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LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE

Riduzione, varietà, riserva … parole che possono confondere il consumatore di vino perché significano anche altre cose e perché non vogliono dire sempre la stessa cosa

 

Sei parole del vino più fraintese

Sei parole del vino più fraintese

Di Donatella Cinelli Colombini

Il maggior numero delle parole che creano fraintendimenti sono nella vigna. Per un avvocato, un medico oppure un commerciante, le parole “densità di impianto” vengono capite come il riferimento al numero di prese elettriche e non collegate al numero di viti presenti in un ettaro di vigna, così come “piede americano” suggerisce la diversa taglia delle scarpe USA tipo Lumberjack e non l’apparato radicale successivo all’epidemia di fillossera.
La possibilità di fraintendimento è un serio pericolo nella comunicazione del vino soprattutto perchè molte delle parole legate all’enologia hanno un significato completamente diverso nella vita normale oppure cambiano la loro valenza nelle varie parti del mondo.

Per questo l’articolo sulle parole del vino che confondono o che vengono usate in senso improprio, pubblicato dal grande portale inglese thedrinksbusiness, mi ha subito interessato e desidero qui riassumerlo sollecitando tutti a una riflessione sulle parole che vengono dette con un intendimento e sono invece capite in tutt’altra maniera.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: VEGETALE O ERBACEO

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Riserva: una delle parole del vino più fraintese

Queste prime quattro parole sono usate per criticare un vino, ma talvolta sono invece un indicatore positivo.  Erbaceo: si tratta della sensazione olfattiva e gustativa che si sente in vini prodotti con uve raccolte molto presto. Generalmente è un difetto ma, in qualche caso, evidenzia i caratteri varietali dell’uva, aggiungono freschezza e complessità  al vino.

 

LE SEI PAROLE DEL VINO PIU’ FRAINTESE: ASTRINGENTE

Quando i tannini asciugano la lingua e creano un effetto duro come mangiando un frutto acerbo. Il difetto diventa pregio quando si collega all’invecchiamento. Infatti bevendo certi vini di Bordeaux, nella loro giovinezza, l’astringenza produce sensazioni sgradevoli ma permette la successiva evoluzione e serbevolezza del vino per cui diventa un elemento indispensabile delle grandi etichette.

 

Turismo del vino: Donatella al Senato con 3 Ministri

Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini con Franceschini, Patuanelli e Garavaglia per presentare il libro Turismo del Vino in Italia e parlare di ripartenza

 

Turismo del vino: Franceschini, Patuanelli, Cinelli Colombini, Quaranta, Stefano, Garavaglia

Turismo del vino: Franceschini, Patuanelli, Cinelli Colombini, Quaranta, Stefàno, Garavaglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Senatore Dario Stefàno – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica ha voluto che la presentazione del libro scritto a quattro mani con me “Turismo del Vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Ed. Edagricole – News Business Media, nella collana “Strategia e Management”, pag. 198) diventasse un momento veramente importante. Quasi un summit sul ruolo del vino e dell’enoturismo nella ripartenza post covid e sulla necessità di unire le forze su progetti strategici.

 

I MINISTRI FRANCESCHINI, PATUANELLI E GARAVAGLIA PARLANO DI ENOTURISMO

Nella Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica, alla presenza dei tre Ministri che, in modo diverso, interagiscono con l’enoturismo.

Senato della Repubblica: Dario Stefano e Donatella Cinelli Colombini - Turismo del vino

Senato della Repubblica: Dario Stefàno e Donatella Cinelli Colombini – Turismo del vino

C’erano il titolare del dicastero della Cultura Dario Franceschini, delle Risorse Agricole Stefano Patuanelli e del Turismo Massimo Garavaglia. Oltre a loro due padrini di eccezione: Federico Quaranta di Decanter e Riccardo Cotarella Presidente mondiale degli enologi che hanno firmato le prefazioni del libro ed il giornalista di Edagricole Lorenzo Tosi collegato online.

 

MASSIMO GARAVAGLIA: UN PIANO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO CE L’HA ANCHE IL CAMERUN

Tutti hanno concordato sul ruolo strategico del vino e dei territori del vino per la ripartenza turistica. C’è chi lo fa in modo quasi scherzoso, come il Ministro Garavaglia <<un libro interessante, curioso, pieno di aneddoti (come quello su Carlo Magno). E che ci fa scoprire le Regioni d’Italia inseguendo i propri vini … E che Dio benedica gli astemi che non sanno quel che si perdono!>>. Garavaglia ha comunque le idee chiare sulla necessità di un piano sul turismo enogastronomico <<ce l’ha anche il Camerun>>.

 

STEFANO PATUANELLI: E’ NECESSARIO SOSTENERE IL VINO E SOPRATTUTTO LE CANTINE CHE HANNO PIU’ SOFFERTO PER LA PANDEMIA

Il Ministro Patuanelli ha fatto un ragionamento più tecnico. <<Io intendo sostenere il vino, soprattutto le cantine che vendevano quasi solo nell’HORECA e hanno sofferto di più con la pandemia. E’ sempre più centrale il ruolo dell’enogastronomia nel turismo>> e poi entrando nel vivo dell’argomento <<le destinazioni del turismo del vino, grazie alla loro diffusione sul territorio nazionale, alla disponibilità di spazi aperti, sono sembrate subito una valida alternativa alle tradizionali destinazioni di viaggio. In questo quadro, l’Italia vanta il primato in Europa dell’offerta enoturistica>>.

 

TURISMO DEL VINO DARIO STEFÀNO E DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Venerdì 9 Aprile al Senato webinar con gli autori, interverranno i Ministri dell’Agricoltura Patuanelli, del Turismo Garavaglia e della Cultura Franceschini

 

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: "Turismo del Vino in Italia"

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: “Turismo del Vino in Italia”

Il turismo del vino e il suo ruolo per la ripartenza dei viaggi verso l’Italia dopo il Covid. La presentazione del manuale del Senatore Dario Stefàno e di Donatella Cinelli Colombini è l’occasione per accendere i riflettori su un comparto che può dare una spinta decisiva alla ripresa.

 

TURISMO DEL VINO IN ITALIA DI DARIO STEFÀNO E DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Il libro contiene un vademecum sul turismo del vino: la sua storia ed il suo inquadramento concettuale e normativo. E’ una guida per gli imprenditori per collocare la propria cantina tra le wine destination più ricercate e gestire l’accoglienza in una logica di sviluppo economico e sostenibilità ambientale e sociale.

 

I MINISTRI FRANCESCHINI, GARAVAGLIA E PATUANELLI PER PARLARE DI ENOTURISMO

Questo è il contenuto del volume “Turismo del Vino in Italia. Storia, normativa e buone pratiche” (Ed. Edagricole – News Business Media, nella collana “Strategia e Management”, pag. 198) che sarà presentato in diretta venerdì 9 aprile alle ore 11 sul canale youtube del Senato della Repubblica dalla Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama alla presenza dei due autori il Senatore Dario Stefàno – Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea del Senato della Repubblica – e Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento Turismo del Vino e creatrice della giornata Cantine Aperte.

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: "Turismo del Vino in Italia"

Donatella Cinelli Colombini e Dario Stefàno: “Turismo del Vino in Italia”

Nell’ottica di sollecitare le Istituzioni ad una strategia congiunta di rilancio turistico che coinvolga il vino, interverranno anche tre membri dell’attuale Esecutivo: il Ministro della Cultura Dario Franceschini, il Ministro del Turismo Massimo Garavaglia ed il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Stefano Patuanelli. Tra i relatori del webinar di presentazione del libro il Presidente di Assoenologi e presidente dell’Union Internationale des Œnologues Riccardo Cotarella, il conduttore ed autore televisivo Federico Quaranta ed il giornalista di Edagricole Lorenzo Tosi.

 

Il sessismo fra i fornelli dagli stellati al fast food

Le chef donne crescono di numero e di reputazione ma il sessismo nelle cucine stellate è ancora forte e qualcuna comincia a dire basta specialmente in Francia

 

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

Di Donatella Cinelli Colombini

Il “me too” delle cheffe – chef al femminile – inizia con un articolo pubblicato su Le Monde Magazine ripreso dall’ Internazionale del 15 gennaio 2021. Riguarda 5 testimonianze su quello che viene detto e fatto nelle cucine dei grandi ristoranti. Ambienti dove normalmente gli apprendisti entrano ancora minorenni, il lavoro dura 12 ore al giorno, al caldo, con un’enorme pressione per la velocità e la precisione nell’esecuzione dei piatti, con una piccola pausa e un solo pasto. Un mix di tensione e abitudini che porta ad un linguaggio ed a comportamenti pesantissimi soprattutto per le donne e ancora di più per chi è diverso per colore della pelle o inclinazione sessuale.

 

ME TOO, COMINCIA LA RIVOLTA CONTRO IL SESSISMO IN CUCINA

C’è chi ce l’ha fatta e le donne Cheffe cominciano ad essere molte anche in Italia; partendo dalle più celebri e celebrate tristellate: Nadia Santini (Il Pescatore di Canneto sull’Oglio) e Annie Féolde (Enoteca Pichiorri) per poi scorrere una lista molto lunga che comprende, fra le altre, Christina Bowerman, Antonia Klugmann, Angelika Schmid, Viviana Varese, Luisa Marelli Valazza, Valeria Piccini, Caterina Ceraudo, Katia Maccari, Silvia Baracchi …..

Sessismo nei ristoranti

Sessismo nei ristoranti

E’ vero esistono esempi virtuosi ma il settore del food è ancora un feudo maschile in Italia: fra i 3.218 dirigenti solo il 16% sono donne (Manageritalia su dati INPS) due punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale che è comunque bassa.  Nei ristoranti italiani lavoravano (prima del covid) 1,2 milioni di addetti di cui il 52% donne.

 

TESTIMONIANZE DI DONNE FRA I FORNELLI STELLATI FRANCESI

Le 5 donne francesi che hanno rotto l’omertà di quelli che lavorano nelle cucine dei grandi ristoranti hanno ora i loro locali e si sentono al sicuro rispetto ad un sistema che hanno subito per anni. Con le loro denunce sperano di contribuire al cambiamento della mentalità <<bisogna smettere di credere e di far credere che il subire sessismo sia un passaggio obbligato>>.
Hanno deciso di raccontare le loro storie per evitare <<che il loro silenzio metta in pericolo altre donne>>, infatti chi subisce violenze, verbali o fisiche, si trova da sola e spesso è troppo giovane per valutare la situazione <<sul momento ti limiti a proteggerti. Ti dici che forse hai esagerato, che è frutto della tua immaginazione e che magari è normale>>.

 

WINE DOGS – CANI DI CANTINA ORA E’ IL LORO MOMENTO

Cani come attrattiva turistica e come visitatori. Anche Wine Spectator mette i wine dogs in evidenza raccogliendo le immagini dei cani di produttori e wine lovers

 

wine-dogs-cani-vignaioli-Fattoria-del-Colle-Felix ottobre 2018

wine-dogs-cani-vignaioli-Fattoria-del-Colle-Felix ottobre 2018

Donatella Cinelli Colombini

Come ogni abbonato al Wine Spectator ricevo giornalmente delle comunicazioni, generalmente non le apro, ma questa era troppo forte <<Nel numero del 31 marzo, in vendita la prossima settimana, metteremo in evidenza una delle parti più apprezzate delle cantine visitabili: i loro cani! Abbiamo pensato che sarebbe stato divertente mettere in risalto anche alcuni dei cani dei nostri lettori! Inviaci le tue foto preferite del tuo cane o di te con il tuo cane, insieme ad alcuni elementi divertenti, fra ci selezioneremo quelle da pubblicare in WineSpectator.com/Dogs>>

WINE DOGS CHE PASSIONE ANCHE NOI NE AVEVAMO UNO E TUTTI LO AMAVANO

In effetti il mio adorato Felix, era la vera star della Fattoria del Colle. Ricordo quanti turisti ci hanno scritto <<how is Felix?>> oppure <<greetings to Felix>> perché lo ricordavano con affetto. Alfredo Santo, che ha celebrato il suo sessantesimo compleanno alla fattoria del Colle con un gruppo di amici ha poi raccolto le immagini della festa in un volume mettendo la sua foto con Felix in copertina. Quando Felix è morto, nell’inverno dello scorso anno ho ricevuto messaggi da tutto il mondo. Forse presto riprenderemo un nuovo Felix  intanto stiamo organizzando l’accoglienza per i cani e i gatti alla Fattoria del Colle. Chi ha la fortuna di avere un piccolo amore peloso deve sentirsi accolto.

Fattoria del Colle, ingresso di cantina,cuccie dei gatti

Fattoria del Colle, ingresso di cantina-cucce-dei gatti

Per questo l’iniziativa di Wine Spectator mi sembra giusta e opportuna. I cani sono grandi amici dei produttori di vino e degli appassionati di grandi vini.
Qui in Italia in una casa su due ci sono animali. Con il 52% abbiamo battuto i britannici (34%) che tradizionalmente adorano i quadrupedi. Nel nostro Paese la vendita dei prodotti per cani e gatti ha superato quella di prodotti per bambini. In altre parole quando Wine Spectator dice che in cantina dobbiamo aspettarci molti visitatori a quattro zampe dice la verità!

WINERY DOG HARD ROCK PER WINERY E LIBRI SUI CANI DELLE CANTINE

Poi c’è The Winery Dogs un super gruppo di hard rock formato nel 2012 a New York
C’è il Pet Winery Pet Bar creato per offrire bevande e prelibatezze salutari per cani e gatti analcoliche addizionate con vitamine e ottenute solo da materie prime BIO in California. Nel sito è visibile un video dove i quadrupedi bevono da calici da vino e da coppe per Champagne dei liquidi evidentemente molto graditi e sicuramente carissimi.
Altra cosa incredibile è la collana di libri di Craig McGill & Susan ElliottCraig sui cani delle cantine di California Oregon e di tutti gli Stati Uniti a cui si aggiunge il volume Wine cats. La seconda edizione del libro sui cani delle cantine californiane contiene oltre 120 ritratti dei fedeli pelosi – dai purosangue ai bastardini-intervallati da brevi saggi di Robert Parker Jr, Nick Ryan, Eve Bushman, Sam Neill e Max Allen. Da non credere.

Il Louvre del vino, bottiglieria TOP del mondo

La collezione di bottiglie pregiate di Michel-Jack Chasseuil considerata il Louvre del vino, verrà aperta al pubblico con un biglietto di ingresso di 500 €

 

Michel-Jack Chasseuil, collezione di vini

Michel-Jack Chasseuil, collezione di vini

di Donatella Cinelli Colombini

Il proprietario la considera il Louvre del vino, ma in realtà il suo biglietto di ingresso costa 25 volte quello del celebre museo parigino: 20€ per vedere la Gioconda e 500€ per la collezione di bottiglie rare e costosissime di Michel-Jack Chasseuil.

Viene da chiedersi se davvero esistano luoghi da mito che i collezionisti di vino vogliono visitare ad ogni costo. Sembra strano visto che le bottiglie di vino sono comunque dei prodotti di serie e non pezzi unici come i quadri dei grandi pittori, per cui vederle dal vero non è così diverso dall’osservarle in fotografia. Al momento è esclusa l’ipotesi di assaggiare uno dei vini, cosa che renderebbe davvero irresistibile l’esperienza. L’esempio più simile è infatti l’Abbazia d’Hautvillers vicino a Épernay dove visse Dom Perignon e dove il biglietto di ingresso di 650€ comprende anche l’assaggio di 6 vini tra cui tre Plénitude vecchi di dieci o vent’anni che, da soli valgono il biglietto.

 

MICHEL-JACK CHASSEUIL E LA SUA BOTTIGLIERIA

Michel-Jack Chasseuil e il Louvre del Vino

Michel-Jack Chasseuil e il Louvre del Vino

Tuttavia esiste la possibilità che i collezionisti con la stessa passione e lo stesso intento speculativo che ha animato Michel-Jack Chasseuil siano calamitati da quello che viene considerato il sacrario delle bottiglie rare e costose. Anche per confrontare le proprie scelte con le sue e vedere se ci sono pezzi unici che lui non è riuscito a catturare. Va considerato che la collezione Chasseuil ha richiesto anni di ricerche personali di tutto ciò che è più raro, anticipando le mode e cercando nelle cantine dei defunti che venivano vuotate e non solo nelle aste. Alcuni cimeli sono davvero incredibili come un cognac del 1840, un tempo appartenuto ad Alain Delon oppure una bottiglia di Champagne del 1805 della cantina di Napoleone confezionata per la battaglia di Austerlitz.

 

IL LOUVRE DEL VINO E IL TURISMO DEI COLLEZIONISTI

Chasseuil si prepara a esporre i suoi vini, Champagne e distillati in uno spazio di 350 mq a tre metri di profondità sotto la sua villa di La Chapelle-Bâton, nella Francia occidentale. L’inaugurazione è prevista la prossima estate, dopo un anno di lavori, ma già adesso è possibile prenotare la visita.

Guida alla riscoperta dei sapori perduti 

Antonella Lomonaco e il suo viaggio alla scoperta delle tradizioni culinarie del territorio senese fra storia, ricordi, persone, luoghi e ricette

 

Antonella Lomonaco - Mutatis Mutandis

Antonella Lomonaco – Mutatis Mutandis

di Donatella Cinelli Colombini

Antonella Lomonaco, calabrese d’origine e senese di adozione, ha vissuto una vita professionale in banca fra Titoli di Stato e Fondi d’Investimento, ed ora, nella sua seconda giovinezza, dipinge e scrive. Il suo migliore contributo è “Mutatis Mutandis” (Ibiskos Ulivieri pp.192 €18,65) un libro di ricordi, ricette, notizie e aneddoti che ci fa scoprire una donna di straordinaria ricchezza interiore e attraverso di lei ci fa riscoprire la terra senese e la storia dei sapori. Il suo è un approccio curioso,  a tratti colto e talvolta emozionale, ma sempre stimolante perché come sempre, un punto di vista interdisciplinare è di stimolo a capire il mondo che ci circonda.

 

ANTONELLA LOMONACO CI FA RISCOPRIRE LA CAMPAGNA SENESE

Leggendo questo libro mettiamo a fuoco concetti che non sempre avevamo chiari: <<Il Medioevo rappresenta una grande rivoluzione nel campo dell’alimentazione … dalla tradizione greco-romana basata sulla moderazione, si è passati all’abbondanza soprattutto di carni selvatiche ma anche di maiale>>, un passaggio ampiamente documentato dalle fonti storiche ed ecco che mentre il romano Catone elogiava legumi, cipolle e cavoli, il biografo di Carlo Magno Eginardo, racconta come il sovrano mangiasse quotidianamente cacciagione nonostante la gotta e il parere contrario dei medici.

 

Antonella Lomonaco - Mutatis Mutandis

Antonella Lomonaco – Mutatis Mutandis

CIBI MEDIOEVALI E SAPORI VENUTI DALL’AMERICA

L’affresco della campagna senese segue la Francigena, i cibi consumati dai pellegrini (morsellum e paniccia, macco e le frittate) e le contaminazioni culturali arrivate dal nord Europa.
Poi incontriamo il “treccone” che percorreva le campagne comprando polli e piccioni o scambiandoli con gomitoli di filo e panno per vestiti. Un viaggio nel tempo e nella storia della cucina che incrocia Cristoforo Colombo e il diario di bordo delle tre caravelle che portarono in Europa i semi di pomodoro pur ritenendo la pianta velenosa, il tacchino, le patate, le arachidi, l’ananas, il mais …. E il cioccolato per scoprire infine che l’università di Harvard ha dimostrato come mangiare cioccolato fondente 3 volte al mese abbatte il rischio di morte 36%.

 

I 6 modi più strani per aprire una bottiglia di vino

Hai comprato una buona bottiglia di vino ma non hai il cavatappi? Ecco 6 sistemi più o meno fantasiosi per stapparla con scarpe, cacciaviti o coltelli

 

Rosso di Montalcino Donatella Cinelli Colombini: aprire la bottiglia con una scarpa

Rosso di Montalcino Donatella Cinelli Colombini: aprire la bottiglia con una scarpa

di Donatella Cinelli Colombini

Le bottiglie di vino sono fra i pochi contenitori alimentari che hanno bisogno di un attrezzo esterno per essere aperti. In molte case solo una persona sa usare il cavatappi e spesso i giovani preferiscono bottiglie chiuse con lo screwcup proprio perché sono più facili da aprire. Molto spesso c’è un solo cavatappi disponibile e quando si rompe può essere difficile togliere il sughero.
Per questo sono stati inventati dei sistemi alternativi, in certi casi sono davvero fantasiosi, che qui vi propongo da un elenco di Thedrinksbusiness che io ho modificato anche per impedire gli infortuni domestici.

 

1) SABRAGE

Il sabrage nasce quasi come una cerimonia augurale o di festeggiamento degli Ussari di Napoleone e prevede di aprire la bottiglia con un colpo secco inferto con la sciabola al collo, dove il vetro ha una specie di bordo. Le spade moderne da sabrage sono generalmente corte, senza filo e senza punta in modo da non ferire gli sciabolatori maldestri. In realtà qualunque bottiglia di vino, e non solo lo Champagne, può essere aperta con lo sabrage. Anche la sciabola può essere sostituita da un coltello molto grosso. La cosa importante è la sicurezza nel dare il colpo perché le probabilità di farsi male sono alte.

set per champagne con sciabola per sabrage

Set per champagne con sciabola per sabrage

 

2) APRIRE IL VINO USANDO CACCIAVITE E TENAGLIE

Infilare una lunga vite nel sughero con un cacciavite e poi estrarla insieme al tappo con un paio di tenaglie.

 

3) APRIRE IL VINO CON LA SCARPA

Togliere la capsula, prendere una scarpa in cuoio, con il tacco bello duro, infilare la bottiglia nella scarpa in modo che il fondo di vetro prenda il posto del tallone e battere la bottiglia sul muro tenendola ben ferma dentro la scarpa. Tre colpi e voilà! Il tappo fuoriesce di un centimetro e mezzo per cui è facile tirarlo fuori con le dita.

 

BENVENUTO BRUNELLO OFF 2021

Benvenuto Brunello OFF con i meravigliosi 2015 e 2016 in assaggi, la consacrazione delle 5 stelle all’ultima vendemmia e la Fenice di Federica Pellegrini

 

Vendemmia 2020 - mattonella di Federica Pellegrini

Vendemmia 2020 – mattonella di Federica Pellegrini

di Donatella Cinelli Colombini

Benvenuto Brunello 2021 in versione covid- con pochi ospiti frazionati nei weekend di marzo, tamponi, mascherine, pranzi al sacco e tante altre regole anticontagio. Per fortuna i Brunello 2016 e la Riserva 2015 sono talmente buoni da rallegrare gli animi ed alleviare il peso incombente del covid.

 

LA FENICE DI FEDERICA PELLEGRINI  PER LA VENDEMMIA 2020

Su tutto vola la leggiadra Fenice, il leggendario uccello di fuoco che rinasce dalle sue ceneri ed esprime la speranza di una ripartenza folgorante dopo il disastro covid. Un simbolo augurale che la nuotatrice olimpionica Federica Pellegrini si fece tatuare sul collo in un momento critico della sua vita e che l’ha aiutata a ritornare al successo. E’ la stessa Fenice che Federica ha disegnato nella formella dedicata alla vendemmia 5 stelle del 2020.

Brunello di Montalcino OFF 2021

Brunello di Montalcino OFF 2021

Nell’intervista che Luciano Ferraro del Corriere della Sera le ha fatto online, la bella e bravissima nuotatrice veneta, ha raccontato del padre barman nei più bei locali di Venezia, che l’ha portata a Montalcino da bambina e le ha insegnato ad amare il vino.

Poi la mattonella con la Fenice disegnata da Federica è stata apposta dal Sindaco Silvio Franceschelli e dal Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci, nel muro esterno del Palazzo Pubblico di Montalcino dove, dal 1992, le formelle mostrano la valutazione di ogni vendemmia. Una sorta di calendario perenne del Brunello.

 

BENVENUO BRUNELLO OFF 2021 E I PREMI LECCIO D’ORO

Sono le 5 stelle della vendemmia 2020 e i giudizi stellari sui vini Brunello appena entrati in commercio, le parti più belle dell’evento che si è svolto a Montalcino nei weekend di marzo. Durante il primo, riservato a 40 giornalisti e nel secondo per i blogger, i produttori sono stati esclusi e gli assaggi sono stati gestiti da una squadra di sommelier AIS rigorosamente mascherati.

TURISMO DEL VINO E AMBIENTALISMO 6

Essere bio-Biodinamico, fare scelte etiche, offrire ai visitatori colonnine di ricarica per auto elettriche, accrescono l’attrattiva delle cantine turistiche

 

Fattoria del Colle - chef Antonio nell'orto 2020

Fattoria del Colle – chef Antonio nell’orto 2020

di Donatella Cinelli Colombini

La sensibilità ambientale cresce ovunque come generica aspirazione a un mondo pulito e come consapevolezza di quanto ognuno, con i suoi comportamenti e le sue scelte alimentari, può contribuire a determinare il futuro del pianeta. Questo si traduce nella maggiore richiesta dei prodotti e dei servizi che derivano dalla stessa etica.
Si tratta di atteggiamenti sempre più diffusi fra i wine lovers che talvolta conducono a posizioni integraliste di aperta contestazione verso i vignaioli che praticano viticultura convenzionale. A seguito di questo sentiment, è cresciuto l’interesse per i vini “senza mani” dove l’intervento dell’uomo è ridotto al minimo in vigna e soprattutto in cantina, l’apprezzamento per i vitigni in estinzione oppure per le pratiche enologiche antichissime o per altre scelte produttive che spesso estremizzano la diversità.

 

QUANTO CONTA ESSERE BIO-BIODINAMICI-ETICI NEL TURISMO DEL VINO

Sperare che l’ambientalismo non avrà pesanti effetti sulle prospettive di vendita del vino e di visita dei luoghi del vino è pura illusione. Già adesso essere BIO o Biodinamici, fare scelte etiche nei confronti dei lavoratori, delle comunità locali e persino dei visitatori, offre dei vantaggi competitivi, quando si è capaci di comunicarlo efficacemente.

Turismo del vino e ambientalismo, animali - Fattoria del Colle, ingresso di cantina con cuccia dei gatti

Turismo del vino e ambientalismo, animali – Fattoria del Colle, ingresso di cantina con cuccia dei gatti

L’azienda che mostra di sentire la responsabilità sociale verso chi è svantaggiato con azioni di charity, volontariato, attenzione ai disabili, i contributi formativi dedicati ai bambini -come l’orto didattico- è molto più apprezzata di un tempo.
Ma nell’epoca della comunicazione fare non basta, è necessario far sapere. Come la moglie di Cesare che <<non solo deve essere onesta ma anche apparire onesta>>, allo stesso modo, per accrescere il proprio appeal turistico, le scelte ambientali e etiche devono essere percepite dai consumatori e visitatori attraverso il sito, i canali social, la comunicazione, i cartelli all’interno dell’azienda, le spiegazioni durante le visite enoturistiche … collegandosi a comportamenti coerenti con gli stessi messaggi. Essi sono tanto più visibili e percepiti quanto maggiormente coinvolgono i visitatori. Fanno parte di questa logica le colonnine per la ricarica delle auto elettriche, oppure l’orto con essenze autoctone che vengono fatte assaggiare come esperienze didattiche affinchè i visitatori diventino strumenti della loro sopravvivenza. Sul lato opposto usare piatti o bicchieri di plastica monouso in un’azienda biologica appare una scelta incoerente che getta un’ombra di dubbio su tutto il resto. L’attenzione maggiore dei visitatori va all’uso corretto dell’acqua e dell’energia ad esempio utilizzando lampadine a basso consumo o meccanismi che spengono gli impianti quando nessuno li adopera, gli alimenti a km 0 e di stagione, il riuso degli scarti e il riciclaggio, così come l’assenza di emissioni.

 

Tendenze alimentari 2021

Salute, etica e ambientalismo nel piatto. Lotta agli sprechi. Ritorno alla tradizione ma anche Kombuca, ramen e miso. Più pasti a casa e caffè più buoni

 

di Donatella Cinelli Colombini

Cibi salutari a km 0 - tendenze alimentari 2021

Cibi salutari a km 0 – tendenze alimentari 2021

TENDENZE ALIMENTARI 2021: SALUTE

Cibi salutari quindi senza chimica, cibi che rispettano l’ambiente quindi freschi e a km 0, ma anche cibi ecocompatibili nei loro processi produttivi e non come la carne di bue che richiede un’enorme quantità d’acqua.
Cibi salutari per chi li mangia, quindi verdure e frutta ma anche super food o alimenti addizionati con vitamine, sali e integratori vari. Molto apprezzati legumi, funghi e mango che vanno a formare anche nuovi preparati dal gusto gradevole e persino snack o jerky vegetali.

 

CUCINA DOMESTICA

In tavola torna la tradizione ma con un pizzico di fantasia. Il pasto a casa sarà ancora più diffuso con il perdurare dello smart working, la migliore offerta di delivery e anche una più affinata capacità ai fornelli acquisita nel 2020. Cibi fermentati come crauti e il kefir ricchi di microrganismi benefici.

 

OLIO SEMPRE PIU’ VARIO

L’olio extravergine sempre più di moda e sempre più diversificato nella ricerca di varietà, provenienze e lavorazioni nuove e non solo di oliva.

 

TENDENZE ALIMENTARI 2021: KOMBUCA

Bevanda dolce ottenuta dalla fermentazione del tè e proposta in diverse varianti.

 

RAMEN E MISO: DIVENTA DI MODA LA CUCINA ASIATICA POPOLARE

Tendenze alimentari 2021: Ramen

Tendenze alimentari 2021: Ramen

Il Ramen è un piatto cinese divenuto poi molto popolare in Giappone. E’ costituito da spaghettini di frumento serviti in un brodo ristretto di carne e o pesce e aggiunto di maiale, alghe, kamaboko, (fiocchi di tonnetto striato), niboshi (sardine giovani essiccate negi) e a volte mais. E’ delizioso e purtroppo è più facile trovarlo in ristoranti popolari che in quelli più lussuosi.
Il miso è una salsa di origine giapponese, ottenuta dalla soia gialla a cui spesso vengono aggiunti cereali come orzo (Mugi Miso) o riso (Kome Miso), segale, grano saraceno o miglio. Ha un gusto molto salato e viene usata come condimento o come zuppa.

 

I vini australiani più cari e reputati

Penfolds e Henschke Hill sono i più famosi ma non i soli vini australiani di alta qualità e di alto prezzo. L’enologia australiana non è solo Yellow Tail

 

Vini australiani più cari: Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port

Vini australiani più cari: Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port

Di Donatella Cinelli Colombini

Yellow Tail, con il suo enorme successo è diventato il simbolo di un’enologia australiana indirizzata su vini ben fatti, piacioni e a basso costo. Un’immagine che banalizza una realtà produttiva molto più articolata e piena di eccellenze: dagli sparkling della Tasmania, al Riesling, fino a grandi rosé e Pinot Noir.

 

VINI AUSTRALIANI FRA JELLOW TAIL E GRANGE

I vini australiani premium sono l’argomento di due articoli di James Lawrence e di Natalie Sellers su Wine Searcher che ci aiutano a scoprire le eccellenze enologiche dell’isola dei canguri. L’ente governativo “Wine Australia” ha lavorato bene per ampliare i mercati ottenendo grosse crescite in Asia e soprattutto un bel successo in Cina. Nel gigante asiatico, le etichette australiane hanno beneficiato della nuova tassa di importazione sui vini USA e sono riuscite a introdurre numerose bottiglie di alto prezzo.
Contemporaneamente, nell’importantissimo mercato statunitense, lo Shyrah sta vivendo un momento molto favorevole e questo mette il turbo agli australiani che hanno proprio nello Shyrah la loro varietà regina.
Insomma l’immagine di vini australiani polposi, banali e allegri rimane anche perché è la parte più rilevante della loro produzione e del loro export, ma le vendite di bottiglie super premium della calda Barossa Valley e della fresca Eden Valley stanno sfornando autentici capolavori in bottiglia.

 

I 10 VINI AUSTRALIANI PIU’ CARI

Vini australiani più cari: Bass Phillip Reserve Pinot Noir

Vini australiani più cari: Bass Phillip Reserve Pinot Noir

Ecco la lista delle bottiglie più care d’Australia:

1. Seppeltsfield Para Vintage Tawny Port, Barossa Valley – si tratta di un vino fortificato. Il rating medio dei wine critics è di 95/100 ed il prezzo è molto elevato $ 5.660 per 750Cl.

2. Penfolds Bin 170 Kalimna Vineyard Shiraz, Barossa Valley – probabilmente il produttore di vino più famoso d’Australia. Cantina fondata nel 1844 e celebrata per i suoi Shiraz e Cabernet Sauvignon di fascia alta. Il Bin 170 ha un giudizio medio della critica di 94/100 e un prezzo di 1.356 $.

3. Bass Phillip Reserve Pinot Noir, Gippsland – fondata nel 1979. Dopo aver operato in modo biologico per molti anni, i vigneti di Gippsland sono biodinamici dal 2002. Ha una grande reputazione per i vini a lungo invecchiamento e punta sul Pinot Noir. Punteggio medio di 94/100 e prezzo di $ 675.

4. Torbreck The Laird, Barossa Valley – specializzato nell’utilizzo di vecchi vigneti nelle varietà Shiraz, Grenache e Mourvédre Punteggio medio di 93/100 e prezzo medio di $ 626.

DALL’IMMAGINE DIGITALE AL BUSINESS DELLA CANTINA 4

E’ importante essere visti ma anche apparire veri, simpatici, diversi perché i numeri delle visualizzazioni web si trasformino in fiducia, affezione e vendite

 

Dall'immagine digitale al business in cantina

Dall’immagine digitale al business in cantina

di Donatella Cinelli Colombini

L’argomento vino e digitale riguarda anche il modo con cui la cantina è percepita virtualmente e le interazioni con le nuove figure di influencer. Due argomenti con molti punti di contatto. Il sito non è più solo una vetrina dove i potenziali buyers trovano notizie sull’azienda e sui vini, anche se persino questo aspetto è più importante di prima visto che pochissimi importatori vengono in Italia. Ora il sito va considerato parte di una ragnatela di canali comunicativi con cui la cantina si racconta e dialoga con i suoi clienti, amici e followers. Un modo di rappresentarsi dinamico, tecnico e in continua evoluzione in cui è difficile trovare il giusto compromesso fra autenticità e illusione. Infatti offrire un’immagine di sé felice e dorata, suscita ammirazione e forse crea anche opportunità di business ma allontana dal vissuto vero, dalla natura e dai valori che sono invece i punti di forza su cui costruire il proprio futuro. Meglio quindi essere autoironici, emozionanti, colorati … ma non finti.
I numeri delle visualizzazioni giornaliere contano e farle aumentare comporta un grosso lavoro ma, insieme alla catalogazione e alla profilazione dei visitatori e dei clienti privati, è il solo modo per far funzionare l’e-commerce aziendale e le prenotazioni enoturistiche.

 

Fabrizio Nonis: Dall'immagine digitale al business in cantina

Fabrizio Nonis: Dall’immagine digitale al business in cantina

DAL DIGITALE ALLA VENDITA DI BOTTIGLIE E VISITE

Non fraintendiamo i numeri dell’e-commerce. Nel mondo, una bottiglia di vino ogni 10 è venduta online ed il lockdown ha accresciuto velocemente questo mercato, tuttavia il grosso del business passa dai “pure players” e non dalle cantine. In Italia l’80% dell’e-commerce enologico è in mano a Tannico, Vino.com, Callmewine, altri siti specializzati, supermercati e Amazon (dati Nomisma WineMonitor).
Il dialogo virtuale fra la cantina e la sua community dipende prevalentemente dall’attività di comunicazione social e dalla condivisione di immagini e contenuti, tuttavia beneficia di interazioni con il reale per cui vive anche fuori dal monitor. Una dimensione che viene sviluppata soprattutto attraverso l’invio periodico di newsletter o, più frequentemente, con un wine club. Questa proposta sta riscuotendo un crescente interesse: il 36% delle cantine intervistate da Nomisma Wine Monitor in occasione di Wine2Wine 2020, intende attivarlo nel futuro prossimo. Si tratta di un contenitore che ha uno spazio permanente ed un invio periodico di inviti ad eventi esclusivi. I membri del club ricevono proposte di shopping di bottiglie a prezzi o condizioni di favore oppure altre opportunità di esperienze, incontri riservati in cui, la cantina e la gente che ci lavora si materializzano e entrano in vera relazione con il cliente-amico.

 

INNOVAZIONE E DIGITALE NELLE CANTINE TURISTICHE 3

L’ accelerazione impressa dalla pandemia all’uso del digitale ha fatto scoprire al vino italiano quanto fosse pericolosamente indietro sui competitori esteri

 

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

di Donatella Cinelli Colombini

La pandemia ha enormemente aumentato l’uso del digitale e il vino italiano ha scoperto improvvisamente che l’arretramento rispetto alle cantine australiane, californiane e persino cinesi, nell’uso dei mezzi elettronici, era un enorme problema. Sarebbe servito avere una mailing list di clienti privati, un wine club già attivo, un sito con migliaia di accessi giornalieri in modo che l’e-commerce vendesse molte bottiglie …. Ma quante cantine li avevano? E come rimediare a queste carenze in un momento in cui il turismo, soprattutto estero, era in piena crisi?
Anche su questi argomenti i campanelli d’allarme suonavano da anni ma nessuno li ascoltava e solo le difficoltà commerciali causate dall’epidemia hanno aperto le orecchie dei produttori facendo fare investimenti sull’innovazione che, in un momento difficile, sono risultati anche più onerosi.

 

MAILING LIST DEI CLIENTI PRIVATI

Turismo del vino e digitale

Turismo del vino e digitale

Il caso più eclatante è la raccolta dei nomi dei visitatori con le schede di liberatoria per la privacy. Ricordo di averlo suggerito già nel mio primo manuale sul turismo del vino, nel lontano 2003, ma recentemente ho ascoltato un divertente webinar di WineMeridian, in cui la mancanza della mailing list dei clienti privati diventava fonte di dileggio data la generalità del problema <<non ce l’ha nessuno>> ho sentito dire a Lavinia Furlani. Eppure era evidente a tutti che l’enoturista soddisfatto fosse un cliente molto fidelizzabile e fosse molto meno costoso trasformarlo in un acquirente fedele piuttosto che cercarne uno nuovo. Così come era sotto gli occhi di tutti l’esempio delle altissime percentuali di vendita diretta delle cantine californiane dove i visitatori-compratori vengono censiti e profilati per proporre loro le nuove annate del vino e gli appuntamenti esclusivi. Database costruiti negli anni, che consentono ai produttori a stelle e strisce di vendere direttamente gran parte della produzione.
Esempi da imitare che, tuttavia solo ora vengono imitati.
La tecnologia viene ora percepita come uno strumento indispensabile per il turismo e il business del vino: indicizzarsi, georeferenziarsi, dialogare con il clienti, diversificare la propria immagine sono diventati dei must per tutte le cantine italiane.

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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