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Futuro senza bambini, con tanti animali e in piccole città

La fotografia degli italiani post covid è di persone serene, indaffarate a cucinare a casa, stufe del digitale, ma in smart working e timorose dei posti affollati

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Rapporto Coop 2020 ci aiuta a capire cosa è successo, in termini di consumi e stili di vita, durante la pandemia e cosa avverrà nel post covid.
Alcune delle opinioni di Albino Russo, fra i migliori esperti italiani di sociologia dei consumi, che ha curato il rapporto, sono delle conferme altre no. Confermato lo spostamento del baricentro economico del mondo in Asia e soprattutto in Cina mentre potrebbe essere il Sudamerica e l’UE a pagare il conto più alto. Confermata la crescita delle disparità fra chi è diventato povero e gli winner con stipendio fisso e smart working.

Albino-Russo-Rapporto-Coop-2020-futuro-senza-bambini

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POST COVID VEDE LA CINA VINCENTE

Insieme ai tanti effetti negativi il covid ha portato anche un salutare desiderio di cambiamento: equilibrio con se stessi, con l’ambiente, il territorio e la propria comunità. C’è chi ha reagito rifugiandosi nel confort della casa e della famiglia. C’è chi sta andando verso uno stile di vita più sobrio e sostenibile usando, ad esempio, la bicicletta, per i piccoli spostamenti. Tuttavia il mercato dei veicoli provati è in ripresa soprattutto in Italia e soprattutto per quelli elettrici o ibridi.

UNA DIGITALIZZAZIONE  ACCELERATA CHE NEL POST COVID NON FINIRA’

Tutti sono più digitalizzati e, nel 2021, compreranno smartphone tablet e simili anche se i social network saranno meno attrattivi dopo la pandemia.
Il lusso, i grandi mall, le discoteche sono passate di moda.

Lady Gaga e il cestista australiano Ben Simmons testimonial di vini

Come e perché vengono scelti dei testimonial famosissimi per vini celebri o aspiranti a diventare celebri: Dom Pérignon e Penfolds Quantum

 

Ben-Simmons-Quantum-Penfolds

Ben- Simmons-Quantum-Penfolds

di Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dalla bottiglia dell’australiana Penfolds che ha scelto  Ben Simmons  un cestista australiano, professionista nella NBA con i Philadelphia 76ers. Figlio di Dave Simmons, professionista in Australia, si è affermato in Nazionale già a 17 anni: faceva parte della rosa che ha disputato due partite nel Campionato oceaniano 2013, vinto proprio dall’Australia.

 

BEN SIMMONS TESTIMONIAL DI QUANTUM VINO DI PENFOLDS

Le parole di Simmons: “What an amazing opportunity to partner with such an iconic Australian brand. As a younger wine consumer, I am looking forward to being able to grow and learn with the Penfolds family, and to take my family, friends and fans along for the journey. I identify so much with what Penfolds represents; always pushing the boundaries and constantly striving for excellence. I am looking forward to some great times ahead” . Ovvero  “Che straordinaria opportunità di collaborare con un marchio australiano così iconico. Come consumatore di vino più giovane, non vedo l’ora di poter crescere e imparare con la famiglia Penfolds e portare la mia famiglia, i miei amici e i miei fan per il viaggio. Mi identifico così tanto con ciò che Penfolds rappresenta; sempre spingendo i confini e lottando costantemente per l’eccellenza. Non vedo l’ora di vedere alcuni grandi momenti davanti.

 

Lady-Gaga-Champagne-rosé-Dom-Pérignon

Lady-Gaga-Champagne-rosé-Dom-Pérignon

La notizia che Ben Simmons avrebbe prestato la sua immagine al Quantum Bin 98 della Penfolds mi ha inizialmente sorpreso. Infatti Quantum non è il vino di punta della celebre cantina australiana ma è una bottiglia prodotta dal 2018. Contiene le uve Cabernet dei vigneti Penfolds di Paso Robles in California e lo Shiraz dell’isola dei canguri. Una cosa che fa inorridire i puristi delle single vineyard  ma che origina un brand con grandi ambizioni. E’ venduto a 700 Dollari a bottiglia. E ora ha anche un testimonial super campione e anticonformista che si adatta perfettamente allo stile del vino. Secondo me la manovra di marketing funzionerà e vale la pena di tenerla d’occhio. E’ un progetto nuovo e audace che punta molto sul messaggio, oltre che sulla qualità del vino.

 

LADY GAGA TESTIMONIAL DEL ROSE’ DOM PERIGNON

Di tutt’altro genere la scelta di Dom Pérignon di creare un’edizione limitata del suo Champagne rosè dedicata a Lady Gaga. In questo caso la maison del colosso mondiale del lusso LVMH ha fatto un vero progetto fra musica, arte e vino. Le immagini già in circolazione sono strepitose. La rock star veste un abito surreale, vagamente angelico e stringe, con lunghissime unghie a punta, una magnum di Champagne.

ORCIA 2021, L’ANTEPRIMA DEL VINO PIU’ BELLO DEL MONDO

La giovane Doc Orcia ha organizzato due giorni di degustazioni per celebrare la ripartenza in coincidenza con l’inizio della stagione turistica

 

Orcia-Doc-area-di-produzione

Orcia-Doc-area-di-produzione

Una vera anteprima che si collega a quella degli altri vini toscani, quest’anno tutte spostate a maggio, ma che evidenzia l’importanza del turismo e del turismo del vino nel territorio di produzione. La maggior parte delle bottiglie di Orcia DOC sono infatti consumate e vendute ai wine lover che visitano il meraviglioso comprensorio agricolo, in gran parte iscritto nel patrimonio dell’umanità Unesco, dove nasce la Doc Orcia, il vino più bello del mondo. Per questo l’anteprima dell’Orcia Doc coincide con l’inizio della stagione turistica.

 

ORCIA LA CARTOLINA LIQUIDA DI UN MERAVIGLIOSO TERRITORIO DEL VINO

Il vino come “cartolina liquida” della propria terra d’origine. Questa è l’idea che muove la giovane Doc Orcia  e che  viene condivisa dall’Assessore all’Agricoltura Stefania Saccardi consegnando le prime 5 cantinette climatizzate del progetto di marketing che mira a consolidare il principale mercato della denominazione. Un comprensorio, di 12 comuni, che prima del covid registrava circa un milione di presenze turistiche e un milione di visitatori giornalieri, soprattutto stranieri.

Orcia-Doc-Cenerentola-Leone-Rosso-Donatella-Cinelli-Colombini

Orcia-Doc-Cenerentola-Leone-Rosso-Donatella-Cinelli-Colombini

Le cantinette sono armadi climatizzati disegnati dall’interior design L. Benà e realizzati da Intrac di Rovigo; verranno messi in ristoranti ed enoteche della zona. Serviranno a migliorare il servizio del vino Orcia e contemporaneamente a mostrare vigneti e cantine nel loro spettacolare territorio grazie ai display posizionati sullo sportello anteriore. Un esempio innovativo di marketing territoriale che vede alleati produttori e network distributivo. Il progetto è stato sostenuto dalla Regione Toscana dando un’applicazione esemplare alla strategia europea Farm to Fork.

 

IL PROGRAMMA DELL’ANTEPRIMA 2021 DEL VINO ORCIA

Torniamo al programma dell’Anteprima Orcia. Le degustazioni sono iniziate  il 14 maggio a Firenze con Primanteprima insieme agli altri consorzi toscani. Una kermesse ridimensionata dal covid a cui hanno partecipato  50 giornalisti specializzati italiani e esteri.

 

29 MAGGIO SEMINARIO AIS SUL VINO ORCIA

La giornata clou sarà il 29 maggio con un’agenda fittissima nel seicentesco Palazzo Chigi Zondadari di San Quirico d’Orcia. Al mattino il seminario per i sommelier AIS aperta dal saluto dal Presidente Toscano Cristiano Cini e dal Delegato senese Marcello Vagini. Dodici vini divisi in due serie che permetteranno di capire i terroirs e l’evoluzione nel tempo. In mezzo due relazioni, la prima storica di Massimo Castellani e la seconda agronomica di  tenuta da Francesco Lizio Bruno.
Il pomeriggio sarà dedicato al progetto PIF -Piani Integrati di Filiera- che oltre agli investimenti nelle imprese ha impegnato la denominazione sullo studio della propria identità e su un progetto di marketing audace e innovativo.

 

Il mito del vino continuerà a costruirsi al ristorante?

Il lockdown e le misure sanitarie hanno dato uno scossone all’uso dei ristoranti come palcoscenico dei grandi vini facendo forse nascere un’alternativa

 

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Giovanni-Geddes-Ferdinando-Frescobaldi-il-mito-dei-vini-e-i-ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Due indagini a confronto: Panbianco e Wine Intelligence per capire l’effetto del Covid sui vini di alta fascia e come forse esiste una strategia di marketing alternativa per valorizzare le bottiglie di pregio.

 

PANBIANCO E LE GRANDI CANTINE ITALIANE: BENE CHI VENDE VINI ACCESSIBILI

Panbianco ha analizzato i fatturati delle grandi cantine italiane arrivando alla conclusione che <<Nel 2020 i produttori di vini accessibili hanno fatto meglio della categoria premium>>. In pratica spostando i consumi dentro le mura domestiche le bottiglie care ma non carissime hanno avuto il sopravvento. <<Il risultato è che i primi dieci gruppi di fascia media sono cresciuti del 3% mentre le top 5 di fascia alta mostrano una flessione a doppia cifra pari al 12%>>. Nello stesso Magazine, qualche pagina dopo, Giovanni Geddes da Filicaja AD del Gruppo Frescobaldi dichiara una perdita del 10% ma ammette che a giugno 2020 la situazione era grave e poi il mercato è ripartito per cui alla fine dell’anno << posso dire che ci siamo più che difesi>> ha detto un un’evidente soddisfazione.

 

IL VINO PREMIUM DANNEGGIATO DALLA CHIUSURA DEI RISTORANTI ITALIANI

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Portogallo-il-mito-del-vino-si-costruisce-al-ristorante-o-no

Insomma le grandi cantine di vini premium hanno faticato ma hanno tenuto testa alla crisi. Certamente meglio delle piccole eccellenti che vendevano tutto nei ristoranti italiani. Infatti Geddes ha commentato la performance 2020 con la frase <<ci ha aiutato il fatto di essere molto internazionalizzati>>. Forse avere un brand forte e essere presenti in GDO ha aiutato e arriviamo dunque al secondo articolo che ci interessa.

Wine Intelligence ripreso da Wine News ci propone un’indagine che sembra sovvertire l’opinione secondo cui il mito e le vendite dei grandi vini sono strettamente legati alla ristorazione. C’è una possibile alternativa.

 

La tradizione attrae turisti e consumatori più del nuovo

Quali cantine attraggono maggiormente i turisti del vino? Piace più il cibo tradizionale oppure quello delle imprese tecnologicamente avanzate?

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Molti risponderanno <<le cantine famose>> ed è vero. I super brand del vino sono calamite forti per i wine lovers. Ma fra le varie tipologie di aziende non sono i capolavori degli archistar o le creazioni giganti e innovative quelle che entrano nel cuore dei visitatori bensì le cantine boutique dove tutto parla della passione del produttore nel cogliere la magia della natura trasformandola in un nettare unico e diverso da ogni altro.

 

IL CIBO CONTADINO BATTE QUELLO AD ALTA TECNOLOGIA

Sono la tradizione e la cura manuale le cose più apprezzate. Se chiedete alle guide dei wine tour vi diranno che se i visitatori vedono il produttore uscire dalla vigna sporco di terra per accoglierli … è fatta, i clienti si innamoreranno di lui.

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Per questo è sempre meglio iniziare la visita turistica in cantina dalla bottaia piuttosto che dalle zone dove l’acciaio e la tecnologia sono protagonisti, come la tinaia o il confezionamento.
In effetti già nel suo secondo Rapporto sul Turismo Enogastronomico, Roberta Garibaldi notava come il fascino esercitato dalle antiche tradizioni fosse un elemento capace di spiccare sugli altri: nel suo sondaggio, infatti, i maggiori incrementi di interesse si registravano nei ristoranti e caffè storici, l’assaggio di piatti tipici nella loro zona d’origine.
Tutte tendenze che sono state amplificate dall’epidemia, il lockdown e la quarantena forzata in città. L’Osservatorio Turismo Nomisma-UniCredit, in partnership tra Enit per il progetto “Made4Italy” ha messo in evidenza l’importanza crescente della “Food experience” nel viaggio e come questa sia sempre più collegata al territorio, alla cultura e alle tradizioni locali. Per questo il 28% delle strutture ricettive sta predisponendo tour enogastronomici sul territorio per consentire ai turisti di entrare in cantine e laboratori di gastronomica tipici, mentre il 24% proporrà menù a base di prodotti locali e materie prime a km0.

 

AGRICOLTURA E VINO FRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

L’agricoltura e il vino in Europa sono di fronte a grandi sfide: green-deal, next generation, Farm to Fork, Biodiversity … l’innovazione è un cammino obbligato ma devono rimanere fedeli a loro stessi e alle loro radici se non vogliono perdere fascino e clientela.
L’indagine di Nomisma-Agrifood Monitor in collaborazione con Crif ci mostra come il 45% degli italiani, percepisca come superiori i prodotti agroalimentari delle aziende “tradizionali” rispetto a quelli delle imprese tecnologicamente avanzate.
C’è persino un 18% disposto a pagare di più pur di avere alimenti autenticamente contadini. Ma allo stesso tempo una quota maggioritaria di consumatori (54%) chiede all’agricoltura uno scatto in avanti nel segno della sostenibilità e quindi dell’innovazione.

 

CANTINE APERTE 2021 RIPARTENZA DOPO IL COVID

Cantine Aperte segna l’inizio della stagione enoturistica 2021 dopo il lunghissimo periodo covid che ha colpito anche i flussi verso i territori del vino

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Cantine Aperte 2021 al Casato Prime Donne ha un bellissimo programma con prenotazione obbligatoria. Si tratta di tre esperienze molto esclusive per un massimo di 15 persone ogni volta. Sono state organizzate wine experience nuove, diverse e molto emozionanti con il Brunello di Montalcino per far vivere ai partecipanti dei momenti arricchenti e divertenti in assoluta sicurezza.
Il Casato Prime Donne è una proprietà di 40 ettari con 17 ettari di vigna di Sangiovese. Era degli antenati dell’attuale proprietaria, Donatella Cinelli Colombini, già nel 1592 ed oggi è la prima cantina italiana con un organico interamente femminile. Si trova nel versante Nord della collina di Montalcino e offre panorami incantevoli e bellissime passeggiate in una natura incontaminata perché i vigneti sono biologici. Nel sito è ben spiegato il percorso stradale.

 

CANTINE APERTE SABATO 29 MAGGIO ALLE ORE 16 BRUNELLO EXPERIENCE

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Casato prime Donne di Montalcino (18€ a persona) – prenotazione obbligatoria: casato@cinellicolombini.it
Visita in vigna e in cantina con aneddoti e assaggi itineranti di Rosso, Brunello di Montalcino e Brunello Riserva. L’esperienza dura circa un’ora e permette di vedere i luoghi di vinificazione e maturazione in botte, i vigneti biologici di Sangiovese e le istallazioni artistiche come le stelle delle vendemmie di Brunello, il Modernacolo creato per Carla Fendi, la cornice per farsi i selfie …. Le spiegazioni introducono i visitatori alla storia di Montalcino e ai segreti produttivi del Brunello. Nella tinaia una proiezione di immagini e suoni introduce il visitatore nello spirito del popolo montalcinese.

 

CANTINE APERTE DOMENICA 30 MAGGIO ALLE ORE 12 DEGUSTAZIONE ENOMUSICALE

Casato prime Donne di Montalcino (24€ a persona) – prenotazione obbligatoria: casato@cinellicolombini.it

Il pettegolezzi fanno male o bene al vino?

Nel mondo del vino troppi parlano male degli altri mentre il racconto di se è afflitto da un perbenismo che rischia di annoiare e falsificare la realtà. I pettegolezzi…..

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di Donatella Cinelli Colombini

Ho sempre guardato male i troppi produttori che dicono male degli altri. La maggior parte di loro si scaglia contro i vicini accusandoli di coltivare male le vigne, fare pratiche improprie in cantina e così via. C’è sempre il figlio scapestrato o i debiti che stanno portando il collega alla bancarotta, l’importatore in Giappone che ha rimandato indietro un container del vicino perché il vino era difettoso …. Quante volte ho cercato di bloccare discorsi del genere! L’effetto è assolutamente controproducente sia sulla credibilità della denominazione che su quella del produttore che parla.

 

PARLARE MALE DEI VICINI E BENE DI SE’ STESSI E’ POCO CORRETTO E POCO CREDIBILE

E dire che molti credono di apparire più importanti proprio facendo questo tipo di commenti! Si tratta di un’abitudine così diffusa da farmi pensare che il primo argomento di conversazione dei produttori siano i problemi dei colleghi.
Per questo sono rimasta sbalordita leggendo l’articolo di James Lawrence su WineSearcher che si intitola <<Wine’s Aversion to Gossip Kills the Buzz>> letteralmente l’avversione del vino per i gossip uccide il chiacchericcio.
Forse che i diffamatori li sento solo io?
Lawrence continua il suo articolo <<All’inizio, ho pensato che l’avversione del vino per condividere pettegolezzi e allusioni fosse piuttosto affascinante>>e racconta come certe notizie vengano fuori solo a cena quando il tasso alcolico sale ma la mattina dopo vengono censurate <<la divulgazione della conversazione di ieri sera non può essere divulgata -verboten>>. Ed è a questo punto che capisco e mi ritrovo nella situazione descritta nell’articolo.

OFFERTA DI MAGGIO PER 6 VINI MISTI

6 vini diversi per due cene memorabili: IGT Supertuscan bianco e rosato. Doc Orcia Cenerentola, Brunello IOsonoDonatella, Vin Santo e Passito premiati

 

Brunello-IOsonoDonatella-Cenerentola-Doc-Orcia

Brunello-IOsonoDonatella-Cenerentola-Doc-Orcia-Donatella-Cinelli-Colombini-Toscana

Vini esclusivi, delle vere rarità prodotte in pochissime bottiglie. Family wine ottenuti dalle uve dei vigneti di Donatella Cinelli Colombini e maturati nelle sue cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle in Toscana. Vini destinati ai wine lover più esigenti e a chi vuole vivere momenti unici gustando bottiglie straordinarie e rare. Arriveranno direttamente a casa vostra.

 

3 VINI PER UNA CENA ROMANTICA

–  1 bottiglia di Sanchimento IGT Toscana Bianco 2020 Biologico, in anteprima (serie da 2.000 bottiglie)

Passito-VinSanto-Donatella-Cinelli-Colombini-Toscana-Offerta-Club-Maggio

Passito-VinSanto-Donatella-Cinelli-Colombini-Toscana-Offerta-Club-Maggio

–  1 bottiglia di Cenerentola Orcia Doc 2017, sognando la Val d’Orcia in attesa di poter tornare in Toscana (serie di 9.300 bottiglie)

–  1 bottiglia di Passito IGT Toscana 2017, da 0,375lt, da servire fresco al fianco di un dessert cremoso … (serie da 346 bottiglie)

 

3 VINI PER UNA CENA MEMORABILE

–  1 bottiglia di Rosa di Tetto IGT Toscana Rosato 2019, perché un “Vino Rosa” è il modo più gentile per brindare all’inizio di una bella serata (serie da 2.000 bottiglie)
–  1 bottiglia di IOsonoDONATELLA Brunello di Montalcino 2012, il vino più importante prodotto da Donatella. Le ultimissime bottiglie disponibili che desideriamo vengano aperte in occasioni speciali (serie da 800 bottiglie)
–  1 bottiglia di Vin Santo del Chianti DOC 2008, da 0,75lt per finire in dolcezza e … se non finisci la bottiglia nessun problema perché il Vin Santo più conservarsi mesi chiuso con il proprio tappo di sughero (serie da 600 bottiglie)

 

I WINE INFLUENCER E LE CANTINE

Il 41% delle cantine li ha già usati, hanno avuto un ruolo protagonista in Benvenuto Brunello OFF 2021, il Times nota che i produttori amano gli influencer

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Wine2Wine-dati-Nomisma-Wine-Monitor-sui-wine-influencer

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Il primissimo segno di serio interesse delle cantine per i wine influencer mi è arrivato a Wine2Wine 2020 con lo studio di Nomisma Wine Monitor, fra gli interventi nei canali commerciali. Si notava l’utilizzo di Podcast/video con chef/sommelier/influencer. Le percentuali di interesse erano decisamente superiori a quanto mi aspettassi: 17% delle cantine utilizzava già questi mezzi nel 2019, il 24% li ha usati durante il lockdown e il 21% intendeva attivarli prossimamente, mentre solo il 37% era contrario al loro utilizzo. Va detto che il campione utilizzato da Nomisma era quello di cantine grandi, ma certo la manifestazione di interesse era ben visibile.

 

INFLUENCER PROTAGONOSTI A BENVENUTO BRUNELLO

Molto significativa anche la scelta del Consorzio Brunello per i 3 weekend di Benvenuto Brunello OFF 2021. L’iniziativa spacchettava in piccoli gruppi di 40 comunicatori il consueto invito alla presentazione delle nuove annate del celebre rosso montalcinese. Precedentemente esso riuniva fino a 300 giornalisti tutti insieme oltre a migliaia di buyers.

Margot-Ducancel-wine-influencer-

Margot-Ducancel-wine-influencer-

Il covid ha costretto a un drastico ridimensionamento dei numeri e a rigide norme anticontagio con distanziamento, tamponi … Ebbene solo il primo dei tre appuntamenti è stato riservato ai wine critics classici, mentre gli altri due hanno riguardato blogger e influencer. Il risultato è stato un collegamento più diretto con gli appassionati di vino giovani e uno stile più friendly e virale della comunicazione. Non so se questa strategia “ringiovanente” sia immediatamente vantaggiosa, vista l’età media dei consumatori di Brunello, ma certo serve a riequilibrare lo sbilanciamento con il rivale di sempre, il Barolo, che nelle indagini recenti risultava più amato dai giovani rispetto al campione enoico di Montalcino.

 

GLI INFLUECER DEL VINO VISTI DA THE DRINKS BUSINESS

Infine, il terzo elemento di riflessione, sul rapporto fra le cantine e gli influencer, arriva da thedrinksbusiness dove un recente articolo di Christian Smith era titolato <<VINEYARD OWNERS INCREASINGLY KEEN TO BE PROMOTED BY ‘WINE INFLUENCERS’>>, i vignaioli hanno un crescente desiderio di essere promossi dagli influences. L’articolo fa riferimento a un rapporto pubblicato dal Times in cui si fa luce sul veloce cambiamento di sentiment dei produttori di vino.

L’influencer Margot Ducancel ha raccontato di come, un tempo, venisse accolta con sospetto e dello stupore dei produttori alla sua proposta di farli comparire nel suo account <<Non capivano di cosa si trattasse>>, ha detto <<c’era molta ostilità>>. Ma ora l’atteggiamento è diverso, i produttori vogliono un dialogo diretto con i consumatori e non solo con gli intenditori di vino, per questo il linguaggio, semplice, ironico, divertente con cui gli influencer presentano le bottiglie ai loro follower è una novità che piace anche alle cantine.

 

Il vino BIO è migliore ed ora c’è la prova

I giudizi dei tre principali giornali del vino USA su 200.000 vini francesi e californiani dimostra in modo inequivocabile che quelli biologici sono più buoni

 

di Donatella Cinelli Colombini

Magali Delmas--analisi-sui-punteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

Magali Delmas–analisi-sui-punteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

Ho trovato la notizia in The Drinks Business in un articolo di Lauren Eads ma la fonte è accademica e non giornalistica. Anzi proviene da due reputatissime università: l’UCLA, Ateneo della California dove Magali Delmas, è docente all’Institute of the Environment and Sustainability e il KEDGE Business School di Bordeaux in cui è professore di economia Olivier Gergaud.

 

I VINI OGANICI CALIFORNIANI BATTONO I VINI DA AGRICOLTURA CONVENIONALE DEL 4%

Nel 2016 i due studiosi avevano confrontato i giudizi ottenuti da 74.000 vini californiani sui 3 super giornali del vino: RobertParker/Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthisiast. La differenza fra i vini biologici e quelli ottenuti da produzioni convenzionali era del 4,2%. Un’enormità se consideriamo che il punteggio è un centesimi e che la differenza fra un rating di 89 e uno di 93 è abissale. Significa passare dal buio alla visibilità commerciale perché la linea dei 90/100 è invisibile ma ha effetti enormi, per esempio sui monopoli canadesi che chiedono questo punteggio minimo per ammettere i vini ai tender cioè alle gare per essere acquistati.

 

Olivier Gergaud-analisi-dei-unteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

Olivier Gergaud-analisi-dei-unteggi-ottenuti-dai-vini-bio-e-biodinamici

I VINI BIO FRANCESI BATTONO I VINI DA AGRICOLTURA CONVENZIONALE DEL 6% E I BIODINAMICI DELL’11%

Delmas e Gergaud hanno ripetuto l’analisi nel 2021 su 128.000 vini francesi e ancora una volta le bottiglie con certificazione biologica o biodinamica sono risultate quelle con punteggi più alti. Anzi il distacco è aumentato: 6,2% in più per i BIO e 11,8% in più per i biodinamici. Altra cosa notata dai due studiosi è l’importanza della certificazione. Non basta dichiarare il proprio amore per la natura, senza la fogliolina verde il punteggio era più o meno lo stesso dei vini ottenuti da agricoltura convenzionale.
Proprio su questo punto l’articolo di Delmas e Gergaud pubblicato sulla rivista Ecological Economics, rivela un risvolto curioso e imprevedibile.
Molte cantine che praticano agricoltura BIO non certificano la loro scelta oppure la certificano ma la tengono segreta perché ritengono che la cattiva reputazione dei vini organici possa danneggiarli commercialmente. In effetti, fino a qualche anno fa, molti vini “naturali” avevano difetti e puzze più che evidenti.

 

Cosa insegna una gamba rotta

Una gamba rotta insegna che in un attimo la tua vita può cambiare, che gli ospedali sono un capolavoro sanitario ma un disastro organizzativo e tanto altro

 

Donatella-Cinelli-Colombini-al-Senato-con-3-ministri-Dario-Stefano e il-piede-rotto

Donatella-Cinelli-Colombini-al-Senato-con-3-ministri-Dario-Stefano e il-piede-rotto

Di Donatella Cinelli Colombini

Sembra assurdo ma l’esperienza della gamba rotta (frattura di 3 malleoli e lussazione) mi ha rivelato molte cose di me e del mondo che mi circonda. Cose che non conoscevo o che pensavo non mi riguardassero. Non sapevo di riuscire a sopportare il dolore. Non sapevo che sarei entrata in sala operatoria calma e non tremolante. Non sapevo che affrontare la disabilità, la non autosufficienza sarebbe stato così difficile: da non poter fare la doccia da sola in poi. Non avevo l’esatta percezione di quanto uno scalino possa diventare una barriera insormontabile e le scale di casa un’autentica prigione.

 

UNA GAMBA ROTTA INSEGNA COSA SONO LE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Per una persona sana è difficile capire cosa significhi essere non autosufficiente e soprattutto immaginare che può succedere a chiunque in un attimo.

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il-piede-rotto-di-Donatella-due-mesi-dopo-l’intervento-stampelle-e-tutori

Ho imparato che il gesso è più comodo del tutore. Il tutore non scivola sulle lenzuola e di notte va infilato in un sacchetto (il mio era di una borsa di Fendi molto chic!) ma permette di ricominciare a camminare. Ho imparato che la fisioterapia del piede è molto meno dolorosa di quella del braccio. E devo alla bravissima Simona Ghezzi se ho ricominciato a camminare senza stampelle dopo due mesi dall’operazione.

Ho imparato che mettersi le scarpe è l’unica cosa che non si può fare da soli.

 

OSPEDALI ITALIANI: CAPOLAVORO SANITARIO E DISASTRO ORGANIZZATIVO

Ciò che mi ha sbalordito è la doppia faccia degli ospedali. Da un lato la bravura di medici e infermieri e dall’altro la completa disorganizzazione dei servizi. Per far funzionare gli ospedali non serve altro personale sanitario ma dei manager molto energici. Cartellonistica sbagliata, fogli attaccati uno sopra l’altro e in numero enorme con effetto baraccopoli. Alla fine, anche se le indicazioni ci sono, non si trovano. Procedure amministrative complicate, lunghe da realizzare e poco digitalizzate, l’organizzazione è ancora pre-internet.

Accentua l’effetto degrado la pessima manutenzione: muri scrostati, ascensori lentissimi, pavimenti di materiali plastici presumibilmente adatti alla sterilizzazione ma pieni di gobbe. Così come è sconcertante lo scoordinamento dei servizi per cui, ad esempio, l’ingresso dei pazienti destinati alle sale operatorie non coincide con l’inizio della consegna delle sedie a rotelle. Come ci arrivano ai loro reparti?

Sara Gama, la mia vita dietro a un pallone

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Sara-Gama-capitana-squadra-nazionale-calcio-femminile-ai-mondiali

Il bellissimo libro di Sara Gama la capitana della squadra nazionale di calcio femminile che è andata ai mondiali in Francia nel 2019

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ venuta da noi per ricevere il Premio Casato Prime Donne e colpì tutti per la semplicità e la forza che aveva dentro. Nella sua dedica alla terra del Brunello scrisse << Sapere che il mio terreno, su cui calcio un pallone con la loro stessa passione, può essere fonte di orgoglio ed emancipazione per tutte le donne è una immensa gratificazione>>.

SARA GAMA A  MONTALCINO PER RICEVERE IL PREMIO CASATO PRIME DONNE

E’ lo spirito che anima tutto il suo libro La mia vita dietro a un pallone (De Agostini pp 221 13,9€) di cui qui riporto qualche passaggio,
Comincia a giocare nelle squadre maschili da piccolissima e quando le chiedono di andare in una squadra femminile lei rifiuta <<ho qualche piccolo pregiudizio>> confessa. Le ragazze <<non amano il calcio e quindi non sono bravissime a giocare>>. Ma il passaggio è quasi obbligato e a 12 anni entra in una squadra femminile che tuttavia gioca nello stesso campionato dei maschi. Solo in seguito partecipa a un campionato femminile dove tuttavia ci sono giocatrici di tutte le età quasi madri e figlie.

Martina-Oltre-la-sclerosi-multipla-Donatella-CinelliColombini-Sara-Gama

Martina-Oltre-la-sclerosi-multipla-Donatella-CinelliColombini-Sara-Gama

LA BAMBINA DI TRIESTE CHE GIOCA A CALCIO CON I MASCHI

La sua predilezione per lo sport di squadra ha motivazioni profonde: negli sport individuali <<se perdi se sola a disperarti ….. Sei sola alla linea di partenza e sola al traguardo>> <<Il gruppo insegna il valore dello stare insieme, dell’avere obiettivi e passioni comuni, del dare il massimo non solo per sé, ma per tutti>>
A 17 anni la chiamano nella squadra nazionale delle giovanissime. E’ la sua prima esperienza di azzurra. Nella riunione in cui viene scelta la capitana alza la mano <<lo faccio perché me la sento, perché non ho paura, perché ho voglia di dare tutto quello che posso>> e impara ad essere la guida dell’intera squadra.

A 19 ANNI NELLA NAZIONALE DI CALCIO FEMMINILE

A 19 anni entra nella nazionale vera, dove le altre giocatrici sono molto più grandi di lei. 20 giorni all’estero, Ucraina, Serbia, Canada tante partite e del turismo. Ma è nella under 19 che Sara porta a casa il primo oro femminile in una competizione internazionale a Parigi nel 2008.
Purtroppo neanche i successi internazionali cambiano la situazione di un calcio femminile <<senza soldi, senza attenzione e senza diritti.>> Infatti quando si infortuna giocando con la nazionale deve fare tutta la riabilitazione da sola aiutata dagli amici.

Guinness del vino

La cantina più antica, il calice più grande, la bottiglia più cara e la prima denominazione … i Guinness dei primati del vino sono tanti e anche stravaganti

 

di Donatella Cinelli Colombini

Spesso i primati che permettono di ottenere il “Guinness World Records” sono cose strane. Ricordo che, come assessore al turismo di Siena, promossi un Yamaha village che organizzò anche i corsi di guida per i giovani facendo diminuire drasticamente gli incidenti dei mesi successivi e il conseguimento di un Guinness con moto tutte uguali. Il numero di appassionati centauri che arrivò in Piazza del Campo a Siena da tutta Europa fu enorme e ci permise di superare ampiamente il record precedente.

Più recentemente le Donne del Vino dell’Emilia Romagna si sono impegnate a battere il record della sfoglia più lunga.
Ci sono dunque record di ogni tipo e anche il vino ne ha molti di cui alcuni davvero strani. Traggo molte curiosità dalla notizia di WineNews, a cui aggiungo qualcosa di mio.

 

VINO E LA CANTINE PIU’ ANTICHE DEL MONDO

Record del vino più antico del mondo a Gadachrili Gora e Shulaveris Gora, 50 chilometri a sud di Tbilisi, in Georgia. Ha 8.000 anni e le tracce di componenti chimiche inequivocabilmente riferibili al vino sono state trovate dagli archeologi in vasi di terracotta del neolitico.
Il Guinness per la cantina più antica va alla Commandaria di Cipro che produce nettari dolci da 2.000 anni. Il vino che produce è anche quello con la denominazione più antica dato che nel 1223 Filippo II il guercio, Re di Francia, lo definì l’”Apostolo dei vini” e delimitò l’area di produzione. L’area di Cipro in cui questo vino è prodotto si chiama Commanderie dall’epoca delle crociate quando, l’Ordine di San Giovanni, nel 1210, vi costruì il castello di Kolossi.

 

USA: metà delle cantine in vendita dopo il covid

Il sistema produttivo del vino USA è il primo ma non sarà l’unico ad affrontare un diffuso cambio di proprietà delle cantine per effetto della pandemia

 

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Di Donatella Cinelli Colombini

La fonte non è giornalistica ma bancaria: la Silicon Valley Bank. La notizia è che metà delle cantine USA potrebbero essere messe in vendita nel 2021. Va detto che la stragrande maggioranza dei proprietari statunitensi non hanno le radici nella terra dei vigneti, come succede in Italia e apparentemente l’interesse a vendere nasce dalla convinzione che i valori immobiliari tengano. In altre parole c’è interesse a vendere e non a svendere.

50% DELLE CANTINE USA IN VENDITA NEL 2021

Rimane da vedere se questa ipotesi sarà confermata dai fatti e un numero così alto di imprese messe sul mercato contemporaneamente non farà crollare i prezzi.
Secondo il responsabile del settore vino della Silicon Valley Bank, Rob McMillan intervistato da W.Blake Gray per WineSearcher si prospetta dunque una vera girandola di compravendite soprattutto nelle Sierra Foothills, nella zona di Lodi/Clarksburg, a Napa e a Sonoma.
<<In un momento come questo, incontri acquirenti che pensano che sia il 1929 e venditori che pensano che sia il 2015>> ha detto McMillan manifestano gli stessi miei dubbi sulla tenuta dei valori immobiliari.

DIFFERENZE FRA  LA WINE  INDUSTRY  USA E I PRODUTTORI DI VINO ITALIANI

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

Previsione di-mollte-cantine-USA-in-vendita-nel-2021

La produzione del vino in USA ha una storia giovane e spesso una matrice speculativa perché il terreno da vigna è cresciuto di valore quasi ovunque e i guadagni della wine industry sono stati molto più alti che in Europa.

Da noi fare vino è generalmente una tradizione di famiglia e ci sono norme che limitano fortemente la crescita e i guadagni delle imprese: regole sui diritti di impianto, contingentamento delle superfici Doc/DOCG, salvaguardia del paesaggio, tasse, costo della mano d’opera …..
Secondo i dati ufficiali il wine business 2020 viene definito buono o molto buono dal 79% delle cantine USA. Un dato che lascia abbastanza dubbioso l’autore dell’articolo e su cui anch’io ho delle riserve. Infatti se le cantine che vendono alle rivendite e alle società di delivery, se la sono cavata, tuttavia la crisi dei ristoranti causata dal covid ha colpito tutte le imprese di produzione enologica.

Va comunque considerato che le winery a stelle e strisce hanno tratto vantaggio dal modo con cui gestiscono la clientela privata. L’e-commerce, i wine club aziendali e la community di clienti privati -censiti e ben profilati- a cui fanno offerte periodiche online e per telefono. Tutte cose che loro fanno da anni e sono servite ad attenuare gli effetti del covid, mentre noi in Italia le stiamo attuando solo ora e senza nessuna esperienza.

Cos’è una wine destination come la Fattoria del Colle

La Fattoria del Colle è una wine destination che attrae appassionati desiderosi di esperienze vere e diverse con il vino. Qui vi spiego com’è e perché piace

 

Wine destination: nuova cantina della Fattoria del Colle in Toscana

Wine destination: nuova cantina della Fattoria del Colle in Toscana

di Donatella Cinelli Colombini

Chi pensa che solo le super stars del vino attraggano visitatori, sbaglia. Ovviamente, tanto più è importante ed esclusiva la cantina, tanto maggiore sarà la sua capacità di calamitare visitatori. Qualunque appassionato, dal posto più lontano della terra, fa i bagagli e parte, se riceve l’invito di una visita a Lafite o a Romanée Conti. Ma il wine lover che viene in Toscana forse trova affascinante l’idea di trascorrere una giornata alla Fattoria del Colle facendo esperienze capaci di arricchire le sue conoscenze in un luogo autentico e antico. Soprattutto perché ha la possibilità di vivere momenti unici che emozionano.

 

LE WINE DESTINATION IN ITALIA E NEL MONDO

Wine destination: spumante brut metodo classico - Fattoria del Colle - Toscana

Wine destination: spumante brut metodo classico – Fattoria del Colle – Toscana

Partiamo da qualche dato che fa capire l’importanza di distinguersi. Se cercate wine destination in Google troverete quasi 150 milioni di notizie. Nella prima pagina ci sono molte classifiche e vale la pena leggerle per capire cosa attrae i wine lovers in una località piuttosto che in un’altra.
Vine Pair propone la lista delle prime 10 mete enologiche del mondo. Al primo posto c’è Paso Robles in California, seguita da Valle de Guadalupe in Messico e Piedmont in Virginia.
Europeanbestdestinations.com fa salire sul podio l’Alentajo in Portogallo, seguito da Bordeaux e la Valle del Douro.
Booking mette in fila le wine destination italiane con Valdobbiadene, Barbaresco e Bolgheri nei primi tre posti.

 

COSA DEVE AVERE UNA WINE DESTINATION

Come si vede, le mete turistiche del vino esistono in tutto il mondo e quindi non basta offrire la visita fra le botti e la spiegazione del processo produttivo della propria denominazione, per intercettare i visitatori. Bisogna puntare su quello che distingue. Le cantine hanno caratteri molto diversi fra loro: alcune hanno il loro punto di forza nel prestigio e nella bellezza antica, come in Champagne, in altri casi l’attrazione maggiore sono le nuove infrastrutture degli archistar come in Cile.

                                                                       
Cinelli Colombini
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