BAG IN BOX; OPPORTUNITA’ O MINACCIA?
LA DOC LANGHE NEBBIOLO INTRODUCE IL BAG IN BOX FRA I FORMATI IN CUI CONFEZIONARE IL VINO MA IL RESTO DEI COSORZI SONO TITUBANTI: SVILISCE IL VINO O CREA BUSINESS?

Piemonte Dolcetto in bag in box
di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Le buste di plastica all’interno di scatole di cartone furono inventate alla metà del Novecento e furono usate per la prima volta per il vino in Australia settant’anni fa. Attualmente il 3,5% del vino commercializzato nel mondo è un questo contenitore economico, pratico e persino sostenibile.
Piace perché è leggero e consente alle famiglie un consumo graduale preservando dall’ossidazione il vino residuo che può essere bevuto in perfette condizioni di conservazione anche dopo alcuni giorni dal primo assaggio.
I bag in box di vino hanno sostituito le damigiane e sono in vendita dai vinaini, al supermercato e anche in moltissime cantine. Anch’io li produco perché non tutto il vino ha la qualità sufficiente per essere imbottigliato con il marchio aziendale e anzi, per innalzare il livello, è necessario scartare le partite più scarse che quindi finiscono nel formato commodity. Tuttavia anch’io sono scettica sull’opportunità di confezionare un vino DOC in bag in box come ha recentemente deciso la denominazione Langhe Nebbiolo.




















