Donatella Cinelli Colombini Tag

Jancis Robinson ha venduto il suo sito

L’acquirente è Recurrent Ventures una grande società di media – digitali con sede a Miami. Jancis Robinson resta come capo redattore e vuole crescere

 

Jancis-Robinson-MW-ha-venduto-il-suo-sito-jancisrobinson.com

Jancis-Robinson-MW-ha-venduto-il-suo-sito-jancisrobinson.com

di Donatella Cinelli Colombini

Sarò romantica e quindi la notizia mi è dispiaciuta. Per me la più celebre Master of Wine Jancis Robinson è un mito di coraggio, intraprendenza, talento. E’ un esempio da imitare, sotto ogni aspetto, persino nell’eleganza dei modi.
Ho di lei un’immagine così colossale che quando mi sono trovata al suo tavolo durante una cena a Verona (io credevo di finire nell’ultimo posto vicino ai bagni e invece trovo il mio nome sul tavolo 2 con i super vip) mi tremavano le mani e non riuscivo a dire qualcosa di sensato nè in italiano e tanto meno in inglese. Ho rimpianto quella occasione per mesi ma, a volte, l’emozione fa brutti scherzi e io sono molto più timida di quanto non sembri.

 

JANCIS ROBINSON LA PIU’ CELEBRE MASTER OF WINE E’ ANCHE FORTISSIMA ON LINE

Jancis Robinson unisce una cultura sterminata sul vino a una grande libertà di pensiero per cui è stata fra i primi ad abbracciare il digitale creando un sito nel 2000 come editore indipendente. Oggi jancisrobinson.com contiene 200.000 recensioni di vini e usufruisce di 15 redattori di cui la metà sono Master of Wine e altri sono del calibro di Walter Speller che ogni anno viene a Montalcino per degustare il Brunello. Jancisrobinson.com ha abbonati in 82 Paesi del mondo e fornisce guide complete gratuite alle regioni vinicole, ai vitigni e alle annate.

Jancis Robinson è forte anche in Instagram con più di 79.000 followers ed è considerata fra i 10 wine influencer più potenti del mondo. Il peso dei giudizi di Jancis Robinson dipende dalla competenza sua e dei suoi collaboratori ma anche da un’assoluta onestà e impermeabilità ad ogni lusinga economica o professionale. Da sola ha sfidato Robert Parker quando Wine Advocate dominava la comunicazione e il mercato del vino. Lei lavorava sulla diversità dei terroir e i vitigni autoctoni mentre Parker puntava sulla potenza, il legno e una sola scala di valori.

 

Cosa c’è di nuovo nel turismo enogastronomico?

La prossimità si allarga a 800 km, meno repeaters e più esploratori, visite con degustazione più care ma anche più richieste, forte legame online da casa

 

Cosa-c'è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-

Cosa-c’è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-Fattoria-del-Colle-Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

La prima considerazione è negativa: i tempi del ritorno alla normalità si allungano. Il settore “aviation” prevede un completo recupero nel 2024 ma comincia a serpeggiare il timore di varianti del virus covid capaci di resistere ai vaccini e creare una nuova crisi. La variante Epsilon che resiste agli anticorpi generati dal vaccino e da una precedente infezione è la prima ma forse non la sola a suscitare il timore di una nuova ondata pandemica.

 

71% ATTRATTI DAI PIACERI ENOGASTRONOMICI

Cosa-c'è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-Roberta-Garibaldi

Cosa-c’è-di-nuovo-ne-turismo-enogastronomico-Roberta-Garibaldi

La considerazione positiva riguarda invece la tenuta del turismo enogastronomico. Secondo Roberta Garibaldi, il 71% delle persone sceglie la meta del viaggio tenendo conto dell’attrattiva golosa (era il 59% solo nel 2019) rivelando un incremento del bisogno di benessere anche psicofisico. In altre parole la filosofia proibizionista di stampo anglosassone sembra spazzata via dall’approccio più liberista che ha in David Khayat e nel suo “Arrêtez de vous priver !” i cardini scientifici e culturali. Dopo mesi di lockdown e di ingrassamento domestico causato dalla scarsa capacità ai fornelli della stragrande maggioranza degli smart workers, l’idea di escursioni in zone verdi, dove concedersi assaggi di grandi vini e cucina tradizionale … appare come una cura antidepressiva.

 

TURISTI DEL VINO 2021: MENO REPETEARS E PIU’ ESPLORATORI

Nel 2021 i turisti delle cantine e dei territori del vino sono cambiati pur rimanendo prevalentemente italiani: se lo scorso anno fu quello dei repeaters cioè dei viaggiatori che tornavano nei luoghi in cui erano già stati perchè la familiarità dava loro anche un senso di sicurezza, quest’anno domina il bisogno di cambiamento e di azione.

 

I successi di-vini di Cenerentola

La Doc Orcia Cenerentola 2017 ha appena ricevuto 92 centesimi dal Wine Spectator a conferma di una qualità che si mantiene molto alta ogni anno

 

Cenerentola-doc-Orcia-2016

Cenerentola-doc-Orcia-2016

Di Donatella Cinelli Colombni

E’ sempre difficile superare l’assicella dei 90 centesimi sulla stampa internazionale quando il vino è di una denominazione emergente. Ma ancora più difficile è ottenere che il vino sia degustato spesso e mantenga, anno dopo anno dei punteggi molto alti.

 

IL PALMARES DEL CENERENTOLA DOC ORCIA

Cenerentola Doc Orcia ci è riuscita.
Dalla vendemmia 2010 a oggi ha ottenuto punteggi stellari da Wine Spectator: annata 2010 91/100, annata 2013 90/100, annata 2016 93/100, annata 2017 92/100.

Cenerentola-Doc-Orcia-92/100-Wine-Spectator

Cenerentola-Doc-Orcia-92/100-Wine-Spectator

A questo si aggiungono ratings molto positivi di Robert Parker-Wine Advocate, James Suckling, Wine Enthusiast per un totale di 10 giudizi sopra i 90 punti nelle ultime 5 annate prodotte.
Un palmares strepitoso per un vino di una denominazione nata nel 2000 e ancora molto piccola di dimensione, come la Doc Orcia su cui attrarre l’attenzione dei critici è difficilissimo. E’ un risultato strepitoso soprattutto perché l’uvaggio è nuovo di zecca e unisce al Sangiovese un vitigno autoctono minore – il Foglia Tonda- resuscitato da un oblio durato un secolo. Il blend è diverso rispetto alle due uve assaggiate in purezza: facendo un paragone con la moda, l’elegante e verticale l’uva principe della Toscana fa pensare a un abito di Armani, mentre il Foglia Tonda, potente e esuberante, richiama Cavalli o Dolce e Gabbana.

 

Al via la vendemmia 2021 con il Brunello in ritardo

La vendemmia 2021 di Donatella Cinelli Colombini è iniziata il 31 agosto alla Fattoria del Colle con l’uva Traminer. Il Sangiovese per il Brunello previsto a fine settembre

 

La-vendemmia-2021-inizia-alla-Fattoria-del-Colle-con-l'uva-bianca

La-vendemmia-2021-inizia-alla-Fattoria-del-Colle-con-l’uva-bianca

Di Donatella Cinelli Colombini

Per i vignaioli il 2021 è un’annata col batticuore.
Come se non bastasse il covid, il clima ha mostrato tutta la ferocia di una situazione ormai fuori controllo. La gelata dell’inizio di aprile è passata sui vigneti d’Europa con effetti devastanti in Champagne, Borgogna, Toscana dove ha colpito a un’altitudine precisa fra i 200 e i 300 metri sul mare.
Poi le inondazioni in Germania e gli incendi in California.
Ormai non piove, viene una cascata d’acqua in poche ore. Non grandina ma arriva un bombardamento di palle gelate grosse come noci. Le grandinate 2021 sono state tre volte più numerose di quelle dello scorso anno in Italia.
Per non parlare del caldo. Nemmeno nel 2017 ci sono state punte di 40°C come nella settimana di Ferragosto. Per fortuna è durato molto meno di quattro anni fa e ci sono state delle piogge a interrompere lo stress delle vigne che, intanto, si erano bloccate.

 

VENDEMMIA 2021 SCARSA D’UVA MA LE PREMESSE PER UNA BUONA VENDEMMIA CI SONO

Fare delle previsioni in questo momento è come scommettere su un numero alla roulette.

Vendemmia-2021-Traminer-Fattoria-del-Colle

Vendemmia-2021-Traminer-Fattoria-del-Colle

L’unica cosa sicura è la scarsità uva. Un tempo consideravamo questa circostanza quasi una benedizione e la premessa per una vendemmia 5 stelle. L’esperienza degli ultimi vent’anni, invece, ci dice che, in Toscana, le vendemmia migliori sono anche abbondanti: 2010, 2016, 2019. Tuttavia le premesse per una buona vendemmia ci sono.
Evidentemente il Sangiovese sta trovando un nuovo equilibrio e per produrre un’uva con maturazione tecnologica e polifenolica contemporanea, ha bisogno di vigore. Una situazione che richiede umiltà e coraggio di rimettersi in gioco ascoltando i messaggi che arrivano dalle piante e cambiando il modo di coltivarle. Secondo me la chiave dei successi futuri è sotto terra.

 

La tragedia dell’Afghanistan e gli gnavi di Dante

A Kabul le donne sono costrette a rimettere il burqa diventando fantasmi, oggetti da usare. Non rimaniamo indifferenti e accogliamo i profughi dell’ Afghanistan 

 

Afghanistan-Buddha-di-Bamiiyan-distrutti-dai-talebani

Afghanistan-Buddha-di-Bamiiyan-distrutti-dai-talebani

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Non ti curar di lor ma guarda e passa>> perifrasi popolare al verso di Dante << Non ragioniam di lor, ma guarda e passa>> (Inf. III, 51). Potrebbe essere quello che intende fare il Presidente Biden di fronte alla tragedia dell’Afghanistan. Ma la frase ha un significato diverso, indica la necessità di lasciar perdere le bassezze del genere umano cioè gli “gnavi” dell’inferno dantesco cioè quelli che non hanno il coraggio di schierarsi e difendere le proprie idee.
Viene da pensare che in questa circostanza lo gnavo, quello che non ha dimostrato abbastanza coraggio, sia proprio Joe Biden che ha dato la colpa della decisone al suo predecessore e, di fronte al disastro umanitario che si andava profilando, con la partenza dell’esercito USA dall’Afghanistan, non ha voluto cercare un paracadute.

 

L’AFGHANISTAN, I TALEBANI LA CULTURA E L’OPPIO

Afghanistan-donne-con-burqa

Afghanistan-donne-con-burqa

Sono stata in Afghanistan solo una volta oltre quarant’anni fa e ricordo che il Paese era molto povero. Io avevo preso una sorta di dissenteria in India e viaggiavo distesa sull’ultimo sedile del pulmino. Andammo a vedere i Buddha di Bamiyan che i Talebani distrussero nel 2001. Si trattava di enormi statue, le più grandi del mondo, di cui una risalente a 1800 anni fa. Distavano oltre 200 Km da Kabul ma per arrivarci si impiegava tutto un giorno, su un percorso fra le montagne lungo un fiumiciattolo che, nel corso di milioni di anni, aveva scavato delle gole simili al Grand Canyon. Bellissimo ma molto disagiato. C’erano villaggetti semiabbandonati in terra battuta con poche pecore dal vello colorato, presumibilmente per riconoscerne la proprietà. In compenso il rifugio dove dormimmo, per terra e tutti in una stanza, traboccava di “figli dei fiori” attratti dalloppio e la cannabis di cui l’Afghanistan è uno dei maggiori produttori mondiali.
Trasformare il sentiero che ho percorso io nel 1975 in una strada moderna, era uno degli obiettivi della cooperazione italiana. Un progetto che andava avanti faticosamente anche a causa degli attacchi dei predoni.
Ora va in fumo. E’ stato tutto inutile.
Quello che sta succedendo alle donne afgane e a tutti quelli che si occupavano di cultura, comunicazione, diritti umani …. è spaventoso.
Qui di seguito riporto l’appello della regista Sahraa Karimi affinché sia fatto ogni sforzo per difendere i più deboli e le donne. Loro dovranno rimettere il burqa diventando fantasmi neri, oggetti da usare. Esseri che lavorano, fanno figli ma non hanno diritto a studiare, a curarsi, a innamorarsi….

 

Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio

Le Donne del Vino protagoniste di un programma di 14 giorni in collaborazione con il Comune di Firenze e la pittrice Elisabetta Rogai per il G20 dell’agricoltura

 

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-e-Massimo-Giletti-in-preparazione-del-G20

di Donatella Cinelli Colombini

Incontri, dibattiti, performance di pittura dal vivo, enoarte, degustazioni … formano un fitto programma che declina il vino in tutte le forme, stimola la riflessione e porta esempi concreti capaci di aprire strade verso il futuro dell’enologia e dell’agricoltura tutta.

 

G 20 DELL’AGRICOLTURA FIRENZE 2021

Quest’anno il G20 Agricoltura avrà luogo a Firenze alla metà di settembre e il Comune ha concesso uno degli spazi più belli di Palazzo Vecchio, la Sala d’Arme, alle Donne del Vino per organizzarvi un progetto di incontri, dibattiti, degustazioni dedicati ai temi del forum internazionale: la resilienza, la sostenibilità e il contrasto della fame nel mondo.

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Firenze-Palazzo-Vecchio-Donne-del-Vino-in-preparazione-del-G20

Il progetto impegnativo che trova nella mostra delle opere della pittrice Elisabetta Rogai una cornice raffinata, toscanissima e perfettamente aderente al tema. Infatti, la Rogai, è un’artista di fama internazionale, che usa il vino per dipingere. La sua tecnica assolutamente originale, celebra proprio quest’anno il suo decennale e si chiama “Enoarte”. Proprio dal rapporto di stima e amicizia che mi lega, da quasi vent’anni, ad Elisabetta Rogai, nasce l’unione di volontà che ha reso possibile la collaborazione fra Comune di Firenze, Donne del Vino e lei per il progetto “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio”.

 

ELISABETTA ROGAI E L’ENOARTE

Quello di Elisabetta Rogai è un dipingere “di vino” di cui l’artista offre una pratica dimostrazione nelle performance live. Le tele di Elisabetta Rogai aggiungono un tocco di creatività e femminilità al programma di incontri organizzati dalle Donne del Vino in collaborazione con il Comune, per i 14 giorni – dal 2 al 15 settembre 2021- Una preparazione al G20 sull’Agricoltura a cui prendono parte 35 delegazioni estere con i 70 componenti.

 

Basta con i non luoghi del vino

Non luoghi del vino, eventi fuori contesto e vini senza patria …. Sono questi alcuni esempi della perdita di identità che va contrastata con forza

Non-luoghi-del-vino

Non-luoghi-del-vino

di Donatella Cinelli Colombini

Dopo i lungi mesi di divieto agli spostamenti, le mascherine, i limiti alle riunioni in presenza…. cominciano le inaugurazioni delle nuove cantine. Tante, tante ma proprio tante in ogni parte d’Italia. Due a Montepulciano nella stessa settimana: Bindella Tenuta Vallocaia e Fattoria Svetoni. Ma gli investimenti nel vino continuano ovunque in Italia e basta viaggiare nel Barolo come sull’Etna per vedere le gru spuntare fra i vigneti. Segno positivo, di fiducia e ripartenza che tuttavia deve tradursi anche in salvaguardia dell’identità locale dei territori.
Solo i progetti dei più grandi architetti possono permettersi di ignorare la cultura locale. Esattamente come, a mio avviso, solo gli chef di enorme talento, possono permettersi di creare mettendo da parte le materie prime e le tradizioni del posto. Entrambi producono delle realizzazioni originali, uniche, dove il genio umano si esprime in libertà.
In tutti gli altri casi il rispetto dell’identità locale è un must.

esempio-di-non-luogo

esempio-di-non-luogo

I NON LUOGHI DEL VINO

I non luoghi sono quelle strutture che potrebbero essere ovunque nel mondo: svincoli autostradali, ospedali, supermercati …. In alcuni casi il loro carattere standardizzato dipende da esigenze tecniche come la necessità di spostare i malati con il loro letto, oppure di consentire il rifornimento dei reparti di vendita. Per questo non possiamo aspettarci che le tinaie o le bottaie delle cantine divergano molto le une dalle altre. Tuttavia l’aspetto esterno degli edifici può rispettare il paesaggio e la cultura locale.
Il punto vendita e la sala da degustazione sono le zone della cantina con meno esigenze tecniche e quelli in cui il produttore può maggiormente rappresentare la sua storia e dove l’identità locale andrebbe più rispettata.
Invece succede il contrario.

Troppi vini da 90 punti e troppo pochi da 100

C’è un autentico affollamento di vini con punteggi di 90 centesimi o poco sopra mentre sono pochissimi i rating di 100 centesimi. Vi spiego perché

 

Casanova-di-Neri-Giacomo-Neri- vino con- rating-di-100-centesimi

Casanova-di-Neri-Giacomo-Neri- vino con- rating-di-100-centesimi

di Donatella Cinelli Colombini

Come spesso avviene la riflessione parte dalla lettura di un articolo intrigante su WineSearcher. Anche il titolo è intrigante <<Why arent there more 100 point wines>>. Perché i vini con 100 punti sono pochi? La risposta che mi viene spontanea è <<perché se fossero tanti questi riconoscimenti non varrebbe niente>> e ve lo dice una che lo sogna davvero.

 

100 CENTESIMI, UN PREMIO PER POCHI VINI COME TUTTI I PREMI IMPORTANTI

Tutti i premi importanti hanno pochissimi vincitori, basta pensare al Nobel oppure all’Oscar. Quando ho visitato il museo di Charlie Chaplin a Ginevra, ho notato che le gambe delle statuette erano abrase per essere state prese in mano tante e tante volte. Evidentemente anche una super star come Charlot li ostentava spesso.
Quindi non deve stupire se il numero dei vini insigniti con 100/100 è basso. Ma il ragionamento è più articolato e più intrigante.

 

Gaja Barolo-Sperss-2016-Robert-Parker 100-centesimi

Gaja Barolo-Sperss-2016-Robert-Parker 100-centesimi

CI SONO MOLTISSIMI VINI CON RATINGS DI 90 CENTESIMI O POCO OLTRE

La prima questione riguarda l’uso di scale di misura diverse. Perché la Michelin ha un sistema di stelle che arriva solo a tre?
Poi c’è l’affollamento dei 90 centesimi che è stato notato dal wine blogger britannico Jamie Goode. In pratica l’innalzamento qualitativo del vino in ogni parte del mondo ha causato una spinta verso l’alto dei giudizi.
Anche la commissione tecnica che valuta le vendemmie del Brunello fa sempre più fatica a tenere le valutazioni sotto il massimo di 5 stelle perché i campioni perfetti sono ogni anno più numerosi.
Va comunque considerato che i super buyer, come i monopoli canadesi, prendono in considerazione solo i vini sopra i 90/100 da parte della grande stampa del vino internazionale per cui arrivare a quel punteggio è indispensabile per fare buoni affari ed è l’aspirazione di tutte le cantine.
Io ho 9 vini sopra i 90/100 e vi assicuro che per una piccola cantina, come la mia, è un grandissimo risultato.

 

Greenpass chi si avvantaggia e chi ci rimette

Tutti volevano il greenpass ma ora lo accettano solo se non li riguarda. Cresce il dissenso e il rischio di farlo diventare inefficace e persino dannoso

 

greenpass-chi-si-avvantaggia-e-chi-ci-rimette

greenpass-chi-si-avvantaggia-e-chi-ci-rimette

di Donatella Cinelli Colombini

Sono vaccinata ed ho il greenpass dall’inizio di luglio. Sono fra gli over 60 che hanno una probabilità di morire di covid del 2,8% ed il pensiero di finire in rianimazione oppure sotto il casco dell’ossigeno mi terrorizza. Molti dei miei amici “covidati” stanno male o hanno problemi seri. Il vaccino non mi ha dato alcuna reazione e spero di avere una protezione, almeno parziale, contro il coronavirus.
Non tutti la pensano come me.

 

IN ITALIA 4,5 MILIONI DI OVER 50 NON VACCINATI E SONO SENZA GREENPASS

Avere in Italia, 4 milioni e mezzo di ultracinquantenni non vaccinati e solo il 58% della popolazione vaccinata fa presagire il terzo inverno difficile. Il virus è ormai diffusissimo. In Provincia di Siena abbiamo avuto 5.000 casi nel 2020 e 10.000 nel 2021 che non è ancora finito. Per non parlare delle varianti: più persone si contagiano e più è possibile l’evoluzione del virus in una versione resistente ai vaccini. E se consideriamo che meno di un terzo della popolazione del pianeta è stata vaccinata c’è de preoccuparsi.

 

GOSSIP DEL VINO IN FRANCIA MOLTO IN ROSA

La prima enoteca femminista a Tolosa, l’OIV lascia Parigi ma rimane in Francia, la nuova rivista di vino Tanin diretta dall’esperta di vino Gabrielle Vizzavona

tanin-nuova-rivista-di-vino-in-Francia-gossip-del-vino

tanin-nuova-rivista-di-vino-in-Francia-gossip-del-vino

di  Donatella Cinelli Colombini

I gossip sul vino francese arrivano dalla Nuova Zelanda, dal super portale  WineSearcher che fornisce i prezzi dei vini nelle enoteche di tutto il mondo. Sono notizie tinte di rosa e decisamente intriganti

A TOLOSA LA PRIMA ENOTECA FEMMINISTA

Constance Charvis e Marion Luc stanno aprendo a Tolosa il loro wine bar femminista La Gougnotte <<Un bar bienveillant, féministe, culturel, queer à Toulouse. Un bar où le vin fait sur place coule à flots ! >> un bar accogliente, femminista, culturale a Tolosa. Un bar dove il vino del territorio scorre liberamente. Oltre alla vendita e assaggio dei vini il programma del locale comprende conferenze, workshop e proiezioni in uno spazio libero per l’attivismo cioè in un <<bar militante>>.

SEMPRE GOSSIP DEL VINO , OIV CAMBIA CASA E LASCIA PARIGI

OIV-cambia-casa-Gossip-del-vino

OIV-cambia-casa-Gossip-del-vino

A quanto parte l’ONU del Vino (OIV-Organizzazione internazionale della vigna e del vino) non intende lasciare la Francia dove ha sede dalla sua nascita nel 1924. Si tratta di un organismo intergovernativo che rappresenta 45 Stati membri ed ha competenze scientifiche e tecniche sulla vigna e sul vino per cui fornisce dati sulla produzione, i consumi e le normative per le quali svolge una lodevole opera di mediazione internazionale. OIV ha una leadership in rosa. È presieduto attualmente da Régina Vanderlinde, che guida anche il comitato scientifico e tecnico dell’OIV, assistita dalla vicepresidente Monika Christmann.
La nuova casa di OIV sarà probabilmente in una delle città del nel triunvirato francese: Reims ( Champagne ), Dijon (Borgogna ) e Bordeaux ( Pomerol ). Ovviamente la capitale dell’Aquitania sta proponendosi con decisione anche per rafforzare il suo ruolo di capitale mondiale del vino ma da un punto di vista scientifico la candidatura più forte appare Digione, sede dell’unica università dell’UNESCO dedicata alla vite e al vino.
Quello che sorprende è l’assoluta assenza di candidature italiane, tedesche o spagnole. La delocalizzazione dell’OIV sta andando avanti come se fosse una questione solo francese da far gestire al Governo di Emmanuel Macron.

Ma il vino CULT è una selezione esclusiva o no?

Nel 2000 la parola CULT indicava i Cabernet californiani più esclusivi e costosi ora c’è chi cerca di appropriarsene e ci sono vini CULT da 15$

Screaming Eagle-CULT-wine-californiano

Screaming Eagle-CULT-wine-californiano

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome “vino cult” così come “supertuscan” sono stati creati per riassumere concetti complessi. Nel caso dei vini toscani, il termine indicava l’aspirazione all’alta qualità e a un linguaggio più internazionale. Tuttavia la scelta di uvaggi e sistemi produttivi diversi da quelli dei disciplinari DOC-DOCG relegavano queste bottiglie nella tipologia “vino da tavola” benché spesso fossero molto care. Dalla contraddizione fra il valore del vino e la sua tipologia scaturì la necessità di trovargli un nome che ne esaltasse le caratteristiche.

INIZIALMENTE I VINI CULT ERANO I CABERNET CALIFORNIANI PIU’ ESCLUSIVI

Per i vini CULT è successo qualcosa di simile: alla fine degli anni ’90 il termine si riferiva ai Cabernet di Napa Valley prodotti in piccole serie esclusive. Il 30 aprile 2000 Wine Spectator uscì con una cover story intitolata “The Rise of California’s Cult Wines”. L’immagine in copertina si collegava a un articolo su nove cantine fra cui Harlan Estate, Screaming Eagle, Shafer

cult-wine

cult-wine

Vineyards e Colgin.

L’UTILIZZO DEL TERMINE CULT PER BOTTIGLIE A BUON MERCATO

Con il tempo, il termine CULT wine è stato utilizzato anche per vini meno prestigiosi fino ad arrivare a bottiglie sotto i 15 Dollari creando confusione ma anche reazioni  polemiche finché la questione è arrivata in tribunale. In aula si troveranno di fronte l’Appellation Trading Company e la cantina californiana Salvestrin che vuole usare il termine in esclusiva e ha una linea di vini chiamata appunto Cult Wine.

 

Per la verità non si tratta delle sole bottiglie con il nome CULT in etichetta, come ha ben spiegato W. Blake Gray nel suo articolo per WineSearcher.  Il primo è il Cult Cabernet della cantina Beau Vigne che è stata approvata dal TTB Federal Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau nel 2010. L’ente ci certificazione americano, nello stesso anno, ha autorizzato il CULT Pinot Noir della cantina Draxton Wines della contea di Mendocino della Russian River Valley.
Successivamente anche la Jackson Family Wines ha iniziato a produrre un vino CULT e poi la cantina BK Wines con un Shiraz australiano single vineyard.
All’ufficio brevetti USA sono registrati 553 prodotti CULT fra cui quello della “morte hippie”.

Cannabis doc in California

Nascono in California le prime denominazioni per la marijuana a somiglianza di quelle enologiche. La strana alleanza fra produttori di vino e cannabis

cannabis-con-denominazione-in-California

cannabis-con-denominazione-in-California

di Donatella Cinelli Colombini

Pensare che in molti stati del mondo è ancora proibita e fino a qualche anno fa era illegale ovunque come LSD o ecstasy. Ora la California ha un’area chiamata triangolo di smeraldo con le contee di Mendocino , Humboldt e Trinity dove sembra essere coltivata la canapa più pregiata.

CANNABIS CON DENOMINAZIONE NEL TRIANGOLO DI SMERALDO

Grazie ad alcuni coltivatori di cannabis particolarmente  intraprendenti e all’aiuto dei produttori di vino californiana il progetto di differenziare con  denominazioni le zone di produzione migliori di marijuana sta prendendo corpo e il Governatore della California Gavin Newsom ha firmato il disegno di legge 67 del Senato che le istituisce.

Ed ecco che i nostri intraprendentissimi produttori di cannabis che hanno scritto un disciplinare di produzione. Alla guida di tutto c’è Coleman che ha fondato l‘Origins Council, organizzazione senza scopo di lucro che guiderà lo sviluppo e la qualificazione delle zone di produzione del Cannabis in modo sostenibile.

La cosa quasi incredibile è il sostegno di Rex Stults, vicepresidente delle relazioni industriali per l’ associazione Napa Valley Vintners (NVV) il cui unico problema è di evitare un’ interferenza fra Napa -vino e Cannabis. Infatti le luci che illuminano le coltivazioni di canapa indiana di notte e il suono degli allarmi potrebbero danneggiare il redditizio turismo del vino della valle.

Wine Enthusiast: 2 donne ai vertici

Più donne nelle stanze dei bottoni del vino in USA e Asia. Wine Enthusiast nomina Jacqueline e Erika Strum fra i presidenti: la stampa del vino USA è più rosa

 

Erika-Strum-Wine-Enthusiast

Erika-Strum-Wine-Enthusiast

Di Donatella Cinelli Colombini

Nel caso del Wine Enthusiast la svolta in rosa è un processo profondo che dura da anni e ha visto focalizzare molti gli articoli sulle donne produttrici, sulle donne sommelier e il sostegno delle associazioni del vino al femminile. Anche la degustatrice del vino italiano, Kerin O’Keefe è una donna. Si tratta di un’intellettuale con un passato di studi di letteratura inglese e numerose pubblicazioni in cui ha avuto un ruolo pionieristico e trainante verso i vini fortemente rappresentativi del proprio territorio d’origine. Una scelta che oggi è largamente condivisa ma, vent’anni fa, richiedeva un grande coraggio e profonda conoscenza.

 

WINE ENTHUSIAST: DUE DONNE AL VERTICE

Jackie-Strum-Wine-Enthusiast

Jackie-Strum-Wine-Enthusiast

Proprio su queste donne talentuose e capaci di aprire nuove strade, punta Wine Enthusiast per rafforzare il suo ruolo nell’editoria specializzata. Anche se la rivista è la più nota fra le attività del Gruppo, Wine Enthusiast ha anche un’intensa presenza digitale, organizza eventi ed ha anche un dipartimento commerciale e un premio. La proprietà e il management è in mano ad Adam e Sybil Strum che ora si sono affiancati la generazione più giovane con la promozione di Erika Strum a Presidente di Wine Enthusiast Commerce e Jacqueline Strum a Presidente ed Editore di Wine Enthusiast Media. Il ringiovanimento dei vertici aziendali ha l’obiettivo di ampliare il settore digitale della Comunicazione che è cresciuto a due cifre portando a 4 milioni il numero dei lettori mensili di Wine Enthusiast. Un successo confermato dal +30% delle promozioni dei vini nell’ultimo anno. Jacqueline e Erika hanno una solida preparazione universitaria alle spalle e un’ottima capacità nello sviluppo di progetti digitali, il “mago del SEO” è Erika Strum fortissima nella strategia di ottimizzazione dei motori di ricerca, email marketing, UX e social media.

 

UMANI RONCHI E T’INNAMORI DEL VINO DELLE MARCHE

Massimo Bernetti ci racconta la sua vita e la storia della sua cantina Umani Ronchi, icona del vino marchigiano e del successo internazionale del vino italiano

 

Massimo-e-Michele-Bernetti-Umani-Ronchi

Massimo-e-Michele-Bernetti-Umani-Ronchi

Di Donatella Cinelli Colombini

Massimo Bernetti è uno dei capitani coraggiosi del vino italiano, quei pionieri che trasformarono il vino delle osterie e delle cisterne in bottiglie di lusso. Oggi, arrivato a 80 anni, un’età in cui <<il tempo trascorso è più reale di noi>> come dice, con autoironia, nella prefazione, ha deciso di raccontare questo percorso in due opuscoli scritti con semplicità e senza alcun desiderio autocelebrativo.
E’ questa la prima cosa che colpisce: l’umiltà di una storia vera. E’ un dono raro che trasforma i due racconti di Massimo Bernetti in una testimonianza autentica, precisa di un uomo e della sua cantina. Una storia che va a inserirsi nella spettacolare ascesa del vino italiano fino ai ristoranti stellati di tutto il mondo.

 

LA MERAVIGLIOSA STORIA DEL VINO ITALIANO NEL  DOPOGUERRA

Pelago-Umani-Ronchi-

Pelago-Umani-Ronchi-

Un percorso pieno di pericoli, di delusioni, di coraggio, intraprendenza, tenacia …. Con la voglia continua di andare ancora avanti, di non sentirsi appagato dei risultati e di accettare sfide sempre più difficili. E’ bene che i giovani leggano questa testimonianza perché infonderà loro il coraggio che serve in questa fase post covid. Cambiare il mondo è possibile, anzi è bello.
I ricordi dell’infanzia, della seconda guerra mondiale e del dopoguerra sono forse le pagine più belle e capaci di ispirare coraggio. Ci sono brani, come quello dei bombardamenti di Ancona, che sembrano la Siria di oggi. Massimo e la sua famiglia rimangono per 20 giorni in cantina con poco cibo e in costante pericolo di morte, ma lui bambino si diverte a collezionare schegge di granate e corre verso i crateri delle bombe per arricchire la sua raccolta.

 

VINO E SPORT CON BRINDISI OLIMPICI

Vino e calcio, vino e ciclismo, vino e Gran Premi automobilistici come la sponsorizzazione sportava promuove cantine o territori e il tifo diventa virale

 

Luna-Rossa-ha-brindato-con-Ferrari-Trento-al-secondo-posto-nell'America's-Cup

Luna-Rossa-ha-brindato-con-Ferrari-Trento-al-secondo-posto-nell’America’s-Cup

Di Donatella Cinelli Colombini

Il vino è poco presente fra gli sponsor sportivi, ma è comunque presente in modo significativo sostenendo squadre locali come fa Sartori con il calcio di Verona oppure grandi eventi internazionali come la Ferrari di Trento che fa brindare i piloti vincitori delle gare di Formula 1 e i medagliati italiani a Tokyo.
Secondo me gli spumanti Ferrari portano anche fortuna viste le 40 medaglie olimpiche  alcune delle quali veramente stratosferiche come i 100 metri piani di Marcell Jacobs e la staffetta 4 x 100.  Per non parlare delle rosse di Maranello, che dopo un disastroso 2020, ricominciano a vedere il podio. Hanno brindato con Ferrari Trento Rafa Nadal vincitore degli Internazionali di tennis di Roma 2021 e il team di Prada-Luna Rossa che è arrivata seconda nella 36° edizione dell’America’s Cup di vela.

 

Club Atlético Colón

Club Atlético Colón-Sport-e-Vino

FERRARI TRENTO BRINDA COI VINCITORI DELLA FORMULA 1

L’operazione di Ferrari Trento è molto importante per tutto lo spumante italiano perché sostituire le magnum di Champagne in uno dei momenti più fotografati dello sport mondiale e in uno dei momenti con maggiore contenuto simbolico: lusso, festa e successo. Questi sentimenti si attaccano alle bottiglie e chi servirà una magnum di Ferrari Trento Doc alla festa della sua laurea finirà per sentirsi un campione ricco, famoso e vincente. Il mito dello Champagne è stato costruito su valori simbolici di questo tipo ed è bello vedere che le bollicine italiane sono ora sul podio così come è bello vederle trionfare allo Champagne & Sparkling wine world championships.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
Privacy Overview

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito ritieni più interessanti e utili.