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DONATELLA CINELLI COLOMBINI E DOCTOR WINE DANIELE CERNILLI

92/100 AL BRUNELLO PRIME DONNE NELLA GUIDA ESSENZIALE AI VINI D’ITALIA DI DANIELE CERNILLI DOCTOR WINE CON ANCHE UNA STELLA ALLE CANTINE DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

DanieleCernilli DonatellaCinelliColombini ONAV Congresso 2013

Daniele Cernilli innovatori del vino italiano

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Conosco Daniele Cernilli da quasi quarant’anni, quando lui era un giovane professore di filosofia con la passione per l’assaggio del vino e la missione di innalzare la qualità delle cantine italiane costringendole a confrontarsi fra loro e con il resto del mondo.
Ci stimiamo a vicenda e ci vogliamo bene. Non posso dimenticare le sue parole di conforto dopo la morte di mio marito Carlo.

Tuttavia le nostre sensibilità per il vino divergono: Cernilli predilige i wine makers protagonisti come Carlo Ferrini io credo nella natura protagonista assoluta. Un distinguo che porta a esiti diversi soprattutto nello stile. Infatti chi, come me, coglie l’uva prima che la sua maturazione ammorbidisca la buccia, produce vini più eleganti ma meno potenti rispetto a chi aspetta. Ma io sono convinta che questa scelta mantenga nel vino una maggiore impronta del terroir e dell’annata per cui intendo andare avanti su questa strada: meno potenza e più territorialità perché il vino deve raccontare e sorprendere non essere sempre uguale.
Sono grata da Daniele Cernilli di aver inserito la mia cantina nella Guida Essenziale dei Vini d’Italia 2025 assegnandole anche una stella. E’ una gioia e un onore.

BRUNELLO 32% DEI VINI ROSSI DI LUSSO IN USA

IL VINO ROSSO IN DIFFICOLTÀ IN USA MA VANNO BENE I VINI ROSSI LUXURY OLTRE I 50$ CHE CRESCONO DEL 3% MENTRE I FRANCESI PERDONO IL 7% E GLI STATUNITENSI IL 16%

Vinitaly-USA-a-Chicago

Vinitaly-USA-a-Chicago

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Le vendite USA delle bottiglie italiane di vino rosso luxury che costano oltre 50$ alla distribuzione crescono del 3% nei primi 8 mesi dell’anno. Rispetto al totale dei rossi del nostro Paese commercializzati in USA sono solo il 2% in volume ma il 14% in valore.
Lamberto Frescobaldi ha presentato i dati dell’Osservatorio OIV SipSource a Chicago, in occasione di Vinitaly USA.
Il successo delle migliori bottiglie italiane appare tanto più sorprendente vedendo che, nello stesso periodo del 2024, i vini rossi francesi di alto prezzo hanno avuto un calo di vendite del 7% e quelli americani del 16%. Si tratta di bottiglie che arrivano sugli scaffali di vendita al pubblico con cartellini di oltre 100 $ e nelle liste dei vini dei ristoranti a circa 150$. Sono destinate a una ristretta cerchia di clienti intenditori e ricchi che, tuttavia, trovano più appagante spendere i loro soldi nelle nostre bottiglie piuttosto che in quelle francesi e statunitensi molto più care o meglio forse troppo care rispetto al loro prestigio e livello qualitativo.

LE LANGHE AL BIVIO E IL CORAGGIO DI OSARE

ANGELO GAJA SULLE RECENTI POLEMICHE: -I NOSTRI VINI NON SONO CAVALLI DA TIRO È UN ERRORE PRETENDERE CHE BAROLO E BARBARESCO TRAININO L’INTERA PRODUZIONE PIEMONTESE

Angelo Gaja commenti sulle Langhe e il loro futuro

Angelo Gaja sul futuro di Barolo e Barbaresco

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Vi propongo qui le giuste riflessioni di Angelo Gaja sulle recenti polemiche riguardanti il futuro dei vini di Langa. Le condivido ad esclusione dell’appello a non fare di Barolo e Barbaresco i locomotori di tutti i prodotti agroalimentari piemontesi. Se non lo fanno loro chi lo fa? La nutella?
Invece fra le minacce metterei l’overtourism. I piccoli comuni del vino non possono avere meno residenti che posti letto turistici e il turismo del vino non può crescere in modo illimitato. Lasciando aumentare senza controllo turisti ed escursionisti, questi flussi potrebbe danneggiare l’identità, l’integrità e le prospettive delle wine destination e dei loro vini.
Bisogna arginare il turismo limitando gli attracchi cioè i parcheggi turistici e le permanenze di una notte che vanno pesantemente caricata con la tassa di soggiorno. Queste sono le sole due misure che i comuni possono usare finché non viene approvata una legge sugli affitti turistici nelle civili abitazioni e un’altra legge che limiti i luoghi di somministrazione evitando che ogni macelleria diventi una paninoteca.

CHAMPAGNE VISITA DELLE GRANDI MAISON

CON L’ACADÉMIE INTERNATIONALE DU VIN IN CHAMPAGNE PER CAPIRE LA MAGIA E I SEGRETI DELLE MITICHE BOLLICINE FRANCESI: BOLLINGER, KRUG E LOUIS ROEDERER

Bollinger Champagne Academie Internationale du Vin Violante e Donatella Cinelli Colombini

Bollinger Champagne Academie Internationale du Vin Violante e Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Il Symposium d’autunno dell’Academie internationale du Vin è una sorta di tour de force. Con i miei settant’anni faccio fatica a reggere il passo ma, visto che il mio amico Angelo Gaja, con qualche anno più di me, partecipa di slancio, io stringo i denti e sorrido.
Primo giorno molto traumatico dopo una notte quasi insonne  per il nipotino Lorenzo trasportato in ambulanza al Mayer causa di una caduta e poi dimesso quasi all’alba.  Io e Violante arriviamo  a Parigi alle nove dove ci aspettano Pietro Ratto, Rossana e Angelo Gaja.

BOLLINGER

Inizio in stile gita fra amici, in cinque in macchina, per arrivare puntuali a Reims dove riusciamo persino a vedere la Cattedrale. Siamo eccitati ma anche assonnati. Sorprendentemente gli accademici sono tanti e gli organizzatori ci dividono in due gruppi. Io e mia figlia Violante visitiamo Bollinger ricevuti da Etienne Bizot  e scopriamo il volto più tradizionalista dello Champagne.

Avevo già visito lo Champagne quarant’anni fa con mio marito Carlo, da semplici turisti, ma in questo caso tutti ci accolgono con il tappeto rosso e le bollicine francesi hanno ancora più fascino e mito.
Cena al Crayères, Le Parc due stelle Michelin in una residenza d’epoca in stile belle epoque dove ogni commensale vive una specie di estasi olfattiva.

OFFERTA: 6 BOTTIGLIE DI OLIO EXTRA-VERGINE DI OLIVA BIO

La nuova offerta con Olio EVO blend e 2 mono-cultivar della Fattoria del Colle direttamente a casa vostra per piatti gustosi e salutari a € 134

Per voi 3 bottiglie Olio Evo BIO 2024 da 0,750, 1 bottiglia ciascuna di Olio Evo BIO 2024 Correggiolo, Moraiolo e blend da 0,500

Speciale Offerta del mese con Olio Evo e Ricettario della Fattoria del Colle

Offerta speciale del mese con 6 bottiglie di Olio evo della Fattoria del Colle e il ricettario

TREQUANDA DOVE NASCE UNO DEI MIGLIORI EXTRAVERGINE DEL MONDO

La Fattoria del Colle si trova a Trequanda, in una delle zone migliori della Toscana e del mondo per la produzione di olio extravergine di oliva grazie ai suoi terreni sabbiosi, alla sua posizione lontana dal mare e all’altitudine di oltre 400 metri che la proteggono dalla mosca olearia.
La fattoria ha 6 ettari di oliveti Biologici e commercializza esclusivamente l’olio dei suoi olivi.

Le olive sono raccolte a mano fra ottobre e novembre e frante all’Oliviera Sant’Angelo a 10 km dalla fattoria.

OFFERTA PER I SOCI DEL CLUB DI DONATELLA

3 bottiglie 0,75lt di olio nuovo misto 2024 BIO

1 bott 0,50 lt di correggiolo 2024 BIO

1 bott 0,50 lt di moraiolo 2024 BIO

1 bott 0,50 lt di olio misto 2024 BIO

1 ricettario della Fattoria del Colle

DURATA DELL’OFFERTA

L’offerta si conclude il 20 Dicembre 2024

SE I VITIGNI AUTOCTONI ITALIANI DIVENTASSERO INTERNAZIONALI SAREBBE UN VANTAGGIO?

WINE NEWS HA DOMANDATO PROVOCATORIAMENTE A DUE SUPER ESPERTI IL MASTER OF WINE ANDREA LONARDI E ALL’AGRONOMO GIOVANNI BIGOT CREATORE DELL’INDICE BIGOT

se gli autoctoni italiani diventassero internazionali

se gli autoctoni italiani diventassero internazionali

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

La domanda è provocatoria ma fino a un certo punto perché i cambiamenti climatici alterano la vocazione dei vigneti e spingono all’utilizzo di vitigni adatti a climi caldi e aridi. Del resto gli enologi sostengono da sempre che le viti esprimono il loro miglior potenziale, in termini di finezza, quando sono coltivate in condizioni difficili e quindi è meglio spostare a Nord vitigni meridionali che fare l’operazione contraria. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi i vitigni che hanno la loro zona di origine in climi freddi, una volta piantati in zone calde producono vini banali, tutti uguali.

ANDREA LONARDI E GIOVANNI BIGOT SUI VITIGNI AUTOCTONI

Ecco che la domanda posta da Wine News al Master of Wine Andrea Lonardi, ed a Giovanni Bigot, agronomo ed ideatore dell’Indice Bigot che classifica i vigneti in base al loro potenziale qualitativo, è tutt’altro che fuori luogo. In altre parole, se il riscaldamento globale cambia i vitigni più adatti ai terroirs, molti dei 500 vitigni autoctoni italiani potrebbero diffondersi in altre parti del mondo e questo potrebbe privare il vino italiano di uno dei suoi punti di forza: la varietà, l’originalità distintiva dei suoi vitigni.

PIWI CROCE E SPERANZA DEI NUOVI VIGNETI

PIWI ACRONIMO DI PILZWIDERSTANDFAHIG SONO I NUOVI VITIGNI RESISTENTI ALLE MALATTIE ACCOLTI CON SOSPETTO DAI PRODUTTORI E CON ENTUSIASMO DAGLI STUDIOSI

PIWI vitigni ibridi resistenti alle malattie della vite

PIWI vitigni ibridi resistenti alle malattie della vite

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

E’ strano vedere un atteggiamento così distante fra i centri di ricerca e le cantine ma effettivamente i PIWI, cioè i vitigni modificati per resistere agli attacchi di peronospora e oidio, sembrano piacere più agli universitari che ai produttori.

COSA SONO I VITIGNI PIWI E DOVE E’ POSSIBILE COLTIVARLI

I Piwi coltivati in Italia sono 36: 18 a bacca bianca e 18 a bacca rossa. Si tratta di incroci fra Vitis Vinifere europee e altre viti di origine americana o asiatica portatrici dei geni che consentono alla pianta di difendersi da sola alle principali malattie.
Le norme europee permettono la coltivazione di uva da vino non interamente derivante da Vitis Vinifera PIWI ma la procedura per autorizzare il loro impianto richiede un’autorizzazione regionale che, al momento, c’è solo in Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio e Campania.

COOP DEL VINO SONO IN CRISI O IN SALUTE?

LEGGO SU WINE SEARCHER UN ARTICOLO PREOCCUPANTE SULLE DUE COOPERATIVE DEL VINO IN CRISI – MONCARO E CANTINE EUROPA- MA I DATI NAZIONALI MOSTRANO UNA SITUAZIONE BUONA

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Durante il mio viaggio nelle Marche con le Donne del Vino, nel giugno scorso, la parola Moncaro veniva fuori come un incubo ricorrente. La crisi della principale cooperativa, quella che produce un quarto di tutto il Verdicchio è davvero un incubo per il vino marchigiano.
Per fortuna ci sono persone che possono dare un valido aiuto. Michele Bernetti, Presidente dell’Istituto marchigiano di tutela dei vini è bravissimo, corretto e coraggioso. Lo conosco da sempre e lo ammiro da sempre come uno degli uomini del vino più capaci, altruisti e equilibrati. Parla poco, ascolta molto e sa sempre quello che dice.

MONCARO E IL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Ho conosciuto l’Assessore Regionale all’Agricoltura Andrea Maria Antonini, che mi ha fatto un’ottima impressione. E’ una persona intelligente e responsabile, credo farà il possibile per limitare i danni. Certo il problema è grosso perché i 25 milioni di Euro di debiti delle Terre Cortesi-Moncaro sono tanti.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOSTITUISCE IL PASSAPAROLA

L’ENOGASTRONOMIA E’ LA MOTIVAZIONE PRINCIPALE PER IL 2-4% DEI TURISTI MA E’ IN TUTTE LE TIPOLOGIE DI VIAGGIO E IL 76% HA FATTO ALMENO UN’ESPERIENZA GOLOSA

Donatella Cinelli Colombini fra i relatori al BTO 2024 sull'Intelligenza Artificiale

BTO 2024 sull’AI intelligenza artificiale Donatella Cinelli Colombini fra i relatori

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

I viaggi golosi, che hanno l’enogastronomia come principale motivazione di viaggio, sono ancora una minoranza e riguardano il 2-4% dei turisti. Tuttavia senza la prospettiva di pasti appaganti e grandi vini, shopping di salumi e formaggi, visita nei luoghi di produzione delle delizie del palato…  tutti i tipi di viaggio in Italia perdono appeal.
Questo il messaggio più forte arrivato dall’ Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano che ha presentato uno studio a “Food & Wine Tourism Forum” n. 7 a Canelli nel novembre 2024. La cornice era spettacolare nelle “Cattedrali Sotterranee” Patrimonio Unesco di Gancia, Bosca, Contratto e Coppo.

76% DEI VIAGGIATORI IN ITALIA HA FATTO UN’ESPERIENZA ENOGASTRONIMICA

Lo studio del Politecnico mostra come il 38% degli intervistati di diversi Paesi abbia fatto più di un’attività enogastronomica durante il soggiorno in Italia e ben il 76% ne abbia fatta almeno una.

QUALE VITIGNO BIANCO PIANTERE ALLA FATTORIA DEL COLLE?

DEGUSTAZIONE DI 16 BIANCHI AUTOCTONI TOSCANI E LABORATORIO DI IDEE PER SCEGLIERE I VITIGNI DA PIANTARE. ROBERTO BELLINI ACCANTO ALLO STAFF DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Donatella Cinelli Colombini è in grave difficoltà nella scelta del vitigno bianco da piantare e procede per tentativi. Come tanti produttori toscani vuole avere vigneti capaci di produrre vini bianchi di alto profilo capaci di affermarsi nel mercato. Tutti sono consapevoli che, nella nostra regione, ci sono aree vocate per la produzione di grandi vini bianchi che vanno individuate e caratterizzate con l’utilizzo del vitigno più adatto.

PRODUTTORI TOSCANI ALLA RICERCA DEL BIANCO PERFETTO

16 bianchi toscani in degustazione per scegliere il prossimo bianco della Fattoria del Colle

Alla Fattoria del Colle, degustazione alla cieca di 16 bianchi Toscani

Ma ognuno va avanti per conto suo.
E in questo modo ci vorranno decenni per capire la strada giusta.
Manca un raccordo fra le sperimentazioni in atto che permetta di individuare le eccellenze, soprattutto manca uno studio sulle diverse tipologie del Trebbiano toscano o di altri vitigni autoctoni a bacca bianca che individui quelli con maggiore potenziale.
C’è da chiedersi come mai le due Università di Agraria e Enologia della Toscana non si siano messe in moto. Questo accelererebbe l’individuazione dei migliori cloni e delle migliori zone magari in vista della creazione di una nuova denominazione.
Mentre la Toscana, sui vini bianchi, è ancora ferma al palo, le altre grandi regioni del vino si sono già mosse. Il Piemonte si è rilanciato con l’Alta Langa e il Derthona, la Lombardia ha la Franciacorta e il Lugana, per non parlare del Veneto con il fenomeno Prosecco. Friuli-Venezia Giulia e Trentino hanno sempre avuto una prevalenza di vini bianchi d’alta gamma.

QUANTO VALGONO LE STELLE MICHELIN PER IL TURISMO

438 MILIONI DI EURO CHE SIGNIFICANO: 1 STELLA UNA TAPPA 2 STELLE UNA DEVIAZIONE 3 STELLE UN VIAGGIO. ECCO LA RICADUTA ECONOMICA DEI RISTORANTI STELLATI

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

La guida Michelin compie 70 anni e hanno festeggiato a Torino l’importante compleanno in attesa di presentare la nuova guida a Modena il prossimo novembre. A Torino Marco Bo, direttore comunicazione della guida rossa, ha rivelato qual è il fatturato turistico suscitato dai ristoranti stellati. I dati sono stati elaborati da Jfc di Massimo Ferruzzi agenzia attiva nel campo del marketing e nella programmazione del turismo di qualità.

6 ROMANÉE-CONTI AL SUPERMERCATO COSTANO 65.000€

NON È UNO SCHERZO 6 BOTTIGLIE MISTE DEL DOMAINE DE LA ROMANÉE-CONTI SONO IN OFFERTA NEL SUPERMERCATO SUPER U DI TRUCHTERSHEIM ANCHE SE A UN PREZZO ALTISSIMO

6-bottiglie del Domaine-de-la-Romanée-Conti-al-supermercato- Super U

6-bottiglie del Domaine-de-la-Romanée-Conti-al-supermercato- Super U

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

La fine di un mito, quello che i grandi vini non devono essere sugli scaffali dei supermercati perché altrimenti vengono espulsi dal circuito delle enoteche e dei ristoranti di lusso. In effetti questo tabù scricchiolava da tempo perché tutti i brand forti – da Antinori a Ferrari Trento- sono sia in supermercato che nel circuito commerciale di alta fascia. Infatti nessun ristorante stellato può permettersi di avere una carta dei vini senza Tignanello o la Riserva del Fondatore. Ma il divieto del doppio canale permane per le cantine piccole o medio piccole con ambizioni di successo.

IL TABU’ DELLA VENDITA DEL VINO IN ENOTECA E AL SUPERMERCATO

Il problema nasce dalla facilità di confrontare il costo che impedisce a ristoratori e enotecari di ricaricare i prezzi. Un confronto che adesso i clienti fanno soprattutto usando i grandi portali come Vivino e WineSearcher ( da cui ho tratto anche questa notizia). Mettono il telefono davanti all’etichetta e ottenendo il listino nelle rivendite di tutto il mondo. Tuttavia i ristoranti e enoteche continuano a temere soprattutto il confronto diretto con la grande distribuzione a pochi isolati di distanza e quindi l’arrivo della  Domaine de la Romanée Conti nei supermercati Super-U ha fatto scalpore.

TURISTA GOLOSO: AUTENTICO, GOURMET, AUTENTICO, GREEN E ESPLORATORE

IDENTIKIT DELLE DIVERSE TIPOLOGIE DI TURISTI ENOGASTRONOMICI TRATTI DA THEFORK E WEROAD PRINCIPALI PIATTAFORME DEI VIAGGIATORI EUROPEI AMANTI DELLA BUONA TAVOLA

 

i 5 profili del turista enogastronomico

i 5 profili del turista enogastronomico

di Donatella  Cinelli Colombini, #winedestination 

TheFork e WeRoad  sono le più grandi comunità di viaggiatori europei e hanno lavorato insieme per identificare la personalità e le attese del turista enogastronomico.
Si tratta dei viaggiatori che reputano importante (52%) o determinante ( 44%) l’esperienza golosa per il successo della propria gita.

Per la verità la quota di chi collega la propria soddisfazione al godimento del palato è ancora più alta e anzi è quasi plebiscitaria (96%)

Dall’analisi di un campione di 2.200 buongustai e dai dati della piattaforma leader europea nella prenotazione online dei ristoranti e WeRoad, la community di viaggiatori on the road più grande d’Europa hanno profilato i 5 tipologie di viaggiatori del gusto.

I VINI PIU’ CARI D’ITALIA

IL BARBARESCO ROAGNA CRICKET PAJE E’ IL VINO PIU’ CARO D’ITALIA SEGUITO DAL SUPERTUSCAN MASSETO SEGUITO DAL BAROLO BRUNATE RISERVA DI GIUSEPPE RINALDI

Frescobaldi Masseto IGT Toscana

Frescobaldi Masseto IGT Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

I vini italiani non hanno ancora raggiunto le vette di Napa o Borgogna ma cominciano a costare cifre ragguardevoli. Anche i vini più esclusivi del nostro Paese raramente si avvicinano alle mille sterline, anche se quasi tutti hanno visto i loro prezzi aumentare gradualmente negli ultimi dieci anni.

COME NASCE L’ELENCO DEI VINI ITALIANI PIU’ COSTOSI DI WINE SEARCHER

L’elenco proviene dagli sterminati data base di WineSearcher che raccoglie 6 milioni di offerte provenienti da negozi e rivendite di tutto il mondo. E’ costantemente aggiornata. Ogni giorno vengono attivate procedure manuali e automatiche con lo scopo di rimuovere listini prezzi non aggiornati, prezzi sbagliati, o ingannevoli.
Accanto a ogni vino è indicato il suo prezzo medio (escluso le tasse) calcolato sui cartellini di tutte le enoteche e i commercianti che lo propongono.
La lista dei vini più cari è dunque basata su un rilevamento accurato del mercato enologico e quindi assolutamente attendibile.
Tuttavia, almeno in parte, è sorprendente.
Non c’è il Sassicaia che è indubbiamente un simbolo del lusso enoico italiano.

PUNTEGGI SUI VINI – PRO E CONTRO

RIFLESSIONE SULL’UTILITA’ DEI GIUDIZI DEI VINI ESPRESSI IN CENTESIMI O IN BICCHIERI, GRAPPOLI … PERCHE’ NON SORPRENDONO PIU’ E MANCANO LE DISCUSSIONI FRA GLI ESPERTI

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punteggi sui vini pro e contro

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

C’è una gran discussione sull’utilità dei giudizi numerici, i così detti “wine score” con cui i maggiori critici valutano la qualità del vino.
Sono iniziati nel 1979 con Robert Parker e il suo Wine Advocate che, per primo, creò un giornale mensile con la descrizione e la valutazione in centesimi dei vini che assaggiava. La novità della formula, la sua bravura di assaggiatore e la sua incorruttibilità portarono al successo mondiale il suo bollettino pubblicato con il formato di un opuscolo su una semplice carta giallina. Poi lo stesso sistema di valutazione fu adottato dalle altre grandi testate americane Wine Spectator, Wine Enthusiast, James Suckling, Vinous …. Mentre il britannico Decanter manteneva una valutazione su una scala di 20 punti e l’italiano Gambero Rosso aveva un giudizio basato su tre bicchieri.
Si trattava comunque di giudizi numerici che sono stati utilizzati anche da gran parte della stampa europea.

                                                                       
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