I nostri vini, le cantine

Festa delle Donne del Vino in Toscana

Un evento che cambierà lo stile di consumo di vino al femminile. La Festa delle Donne del vino debutta il 5 marzo 2016 in Toscana e alla Fattoria del Colle

Festa-delle-donne-del-vino logo

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Di Donatella Cinelli Colombini 

Il primo appuntamento è per il sabato prima della Festa delle Donne in una ventina di cantine, enoteche, ristoranti della Toscana con un evento destinato a creare una piccola rivoluzione: <<le Donne del vino aspettano le altre donne ( ma anche gli uomini) per offrire loro visite, assaggi, minilezioni sul vino in tavola e un vino a prezzo speciale>> spiega Antonella D’Isanto delegata toscana delle Donne del vino.

Partenza col botto per un happening che ho pensato per accrescere la cultura del vino e il ruolo delle wine lovers nel momento della scelta, dell’abbinamento e del consumo delle bottiglie di pregio. Ma anche un evento

Festa delle Donne del Vino alla Fattoria del Colle 5 marzo alle 18

Festa delle Donne del Vino alla Fattoria del Colle 5 marzo alle 18

divertente, modaiolo, leggermente trasgressivo rispetto ai soliti che vedono gli uomini protagonisti del vino di qualità.

5 MARZO ALLE 18 FESTA DELLE DONNE DEL VINO
Fattoria del Colle Trequanda SI visita guidata alle cantine e alla villa cinquecentesca con 4 soste dedicate a diversi momenti del giorno: pranzo veloce, aperitivo, cena e notte. Ciascuno abbinato con il vino e le scarpe adatte create e scelte dal Calzaturificio Gardenia. Sosta più lunga nella cucina storica con una mia piccola lezione di bon ton del vino in tavola. Chianti superiore, Brunello o Cenerentola Doc Orcia. Anzi è proprio questo vino il filo conduttore della serata perché <<una scarpa e un brindisi possono cambiarti la vita …. Cenerentola lo dimostra!>>. Al termine delle visite guidate ( dalle 18 alle 20) ci sarà qualche piccolo assaggio toscano e poi, chi lo vorrà, potrà trattenersi a cena all’osteria della Fattoria del Colle dove sarà servito un menù speciale tutto dedicato alle donne (35€ vini inclusi)

La saga di Fiorano fra Antinori e Boncompagni Ludovisi

Una storia che sembra la continuazione del Marchese del Grillo, sullo sfondo vini da mito e il marchio Fiorano conteso fra gli Antinori e i Boncompagni Ludovisi

Alessia Antinori

Alessia Antinori

Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Comincio da un fatto di attualità avvenuto il 24 ottobre scorso a New York dove Alessia presiedeva a una degustazione da 175$ a persona presso l’ Italian Wine Merciants per presentare i vini prodotti a Fiorano da suo nonno il Prince Alberico Boncompagni Ludovisi. E’ in quella sede che due persone le hanno presentato dei documenti legali contestandole l’uso del nome “Fiorano”. Un colpo di scena organizzato del lontano cugino Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi che ha anche rilasciato una dichiarazione sull’accaduto a The Drinks Business <<My farm estate Tenuta di Fiorano has the

Alessandrojacopo-Boncompagni-Ludovisi

Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi

exclusive rights in European Union and the rest of the world to the brand names ‘Fiorano’ and ‘Fioranello>> la mia azienda Tenuta Fiorano ha il diritto di usare il nome Fiorano e Fioranello in esclusiva in Europa e nel resto del mondo.
Una contestazione più da tribunale che da sala da degustazione che passerebbe inosservata se non fosse coinvolta la famiglia del Marchese Piero Antinori, uno dei brand vinicoli più prestigiosi del mondo. Da qui la mia curiosità, e spero anche la vostra, di sapere perché le vigne e il nome Fiorano hanno scatenato un tale putiferio.
Parto da un meraviglioso articolo di Armando Castagno intitolato “Fiorano memorie e girandole” pubblicato lo scorso anno su “Vitae”. Armando ci porta per mano a scoprire un luogo pieno di fascino.

Gli orari di apertura al pubblico delle cantine italiane

Da noi le cantine turistiche hanno orari e soprattutto giorni di apertura diversi da quelli in cui arrivano i visitatori. Conviene, oppure è meglio cambiare?

Porta della cantina Montalcino Casato Prime Donne

Porta della cantina Montalcino Casato Prime Donne

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Il turista del vino è davanti alla cantina, pronto ad iniziare l’esperienza fra calici e botti che ha sognato da tempo. Ma proprio in questo momento le probabilità di delusione sono le più alte. L’orario di apertura è infatti il maggiore problema delle cantine turistiche italiane. Il turista del vino, come tutti i turisti, arriva nei periodi festivi cioè nel week end e durante le vacanze quando gran parte delle cantine sono chiuse. Una situazione simile al bagnino che prende le ferie d’agosto. Una situazione che trova una giustificazione solo nella dimensione attuale dei flussi

Marielle Kubik e le sue allieve al Casato Prime Donne Montalcino

Marielle Kubik e le sue allieve al Casato Prime Donne Montalcino

enoturistici e del business enoturistico ancora troppo piccoli, salvo pochi casi, per giustificare l’assunzione di personale completamente dedicato all’accoglienza turistica e presente anche nei giorni festivi. Molto più spesso il campanello della porta di cantina suona negli uffici commerciali, oppure al front office agrituristico e più raramente nella zona di produzione del vino. E’ infatti in questi reparti che lavorano le persone a cui è demandato, in forma “promiscua”, l’incoming di individuali e gruppi. Una situazione che consente dei risparmi nei costi della manodopera ma diminuisce la spinta alla professionalizzazione del servizio di accoglienza. C’è la convinzione diffusa che basti una buona conoscenza dell’inglese e dei vini per offrire ai visitatori un’esperienza intensa che imprima per sempre nella loro memoria le specificità dell’azienda. Purtroppo questa è solo un’illusione.

La cantina aurea e i vigneti d’oro di Montalcino

Francesco Illy crea una cantina aurea degna di Leonardo da Vinci mentre il valore delle vigne di Brunello sale a mezzo milione di Euro l’ettaro

Cantina-aurea-Podere-le-Ripi

Cantina-aurea-Podere-le-Ripi

Di Donatella Cinelli Colombini

Montalcino tutto d’oro con l’inaugurazione della cantina aurea del più visionario e geniale dei suoi produttori: Francesco Illy l’uomo delle sfide impossibili. Poi c’è la “corsa all’oro rosso” dei vigneti da parte di super, super VIP del vino e non solo. L’ultimo acquisto sono i 12 ettari di vigneto della Velona (solo 7 di Brunello) pagati 6 milioni di Euro dal gruppo Bertarelli, la famiglia della barca Alinghi che ha vinto due American Cup e già possiede la griffe enologica Poggio di sotto a Montalcino oltre a Colle Massari nel Motecucco e Grattamacco a Bolgheri.

vigneto-Bonsai-Podere-le-Ripi

vigneto-Bonsai-Podere-le-Ripi

Ma lo shopping di vigneti montalcinesi ha avuto un’accelerazione degli ultimi mesi: il podere Salicutti è stato acquistato da un imprenditore tedesco e, qualche mese fa, la Cerbaiona dei miei amici Diego e Nora Mulinari è stata comprata per 6 milioni di Euro (3,2 ettari di vigneto) da Gary Rieschel. WineNews ha calcolato l’incremento di valore delle vigne di Brunello in 50 anni ed è emersa una cifra stratosferica: 2.474% praticamente il valore è cresciuto di 25 volte.

Benvenuto Brunello bello ma sempre uguale

Il Brunello festeggia i 50 anni dalla DOC  con un grande 2011 e una super riserva 2010 ma deve rinnovare le iniziative e soprattutto Benvenuto Brunello

BENVENUTO-BRUNELLO-2016-CENA-DI-GALA-SOMMELIER-AIS

BENVENUTO-BRUNELLO-2016-CENA-DI-GALA-SOMMELIER-AIS

Di Donatella Cinelli Colombini

Vini strepitosi, ogni anno il numero delle eccellenze enologiche aumenta nel Brunello come in una squadra olimpica dove ognuno cerca di battere il record del compagno. I vini di Montalcino si confermano in piena salute e in piena corsa verso i successi internazionali. Un 2011 Brunello con una qualità superiore alle aspettative e una bevibilità che sarà l’acceleratore del suo successo nella ristorazione internazionale. Il trecentesco convento di Sant’Agostino, che diventerà presto sede del Consorzio del Brunello, è una cornice perfetta per l’assaggio dei grandi rossi di questo territorio.

ALESSANDRO-REGOLI-GIULIO-SALVIONI-RICCARDO-ILLY-ANDREA-MACHETTI

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In occasione di Benvenuto Brunello 2016 i due chiostri del convento hanno ospitato le degustazioni dei giornalisti -assistite dai sommelier- e i banchi dei produttori in cui era possibile sentire i vini e le spiegazioni  su ciascuna bottiglia. Meno bene la cena di gala. All’arrivo una fila esagerata davanti al guardaroba. Kerin O’Keefe del Wine Enthusiast, che era proprio davanti a me, si è spazientita <<se avessi immaginato una cosa simile sarei venuta alle nove>>. Ma anche chi ha saltato la fila non è stato più fortunato. Nel primo chiostro c’era Riccardo Illy <<il presidente del Consorzio Bindocci ci ha detto di tenere i cappotti ma non riusciamo a entrare nella sala degli aperitivi, c’è troppa gente>> e con le mani occupare sarebbe stato quasi impossibile prendere un calice.

E il Brunello di Montalcino 2011 si scopre grande

Fra lo sbalordimento generale il Brunello di Montalcino 2011 piace quanto e forse più della leggendaria annata 2010

Brunello di Montalcino 2011 e 2010 degustazione di Luciano Pignataro

Brunello di Montalcino 2011 e 2010 degustazione di Luciano Pignataro

Di Donatella Cinelli Colomini 
Tutto è iniziato il 22 gennaio quando Luciano Pignataro, geniale e trasgressivo come sempre, pubblica un articolo intitolato “Brunello di Montalcino: la 2011 è meglio della 2010. Degustazione alla cieca di 44 campioni”.
Il gruppo di assaggiatori è di altissimo livello: Fabio Casamassima, Luciano Di Lello, Antonio Di Spirito, Daniele Moroni,Gianmarco Nulli Gennari, Andrea Petrini, Giuseppe Picconi, Luciano Pignataro, Stefano Ronconi, Fabrizio Russo, Maurizio Valeriani.
Ambiente informale, tovaglia a quadretti e quella che poteva sembrare una zingarata si rivela invece una genialata. Perché fra lo sbalordimento generale i Brunello di un’annata 4 stelle, senza attese da parte dei mercati internazionali come la 2011, risulta mediamente meglio di quelli 2010 esaltati dalla critica e dai buyer di tutto il mondo. In assaggio tutti i Brunello più noti Biondi Santi compreso. Solo in 8 casi, compreso il mio e quello della più celebre cantina montalcinese, il 2010 ha battuto l’annata più recente ma comunque le distanze erano minime e il livello generale altissimo.

Brunello 2011 e Brunello 2010 degustazione Luciano Pignataro

Brunello 2011 e Brunello 2010 degustazione Luciano Pignataro

A riconfermare il giudizio arrivano, il 29 gennaio, le valutazioni di Walter Speller super – assaggiatore del wine blog della più celebre Master of Wine Jancis Robinson. In questo caso possiamo confrontare i Brunello “selezione” 2011 e la riserva 2010 cioè i vini in cui tutte le cantine si impegnano al massimo nella qualità. Anche qui i giudizi sono molto molto vicini e dire che la riserva 2010 è piaciuta molto a Speller che ha dichiarato a MontalcinoNews <<è veramente una Riserva di qualità come non la vedevo da molti anni>>

Il successo di BuyWine 2016 e l’addio a ToscanaPromozione

L’edizione 2016 di BuyWine collegata alle Anteprime dei vini Toscani, è stata un successone. Piccole Doc e piccoli produttori contenti, Orcia compresa

BuyWine-2016

BuyWine-2016

Di Donatella Cinelli Colombini

Questa è una storia agro-dolce molto italiana, una storia che mi auguro avrà un lieto fine e riguarda il vino toscano, quello meno conosciuto, quello delle piccole denominazioni e delle piccole cantine familiari. E’ la storia di BuyWine 2016.
BuyWine è un workshop che fa incontrare importatori di tutto il mondo alle aziende toscane del vino di ridotte dimensioni, cioè quelle che hanno maggiore difficoltà a internazionalizzarsi. L’edizione 2016 era

BuyWine-2016-a-San-Quirico-con-la-DOC-Orcia

BuyWine-2016-a-San-Quirico-con-la-DOC-Orcia

rimasta in dubbio fino a ottobre con i piccoli consorzi che spingevano perchè fosse fatta e la Regione Toscana che tagliava risorse e eventi. Alla fine il nuovo assessore all’Agricoltura Marco Remaschi ha preso il coraggio a due mani e l’ha approvata.  ToscanaPromozione, l’agenzia della Regione Toscana per la promozione e il marketing, ha fatto un’autentica rincorsa per recuperare i mesi di ritardo. Incredibile ma vero, il 12-16 febbraio sono arrivati in Toscana 240 buyer da 36 Paesi esteri, ancora più selezionati degli anni scorsi. Metà di loro era alla sua prima partecipazione a BuyWine e tutti con una gran voglia di fare affari e scoprire le denominazioni più nuove e piccole.

Il prezzo giusto del vino al ristorante

La bottiglia viene ricaricata di oltre 2 volte e mezza mentre il vino al bicchiere di oltre 5 volte. Nessuno scandalo è il consiglio degli gli studi di settore

La Ciau ristorante cantina

La-Ciau-ristorante-cantina

Di Donatella Cinelli Colombini,  Casato Prime Donne

Per il normale cliente che pranza al ristorante gustandosi una buona bottiglia è forse difficile capire che il giusto prezzo di quel vino è quasi tre volte il valore pagato alla cantina in cui è stato prodotto. Un calcolo che spesso risulta indigesto anche ai produttori << ma come >> dicono <<dopo tutta la fatica che ho fatto in vigna e in cantina a me arriva solo qualche spicciolo>>. Eppure anche i famigerati “studi di settore” con cui vengono calcolati i presunti fatturati delle imprese, indicano il ricarico minimo in due volte e mezzo il prezzo di acquisto del vino IVA esclusa. Questo significa che, secondo i calcoli di SlowFood una bottiglia da 10€ (senza IVA al 22%) arriva nel conto del cliente a 27,5 (Iva al 10% inclusa). I motivi che giustificano un simile ricarico sono nella necessità di immagazzinare decine e, in certi casi migliaia di bottiglie, per offrire al cliente una buona carta dei vini. Anche la presenza di personale competente nella scelta e nel sevizio dei vini, costa molto. Così come costano i calici di cristallo per gustarlo nel migliore dei modi, l’arredo della sala e tutte le azioni messe in atto dal ristorante per farsi conoscere e calamitare clientela. Ecco dunque che anche il questa ultima fase del suo percorso, il vino si addiziona di costi che inevitabilmente vanno a finire nel conto del cliente.

La prima accoglienza nelle cantine turistiche 

Quanto contano, fiori, prati, tavoli e sedie da giardino, parcheggi, cartelli … per dare una buona impressione e una buona accoglienza nelle cantine aperte

Montalcino-Brunello-CasatoPrimeDonne-AnticaVignaiola

Montalcino-Brunello-CasatoPrimeDonne-AnticaVignaiola

Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Avete presente il detto <<la prima impressione è quella che conta>>? E anche l’aforisma di Oscar Wilde <<Non avrai una seconda occasione di fare una prima buona impressione>>?
Il primo giudizio è quello che si imprime più a lungo nella mente e con più difficoltà viene sovvertito; questo vale sia per le persone che per i luoghi e quindi anche per le cantine aperte al pubblico. Durante i miei sei viaggi nelle cantine sudafricane (alla ricerca di una partnership che poi non ci fu), rimanevo sempre colpita dalla cura della zona di ingresso. Ortensie fiorite, gerani enormi, alberi, prati perfettamente rasati, siepi …. Tutto aveva un carattere ordinato e piacevole, quasi un “effetto cartolina” tanto era accattivante il colore. A volte l’esterno era persino più bello delle cantine ed io mi chiedevo come mai in Italia avvenisse quasi sempre l’opposto. Credo sia opportuno imparare dai colleghi sudafricani che hanno iniziato a sviluppare il

South Africa Cape winelands

South Africa Cape winelands

turismo del vino prima di noi italiani e riescono a portare in azienda il 70% degli stranieri che arrivano a Città del Capo per vacanza. L’esterno della cantina è dunque molto importante e deve essere curato con attenzione dando ai visitatori una prima impressione positiva senza snaturare l’identità dei luoghi. Evitiamo dunque lo stile villa provenzale ma facciamo il possibile affinché i nostri olivi centenari, le essenze tipiche del nostro bosco, i fiori … diano il benvenuto ai wine lovers.

Più il vino è caro meno è sicura la sua gradazione alcolica

C’è una diffusa abitudine a scrivere sull’etichetta una percentuale d’alcool leggermente falsa ma vicina a quella ideale dei vini di alta qualità

Cile Vigneti

Cile Vigneti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

I più sinceri i portoghesi quelli che barano di più sono i cileni per i rossi e i canadesi per i bianchi.
La cosa sorprendente è che l’imbroglio riguarda quasi solo i vini in vendita sopra i 40 Dollari. Ma andiamo per ordine; la notizia ha avuto una diffusione mondiale grazie a Wine Searcher ma arriva dal Journal of Wine Economics che ha pubblicato uno studio su 91.000 analisi di laboratorio effettuate dal LCBO Liquor Control Board of Ontario cioè il

Malbec Argentina

Malbec Argentina

monopolio statale per la vendita degli alcolici in Ontario. Sono stati esclusi dall’analisi i vini dolci e i Riesling. Il LCBO analizza tutti i vini che distribuisce e nel corso di 18 anni ha raccolto una banca dati senza eguali nel mondo che ha permesso a Julian Alston, Kate Fuller, James Lapsley, George Soleas e Kabir Tumber, di arrivare a scoperte davvero sorprendenti.

Giacomo Tachis addio, è il momento di piangere

L’Italia del vino perde il suo più grande enologo, Giacomo Tachis, un uomo geniale che ha aperto nuovi orizzonti per il vino di qualità e i vitigni autoctoni

Di Donatella Cinelli Colombin

 

E’ il momento di piangere e di pregare, è il momento del distacco e della nostalgia, è il momento di stringersi alla famiglia Tachis condividendo il loro dolore.
Giacomo Tachis ha cambiato la storia del vino in Italia valorizzando i vitigni autoctoni, da soli o in unione con quelli internazionali, con scelte audaci che hanno aperto nuove strade sui mercati internazionali, pensiamo ai supertuscan come il Tignanello ma anche ai vini sardi come il Turriga ed alla rinascita dei vitigni autoctoni siciliani …
Come tutti, ho ammirato il suo genio, la sua capacità di studiare, capire e innovare ma qui vorrei ricordare Giacomo Tachis condividendo con voi momenti più privati. Tra il 1995 e il 2000 ho viaggiato spesso insieme a lui facendo da relatore negli stessi convegni: Il Dottor Tachis spiegava le specificità e i potenziali del Carignano del Sulcis, del Cannonau … e poi io dicevo come la tipicità e la diversità fossero i fondamenti del successo turistico.

Salon lo Champagne dell’astemio Hitler

Solo 37 annate nel Novecento, dalle uve di 20 piccolissimi vigneti di Mesnil-Sur-Oger, lo Champagne Salon è il più raro Blac de Blancs è il primo vino cult 

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Nasce all’insegna dell’esclusività nel 1905 quando il commerciante di pellicce  Aimé Salon decise di creare uno Champagne di solo Chardonnay senza eguali. Sceglie i luoghi in cui l’uva raggiunge la perfezione assoluta e crea un capolavoro che tiene tutto per se. Niente tagli con vini di altre annate, almeno dieci anni in cantina ma sicuramente abbastanza a lungo da raggiungere incredibili livelli di finezza e complessità dei profumi. Insomma tutto al massimo. Finalmente il Salon 1920 viene commercializzato e diventa il primo vino cult.

Champagne Salon cantina

Champagne Salon cantina

Talmente mitico da avere un collezionista imprevisto e astemio: Hitler. Il capo nazista aveva un rifugio alpino “Il nido d’aquila” costruito in occasione del suo cinquantesimo compleanno a 1.820 metri di altitudine e accessibile attraverso un tunnel nella roccia granitica fino a un ascensore rivestito con il marmo donato da Mussolini. Un luogo che fu usato per incontri ufficiali e dove c’era una cantina con dentro mezzo milione di bottiglie pregiate rubate ai francesi: Bordeaux, Borgogna e Champagne fra cui del Salon 1928.

Quando la degustazione in cantina diventa un’attrazione

Barrel tasting, degustazioni itineranti, assaggi con la musica, minilezioni,, brindisi nelle vigne fra le tante degustazioni proposte dalle cantine turistiche

Brunello-e-panorami-Fattoria-del-Colle-Agriturismo-in Toscana

Brunello-e-panorami-Fattoria-del-Colle-Agriturismo-in Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini
In alcuni casi le degustazioni turistiche originano delle vere e proprie attrazioni che connotano una cantina, in altri casi sono al centro di eventi e quindi vengono ampliate con la presenza di grandi esperti e di grandi infrastrutture ma sicuramente all’estero questo genere di proposta è più sviluppata che in Italia. Basta vedere i premiati 2015 – quasi tutti stranieri- del Drinks International’s Wine Tourism Awards che ha usato una giuria di PR, comunicatori e wine educator per valutare le nuove proposte internazionali privilegiando quelle dove il contenuto educativo e gastronomico è più rilevante. E’ evidente che molte

Giocando al piccolo enologo Fattoria del Colle Toscana

Giocando al piccolo enologo Fattoria del Colle Toscana

cantine hanno messo in campo risorse enormi e c’è un gran numero di idee innovative. Fra i vincitori troviamo la cilena Viu Manet che, oltre le passeggiate in calesse fra i vigneti, offre una scuola di vino per i giovani comprensiva di degustazioni in cui gli aspiranti wine makers provano a comporre un blend unendo vini di vitigni e vigneti diversi.
Una degustazione stile “giochiamo al piccolo enologo” che, per altro, fa parte anche dell’offerta turistica della mia Fattoria del Colle, ed è sviluppata anche dalla società francese Cinéréa. Questa agenzia propone eventi basati sull’oenoludisme cioè sul vino come intrattenimento. La produzione del proprio vino fa parte delle esperienze della “ Wine making academy” dove una degustazione bendata diventa un team building perché i partecipanti lavorano in gruppo.

Rosso di Montalcino 2014 l’anno dei vigneti BIO

Donatella Cinelli Colombini vi presenta il suo Rosso di Montalcino 2014 raccontandovi un’annata stile Novecento e all’insegna dei vigneti BIO

Rosso di Montalcino 2014 Donatella Cinelli Colombini

Rosso di Montalcino 2014 Donatella Cinelli Colombini

2014 un’annata stile Novecento con grande diradamento dei grappoli (vendemmia verde) e sfogliatura delle viti come quella che facevano i nonni. Alla fine un’uva perfetta e matura che ha premiato il grande lavoro dei vignaioli.
In effetti il 2014 è stato l’anno della riscossa di chi, come Donatella Cinelli Colombini, crede nella coltivazione manuale e biologica dei vigneti. Viti sane, uva sana e matura. Chi ha usato pesticidi non può dire altrettanto!

Il Rosso di Montalcino 2014 esce dalla cantina del Casato Prime Donne a Montalcino con qualche mese di anticipo sulle previsioni per il grande successo dell’annata precedente che è stata letteralmente “bruciata” dal mercato.

Casato Prime Donne vendemmia 2014

Casato Prime Donne vendemmia 2014

Il nuovo stile del Rosso di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini, che è piaciuto così tanto ai wine lovers di tutto il mondo, si basa su una vinificazione delicatissima che estrae dalle bucce dell’uva solo il meglio. Il risultato è appagante e facile da abbinare con cibi di tutto il mondo, elegante e morbido ma soprattutto straordinariamente armonioso.
Proprio l’estrema armonia è il tratto distintivo delle uve dei vigneti del Casato Prime Donne grazie alle maturazioni lente e graduali dei grappoli caratteristiche di questa zona. Nel 2014, le condizioni climatiche sono state ideali per la sintesi degli aromi dell’uva e quindi del vino. Proprio il clima ha impresso nei vini 2014 di Montalcino uno stile molto moderno: profondo, morbido e poco alcolico.

I vini più cari del mondo nel 2015

La classifica di Wine Searcher sui 50 vini più cari del mondo. 39 francesi, 10 vini tedeschi, uno statunitense, nessun italiano e sul trono Romanée Conti

Donatella Cinelli Colombini,  Montalcino, cantina Casato Prime Donne

 

Wine Searcher è il portale più consultato del mondo da chi sta per comprare una bottiglia di vino perché fornisce i prezzi di 7.931.211 etichette in 55.888 rivendite di tutto il mondo, dalle grandi catene alle boutique più esclusive. Per questo moltissimi wine lovers hanno la sua app nel telefonino e prima di comprare una bottiglia inquadrano l’etichetta e ottengono da Wine Searcher il suo prezzo in tutte le parti del mondo.
La classifica delle bottiglie più care è dunque più che attendibile e nel 2015 riserva la solita doccia fredda a noi italiani. Nessun vino fra i primi 50. C’è Romanée Conti sul gradino più alto del podio con il suo Conti Grand Cru che ha un prezzo medio, delle ultime annate, di 13.007 Dollari ma può arrivare anche a 53.151 (fate attenzione agli spiccioli mi raccomando!). Seguono Egon Muller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese della regione della Mosella in

Germania e Domaine Laflaive Montrachet Grand Cru, Cote de Beaune in Francia rispettivamente al prezzo medio di 8.108 e 5626 $.
Romanée Conti svetta anche fra i prezzi più cari richiesti dai TOP 50 e oltre al primo classificato c’è il suo Romanée Saint Vivant Grand Cru in vendita a 47,999$. Immaginatevi quanto costa un piccolo assaggio e fatevi venire l’acquolina in bocca.
Colpiscono due cose: la quasi totale sparizione dei vini di Henri Jayer presente in classifica solo all’ottavo posto con il buonissimo Echezeaux Grand Cru mentre il suo monumentale Richebourg è addirittura scomparso. Evidentemente dopo la mostre del grande Henri, nel 2006, non si è riusciti a dare continuità al suo mito. Peccato!

                                                                       
Cinelli Colombini
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