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Il dolce di Ognissanti a Siena si chiama Pan-coi-santi

Donatella Cinelli Colombini ha trascritto per voi la ricetta segreta del “Pan coi santi” di Patrizia pasticcera della Fattoria del Colle

Fattoria-del-Colle-Toscana-Pan-coi-santi

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Il Pan coi santi viene preparato una volta l’anno in occasione della festa di Ognissanti. Si trova nelle pasticcerie ma soprattutto dai fornai e varia da una tipologia quasi casalinga più povera, ancora diffusa nei paesi senesi, alla versione cittadina più soffice e ricca. In tutti i casi si tratta di un dolce antichissimo e dal sapore intrigante perché combina il gusto dolce esaltato dall’uva “passa” con il piccante del pepe nero. Un dolce che racconta la storia nobile e antica di Siena, la capitale del gotico dove i banchieri e i mercanti medioevali portavano denaro e il racconto di lontane culture, anche gastronomiche.

GLI INGREDIENTI PER IL PAN COI SANTI

400 di farina 00 e 200 di farina manitoba, 50 g di lievito di birra, un manciato di noci sgusciate e 250 g di uva procanico passita, 250 g di liquidi così divisi ½ acqua ¼ Vin santo e ¼ latte, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 cucchiai da cucina di zucchero, sale e pepe nero macinato.

Mario Guidotti, l’angelo custode della campagna senese

A un anno dalla morte la sua Montepulciano, ricorda Mario Guidotti con le parole di Roberto Barzanti e Vittorio Sgarbi. Di Donatella Cinelli Colombini 

Montepulciano, Vittorio Sgarbi alla commemorazione di Guidotti

Montepulciano, Vittorio Sgarbi alla commemorazione di Guidotti

<<Paura di vivere o paura di morire? Questo è il “problema”>>

La celebre frase di Shakespeare cambia negli scritti di Mario Guidotti ( 1923-2011) e diventa una riflessione sulla vecchiaia che arriva diretta al nocciolo della sua esistenza  << —ecco io penso che ancora posso fare qualcosa per gli altri, questo mi tiene in vita>>.

Il convegno organizzato dalla moglie Elena con le figlie Simonetta, Laurentina e Ilaria, per ricordare la vita e l’opera di Mario Guidotti, ruota intorno all’apparente contraddizione di una personalità pessimista che costruisce per tutta la vita progetti culturali e sociali. Iniziative importanti, in grado di dare un futuro ad interi territori: il Teatro povero di Monticchiello, Forme nel verde a San Quirico, il Premio Barbi Colombini…. Semi che hanno rivitalizzato la campagna toscana in un momento in cui era il più disprezzato e abbandonato dei territori.

<< La frenesia del suo incessante operare era un modo per esorcizzare la disperazione per il presente e di sperare in un umanesimo integrale corroborato dalla fede in Cristo>> ha detto Barzanti. E le figlie ricordano una frase di Gramsci che Mario Guidotti citava spesso <<il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà>>  il cui senso è legato alla tesi su Feuerbach di Marx, secondo la quale i filosofi fino a oggi si sono limitati a conoscere il mondo ed è giunta l’ora di cambiarlo.

Vi porto nel meravigliorto di Wine News

Dopo quello della Casa Bianca l’orto più famoso è quello di Wine News fatto da Irene e Alessandro Regoli per i bambini di Montalcino

Montalcino  Wine-News ingresso-dell'orto

Montalcino Wine-News ingresso-dell'orto

Nel cuore di Montalcino c’è la sede di Wine News l’agenzia di comunicazione web che arriva ogni giorno a tutto il mondo del vino che conta. Leggerla è ormai un must come guardare il telegiornale. Gli uffici sono in edifici antichi restaurati e arredati con uno stile molto moderno ed hanno uno spettacolare panorama sulle Crete senesi. Il gran capo Alessandro Regoli lavora invece in una veranda in cristallo che lo  mette quasi in vetrina davanti a ospiti e clienti <<io non ho segreti e si vede>> mi dice ridendo. Davanti ha una statua di Sandro Chia che da il benvenuto a chi arriva.

Lui e sua moglie Irene hanno trasformato parte del giardino davanti agli uffici in un orto didattico. Ecco che i vialetti sono fiancheggiati da erbe aromatiche e nella zona coltivata si vedono ordinate file di ortaggi con un effetto talmente bello da ricordare un orto medioevale. Non si tratta di un progetto banale e neanche di qualcosa di arrangiato. Nell’edificio accanto ci sono gli studi dei docenti  (l’agronoma Gabriella Ferrari e l’insegnante Sonia Corsi), l’aula, i bagni stile bambino e persino una piccola sala convegni. Anche gli studiosi che affiancano il progetto sono di alto profilo e di carattere interdisciplinare:   il giornalista Carlo Cambi, Emilio Trabella – architetto paesaggista, Pia Pera – scrittrice, la Fondazione Symbola di Ermete Realacci, Giacomo Mojoli del Politecnico di Milano e l’insegnante Nadia Nicoletti. 

La buccia dell’uva fa dimagrire?

Sicuramente si per quanto riguarda le api mentre è ancora da dimostrare l’effetto sull’uomo. Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini [caption id="attachment_9618" align="alignleft" width="259" caption="api sull'uva"][/caption] Un team di studiosi dell'Arizona State University la Harvard Medical School e con un'Università norvegese ha studiato gli effetti benefici del resveratrolo contenuto nella buccia degli acini d’uva sulle api. Gli esiti sono stati pubblicati dalla rivista “Aging” e poi ripresi da Marta Buonadonna in "Panorama". A quanto pare col resveratrolo le api vivono più a lungo e mangiano meno. Il primo fenomeno ha dimensioni enormi  del 33-38%. Come è noto le api succhiano zucchero in...

Un ven de Chateau targato USA? E dopo arriva il Brunallo?

Dopo il Brunello della California o il Chianti bianco australiano ci sono i vini di Chateau made in USA. Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Chateau USA

Chateau USA

Un articolo del “The Oregonian” dell’8 ottobre rilanciato da FernandoWine ci rivela che sta per iniziare una nuova guerra del vino; questa volta sul filo del marketing. Infatti le parole in ballo non sono Champagne o Porto, come è avvenuto in passato con il risultato di limitarne l’uso alla zona di origine del vino. Questa volta la cosa è più subdola: il vino è autenticamente statunitense ma si chiama chateau e ha un’etichetta che assomiglia a quella dei vini francesi.

In effetti l’uso di parole come “chateau” oppure “clos” avviene da anni su vini premium statunitensi perché in quel Paese è perfettamente legale persino quando il vino non nasce “al castello” come invece è obbligatorio in Francia.

Brunello di Montalcino il “Wine Specator” ti ama

Wine Specator:  10 dei 18 vini toscani con un punteggio superiore a  95/100 sono Brunello di Montalcino. Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Wine spectator cover

Wine spectator cover

Il numero di ottobre della prestigiosa rivista americana “ Wine Spectator”  intitolato “Exploring Italy”, ha pubblicato una panoramica sulla produzione enologica nazionale con schemi riassuntivi delle bottiglie che, nel 2012, sono state giudicate “Grandi vini” cioè hanno ottenuto un punteggio da 95/100 in su.

La prima sorpresa è non trovarci nessun Amarone, vino che tradizionalmente affascina gli esperti e i consumatori statunitensi.

La Toscana riceve una grandissima attenzione e qui arriva la seconda sorpresa, bellissima per noi produttori di Brunello.  Il nostro vino stravince: 10 dei 18 vini fra i “Top wines” sono Brunello. Fra loro c’è la mia riserva 2006 prodotta al Casato Prime Donne.

Le terza sorpresa è trovare 5 Vin Santo in questo elenco dorato.  Evidentemente Bruce Sanderson, il direttore del “Tasting Department” ama i vini da dessert!

C’è da essere soddisfatti per la prosecuzione del feeling fra il Wine Spectator e i vini di Montalcino. Un apprezzamento che dura da decenni e che ha superato il cambiamento di assaggiatori e di organizzazione delle degustazioni. I tasting ora avvengono a New York con le bottiglie fornite direttamente dagli importatori in modo da essere certi che i vini arrivati ai giornalisti siano identici a quelli commercializzati.

Non solo “Vacanze romane” la Stampa Estera ha 100 anni

L’Associazione  Stampa estera di Roma compie 100 anni e festeggia con una Mostra e dei convegni  ”L’italia vista dal mondo”.  Di Donatella Cinelli Colombini

Sandro_Vannucci_Oscar_Farinetti

Sandro_Vannucci_Oscar_Farinetti

Quello sull’agroalimentare ha un titolo emblematico “Mangiar bene non basta”.

E’ stato organizzato da Alfredo Tesio, giornalista  italo-danese responsabile del “Gruppo del gusto” della Stampa estera a Roma e ha messo in luce lo strettissimo legame fra consumi, export e stile di vita. Legami complessi ma ricchi di opportunità come ha spiegato Oscar Farinetti, che ha portato le eccellenze alimentari italiane nel mondo con Eataly,  << la cucina italiana non nasce dagli chef come quella francese, la nostra nasce dalle massaie e dunque è facile da preparare. Questa è la chiave del successo di Eataly, grandi materie prime che tutti possono portare a casa, cucinarle e mangiarle al massimo della loro qualità >>.

Una visione unitaria dell’agroalimentare italiano che trae spinta dalle sue diversità ma “giocando in squadra” diventa più forte.  Anzi, dice Matteo Lunelli delle Cantine Ferrari, <<l’alleanza  fra le eccellenze va allargata a tutti i settori : moda, design, grandi marchi>>.

Anche il Brunello ha la sua band

I Baustelle nel Vino Nobile di Montepulciano, Gianna Nannini targata Chianti e ora gli Zest gruppo rock nato in una cantina di Brunello [caption id="attachment_9358" align="alignleft" width="230" caption="Zest"][/caption] E’ nato 10 anni fa e si chiama Zest termine inglese che indica gioia di vivere ma anche limone. Zest nasce, suona e registra nella cantina di Badia Ardenga a Torrenieri –Montalcino. Una cantina museo sorta in una stazione per il cambio dei cavalli lungo la via Francigena. Qui Mario Ciacci ha raccolto le testimonianze di un passato millenario e offre ai visitatori grandi vini e una passione infinita. Ma ecco che  “MontalcinoNews” ci rivela l’attualità...

Compleanno di Carlo, arrivano in tavola grandi vini dolci

Oggi è il compleanno di Carlo Gardini quasi santo per aver sopportato la moglie Donatella Cinelli Colombini per 34 anni

Carlo Gardini con la mamma Lelia e i nonni

Carlo Gardini con la mamma Lelia e i nonni

Pranzo a casa con Violante e cena romantica per due in un ristorante gourmand perché Carlo adora la cucina innovativa e i sapori che non conosce.

Carlo è nato a Siena nella contrada dell’Oca ma è un senese anomalo. Pensate che era stato assunto dal Monte dei Paschi di Siena, poco dopo essersi diplomato ragioniere e si è licenziato dopo 3 mesi per iscriversi alla Facoltà di Economia dell’Università di Siena (dove si è laureato con lode).

I genitori la presero malissimo.  Si perché nella città del Palio c’è un detto << i senesi si dividono in tre gruppi: quelli che sperano di lavorare al monte, quelli che lavorano al monte e quelli che sono in pensione dal monte>> intendendo per monte quello che ironicamente l’Arcivescovo chiama il sacro monte cioè la Banca MPS.

Carlo ha poi fatto tutta la sua carriera professionale in banca ma nella “concorrenza”, alla Banca Nazionale del Lavoro, passando da Piacenza, Padova, Lille (Francia), Livorno, Sassari, Ancona, Trento, Venezia, Reggio Emilia, Prato, Roma e finalmente Firenze con qualche tappa in altri capoluoghi toscani. Non c’è male vero?

Busatti, le tovaglie della tradizione toscana e non solo

Una tessitura antica per le case moderne: Busatti di Anghiari vende i suoi migliori prodotti da Toscana Lovers – la boutique dell’artigianato – a Siena

Siena Toscana lovers tavola apparecchiata

Siena Toscana lovers tavola apparecchiata

Nel cuore di Anghiari (AR), un paese medioevale fra i più belli d’Italia, la tessitura Busatti  continua a usare i grandi telai a navetta costruiti in legno e ferro nel  1842.

Grazie a queste antiche macchine e alla sapienza tramandata per sette generazioni, i tessuti hanno i disegni (grifi, cornucopie, cervi, ghirlande …) e le trame della tradizione, oltre ad una morbidezza ineguagliabile. Tovaglie, asciugamani, centri tavola …..  in fibre naturali come in canapa, lana, cotone e lino, diventano piccoli capolavori destinati a un pubblico esclusivo e alle case più raffinate di tutto il mondo. Come all’epoca delle nonne gigliucci, orli a giorno, ricami, bordi a uncinetto completano i tessuti dando un tocco di classe tipicamente toscano.

Questi sono i tessuti Busatti che troverete da Toscana Lovers nel cuore

USA: la birra batte il vino ma le donne suonano la riscossa

Donatella Cinelli Colombini racconta le novità emerse dall’indagine Gallup : strapotere della birra e donne che preferiscono il vino nel 52% dei casi

Il consumo del vino in USA ha supera quello della birra solo nel 2005 e nel 2011 l’ha eguagliato (“Corriere Vinicolo” 10

consumatrici

consumatrici

settembre 2012). Piccole luci in un panorama dominato dalle brewery. La birra è la prima scelta nel  40% dei casi contro il 35% del vino.

Fra i giovani (18-34 anni) la quota di chi ama le bionde sale fino al 45% incrementando la posizione di forza della birra rispetto allo scorso anno come, del resto, ha fatto anche il vino che arriva al 30%, con una percentuale mai toccata in precedenza. Salendo con gli anni il vino viene preferito e fra gli over 55 le proporzioni si invertono: 45% preferisce il vino e il 28% la birra.

Il Drago vola con le sue 8 colombe

Wine Spectator  90/100 al “Drago e le 8 colombe” 2007 IGT Toscana. Il draghetto rosso di Donatella Cinelli Colombini vola felice

Il Drago e le 8 colombe 2007

Il Drago e le 8 colombe 2007

Bruce Sanderson direttore del dipartimento degustazioni del Wine Specator ha di nuovo premiato un vino di Donatella Cinelli Colombini, prodotto alla Fattoria del Colle, con un punteggio di eccellenza: 90/100 al Drago e le 8 colombe IGT 2007. Nella valutazione della prestigiosa rivista americana questo punteggio indica un vino fuoriclasse, con carattere e stile superiori.

Ecco la descrizione di Bruce Sanderson  <<Fresco e ben strutturato, rimanda alle ciliegie e ai lamponi. Sia in bocca che al naso richiama fiori e tabacco. Pulito e legante ha una persistenza notevole e saporita.  Sangiovese, Alicante e Merlot. Da bere subito e fino al 2020>>

Questa è una buona occasione per parlare del Drago e le 8 colombe che, con la vendemmia 2007, è stato completamente ripensato: nuovo uvaggio, nuovo nome e nuovo packaging.

Se ami la campagna toscana perché la sporchi?

Bottiglie, cartacce, sacchetti nei boschi e nei bordi delle strade a sterro sono l’indicatore di quanto amiamo la campagna Toscana. Un degrado da contrastare

bosco-sporco

bosco-sporco

Purtroppo noi italiani diamo il cattivo esempio, ma gli stranieri, che nei loro Paesi non getterebbero mai cartacce per terra, qui sono molto più disinvolti. In pratica bottiglie vuote, confezioni da merendine, pacchetti di sigarette …. buttati sui bordi delle strade a sterro e nei luoghi di sosta diventano l’alibi per sporcare ancora, quasi fossero un segnale che dice << qui potete buttare la vostra immondizia>>.

Ecco che lo scarso rispetto, tipicamente italiano, per tutto ciò che è pubblico e, con altre motivazioni, per i territori agricoli, innesca un processo distruttivo. Si distruttivo perché qualunque luogo, anche il più suggestivo, se sporco e degradato, appare meno bello. La giornata “puliamoilmondo” che vede impegnati i bambini delle scuole in operazioni di riqualificazione di ambienti naturali, ha proprio lo scopo di favorire una cultura attiva, che ripristina la bellezza e l’integrità della natura togliendo i rifiuti. Ma un giorno solo e solo i bambini, non bastano.

La Deposizione di Anna Tesio nella Cappella di San Clemente

La Cappella della Fattoria del Colle ha un nuovo dipinto e Donatella Cinelli Colombini vi racconta la sua storia

FattoriaDelColle_Trequanda_Cappella_di_S_Clemente

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La Chiesetta è dedicata a San Clemente I Papa martirizzato in Asia minore nel I° secolo.

Fu costruita nel 1592 quando la famiglia dei miei antenati, proprietari della Fattoria del Colle, era sconvolta da un grosso problema. Cinque di loro si erano schierati coi protestanti attaccando i dogmi della Chiesa.

Forse la costruzione della cappella e l’intitolazione a San Clemente era un tentativo di arginare l’ira del papato. Infatti proprio quell’anno era stato eletto Papa Clemente VIII. Purtroppo non bastò. Il nuovo Papa era severissimo nel punire gli eretici e mise al rogo Giordano Bruno.

Anche i miei antenati furono scomunicati e la famiglia perse tutti i suoi averi, Fattoria del Colle compresa. La Cappella e la fattoria furono ricomprate dal mio bisnonno Livio nel 1919, dopo oltre trecento anni e quasi per caso.

                                                                       
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