Il mondo di Donatella e Violante

Vigne di Brunello 2017 al Casato Prime Donne

Un anno che richiede maestria vignaiola per gestire le vigne di Brunello 2017 rese disomogenee dal freddo e dallo stess idrico a macchia di leopardo

Vigneto 2017 giugno Sangiovese

Vigneto 2017 giugno Sangiovese

Di Donatella Cinelli Colombini

Dalle vigne di Brunello 2017– la cronaca di un anno pazzesco – L’inverno è stato mite salvo qualche, ma proprio qualche, giorno di freddo in compenso intorno al 20 di aprile abbiamo visto la maggiore gelata primaverile mai avvenuta in Europa. Dall’Alsazia alla Spagna, dall’Inghilterra all’Irpinia i vignaioli hanno acceso fuochi tentando di arginare il freddo notturno che è durato molte ore ed è stato intenso per molte notti. Una catastrofe senza precedenti per gravità e estensione che, l’anticipo vegetativo causato da un marzo insolitamente mite, ha reso ancora più apocalittica. Il colpo di grazia è arrivato dopo, in molte zone, con le grandinate.

Vigneto 2017 fine giugno Fattoria del Colle

Vigneto 2017 fine giugno Fattoria del Colle

Noi ci sentiamo miracolati. Niente gelate, niente grandinate e persino la sparizione della fillossera che lo scorso anno aveva attaccato le foglie delle viti.
Tuttavia la situazione non è facile. La stretta del freddo di fine aprile ha prodotto effetti a macchia di leopardo rendendo le vigne disomogenee e in molti punti le chiome di foglie sono decisamente sottodimensionate. Per coltivarle ci vuole un colpo d’occhio da veri esperti e tanta manualità perché usare le macchine su viti con spalliere di foglie così diseguali è dannoso. Il lavoro in vigna torna ad essere totalmente artigianale.

Un battito d’ali di Sveva Casati Modignani

E’ forse il più bel libro di Sveva Casati Modignani. Va letto perché aiuta a guardarsi dentro e accettare il bello e il brutto della vita senza rimpianti

Sveva-Casati-Modignani-al Lions-Montalcino

Sveva-Casati-Modignani-a-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Anche se è diventata celebre con i romanzi e questo non lo è, nessuna dei libri scritti da Steva Casati Modignani ha la stessa forza di Un battito d’ali. Un messaggio forte che dice  <<sono una come te e nonostante le difficoltà ho realizzato i miei sogni, provaci anche tu >>.

I libri di Sveva Casati Modignani hanno sempre questo tema di fondo: la bontà che vince la cattiveria, la felicità come premio finale di un percorso difficile, la vanità della ricchezza ostentata. La differenza è che, in questo caso, la storia è vera il protagonista è Bice Cairati – Sveva Sasati Modignani, quindi il messaggio è molto più forte.

Sveva-Casati-Modignani-Un battito-d'ali

Sveva-Casati-Modignani-Un battito-d’ali

Tutti vorremmo scrivere la nostra storia. Desideriamo che il ricordo di noi resti più a lungo e soprattutto che possa servire a chi è più giovane e ha bisogno di una spinta per uscire da situazioni simili alle nostre. Anch’io lo farò ma non sono ancora pronta; ho chiuso certe vicende nei cassetti insieme ai fogli che, tutt’ora, mi fanno stare male. Ci vuole tempo per guardare le proprie vicende con il giusto equilibrio e una sufficiente ironia. Solo così il racconto vero diventa forte e utile.

Ricordo il sociologo Giuseppe De Rita che presentando il rapporto Censis sulla Toscana citava il poeta Mario Luzi e le sue parole sulla donna che “nutre e governa”. <<Ho capito questa frase solo leggendo i dati statistici>> disse De Rita riferendosi al peso dell’opinione femminile su ogni decisione familiare: la quasi totalità delle scelte giornaliere e la maggioranza di quelle strategiche, come l’acquisto di una casa o la stipula di un mutuo, dipende dalle donne. Ed ecco che l’autobiografia di Sveva Casati Modignani conferma.

Ricchezza e povertà davanti al Moët & Chandon

Quanto devi lavorare per comprare una bottiglia di Champagne? In Italia serve l’equivalente di 3 ore di lavoro ma in Nepal non basta il salario di un mese

Moët & Chandon

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

La fotografia di un mondo spaccato fra poveri e ricchi è anche nella quantità di lavoro che serve per acquistare un prodotto di lusso come il Moët & Chandon: nei Paesi economicamente sviluppati è alla portata di un ceto medio largamente diffuso e in posti come Kenya, Ghana o India quasi nessuno può permetterselo.
L’analisi del lavoro necessario per entrare in possesso di una bottiglia delle nobili bollicine francesi arriva da JWE Journal of Wine Economics, un periodico che, insieme a interessantissimi studi sui costi di produzione (nell’ultimo numero relativamente all’incidenza delle barriques), sollecita il mondo del vino con approfondimenti di carattere socio-economico e di scenario.

taj-mahal-India-

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E’ il caso della lista che è arrivata, via internet, insieme all’indice dell’ultimo numero. Elenca 71 Paesi per i quali è stato confrontato il salario medio con il prezzo di una bottiglia di Champagne Moët & Chandon. Vediamo così che in Lussemburgo, Svizzera e a New York basta un’oretta. In Italia ci vogliono circa tre ore di salario e la percentuale sale a oltre un giorno in Polonia, Argentina, Croazia, per passare a una settimana nelle Filippine o in Ucraina.

Lo stemma fa vendere il vino

Ma dove vai se lo stemma non ce l’hai? Lo scudo nobiliare fa vendere il vino e le probabilità di business crescono ancora se c’è anche l’immagine del luogo d’origine

Stemma-fa-vendere-il-vino-Giacomo-Conterno-Francia-Barolo

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Chi non ha un blasone è bene che corra da un esperto di araldica e si faccia creare uno stemma adatto al suo nome e alla sua cantina. Infatti il fascino legato alla nobiltà e alla storia, a quell’intreccio di mistero e ricchezza che lo stemma nobiliare simboleggia, è ancora molto forte e fa persino vendere il vino. Insomma fa presa e non solo sulle persone più semplici che magari pensano al principe azzurro nel castello con il ponte levatoio, ma anche su laureati con ottimi stipendi. Lo stemma nobiliare da prestigio alla bottiglia.
E’ questa la sorprendente rivelazione della seconda indagine Spot & Web effettuata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso il monitoraggio dei più importanti social network e su un campione di 500 persone, tra i 25 e i 60 anni, analizzato da un pool di psicologi coordinati dalla psicologa Serenella Salomoni.

Lo-stemma-fa-vendere-il-vino-Ornellaia

Lo-stemma-fa-vendere-il-vino-Ornellaia

Ecco dunque cosa influenza il consumatore: lo stemma (26%), il nome (22%), l’immagine del luogo di provenienza (17%), l’etichetta (14%) e la bottiglia (11%).
Senza negare l’importanza della qualità del vino, della denominazione o del brand, l’indagine ha messo in luce quanto conti mostrare l’aristocrazia del produttore e il castello, la villa o il palazzo monumentale dove è prodotto il vino. Ed ecco infatti le etichette preferite: primo il Barolo Francia di Giacomo Conterno nella cui etichetta c’è lo stemma sullo sfondo, secondo Ornellaia di Tenuta dell’Ornellaia con l’immagine dell’originario edificio e la corona nobiliare ( rispettivamente con il 21 e il 19% dei voti). Segue l’Amarone Classico Calcarole di Guerrieri Rizzardi, anche in questo caso ci sono lo stemma e il disegno della tenuta (17% delle preferenze). Barolo Monprivato di Mascarello Giuseppe e Figlio con lo stemma avito molto grande a colori. Nel Sassicaia della Tenuta San Guido c’è la rosa dei venti dei Marchesi Incisa della Rocchetta.

Premio Casato Prime Donne 2017

Ancora pochi giorni per mandare alla segreteria del Primio Casato Prime Donne gli articoli, i programmi e le foto pubblicate fra il I° giugno 2016 e 2017

Premio Casato Prime Donne 2016

Premio Casato Prime Donne 2016

Chiude il 15 giugno la raccolta di articoli o programmi televisivi riguardanti Montalcino e i suoi vini oppure le foto sui territori del vino Brunello e Orcia. Vanno inviati alla segreteria del Premio Casato Prime Donne per partecipare alla 19° edizione di questa iniziativa che, anno dopo anno, cresce in consensi e visibilità. Ha lo scopo di esprimere la gratitudine del territorio verso chi ne promuove la civiltà e le produzioni enologiche ma soprattutto mira a valorizzare le donne che propongono nuovi modelli di femminilità. Negli anni il Premio Casato Prime Donne ha bruciato i tempi assegnando il riconoscimento a personalità, ancora poco conosciute, che successivamente hanno fatto azioni memorabili come Samantha Cristoforetti che, quattro anni dopo il premio, è andata nello spazio. Oppure ha valorizzato il coraggio civile di una grande astrofisica che è rientrata dall’estero per insegnare in un università italiana – Sandra Savaglio – oppure quello di una giovane araba che si oppone al terrorismo rischiando la propria vita – Chaimaa Fatihi -. Il Premio Casato Prime Donne, accende i riflettori su un nuovo modo di

Carlotta Annibale e Giuditta parisi Punti di vista Montalcino Casato Prime Donne

Carlotta Annibale e Giuditta parisi Punti di vista Montalcino Casato Prime Donne

essere donna in una società che cambia e chiede al genere femminile un contributo di coraggio, etica e di esempi positivi.
La giuria composta da Donatella Cinelli Colombini presidente, Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione rappresenta, nel suo carattere composito e nelle sue competenze multidisciplinari un punto di osservazione privilegiato sulla società attuale ed è riuscita a dare contenuto e messaggio al premio Casato Prime Donne rendendolo un grande strumento di promozione sociale e territoriale. Le giurate sono affiancate dal Sindaco di Montalcino, dal Presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni e da tre personalità di chiara fama: Mario Fregoni, Leone Piccioni e Sergio Zavoli.

Marijuana e vino una somma che fa riflettere

In Italia inizia l’uso terapeutico del cannabis-marijuana ma cosa succede negli stati che l’anno legalizzata e come si concilia con l’uso del vino?

Marijuana-e-vino

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Di Donatella Cinelli Colombini agriturismo Fattoria del Colle Toscana

Lo scorso autunno 7 Stati USA hanno legalizzato l’uso del cannabis: California, Maine, Massachusetts e Nevada per uso ricreativo e Arkansas, Florida e North Dakota per uso terapeutico. Precedentemente altri, come Colorado e Washington, ne avevano autorizzato il commercio in forma sperimentale e limitata, come sta iniziando a fare l’Italia.
Il rapporto marijuana e vino è ben illustrato da un articolo di Wine searcher che vi invito a leggere. Molti si aspettavano che questa legalizzazione avrebbe portato a un calo di consumi di vino soprattutto per coloro che usavano l’alcool per darsi una

Colorado-megozio-cannabis

Colorado-megozio-cannabis

spinta oppure per contrastare la depressione. Invece è successo il contrario: i primi dati indicano un aumento nel consumo di entrambi i prodotti, vino e marijuana. Il segmento principale pare quello femminile sopra i cinquant’anni cioè un target in cui abbondano casi di solitudine e depressione.
Apparentemente calano le vendite di vino di peggiore qualità e aumentano quelle dei vini di prezzo più alto. Un fenomeno da mettere forse in relazione all’aumento del turismo del cannabis; qualcosa di simile a ciò che è avvenuto ad Amsterdam dopo la legalizzazione della vendita.

Complessità: per me è l’anima del vino

La complessità del vino è soprattutto aromatica e nel Brunello è la somma di quattro momenti: la vigna, la vinificazione e la maturazione e l’affinamento

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Di Donatella Cinelli Colombini, cantine Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

Molti pensano che la complessità del vino dipenda soprattutto dalle ultime due ma io non sono d’accordo. E’ vero: scegliere fusti di rovere di foreste centenarie e tonnellerie artigiane di grande qualità ha un’ importanza notevole. Per questo i miei tonneau vengono da 5 laboratori dove il legno rimane sotto la pioggia per anni e la lavorazione è manuale. La varietà dei legni e delle tostature aumenta la complessità.
Tutto vero ma la complessità, secondo me deve essere nell’uva. La maturazione in botte così come l’affinamento in bottiglia esalta la complessità del vino esattamente come un grande pianista esalta la bellezza della musica.

complessità-del-vino-importanza-dei-tini-piccoli-a-cappello-aperto-con-follatore

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E’ una verità che ho capito vendemmia dopo vendemmia facendo errori e esperienze. La complessità dell’uva e quindi del vino aumenta con l’età dei vigneti e la crescita del loro patrimonio biologico. Per questo è indispensabile mantenere vivo il terreno e mantenere le viti in perfetto equilibrio. La qualità dei cloni, la quantità di uva di ogni pianta ma soprattutto il carattere del terreno, che deve essere di età geologica importante ( i miei sono pliocenici e neo quaternari) … tutto conferisce complessità. E tutto va preservato adottando un’agricoltura rispettosa dell’ambiente: biologico ma non solo.

L’eredità di Veronelli

Idee, insegnamenti, progetti di Gino Veronelli sono un patrimonio collettivo di chi ama il vino italiano e lo produce. Il Seminario Permanente Luigi Veronelli

2° PARTE

Guida-Veronelli-2017-Super-3-stelle-al-Brunello-Riserva-2010

Guida-Veronelli-2017-Super-3-stelle-al-Brunello-Riserva-2010

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina Casato Prime Donne, agriturismo Fattoria del Colle

Un’eredità pesante quella di un genio del calibro di Luigi Veronelli ma anche qualcosa di vivo, complesso, impegnativo e in parte privato, che continuata soprattutto grazie al Seminario permanente Luigi Veronelli. Fu istituito a Bergamo, dove il grande Gino viveva, nel 1986 riunendo intorno a lui un piccolo gruppo di vignaioli illuminati: Giacomo Bologna, Maurizio Zanella, Giannola Nonino, Marco Felluga, Angelo Gaja, Mario Schiopetto, Piero Antinori, Piermario Meletti

Gino-Veronelli

Gino-Veronelli

Cavallari, Ambrogio Folonari e Vittorio Vallarino Gancia.
Dopo la morte di Veronelli, nel 2004, l’opera di questa associazione senza scopi di lucro è continuata in modo coerente nel solco precedentemente tracciato. Oggi è presieduta da Angela Maculan della celebre famiglia del vino di Breganze.
L’attività principale del seminario è la pubblicazione della guida “I Vini di Veronelli” un repertorio che si distingue nel panorama delle guide italiane dei vini per alcune piccole ma significative caratteristiche: prima fra tutte l’azioni di charity: le bottiglie avanzate dopo le degustazioni ( i produttori ne mandano due per tipo) vengono donate alla Fondazione ACRA impegnata nei progetti Hungry for Rights e EAThnk2015 in favore dell’uso corretto del cibo. Ma la cosa più significativa è la presenza della sigla dell’assaggiatore accanto a ciascun giudizio. In pratica è possibile capire chi ha assaggiato i vini.

British Fizz il nome dello spumante di Sua Maestà

Mentre i produttori inglesi sono ancora alla ricerca di un nome per le loro bollicine gli americani l’hanno già battezzate in modo orribile: British fizz

British-Fizz-Nyetimber

British-Fizz-Nyetimber

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Agriturismo, Fattoria del Colle

British Fizz …..  suona anche male e fa pensare a frizzy, i capelli che con la pioggia diventano come un cespuglio selvatico. Poi ci sono le bevande FIZZ cioè miscelate con limone e soda. Chi non conosce il Gin Fizz?
Insomma dopo averci pensato tanto i produttori di spumante inglese potevano scegliere un nome che nobilitasse le loro bottiglie invece di un termine precedentemente utilizzato per l’effervescenza del seltz.
Mamma mia, e dire che le bollicine inglesi sono carissime! Altro che Fizz.
Poco convincente, direi anzi l’opposto di ogni logica di marketing, è il modo con cui è stato scelto il termine. La storia viene raccontata in un delizioso articolo di The Drinks Business. Pare che tutto sia nato dalla lista dei vini del Jones Wood pub di New York che è stata fotografata e postata su Twitter il 5 gennaio scorso. Il cartoncino elencava 6 British Fizz seguiti da 11 Champagne e sparkling fra cui un Lambrusco. Dopo questo fatto Bob Lindo

British-Fizz-Gusbourne

British-Fizz-Gusbourne

chairman dell’associazione dei produttori britannici UKVA ha dichiarato di voler registrare il nome FIZZ affinchè diventi quello della denominazione inglese dei vini spumanti inglesi prodotti con metodo classico . Anzi il progetto è più ampio perché le DOP inglesi sarebbero tre:
British Fizz
British Sparkling
Wine from Great Britain
La Duchessa di Cornovaglia, che è la presidente del UKVA ha commentato l’uscita di Bob Lindo con un tatto regale e britannico <<new name needs to be found to better describe English sparkling wine>> suggerendo un nome che descriva nel miglior modo gli spumanti britannici. Qualche giorno dopo, tuttavia mentre le polemiche sul nome infuriavano sulla stampa si è mostrata molto più positiva sul British Fizz.

Alberello e il cambiamento del clima nelle vigne

L’alberello rinnoverà il Brunello? Castello Banfi e Molinari ci credono e non sono i soli: con il global warming si moltiplicano le sperimentazioni

Alberello-Banfi

Alberello-Banfi

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Alberello è una forma di allevamento della vite molto antica. Tradizionalmente viene utilizzata in zone aride e terreni poveri come la Germania e la Francia Settentrionale e le regioni del Sud d’Italia e della costa meridionale del Mediterraneo. Ha un carico di grappoli scarso e, per questo, nel passato, è stato spesso sostituito da forme di allevamento più produttive come il cordone speronato o il tendone. In Toscana erano ben conosciuto fino dal medioevao: negli affreschi del Palazzo pubblico di Siena vediamo vigneti specializzati con filari ad alberello a Siena e nel Chianti (Buongoverno (1327-29) e tendone in Maremma ( Assedio di Giuncarico 1309).
A Pantelleria le viti ad alberello (500 ettari) per la produzione dello zibibbo sono iscritte nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco e dal 2016 sono protette da un Parco Nazionale, che è il primo della Sicilia.

Panelleria-alberello

Panelleria-alberello

Con il global warming l’alberello torna ad essere guardato con grande interesse anche fuori dai territori dove è tradizionalmente coltivato. Infatti permette alle viti di produrre uva di eccellente qualità anche in situazioni estreme per temperature e povertà d’acqua.
Al Castello Banfi, maggiore realtà produttiva di Montalcino con 3.000 ettari di superficie, di cui 850 coltivati a vigneto, sperimentano l’alberello dal 2002. Hanno inventato una forma nuova che è stata battezzata alberello Banfi oppure << “candelabro”, perché ne ricorda la forma>> come lo chiama scherzosamente l’agronomo Gianni Savelli.

Donne e vino 10 falsi luoghi comuni

Julien Miquel, l’enologo più social del mondo, ci mostra 10 luoghi comuni su donne e vino che vanno sfatati. Il primo:  non sono gli uomini che comprano più bottiglie… 

Donne-e-vino-luoghi-comuni-da-sfatare

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Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc, Fattoria del Colle

Social Vignerons il blog di Julien è uno dei più influenti a livello planetario e i suoi followers sono degni della qualità dei suoi articoli: 254.825 su Twitter, 14.445 su Facebook, 40.058 su Instagram, 7.334 su Linkedin … praticamente tutti quelli che amano leggere di vino on line.
I post pubblicati, da questo enologo francese che si è convertito al web in Nuova Zelanda per poi tornare in Europa lo scorso anno, sono sempre interessantissimi. L’ articolo << Women and Wine? Let’s shrug off dusty clichés!>> è da incornicare. Leggetelo e poi proseguite a curiosare nel suo blog perchè Social

Sommelier-donna-Karen-Casagrande

Sommelier-donna-Karen-Casagrande

vignerons vi affascinerà.
Vediamo dunque quali sono i luoghi comuni da sfatare su donne e vino che Julien Miquel ripropone dall’infografica di Feminalise il concorso di vino che si svolge a Beaune in Borgogna –quest’anno il 6 aprile- e coinvolge 4.000 etichette di tutto il mondo assaggiate alla cieca da una giuria di 750 esperte donne di 18 Paesi.
1. Gli uomini comprano più vino delle donne – SBAGLIATO ecco le percentuali del vino comprato dalle donne 83% USA, 80% UK, 70% Francia, 60% Svizzera, 57% Australia
2. Le donne bevono solo bianchi e vini dolci – SBAGLIATO le donne bevono 57% vini rossi, 30% bianchi e 13% rosè
3. Gli uomini bevono il vino e le donne lavano i bicchieri – SBAGLIATO le donne bevono più vino degli uomini il 51% dei bevitori di vino mondiali sono donne. 85% pensa che il vino sia il complemento dei momenti belli e di piacere

Compleanni e feste in agriturismo in Toscana

Come e perché compleanni e feste in una fattoria storica, come la fattoria del Colle, a sud del Chianti, diventano eventi memorabili 

festa-compleanno-Fattoria-del-Colle

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Ci sono compleanni dei bambini pieni di giochi e dolci; ci sono compleanni importanti come i 18 anni, i 21 anni oppure “compleanni tondi” per celebrare i 30 oppure i 50 anni che diventano feste con tantissimi invitati. Ci sono gli addii al nubilato, le feste di laurea e persino le feste di divorzio. Ci sono feste casual con DJ e tante sorprese oppure feste eleganti in smoking con buffet raffinato, candelieri e musica dal vino …. ciascuna con i suoi perché e i suoi piccoli riti. Ogni festeggiato ha un sogno diverso per il suo party ma tutti cercano qualcosa di nuovo, capace di sorprendere gli amici e rimanere nel ricordo di tutti gli invitati.

festa-compleanno-Fattoria-del-Colle

festa-compleanno-Fattoria-del-Colle

La fattoria del Colle permette di realizzare questi momenti memorabili, con pochi soldi oppure in modo davvero fiabesco .

Prima di tutto la location: i luoghi in cui è possibile dormire hanno il vantaggio di eliminare il rischio dell’alcol test e i problemi di orario. Dopo il ballo, i più nottambuli possono continuare la festa accanto all’open bar con una musica meno forte. Conta anche la dimensione della location … e non solo per far dormire tutti gli invitati (la fattoria del Colle ha 100 posti letto in camere, appartamenti e ville). I luoghi grandi, con una magia legata alla loro storia, permettono di ideare feste capaci di sorprendere a affascinare. Le strutture moderne infatti sono tutte molto simili e, purtroppo, anche più prevedibili.

San Valentino week end anticipato in agriturismo

Week end in agriturismo in Toscana per anticipare San Valentino con un soggiorno romantico dedicato all’amore di coppia “green sexy”

San-Valentino-massaggi-e-vinoterapia-alla Fattoria-del-Colle

San-Valentino-massaggi-e-vinoterapia-alla Fattoria-del-Colle

Per San Valentino: lezione di cucina afrodisiaca senese, promessa solenne davanti all’albero d’oro, bagno nel vino e massaggi di coppia…. Cene a lume di candela, visita alle cantine …. un fine settimana per vivere più intensamente la propria storia romantica nella quiete antica e nobile della campagna toscana.
Per leggere il programma e i prezzi clicca offerte.

GRANDI VINI E GRANDI AMORI
I prodotti più preziosi della terra: il vino e l’olio, contengono virtù afrodisiache conosciute da millenni che recentemente hanno avuto una conferma scientifica. La scoperta sul vino rosso è pubblicata dal “Journal of Sexual Medicine” e dimostra come qualche calice accresca il desiderio della coppia. Senza esagerare però, quantità superiori hanno l’effetto opposto, cioè l’abbiocco.

San-Valentino-Montalcino-degustazione-itinerante-al-Casato-Prime-Donne

San-Valentino-Montalcino-degustazione-itinerante-al-Casato-Prime-Donne

Quale posto migliore della Fattori del Colle per verificare le scoperte sulle virtù sexy del vino? Nelle cantine di Montalcino e in quella della fattoria nascono vini premiati con punteggi altissimi dalla stampa internazionale. Inoltre il ristorante è all’interno del borgo in cui le antiche case dei contadini e la villa cinquecentesca sono state trasformate in appartamenti e camere per turisti. Non c’è bisogno della macchina e dunque niente rischio alcol test!
Durante il week end sono previste visite nelle cantine con degustazione.

MASSAGGI DI COPPIA CON OLIO E ESSENZE
Tra i doni nobili della terra anche l’olio extravergine ha proprietà afrodisiache: il massaggio con l’olio, specie se in coppia, prepara la pelle alle carezze e stimola il piacere con il profumo che, aggiunto di lavanda o altre essenze naturali, fa da aromaterapia che aiuta la seduzione.

2016 di Donatella: tanti successi e una frattura

2016 anno spettacolare iniziato con l’elezione a Presidente delle Donne del vino e concluso con la pubblicazione del Marketing delle cantine aperte

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2016-Donne-del-vino-Presidente-Donatella-Cinelli-Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono stati tanti momenti importanti in questo bellissimo 2016: il primo è del 14 di gennaio quando sono diventata presidente delle Donne del vino. Un lungo percorso che ha segnato gli ultimi vent’anni della mia vita passando dalla creazione del Casato Prime Donne, la prima cantina italiana con un organico interamente femminile. L’esperienza di presidente delle Donne del Vino è bellissima. Durante questo primo anno di attività sono state fatte cose importanti: la creazione di un blog che ha dato visibilità a eventi e persone creando un affresco corale con le 700 socie protagoniste in quasi 100 articoli. Due iniziative di charity

Montalcino-tinaia-Casato-Prime-Donne

Montalcino-tinaia-Casato-Prime-Donne

che hanno donato 23.500€ ai grandi ustionati poveri del mondo (attraverso un’asta di bottiglie rare delle Donne del vino nella Cantina di Pia Berlucchi) e ai pastori del formaggio amatriciano che rimangono accanto alle greggi mentre la terra trema. Un bellissimo Vinitaly con la degustazione dei vini del 1967 delle Donne del vino e la festa finale,. Un convegno a Wine2wine che ha colpito la principale stampa italiana. Soprattutto la sperimentazione della Festa delle Donne del Vino che diventerà l’evento diffuso al femminile più grande d’Italia, da ripetere ogni anno, per dialogare con le wine lovers.

Wine Lady: le 3 signore del vino italiano in USA

Wine Lady: Monica Larner, Karin O’Keefe, Alison Napjus assaggiatrici dei vini italiani per Robert Parker-Wine Advocate, Wine Enthusiast e Wine Spectator

Wine-Lady-Monica-Larner

Wine-Lady-Monica-Larner

Di Donatella Cinelli Colombini

Se il mercato del vino americano non è in mano alle donne, poco ci manca! Vi presento le 3 Wine Lady, le donne che assaggiano i vini italiani per le principali testate USA. Sono espertissime, giovani, intelligenti, aperte e sgobbone perché lavorano senza sosta. Monica Larner, Karin O’Keefe, Alison Napjus sono le persone che danno i punteggi sulle bottiglie italiane per i giornali più influenti nel mercato americano Robert Parker-Wine Advocate, Wine Enthusiast e Wine Spectator. I loro rating aprono le porte dei monopoli canadesi fanno entrare nelle carte dei vini dei ristoranti più esclusivi, aiutano le cantine nelle trattative coi loro importatori. Insomma sono il trampolino di lancio del successo.
Conosciamo dunque più da vicino queste 3 wine lady.

Kerin-O'Keefe-Wine-Lady

Kerin-O’Keefe-Wine-Lady

MONICA LARNER
Monica Larner è una californiana che vive a Roma. Nasce in una famiglia in cui vino e cinema convivono da anni e fu proprio per le riprese della serie televisiva “World War II” che arrivò in Italia nel 1983. La sua vita è proseguita fra la cantina di famiglia nel Ballard Canyon a Santa Barbara (California) e il giornalismo che ha studiato nelle università di Boston e New York. Nella sua vita professionale ci sono esperienze ai quotidiani La Repubblica e Herald Tribune, il corso da sommelier AIS, molti libri sull’Italia e un’immenso archivio fotografico di 50.000 immagini.

                                                                       
Cinelli Colombini
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