I nostri vini, le cantine

Brunello di Montalcino 2011 sorprendente e femminile

Annata 4 stelle, la più anticipata e veloce mai vista.L’uva era sanissima ma anche pochissima e al Casato Prime Donne è stata trattata con estrema delicatezza

Brunello di Montalcino 2011 Donatella Cinelli Colombini

Brunello di Montalcino 2011 Donatella Cinelli Colombini

Le cantine di Donatella Cinelli Colombini sono le prime con un organico interamente femminile. Si tratta di un progetto nato nel 1998 proprio per la produzione del Brunello quando Donatella cercò di assumere un cantiniere per curare il vino che i genitori le avevano dato insieme a due aziende da ristrutturare – il Casato a Montalcino e la Fattoria del Colle a Sud del Chianti. La ricerca di un giovane enotecnico si rivelò più difficile del previsto mentre le donne con lo stesso titolo non trovavano cantine disposte a dare loro la direzione tecnica. Nasce da questo episodio l’idea di un progetto capace di dimostrare il talento femminile nel vino. A distanza di 17 anni e grazie al global warming che ha dato ai vigneti un

Montalcino Casato Prime Donne Tinaia del vento

Montalcino Casato Prime Donne Tinaia del vento

potenziale qualitativo enormemente superiore al passato, il Casato Prime Donne si è progressivamente distinto per una produzione di Brunello tradizionale e di estrema eleganza. Vini armonici e molto appaganti anche nei primi anni di vita, nello stesso tempo vini molto longevi grazie a un’ottima struttura che deriva dalle maturazioni lente e graduali dell’uva.
Oggi il Brunello del Casato Prime Donne è esportato in 34 Paesi e gode del consenso della stampa specializzata internazionale più importante.

St Emilion la sentenza sulla classificazione della discordia

Confermata la classificazione dei crus del 2012 contestata da 3 cantine. Colpisce l’enorme importanza di questa classificazione sul valore dei vini e dei vigneti

Chateau Pavie e altri grandi vini francesi

Chateau Pavie e altri grandi vini francesi

Di Donatella Cinelli Colombini Montalcino, Brunello,  Casato Prime Donne

Cominciamo dall’inizio in questa vicenda enoico-giudiziaria-finanziaria. Tutti conoscono la classificazione del 1855 del Medoc e delle Graves. Ebbene nel 1930 fu iniziata la classificazione anche del Saint Emilion che fu emanata il 16 giugno 1955 con la designazione di 12 Premier grands crus classés e 63 Grands crus classés. La durata di questo procedimento – 25 anni – è un inequivocabile segno della difficoltà di una simile decisione ma il bello viene dopo. Nell’idea originaria la

Angelus

Angelus

classifica doveva essere attualizzata ogni 10 anni e infatti nel 1969, 1986, 1996 le liste dei crus furono modificate ma alla quinta classificazione, nel settembre del 2006 (15 Premiers grands crus classés  e 46 Grands crus classés) 4 cantine retrocesse si rivolgono alla magistratura per invalidare la decisione, ci sarebbero troppi giudici imparziali che fanno affari con le cantine premiate. Per anni le battaglie legali sono state incessanti coinvolgendo anche la Corte suprema e nessuno sapeva più quale classifica fosse valida.

Molto vino e poco Natale nelle caffetterie Starbucks

Starbucks offrirà un menù pomeridiano abbinato al vino e alla birra . Intanto però, ha avuto un Natale di fuoco a causa dei bicchieri senza simboli natalizi

Starbucks

Starbucks

Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Prima la news: ogni anno, a partire da novembre, i bicchieroni dei locali Starbucks prendono una vesta natalizia con renne, fiocchi di neve e simili. Quest’anno il design era minimalista con il simbolo della catena (la sirena a due code) su fondo rosso. E’ successo il finimondo: il Cristiano Evangelico dell’Arizona Joshua Feuerstein ha messo in internet un video che è stato scaricato 14 milioni di volte «Starbucks ha tolto il Natale dalle sue tazze, perché odia Gesù>> ha

starbucks-reserve-barista

starbucks-reserve-barista

tuonato. Basta digitare #MerryChristmasStarbucks per vedere che terremoto hanno scatenato delle semplici tazze rosse.
Se il colosso Starbucks supererà la crisi natalizia senza troppi danni per noi del vino si apre un nuovo orizzonte. La decisione di introdurre vino e birra fra le bevande pomeridiane scaturisce da un’indagine sui clienti Starbucks che ha rivelato come il 70% di loro bevano vino con una percentuale nettamente superiore alla media americana. La nuova proposta dovrebbe generare, nel 2019, un business di un miliardo di Dollari.

Il packaging e il banco vendita del vino in cantina

Piccoli segreti della vendita del vino, l’importanza della velocità nel servire i clienti, il nuovo look delle confezioni e l’utilità di esporre i prezzi

Casato prime Donne Montalcino, banco di vendita

Casato Prime Donne Montalcino, banco di vendita

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Il bancone di vendita delle cantine aperte al pubblico è ormai simile a quello dei negozi. Diventa sempre più frequente vedere i ricevitori di cassa al posto del blocchetto delle ricevute. La smaterializzazione dei registri di cantina è un ulteriore incentivo in questa direzione perché, soprattutto quando c’è un codice sulle bottiglie in vendita, l’uso del registratore permette di velocizzare e risparmiare molti passaggi amministrativi e fiscali che avvengono automaticamente con l’emissione dello scontrino. Anche il pos per il pagamento con le carte di credito, è diventato indispensabile perché moltissimi clienti,

Marsala Cantine Florio negozio

Marsala Cantine Florio negozio

specialmente stranieri, non hanno contante. I ripiani all’interno del banco di vendita con imballaggi vuoti, scorta di bottiglie, bottiglie precartonate, film adesivi, forbici, penne, calcolatrice …. è indispensabile per confezionare rapidamente il vino venduto. La velocità, specialmente quando c’è un bel numero di clienti, è determinante. I turisti odiano aspettare e qualche volta rinunciano a comprare per non attendere a lungo. Ma anche quando c’è un solo cliente davanti al banco è meglio concentrarsi nella spiegazione dei vini, piuttosto che nella ricerca degli imballaggi e dunque questo tutto il necessario deve essere ordinatamente a portata di mano.

Grappa di Cenerentola e la fiaba ha un nuovo sapore

Cenerentola Doc Orcia è il vino preferito da Violante Gardini la Cinellicolombini Jr che ha creato una grappa in piccole bottiglie adatte a giovani principesse

CENERENTOLA GRAPPA E SHOPPERnew

CENERENTOLA GRAPPA E SHOPPERnew

<<Sono una romanticona e la fiaba di Cenerentola mi ha sempre fatto sognare, poi il vino Cenerentola è quello che amo di più, per questo ho creato una grappa giovane da monovitigno vestendola come una principessa bella, elegante e al passo con le ultime tendenze>> ha detto Violante raccontando come è nato il suo primo progetto di marketing per 600 piccole ma raffinatissime bottiglie di grappa di Cenerentola.

LA GRAPPA DALLE UVE DI FOGLIA TONDA

Prima di tutto la grappa: bisogna ricordare che viene distillata delle vinacce cioè dalle bucce dell’uva estratte dal tino ( e spremute ) quando la fermentazione si conclude e il vino è travasato in un altro contenitore. Violante ha usato le vinacce di foglia tonda, antico e rarissimo vitigno senese, che viene usato solo per la produzione dell’Orcia Doc “Cenerentola”. Ha scelto la “Distillerie Alboni Srl” una piccola realtà artigianale che si trova a Mensanello, vicino a Colle Val

GRAPPA DI CENERENTOLA

GRAPPA DI CENERENTOLA

d’Elsa, quindi abbastanza vicino da ricevere e distillare le vinacce ancora calde. Si tratta di un impianto molto artigianale discontinuo a vapore con due caldaiette e un alambicco dove tutto è manuale e i tempi di lavorazione sono lunghissimi.

PACKAGING: CENERENTOLA DIVENTA UNA GIOVANE PRINCIPESSA

<<Avevo solo 120 litri di grappa ma proprio per l’eccezionalità di questo distillato ottenuto dall’antico e raro vitigno Foglia Tonda di cui la Fattoria del Colle è il maggiore produttore, ho avuto l’idea di fare un autentico azzardo. Un packaging assolutamente nuovo: bottiglia molto piccola di 20 cl, da profumo, confezionata in una mini-shopper-bag nera lucida, come quelle che noi giovani donne usiamo per andare in spiaggia con le amiche>>.

Il listino al pubblico delle cantine aperte

Come decidere il listino per i clienti privati. Meglio puntare su visite e piccoli assaggi che sui prezzi bassi. Meglio i regali degli sconti. Evitare i prezzi tondi

Cantina di Soave

Cantina di Soave

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello di Montalcino

Il listino “privati” è una delle cose più delicate e importanti di una cantina turistica. I visitatori cercano servizi e informazioni più che sconti, per questo il prezzo del vino al pubblico dovrebbe essere simile a quello delle rivendite nella zona. Forse appena più conveniente ma non al punto di far sembrare dei ladroni gli enotecati dei paesi intorno. In altre parole la vendita diretta non deve creare una turbativa nella rete commerciale. Al contrario i prezzi

cantina-bolzano

cantina-bolzano

in cantina non possono essere più alti. Molti clienti, specialmente stranieri, hanno nel telefono la possibilità di confrontare i prezzi, per esempio attraverso la app di Wine-searcher. Inquadrano l’etichetta, scattano e sul display compaiono le quotazioni di quella bottiglia in tutto il mondo cercando nei listini di 55.300 rivendite. Un servizio che influisce grandemente sulla decisione di acquisto specialmente se il cliente tedesco si accorge che la stessa bottiglia nel supermercato ALDI vicino a casa costa il 20% in meno.

Pinot batte Cabernet undici a otto

La notizia arriva da Wine searcher e indica qual’è, per il secondo anno consecutivo, la tipologia più ricercata dai wine lovers: il Pinot Noir 

WINE SEARCHER

WINE SEARCHER

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

E’ dunque certo: il Pinot Noir è la varietà che attrae maggiormente i consumatori appassionati mentre sembra definitivamente tramontata l’epoca dei vini “tutto frutto e legno” a base di cab.
La fonte è la più autorevole e certa: Wine Searcher è il portale più usato dai wine lovers di tutto il mondo prima di comprare una bottiglia perché ha un data base di 8.156.178 vini listati in 55. 402 rivendite di tutti i continenti. In pratica se un vino manca vuol dire che ha una

Château Mouton Rothschild

Château Mouton Rothschild

distribuzione locale e un brand pochissimo conosciuto, mentre tutte ma proprio tutte le etichette che contano ci sono. Evidentemente la curiosità degli appassionati si concentra su Château Mouton Rothschild e Château Latour che sono infatti i brand più cercati anche solo per vedere quanto costano.
L’analisi delle ricerche effettuate negli ultimi 12 mesi mostra molte sorprese: i vini rossi sono ricercati in maniera più che doppia rispetto ai bianchi. Ma c’è di più; la ricerca sui rossi si indirizza sui vini cari mentre sui bianchi è più risparmiosa << it became abundantly clear that more people were willing to search for expensive reds, while economizing on the whites>>.

Le bottiglie pesanti danno immagine o danno all’ambiente?

Dieci anni fa usare bottiglie pesanti era un elemento di distinzione oggi fa sembrare la cantina poco rispettosa dell’ambiente. E’ l’ora di cambiare?

riciclo vetro

riciclo vetro

Di Donatella Cinelli Colombini  Brunello Casato Prime Donne

Più grande e visibile sullo scaffale, più costosa e ben fatta, un tempo la bottiglia pesante era un complemento quasi indispensabile dei vini di lusso come il tappo lungo che richiedeva un vero esercizio fisico per essere estratto.
Poi la maggiore sensibilità all’ambiente ha spinto tutti a riflettere su questa scelta. Infatti, benché il vetro sia fra i prodotti più riciclabili e riciclati, richiede comunque una bella dose di energia per essere fuso mescolato e rimodellato in nuovi oggetti. Per questo i mercati dove i consumatori sono più attenti all’ambiente storcono il naso di fronte alle splendide bottiglie pesanti.

Il punto vendita della cantina: meglio tipico o di design?

Inizia l’analisi del punto vendita di cantina e della sua evoluzione da tavolo arrangiato al momento in ambiente sofisticato e progettato da specialisti esterni

 

Antinori-cantina-wine-bar

Antinori-cantina-wine-bar

di Donatella Cinelli Colombini

L’area di vendita è una delle zone più importanti delle cantine aperte al pubblico, dove la visita dei turisti si trasforma in fatturato. Nella mia visione dovrebbe essere lo specchio della realtà aziendale e soprattutto dello stile dei vini: semplice nelle aziende familiari agricole, spartano in quelle sociali dove c’è anche il distributore del vino sfuso, sofisticato nelle cantine che producono solo bottiglie premium o ultra-premium e così via. In realtà invece, la nuova tendenza è quella di strutturare il negozio di cantina come una vetrina capace di accrescere il prestigio dei vini, al pari di una cornice lussuosa, indipendentemente dalla realtà aziendale.

Vendita-diretta-vini-Franciacorta-Al-Rocol

Vendita-diretta-vini-Franciacorta-Al-Rocol

Hanno fatto il loro ingresso in cantina arredi e designer che precedentemente erano riservati a negozi, bar o ristoranti. Un look più nuovo, accattivante ma anche meno capace di rispecchiare l’identità dei luoghi e delle persone.  

iSommelier e il sacerdote del vino diventa elettronico

Volete decidere all’ultimo momento di portare in tavola un grande vino? Ora è possibile grazie a iSommelier uno smart decanter che accelera l’ossigenazione 

iSommelier

iSommelier

di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

Al primo colpo d’occhio sembra uno di quei piccoli elettrodomestici che servono per preparare il caffè americano con i filtri. Invece è un sommelier tecnologico capace di accelerare i tempi della decantazione e persino spiegarti tutto sulla bottiglia che stai bevendo.
Lo produce l’industriale cinese Eric Li che, grazie alla sua fabbrica di Bordeaux frequenta assiduamente le cantine e i ristoranti più raffinati di Francia, si sorprese sentendo un amico che telefonava al sommelier per farsi preparare il vino per la cena. Fu da questo episodio che gli venne l’idea di costruire un decanter capace di fare in pochi minuti quello che tradizionalmente richiede ore.

iSommelier iFavine

iSommelier iFavine

Eric Li è a capo di un impero industriale fra i maggiori al mondo nel campo degli elettrodomestici, la Top Electric, per questo riuscì a mettere subito a lavoro 30 specialisti in vino e tecnologie e in poco tempo, nel 2015, produrre iSommelier un piccolo congegno che, di fatto, sostituisce il Sommelier in carne e ossa. E’ munito della caraffa in cui versare il vino, ha un display in cui registrare il nome dell’etichetta e della cantina, ma soprattutto contiene un congegno che assorbe l’aria dall’ambiente, la purifica, l’addiziona con ossigeno e la insuffla nel vino accelerando i tempi della decantazione.

Muffa nobile svelato il suo segreto

L’uso della botritis cinerea è nato in Ungheria ma diventa un mito nel Sauternes e l’Università di Davis scopre che fa comportare l’uva bianca come quella rossa

Sauternes

Sauternes

Di Donatella Cinelli Colombini

Leggo in Teatro Naturale, un blog sempre informatissimo e intrigante, una notizia che mi colpisce “Svelato il segreto dei grandi vini bianchi muffati e dei suoi inconfondibili profumi”. Da qui comincia la mia esplorazione sulla muffa nobile che trasforma gli acini in capolavori come i sauternes di Chateau d’Yquem
Tutto inizia in modo leggendario con l’invasione ottomana dell’Ungheria da parte del Sultano Solimano e la lunga guerra

Tokaji

Tokaji

che ne derivò. Nelle proprietà di Zssuzsanna Lorántfly a Tokaji la produzione del vino era affidata a Máté Szepsi Laczkó, prete delle tenute. A causa di un attacco improvviso delle milizie turche, tutti gli uomini furono chiamati alle armi e il prete fu costretto a rimandare la vendemmia. Quando finalmente iniziò la raccolta, i grappoli erano attaccati dalla muffa grigia ma il sacerdote non si scoraggiò e fu premiato perché a Pasqua si trovò nei calici un vino strabiliante che ben presto fece la fortuna di tutta la regione di Tokaji e, nel Settecento, fu il prediletto dall’aristocrazia di tutta Europa al punto che gli Zar di Russia avevano un presidio militare che garantiva la continuità della fornitura.

Assoenologi e Fisar puntano sulle donne, è finita un’epoca?

Graziella Cescon nuova presidente dei Sommelier Fisar e Gabriella Diverio nuovo direttore dell’Associazione Enologi Italiani

Graziella Cescon

Graziella Cescon

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne
Finalmente! Finalmente il mondo del vino scommette sulle donne e affida alle loro mani grandi responsabilità. Dopo Roberta Corrà direttore generale GIV due nuove donne arrivano nelle stanze dei bottoni.
Graziella Cescon è la prima donna a capo di un’associazione di sommelier, il 21 novembre è stata eletta presidente FISAR dopo che l’assemblea l’aveva letteralmente sommersa di voti ed era risultata la prima delle elette. Graziella è venuta alla Fattoria del Colle con la Fisar in Rosa, in occasione della Festa della Donna. Di questa giovane bionda, sorridente, elegante e sempre molto misurata, colpiscono la concentrazione e l’intelligenza. E’ sempre “sul pezzo”, attenta e pronta a dare il suo contributo.
Su Gabriella Diverio vorrei fare una riflessione più allargata, guardando anche il

Gabriella Diverio

Gabriella Diverio

metodo con cui è stata scelta come D.G.di Assoenologi in sostituzione di Giuseppe Martelli, l’uomo che ha diretto l’organizzazione per 38 anni cioè negli anni in cui gli enologi crescevano di numero (oggi sono 4.000) e di prestigio fino a diventare delle vere e proprie star del vino.
Il “Presidentissimo” degli enologi italiani e mondiali Riccardo Cotarella si è affidato a una società di cacciatori di teste, la Profexa di Bologna, in modo da evitare le raccomandazioni e i nepotismi troppo spesso tristemente presenti nel nostro Paese. L’annuncio sul sito di Profexa puntava a selezionare candidati di altissimo profilo << La risorsa ricercata dovrà possedere un background manageriale di comprovata esperienza con competenze specifiche e successi riconosciuti nel settore del Marketing, in quelle realtà dove lo studio della comunicazione è un volano per catalizzare risultati, dovrà possedere quelle competenze comunicative e quegli strumenti tipici di chi con la comunicazione deve fare funzionare il business>>.

Fiasco da vino una bella storia toscana

Il fiasco esisteva già nel XIII secolo ma solo nel 1922 fu inventato il sistema per tapparlo ermeticamente e mise le ali alle esportazioni del vino toscano

 

fiaschicarro

fiaschicarro

Di Donatella Cinelli Colombini

Tutto inizia con la scoperta del vetro, sei mila anni fa. E’ invece del primo secolo dopo Cristo la tecnica del vetro soffiato, cioè la bolla d’aria creata soffiando all’interno dell’impasto fuso di sabbia silicica, carbonato di calcio e soda. Ma bisogna aspettare fino alla metà del XIII secolo per trovare in Toscana i “maestri bicchierai” che nella zona di San Gimignano, Gambassi e Montaione avevano le loro fornaci. Nel secolo successivo i vetrai toscani si specializzarono nella produzione di “vetri ottici”, cioè occhiali.

Altra invenzione dello stesso periodo fu il rivestimento dei fiaschi con un’erba palustre comunemente chiamata stiancia (tipha latifolia) proveniente dagli acquitrini della valle dell’Arno.

 

 

fiascaia

fiascaia

Il fiasco da vino impagliato si diffuse in tutta l’Italia, anche se con forme e nomi diversi, come le pulcianelle di Orvieto.
Nei secoli successivi il fiasco divenne sinonimo di vino toscano e soprattutto di Chianti. Nel 1574 un bando (legge) granducale fissò la sua capacità a 2,280 litri corrispondenti a “mezzo quarto” volume che veniva certificato da un bollo con il giglio di Firenze nel rivestimento e, in epoca successiva, nel vetro.
Tuttavia fu nell’Ottocento, per opera di Adolfo Laborel Malin, che il fiasco divenne più robusto e nel 1922 fu ideata la tappatura ermetica che ne permetteva la spedizione in grandi quantità mettendo letteralmente le ali alla commercializzazione e soprattutto alle esportazioni dei vini toscani.

Le bionde svedesi brindano con il rosso

Scopriamo insieme il mercato svedese con il Systembolaged che controlla le vendite di vino e le quarantenni donne in carriera che bevono specialmente i vini rossi cari

Systembolaged

Systembolaged

Di Donatella Cinelli Colombini ,BrunelloCasato Prime Donne

Il miglior consumatore svedese è donna fra i 40 e i 45 anni, vive in città ed ha una buona situazione sociale ed economica. Beve soprattutto vini rossi costosi! Evviva le bionde bellezze svedesi, verrebbe da dire, perché nel grande Paese scandinavo i vini italiani vanno forte, sono al primo posto fra le bottiglie straniere con il 35% di quel segmento di mercato.
Agnese Ceschi di Wine Meriadian ha intervisto Jan Olof Mark proprietario di Banus HB uno dei più stimati importatori svedesi. Nell’articolo che vi suggerisco di leggere perché, come ogni post di Wine Meridian, apre una finestra sul mondo, ci sono importanti notizie sul mercato svedese.

Violante Gardini Cinelliclombini degustazione Gambero Rosso a Stoccolma

Violante Gardini Cinelliclombini degustazione Gambero Rosso a Stoccolma

Prime di tutto le dimensioni: 200 milioni di litri all’anno. Ogni svedese consuma in media 20 litri di vino l’anno.
Poi le tendenze: nei vini italiani vincono l’originalità, le piccole produzioni con origine ben localizzata e le bollicine. In queste scelte influisce anche il turismo cioè la conoscenza dei vini italiani che i visitatori svedesi acquisiscono durante le vacanze in Italia.

                                                                       
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