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W il tappo in sughero

Negli ultimi 4 anni i vini chiusi con tappo in sughero hanno aumentato il loro valore due volte di più rispetto a quelli confezionati con il tappo a vite

tappi di sughero da vino

tappi di sughero da vino

di Donatella Cinelli Colombini

Qualche anno fa Vincenzo Russo aveva dimostrato che persino il suono della stappatura del sughero accresceva la percezione del valore del vino.

IL RUMORE DELLA STAPPATURA FA SEMBRARE IL VINO PIU’ BUONO

In pratica l’associazione fra buon vino e tappo di sughero naturale creava l’attesa di qualcosa di buono e questo causava la produzione di ossitocina da parte del cervello. L’ossitocina è il così detto “ormone della felicità” che predispone al piacere e che influenza le percezioni per questo il vino veniva percepito effettivamente come più buono.

tappi-da-vino-in-sughero-second-life

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LO SBALORDITIVO AUMENTO DI VALORE DELLE BOTTIGLIE CON TAPPO IN SUGHERO

Un meccanismo inconscio che evidentemente funziona oltre l’assaggio e influenza le vendite, perché la ricerca commissionata da APCOR – Associazione portoghese del sughero, su 1.500 campioni presenti in Gran Bretagna hanno rivelato che i prezzi delle bottiglie di vino tappate con sughero naturale sono aumentai il doppio dispetto a quelli con stelvin. I vini tappati con sughero costano, in media, 3, 04 Sterline in più rispetto agli altri. Sono aumentati del 29% in 4 anni passando da 7,05£ a 9,13£. Un incremento più visibile sui vini bianchi cresciuti di prezzo del 36% cioè quasi tre volte di più rispetto alle bottiglie con stelvin.
Contemporaneamente i vini sigillati con tappo a vite hanno avuto un incremento medio totale del 10% cioè sono passate dalle 5,53£ del 2017 alle 6,09£ di oggi.

GLI INCREMENTI DI PREZZO PIU’ VISTOSI NEI BIANCHI E NEI VINI DEI PAESI NUOVI PRODUTTORI COME L’AUTRALIA

La cosa che colpisce di più è la geografia di questi aumenti che hanno riguardato soprattutto l’Argentina e l’Australia cioè la roccaforte del tappo a vite. Ebbene è proprio nei “Paesi nuovi produttori” che il monopezzo in sughero ha avuto un ruolo trainante: i vini con tappo sono aumentati di prezzo del 105% dal 2020.
Un successo che sembra rimettere le chiusure tradizionali al centro della tendenza e del successo. I motivi sono principalmente due. La correlazione finewine-cork radicata nel cervello dei consumatori che produce di per sé, un effetto positivo, come abbiamo visto prima.

Il cibo e le fake news

Il 92% degli italiani non è in grado di riconoscere le fake news sul cibo e spesso le diffonde attraverso reti fra gli amici, che il 57% ritiene le più sicure

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Fake-news-sul-cibo-maccheroni

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La corretta informazione alimentare è necessaria per mantenere i cittadini in buona salute ed ha un enorme impatto sociale ma trova un grande ostacolo dalla diffusione di notizie false online. Infatti il 92% dei consumatori non riesce a identificare un website di bufale, l’86% non riconosce un profilo fake di Twitter e il 64% una pagina Facebook inattendibile.

 

ELENCO DELLE FAKE NEWS DEL CIBO PIU’ DIFFUSAMENTE RITENUTE VERE

Ecco le più diffuse Food fake news  in ordine decrescente in base alla quota di popolazione che le ritiene vere: dall’88% che teme di ricongelare il cibo fino al 23% che attribuisce all’ananas la virtù di far dimagrire. “Ricongelare prodotti decongelati fa male”, “la frutta va mangiata lontano dai pasti”, “la carne rossa fa venire il cancro”, “il caffè fa male”, “scaldare o cuocere il cibo nel forno a microonde è pericoloso”, “più vitamine prendo e meglio sto”, “il cibo senza lattosio è più salutare”. Poi, “sulle ustioni bisogna mettere il burro”, “chi ha il diabete più mangiare tanta frutta”, “se si beve moltissima acqua si perde l’appetito e si dimagrisce”. Ma anche  “bisogna bere solo quando si ha sete”, “bere acqua minerale naturale è più sicuro che bere acqua del rubinetto”, “l’ananas brucia i grassi”.

Sicuramente anche noi siamo caduti in qualcuno di questi inganni. Magari abbiamo frainteso una notizia vera perché, ad esempio, mangiare molta carne rossa è sicuramente poco salutare.

 

Il sorpasso: i maggiori consumatori di vino sono donne

Nel 2021, per la prima volta in Italia, il numero delle donne consumatrici abituali di vino ha superato quello degli uomini con il 55%

 

storico-sorpasso-delle-consumatrici-del-vino-donne

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di Donatella Cinelli Colombini

Questa è la notizia comunicata da Pierpaolo Penco, Italy Country Manager di Wine Intelligence in occasione di Vinitaly Special Edition come dato più rilevante dell’Osservatorio UIV.
Una pink revolution che trasforma il mercato enologico italiano tradizionalmente dominato dagli uomini e pone al centro un nuovo protagonista con esigenze e predilezioni completamente diverse.
Spesso mi chiedono <<c’è differenze fra assaggiatori maschi e femmine? Le donne sono veramente più brave?>> Rispondo sempre che il giudizio tecnico sul vino non dipende dal sesso ma dalla capacità di analisi sensoriale della persona che assaggia.

 

LE DONNE HANNO MAGGIORE CAPACITA’ DI ANALISI SENSORIALE
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Ma in realtà la percentuale di donne con queste caratteristiche è maggiore dei maschi. A dirlo è Deborah Parker direttore associato del UK Sensory Science Tasting and Research Centre di Westerham nel Kent. Si tratta di un laboratorio sensoriale che studia approfonditamente le caratteristiche dei prodotti di consumo, li “profila” e propone come modificarli in base al gusto dei consumatori. Per scegliere le persone ammesse al corso per analisti sensoriali c’è un test iniziale sui sapori fondamentali: salato, dolce, amaro, acido e saporito (umami), <<solo il 10-15% della popolazione ha le caratteristiche per far parte di panel di assaggiatori>> ha detto la Parker a The Drinks Business <<e le donne risultano sempre le più dotate>>.
Ovviamente non sarà la maggiore percentuale di donne con grande talento degustativo a cambiare il mercato del vino italiano – i vini buoni rimarranno buoni sia che vengano assaggiati da donne che da uomini – bensì la diversità nello stile di acquisto e di consumo al femminile.
Cominciamo dal look. Le donne pongono più attenzione all’estetica delle bottiglie, prediligono colori come rosso-viola e pastello mentre la preferenza maschile va verso i colori blu e verde ed intensi, come ci ha insegnato l’esperto di neuromarketing Vincenzo Russo.

 

I BICCHIERI DA BRUNELLO SBAGLIATI E GIUSTI

I bicchieri da vino sicuramente sbagliati sono incisi, colorati o senza stelo. Quelli giusti sono calici in cristallo ma sulla loro forma le opinioni divergono

 

di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono degli elementi certi: il bicchiere da vino non deve essere colorato o avere dei disegni sulla coppa. Trovo sbagliata l’abitudine a incidere stemmi, loghi o scritte celebrative su quella parte del bicchiere sia perché impedisce il corretto apprezzamento del vino, sia perché rende imbarazzante l’uso in tavola di quei calici da parte dei clienti che li hanno ricevuti in dono.

 

I BICCHIERI DA VINO SICURAMENTE SBAGLIATI

Quindi sconsiglio, agli organizzatori di eventi o alle cantine, di puntare su questo genere di oggetti per scopi promozionali a meno che non ci sia una strategia precisa. Per esempio il consorzio Doc Orcia ha finanziato dei bicchieri da vino distribuendoli nei ristoranti e nei wine bar del suo territorio di produzione.

Bicchiere-da-vino-una-tipologia-oppure tate

Bicchiere-da-vino-una-tipologia-oppure tate

Su ogni calice c’è la scritta <<sei nel territorio dell’Orcia, il vino più bello del mondo, bevilo>>. Un esplicito invito a completare la propria esperienza turistica con l’assaggio dei rossi nati nello stesso luogo.
Altro elemento sicuramente sbagliato è l’incisione. I bicchieri di cristallo finemente intagliati sono belli da vedere ma intralciano l’apprezzamento del vino. Purtroppo le cristalliere sono piene di preziosi bicchieri del genere. Anch’io ho ancora quelli che mi furono regalati per il matrimonio e che non ho mai usato. Nessuno li mette in tavola e quindi non si rompono e ingombreranno in eterno gli armadi di casa. C’è da sperare che vengano inventate creme, cocktail o altri sistemi adatti per loro.

 

I CARATTERI FONDAMENTALI DEL BICCHIERE DA VINO

Il cristallo da vino deve essere un calice bianco trasparente, liscio, sottile e abbastanza elastico. I cristalli di 40 anni fa erano talmente rigidi da diventare rasoi quando si rompevano durante l’asciugatura, cosa che succedeva spesso. Anche mio marito ha i segni di un bicchiere e dei punti per ricucire il taglio sulla mano sinistra. A quel tempo il numero dei bicchieri che si rompevano, nello stelo oppure sui bordi della coppa, era altissimo. Solo più recentemente le cristallerie hanno inventato degli impasti capaci di combinare elasticità e brillantezza dei materiali. Inoltre la forma delle coppe si è modificata. Era tondeggiante oppure somigliava al bicchiere da Cognac con i bordi superiori in fuori. Oggi la stragrande maggioranza dei calici ha la silhouette di un grande boccio di tulipano con i lati dritti o leggermente curvi che fanno scivolare dolcemente il vino in bocca invitando a bere a piccoli sorsi.

 

L’enologia leggera di Luigi Moio

L’enologo deve fare un passo indietro: il Presidente OIV Luigi Moio spiega che per produrre grandi vini longevi non bisogna correggerli in cantina

 

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Luigi-Moio-Napoli-Convegno-Donne-del-Vino

di Donatella Cinelli Colombini

Il wine maker deve solo accompagnare i processi di vinificazione e invecchiamento, lasciando il ruolo di manipolatore che, progressivamente aveva trasformato gli enologi in maghi capaci di intervenire e modificare la natura soprattutto in base all’esigenze del mercato. “Mescolavino” come si autodefiniva scherzosamente Giacomo Tachis.

 

UVA PERFETTA PER GRANDI VINI LONGEVI SENZA CORREZIONI UMANE

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

Luigi Moio-Presidente-OIV

Luigi Moio, accende i riflettori su alcune verità che sono sotto gli occhi di tutti, bisogna partire da “uva perfetta” naturalmente equilibrata, i professionisti devono limitarsi ad un ruolo di assistenza dei processi produttivi ma senza interventi correttivi. Ecco che l’enologo diventa un servitore della natura capace di rispettare ciò che viene donato dalla vigna.
Ovviamente, per realizzare questo tipo di enologia, servono territori e varietà autoctone, ad alta vocazione poco toccati dai cambiamenti climatici. Altrimenti l’intero progetto diventa impossibile.

 

LUIGI MOIO NUOVO PRESIDENTE OIV

Luigi Moio è stato recentemente eletto a presiedere l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino (OIV), cioè l’ONU del vino, in cui le istanze dei Paesi produttori e consumatori di tutto il mondo si confrontano per arrivare a decisioni condivise che diventano leggi. La prima uscita del neo Presidente – che è anche professore all’Università Federico II di Napoli e produttore nella cantina Quintodecimo – è avvenuta a Conegliano Veneto ed è stata organizzata da Eugenio Pomarici di Cirve (Centro Intedipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia) dell’Università di Padova.

 

Encry lo Champagne italiano

La Maison Encry Veuve Blanche Estelle di Enrico Baldin e Nadia Nicoli unici produttori italiani di Champagne. Una bella storia di vino e di amicizia

 

Champagne-Encry-di-Enrico-Baldin-

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di Donatella Cinelli Colombini

I vigneti sono solo tre ettari e mezzo ma si trovano fra quelli di Krug e Salon e poi c’è la produzione di Champagne fatta insieme a un gruppo di altri produttori per un totale di 150.000 bottiglie all’anno. Questo è Encry di Enrico Baldin e Nadia Nicoli due veneti in mezzo alle bollicine più esclusive del mondo.

 

LO CHAMPAGE DIVISO IN 320 VILLAGGI 45 PREMIER CRU E 2 EXCELLENCE

Champagne-Encry-di-Enrico-Baldin-Nadia-Nicoli-Donatella-Cinelli-Colombini

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Mi spiegano <<in Champagne ci sono 320 villaggi di cui solo 45 classificati “premier cru” e due “Excellence” Premier Cru. Uno di essi è Le Mesnil sur Oger dove sono i nostri vigneti>> dice Enrico con orgoglio. La Côte des Blancs regno dello Chardonnay e degli Champagne Blanc de Blancs come il loro Vve Blanche Estelle nature che è la punta della loro gamma. <<ma Vve non sta per “Veuve” cioè vedova?>> chiedo. I miei due amici Enrico e Nadia fanno evidenti segni scaramantici <<è una lunga storia … farsi accettare in Champagne è stato difficilissimo e tuttora camminiamo in punta dei piedi. Siamo stati i primi, nel 1998, e penso che resteremo i soli produttori italiani in quel distretto viticolo>>.

 

LA STORIA AVVENTUROSA DI DUE PADOVANI CHE DIVENTANO PRODUTTORI DI CHAMPAGNE

Ma la storia è affascinante. Padovani di origine entrambi con matrimoni falliti alle spalle, fanno mestieri diversi: Nadia si occupa di cosmetica, Enrico è architetto paesaggista che riqualifica i luoghi che l’uomo ha rovinato come le scarpate delle autostrade e le  discariche. Riesce a migliorare l’idrosemina in chiave BIO puntando sulle erbe autoctone di ogni zona e aggiungendo all’acqua e ai semi concimi a lenta cessione e fibre di legno. Comincia a interessarsi anche dei vigneti dove l’erosione rovina il terreno e rovescia la logica delle zappature frequenti puntando su un inerbimento che mantiene l’umidità del terreno.  La tecnica funziona e i Cecchi sono i primi a scommetterci.  E’ il convegno a Poggibonsi in cui Enrico presenta il suo concetto di inerbimento che gli permette di entrare in contatto con il produttore francese Jaan Michel Turgy. Quando Enrico e Nadia vanno a trovarlo si rendono conto di  avere davanti il cuore dello Champagne e un potenziale inespresso enorme <<in Champagne ci sono 16.300 viticoltori e solo 300 maison che imbottigliano il vino.

 

Antonietta Corsi Francois ci ha lasciato

Addio dolce Antonietta, un ricordo affettuoso di una grande donna che ci è di esempio per generosità e coraggio, intelligenza e leggerezza

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

Castello-di-Querceto-Alessandro-e-Antonietta-Francois-alla-festa-dei-50-anni-di-matrimonio

E’ difficile spiegare perché ognuno di noi vuole più bene a una persona anziché a un’altra. Forse sono le affinità elettive, forse certe persone sanno come farsi amare…. Io non ho mai capito il motivo per cui alcune mi sono particolarmente care. Una di loro era Antonietta Francois del Castello di Querceto. Lei e il marito Alessandro sono presenze costanti nei miei ricordi di produttrice di vino. Le feste nella loro splendida residenza erano memorabili. Non per il lusso. Niente catering ne cuochi stellati. Ma c’era l’eleganza di un’aristocrazia rinnovata dalla sapienza culinaria e dalla fantasia di Antonietta. Ed ecco le calle di cristallo che diventavano bicchieri da spumante, l’apparecchiatura con le posate d’argento di più generazioni e la band nel salotto più grande per ballare in mezzo a oggetti antiquari. Solo Antonietta riusciva a vivere in un museo con la leggerezza di una teen-ager.

IL CORAGGIO DI ANTONIETTA E LA SUA UMILTA’ ERANO UN ESEMPIO

Poi c’era il coraggio e la forza per affrontare le difficoltà con il sorriso sulle labbra. Lei e Alessandro erano una coppia inseparabile e affiatatissima. Viaggiavano incessantemente per promuovere il loro splendido Chianti Classico. Sembravano non sentire la fatica e dopo una giornata in piedi dietro al tavolo da degustazione, li trovavi sorridenti, in abito da sera, alle cene di gala per poi prendere un aereo la mattina dopo. Li ho visti l’ultima volta alla festa del loro 50° anniversario di nozze. Antonietta stava facendo la chemio ma ha festeggiato con noi e si è commossa meno di Alessandro.

L’amore fa miracoli di Sveva Casati Modignani

Vi presento l’ultimo libro di Sveva Casati Modignani, un invito ad amare e lasciarsi guidare dai sentimenti perché danno sempre buoni frutti

 

Sveva-Casati-Modignani-L'amore-fa-miracoli

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Di Donatella Cinelli Colombini

Inizio chiedendo scusa, perché avrei dovuto scrivere queste note un mese fa quando mi è arrivato da Sperling & Kupfer un pacchetto con dentro il nuovo libro di Sveva Casati Modignani, intitolato “L’amore fa miracoli” (pp. 289 €16,90 ). La mia dolce amica Bice Cairati aveva anche scritto una dedica con un cuoricino.

 

SVEVA CASATI MONDIGNANI INSEGNA AD AMARE GLI ALTRI E A PERDONARE NOI STESSI

Invece di leggerlo io ho messo il libro in valigia per iniziarlo a Gozo – Malta dove appunto mi sono gustata il condensato di amori romantici e intrecci trasgressivi scritto dalla mia amica Sveva-Bice. Mi è servito, avevo bisogno di dolcezza perché quest’anno sono passata da un malanno all’altro: prima il piede rotto, poi il mal di denti e ora la brachialgia acuta che mi ha bloccato il braccio destro.

Sveva-Casati-Modignani-e-le-Donne-del-Vino

Sveva-Casati-Modignani-e-le-Donne-del-Vino

Nel libro ho ritrovato Maria Sole, Gloria, Carlotta e Andreina le quattro amiche che avevo imparato a conoscere in “Segreti e ipocrisie” e che ormai sono diventate anche amiche mie. Donne che lavorano, amano, tradiscono, aiutano e rimangono incinte tardissimo, perché ormai fare il primo figlio verso i quarant’anni è una cosa normale. Un libro che è un invito a lasciarsi guidare dai sentimenti e a non giudicare secondo il perbenismo e i luoghi comuni. <<Nelle alte sfere della società milanese, il tradimento coniugale era spesso la regola e non scandalizzava nessuno, a patto che l’altro, o l’altra, appartenesse allo stesso ambiente. Ma se ci si innamorava di un cameriere, allora lo scandalo diventava una vergogna>>.

 

Vino morbido. Ma cos’è?

Da Luca Stroppa una magistrale spiegazione dell’aggettivo “Morbido” spesso usato per descrivere i vini più potenti e setosi

 

Vino-Morbido-Brunello-IOsonoDonatella

Vino-Morbido-Brunello-IOsonoDonatella

di Donatella Cinelli Colombini

La morbidezza è un termine “tattile” cioè indica una sensazione che viene avvertita toccando qualcosa di soffice, delicato e tenero. Un peluche, un cuscino di piume, un alto velluto di seta ….
Anche nel vino l’effetto è simile anche se percepito dalla bocca anziché dai polpastrelli. L’effetto è di qualcosa di vellutato, tondeggiante, avvolgente. Come se in bocca ci fosse una cosa piena e senza spigoli.
Ecco che il termine morbido si oppone al vino duro, cioè caratterizzato da astringenza, acidità, aggressività….

 

 

 

I MORBIDISSIMI VINI DELLA FINE DEL NOVECENTO

La dolcezza e la morbidezza sono due termini diversi che spesso vengono scambiati in modo sbagliato.  Va precisato infatti che l’eccesso di morbidezza è sgradevole al pari dell’eccesso di durezza. Quei vini dolcioni, quasi gonfi, ottenuti da uve surmature che producono vini pieni di estratti, alcol e zuccheri residui, spesso maturati in barriques scelte per aggiungere altra dolcezza… risultano esagerati e appariscenti ma, fortunatamente, sono passati di moda. Per non parlare delle “aggiunte”, anche legali come la gomma arabica, che certe cantine usavano e usano per aumentare l’effetto “morbidoso”, amato soprattutto da consumatori più semplici e abituati a mangiare o bere cose dolci, tipo CocaCola.  Il vino morbido è armonico, secco, avvolgente, lungo e vellutato. Non dolcione.

I rifiuti del vino diventano carburante

La Total Energies userà gli scarti della produzione del vino come fecce e vinacce per produrre il carburante rinnovabile al 100% delle auto da corsa a Le Mans 2022

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Da colosso del settore energetico a protagonista della difesa ambientale. La Total Energies ha sede in Francia ma lavora in 130 Paesi del mondo con un business nel petrolio e biocarburanti, gas naturale e gas verdi, energie rinnovabili ed elettricità. Il suo nuovo progetto consiste nello sviluppo di nuovi combustibili ad alta prestazione che riducono le emissioni di CO2 delle auto da corsa di almeno il 65%.  Una vera rivoluzione che è stata battezzata Excellium Racing che usa le gare automobilistiche come un banco di prova.

 

IL MOTOSPORT COME LABORATORIO DEI CARBURANTI A BASSA EMISSIONE DI CO2

La transizione energetica, che vuole arrivare a emissioni zero nel 2050, mette le ali alla ricerca di soluzioni alternative rispetto ai combustibili fossili usati fin ora. Il motosport viene usato come laboratorio a cielo aperto trasformandolo da tempio del lusso e della competizione senza limiti di spesa, in attivatore di sostenibilità: combustibili liquidi sostenibili, elettricità, batterie, ibridazione, idrogeno … un laboratorio capace di accelerare l’arrivo della mobilità sostenibile che tutto il mondo aspetta.

 

Perché bellezza e bei racconti fanno vendere il vino

Lo shopping cresce grazie all’ossitocina detta “ormone della fiducia” che viene liberata da esperienze piacevoli come lo storytelling o il bel paesaggio

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Ancora una perla di saggezza di Vincenzo Russo, Coordinatore Centro di Ricerca Neuromarketing Behavior and Brain Lab Iulm di Milano. Il Professor Russo fornisce la spiegazione scientifica del perché illustrare al consumatore le caratteristiche enologiche dei polifenoli dall’uva di Sangiovese per il futuro Brunello 2021 è molto meno efficace del racconto della spaventosa gelata nelle prime notti di aprile. Descrivere la collina di Montalcino illuminata dai fuochi dei vignaioli e la successiva vendemmia con grappoli piccoli come quelli del Pinot Noir è molto coinvolgente e toccante. La lotta dei vignaioli per le loro vigne è qualcosa di epico che fa apparire il futuro Brunello 2021 come un condensato di passione e attaccamento alla terra.

 

VINCENZO RUSSO E LO STORYTELLING

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Questo è lo storytelling, cioè la narrazione empatica capace di <<emozionare e creare engagement>> di cui parla il Professor Russo.
Applicarla è difficile perché i produttori non sono attori. Secondo me oltre alla capacità drammaturgica richiede anche altre due componenti: la sincerità e il coraggio di uscire dal coro mostrando aspetti che fanno parte della propria storia personale e delle proprie convinzioni. E’ difficile perché i produttori sono abituati a cercare i propri distinguo nella vigna oppure nella tecnica produttiva ma, nella vendita o nella comunicazione, ha un effetto persuasivo più potente rispetto ai metodi usati fin ora.

 

Rosso di Montalcino DOC 2019 di Donatella 

Rosso di Montalcino BIO di una vendemmia 5 stelle prodotto con cura artigianale al Casato Prime Donne, prima cantina italiana con un organico solo femminile

 

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Rosso-di-Montalcino-2019-Casato-Prime-Donne-Donatella-Cinelli-Colombini

<<Nella mia esperienza di produttrice di vino, che è ormai molto lunga, ricordo solo altre due vendemmie così: il 2010 e il 2016>> ha detto Donatella Cinelli Colombini, commentando l’annata 2019. Una conferma che Montalcino ha avuto una frequenza sempre maggiore di ottimi millesimi grazie al cambiamento climatico che avvantaggia la Toscana interna.

 

IL ROSSO DI MONTALCINO 2019 E LE VENDEMMIE 5 STELLE SEMPRE PIU’ FREQUENTI

Ci sono anche altri cambiamenti; contrariamente al passato le grandi vendemmie del nuovo millennio, generalmente, sono anche abbondanti d’uva inoltre e i vigneti sono ancora in vegetazione nei giorni della raccolta.
Altra caratteristica del 2019 e delle altre grandi vendemmie recenti di Montalcino è la piccola dimensione degli acini e dei grappoli. <<Sembra Cabernet>> disse a Donatella l’enologa Valerie Lavigne visitando le vigne per decidere il calendario della raccolta. Un commento che non rende giustizia al Sangiovese, re dell’enologia toscana, ma che aveva una punta di verità perché, nel 2019, il Sangiovese di Montalcino si è comportato esattamente come il più celebre vitigno francese cedendo subito moltissimo colore al mosto.

 

LO STESSO SANGIOVESE E I DUE VINI DIVERSI DI MONTALCINO

Sangiovese 2019 vendemmia dopo 4 giorni- Montalcino-Casato-Prime-Donne-Toscana

Sangiovese 2019 vendemmia dopo 4 giorni- Montalcino-Casato-Prime-Donne-Toscana

Il Rosso di Montalcino proviene dagli stessi vigneti di Sangiovese in cui nasce il Brunello. Le uve vengono scelte per diventare uno dei due vini in base alla componente di alcol, acidi e polifenoli che deve essere più abbondante per la tipologia destinata al lungo invecchiamento. Pochissimi vitigni hanno la straordinaria versatilità del Sangiovese nel produrre ottimi vini giovani e raffinatissime bottiglie longeve. Ma per ottenere le due tipologie è indispensabile cogliere l’uva a mano dividendo i vigneti, in base alla maturazione, in piccole zone, da vendemmiare, vinificare e maturare in botte separatamente. Un grande lavoro e una grande cura dei particolari, ma ne vale la pena, il risultato è strepitoso.

 

Divinea e le novità sull’enoturismo 2021

I winery tours vengono prenotati soprattutto dalle donne e nei giorni centrali della settimana ma non nel weekend. Divinea ci rivela i turisti del vino online

 

Divinea-Vicchiomaggio-Wine-Tech-Symposium-Dario-Stefano-Donatella-Cinelli-Colombini

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di Donatella Cinelli Colombini

Al Castello di Vicchiomaggio, un maniero con mille anni di storia, nel cuore del Chianti Classico, mentre intorno i vigneti stanno perdendo le loro foglie dorate e si preparano al sonno invernale, Divinea ha riunito molti dei maggiori esperti italiani di enoturismo.

 

GIUSEPPE FESTA MAGGIOR ESPERTO ITALIANO DI TURISMO DEL VINO

Divinea-Vicchiomaggio-Wine-Tech-Symposium-Giuseppe-Festa-Lavinia-Furlani-di-Wine-Meridian

Divinea-Vicchiomaggio-Wine-Tech-Symposium-Giuseppe-Festa-Lavinia-Furlani-di-Wine-Meridian

E’ l’occasione per festeggiare Giuseppe Festa, coordinatore scientifico delle Città del Vino ed estensore dell’Osservatorio Nazionale sul Turismo del Vino che è stato indicato da Web-of-Science (ricerca pubblicata sul Journal of Tourism Quaterly), primo in Italia e terzo nel mondo fra gli esperti di enoturismo per il numero e la qualità dei suoi articoli, ricerche e pubblicazioni scientifiche. Il Professor Festa è docente di economia all’Università degli Studi di Salerno, dove ha anche creato un master in Wine Business giunto alla sua ventesima edizione. Io mi onoro di essere fra i docenti.

 

L’ANALISI SWOT SUL TURISMO DEL VINO

A lui dobbiamo una lucida ma severissima analisi SWOT che cita fra i punti di debolezza della wine hospitality italiana: carenze nell’accoglienza, visite non originali/memorabili, carenze linguistiche, accessibilità dei territori, carenze professionali (sia nel pubblico che nel privato), mancanza di una rete di sistema/rappresentanza, digitalizzazione.
Una fotografia precisa dei problemi da affrontare che rischiano di vanificare l’eccellenza qualitativa e l’abbondanza di punti di forza. Traducendo la questione in un esempio semplice è come essere su una Ferrari in una stradina stretta senza saperla guidare. E’ anche possibile che una Panda con un buon pilota vada più veloce.
Questa è la situazione del turismo del vino in Italia con una grande minaccia davanti: una maggiore concorrenza a livello internazionale.

 

Strada del vino Terre di Arezzo e Costa degli Etruschi

Due Strade del Vino e dei Sapori mostrano territori pieni di cultura, paesaggi e eccellenze enogastronomiche. Una nella Toscana interna e l’altra sul litorale

 

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Arezzo-Sommelier-Ais-protagonistri-della-Strada-del-Vino-Terre-di-Arezzo

di Caterina Donnini in occasione del suo stage da Donatella Cinelli Colombini

Dal 2001 l’Associazione Strada del Vino Terre d’Arezzo, una delle più lunghe e articolate della Toscana, consente di conoscere i vini, l’offerta culturale, lo stile di vita degli abitanti, l’offerta ricettiva e le tradizioni del territorio. Il marchio stesso della Strada testimonia il forte legame con le radici storico-culturali aretine: il simbolo della ruota rappresenta l’idea di percorso, mentre la sagoma del bicchiere ripetuta all’interno della ruota ricorda uno scudo, segno di unione e di difesa.

 

STRADA DEL VINO TERRE DI AREZZO

L’info point della Strada è aperto dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 9.00 alle 14.00. Nel sito web, consultabile in italiano e inglese, è inserito un chatbot per chattare direttamente con l’account Facebook della strada e consentire una comunicazione da remoto più immediata. Per conoscere le iniziative locali, i prossimi eventi e le informazioni sul vino, è molto utile consultare Facebook e Instagram, in cui tutti i giorni vengono pubblicati contenuti. La sezione “News ed eventi” del sito web appare a primo impatto leggermente caotica, mostrando al visitatore molte esperienze tutte insieme.
Per festeggiare i primi 20 anni di attività, l’Associazione Strada del Vino Terre di Arezzo ha organizzato, dal 7 agosto al 19 settembre, “Un’estate tra vigne e cantine”.

 

Tanuta San Guido

Strada-del-Vino-Costa-degli-Etruschi-Sassicaia Tenuta San Guido

AREZZO LAND OF EMOTION

Già da qualche anno viene organizzata “Arezzo Land of emotion”, un Wine workshop che presenta le denominazioni locali in Europa favorendo il processo di internazionalizzazione delle cantine. Inoltre, per facilitare la degustazione dei vini del territorio, la Strada organizza corsi di avvicinamento al vino in collaborazione con AIS Delegazione Arezzo. Ogni lezione ospita un produttore diverso e rappresenta un’opportunità di avvicinamento tra il consumatore e l’azienda.

 

 

STRADA DEL VINO E DEI SAPORI COSTA DEGLI ETRUSCHI

Spostandosi in provincia di Livorno, l’antica culla della civiltà etrusca ospita oggi la Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi, fondata nei primi anni ‘90. L’info point della Strada si trova a Bolgheri ed è aperto tutti i giorni con orario 10-13, 17-20. La Strada non è dotata di un blog ed ha un sto web in restyling proprio nel momento della vendemmia, un momento forse poco adatto a questo genere di attività. Gli account social su Facebook e Instagram sono aggiornati con gli eventi in programma nella zona. La costa etrusca famosa anche per aver dato i natali al poeta Giosuè Carducci, comprende più di cento cantine in cui vengono prodotti vini esclusivi come l’Ornellaia e il Sassicaia. Ci sono le denominazioni Terratico di Bibbona, Montescudaio, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, Val di Cornia, Elba.

 

Strade del vino della Toscana: quella del vino Nobile

Eventi, percorsi enogastronomici, arte e cultura: ecco la proposta delle 14 Strade del Vino della Toscana nella regione regina dell’enoturismo italiano

 

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di Caterina Donnini in occasione del suo stage da Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del Vino vengono istituite dalla legge 268 del 1999, la prima normativa finalizzata a creare una rete d’offerta turistica nei territori del vino. Uniscono cantine, ristorazione, ricettività, bellezze naturalistiche, culturali e specificità produttive oltre ai servizi all’interno di una rete integrata e coordinata che rende il turista protagonista. Ad oggi le aspettative della legge sono ancora in parte disattese e la promozione degli eventi non sempre è gestita in modo coordinato.

 

LA STRADA DEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO E DEI SAPORI DELLA VALDICHIANA

In Italia sono presenti 154 Strade, di cui 14 in Toscana, percorribili in automobile, in bicicletta o a cavallo, che offrono ai visitatori attrazioni storiche, artistiche e naturali. Sono frequenti anche percorsi tematici, come quelli proposti dalla Strada del Vino Nobile di Montepulciano, nata nel 1998 nel territorio della Valdichiana senese. Tramite eventi ed esperienze, questa Strada valorizza e promuove il patrimonio paesaggistico ed enogastronomico, la storia, l’arte e le tradizioni della zona.

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Il suo ufficio turistico, nel centro di Montepulciano, è ben organizzato ed offre ai visitatori le informazioni relative alle cose più importanti da vedere e agli eventi da non perdere, alle aziende vitivinicole e ai produttori locali.

 

VALDICHIANA LIVING

Inoltre, si occupa di tutte le necessità organizzative per le visite in Valdichiana, fornendo preventivi personalizzati in base alle esigenze del turista. Le indicazioni per raggiungere la Strada, si possono reperire tramite il sito web, tradotto sia in italiano che in inglese. Per commercializzare l’offerta turistica locale dal 2014 alla Strada si è affiancata un’agenzia di incoming e tour operator, Valdichiana Living. I visitatori, per rimanere aggiornati su tutte le attività e le iniziative organizzate, possono iscriversi alla newsletter dell’agenzia tramite il sito, disponibile in italiano, inglese e cinese, oppure consultando la pagina Facebook, in cui l’incipit di ogni post è caratterizzato da un emoticon relativo all’argomento trattato.

 

VINO NOBILE E ACQUE ANTICHE

La zona percorsa dalla Strada, in particolare i borghi di Chianciano Terme, San Casciano dei Bagni e Montepulciano, rappresenta una delle destinazioni termali più conosciute d’Italia. Per andare in contro anche ai più piccoli, a Cetona è stato costruito un Archeodromo, un percorso didattico in cui è stato riprodotto un villaggio preistorico con capanne a grandezza naturale e aree per le attività artigianali.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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