I nostri vini, le cantine

2013 per un Chianti superiore DOCG super tradizionale

Il 2013 è stata un’annata “vecchio stile” cioè fresca, con maturazioni dell’uva molto lente e capaci di dare al vino complessità, profondità armonia e eleganza

Chianti superiore 2013 fattoria del colle

Chianti superiore 2013 fattoria del colle

Il Chianti Superiore, è la tipologia d’eccellenza del Chianti ed il primo vino rosso 2013 che esce dalle nostre cantine. Si tratta di una circostanza particolarmente favorevole perché associa alla denominazione toscana più tradizionale un’annata con caratteri particolarmente toscani e tradizionali. Quello 2013 è dunque un Chianti superiore all’insegna della tipicità.

La Fattoria del Colle da cui proviene questo vino, è nel Sud della Toscana, a 404 metri sul mare sulle colline, piene di boschi e di piccole valli dove nascono anche i tartufi bianchi. Le vigne sono sui crinali, in posizione ventilata e con un’ottima esposizione. Quasi tutti i vigneti sono stati piantati da Donatella Cinelli Colombini, sono quindi giovani, ma realizzati a regola d’arte con l’obiettivo di produrre vini

Chianti superiore 2013 Fattoria del Colle

Chianti superiore 2013 Fattoria del Colle

strepitosi. Complessivamente la Fattoria del Colle ha 16 ettari di vigneti su una superfici di 336 e molte delle nuove vigne sono state piantate, dove nel passato c’erano quelle del bisnonno di Donatella, anche lui “passionista” del vino Chianti.

Esiste una valutazione obiettiva del vino?

Il giudizio sul vino dipende solo dal vino? No. Anche gli esperti sono influenzati dal luogo di origine e dal nome sulla bottiglia, così come tutti

 

Assaggio bendato

Assaggio bendato

Di Donatella Cinelli Colombini

Si tratta di neuroscienze e di sperimentazioni fatte da specialisti, non dell’opinione degli amici del bar. Accantonarle come fossero banalità è sbagliato.

Qualche anno fa due diverse indagini – in Svezia e in USA- provarono che l’alto prezzo fa sembrare il vino più buono, soprattutto alle donne. Ora i ricercatori si sono di nuovo messi in moto per capire se una diversa origine del vino spinge, chi lo assaggia, a trovarlo migliore e addirittura a pagarlo di più. La risposta è SI anche quando si tratta di esperti che dovrebbero basarsi solo su vista, olfatto e gusto, le percezioni risultano condizionate dalle aspettative.

L'origine influenza la percezione

L’origine influenza la percezione

Questa volta l’indagine è nostrana, effettuata da un centro di ricerca e consulenza su neuro-marketing e economia comportamentale di Trento che si chiama Neurexplore. E’ stata segnalata dal sito Teatro Naturale e, a noi che lavoriamo nel vino, fa l’effetto del Re nudo, tutti lo sanno ma nessuno lo dice. O almeno pochi lo dicono, perché gli esperti di marketing sostengono, da anni, l’opinione che nel vino gli elementi immateriali valgano due terzi della percezione di valore e qualità.

Vino, il valore creato nella vigna si perde per strada

La Bocconi promuove vigneti e cantine italiane ma boccia il marketing e la comunicazione del vino. Il dopo Expo promette bene per il padiglione vino

Rea, Acuri, Boscaini, ICE, Zonin, Bocconi SDA

Rea, Acuri, Boscaini, ICE, Zonin, Bocconi SDA

Di Donatella Cinelli Colombini vignaiola di Brunello

Cronaca di una mattinata in prima fila soffrendo nell’ascoltare una diagnosi ben nota sul vino che ancora non ha una cura.
Il Professor Andrea Rea “wine management Lab” della SDA Bocconi descrive la situazione del vino italiano come un sorriso storto. Il lato della bocca in cui si crea maggior valore è la vigna e la cantina. Sul lato opposto della bocca c’è la parte in cui questo valore va perduto. Purtroppo, noi italiani siamo più bravi a produrre uva e vinificarla che nelle strategie di mercato e comunicazione e dunque la bocca non ha un bel sorriso, bensì una

Taste of Italy Expo

Taste of Italy Expo

smorfia perché al consumatore non riusciamo a portare la stessa percezione di valore che abbiamo fabbricato nella vigna.
Brutto ma vero.
Anche se in questo momento le condizioni per giocare una partita vincente ci sono: i consumatori millennials che hanno trent’anni o giù di li, amano il piccolo e diverso, per cui la parcellizzazione del vino italiano in migliaia di etichette cessa di essere un problema e diventa un’opportunità come ha giustamente osservato Domenico Zonin Presidente Unione Italiana Vini.

Pioggia di premi sui vini di Donatella

Highly Recommended per la bibbia inglese del vino Decanter, 5 grappoli per Bibenda , super3 stelle per la Guida Veronelli, 4 bottiglie per l’Espresso

 

Franco Ziliani- Andrea Gori

Franco Ziliani- Andrea Gori

Di Donatella Cinelli Colombini

GUIDE E CAZZOTTI

La stagione delle guide dei vini è in pieno svolgimento con presentazioni, premiazioni, cene … e persino scazzottate. Si perché l’attenzione, quest’anno, si è spostata dai calici al pugno che Franco Ziliani ha piazzato sulla bocca di Andrea Gori durante la festa dello Champagne all’ Hotel Principe di Savoia a Milano. Un imbarbarimento che trovo deprecabile e tutta la mia solidarietà va a Gori. E’ il gossip di questo mite autunno dove, fra i produttori, l’argomento principale è ancora la strepitosa vendemmia appena conclusa.

Nardella e Cerasa Presentazione Guida Toscana di Repubblica

Nardella e Cerasa Presentazione Guida Toscana di Repubblica

GUIDE, GUIDE E ANCORA GUIDE DEI VINI

Ho partecipato solo a una parte delle presentazioni delle guide dei vini 2016 che sono ormai una decina, molte più della Francia e di qualunque altra nazione produttrice di vino. Partecipare a tutte è impossibile e quindi ci siamo divisi i compiti con l’amica Marzia Morganti e mia figlia Violante anche se la dinamica Cinellicolombini Jr a volte non si sveglia e dunque ha padellato la presentazione della bellissima Guida dei Ristoranti della Toscana 2016 di Repubblica, per la prima volta curata da Giuseppe Cerasa, un giornalista con la G maiuscola che sta trasformando i libri di turismo goloso. Ci sono le cantine, il ristorante e l’agriturismo della Fattoria del Colle. Che si vuole di più!  Le mie cantine sono anche fra le 200 selezionate da Luciano Ferraro e dal super sommelier Luca Gardini nella guida Vignaioli e Vini d’Italia 2016. Si tratta di una selezione ristrettissima rispetto alle migliaia di aziende italiane ed esserci mi riempie di orgoglio.

Donne del vino a Via Montenapoleone, a Bergamo e con Giletti

3 eventi con le Donne del Vino in 5 giorni. In occasione della Vendemmia in Via Montenapoleone, con Francesca Negri la geishagourmet e con Massimo Giletti
Di Donatella Cinelli Colombini

Donne del vino Giletti Uomo dell'anno

Donne del vino Giletti Uomo dell’anno

VIA MONTENAPOLEONE MODA E DONNE DEL VINO
Il primo evento è nella sala delle colonne di Palazzo Bovara tra stucchi, affreschi e cornici dorate. Sfilano le first lady del vino: Alessandra Boscaini di Masi, Allegra Antinori, Camilla Lunelli delle Cantine Ferrari, Chiara Soldati de La Scolca, Cristina Nonino, Chiara Lungarotti, Elda Felluga, Natalia e Irina Guicciardini Strozzi, Irene Di Gaetano della Firriato, Nadia Zenato, Alessandra Angelini di Caparzo e Altesino, Roberta Ceretto, Tiziana Frescobaldi, Valentina Argiolas e ovviamente io. Si unisce al gruppo, portando un pizzico di creatività, Elisabetta Rogai la pittrice del vino inventrice dell’enoarte.

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Le donne del vino sono tutte giovani e io mi accorgo, con un certo imbarazzo, di conoscere meglio i loro genitori di loro. Mi accorgo anche di rappresentare l’azienda più giovane e questo aumenta la singolarità della situazione.
Tutte hanno storie bellissime di coraggio e determinazione come quella di Camilla che per tre anni ha fatto il volontario in Africa, oppure Alessandra Angelini ingegnere aerospaziale e l’altra Alessandra che dirige l’export Masi in 54 Paesi del mondo. Chiara Soldati, organizzatrice dell’incontro era raggiante per il meraviglioso contributo di racconti così come Lucia Boffo – TG2 Eat Parade e I signori del vino – che ha intervistato le Donne del vino e non si aspettava dei contributi così belli e ben raccontati. Che forti siamo noi donne!

Abbinamento vino – formaggio, istruzioni per golosi

Alla Fiera del Cacio di Pienza gli assaggiatori di formaggio ONAF hanno insegnato le regole della perfetta armonia, subito usate per vini Orcia DOC e pecorini

 

formaggio bitto

formaggio bitto

Di Donatella Cinelli Colombini e Caterina Festante

L’abbinamento fra vino e formaggio è spesso difficile; si tratta infatti di due protagonisti della tavola che possono prevaricare o disturbare le sensazioni gustative di uno o dell’altro. E allora come riuscire a trovare la situazione di equilibrio in bocca?

 

LE REGOLE ABBINAMENTO VINO – FORMAGGIO SUGGERITE DA ONAF

Forse non tutti sanno che l’abbinamento dei formaggi ai vini si basa soprattutto sulla contrapposizione delle sensazioni. Ed ecco le 4 regole d’oro

mozzarella produzione

mozzarella produzione

1. la succulenza e l’untuosità del formaggio vanno bilanciate con il tannino e l’alcolicità dei vini.
2. Sapidità, acidità e effervescenza caratteristiche, ad esempio, degli spumanti, vanno abbinate a formaggi in cui prevalgono le sensazioni di grassezza e dolcezza.

3. Mentre invece i formaggi sapidi, con una certa acidità, tendenzialmente piccanti e amarognoli –penso a certi ottimi gorgonzola – vogliono vini molto morbidi quindi ricchi d’alcool e dolcezza.

4. Ci sono tuttavia anche degli abbinamenti vino –formaggio che si costruiscono per affinità cioè per concordanza di sapori. I prodotti caseari speziati caratterizzati da grande aromaticità e persistenza al gusto e soprattutto dall’olfatto cercano vini con la stessa intensità e lunghezza gusto-olfattiva.

 

Supertuscan sono morti o sono vivi?

Masseto, Ornellaia, Sassicaia, Solaia e Tignanello brillano nelle aste e sono fra le 100 cantine Fine wines di LivEx ma l’armata dei supertuscan sembra sparita

Masseto

Masseto

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Quindici anni fa ogni cantina toscana doveva avere un Supertuscan cioè un vino “creativo” fuori dai disciplinari. Generalmente erano blend di Sangiovese e vitigni internazionali come cabernet, merlot o chardonnay maturati in barrique, ricchissimi di alcool frutto e legno ma soprattutto più cari dei vini DOC. I capostipiti di questa schiera furono, intorno al 1970, Sassicaia e Tignanello grazie al genio dell’enologo Giacomo Tachis e alla penna di James Suckling che li fece conoscere al pubblico degli appassionati USA attraverso Wine Spectator.

Sassicaia

Sassicaia

Negli ultimi anni, il mercato ha mostrato una maggiore attenzione verso i vitigni autoctoni e, sul versante opposto, un crescente disinteresse per i vini meno capaci di raccontare il territorio e la sua specificità. C’è persino chi ha dato per morti i Supertuscan accusandoli di conformarsi a un gusto internazionale standardizzato per ingraziarsi i favori di una certa critica americana.

Vino dei VIP come e perchè lo fanno

L’incontro nel padiglione Vino-A Taste of Italy dell’Expo accende i riflettori sul vino dei famosi e forse spiega come e perchè sono diventati produttori

Vini dei Vip Expo 2015

Vini dei Vip Expo 2015

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

7 VIP notissimi ma molto diversi fra loro con le loro grandi bottiglie: Barolo Mirafiore di Oscar Farinetti, spumante da Negroamaro amaro Noi3 di Futura 14 di Bruno Vespa, Cabernet franc Narnot di Le Madeleine di Massimo D’Alema, Barbera La Maga del Castello di Cigognola di Gian Marco Moratti, dal blend di Negroamaro e Primitivo Platone delle Tenute di Albano Carrisi, dal Sangiovese Innno (tre enne, non è un errore) della Certosa di Belli Guardò di Gianna Nannini, Grechetto di Todi bianco del Cavaliere della Cantina di Luisa Todini.

Vip del vino italiano all'Expo

Vip del vino italiano all’Expo

La cornice è quella moderna del padiglione vino creato da Veronafiere dentro EXPO. Entusiasmo a mille e, accanto ai vini, le pietanze raffinate dello chef Matteo Vigotti.
Ci sono anche due provocatori- moderatori di livello altissimo: Luciano Ferraro del Corriere della Sera, anima del seguitissimo blog Divini, e Marcello Masi direttore del TG2.

2015 vendemmia da sogno

Un trionfo, una vendemmia meravigliosa. In vita mia non ho mai visto niente di simile, tutti i grappoli perfetti, maturi, piccoli e sani dal primo all’ultimo

Vendemmia 2015 nel Brunello Donatella Cinelli Colombini

Vendemmia 2015 nel Brunello Donatella Cinelli Colombini

Nel Brunello superata anche la grandissima annata 2010 e le notizie che arrivano dal resto d’Italia sono buone.
Per scaramanzia ho scritto poco sulla vendemmia 2015. Ho incrociato le dita e ho aspettato che arrivasse in cantina tutta l’uva. E’ stata una vendemmia lampo: 7-9 settembre il merlot, 21 -30 settembre il sangiovese, foglia tonda e sagrantino. Uno squadrone di 18 giovani andava avanti e indietro nei filari con le forbici in mano. Cestini rossi che si riempivano e poi si vuotavano nei bins diretti alle cantine del Casato Prime Donne e della Fattoria del Colle. Velocissimi, talmente veloci che la cantiniera Barbara ha avuto difficoltà a tenere il passo con l’uva che arrivava nel tavolo di cernita. Una

Vendemmia 2015 Divini dati Assoenologi

Vendemmia 2015 Divini dati Assoenologi

vendemmia in musica, moltissimi coglitori avevano gli auricolari come se facessero jogging. E’ stato forse questo a accelerare i ritmi. E’ una circostanza su cui riflettere, anche se la musica isola e impedisce quel chiacchiericcio pieno di scherzi, prese in giro e cameratismo che caratterizzano da secoli la vendemmia.
1.600 quintali d’uva, neanche tantissima, nei miei 33 ettari di vigneto. Una media di 46  quintali per ettaro.

Siete pronti a trovare un pesce nel bicchiere?

Nei prossimi 5 anni regionalità e stagionalità passeranno dal piatto al bicchiere, protagonista ciò che è insolito e “healthonism” cioè salutare ma divertente

yoga-e-vino-rosso

yoga-e-vino-rosso

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Nel futuro prossimo assisteremo, nelle bevande, alla stessa evoluzione che è avvenuta nel cibo con la proposta di prodotti di nicchia estremamente locali che cambiano ad ogni stagione. Una riscossa del “fatto a mano” e del “fatto in casa” che diventa trendy perché è diverso e in piccole quantità. Alimentarsi diventa qualcosa di sofisticato <<food and drink as an experiential luxury and reflection of their personal identity>> cibo e bevande come esperienza di lusso e acquisizione di identità.
Come spesso avviene le notizie arrivano da Drinks Business che a sua volta le ha tratte dal rapporto 2015 “Future Food and drink” dello studio J Walter Thompson Intelligence e riguardano un campione di popolazione UK e USA.

Sex on the Beach Photography-by-Amanda-Koh

Sex on the Beach Photography-by-Amanda-Koh

E come sempre nelle tendenze c’è sia una dimensione artigianale che una dimensione industriale. Ecco che i colossi stanno creando bevande ibride come gli americani dei whisky Whistlepig che lancia una tipologia affinata in barili usati per il Sauternes e il Madeira. E ancora la birra Innis & Gunn con infuso di Bourbon.
Nel settore cocktail c’è un revival anni ‘Settanta – Grasshopper, Tequila Sunrise and Sex on the Beach – in alcuni casi gli ingredienti sono stati sostituiti con altri più naturali e freschi, in altre c’è un’aggiunta di elementi divertenti come sabbia o pesci commestibili (speriamo siano finti!).

La parola artigianale che fa lievitare i prezzi

Il successo delle birre artigianali e ora degli artisan wine ma non tutte le bionde sono come sembrano e la categoria dei vini artigianali in realtà non esiste

birre artigianali

birre artigianali

Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Alcune bionde industriali sembrano artigianali  poi ci sono colossi della birra che comprano le craft beer. Infine gli artisan wine e la moda del piccolo e diverso innescata dai clienti millennials. Che confusione!

Ma tutte le craft beer sono davvero fatte a mano in piccoli laboratori? Le prime avvisaglie di un pastrocchio ci sono. Ed ecco che persino il colosso irlandese Guinness sta valutando la produzione di lattine “per divertirsi un po” e nelle carte delle birre proposte da pizzerie o dai pub si nota una crescente confusione fra le

FABBRICA DELLA BIRRA APERTA IN DARSENA

FABBRICA DELLA BIRRA APERTA IN DARSENA

vere microproduzioni d’eccellenza e le linee particolari all’interno delle produzioni industriali.
Succede proprio come con i souvenir tarocchi di cui sono piene le bancarelle e i negozi delle zone turistiche: sono fatti in fabbrica o addirittura all’estero ma assomigliano agli oggetti di artigianato locale per cui vengono acquistati dal turista inconsapevole e desideroso di contenere le spese. Una concorrenza che fa chiudere le botteghe dei veri artigiani alle prese con i prezzi delle materie prime e della manodopera nostrana.
Nel caso della bionda non si tratta di finte birre artigianali ma piuttosto dell’industrializzazione di ex artigiani; c’è una vera corsa dei colossi all’acquisizione delle craft beer.

Chi sarà il primo Master of Wine italiano?

I candidati sono 5: Alessandro Torcoli Gabriele Gorelli Andrea Lombardi di Bertani Domains Pietro Russo di Donnafugata e Gianpaolo Paglia di Poggio Argentiera

Gabriele Gorelli

Gabriele Gorelli

Di Donatella Cinelli Colombini

I Master of Wine sono la “best wine community” l’associazione più esclusiva di esperti di vino esistente al mondo. Sono nati nel 1953 a Londra e nei sessant’anni di vita dell’associazione solo 372 persone sono riuscite a superare i terribili esami di ammissione. Adesso ci sono 322 MW attivi in 24 Paesi ma nessuno di loro è italiano. Sono responsabili o proprietari di aziende che producono, vendono oppure spediscono vino, insegnanti, studiosi, sommelier, giornalisti e ogni forma di addetti all’enologia. Occupano i posti chiave del commercio del vino.

Per entrare in questo olimpo servono almeno tre anni durante i quali frequentare dei

Alessandro-Torcoli-civilta-del-bere

Alessandro-Torcoli-civilta-del-bere

seminari e compiere un percorso formativo con l’aiuto di un Master of Wine tutor. Gli esami sono tre e possono essere ripetuti per un massimo di cinque volte dopo di che si è definitivamente bocciati. Il primo è pratico e riguarda l’assaggio bendato di 12 vini da descrivere per scritto. Segue l’esame teorico su aspetti produttivi e commerciali e infine la relazione di 10.000 parole su un tema inedito frutto di una ricerca personale.

Le etichette divertenti; fammi ridere e ti berrò!

Un vino buono deve avere un aspetto serio? Se guardiamo le etichette dei First Growth – Premier Cru, direi di si, ma ci sono etichette spiritose di successo

 

Fiasco Ruffino Dame Janine

Fiasco Ruffino Dame Janine

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello, Casato Prime Donne

 

Latour, Lafite, Haut Brion … sono eleganti ma anche molto austere, per non parlare della mitica Romanée Conti che sembra una fotocopia e infatti è la pacchia dei falsari. Tuttavia c’è chi ha scelto di presentarsi al pubblico con una veste molto più divertente ed ha avuto successo: penso all’australiana Carnival of Love arrivata seconda nella classifica del TOP 100 dello scorso anno. Raffigura saltimbanchi, maschere e arlecchini.

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Boarding-pass Shiraz

La cantina Mollydooker, dove nasce questo vino, produce anche una serie di etichette ispirate ai cartoni animati e l’intera famiglia dei titolari si mostra nel sito come fosse Alice nel paese delle meraviglie.

 

I più ricchi del vino

Con 34,6 miliardi di Euro, Bernard Arnault patron del colosso del lusso LVHM è sicuramente il produttore di vino più ricco del mondo 

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne 

Nella classifica Forbes dei paperoni il primo assoluto è Mr Microsoft Bill Gates con 79 miliardi di Dollari ma Arnault è al 13° posto. Il suo patrimonio è talmente enorme da essere persino difficile da scrivere 37.200.000.000 più del bilancio di un piccolo stato. Nel suo portafoglio ci sono griffe della moda, gioiellieri e cantine da sogno: Louis Vuitton, Hennessy e Moet che contraddistinguono la sigla LVHM ma anche Dom Perignon, Bulgari, Château Cheval Blanc, Yquem ….

Corinne Mentzelopoulos Chateau MargauxNella classifica Forbes il primo nome italiano è al 32° posto e viene dall’enogastronomia: Maria Franca Fissolo Ferrero regina della Nutella.
Ma lasciamo i bilionari di Forbes per soffermarci su quella dei super ricchi del vino francese seguendo l’elenco pubblicato da Drinks business. E’ evidente un intreccio strettissimo fra moda e vino quasi che questi due comprarti avessero vite parallele nel lusso.
Fa eccezione, al secondo posto Serge Dassault con 17,5 miliardi di Euro di patrimonio e Château Dassault a Saint Emilion nella regione di Bordeaux. La ricchezza viene dalle attività industriali. Nel suo passato c’è anche la politica nel partito Popolare e lo scandalo Belgian Augusta.

Le sommelier di New York numerose, brave e importanti

I sommelier sono molto più importanti di un tempo per i vini di alto livello che hanno nei ristoranti USA il principale palcoscenico del mondo e molte sono donne

laura-maniec

laura-maniec

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

L’articolo di Guild Sommelier, mi è stato suggerito da Gian Piero Staffa e ci presenta le donne sommelier di New York: Andrea Robinson, Gillian Ballance, Laura Maniec, Dana Farner, Inez Ribustello, Susan LaRossa, Kelli White, Juliette Pope, Beth von Benz, Alexis Brock, Kristie Petrullo,Karen King …..

Tutte sono entrate nel mondo del vino giovani e spesso da studi universitari d’altro tipo. Le loro carriere sono state più fitte di opportunità rispetto alle colleghe italiane  ma i loro ritmi di lavoro, in certi casi, sono davvero infernali.

Kristie Petrullo

Kristie Petrullo

Tutte confermano un’evoluzione dei consumi e dei consumatori di vino: da quelli attempati degli anni ‘Novanta che bevevano quasi solo Bordeaux, Borgogna e Napa Valley a quelli più giovani di oggi con una maggiore preparazione sul vino quasi fosse parte del bagaglio professionale per far carriera.

Le carte dei vini dei ristoranti crescono aprendosi a nuove zone:  Prosecco come vino d’ingresso e la nuova moda dei vini austriaci con Grüner Veltliner al bicchiere  (Wieninger).  Crescono anche i sommelier che oggi, a New York sono una comunità numerosa ed affiatata, praticamente ogni ristorante di buon livello ne ha uno che  cura l’acquisto dei vini. L’età media si è abbassata, un tempo i sommelier erano trentenni oggi sono ventenni e tutti on line; il web è la principale fonte di informazioni e il luogo in cui vengono scambiate le opinioni.

                                                                       
Cinelli Colombini
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