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Anfore si anfore no, questo è il dilemma

Anfora: come e perché il più antico contenitore da vino è tornato di moda. Dall’Arcipelago Muratori la prima analisi sui vasi da vino di terracotta

Cos

COS

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

L’incontro è avvenuto nella Tenuta Rubbia al Colle di Suvereto, nella costa Toscana ed ha avuto nel Professor Attilio Scienzadell’Università di Milano il vero mattatore, con un entusiasmo travolgente.

Ritorno all'argilla Suvereto

Ritorno all'argilla Suvereto

E’ lui lo “Sherlock Holmes dell’uva” che da anni indaga sulle origini preistoriche della vite e ora segue le tracce dei suoi più antichi contenitori. Tornare alle anfore di terracotta è dunque per lui un atto culturale prima che enologico, il recupero di saperi e sapori originari << un modo per combattere la banalizzazione del vino come bevanda con un gusto stereotipato e standardizzato, occorre forse tornare a sentori più antichi>> dice il grande Attilio. In effetti, in Georgia dove si ritiene sia la culla della vitis vinifera, madre di tutte le viti, il vino viene conservato nelle anfore (kvevri in Kakheti e in Kartli ochuri in Imereti e in Racha), da 4.000 anni.
Dunque il bisogno di diversità che sembra animare in modo crescente chi lavora con l’uva, non è la ragione principale dell’uso dei contenitori in argilla ma c’è qualcosa in più, quasi la nostalgia di una semplicità antica di un ritorno a cose maturali, senza tecnologia e a un contatto manuale con l’uva che diventa vino. La spinta viene quindi da fattori più sociologici che enologici.

E’ la birra la bevanda alcolica più diffusa nel mondo

Rinforzata dalla nuova moda delle birre artigianali che ha contagiato anche Obama, la bionda domina incontrastata fra le bevande alcoliche più bevute del mondo

Birra al miele del Presidente Obama

Birra al miele del Presidente Obama

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Euromonitor prevede una crescita del 15% delle bevande alcoliche da ora al 2017 con un aumento nell’area Asia – Pacifico quasi doppio rispetto alla media mondiale. La birra rimarrà ancora per qualche anno la bevanda alcolica più diffusa ma il suo primato va pian piano scemando ovunque salvo in Sud America e dell’Europa dell’Est.
Un grosso apporto alla tenuta commerciale della birra arriva dai birrifici artigianali. E’ un vero boom anche in USA dove recentemente c’è stata una dura diatriba sul titolo craft beer cioè birre artigianali e crafty cioè birre industriali camuffate da artigianali. Le prime devono provenire da birrifici piccoli, indipendenti e tradizionali. Delle birre crafty è stata redatta una black list che ha scatenato un autentico putiferio soprattutto da parte delle piccole birrerie.
La moda di fare birra in casa ha contagiato anche il Presidente Obama che ha acquistato personalmente un kit fai da te per la cucina della Casa Bianca e dolcifica la sua Ale con il miele delle arnie dell’orto della moglie Michelle.

Tagliolini toscani al tartufo bianco ecco la ricetta

Tartufo bianco, tagliolini fatti a mano, brodo di gallina, burro, rosso d’uovo e un tocco magico per un piatto regale in abbinamento con il Brunello riserva

 

Tartufo bianco tagliolini alla toscana Fattoria del Colle

Tartufo bianco tagliolini alla toscana Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

La Fattoria del Colle ha 5 riserve tartufigene e quindi riesce a mettere in tavola dei tartufi bianchi freschissimi di qualità strepitosa. Grazie alla disponibilità dei tartufi ho potuto fare esperimenti su esperimenti fino ad ottenere la ricetta perfetta dei tagliolini al tartufo alla toscana.

 

Eccola a voi:

 

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

4L di brodo di gallina, 8 cucchiai da minestra di passato di ceci, 80 g di burro, 400 g di tagliolini, 2 rossi d’uovo, 50 g di tartufo bianco, parmigiano grattato (?), sale

 

Ovviamente tutti gli ingredienti devo essere di grande livello: il brodo di gallina, ad esempio, non è neanche simile al brodo di dado. Quindi bisogna iniziare un giorno prima facendo un brodo di pollastra, lasciandolo raffreddare, poi sgrassatelo e filtratelo. Serve anche un passato di ceci; giusto qualche cucchiaio ma è l’occasione giusta per preparare una bella minestra con poco rosmarino.

 

Rosso Brunello: cerchi il vino e trovi una scarpa

Un brutto esempio di italian sounding che usa il nome del grande vino di Montalcino per vendere accessori di abbigliamento probabilmente prodotti in India

Rosso Brunello India

Rosso Brunello India

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La segnalazione arriva da Franco Ziliani, quasi un “persecutore” per me, a cui questa volta devo dare ragione. La cosa è seria e può danneggiare il Brunello. L’articolo del blog Vino al Vino scritto da Silvana Biasutti, un’intellettuale esperta di marketing e di editoria che vive a Montalcino, descrive in modo molto efficace come il vino Brunello e forse le maglierie di Brunello Cucinelli, così come il drand “Made in Italy” siano stati abilmente utilizzati per vendere qualcosa che probabilmente non ha alcuna reale attinenza con il nostro Paese ma sembra….. Si perché gli infradito venduti da “Da Milano” in 35 negozi dell’India ( fra cui Delhi, Jaipur e Mumbai) somigliano a sandali italiani e non sono neanche brutti, solo che costano 35-40€ cioè molto ma molto meno di una vera scarpa italiana. Se andiamo a cercare la sede di questa misteriosa società Da Milano, a cui fa riferimento il brand Rosso Brunello, scopriamo che la direzione –head office- è a New Dehli e non a Melegnano o Lodi, come farebbe invece pensare la scritta Da Milano-Italia ben visibile in tutta la comunicazione.

A tutto tartufo, festa grande a San Giovanni d’Asso

Trekking del tartufo bianco, alta cucina al tartufo, vini Orcia abbinati col tartufo e poi salumi, olio, cioccolato, formaggio … mercatino a San Giovanni d’Asso

Donatella Cinelli Colombini, Michele Boscagli, Katia Maccari a San Giovanni d'Asso

Donatella Cinelli Colombini, Michele Boscagli, Katia Maccari a San Giovanni d'Asso

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Primi due fine settimana di novembre in un paese in festa, San Giovanni d’Asso, cuore della mostra mercato del tartufo bianco delle Crete senesi. Stand gastronomici dentro e fuori il castello e nell’aria un profumo sensuale. Sabato 9 i produttori dell’Orcia presentavano i loro vini rossi abbinati alla preziosa trifola e hanno chiesto alla chef Katia Maccari ( da 11 anni con una stella Michelin) di creare un piatto su misura. E’ stato un trionfo di profumi, sapori e emozioni nella sala del castello trecentesco che sembrava rivivere antichi fasti.
Poco dopo ancora i vini Orcia accompagnavano i migliori formaggi pecorini. Anche qui c’era l’eccellenza di un’antica tradizione casearia e l’abbinamento è stato decisamente meno ardito.

Alessandro Grazi San Giovanni d'Asso Mostra mercato del tartufo bianco 2013

Alessandro Grazi San Giovanni d'Asso Mostra mercato del tartufo bianco 2013

Il vero protagonista dello scorso e del prossimo week end  è il tartufo bianco delle Crete senesi, è ovunque: nei salumi, nell’olio extravergine, nei formaggi e persino nel cioccolato, ma soprattutto sulla bilancia del mercatino. Gli appassionati vengono a comprarlo a San Giovanni d’Asso perché qui, dice il Sindaco Michele Boscagli <<è assolutamente garantito, nessun finto tartufo può arrivare sul banco di vendita>>.

Donatella fra le donne del vino più influenti del mondo

Il blog inglese Humble Grape Wine elenca le donne che influenzano l’industria del vino nel mondo e… sorpresa…. ci sono anch’io

Juel Mahoney

Juel Mahoney

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Chi si loda si imbroda, dice un detto montalcinese ma gli apprezzamenti fanno sempre piacere, soprattutto quando sono inaspettati e disinteressati come in questo caso. Si perché il blog in questione è di un importatore indipendente di vino e creatore di eventi, che ha in portafoglio il Brunello di un’altra cantina. E dunque mettiamoci qualche penna di pavone e andiamo a vedere la classifica di Humble Grape Wine sulle donne che contano nel vino nel mondo.

Helena Nickling Aka Winebird

Helena Nickling Aka Winebird

Nella prima parte c’è la storia dalla donna romana, a cui era proibito bere (il bacio sulla bocca parte da li) fino alla recente rivalutazione delle consumatrici, esperte e produttrici di vino. L’elenco redatto da Humble Grape Wine si concentra sulle “pioniere”, su quelle donne cioè che hanno lavorato affinchè il segmento femminile avesse più visibilità e opportunità. Uauuuhhhh!!!!!!
Comincia con il Regno Unito e Fiona Beckett <<insieme a Jancis Robinson lei è una delle giornaliste di vino e cibo più influenti del suo Paese, scrive per Guardian, Times, Decanter>> e per un’infinità di blog. Segue Serena Sutcliffe prima Master of Wine Britannica e guida del dipartimento vini di Sotheby’s . Juel Mahoney è decisamente la nostra preferita, dopo aver fondato Vinissima (specializzato in vini italiani); il suo blog è … udite udite …. Wine woman & song. Anche la successiva ci piace: Helena Nickling Aka Winebird ha creato un sistema originale per capire il vino, il Nebbiolo è il “ladyboy” delle uve, il Pinotage del Sudafrica è il rock il Reisling la Claudia Schiffer del vino … indubbiamente si tratta di paragoni sorprendenti ma molto efficaci.

Vero o falso il localismo nel bicchiere

I veneti bevono Cabernet e Merlot, nelle Marche il Verdicchio, i campani amano la Solopaca …. Gli italiani bevono local? 

Alto Adige assaggio in piazza

Alto Adige assaggio in piazza

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dai dati Symophonyiri group sul 2012, che ci rivelano un’Italia con i bicchieri molto regionalizzati; ecco che in Piemonte i preferiti sono Barbera e Dolcetto, in Toscana Chianti e Morellino, in Sicilia Nero d’Avola e Alcamo.
Piccola eccezione per i liguri che sconfinano leggermente con le loro preferenze per la Bonarda dei Colli Piacentini e la Barbera. Per il resto i vini del territorio dominano incontrastati: il Lambrusco in Emilia Romagna, il Montepulciano in Abruzzo, il Primitivo in Puglia e il Cannonau in Sardegna….
Applaude la Coldiretti, prima sostenitrice dei “Km 0” e collega questo localismo enologico al turismo del vino che ha fatto riscoprire le cantine e le specificità dei territori.

I veri professionisti lo fanno due volte

Matt Kramer uno dei “Contributing editor” del Wine Spectator spiega cosa distingue un produttore fortunato da uno grande: la capacità di ripetersi

Matt Kramer

Matt Kramer

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Il punto di partenza è un’affermazione di Dizzy Gillespie, compositore, trombettista e pianista degli anni quaranta, una delle figure chiave del Jazz moderno. Gillespie diceva <<il professionista è la persona che lo sa fare due volte>>
Si tratta, Secondo Kramer, di una verità che viene troppo spesso dimenticata nel mondo del vino sempre alla ricerca di nuove scoperte. Egli spiega come i critici del vino siano letteralmente bombardati da sollecitazioni a provare vini delle più diverse provenienze, fatti con i vitigni più rari e le tecniche produttive più estreme come le anfore di terracotta…. Novità seducenti in una giungla di assaggi dove gli esperti procedono cercano gioielli enologici da celebrare. Questa caccia al tesoro enologica ha bisogno di verifiche prima di sbandierare una nuova scoperta. A questo proposito racconta di essere rimasto folgorato dalla qualità di un Cabernet di Napa e di essere poi andato in cantina scoprendo che gli altri vini non avevano lo stesso livello di eccellenza.

Bio, insolito, salutare ecco i gusti dei Millennials

Millennials o Ygeneration, giovani nati dopo il 1980, guidano il mercato del vino anche se i boomer sono ancora quelli che consumano più bottiglie 

vino, giovani e informalità

vino, giovani e informalità

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per decidere quale vino comprare i millennials si lasciano affascinare dalla sua storia, stanno attenti alla regione di origine e al packaging, ascoltano i consigli del personale addetto alla vendita più che i wine critics. I millennials canadesi (BevSupport), a cui si riferisce l’ultima indagine, amano i vini italiani che mettono poco sotto i francesi con un netto distacco su tutte le altre zone vinicole del mondo.
Non c’è niente da meravigliarsi, i nostri vini sono vicino ai gusti di questi nuovi consumatori per i quali contano la sostenibilità ambientale, il carattere insolito, familiare e non globalizzato della produzione, caratteri di moltissime piccole cantine italiane. Caratteri ben illustrati nell’articolo di WineNews  che riporta l’intervista di “Fox Business” a Rowan Gormley, Ceo di Naked Wines e Chris Fehrnstrom, chief marketing officer di Constellation Brands.

Il tartufo bianco delle Crete senesi in trasferta a Roma

Presentazione a Roma, nella sede dell’ANCI, per la Mostra Mercato del tartufo bianco delle Crete senesi. Piccola storia di un grande territorio

Michele Boscagli e Donatella Cinelli Colombini all'ANCI

Michele Boscagli e Donatella Cinelli Colombini all'ANCI

Di Donatella Cinelli Colombini
Partenza all’alba con la Fiat Doblò del sindaco di San Giovanni d’Asso Michele Boscagli. Siamo in 5 compreso il Sommelier AIS Sergio Pinarello, il mitico Enzino, anima di tutti gli eventi legati alla preziosa trifola e una rappresentante de Le Biancane che gestisce il Museo del Tartufo. Dopo una corsa affannosa verso la stazione di Chiusi-Chianciano scopriamo che il nostro treno è in ritardo di un’ora. Meno male perchè nel frattempo ci accorgiamo di non avere il formaggio pecorino per il buffet. Il sindaco ne compra una forma con un profumo così intenso che mette fame. Questo Boscagli è un portento!

Arriviamo a Roma quasi all’ora di inizio della conferenza stampa e letteralmente saltiamo su due taxi. La sede dell’ANCI –Associazione Nazionale Comuni Italiani – è in un palazzo storico con sale moderne chiuse da bellissime porte barocche. Fa effetto sedersi al posto del sindaco di Torino Piero Fassino ma è anche divertente.

Ascoltare il mercato o le guide? Il dubbio dei produttori

Se fino a 5 anni fa un 90/100 del Wine Advocate oppure del Wine Spectator apriva il mercato ora cresce l’influenza del web e il desiderio di vini diversi
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Wine Advocate Brunello riserva 2007

Wine Advocate Brunello riserva 2007

Il tema è <<Chi compra il vino e chi sono gli “influencers”>>. Un tema importante e da sempre al centro dell’attenzione dei produttori di vino. Ma anche un tema che ha risposte diverse, anzi molto diverse rispetto a 5 anni fa. Nel Wine Industry Financial Symposium, che ha avuto luogo il 23 settembre scorso a Napa Valley in California, uno dei principali relatori era John Gillespie capo del Wine Market Council e Ceo di Wine Opinion. Nella sua relazione ottimamente riassunta da WineNews in un articolo dal titolo esplicito <<Usa: il consiglio di un amico meglio di Parker>>, Gillespie ha portato i risultati di un recente sondaggio che dimostra come l’appassionato di vino USA si fa guidare volentieri dagli amici più esperti oppure dai sommelier dei ristoranti e delle enoteche mentre è quasi impermeabile alle recensioni della stampa specializzata la cui influenza proviene in ordine decrescente da Wine Spectator, Wine Enthusiast e Wine Advocate.

Costellation Brands ecco i più grande del mondo nel vino

Primo produttore di vini di lusso nel mondo, primo importatore di birra mondiale, questo super colosso produce anche Brunello a Montalcino

Costellation Brands portafoglio

Costellation Brands portafoglio

Di Donatella Cinelli Colombini
Costellation Brands è una multinazionale di dimensioni davvero enormi e continua a crescere. I suoi fatturati del primo semestre 2013 pubblicati da I numeri del vino mostrano come ormai i profitti generati dalla birra abbiano superato quelli del vino: 220 milioni i primi e 155 i secondi prima dei costi corporate e degli aggiustamenti. Cifre da capogiro che corrispondono a volumi in crescita di oltre il 15%.
Il vino ha fatto un fatturato 629 milioni di Dollari in 6 mesi ed ha un mercato prevalentemente statunitense anche se la Costellation vende in 100 Paesi del mondo.

Il corallo di Sveva Casati Modignani

Difendono dal malocchio ma sono anche ornamenti di raffinata eleganza, i coralli e la storia avvincente dei corallari raccontata da Sveva Casati Modignani 

Sveva-Casati

Sveva-Casati

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Prima di parlare del libro vi presento chi me lo ha regalato: Anna Pesenti Buonassisi la persona più generosa che conosco. Non è ricca ma fa dei regali da miliardaria. Qualche mese fa mi ha mandato cinque casse di libri rari fra cui cinquecentine e prime edizioni. Per il mio compleanno è arrivato il salottino art decò che Vincenzo Buonassisi il grande gastronomo compagno e poi marito di Anna deceduto nel 2004, teneva nello studio, insieme a un cavallo cinese.

Durante la sua ultima visita da noi Anna è arrivata con una valigia pesantissima piena di libri di Sveva Casati Modignani con le dediche alle persone della fattoria del Colle. Un altro regalone. Povera Anna chi sa quanto ha tribolato per portarsi in treno tutto quel peso!

Cinque Champagne e qualche sorpresa per una cena Gourmet

Cena dello Champagne per i Gourmet di Siena al Convito di Curina con lezione di Andrea De Agostini appena ammesso nell’Ordre des Coteaux de Chamagne

Andrea De Agostini cena dello Champagne per i Gourmet

Andrea De Agostini cena dello Champagne per i Gourmet

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
E’ lui che spiega ai Gourmet di Siena, guidati da Alessandro Bonelli, la storia, il vocabolario e gli abbinamenti dello Champagne durante una cena dal menù particolarmente raffinato. Ecco l’antipasto: baccalà mantecato con purè di ceci ,mousse di raviggiolo e bottarga di Orbetello in foglia di zucchini.
Prima e principale raccomandazione di Andrea De Agostini è quella di non fermarsi ai marchi più grandi ma cercate fra i piccoli produttori nelle petit maison che esprimono meglio il territorio. Solo così è possibile districarsi fra 300 milioni di bottiglie di Champagne che nascono su suoli molto diversi e in zone anche distanti. I vigneti che producono le bollicine più famose del mondo sono divisi in tre categorie: 17 Grand Cru, 41 Premier Cru e 261 i Sanz cru. Già questo è un indizio di complessità ma in bello viene dopo …
La lezione di De Agostini ci da qualche delusione: fino alla metà dell’Ottocento lo Champagne era dolce e veniva bevuto in coppa. Le prime bollicine secche arrivano nel 1870 circa. E noi che immaginavamo cenette romantiche in castelli da fiaba fra principi azzurri e cenerentole ….

                                                                       
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