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Carlos Santos e Amorim Cork Italia sono un mito per tutte le cantine

Il premio Nobel Mohan Munasinghe ha indicato Amorim fra i 10 migliori esempi mondiali di equilibrio virtuoso fra l’attività umana e la natura

Amorim-Cork-Italia-Carlos-Santos-con-il-sughero

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di Donatella Cinelli Colombini

Questa è Amorim, leader mondiale nella produzione di sughero.

Quercus suber quercia da sughero un albero che sopravviveva agli incendi grazie a una corazza di sughero e oggi ci dona uno dei più formidabili isolanti presenti in natura. La quercia è un albero generoso che vive generalmente 200 anni e offre la sua corteccia all’uomo per 15 – 18 volte. A 43 anni e alla terza decordicatura produce sughero per tappi da vino.

CARLOS SANTOS E LA AMORIM CORK ITALIA

Il Portogallo, patria di Amorim, è il maggior produttore mondiale di sughero. Questa azienda ha creato, con le foreste e l’industria del sughero, un’economia sostenibile che aiuta l’ambiente ed è sempre più circolare. L’ultimo gradino è il riutilizzo dei tappi usati per prodotti oggetti di design <<Molti pensano che il materiale riciclato possa servire solo per realizzare oggetti brutti>> ha detto Carlos Santos Amministratore Delegato di Amorim Cork Italia alle Donne del Vino in visita alla mostra “Suber second life” a Conegliano Veneto << invece è possibile creare quasi delle opere d’arte come “susta” cioè molla in lingua veneta, disegnata da Michele De Lucchi di AMDL Circle che è stato esposta alla Biennale di Venezia 2021>>.  Ma Carlos ha anche un altro sogno <<far tornare nelle cantine il sughero usato  e trasformato in oggetti di design>> chiudendo un cerchio virtuoso di economia circolare che parte dai boschi, protegge l’affinamento dei grandi vini e poi diventa un arredo raffinato per sale di degustazione e enoteche.

Amorim-Cork-Italia-progetto-cork-second-life

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Un progetto che le Donne del vino del Friuli Venezia Giulia hanno già condiviso raccogliendo tappi usati e che, nei miei desideri, <<dovrebbe estendersi a tutte le socie d’Italia>>. Un modo per sostenere Amorim e Carlos Santos nel loro impegno “etico” per un futuro più sostenibile.

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA NATURA E DEL VINO

Il 18 ottobre, guidate da Cristiana Cirielli,  le Donne del Vino hanno visitato gli impianti della Amorim Cork Italia a Conegliano Veneto scoprendo un esempio di etica e di tecnologia al servizio del vino e dell’ambiente. Per capire l’approccio di Amorim basta dire che ha creato gli attrezzi che alleggeriscono il lavoro di chi decortica le querce ma contengono sensori che permettono di capire dove incidere in base allo spessore del sughero e al flusso di linfa proteggendo anche la salute degli alberi.

WINE2WINE 2021 E IL FUTURO DEL VINO E’ DONNA

A Wine2wine, super forum di Stevie Kim, la prima indagine sul gender gap nel vino italiano: scopriamo che comunicazione, marketing e turismo si sono femminilizzati

Wine2wine-2021-il-futuro-del-vino-è-donna-Donadoni-CinelliColombini-Casprini-Ellero

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Vigna e cantina ancora feudi maschili ma le cantine italiane si stanno lentamente aprendo ai talenti femminili. Nei marketing, nella comunicazione e nelle attività turistiche il numero di donne, anche in posizioni di vertice, sovrasta nettamente quella degli uomini. Accanto a questi segnali positivi, nelle cantine italiane permangono dati poco incoraggianti sul precariato che riguarda maggiormente le donne e soprattutto gli abusi in ambiente di lavoro.

WINE2WINE FORUM DEL WINE BUSINESS ALL’INTERNO DI VINITALY SPECIAL EDITION

La prima indagine sul gender gap nel vino italiano realizzata dallUniversità di Siena in collaborazione con Donne del Vino e Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona a Wine2wine con Laura Donadoni ItalianWineGirl in veste di “madrina”.

Wine2wine-2021-Il-futuro-del-vino-è-donna-Laura-Donadoni

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Il maggior forum italiano sul wine business, creato dalla vulcanica Stevie Kim, si è svolto quest’anno all’interno di Vinitaly Special edition una fiera a cui hanno partecipato 400 aziende e operatori di 35 Paesi che ha voluto dare un segnale di ripartenza per le attività B2B in presenza.

COME IL VINO ITALIANO SI STA FEMMINILIZZANDO

Donne sempre più ai vertici delle aziende vitivinicole nei ruoli della comunicazione, marketing e accoglienza, ma se nasce un figlio, sono costrette a chiedere il part time perché nei distretti viticoli mancano gli asili nido che consentano di conciliare il lavoro con le esigenze della famiglia. Sono ancora numerosi gli episodi di intimidazioni e abusi sul luogo di lavoro; manca una politica che aiuti le donne a denunciare anche perché sono, più degli uomini, con contratti a termine.

«Negli ultimi anni, il settore del vino italiano registra una progressiva “femminilizzazione” dei vertici aziendali, ma volendo rispondere alla domanda se persiste in Italia un problema di “gender gap” emerge che c’è ancora molta strada da fare» ha introdotto Elena Casprini, ricercatrice dell’Università di Siena che ha condotto l’indagine, sotto la direzione del Professor Lorenzo Zanni.

PRIMA INDAGINE SUL GENDER GAP NELLE CANTINE ITALIANE

Lo studio riguardava un panel di imprese selezionate su base nazionale che, in sintesi, fa emergere almeno tre risultati principali.
«Il primo – ha detto Casprini – riguarda le competenze e i ruoli svolti in azienda: mentre solo il 10% delle donne è occupata nella produzione e nei vigneti, quasi l’80% è coinvolta in funzioni commerciale-comunicazione-marketing e agriturismo-ristorazione. In altre parole, le donne sono protagoniste dell’attuale fase di “terziarizzazione” del mondo del vino che oggi appare critica di fronte alle nuove sfide del mercato. Perché? Le donne sono più empatiche e collaborano di più rispetto agli uomini: sono creative e cercano di creare rapporti di fiducia, anche se non sempre è facile, specie nei confronti di dipendenti di generazioni diverse».

Il secondo risultato riguarda il rapporto vita privata-lavoro: «Negli ultimi 3 anni (2018-2020), il 7,6% delle donne ha abbandonato o ha richiesto il part-time a seguito della nascita di un figlio. Questo dato si associa a diversità nei contratti (nelle donne c’è più precariato) e a difformità salariali penalizzanti con la progressione della carriera. L’indagine rivela altresì che mancano asili nido e scuole dell’infanzia, sia pubblici che privati, nei pressi delle aziende e come il costo di tali servizi non sia compatibile coi redditi agricoli. Infine, un dato riguarda gli episodi di intimidazioni, abusi e violenze che hanno avuto come protagoniste le donne. Negli ultimi 3 anni, nel 6,9% delle aziende intervistate, si sono registrati episodi di intimidazioni e abusi: un dato sicuramente sottostimato considerando che molti episodi non vengono segnalati ai vertici dell’azienda».

Grande è bello finché non distrugge le piccole cantine

Mentre in Italia 3 aziende del vino puntano ai 500milioni di fatturato annuo il Presidente USA Joe Biden fa una legge per difendere le piccole cantine

 

Mercato-del-vino-USA-diviso-su-tre-livelli-ma-intenzionato-a difendere-le-piccole-imprese-Ny-Wine-Experience-WS

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di Donatella Cinelli Colombini

Dunque c’è ancora chi dice <<piccolo è bello>> o almeno <<piccolo è utile e va difeso>>. All’inizio di luglio il Presidente USA Joe Biden ha dato ordine alle agenzie federali di: <<address overconcentration, monopolization, and unfair competition in the American economy>>, ossia contrastare l’eccessiva concentrazione, il monopolio e la concorrenza sleale nell’economia americana.
Il provvedimento riguarda 72 settori due dei quali di alcolici.
Il tentativo di riformare l’economia è audace e nessuno, dopo Ronald Regan, aveva tentato niente del genere ma la pubblicazione il venerdì pomeriggio, quando i giornalisti pensano al week-end, dimostra una certa preoccupazione per gli effetti immediati e successivi.

 

ANTITRUST IN FAVORE DELLA CONCORRENZA E IN DIFESA DEI PICCOLI

Il primo passo è la raccolta dei dati sui “modelli di consolidamento nella produzione, distribuzione o vendita al dettaglio di birra, vino e liquori” da parte del Dipartimento del Tesoro, in 120 giorni. Notate i 120 giorni e non i tempi biblici che servono in Italia.
Sicuramente scopriranno che il problema sta nei grandi distributori che limitano l’accesso al mercato dei piccoli e tengono i prezzi alti. La stampa USA lo dice da 15 anni e sicuramente il Dipartimento del Tesoro lo metterà in evidenza.

 

I Borgogna più cari in vendita nel mercato nel 2021

Sono i Pinot Noir della Grande Dame del vino francese Lalou BIZE-LEROY a dominare l’elenco dei più cari Borgogna normalmente in vendita nelle enoteche

 

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

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di Donatella Cinelli Colombini

L’elenco proviene da WineSearcher e proviene dall’enorme database in cui confluiscono i prezzi delle rivendite di tutto il mondo.
Due cose sorprendono: non trovare Romanée Conti in cima alla lista e l’aumento dei prezzi.

Chi pensava che la corsa verso l’alto dei listini delle bottiglie più pregiate della Borgogna avesse toccato il tetto, si sbagliava.

 

LALOU LEROY DOMINA LA LISTA DEI BORGOGNA PIU’ CARI

Ma la cosa più sorprendente è che proprio i vini della cantina più celebre e celebrata hanno aumentato di valore meno degli altri (13,4% in un anno) mentre il Domaine Leroy Musigny Grand Cru che vediamo orgogliosamente primo nella lista dei più cari, ha fatto un balzo in avanti dell’81,3% in soli dodici mesi. Mediamente, i 10 Pinot Noir di Borgogna più cari del mercato, sono aumentati di prezzo del 40% in un anno.
Ma dove vanno questi vini così cari? Nei bicchieri degli amanti del Pinot Noir? Molto probabilmente sono destinati alle cantine blindate dei collezionisti e degli speculatori. Mentre in tavola arrivano, i più abbordabili ma ormai buonissimi, Pinot Noir dell’Oregon o della Nuova Zelanda, che costano 4 zeri di meno.

  • Domaine Leroy Musigny Grand Cru – Dollari 32.974
  • Domaine de la Romanée-Conti Romanée-Conti Grand Cru – Dollari 21.976
  • Domaine Roumier Musigny Grand Cru – Dollari 15.705
  • Domaine Leroy Chambertin Grand Cru – Dollari 11.315
  • Domaine Leroy Richebourg Grand Cru – Dollari 6.688

E’ impressionante il predominio della Grande Dame Lalou Leroy e viene da chiedersi se Aubert de Villain non abbia commesso un errore escludendola dalla cogestione di Romanée Conti nel 1992 perché Milady ha davvero il tocco magico.

 

La sostenibilità contagiosa delle Donne del Vino secondo Marta Galli

Arriva sul Journal internazionale “Sustainability” lo studio di Marta Galli sulle convinzioni ambientali delle Donne del Vino e scopriamo che sono “contagiose”

 

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di Donatella Cinelli Colombini

IL SONDAGGIO DI MARTA GALLI

Questo è il primo esito del sondaggio condotto da Marta Galli, erede della nota dinastia dell’Amarone della cantina Le Ragose e dottoranda presso l’Università del Sacro Cuore di Milano che ha lavorato su un campione di 23 interviste insieme alle professoresse Roberta Sebastiani e Alessia Anzivino dello stesso ateneo. Lo studio è stato pubblicato sul Journal internazionale “Sustainability”, ed ha quindi un imprimatur scientifico di livello internazionale.

 

LA DIFESA AMBIENTALE FATTA IN GRUPPO HA RISULTATI FORTI

E’ emerso come le Donne del Vino percepiscano i valori promossi dall’associazione come un patrimonio comune e condiviso. Fra essi l’ambiente, tema a cui sono state dedicate le annate 2020 e 2021, è fortissimo nel vissuto individuale delle socie. Esse non sono solo colleghe, ma anche amiche e l’appartenenza all’Associazione permette loro di scambiare esperienze, conoscenze e opportunità. Il sentirsi parte di un gruppo che cammina nella stessa direzione fa sperare in risultati più forti per i propri contributi individuali e rafforza la volontà di andare avanti. Durante le interviste le socie hanno sottolineato come per loro sia fondamentale un’azione congiunta di tutta la comunità per preservare il proprio territorio e la biodiversità.

 

PER LE DONNE DEL VINO ESSERE SOSTENIBILI E’ UN PUNTO DI PARTENZA

Per le Donne del Vino, essere sostenibili è un punto di partenza e la base del proprio operato e non un punto di arrivo o uno strumento di marketing. Il rispetto ambientale, viene percepito come un processo di continua crescita nel quale corsi, webinar e incontri, hanno un ruolo strategico per motivare e accrescere le competenze. E le proposte formative delle Donne del Vino, spesso sviluppare online nei mesi di lockdown, hanno funzionato alla grande.
Le attività preesistenti vengono modificate con nuove pratiche e maggiore uso della tecnologia con l’obiettivo di una maggiore attenzione alla natura.

IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Perché è importante insegnare il vino ai futuri managers del turismo e della ristorazione italiana? Perché se non lo conoscono non lo possono vendere

 

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Donne-del-Vino-e-l’insegnamento-del-vino-negli-istituti-turistici-e-alberghieri

di Donatella Cinelli Colombini

Primo esito di meeting organizzati dalle Donne del Vino a Firenze in occasione del G20 sull’agricoltura. Vino come acceleratore di cambiamento sostenibile e accorciatore della distanza fra città e campagna. Nella logica dei gradi progetti europei – Farm to Fork, Next Generation – arriva la prima proposta concreta: introduciamo il vino fra le materie di studio degli Istituti Turistici e Alberghieri.

Le Donne del Vino si fanno carico della sperimentazione di questi insegnamenti in Emilia Romagna, Piemonte e Sicilia. Uno o due istituti per ogni regione, già in questo anno scolastico con il coordinamento di Antonietta Mazzeo, Roberta Lanero e Roberta Urso. La sperimentazione si allargherà in tutta Italia nell’annualità 2022/2023. Poi, tutti sperano, che la necessità della formazione sul vino diventi largamente diffusa e centinaia di Istituti Alberghieri e Turistici introducano tale insegnamento.

 

AMICI SOMMELIER PREPARATE CENTINAIA DI DOCENTI

Da qui l’appello alle associazioni di sommelier, assaggiatori, diplomati WSET, dottori in scienze gastronomiche …. perché preparino i docenti necessari a insegnare a centinaia di classi in ogni regione Italiana.

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Wine-hospitality-managers-corsi

Dopo i due anni della fase sperimentale le 950 Donne del Vino intendono rimanere nel progetto formativo solo come destinatarie delle visite didattiche perché hanno al loro interno produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, comunicatrici, esperte … e sono quindi in grado di proporre agli studenti un’esperienza diretta di tutta la filiera produttiva del vino. Nel sogno di tutti c’è una nuova generazione di managers che continui la sua formazione anche dopo il ciclo scolastico facendo della conoscenza del vino e dell’agroalimentare un punto di forza del proprio profilo professionale.

 

PERCHE’ INSEGNARE IL VINO NEGLI ISTITUTI TURISTICI E ALBERGHIERI

Attualmente alcuni presidi di Scuole Alberghiere hanno già attivato i corsi sul vino mentre nessun Istituto Turistico ha insegnamenti di questo tipo. Nella realtà invece, i futuri responsabili delle sale dei ristoranti così come i futuri managers di uffici turistici, agenzie di viaggio o alberghi hanno bisogno delle nozioni base sul vino e sui territori del vino.

Infatti il vino costituisce circa un terzo dei ricavi dei ristoranti. Sul fronte turistico vediamo che enogastronomia è la prima attrattiva dei viaggiatori stranieri diretti in Italia e anzi un visitatore su quattro è mosso principalmente da quella. Il 62% dei cataloghi dei tour operator contiene un’offerta enogastronomica. Ci sono circa 10.000 cantine attrezzate per la wine hospitality in costante ricerca di personale e circa altre 20.000 imprese del vino aperte al pubblico.

In un’Italia dove l’agroalimentare è sempre più importante per il turismo non è possibile continuare a insegnare solo arte, territori e geografia turistica (66 ore per 3 anni) ai futuri manager dell’incoming.

 

Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini

Staffolo 56° edizione del Premio Verdicchio d’Oro a Donatella Cinelli Colombini, Maurizio Oliviero Rettore dell’Università di Perugia e l’enologo Giancarlo Soverchia

 

Staffolo

Staffolo

di Donatella Cinelli Colombini

L’iniziativa si svolge nel borgo medioevale di Staffolo, ed è organizzata dal Comune, in collaborazione con l’Accademia italiana della cucina, quella dei Georgofili (sezione centro-est) e con il patrocinio del Consiglio Regionale delle Marche. Un programma di due giorni che permette di assaporare l’ospitalità marchigiana e i meravigliosi Verdicchio di questa terra. L’accoglienza da parte del vulcanico sindaco Sauro Ragni e di Sandro Marani dell’Accademia Italiana della Cucina, avviene infatti nell’Enoteca comunale con degustazione delle eccellenze marchigiane fra cui lo strepitoso ciauscolo. A seguire, nella Sala Cotini spazio a ‘Wine & Fashion’, con il tenore David Mazzoni come ospite d’onore. Uno spettacolo dal sapore antico che valorizza l’artigianalità e la creatività della popolazione locale. Altre piccole perle sono il gruppo folcloristico e la banda di Staffolo specchio di una comunità coesa e legata alle tradizioni.

 

PREMIO VERDICCHIO D’ORO A STAFFOLO

Staffolo-Premio-Verdicchio-d'Oro

Staffolo-Premio-Verdicchio-d’Oro

Il clou della festa è stato il convegno “L’uomo e il vino” nella Collegiata di San Francesco seguita dalla consegna del Premio Nazionale di Cultura Enogastronomica ‘Verdicchio d’Oro’ che viene assegnato a chi si è distinto nella promozione e valorizzazione della cultura enogastronomica italiana. Nel 2021, insieme a me come presidente delle Donne del Vino, sono stati premiati Maurizio Oliviero, Rettore dell’Università di Perugia; a Giancarlo Soverchia, agronomo ed enologo. A completare la festa, la Delegata Daniela Sorana e Nazzarena Ceci Togni  erano presenti con un gruppo di Donne del Vino delle Marche.

 

STAFFOLO UN PICCOLO LUOGO CON UNA GRANDE STORIA

Staffolo è un piccolo borgo con una grande storia che inizia nel paleolitico. L’abitato attuale, in cima a un colle, con case in mattoni strette le une alle altre, lungo strettissime stradine, deriva da un pagus romano ma deve il suo nome ai longobardi che lo chiamarono Staffil (dal germanico stab = bastone). La storia del luogo è un susseguirsi di guerre, saccheggi, lotte signorili e persino una strage da cui sopravvissero solo i giovani più forti e le donne “che apparenza aveano” e forse potevano essere venduti come servi o schiavi. Non meraviglia quindi che, ancora oggi, Staffolo abbia l’apparenza di un torrione fortificato con enormi mura in mattoni.

Clara Melchiorre Mostra a Firenze

26 anni nata a Bari è uno dei migliori talenti della fotografia contemporanea e ora espone nel Museo Marini a Firenze fino al 18 ottobre

 

Clara-Melchiorre-Mostra-Firenze-2021

Clara-Melchiorre-Mostra-Firenze-2021

di Donatella Cinelli Colombini

Conosco Clara da quando andava all’elementari e i suoi genitori venivano a passare le vacanze d’agosto alla Fattoria del Colle. Ha sempre sognato di fare il fotografo di moda mostrando un talento impressionante e precocissimo. E’ cresciuta in una famiglia di intellettuali -padre e fratello architetti, madre con due lauree- che le ha dato opportunità ma anche la spinta ad eccellere.
Ed ecco che a 14 anni Clara va da sola a Milano per studiare nell’Istituto Europeo di Design e poi inizia la professione distinguendosi per uno stile tutto suo. Ora pubblica spesso su Vogue Italia e fra i suoi clienti ci sono Audi, Loro Piana, Moncler, Nike, Timberland ….

 

CLARA MELCHIORRE PHOTOGRAPHER GIOVANE E RIVOLUZIONARIA

Clara usa i corpi umani per integrare le architetture, li fonde nel paesaggio, riproduce dipinti celebri …  Il suo stile austero ma graffiante e spesso ironico la sta trasformando in una star della fotografia moderna. Infatti, quasi due secoli fa, fu proprio la fotografia a segnare la fine della pittura come riproduzione del vero. Ora Clara fissa sulla pellicola l’istante fuggevole in cui l’interazione fra corpi umani e l’ambiente o l’architettura creano nuovi significati e nuove armonie.

 

MOSTRA A FIRENZE NEL MUSEO MARINO MARINI

La sua prima mostra personale è un esordio col botto. A Firenze, dove il padre di Clara, Massimiliano Melchiorre, ha studiato pittura e si è laureato in Architettura, nel Museo di uno dei più grandi scultori del Novecento, Marino Marini.

La guerra franco-russa dello Champagne

Secondo la nuova legge di Putin, lo Champagne esportato in Russia deve scrivere nella retro etichetta “spumante” mentre le bollicine russe si chiameranno Champagne

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

Di Donatella Cinelli Colombini

La Russia ha sempre giocato un ruolo importante nella storia dello Champagne, dagli ussari che sciabolavano le bottiglie a Barbe Nicole Clicquot Ponsardin, la celebre veuve, che fece la sua fortuna nel 1814 rompendo l’embargo e spedendo agli Zar 10.000 bottiglie delle sue bollicine.

LO CHAMPAGNE DIVENTA SPUMANTE E LE BOLLICINE RUSSE DIVENTANO CHAMPAGNE

La disputa attuale è più politico amministrativa e meno affascinante degli episodi precedenti. In pratica il governo di Vladimir Putin ha approvato una legge che consente in esclusiva ai produttori russi di etichettare le loro bottiglie con il nome “shampanskoye” – traduzione russa dello Champagne. Le maison francesi invece possono usare la parola Champagne sulla parte anteriore delle bottiglie, ma nella parte posteriore, scritta in cirillico, devono sostituirla con il termine “spumante”.
I francesi hanno vissuto la faccenda come un’offesa e uno scandalo perché  “non è Champagne se non è della Champagne”.

CHI HA DIRITTO A SCRIVERE  LA PAROLA  CHAMPAGNE SULLE BOTTIGLIE?

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

La-guerra-dello-Champagne-Franco-russa

Ovviamente il problema è proprio la legittima proprietà esclusiva della parola Champagne da parte delle cantine francesi di quell’area di produzione. Un principio che, fin ora, nessuno era riuscito a scalfire. Chi provava a scrivere Champagne sull’etichetta, compresi gli inglesi che producono sullo stesso banco di gesso presente in Francia, venivano denunciati e, fin ora, condannati.
Per questo la legge russa sull’uso della parola Champagne ha scatenato un autentico putiferio. E’ intervenuto il ministro dell’Agricoltura francese Julien Denormandie.
La Russia non è fra i primi 10 mercati esteri dello Champagne (UK, USA, Giappone, Germania, Belgio, Australia, Italia, Svizzera, Svezia, Spagna) ma comunque tutta l’alta ristorazione usa le bollicine francesi come simbolo di distinzione e esclusività. I russi che bevono Champagne sono un’élite perfettamente in grado di leggere la parola in caratteri latini scritta nell’etichetta attaccata davanti alle bottiglie. Quindi, presumibilmente, i contraccolpi commerciali non saranno devastanti.
Ribadisco: il problema sembra piuttosto sulla proprietà del brand Champagne e sul suo uso.

2021 vendemmia collage

Cura maniacale nella scelta delle uve di Sangiovese ecco come la vendemmia 2021 ci sta dando piccole eccellenze assolute di Brunello da lunghissimo invecchiamento

 

Vendemmia-2021-Toscana-Donatella-Cinelli-Colombini-Brunello

Vendemmia-2021-Toscana-Donatella-Cinelli-Colombini-Brunello

di Donatella Cinelli Colombini

Da anni vinificare una “single vineyard” è un felice ricordo. La ricerca della qualità nell’uva è diventata così maniacale che la vendemmia è diventata un patchwork e mette insieme piccole quantità di grappoli della stessa varietà ma con caratteristiche simili oppure completamente opposte per bilanciarsi a vicenda.
<<Prendi l’uva di questo angolino, mettila insieme a quella della zona centrale della vigna accanto e poi spostati tre parcelle più in là per prendere il resto da vinificare nello stesso tino>>. Barbara Magnani, l’enologa senior delle mie cantine, ha la mappa del piano di vendemmia nel telefonino per non sbagliare il complicatissimo collage.

 

VENDEMMIA 2021 – NASCE LA VENDEMMIA A COLLAGE

Sono tutte uve di Sangiovese provenienti dai nostri vigneti. La cosa nuova, rispetto al passato, è che provengono da zone diverse e persino da lati diversi della spalliera. La vendemmia è diventata simile ad una caccia al tesoro in cui usare la bocca per selezionare le uve e la bilancia per pesarle in modo da riempire il tino in una sola giornata esattamente con le uve più omogenee.

Vendemmia-2021-Toscana-Sangiovese-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Vendemmia-2021-Toscana-Sangiovese-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Alla fine ci siamo resi conto che i tini da vinificazione superiori a 100 hl non ci servono più e dovremo venderli per riempire la tinaia di tanti piccoli contenitori con capacità diversa da 20, 30, 50 hl ma non più grandi. Visivamente sarà come la “casa dei sette nani” con tanti nanetti panciuti. Qualcosa di molto diverso dalle belle tinaie di un tempo, con contenitori tutti uguali.
La “vendemmia collage” è lentissima e accuratissima <<per cogliere così ci vuole il doppio del tempo>> brontola il responsabile dei vigneti Efisio Luche alle prese con la mancanza di personale che caratterizza il 2021.

 

VENDEMMIA DI BRUNELLO 2021

<<Se mi dite che da giugno a ora ci sono state solo due piogge per un totale di 31 mm d’acqua ci credo ma la vigna non sembra aver sofferto la sete, perché sta benissimo>> ha detto la nostra consulente enologa Valerie Lavigne arrivando da noi il 21 settembre nelle vigne del Casato Prime Donne di Montalcino e ordinandoci di sospendere la vendemmia del uva del Brunello per una settimana. Secondo lei la qualità dell’uva 2021 è superiore a quella degli anni scorsi e questo ci ha ridato entusiasmo.
A Montalcino generalmente noi siamo i primi a cogliere mentre quest’anno saremo gli ultimi. Una scelta che dipende dalla distanza di circa 20 giorni fra il germoglio delle prime gemme e quello delle ultime causata da un’ondata di freddo. La gelata di inizio aprile è la ragione principale dell’unico grande problema della vendemmia 2021: la scarsità d’uva. La ragione secondaria è il clima asciutto che ha determinato grappoli e acini piccoli. Alla fine l’uva è poca e ha poco succo per cui la resa in vino è sotto la media.
Negli acini c’è un’acidità bella alta quasi tutta tartarica e questo ci darà vini molto verticali e strutturati per la gioia degli amati del Brunello da lungo invecchiamento. Infatti quando la fase di maturazione si allunga in un periodo con notti fredde, come è avvenuto quest’anno, abbiamo Brunelli di straordinaria ricchezza aromatica e capaci di sfidare il tempo. Durante la vendemmia la temperatura diurna sfiorava i 29°C, mentre di notte scendeva di 15°C.

 

Vini di vigneti storici delle Donne del Vino

FIS Bibenda e Donne del Vino una doppia degustazione a Roma, lunedì 4 ottobre, per valorizzare e salvaguardare il vigneto storico italiano

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-Daniela-Scrobogna-Donatella-Cinelli Colombini

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-Daniela-Scrobogna-Donatella-Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini

Dodici vini provenienti da cinque regioni diverse per assaggiare la straordinaria complessità e finezza trasmessa dalle viti di grande età. Una panoramica di vitigni diversi e di un modo di condurre la vigna che privilegia l’identità alla produttività e la praticità di coltivazione.

FIS BIBENDA E DONNE DEL VINO

Bibenda FIS – Fondazione Italiana Sommelier e Donne del Vino uniscono le forze per sostenere chi salvaguarda il patrimonio viticolo antiquario. Nel loro insieme mostrano la biodiversità del vigneto Italia <<che ha la maggior numero di vitigni autoctoni del mondo>> ha sottolineato Franco Ricci fondatore e Presidente della Fis Bibenda. Un uomo che conosco e stimo da almeno trent’anni. Mi ha incoraggiato, ha creduto in me quando ho creato la mia nuova azienda dandomi il coraggio che mi mancava. E non ha aiutato solo me, Franco Ricci ha dato un contributo decisivo alla diffusione della cultura del vino in Italia e al prestigio dei sommelier.

DEGUSTAZIONE A ROMA  SUI VINI DA VIGNETI STORICI

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-

FIS-Bibenda-degustazione-Donne-del-Vino-

Al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Franco Ricci ha creato un centro di formazione grandissimo e prestigiosissimo. Ampie sale lussuose, organizzazione perfetta, servizio impeccabile, puntualità svizzera …. In questa cornice prestigiosa 12 Donne del Vino hanno presentato le loro produzioni provenienti da vigneti storici con l’aiuto di Daniela Scrobogna, grandissima assaggiatrice, che li ha descritti sotto il profilo organolettico. Ed ecco l’elenco delle 12 produttrici e dei loro gioielli.

Zonazione favorevoli e contrari

Molti la chiedono ma dove è stata fatta usa soprattutto confini amministrativi e non legati al terroir. Ha senso dividere così le denominazioni del vino?

 

zonanzione-Vino-Nobile-di-Montepulciano-diviso-in-Pievi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Per anni la vertenza legale su Cannubi aleggiava come uno spauracchio nei confronti della zonazione. Era insomma l’esempio di come l’istituzione di sottozone potesse innescare conflitti e divisioni.
Ma ora arriva un soffio di ottimismo. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, sapientemente guidato dal Presidente Andrea Rossi, ha portato a termine la zonazione del suo territorio di produzione in tempo record,  dividendolo in Pievi. Colpisce la velocità dell’operazione anche nei confronti di quella del Chianti Classico che ha discusso per otto anni il suo progetto UGA – Unità Geografiche Aggiuntive e, per ora, lo usa solo per la Gran Selezione.

 

UNITA’ GEOGRAFICE AGGIUNTIVE NEL CHIANTI CLASSICO E PIEVI NEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

Ma soprattutto colpisce come Rossi sia riuscito ad utilizzare la zonanzione, che apparentemente divide, per ricompattare le fila dei produttori di Vino Nobile dopo anni di scontri che avevano portato alla nascita di due cordate avverse al consorzio.

Langhe-Barolo

zonazione-Barolo

Approvazione all’unanimità a Montepulciano, mentre solo il 90% di consensi nel Chianti Classico.
I chiantigiani hanno istituito 11 sottozone: Castelnuovo Berardenga; Gaiole; San Casciano; San Donato in Poggio (comprensivo dei territori di Barberino, Tavarnelle e Poggibonsi) e Vagliagli mentre il grande comune di Greve in Chianti è stato suddiviso in 4 parti: Greve, Panzano, Lamole e Montefioralle.
Il percorso verso la zonazione è molto avanti nel Barolo, Barbaresco. Comincia a prendere forma nelle contrade dell’Etna ed è oggetto di grandi discussioni a Montalcino.

 

LA ZONANZIONE E’ VANTAGGIOSA SOLO IN TERRITORI GRANDI PER ESTENSIONE E PRODUZIONE

Va comunque detto che per giustificare una zonazione serve una base produttiva oltre che un territorio grande. Nel Chianti Classico l’area interessata è di 70.000 ettari con 7.200 ettari iscritti all’albo del Chianti Classico e una produzione media di 35-38 milioni di bottiglie che nascono in circa 500 cantine.

Tazze rosse e bottiglie di carta Frugal

I consumi cambiano e con essi i contenitori. Ecco le tendenze: la tazza rossa SOLO per misurare le bevute e la bottiglia da vino ambientalista in carta Frugal

SOLO-CUP-bicchiere-con-dosatore

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Di Donatella Cinelli Colombini

In primo luogo parliamo di quei bicchieroni rossi che sembrano diventati un must di ogni festa di giovani americani. Sono simbolo di esuberanza, di gioia di vivere. E Hollywood ha dato una grossa spinta perché, li vedete nei film, nei video su Instagram o su Facebook. Sono dei contenitori troncoconici con tre bordi orizzontali. Si chiamano SOLO CUP e sono stati creati da Robert Hulesman per misurare le dosi dei liquidi alcolici: la linea più bassa indica 1 oncia, o un bicchierino di distillato. La seconda riga riguarda il vino e contiene 5 0z, mentre il bordo più in alto mostra fin dove versare la birra da 12 once.

SOLO CUP E DOSAGGIO DI DISTILLATI, VINO E BIRRA NON SEMPRE RISPETTATI

Il problema è che i giovani usano la misura del vino per i superalcolici e che SOLO CUP è lontanissimo da un calice adatto per apprezzare il nettare di Bacco. Quindi temo che i tre segni orizzontali ideati da Hulesman siano stati letteralmente travolti dall’effetto drink porn che trasforma ogni momento del vivere in un’immagine

FRUGAL-BOTTIGLIA-IN-CARTA-PER-VINO

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Ma le nuove tendenze non finiscono qui c’è anche la bottiglia di carta a basso impatto ambientale.

BOTTIGLIA DA VINO ECOLOGICA IN CARTA FRUGAL

La propone il rivenditore online specializzato The English Vine in cui ha confezionato la propria linea di vini prodotti nell’Essex. Si chiama Frugal ed è prodotta dall’azienda di imballaggi sostenibili Frugalpac. Pesa cinque volte di meno di una bottiglia di vetro leggero ed ha un’impronta carbonica inferiore dell’84%. Nella confezione c’è anche una busta riciclabile per alimenti che mantiene il vino sigillato. The English Vine vuole anche organizzare un servizio di consegna del vino con furgoni elettrici per completare una proposta all’insegna della sostenibilità.

Il lusso che rende: auto, vino e borse

Knight Frank ci fornisce l’indice dei beni di lusso che aumenteranno di valore: c’è anche il vino da collezionisti che crescerà del 127% nei prossimi 10 anni

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Di Donatella Cinelli Colombini

 

Knight Frank è famosissima come agenzia immobiliare che cura la vendita, in tutto il mondo, di proprietà milionarie ma, le sue conoscenze non si fermano lì e abbracciano anche tutto quello che comprano gli Ultra High Net Worth Investors (UHNWI) cioè i nababbi. Il rapporto sui super ricchi si chiama Knight Frank Wealth Report 2021 e inizia dicendo che sono aumentati nonostante il Covid, soprattutto in Asia (12%) e Australia (10%) dove i controlli per contenere l’epidemia sono stati più forti.

I SUPER RICCHI CRESCONO PIU’ IN AFRICA CHE IN EUOPA

La cosa impressionante è vedere un indice di crescita dei ricconi del 5% in Africa e dell’1% in Europa.
Hanno resistito meglio gli investitori con patrimoni diversificati mentre chi ha sbagliato ha pagato prezzi importanti. Ma <<Non così per il vino>> il mercato del vino pregiato, durante il Covid-19, ha fatto lievitare i valori conservati nei sotterranei pieni di bottiglie pregiate.

IL VINO FRA I BENI DEI PATRIMONI DELLA PASSIONE

Il vino rientra fra i beni dei “patrimoni della passione” insieme ad auto storiche, arte, orologi rari, whisky e borse di lusso.
Colpisce l’enorme crescita di valore di questi beni: una borsa di Hermès aumenta di valore del 17% in un anno e del 108% in dieci anni, ancora di più aumenta il prezzo delle auto da collezione che fra un lustro vedranno crescere il loro prezzo del 193%.

Clima impazzito nelle vigne: più colpita la Francia

Il 2021 sarà ricordato dai vignaioli per gelate, alluvioni, incendi e covid. Una serie di disastri e l’evidente necessità di impegnarsi per difendere la terra

 

2021-clima-impazzito-alluvione-nei-vigneti-tedeschi

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di Donatella Cinelli Colombini

Il clima impazzito è sotto gli occhi di tutti: punte di calore persino in Canada, incendi e alluvioni immense, gelate che percorrono l’Europa come tsunami. Se non riusciamo a ridurre l’effetto serra e riequilibrare il clima, la terra diventerà un deserto.

 

2021 ANNATA DAL CLIMA IMPAZZITO COLPISCE SOPRATTUTTO I VIGNETI FRANCESI

Nelle vigne si fa un primo computo dei danni.
L’uva non è ancora in cantina e quindi tutto può ancora succedere ma apparentemente la regione europea del vino più colpita dagli eccessi metereologici di questo pazzesco 2021 è la Francia.
La gelata del 7-8 aprile ha fatto danni anche a noi in Italia, ma in Francia pare sia stata di una violenza impressionante e, come nel 2017, ha colpito gran parte delle zone di pregio da Bordeaux alla Borgogna, dalla Valle del Rodano alla Champagne.

 

2021-clima-impazzito-punte-di-caldo-e-incendi-nei-vigneti-californiani

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GELATE, INONDAZIONI, CALDO E MUFFA: UN MIX DI PROBLEMI NELLE VIGNE FRANCESI

Ma ci sono stati anche altri problemi perché le forti piogge estive hanno causato alluvioni devastanti e le alte temperature hanno favorito la diffusione della muffa costringendo i vignaioli a lottare tutti i giorni per difendere l’uva. I dati del Ministero parigino sembrano un bollettino di guerra: in Champagne metà dei grappoli presenta sintomi di peronospora, in Alsazia ci sono stati attacchi sia di peronospora che di oidio. Il “Service de la Statistique et de la Prospective” dice che nel Beaujolais, nella Valle della Loira, nello Charentes e a Sud-Ovest si sono verificati sviluppi di “oidio e talvolta marciume nero (Black-rot) o botrite a seconda della Regione”.
Provenza, Languedoc e Roussillon, come in Italia centro meridionale, i vigneti hanno sofferto la siccità per cui la dimensione dei grappoli e degli acini è sotto la media.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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