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Valore Val d’Orcia quanto valgono i cipressini

Era una terra di miseria e oggi è il simbolo mondiale del bel paesaggio. Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini spiegano come e perché questa metamorfosi

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Mi ricordo che, una decina d’anni fa, durante un viaggio all’estero vidi in TV lo spot pubblicitario di uno scaldabagno. C’era uno scienziato in una base polare che rientrava intirizzito da una missione. Accedeva l’acqua calda, andava sotto la doccia chiudeva gli occhi e nella sua mente la sensazione di benessere diventava l’immagine dei cipressini della Valdorcia.
Pensai <<che fortuna vivere proprio lì vicino>>. Ma a volte sembra di stare dentro una cartolina, un qualcosa di troppo sovraesposto e persino mercificato.

 

QUANDO IL PAESAGGIO DELLA VALDORCIA DIVENTA UNO SPOT DI BELLEZZA

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I cipressini di San Quirico, la Cappella di Vitaleta, la strada di Monticchiello …. vengono usati in spot pubblicitari, copertine e persino azioni improprie come la promozione dell’Umbria o peggio delle Highlands scozzesi e disastrosamente sulla home page del sito della Monsanto multinazionale della chimica.
Nella metamorfosi del paesaggio valdorciano, in un’icona di bellezza paesaggistica universalmente riconosciuta, hanno avuto un ruolo i film e i social. La parola Val d’Orcia ha 200.000 citazioni al giorno online.
Una sovraesposizione che ha fatto cessare la condizione di povertà e abbandono che aveva determinato il detto “Orcia miseria”.

 

LORENZO BENOCCI E CRISTIANO PELLEGRINI VALORE VAL D’ORCIA

Questo paesaggio ha dunque, un valore economico e non solo come calamita turistica.
<<Perché un prodotto agricolo fatto in un territorio bello è già di per sé anche buono e desiderato?>>.
Proprio per capire come la bellezza paesaggistica della Valdorcia sia diventata un valore economico e sociale Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini hanno raccolto in un saggio, l’opinione di esperti e imprenditori costruendo una sorta di ipotesi progettuale sugli interventi necessari per conservarla.

 

La nuova generazione del vino

Sostenibile è la parola chiave per i millennials che producono, consumano e visitano i territori del vino. Una generazione green ma anche solidale e innovativa

Di Donatella Cinelli Colombini

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AGIVI-Palazzo-Vecchio-i-giovani-la-sostenibilità-e-il-vino

A Firenze la generazione degli under 40 del vino italiano AGIVI ha mostrato un nettissimo colore green. <<Dalla vigna alla cantina, passando dalla scelta del packaging a quella dei trasporti fino ai servizi offerti in azienda, sono sempre di più le iniziative delle nuove generazioni sviluppate in ottica sostenibile>>. Questo il nocciolo dell’incontro da cui è partita Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente di Agivi – l’Associazione dei giovani imprenditori vitivinicoli italiani di Unione Italiana vini durante l’incontro nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio in preparazione del G20 Agricoltura. L’appuntamento era all’interno della rassegna “Territori, cultura e arte del vino a Palazzo Vecchio” coordinata dall’Associazione nazionale Le Donne del Vino in collaborazione con il Comune di Firenze e incorniciata dalla mostra di Elisabetta Rogai, la pittrice fiorentina che dipinge col vino. <<Secondo un sondaggio fra i soci AGIVI, il 94% dei giovani imprenditori vinicoli ritiene che la sostenibilità possa rappresentare un fattore decisivo per la competitività, e quasi 7 intervistati su 10 scelgono i fornitori in base alla sostenibilità delle loro proposte. Abbiamo rilevato che l’83% delle aziende hanno progetti o piani sul tema della sostenibilità, già ultimati o in corso di realizzazione in 8 casi su 10>>.

ROBERTA GARIBALDI E IL TURISMO ENOGASTRONOMICO GIOVANE E SOSTENIBILE

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Presidente-Violante-Gardini-Cinelli-Colombini-AGIVI-Palazzo-Vecchio-i-giovani-la-sostenibilità-e-il-vino

Ma anche i turisti enogastronomici pensano green <<La sostenibilità rappresenta un importante driver di scelta soprattutto per le nuove generazioni che, in viaggio, tendono a adottare comportamenti consoni evitando sprechi di cibo e rispettando l’ambiente>> ha spiegato Roberta Garibaldi, professore all’Università di Bergamo e autore del Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano. <<I turisti Millennials, inoltre, sono pienamente consci di cosa significa turismo sostenibile nelle sue differenti sfaccettature ambientale, sociale ed economica: il 77% ritiene non solo che sia una pratica rispettosa dell’ambiente, ma anche che possa contribuire a salvaguardare le usanze della comunità visitata, e rappresentano il 74% i giovani che credono che possa essere fonte di occupazione e reddito nei territori interessati. I Millennials si dimostrano quindi particolarmente attenti al sociale: sono più propensi a visitare un’azienda se adotta politiche etiche nella gestione (70%) o ha in essere progetti di aiuto verso le categorie svantaggiate (70%). Infine, dichiarano che sceglierebbero più volentieri tour che diano l’opportunità di visitare negozi o siti produttivi condotti da persone che hanno affrontato o stanno affrontando situazioni di disagio economico-sociale (63%)>>.

CON LE DONNE VINCEREMO

Le donne sono la maggiore risorsa italiana inespressa e immediatamente spendibile. Cresce l’entusiasmo mentre le donne del vino USA annientano il gender gap

 

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Parità-di-genere-nel-vino-Donatella, Giada, Barbara e Sabrina

di Donatella Cinelli Colombini

89% degli italiani vede nel divario di genere un freno al rilancio del Paese anche perché ci costa 89 miliardi l’anno (6% del PIL). La valorizzazione delle donne è per il 42% delle femmine e il 18% dei maschi, la risorsa inespressa da mettere in campo per accelerare la ripresa.
Gli italiani sono consapevoli di essere il fanalino di coda del gender gap (42%) ma cresce la consapevolezza che il cambiamento sarebbe benefico. Questi i primi dati del Rapporto COOP 2021 presentati da Albino Russo dipingendo un’Italia post covid piena di ottimismo e di nuovo orgoglio nazionale.

 

DONNE DEL VINO DESTINATE A ROMPERE IL TETTO DI CRISTALLO

Il gender gap cioè il divario retributivo e di carriera fra uomini e donne, è il nocciolo della questione. Ma tutto lascia pensare che saranno le donne del comparto enologico a sfondare il tetto di cristallo che chiude l’ascesa del genere femminile.

Cena di gala stellata al castello per l’Orcia DOC

La Orcia Doc, il vino più bello del mondo, protagonista della cena stellata – La Parolina – al Castello di San Giovanni e della masterclass di Francesco Lizio Bruno

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono momenti che segnano la storia di una denominazione e questo è uno di essi. La Doc Orcia, nata il 14 febbraio 2000 sulle alte colline in mezzo ai territori del Brunello e del Vino Nobile, si è fatta spazio fra i rossi più famosi della Toscana e crescendo velocemente in qualità e reputazione.

 

LA GIOVANE DOC ORCIA ALLA CENA DI GALA DEL CASTELLO CON IL RISTORANTE STELLATO LA PAROLINA

Se dieci anni fa quasi nessuna cantina Orcia era commercializzata a Siena ora è diventata una protagonista del suo meraviglioso territorio che, prima del covid, aveva circa un milione di presenze turistiche e quasi altrettanti escursionisti. Flussi per la maggior parte stranieri e quasi tutti composti da wine lover. Un territorio in gran parte inscritto nel patrimonio dell’Umanità Unesco (2004) per l’integrità del suo paesaggio storico, da cui è nato il claim <<Orcia il vino più bello del mondo>>.

Ecco che l’Orcia DOC da vino quasi sconosciuto è diventato un must dell’esperienza turistica di chi arriva in questa zona e pian piano ha trasformato i circa 60 produttori in veri eroi che costruiscono la qualità dei loro vini con cura artigianale e difendono l’integrità agricola della loro meravigliosa terra.

 

MOSTRA MERCATO DEL TARTUFO BIANCO DELLE CRETE SENESI 2021

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Avere una cena di gala nel medioevale castello di San Giovanni d’Asso con piatti di uno chef stellato è la consacrazione della crescita della Doc Orcia e dei suoi produttori.
Quando Angelo Cosseddu, consigliere del Comune di Montalcino incaricato di organizzare la Mostra Mercato del Tartufo Bianco delle Crete Senesi 2021, mi propose di accompagnare con i vini dell’Orcia la cena preparata dal ristorante “La Paolina” una stella Michelin con un menù di pesce preparato dagli Chef Iside De Cesare e Romano Gordini, mi sono detta “è una sfida che vinceremo” perché ci permette di mostrare la versatilità del nostro territorio, anche se restiamo una terra da vini rossi.
Da qui è partita una scommessa che ci ha portato a raccogliere 15 tipologie fra spumanti, bianchi, rosati, rossi e vini da dessert prodotti nel territorio Orcia e dare il sold out della cena con 130 partecipanti, 20 giorni di anticipo.

 

7 PIETANZE E 15 VINI PER LA CENA DELL’ORCIA AL CASTELLO DEL TARTUFO BIANCO

Ecco il menù: antipasto a giro braccio sala del Camino in Castello, Paninetto al nero di seppia con salmone irlandese, brisè con tartare di gambero e tenero di capra, Caviale di lenticchie nere, tagliatella di seppia, olio nuovo e Tartufo Bianco delle Crete Senesi. Segue la cena placé di tre portate, al secondo piano del Castello.
Io servirò il nuovo Spumante Brut Rosè Metodo Classico a base di Sangiovese 100% e la mia Cenerentola Doc Orcia che sta ottenendo punteggi sempre più alti da parte della critica internazionale. Ho come l’impressione che la favola della giovane che va al castello e poi sposa il principe si stia avverando. Ma a volte la realtà è persino meglio dei sogni.
Ecco che io ho invitato alcuni amici giornalisti TOP e loro hanno detto << si veniamo>>. Questo è l’inizio di un nuovo futuro per la Doc Orcia. Un futuro dove irriducibili vignaioli valdorciani creano un format a loro misura: giovani chef di grande talento e vini di produttori artigiani di grande talento in abbinamenti insoliti.

 

L’età dei vigneti e la qualità del vino

“Gallina vecchia da buon brodo”, dice il proverbio ma “vigneto vecchio da buon vino?” Attilio Scienza ci mostra che non è sempre vero almeno nel Riesling

 

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età-dei-vigneti-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

di Donatella Cinelli Colombini

Attilio Scienza spiega anche perché, nella maggior parte dei casi, la vigna vecchia ha una marcia in più. La vite si autoregola cercando un equilibrio fra l’uva e la chioma verde che dovrebbe alimentarla. Generalmente il rapporto fra le radici e la parte verde va a vantaggio della parte sotterranea ma, se la vigna è vecchia la circolazione della linfa è in difficoltà e quindi avviene un processo di immagazzinamento che non favorisce lo sviluppo vegetativo. Avremo quindi una chioma verde più ridotta e anche meno grappoli ma una bella scorta per il periodo della maturazione.

 

COME E PERCHE’ LE VITI VECCHIE HANNO UNA MATURAZIONE MIGLIORE

Sappiamo tutti che il problema attuale è proprio nell’ultima fase del ciclo vegetativo perché le viti germogliano prima e quindi invaiano prima e arrivano nella fase di maturazione quando è ancora molto caldo. Anzi troppo caldo. Se la vite ha delle scorte da usare, in questa fase l’uva matura più lentamente e non subisce i fenomeni di appassimento che vediamo spesso nei vigneti giovani. Per questo le vigne vecchie sono, generalmente, vendemmiate per ultime.
Ecco spiegata la magia dell’uva ottenuta dai vigneti vecchi: pochi grappoli che maturano pian piano.

 

GLI SVANTAGGI DEI VECCHI VIGNETI DISOMOGENEI E POCO PRODUTTIVI

Vigne-vecchie-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

Vigne-vecchie-e-qualità-del-vino-non-sempre-in-relazione

Accanto ai vantaggi ci sono i problemi, generalmente le vigne vecchie rendono poco e sono piene di fallanze. Spesso, qui in Toscana, si tratta di vigneti promiscui dove i filari sono sostenuti da alberi – le così dette viti maritate – e intercalati da altre coltivazioni. Generalmente c’è una forte disomogeneità produttiva per cui alcune viti hanno tronchi enormi e troppi grappoli che maturano più tardi mentre altre hanno meno frutti che vanno raccolti prima. Si tratta di eredità del passato che arricchisce il paesaggio ma è difficilissima da gestire.

Sarebbe opportuno inserire questi vigneti nella viticultura eroica per salvarli dalla distruzione anche se il loro valore al fine di produrre grandi vini, mi sembra limitato. Più promettenti i vigneti di 50-70 anni in cui i vignaioli hanno piantato cloni qualitativi e che, se restaurati e integrati con la sostituzione annuale delle piante morte, possono dare vini di grande finezza e complessità.

 

IOsonoDonatella Brunello di Montalcino DOCG 2015

Il Brunello che Donatella Cinelli Colombini si è regalata quando ha realizzato il suo sogno di creare una cantina e un vino capaci di affermarsi nel mondo

 

IOsonoDobatella-2015-Brunello-di-Montalcino-Casato-Prime-Donne

IOsonoDobatella-2015-Brunello-di-Montalcino-Casato-Prime-Donne

Donatella Cinelli Colombini racconta come ha scalato la sua montagna lasciando il confort di una famiglia di affermati produttori di Brunello per creare un’azienda solo sua <<nel 1998 i miei genitori mi dettero due proprietà da ristrutturare in Toscana, ma all’inizio non c’erano cantine e i vigneti erano da ripiantare. Il mio piccolo team mi chiedeva “se qualcuno telefona cosa dobbiamo dire” e io risposi “dite che sono le aziende di Donatella Cinelli Colombini”>> un punto di partenza che la portò lontano.
In quel momento iniziale lei aveva molti dubbi perché ricordava la raccomandazione del nonno Giovanni Colombini <<mai dare il proprio nome all’azienda perché quando viene venduta è come dare la propria identità ad un altro>>.

 

DONATELLA LA GRANDE DAME DEL BRUNELLO MA ANCHE LA PASIONARIA E LA VISONARIA

Ma Donatella voleva farcela e i dubbi si trasformarono in opportunità perché già nel 2010 era capace di vendemmiare un grande Brunello e sei anni dopo era invitata a presentare la versione riserva, alla più esclusiva degustazione del mondo, la New York Wine Experience.

Montalcino-Casato-Prime-Donne-Vigneto-Ardita-Sangiovese

Montalcino-Casato-Prime-Donne-Vigneto-Ardita-Sangiovese

Un sogno che si realizza e che doveva essere celebrato trasformando la raccomandazione del nonno in un’affermazione orgogliosa “IOsonoDonatella” la pasionaria, la visionaria che punta sulle donne, la rivoluzionaria che apre le cantine italiane ai turisti, la Grande Dame del Brunello come l’ha recentemente chiamata Vinum <<e questo è il vino che mi racconta>>.

Nasce una piccolissima serie con il suo solo nome di battesimo che nel packaging racconta il suo passato di storica d’arte ed esperta in oreficeria medioevale. Sulla bottiglia di vetro c’è infatti un glitter che forma un anello con al centro il suo logo in oro come fosse un sigillo gotico.
Fin ora sono state prodotte 4 annate del Brunello IOsonoDonatella: 2010, 2012, 2013 e 2015 perché solo le migliori vendemmie danno origine a queste piccole selezioni di 600 o 1.300 bottiglie destinate ad un pubblico di appassionati che cercano vini rari e di grande qualità.

 

Neuromarketing: istruzioni sul packaging del vino

Coerenza di look e taste, colori seducenti, superfici lisce e ruvide … emozioni trasmesse anche da testi, luci e suoni come quello del tappo che esce

 

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

di Donatella Cinelli Colombini

Un utilissimo articolo di Mariella Dubbini su “il Sommelier” fornisce le istruzioni pratiche per realizzare un’etichetta capace di aumentare le prospettive commerciali del vino. Alle note contenute nell’articolo ne ho aggiunte altre e spero cha alla fine siano utili. Una sola parola d’ordine: emozionare
Arrivano da Vincenzo Russo professore di psicologia dei consumi alla IULM di Milano e massimo esperto italiano di neuromarketing associato al vino.

Eccoci dunque alle “istruzioni per l’uso”.

 

COERENZA

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Un prezzo medio basso e un’etichetta ricca che trasmette lusso, allontanano il cliente. La percezione del prodotto risulta poco rassicurante perché la distonia ha un effetto negativo sulla percezione.

 

ASPETTO CROMATICO SEDUCENTE

Carta opaca con scritte lucide, uso di colori contrastanti, fanno uscire la bottiglia dallo scaffale. Anche la scelta dei colori è importante: blu e nero trasmettono eleganza e sono più apprezzati da un target maschile. Colori pastello come il viola sono più adatti a vini destinati a consumatrici donne.

 

ANCHE IL TATTO VUOLE LA SUA PARTE

Effetto visivo di rilievo oppure superfici che toccandole, risultano discontinue come lisce e ruvide emozionano positivamente.

 

Intelligenza artificiale per riconoscere la maturità dell’uva

Il progetto Smart Grape porta l’intelligenza artificiale nel vigneto per decidere il giorno della vendemmia ma anche per rendere più sostenibile la coltivazione

 

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Maturità-e-qualità-dell’uva-valutate-con il-progetto-smart-grape

di Donatella Cinelli Colombini

Quando creai la mia nuova azienda, nel 1998 e negli anni successivi, la data della vendemmia veniva decisa in base alle analisi di laboratorio. Ogni settimana venivano prelevati acini negli stessi punti dei vigneti e sui due lati delle spalliere delle viti.  Tutti avevamo imparato la doppia curva della maturità dell’uva: i polifenoli e l’alcol che salivano e l’acidità che scendeva. Io stessa avevo assistito alle lezioni di Yves Glorie, all’Università di Bordeaux imparando a scegliere il giorno della raccolta senza troppa paura della surmaturazione.

 

VALUTAZIONE TRADIZIONALE DELL’UVA CON ASSAGGIO E ANALISI DI LABORATORIO

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L’intelligenza-artificiale-al-servizio-dell’ambiente-e-della-qualità-del-vino-progetto-Smart-Grape

Nel 2010 arrivò al Casato Prime Donne di Montalcino, una nuova consulente, l’enologa Valerie Lavigne forte della collaborazione con un altro guru del vino francese, Denis Dubourdieu, e ci disse <<basta analisi, tornate ad assaggiare l’uva con la bocca>> e noi la seguivamo su e giù per le vigne masticando acini d’uva.

In realtà servono sia le analisi che l’assaggio. Il Consorzio del Brunello ha dato un aiuto decisivo alle cantine effettuando l’analisi di laboratorio sui valori tecnologici e polifenolici dell’uva di Sangiovese, tutte le settimane, dalla fine di agosto alla fine della vendemmia. Il campionamento avviene in tutti i versanti della collina di Montalcino e, insieme alle centraline meteorologiche e ai dati di ogni azienda, permettono di vendemmiare scegliendo le date con grande precisione.

 

PROGETTO SMART GRAPE CON SPETTROSCOPIA METEOROLOGIA E HARDWARE

Io rimango convinta che la cosa decisiva è l’osservazione e l’assaggio dell’uva e per questo ho guardato con un certo scetticismo la notizia, diffusa da WineNews sul progetto “Smart Grape” dell’istituto di ricerca Fraunhofer di Monaco di Baviera, che in pratica mette in campo l’intelligenza artificiale e la spettroscopia ad infrarossi per determinare la qualità e la maturità dell’uva.

Monte dei Ragni una cantina che fa riflettere

Hanno intitolato i video su Zeno Zignoli la “la coscienza di Zeno” e la sua cantina Monte dei Ragni è la realtà produttiva più singolare della Valpolicella

 

Amarone-Monte-dei-Ragni

Amarone-Monte-dei-Ragni

di Donatella Cinelli Colombini

Mi hanno parlato di lui degli amici produttori veronesi dicendo <<i vini sono molto cari, vai li per comprarli ma non sai se te li vende, perché se non gli piaci ti manda via>>. Un racconto che mi ha incuriosito ed ho scoperto un poeta innamorato nella terra che qui vorrei presentarvi.

 

MONTE DEI RAGNI A FUMANE

Monte dei Ragni è nel comune di Fumane, in Veneto, il podere è coltivato dalla famiglia Ragno, quella della moglie di Zeno Zignoli, da cinque generazioni.
I 7 ettari di vigne con la tipica sistemazione a pergola semplice sono inframmezzati dai tradizionali muretti a secco, gli olivi e i ciliegi come all’epoca dei nonni. Per arrivare all’azienda si percorre una stradina fra due muri di pietre, nella località Marega, un borgo del 1450 nato come guarnigione militare.

 

UN CAVALLO NELLA VIGNA E TANTA MANUALITA’ IN CANTINA

La coltivazione della vite ha origini antichissime e in questa fascia pedecollinare offre il meglio di sé. I vigneti contengono varietà autoctone e sono coltivati con una cura da contadini ottocenteschi. <<Se viene più buono vale la pena>> e nelle foto vediamo Zeno, con il cavallo per la lavorazione dei campi.
Una propensione alla tradizione che, in cantina, si traduce in una manualità totale. L’uva per l’appassimento che serve per l’Amarone è scelta nella vigna grappolo per grappolo e poi messa ad appassire sulle reti metalliche verticali, ancora una volta, appendendola grappolo per grappolo. Una filosofia che Zeno Zignoli spiega come una scelta di vita <<bisognerebbe fare una distinzione fra le cose costose e le cose care. Le cose costose hanno dei costi alle spalle>> intendendo la manualità dei suoi processi produttivi <<mentre le cose care sono vendute al più alto prezzo possibile>> con un esplico riferimento alle azioni di marketing e comunicazione che fanno lievitare i cartellini anche senza un vero valore intrinseco dei prodotti. E alla fine esce il cuore di questa idea della vita e del lavoro <<la terra va meritata, il vino va meritato ……. E vale la pena farlo se poi il risultato è interessante>>.

 

Donne in vino Siduri

Siduri dea babilonese del vino. Onav Modena e Grandangolo di Carpi per un progetto fotografico di Valeria Cremaschi sulla forza rivoluzionaria del vino al femminile

 

di Donatella Cinelli Colombini

Donne-in-vino-Siduri-Grandagolo-Carpi-Onav-Modena

Donne-in-vino-Siduri-Grandagolo-Carpi-Onav-Modena

Sono intitolate a Siduri una mostra fotografica allestita nel 2018 a Castiglion Olona (Va) e il suo catalogo appena stampato. Li hanno realizzati 12 fotografe unendo le forze di Onav Modena e del Gruppo Fotografico Grandangolo di Carpi con alla testa Vanda Marchesi Morselli e sua figlia Valeria Cremaschi.

 

SIDURI DONNE IN VINO

Racconta 22 storie di donne del vino. In alcuni casi si tratta di singoli ritratti in altri di gruppi.
Salvo poche eccezioni, l’aderenza al vero è totale, con una rara capacità introspettiva dei personaggi e una grande profondità di messaggio. Difficilmente il racconto fotografico è così forte e lontano dagli stereotipi. Soprattutto quando il soggetto è femminile, la ricerca della bellezza, spesso sovrasta la forza espressiva.
Ma non in questo caso.
“Siduri – Donne in Vino” ha la forza del racconto inedito, fuori dagli schemi e ci mostra una femminilità diversa e un modo di fare il vino diverso ma persino un’etica diversa.
Anche la scelta del titolo è singolare.

 

Merano Wine Festival GOLD MEDAL al Brunello 2016

5-9 novembre 2021 torna Merano Wine Festival con accessi selezionatissimi per le cantine e il pubblico ma la consueta ricerca dell’eccellenza della qualità in bottiglia

 

IGT-Toscana-Il-Drago-e-le-8-colombe-RED-Medal-Merano-Wine-Festival

IGT-Toscana-Il-Drago-e-le-8-colombe-RED-Medal-Merano-Wine-Festival

Le regole covid limitano il numero delle cantine e dei visitatori al Merano Wine Festival 2021 ma la festa del grande vino è la stessa di sempre. 30° edizione a numero chiuso e con il GreenPass.

 

BRUNELLO DI MONTALCINO 2016 GOLD MEDAL AL MERANO WINE FESTIVAL

In degustazione il Brunello di Montalcino 2016 di Donatella Cinelli Colombini premiato con la GOLD MEDAL da parte del Merano Wine Hunter. Brunello Prime Donne 2016, Cenerentola 2017 Doc Orcia e IGT Supertuscan Il Drago e le 8 Colombe 2018 premiati con la RED MEDAL. Un successone perché tutti i vini hanno ottenuto un punteggio oltre i 90/100 da parte della commissione di degustazione del Winehunter Award. Per i vini premiati ci sarà un banco d’assaggio mentre nel prestigioso Hall Excellence, dove anche la nostra cantina aveva il suo tavolo prima del Covid, ci saranno solo le imprese coraggiose che hanno partecipato anche alla scorsa edizione sfidando il coronavirus. Un riconoscimento al coraggio che, francamente, appare giustificatissimo.

 

HELMUTH KOCHER WINE HANTER

Merano-Wine-Festival-vini-Donatella-Cinellicolombini-in-degustazione

Merano-Wine-Festival-vini-Donatella-Cinellicolombini-in-degustazione

Helmuth Köcher presidente e fondatore del Merano Wine Festival è riuscito a creare una reputazione enorme intorno a questo evento che richiama operatori, collezionisti, stampa e semplici appassionati soprattutto di lingua tedesca. Il suo motto è <<excellence is an attitude>> e questa filosofia lo porta a una costante ed instancabile ricerca della qualità migliore nei vini, negli alimenti ma anche nelle manifestazioni che organizza puntando al TOP nelle location, nelle esperienze e nell’innovazione. <<Perché abbiamo bisogno del meglio: studiarlo, trovarlo, crearlo e sentiamo la necessità di condividerlo con chi ci sta intorno>>.

 

Contenitore termico per spedire il vino

Come difendere il vino spedito a casa dal troppo caldo o dal troppo freddo? Con il contenitore termico di Perbacco Wine Box i danneggiamenti termici finiscono

 

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PerBacco-Wine-Box-contenitore-termico-per-spedire-il-vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino e olio sono naturali e delicati. Trattarli con cura, anche durante il trasporto è indispensabile, per questo spedire il vino in estate e soprattutto spedire l’olio anche in inverno è spesso problematico. Le temperature estreme, che ormai caratterizzano i mesi da giugno a settembre, possono compromettere l’integrità del vino, far trasudare i tappi e persino stappare le bottiglie.

 

LE SPEDIZIONI DI VINO ESTIVE O INVERNALI SONO SEMPRE PROBLEMATICHE

E’ un problema che riguarda chiunque sia alle prese con le spedizioni: sia i winelovers appassionati di shopping on line che i grandi importatori.
Per questo molti buyer americani o asiatici evitano di mettere il vino sulle navi quando è molto caldo o troppo freddo. I containers termoregolati costano e non sempre funzionano. Molte cantine si difendono contro i rischi del trasporto mettendo dei rilevatori che trasmettono le temperature e segnalano quando salgono o scendono troppo.

 

DANNI DA SBALZI TERMICI: RIGUARDANO LE GRANDI E LE PICCOLE SPEDIZIONI

Comunque i “danni da trasporto” sono più frequenti di quanto si immagini. Anche noi abbiamo avuto recentemente una spedizione in Asia con tracce evidenti di danni da caldo: collarini macchiati di vino, tappi parzialmente sollevati. L’importatore diceva di aver usato tutte le accortezze durante il trasporto, ma era evidente il contrario. In questi casi l’unico modo per tenersi il buyer è sostituirgli il vino e evitare la ricerca delle colpe.
Purtroppo basta un paio di giorni a temperature altissime e il vino si rovina. Non è solo la confezione ad alterarsi ma soprattutto il profumo che diventa ossidato e il sapore che risulta precocemente invecchiato.
In mare, i container termoregolati vengono messi sull’esterno della nave e basta un guasto per fare un disastro. Un problema che, tuttavia può avvenire anche nelle normali spedizioni se i magazzini non sono climatizzati e i furgoni per il trasporto viaggiano di giorno e sono posteggiati al sole.

 

Sempre più vino nei calici delle donne

Storico sorpasso in Italia: i bevitori abituali di vino sono al 55% donne. Indagine Wine Intelligence per UIV presentata a Vinitaly special edition

 

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

Consumatori-di-vino-USA-ricchi-e-non-giovani

di Donatella Cinelli Colombini

Il 55% dei consumatori di vino italiani sono donne. L’indagine di Wine Intelligence per Unione Italiana Vini è stata presentata a Verona da Pierpaolo Penco durante Vinitaly Special Edition.  Il dato è arrivato inaspettato perchè il mercato italiano era considerato da sempre una roccaforte maschile ma conferma una tendenza mondiale.

Chi beve vino in USA è laureato, guadagna bene, è donna e ha oltre 34 anni. I giovani USA e cinesi trovano i vino difficile e preferiscono cocktail e superalcolici.
La birra è la bevanda alcolica preferita in USA ma i laureati e chi guadagna molto scelgono il vino.

Gallup fotografa i consumatori statunitensi che negli ultimi 25 anni sono decisamente cambiati: nel 1996 il 47% preferiva bere bionde spumeggianti e il 27% in vino, verso il 2011 le percentuali erano quasi appaiate ma ora la forbice si è allargata di nuovo: 39% per la birra e 31% per il nettare di bacco.

 

I CONSUMATORI USA BEVONO MENO DI PRIMA

Gli americani bevono meno del passato. Ogni settimana consumano in media 3,6 “drink”,  valore più basso dal 2003.

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Guardando dentro il segmento dei consumatori di vino troviamo un grande cambiamento: le donne. Fra chi dichiara di preferire i calici rossi e bianchi  troviamo il 49% del gentil sesso (49%) mentre fra i supporter della birra il 53% è maschio.

Complessivamente, sono bevitrici il 57% delle donne e il 63% degli uomini.

 

GLI UOMINI USA PREFRSICONO LA BIRRA E LE DONNE IL VINO

Il vino è preferito dai laureati (41%) e da chi guadagna bene. Anzi via via che la fascia di reddito sale la predilezione per il vino cresce fino al 38% di preferenza di chi mette in tasca oltre 100.000$ all’anno.

Il vino è scelto soprattutto da chi ha oltre 55 anni (42%) mentre le percentuali scendono (28%) nella fascia intermedia e quasi crollano (22%) fra chi ha fra 18 e 34 anni. Una circostanza che fa temere il peggio per i consumi futuri.

 

 

Sting produttore di vino in Toscana

Fa il giro del mondo, la buffa storia dell’acquisto de Il Palagio da parte di Sting. Il cantante dei Police scambia il Barolo per Chianti e diventa vignaiolo

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Di Donatella Cinelli Colombini

Le motivazioni che spingono un produttore a impegnarsi nella produzione di un grande vino sono le più diverse: il bisogno di onorare la tradizione di famiglia, l’istinto competitivo, l’ambizione … ma in certi casi si tratta davvero di ragioni strane e persino imprevedibili come nel caso del cantante Sting e della moglie Trudie Styler.

IL RACCONTO DELL’ACQUISTO DE IL PALAGIO DA PARTE DI STING

La storia è raccontata in un’intervista a “Sette”, magazine del “Corriere della Sera” e riguarda un episodio avvenuto 25 anni fa quando i due acquistarono la tenuta “Il Palagio”, allora in stato di grande abbandono, dal Duca Simone Vincenzo Velluti Zati di San Clemente. Sting ha raccontato che Velluti Zati gli servì dell’ottimo Barolo da una caraffa dicendogli che era ottenuto dai vigneti della tenuta e convincendolo a comprarli.

Purtroppo però, negli anni successivi le uve de Il Palagio davano vini molto mediocri e il cantante si rese conto di essere stato raggirato. Decise quindi di vendicarsi e, con l’aiuto del suo enologo Riccardo Cotarella, si mise a lavoro per produrre un grande vino. Questo per dimostrare al vecchio proprietario della tenuta che era stato lui a sbagliarsi perché quella terra aveva una vocazione enologica che  non aveva visto.
Sting e Trudie sono riusciti a creare gioielli enologici a Il Palagio e, nel 2016, il loro vino “Sister Moon” un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet fu incluso nella lista dei 100 migliori vini italiani.

STING SCAMBIA IL BAROLO COL CHIANTI

Il racconto di Sting ha fatto il giro del mondo ed ha suscitato le ire della famiglia del defunto Simone Velluti Zati che si è sentita infangata.

Chef italiani nel mondo

Dalle osterie agli stellati tanti chef italiani all’estero. Alcuni sono “brand” e hanno catene di ristoranti col loro nome, altri sono solo bravissimi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Quelli di cui tutti parlano sono Don Alfonso a Toronto, che è nel podio dei migliori ristoranti italiani nel mondo e 8½ di Umberto Bombana che dopo il primo locale tristellato Michelin di Hong Kong ha aperto a Shanghai e a Macao. Lo chef bergamasco, cresciuto professionalmente all’ombra dei Santin, è alla guida di una vera galassia di locali in Asia con sei ristoranti di cui l’ultimo è un piccolo locale cantonese nel cuore di Hong Kong <<il mio personale omaggio alla cucina cantonese>> ha dichiarato Umberto a “Panbianco Magazine Wine & Food” <<la dimostrazione che anche in un ristorante cinese posso esprimere la mia italianità>>.

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IL PRIMO STELLATO ITALIANO A ESPATRIARE E’ STATA L’ENOTECA PINCHIORRI

Tuttavia il pioniere fra gli stellati “da esportazione” è stata l’Enoteca Pinchiorri che aprì a Tokyo nel 1992 e poi in altre città del Giappone fino al locale di Nagoya del 2008. Annie Féolde e Giorgio Pinchiorri hanno un ristorante anche a Dubai, città dove lavora anche la mia amica Beatrice Segoni, la chef che preparò il pranzo di nozze di Violante ed Enrico.
Ovviamente l’Asia è un terreno fertile per i nostri migliori talenti dei fornelli, perché la qualità delle materie prime italiane e la reputazione della nostra gastronomia, sono forti. Vediamo infatti come Enrico Bartolini sta per bissare a Honk Kong con due locali improntati alla tradizione italiana. La famiglia Carea ha portato il brand “Da Vittorio” a Shanghai ottenendo subito alle due stelle Michelin, come (del resto) nel suo locale di St.Moritz. E siccome l’appetito vien mangiando i formidabili Carea stanno per aprire a Macao e un bistrot dentro il museo di arte contemporanea di Shanghai.

                                                                       
Cinelli Colombini
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