edizioni limitate.

l vini non sono tutti uguali e i collezionisti non sono tutti uguali.  Liv-ex  il portale britannico che costituisce la “borsa del vino di lusso” e che è possibile seguire quasi tutti i mesi attraverso WineNews,  ci fornisce una lista di preferenze a seconda della provenienza geografica degli investitori in Stati Uniti, UK, Europa e Asia. Quelli che seguono sono i vini più comprati o più cercati dai super buyers del vino.

I COLLEZIONISTI DI VINO LASCIANO LA BORGOGNA E L’EN PRIMEUR

Gli investitori del vino americano hanno cambiato le loro preferenze rispetto al 2022 quando Domaine de la Romanée-Conti Romanée-St-Vivant Grand Cru sembrava attrarli come il pifferaio magico. Ora la loro attenzione si è spostata a Napa dove le migliori griffe si acquistano a 10,970€ a cassa (12 bottiglie). E’ ancora tanto ma certo molto meno della più prestigiosa cantina della Borgogna.

TURISMO 2023 DALL’OTTIMISMO ALLA DELUSIONE

2023 difficilissimo nelle vigne e nel turismo compreso il turismo in campagna: pioggia, peronospora, grandine e infine il flop del turismo italiano

Turismo 2023 in Italia dall'ottimismo alla delusione

Turismo 2023 in Italia dall’ottimismo alla delusione

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Per il turismo l’anno era iniziato con dichiarazioni ottimistiche. Le presenze 2022, almeno nella provincia di Siena, avevano superato le aspettative con + 43% sul 2021 e 1.926.000 pernottamenti appena sotto lo spettacolare 2019.

DALLE SPERANZE DI UN BOOM TURISTICO AL FLOP DEL TURISMO ITALIANO

Dichiarazioni che hanno spinto strutture ricettive, società di servizi e ristoranti ad alzare i prezzi adeguandosi all’aumento dei costi. Il risultato è stato una brusca frenata dei consumi turistici. Gli italiani, alle prese con l’aumento dei mutui e della benzina, si sono trovati il portafoglio più vuoto e hanno tagliato sulle spese per le vacanze. Gli effetti sono stati particolarmente evidenti ad agosto, mese tradizionalmente consacrato al turismo italiano. Il consueto pienone non c’è stato. I viaggiatori esteri aumentati di una percentuale stimata nel 30% non sono bastati a bilanciare il calo del turismo domestico.

PERONOSPORA: COSA INSEGNA IL TRAGICO 2023

VIGNA ITALIANA CON UN CALO PRODUTTIVO DEL 40% CAUSATO DALLA PERONOSPORA E GLI INTERROGATIVI SU COME IMPEDIRE IL RIPETERSI DI UN SIMILE DISASTRO

 

peronospora

peronospora

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Dopo un 2023 che rimarrà come un incubo ricordi dei vignaioli biologici, come me, tutti ci chiediamo: cosa abbiamo sbagliato? E’ ancora possibile fare agricoltura biologica con il nuovo clima?
Il portale Wein.plus che vi invito a leggere per intero riporta l’intervista a Randolph Kauer professore di viticoltura biologica all’Università di Geisenheim e viticoltore biologico. <<Era solo questione di tempo prima che accadesse qualcosa del genere, perché gli estremi climatici sono in aumento>> ha detto il docente dando subito un’indicazione pratica: quando gli acini sono della dimensione di un pisello e vengono infettati da peronospora difficilmente possono essere salvati. L’infezione passa anche dai graspi per cui il disseccamento dei grappoli avviene anche quando il vignaiolo pensa di essere al sicuro.

I 10 BRAND DEL VINO CHE VALGONO DI PIU’

Moët & Chandon, Changyu, Chandon fra i 10 marchi del vino che valgono di più al mondo ci sono 3 francesi, 3 australiani, 2 statunitensi, 1 cinese e 1 cileno

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

CHATEAU CHANGYU AFIP GLOBAL BEIJING Hotel

Brand Finance n°2 al mondo per valore del marchio CHANGYU

 

La classifica di Brand Finance sui marchi del vino che valgono di più ci presenta uno strapotere delle maison di Champagne del portafoglio LVMH. Ne troviamo tre fra i primi cinque: Moet &Chandon, Veuve Clicquot e Dom Perignon rispettivamente valutati 1,3 miliardi 900 e 700 milioni di Dollari. Si tratta di cifre astronomiche ma, con il marketing messo in campo dalla multinazionale del lusso guidata dall’uomo più ricco del mondo Bernad Arnault …. Non meraviglia affatto e questo avviene benché i brand dello Champagne, in generale, abbiano perso valore.
Quello che invece sorprende è il secondo gradino della classifica con il gruppo cinese Changyu. Questo è l’unico che conosco direttamente per aver visitato le sue cantine e incontrato i vertici aziendali che sono venuti anche a trovarmi alla Fattoria del Colle. Il marchio Changyu è l’unico a insidiare il primato Moet & Chandon con una crescita di valore del 33% in un solo anno. Vale 1.2 miliardi ed ha un rating AAA.
Le mie perplessità nascono dalla situazione complessiva dell’economia cinese che non ha ancora ripreso a pieno dopo una sosta -covid, più lunga rispetto al resto del mondo. Changyu è anche il marchio più forte del mondo nell’altra classifica di Brand Finance dove compare sul gradino più alto seguito da Penfolds Moet & Chandon e Veuve Clicquot.

FERNANDO BOTERO

UN RICORDO COMMOSSO E GRATO DI FERNANDO BOTERO E IL RACCONTO DEL MIO INCONTRO CON LUI IN OCCASIONE DEL PALIO DI LUGLIO 2002

 

Fernando Botero Palio

Fernando Botero Palio

d Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Ho incontrato Fernando Botero nel 2002 quando venne a Siena per il Palio del 16 agosto che aveva dipinto.
Questa mia testimonianza vuole essere un omaggio grato a un grande uomo e a un grande artista che ha contribuito in modo originale e importante alla civiltà del nostro tempo insegnandoci l’importanza di mischiare le culture per creare qualcosa di nuovo.

CHI ERA FERNANDO BOTERO

E’ nato a Medellin, in Columbia nel 1932. Dalla zona delle Ande si trasferisce a Bogotà nel 1952 e qui conosce esponenti dell’avanguardia culturale colombiana e diventa amico di Garcia Lorca. Successivamente studia a Madrid, a Parigi e a Firenze dove matura un grande amore per il Rinascimento.
Il suo stile è assolutamente personale e distintivo. Botero dilata le forme fino a rendere irreali personaggi e paesaggi e usa il colore come elemento emozionale e indipendente dai soggetti che diventano simboli senza tempo.
Botero è considerato uno degli artisti più importanti dell’America Latina con opere esposte nei maggiori musei del mondo.
Nel 2002 il Comune di Siena chiese a Botero di dipingere il Palio di agosto e una delegazione andò a Parigi per ottenere la sua disponibilità e spiegargli il meccanismo abbastanza complicato, di questa realizzazione. Il Palio ha dimensioni e forma obbligate, deve contenere l’immagine della Madonna Assunta e i simboli delle Contrade che partecipano alla carriera, va presentato dall’artista in persona e soprattutto è un regalo a Siena cioè non viene pagato.

MONTEPULCIANO DELLA DISCORDIA

IL CONSORZIO ABRUZZESE VORREBBE L’ESCLUSIVA DEL NOME, MA MARCHE, PUGLIA E SOPRATTUTTO IL CONSORZIO DEL VINO NOBILE DANNO BATTAGLIA

Montepulciano un vitigno che da il nome a una denominazione e d è omonimo della città del Vino Nobile

Montepulciano un vitigno che da il nome a una denominazione e d è omonimo della città del Vino Nobile

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination 

Il Montepulciano d’Abruzzo è un lago di vino: oltre 800.000 ettolitri certificati e 9.600 ettari rivendicati un export del valore di 229 milioni di Euro quindi un colosso in termini produttivi…  ma basta guardare lo scaffale di un qualunque supermercato per rendersi conto che i prezzi unitari delle bottiglie sono davvero bassi.

IL CONSORZIO MONTEPULCIANO CHIEDE L’ESCLUSIVA DELL’USO DEL NOME

Lo scontro nasce dalla richiesta del presidente del Consorzio abruzzese Carlo Alberto Panont di usare in esclusiva il nome Montepulciano.

Prima ancora, nasce dall’uso del nome del vitigno come nome della denominazione. Una scelta che apre le porte a problemi di difficile soluzione, per non parlare della “perla del Cinquecento” – la bellissima cittadina di Montepulciano e del suo Vino Nobile. Se c’è qualcuno danneggiato dall’omonimia sono sicuramente i miei amici toscani. Nel 2008 ci fu un problema simile con il Tocai e i produttori del Friuli Venezia Giulia furono costretti a ribattezzare il vino Friulano a causa delle pressioni degli ungheresi che difendevano il toponimo Tokaij. A Montalcino abbiamo sempre evitato di chiamare il clone di Sangiovese che utilizziamo con la parola Brunello proprio per evitare problemi simili a quelli di cui stiamo parlando. 

L’ANNO DELLE GRANDI CONCENTRAZIONI DELLE CANTINE

27 cantine superano i 100 milioni di fatturato e da sole fanno la metà di tutto l’export italiano. Anna Di Martino ci mostra i numeri 2022 del vino italiano

 

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Antonori-più grande vignaiolo d’Italia nella classifica 2022 di anna di Martino

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

<<Quanto più le condizioni operative sono complesse, tanto più si allarga il divario tra aziende strutturate e altre meno. Non è un caso che mai come in questi ultimi anni, ci sono vignaioli pronti a passare la mano.>> Anna Di Martino inizia così la spiegazione alla sua classifica delle cantine italiane.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO I DURI COMINCIANO A GIOCARE

La fotografia dell’anno appena trascorso ci mostra un mare in tempesta ma con il vino ancora una volta comparto più performante tra i 40 dell’export italiano nel mondo.
La locomotiva dell’enologia nazionale è costituita dal gruppo di 117 grandi cantine analizzate dalla giornalista economica Anna di Martino. Un gruppo che ha accresciuto la sua forza rispetto al 2021 e rappresenta 61,3% del business enoico con 8,9 miliardi (era il 55%) e il 65,8% delle esportazioni pari a 3,7 miliardi di Euro (era il 54,6%). Questo perché, come ha spiegato molto efficacemente Anna nel suo incipit “When the going gets tough, let the tough get going” quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e infatti le grandi cantine hanno aumentato il business totale dell’11,2% e l’export del 33,9%. Basta fare una sottrazione per capire in quali difficoltà si sono invece trovare le piccole imprese.

DONATELLA VI RACCONTA LE SUE CANTINE

Due cantine con una sola anima toscana e il sogno dell’eccellenza qualitativa al femminile. Il Casato Prime Donne a Montalcino e la Fattoria del Colle a Trequanda

Fattoria del Colle Trequanda

Fattoria del Colle Trequanda

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Il podere Casato era già dei miei antenati nel 1592. Nei secoli lo usavano per la caccia e per la luna di miele. Oggi la proprietà sembra vicina all’abitato di Montalcino in direzione Nord, verso Siena, ma a quell’epoca appariva remoto e in mezzo ai boschi adatto per un’intimità solitaria. Più recentemente il Casato è stato di mia nonna Giuliana Tamanti Colombini, poi di mia madre Francesca e in futuro andrà a mia figlia Violante.  Tutte donne per una cantina che è la prima cantina con un organico interamente femminile ed è stata ribattezzata: “Casato Prime Donne”.

CASATO PRIME DONNE A MONTALCINO

Nel 1998, quando mia madre me lo donò, il Casato era quasi un rudere. In 25 anni si è trasformata in un’azienda capace di esportare in 44 Paesi del mondo con intorno 17 ettari (su una superficie totale di 40) di vigneti di Sangiovese BIO coltivati con cura maniacale. Io sono tradizionalista, amante della natura ma anche anticonformista e piuttosto ribelle. Per questo, nei miei primi anni da sola, ho cercato soluzioni nuove e diverse, poi sono ritornata ad essere la paladina di tutto ciò che è antico e manuale con le radici orgogliosamente nella terra.  I miei Brunello si distinguono per la loro eleganza armonica e sicuramente femminile.

IL TURISMO CANNIBALE E GLI HOTSPOT CHE SI RIBELLANO

GLI HOTSPOT TURISTICI SONO QUELLI DEGRADATI E SOMMERSI DAL TURISMO DI MASSA DOVE I RESIDENTI VIVONO MALE E IL TURISMO MIGLIORE SCAPPA. TURISMO CANNIBALE

 

Venezia assediata dai turisti gli hotspot si ribellano all'overtourism

Venezia assediata dai turisti gli hotspot si ribellano all’overtourism

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Nel gergo dei surfisti lo “SPOT” è il punto dove il mare crea condizioni ideali per cavalcare le onde ma, generalmente la parola “hotspot” indica i centri di prima accoglienza dei migranti e le destinazioni che ricevono enormi flussi di viaggiatori.
Sia gli uni che gli altri sono sovraffollati e suscitano immagini di grande disagio.
Quello che segue è il condensato dell’articolo diffuso da Booking uno dei principali players mondiali del turismo. Riguarda la ribellione contro il turismo di massa. Se la voce di Booking parla di questo problema il segnale di allarme è davvero forte e andrebbe ascoltato.
Il turismo è l’unico settore economico maturo che continua a crescere. L’Organizzazione Mondiale del Turismo (World Tourism Organization) prevede che entro la fine di questo decennio il flusso di turisti internazionali supererà la sorprendente cifra di due miliardi. Ha varcato il miliardo nel 2013 dunque, nonostante la pandemia, i viaggiatori raddoppieranno in meno di vent’anni.

DALLE SALINE ARRIVA IL RIMEDIO PER IL CALDO NELLE VIGNE

All’Università di Lisbona, hanno scoperto che la flora batterica delle piante delle saline è in grado di proteggere anche le viti dalle ondate di calore

 

 

ondate di calore nelle vigne la soluzione arriva dalle saline

ondate di calore nelle vigne la soluzione arriva dalle saline

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Le ondate di calore che per quindici giorni fanno salire il termometro sopra i trenta gradi oltre alla siccità con i conseguenti stress idrici che disidratano l’uva, sono ormai un incubo più ricorrente per i vignaioli.

I MICRORGANISMI DELLE RADICI DELLE PIANTE DELLE SALINE SPERIMENTATE SULLE RADICI DELLE VITI

Il problema è al centro dei progetti di tutte i centri di ricerca di viticultura del mondo ma a volte le soluzioni arrivano nel modo più impensato. All’Università di Lisbona il professore João Carreiras, dottorando in Scienze Marine e Ambientali dell’Università di Lisbona ha scoperto che le piante che crescono nelle saline spagnole riescono a sopportare condizioni climatiche estreme come stress idrici, calore altissimo e persino inquinamento di metalli pesanti. Carreiras ha quindi ipotizzato che la flora microbica che abita intorno alle radici e quindi vive in simbiosi con queste piante, si sia evoluta nel tempo adattandosi all’ambiente e assumendo un’attitudine protettiva verso di esse. E’ ben noto infatti che i microrganismi della rizosfera – frazione di suolo a contatto con le radici- hanno un’influenza enorme sulla crescita e la salute delle piante. 

LE TEMPERAURE SALGONO E I VINI BIANCHI VOLANO

DOVE SONO LE BLUE CIP DEI VINI BIANCHI? IN FRANCIA E SOPRATTUTTO IN BORGOGNA E A BORDEAUX CON UN PRIMATO CHE POGGIA SU QUALITA’, PRESTIGIO E LONGEVITA’

 

 

Vini bianchi più prestigiosi del mondo Coche-Dury Meursault 2010

Vini bianchi più prestigiosi del mondo Coche-Dury Meursault 2010

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

<<Chi di noi desidera ardentemente il Syrah carnoso a 43°C?>> si chiede Giacomo Lorenzo nel suo articolo per WineSearcher 

DA COSA DIPENDE IL CRESCENTE SUCCESSO DEI VINI BIANCHI

I motivi della virata del mercato mondiale verso i vini bianchi sono molti e la crescita delle temperature è sicuramente fra di essi. Il rapporto Straits Research parla <<dei pasti all’aperto e dal bere al bar>> e cita il grado alcolico più basso dei vini bianchi con un conseguente minor apporto di calorie. Un altro motivo del crescente successo dei vini bianchi è l’aumento dei consumatori donne e il cambiamento dell’alimentazione dove la spinta salutistica ha portato a una diminuzione di sale, grassi e cotture.
Ecco che i grandi appassionati di vino sono alla ricerca delle blue cip bianche: Montrachet , Chevaliers e Bâtards per inginocchiarsi davanti a una bottiglia di Domaine de la Romanée-Conti Montrachet del 2005.

VENDEMMIA TURISTICA ISTRUZIONI PER FARLA

GRAZIE ALLE CITTA’ DEL VINO LA VENDEMMIA TURISTICA E’ ORA AUTORIZZATA IN ITALIA SECONDO ALCUNE PROCEDURE E CON QUALCHE ACCORTEZZA PER RENDERLA CONVENIENTE

 

 

 

vendemmia turistica come organizzarla correttamente

vendemmia turistica come organizzarla correttamente

Di Donatella Cinelli Colombini #wine destination 

Grazie al Protocollo elaborato dall’Associazione Nazionale Città del Vino e firmato il 12 luglio dal Presidente Radica e dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro la vendemmia turistica è ora regolamentata in tutta Italia. Va riconosciuto un grande merito ad Angelo Radica e al suo board per aver agito tempestivamente e in modo appropriato su una materia che rischiava di creare seri problemi ai turisti e alle cantine.

Tutti i dettagli su questa normativa vengono illustrati dal Presidente delle Città del Vino in un capitolo specifico di questo manuale.

Io mi limiterò a spiegare alle cantine come organizzare l’accesso dei wine lovers nelle vigne nel momento della raccolta dell’uva traendo le indicazioni dal bellissimo corso  proposto da Marco Giuri e Daniele Borri rispettivamente esperti di legislazione e gestione della sicurezza.

COME ORGANIZZARE LA VENDEMMIA TURISTICA

Bisogna premettere che la vendemmia turistica non può essere organizzata estemporaneamente con i turisti che arrivano all’improvviso e acquistano un’esperienza di raccolta dell’uva.

Le cose da preordinare sono molte e in primo luogo l’individuazione di un “preposto” cioè del titolare o di un dipendente con autorità riconosciuta, buona formazione sull’azienda, sulla viticultura, l’antinfortunistica e il primo soccorso. In altre parole una laurea in lingue non basta, ci vogliono una piena padronanza dei luoghi, dell’argomento e dei possibili rischi di ogni singola attività acquisita nei corsi.  Ogni tutor può gestire un massimo di 8 turisti. Sia i preposti che i vendemmiatori turisti devono indossare un badge che li identifica.

                                                                       
Cinelli Colombini
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