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Perché è così difficile la ripartenza?

Mano d’opera che non si trova, aumento dei prezzi, impianti diventati fragili dopo un anno di stop, pochi turisti esteri …. La ripartenza è faticosa

La-ripartenza-difficile-problema-mano-d'opera-in-vigna-Casato-Prime-Donne-Fattoria-del-Colle

La-ripartenza-difficile-problema-mano-d’opera-in-vigna-Casato-Prime-Donne-Fattoria-del-Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Per fortuna i vaccini funzionano e i contagi calano, per questo il turismo e i consumi stanno riprendendo, ma la ripartenza, dopo il covid, è più complicata del previsto. Il problema maggiore è la carenza di mano d’opera. Chi ha il reddito di cittadinanza non vuole perderlo e accetta di lavorare solo al nero. Nei centri per l’impiego alzano le braccia di fronte alle richieste delle aziende e alle liste di disoccupazione vuote. Per lavorare nelle vigne ci hanno proposto solo due marocchini che non hanno mai toccato una vite. Francamente, i vigneti del casato Prime Donne a Montalcino e della Fattoria del Colle a Trequanda, sono i nostri gioielli e hanno bisogno di mani esperte.

RIPARTENZA POST COVID MENO MANO D’OPERA E CI SONO RINCARI

Ripartenza-difficile-per-la-mancanza-di-turisti-esteri

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Altro grosso problema sono gli aumenti nell’ordine del 5-10% su carta, vetri, tappi …. E se quelli sull’acciaio possono esser giustificati non si capisce come sia aumentato tutto il resto. Forse la ripartenza significa anche pagare le perdite accumulate dei mesi del contagio ma noi del turismo non abbiamo potuto aumentare i prezzi e neanche il listino del vino è stato alzato rispetto all’inizio del 2020 quando nessuno conosceva la parola covid.

I GUASTI NEGLI IMPIANTI FERMI DA TROPPO TEMPO

Terzo ma serio problema riguarda i guasti. Un anno di fermo è stato disastroso per gli impianti, le caldaie, gli intonaci e persino i mobili. Il numero di guasti, motori bruciati (tremo al pensiero di quando riapriremo la zona per il benessere naturale)  … è impressionante e se aggiunto agli investimenti in connettività e risparmio energetico, resi necessari dal nuovo stile di vita post pandemico, portano molto in alto il totale. Per fortuna il vino e soprattutto il Brunello hanno riempito i buchi nel bilancio fatti da agriturismo e ristorazione ma certo il conto è stato salato.

WINE WEEKEND DI INIZIO ESTATE IN TOSCANA

Wine experience alla Fattoria del Colle nel cuore della Toscana per rigenerarsi e acculturarsi su Brunello di Montalcino, Chianti e Orcia durante i weekend di inizio estate

 

Fattoria-de-Colle-murales-di-Cenerentola-all'ingresso

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Nella Toscana dei grandi vini rossi, in una fattoria storica, per vivere esperienze uniche e piacevoli come visite guidate con assaggi itineranti, cene gourmet con 3 piatti pensati e abbinati a specifici vini, il gioco dell’enologo, la preparazione del formaggio …… tanti momenti coinvolgenti a cui possono aggiungersi trekking, safari fotografici, assaggi con vista davanti a panorami mozzafiato oppure passeggiate e soste per godere del silenzio e dei profumi della campagna.

 

LA FATTORIA DEL COLLE UN ANGOLO INTATTO DI ANTICA TOSCANA

La Fattoria del Colle  (clicca per prenotare) è nata nel 1592 come un borgo rurale che, nei secoli, si è miracolosamente conservato e offre soggiorni in appartamenti, camere e ville. Sono arredati con mobili autentici e un confort moderno nella semplicità accogliente, tipica della campagna. Intorno ci sono parchi attrezzati, 3 piscine, ristorante, sala per le feste, scuola di cucina e zona per il benessere naturale.

 

LE CANTINE DEL BRUNELLO, DEL CHIANTI E DELLA DOC ORCIA ED IL LORO SUCCESSO INTERNAZIONALE

Cantine-Orcia-Doc-Chianti-Supertuscan-Fattoria-del-Colle-Toscana

Cantine-Orcia-Doc-Chianti-Supertuscan-Fattoria-del-Colle-Toscana

La cosa più importante è ovviamente il vino. La proprietaria, Donatella Cinelli Colombini, ha creato alla Fattoria del Colle di Trequanda ed al Casato Prime Donne di Montalcino le prime due cantine italiane con un organico di sole donne. Una bandiera per l’enologia al femminile che in soli 22 anni è riuscita a produrre una gamma di vini di assoluta eccellenza, 9 dei quali con punteggi superiori a 90/100 sulla stampa specializzata internazionale e un’esportazione in 39 Paesi del mondo.

 

WINE EXPERIENCE IN FATTORIA PER I WEEKEND DI INIZIO ESTATE

Il programma che viene proposto ai partecipanti dei weekend del vino di inizio estate, alla Fattoria del Colle, comprende quattro appuntamenti giornalieri: due visite guidate dedicate a vino e storia intercalate da assaggi, un’esperienza sul formaggio e una cena con tre piatti abbinati a tre vini capaci di esaltarne il sapore. Le visite sono inconsuete e sorprendenti. Nell’orto ci sono i fiori e le essenze spontanee della Toscana che vengono servite in insalata dal ristorante della fattoria ma anche il pepe, l’aglione, la cola, l’assenzio … e tante piante da cui imparare … come la “consolida” con cui venivano fatte le antiche ingessature. Anche in cantina i visitatori troveranno delle sorprese, come la sala immersiva in cui sentire e vedere cosa avviene nei vigneti nelle diverse ore del giorno e nelle diverse stagioni.

 

Polenta o pulenda con i funghi

Polenta o pulenda, come dicono a Montalcino, per riscaldare l’inverno con un piatto che fa allegria da accompagnare a Cenerentola perchè entrambe stavano vicino al camino 

 

Ingredienti per la Polenta o Pulenda con i funghi - Fattoria del Colle

Ingredienti per la Polenta o Pulenda con i funghi – Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Io adoro cercare i funghi e i boschi della Fattoria del Colle sono un facile terreno di caccia. Difficilmente torno a casa a mani vuote e senza neanche faticare troppo. Pochi porcini ma molti pinaroli, lecciaioli, bigine, cappelle del prete, paonazzi, ordinali e, nessun ovulo. Mi piace anche pulirli, quando ho tempo. Non ne mangio molti ma sono fierissima di offrirli agli amici specialmente con le pappardelle o la polenta.

La polenta o “pulenda” come dicono a Montalcino, è il cibo del freddo quando tira la tramontana oppure nevica. Tagliarla con il filo è già una festa, se poi si aggiunge un bicchiere di Cenerentola Doc Orcia, fa rivivere la fiaba del camino accesso e del paiolo di rame … sperando che arrivi anche il Principe azzurro.

 

INGREDIENTI DELLA POLENTA CON I FUNGHI

Per 4 persone

Polenta o Pulenda con i funghi: preparazione alla Fattoria del Colle

Polenta o Pulenda con i funghi: preparazione alla Fattoria del Colle

facile,  durata: un’ora e dieci

500 g di farina di mais bramata – a grani grossi, 15 g di olio extravergine, un cucchiaio di sale grosso e 2 litri d’acqua.
Per il condimento due spicchi d’aglio, olio extravergine, 500 g di funghi misti freschi o surgelati, 500 g di passata di pomodoro, sale, parmigiano grattato.

 

PREPARAZIONE DELLA POLENTA CON I FUNGHI

Mettere l’acqua in una pentola, salarla e portarla ad ebollizione, aggiungere l’olio e poi la farina di mais rimestandola con le fruste finché non riprende l’ebollizione. Abbassare il fuoco e continuare la cottura girando la polenta con il mestolino per 50 minuti. Un lavoro paziente e faticoso che si conclude alzando il fuoco per un paio di minuti in modo che la polenta si stacchi dal bordo della pentola. Versarla sulla tavola di legno e tagliarla a fette con il filo di cotone per poi deporla nei piatti e mangiarla ben calda.

Pellucci Pellaccia

Emanuele Pellucci, giornalista e assaggiatore, a cui dobbiamo il primo e principale libro sul Brunello ci racconta la sua storia da Fiesole alle Ande

Emanuela-Pellucci

Emanuele-Pellucci

di Donatella Cinelli Colombini

Pochi riescono a raccontare la propria vita come in un diario lungo 70 anni che riporta con precisione date, luoghi e nomi. Il libro autobiografico di Emanuele Pellucci descrive con precisione meticolosa il “piccolo mondo antico” di Fiesole dalla metà del Novecento. Figlio di un diplomatico, Emanuele ha trascorso lunghi periodi della sua infanzia in Svizzera ma senza mai smettere di appartenere alla piccola comunità fiesolana che, nonostante la promiscuità con Firenze, viveva una vista sua più intima e familiare quasi fosse un paese.

IL LIBRO SUL BRUNELLO DI EMANUELE PELLUCCI

L’incontro con il vino e specificamente con il Brunello di cui Emanuele Pellucci diviene il primo e principale narratore, è del 1974. Quando lui arriva a Montalcino c’è un solo albergo e una sola osteria. Incontra Franco Biondi Santi, il Conte Emilio Costanti e mia madre Francesca Colombini poco dopo Primo Pacenti e Nello Baricci insieme a tutta la generazione dei pionieri del Brunello moderno compreso Ezio Rivella enologo manager di Banfi.

Il progetto di scrivere un libro sul Brunello, che oggi appare persino banale, era in quel momento pionieristica e coraggiosa perché <<nessun editore credeva in un possibile interessamento da parte del pubblico per un libro che parlava di un vino che a quell’epoca era conosciuto soltanto dagli appassionati più avveduti>>. Persino il Consorzio gli nega un piccolo finanziamento perché il libro conteneva anche le schede delle due aziende più note ma non associate all’organismo consortile: Biondi Santi e Fattoria dei Barbi.

Valle del Douro Emanuela-Pellucci

Valle del Douro Emanuele-Pellucci

Un libro molto importante nella storia del Brunello per l’intelligenza tecnica con cui sono descritti suolo, clima, vitigno, caratteri organolettici, regole produttive e aziende. Un libro che ha aiutato i vini di Montalcino a farsi conoscere e i montalcinesi a raccontarli correttamente. Per Emanuele segna l’inizio di un cambio di vita con viaggi continui e il passaggio dal giornalismo sportivo e di cronaca, che aveva praticato precedentemente, a quello enologico con la rivista “Civiltà del Bere”.

BRUNELLO DI MONTALCINO RISERVA 2015

2015 vendemmia cinque stelle caratterizzata da profumi ricchi e in bocca tannini setosi, grande armonia gustativa e straordinaria finezza. Un grande Brunello

 

Brunello Riserva 2015 Donatella Cinelli Colombini

Brunello Riserva 2015 Donatella Cinelli Colombini

E’ difficile spiegare la fortuna di Montalcino nel 2015, un anno che verrà ricordato, da tutte le zone intorno, per gli eccessi del clima particolarmente capriccioso. A Buonconvento il 24 agosto il fiumicello Arbia inondò l’intero paese, a Torrita grandine grande come arance sfondò i tetti. Nel territorio del Brunello nessun problema, come se Sangiovese si fosse trasformato in San Giovese a proteggere i vigneti.

 

VIGNETO ‘IMPECCABLE’  PER IL BRUNELLO RISERVA 2015

Infatti, poco prima della vendemmia, quando la consulente dell’azienda Valerie Lavigne venne a predisporre la raccolta dell’uva portando con lei il Preside dell’Università di Bordeaux ed enologo di fama mondiale Denis Dubourdieu, egli descrisse i vigneti del Casato Prime Donne con una sola parola <<impeccable>> cioè perfetti.

2015 Sangiovese per il Brunello

2015 Sangiovese per il Brunello

L’annata, la 2015, è stata caratterizzata da un andamento a singhiozzo. Dopo il germoglio il ciclo vegetativo delle viti è stato più veloce del solito per poi bloccarsi con il luglio più caldo degli ultimi 200 anni. Sia ad agosto che a settembre gli sbalzi termici causati dai temporali e dalle notti decisamente fresche favorirono un’ottima sintesi dei profumi nell’uva creando la nota caratterizzante di questa annata di Brunello.

 

CASATO PRIME DONNE A MONTALCINO

Il Casato Prime Donne, dove sono i vigneti usati per produrre questo vino, si trova nella zona Nord del Brunello, quella che ha maggiormente beneficiato dei cambiamenti climatici. Terreni freddi e clima fresco consentono una maturazione dell’uva perfetta: molto graduale e lenta. Prima della vendemmia i vigneti vengono divisi in piccole parcelle in base alla degustazione dell’uva. La zona con maggior potenziale qualitativo viene destinarla alla produzione del Brunello Riserva. La raccolta è manuale e i grappoli vengono scelti uno per uno. I vigneti sono coltivati in modo biologico e certificati dal 2018.

 

Tordi finti, ricetta di Montalcino

Deliziosi involtini dal sapore così intenso da sembrare tordi in salmì, cacciagione molto apprezzata a Montalcino, con la cottura in tegame

 

Tordi finti e Brunello di Montalcino

Tordi finti e Brunello di Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Montalcino è un territorio di grandi boschi dove, tanti anni fa, la caccia, era il modo per procurarsi la carne e sopravvivere all’inverno.

Una delle prede più ambite dai cacciatori erano i tordi ed a loro è dedicata la festa dell’ultimo week end di ottobre “Sagra del tordo” in cui i 4 quartieri Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio, sfilano in costume medioevale per le vie del centro storico, per poi sfidarsi in un torneo di tiro con l’arco.
I tordi sono uccelli migratori che scendono dal Nord Europa, specialmente in gruppo, per svernare nelle zone calde. Gli stormi arrivano in autunno e il loro arrosto allo spiedo oppure la preparazione in salmì sono particolarmente adatti ad accompagnare grandi Brunello.
Ma non tutti amano la cacciagione così come molti gourmand sono contrari alla caccia. Per loro esiste un’alternativa al tordo in salmì, una ricetta inventata dalle massaie di Montalcino per portare in tavola qualcosa di straordinariamente saporito e capace di esaltare il grande Brunello.

 

Brunello di Montalcino 2016 del Casato Prime Donne

2016 Brunello maratoneta. Nato da un ciclo vegetativo lunghissimo delle viti, ha profumi inebrianti e profondi, in bocca è potente e setoso. Adatto al lungo invecchiamento

 

Montalcino - Casato Prime Donne - Brunello 2016

Montalcino – Casato Prime Donne – Brunello 2016

Annata 5 stelle. Come la gravidanza degli esseri umani anche il percorso che porta l’uva al giorno della vendemmia dura un tempo preciso che varia solo a causa del clima, ma generalmente è composto da 3 fasi di due mesi ciascuna per un totale di 180 giorni.
Nel 2016 il germoglio delle viti avvenne 15 giorni prima del normale e questo doveva anticipare di 15 giorni anche la raccolta dell’uva. Invece i cicli biologici hanno rallentato e la vendemmia è avvenuta nei giorni consueti.
La maturazione è stata perfetta, quella che ogni produttore di vino sogna. Giornate assolate, notti fredde, un solo temporale il 18 settembre. Grappoli piccoli con acini di calibro piccolo e una evoluzione parallela della buccia e della polpa che ha portato al giorno della vendemmia con perfetta maturazione tecnica e polifenolica.

 

BRUNELLO 2016 E DONATELLA RITORNA ALLE ORIGINI

Per Donatella Cinelli Colombini e la cantina del Casato Prime Donne, il 2016 segna il ritorno alla tradizione con la vinificazione del Brunello in tini di cemento attrezzati con follatori per sommergere il cappello costituito dalle bocce dell’uva. Ovviamente si tratta di tini francesi di nuova concezione così come il follatore è meccanico e non manuale, ma il sistema è lo stesso di cinquecento anni fa. Anche il lievito, che ha dato vita alla fermentazione, è autenticamente di Montalcino ed è stato selezionato proprio al Casato Prime Donne con una sperimentazione durata sette anni.
Il ritorno alla tradizione antica ha coinciso con un metodo di raccolta dell’uva basato sulla separazione dei grappoli in base alla maturazione. Essi vengono scelti uno per uno, a mano, nella vigna come facevano gli antichi contadini. Un sistema che rallenta i tempi di vendemmia ma permette la vinificazione di uva con gli stessi caratteri e successivamente la maturazione nelle botti o nei tonneau di rovere più adatti a ogni futuro Brunello. Un lavoro “tailor made” da artigiani d’arte che alla fine crea dei capolavori in bottiglia.

 

Brunello Prime Donne 2016 in anteprima

2016 la vendemmia dei rossi profondi. Il Brunello Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini esprime la sua filosofia di ritorno alle origini della denominazione

 

Montalcino: tinaia Brunello Casato Prime Donne

Montalcino: tinaia Brunello Casato Prime Donne

Nella primavera 2016, le viti germogliarono con 15 giorni d’anticipo ma la vendemmia avvenne i primi di ottobre, secondo il calendario tradizionale. Per la prima volta negli ultimi vent’anni Donatella Cinelli Colombini ha visto una maturazione all’antica. L’accumulo degli zuccheri dell’uva è andato avanti più lentamente della maturazione dei polifenoli e tutto è avvenuto in modo graduale grazie a belle giornate assolate (un solo temporale il 18 settembre) e notti fredde. Al momento della vendemmia la maturazione era perfetta sia nella buccia che nella polpa degli acini.
Un’uva di Sangiovese capace di produrre vini longevi, profondi e complessi. Vini di grande eleganza, con tannini setosi e una grande armonia. Vini simili a quelli che Donatella ha imparato ad amare in gioventù con suo nonno Giovanni Colombini e che infatti sono stati vinificati come una volta: in piccoli tini di cemento nudo, usando lieviti autoctoni e sommergendo le vinacce con il follatore.

 

Brunello Prime Donne 2016 Donatella Cinelli Colombini

Brunello Prime Donne 2016 Donatella Cinelli Colombini

BRUNELLO PRIME DONNE SIMBOLO  DEL TALENTO FEMMINILE NEL VINO

Il Brunello Prime Donne è il simbolo della prima cantina italiana con un organico interamente femminile, il Casato Prime Donne nella zona Nord-Ovest di Montalcino. Vi lavorano tre enologhe – Barbara, Sabrina e Giada – e una consulente enologa esterna, Valerie Lavigne. Le decisioni relativamente alla selezione, la maturazione e il blend fra le varie botti coinvolgono un pannel di 4 espertissime assaggiatrici internazionali: una enotecaria, una sommelier e due Master of Wine: Astrid Schwarz, Daniela Scrobogna, Rosemary George MW a cui sta per aggiungersi la svedese Madeleine Stenwreth MW.

OFFERTA CLUB straordinario Brunello IOsonoDonatella

Per la prima volta proponiamo al nostro Club di appassionati il Brunello 2013 IOsonoDonatella, solo 1000 esemplari con stemma in oro e astuccio singolo 

 

Offerta Io sono Donatella

Brunello Io Sono Donatella 2013

“Fine wine” esclusivo, Brunello da collezione e da investimento confezionato in 1.000 bottiglie. Adatto per regali e occasioni importanti.
Ogni bottiglia è chiusa in un astuccio su cui è riprodotto un tessuto medioevale toscano la “tela di Pienza”. Aprendo la scatola a ventaglio compare la bottiglia, il cui vetro è decorato da un glitter a forma di anello con al centro lo stemma di Donatella Cinelli Colombini in oro. Questo Brunello racconta la storia di Donatella Cinelli Colombini, discendente da una nobile famiglia di Siena in Toscana, che prima di occuparsi di vino, come i suoi antenati, ha studiato storia dell’arte. Dopo aver lavorato per anni nella cantina di famiglia, nel 1998 Donatella, ha creato l’azienda che porta il suo nome. I genitori le dettero due proprietà, in Toscana, che lei ha restaurato. A Montalcino, il Casato Prime Donne, ha 17 ettari di vigneto in cui produce dei Brunello molto apprezzati dai critici del vino di tutto il mondo ed esportato in 39 Paesi.
Fra di loro la selezione IOsonoDonatella è il Brunello più esclusivo e prezioso. Fu creato con la vendemmia 2010 quando Donatella capì di aver realizzato il sogno di produrre un grande vino di successo internazionale. Successivamente è stata prodotto con i Brunello 2012 e 2013.

 

Basta con la sfogliatura delle viti

La pratica di togliere le foglie che proteggono i grappoli dal sole aveva una buona motivazione vent’anni fa, ma con il clima di oggi è sicuramente sbagliata

 

Viti di sangiovese sfogliate

Viti di sangiovese sfogliate

di Donatella Cinelli Colombini

A volte il successo può essere una gabbia che impedisce ogni cambiamento ma in realtà il successo è una conquista continua che impone un continuo aggiornamento. Questo vale nello sport, nella scienza, nell’industria e anche nei settori dove, apparentemente, la conservazione delle tradizioni offre un vantaggio competitivo, come nel vino.

 

I VIGNETI DI MONTALCINO TENUTI COME GIARDINI E AMATI COME FIGLI

Nel tempo i vignaioli montalcinesi hanno curato le loro vigne con attenzione affettuosa, come fossero figli. Fra le pratiche utilizzate per accrescere la maturazione dell’uva e preservarla dal marciume, in caso di pioggia, c’era la sfogliatura che veniva fatta a mano, verso i primi di settembre. In pratica, le viti venivano private delle foglie fino a scoprire i grappoli.

Vigneto sfogliato prima della vendemmia

Vigneto sfogliato prima della vendemmia

Fino a vent’anni fa questa pratica offriva indubbi vantaggi perché accresceva la concentrazione zuccherina degli acini e li manteneva asciutti in un’epoca in cui l’uva stentava a superare il 13% d’alcool potenziale e la vendemmia avveniva sempre ad ottobre, cioè dopo l’inizio delle piogge autunnali.  La sfogliatura rendeva anche più veloce la raccolta dell’uva e questo, nel caso di tempo incerto, era un altro buon motivo per farla.

 

SFOGLIATURA DELLE VITI DA  OTTIMA PRATICA DI COLTIVAZIONE A AZIONE DANNOSA

Oggi la situazione è completamente cambiata perchè le temperature si sono sensibilmente innalzate.
Il ciclo vegetativo delle viti inizia prima e finisce prima. Questo significa che l’epoca della maturazione coincide, quasi sempre con un periodo assolato con temperature massime superiori ai 30°C. Quindi i vignaioli devono fare esattamente l’opposto rispetto al passato: se prima il sole era spesso troppo poco per delle complete maturazioni e bisognava cercarlo, oggi dobbiamo proteggere l’uva dal sole in modo che non avvengano scottature o addirittura disseccamenti. Tutta l’impalcatura fogliare deve essere usata anche in funzione ombreggiante per rallentare la maturazione “tecnologica” cioè della polpa degli acini, in modo che vada in parallelo alla maturazione “polifenolica” cioè della buccia degli acini. Solo in questo modo potremo raccogliere uve adatte per produrre grandi Brunello.

 

Vino e cantine locomotori della ripresa del turismo italiano

Food and wine sono la prima calamita dei turisti stranieri, le nostre cantine attraggono anche il 38% degli italiani e possono far ripartire il turismo tricolore

 

Vino e cantine-locomotori-della-ripresa-turistica-italiana

Vino e cantine-locomotori-della-ripresa-turistica-italiana

di Donatella Cinelli Colombini

Le wine destination come Montalcino o Barolo <<si sono riempite persino nell’estate 2020 a differenza delle città d’arte>> dice Donatella Cinelli Colombini, ideatrice della giornata Cantine aperte e prima portabandiera dell’enoturismo italiano. Ora sembra un sogno lontano ma l’epidemia di coronavirus finirà e l’Italia deve farsi trovare pronta a giocare un ruolo da protagonista nel mercato turistico mondiale.

 

MUSEI VUOTI E CITTA’ DEL VINO PIENE NELL’ANNO DEL COVID

E’ quasi certo che l’onda lunga del covid non favorirà mostre e musei, teatri e monumenti d’arte al chiuso ma potrebbe trasformare le denominazioni del vino in attrattori capaci di richiamare visitatori dall’Italia e dall’estero e rimettere in moto l’intero turismo italiano.

Vino e cantine-locomotori-della-ripresa-turistica-italiana

Vino e cantine-locomotori-della-ripresa-turistica-italiana

Tuttavia, perché la locomotiva vino trascini la ripresa, bisogna che le grandi bottiglie e i loro luoghi di produzione diventino visibili, anzi molto visibili, delle vere rock star <<e non come appaiono nei siti ufficiali del turismo (italia.it e  visititaly.eu) dove sembrano desaparecidos>> commenta la Cinelli Colombini.

 

PERCHE’ L’ECCELLENZE GASTRONOMICHE NON POSSONO TRAINARE LA RIPRESA TURISTICA

Una manovra che potrebbe funzionare anche con i forni del pane di Altamura, le cattedrali del prosciutto San Daniele o i profumatissimi magazzini di stagionatura del Parmigiano Reggiano … se i luoghi dove nascono le eccellenze alimentari fossero organizzati come le cantine. In Italia ci sono 25-30.000 aziende enologiche aperte al pubblico di cui il 96% con punto vendita, visita guidata e degustazione (dati ENIT 2020) e circa 8.000 con una vera organizzazione per la wine hospitality.

 

SCOTTIGLIA DI CINGHIALE NEL GUSCIO DEL PANE

La ricetta originaria della scottiglia era a base di pollo e coniglio ma, negli ultimi quarant’anni, i cinghiali sono saliti dalla Maremma verso Montalcino

 

di Donatella Cinelli Colombini

La cucina contadina, quella di famiglia, si evolve così, in base agli alimenti disponibili e alle necessità delle persone. In quarant’anni le colline della Toscana interna si sono popolate di un numero crescente di cinghiali. All’inizio la cosa sembrava positiva con le squadre di cacciatori che raddoppiavano il numero dei capi abbattuti ad ogni battuta. Poi i boschi non bastavano più a sfamare una popolazione di ungulati troppo numerosa e i cinghiali hanno iniziato a mangiare l’uva e le altre produzioni agricole. Quando noi produttori di vino abbiamo recintato i vigneti, i cinghiali hanno assaltato orti e giardini persino nei centri urbani. Nel parco della nostra casa di Firenze ne arriva un’intera famiglia quasi ogni sera.

 

IL CAMBIO DEGLI INGREDIENTI DAL POLLO E IL CONIGLIO AL CINGHIALE

Cinghiale per scottiglia

Cinghiale per la scottiglia

Con la crescita degli abbattimenti, la cucina a base di carne di cinghiale si è diffusa fuori della Maremma, che originariamente era l’habitat degli ungulati.

Ricette come la scottiglia si prestavano ottimamente a un cambio di ingredienti e così è avvenuto. A Montalcino la scottiglia di cinghiale è ormai un piatto invernale della festa in moltissime case anche perché accompagna magnificamente il Brunello.

 

Château Lafite nuovi protagonisti e nuove idee

A Château Lafite lo scossone è arrivato nel 2018 quando al barone Eric de Rothschild è subentrata sua figlia Saskia e il CEO è diventato Jean-Guillaume Prats

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di curiosare  nel bellissimo articolo su Lafite di James Lawrence pubblicato in Wine Searcher, permettetemi qualche accenno alla storia di questo luogo da sogno.

 

STORIA DI LAFITE CHE SEMBRA UNA NOVELLA

Alla fine del Seicento le sue vigne erano unite a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”. La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite che gli fece ritrovare la giovinezza.

Lafite era prediletto da Madame de Pompadour e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il “vino del re”, come veniva chiamato il rosso di Lafite.

Chateau-Lafite-bariccaia

Chateau-Lafite-bariccaia

Altro grande estimatore di queste bottiglie fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti, che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Nel 1855 Lafite venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi Cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in una sorta di reggia piena di capolavori d’arte.

 

LE EN PRIMEUR DI BORDEAUX DEL 2019

Eccoci ai giorni nostri e alle en primeur 2019 che si sono svolte per la prima volta con degustazioni a distanza. I risultati sono stati buoni e migliori di quanto tutti si aspettassero. Persino Michel Rolland ha messo l’accento sul buon risultato di vendite e sulla possibilità di continuare, almeno in parte, con lo stesso metodo nel futuro.

 

Uova ripiene alla toscana

Le uova ripiene sono l’antipasto più tradizionale della campagna toscana insieme a salumi, cacio pecorino, carciofi sott’olio e panzanella

 

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Uova ripiene alla Toscana – ingredienti – Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Nell’infanzia le uova ripiene erano una delle mie passioni così come adoravo le merende con pane e acciughe sotto pesto. Trovavo invece salato e poco invitante il baccalà al pomodoro.
Fino a cinquant’anni fa il pesce fresco era rarissimo in campagna. A Montalcino arrivava un pescivendolo una volta la settimana, il venerdì e aveva il suo banco dentro il mercato che, a quell’epoca, si svolgeva nel centro del paese. Il pesce stava dentro una specie di grotticina ricavata sfruttando il dislivello del terreno sotto piazza “padella”. In casa mia avevano dei dubbi sulla freschezza di quel pesce che quindi non veniva comprato. Ma arrivavano in tavola tutti i pesci conservati: baccalà, acciughe e tonno.
Non sempre, ma spesso, mia nonna faceva cucinare “di magro” il venerdì anche se aveva dei dubbi sul precetto cattolico della penitenza trasformata in abbuffata di pesce, per cui proponeva il pesce come norma alimentare anticipando le conoscenze scientifiche che hanno ridotto la carne nella dieta.

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Uova ripiene alla Toscana – Fattoria del Colle

 

INGREDIENTI DELLE UOVA RIPIENE PER 4 PERSONE

6 Uova (2 per la maionese), 120 g di olio extravergine, mezzo limone, 100 g di tonno all’olio, 4 acciughe, burro, capperi, aceto, sale e pepe.

 

Compleanni: Violante leone e Donatella vergine

Violante finisce gli anni il 22 e Donatella il 24 agosto. Compleanni ravvicinati, compleanni fortunati e in Toscana per le CinelliColombini

 

Compleanno di Donatella e Violante in Toscana

Compleanno di Donatella e Violante in Toscana

di Donatella Cinelli Colombini

 

Entrambe abbiamo festeggiato i nostri primi compleanni alla Fattoria dei Barbi a Montalcino. Per Donatella veniva apparecchiata una lunga tavola con una tovaglia bianca per servire una luculliana merenda ai bambini. C’erano molte torte, biscotti cioccolato e alla fine un bellissimo gelato. Per Violante le cose erano più complicate perché soffriva di acetone. La festa l’agitava al punto da scatenarle invariabilmente febbre e vomito. Ha iniziato a godersi le feste solo da grande ma ora si diverte sul serio.

 

COMPLEANNO IN TOSCANA E A GOZO

Negli ultimi dieci anni i soggiorni a Gozo sono stati fissati per trascorrere entrambe il compleanno nelle isole maltesi. Quest’anno invece Violante ed Enrico sono tornati appositamente per spegnere le candeline tutti insieme.

Violante ed Enrico sul volo di ritorno da Gozo, Malta

Violante ed Enrico sul volo di ritorno da Gozo, Malta

Grazie all’ottima organizzazione dell’aeroporto di Perugia che, sebbene piccolo, è stato il primo in Italia a fare il tampone ai viaggiatori di ritorno da Malta, i nostri “novelli sposi” hanno potuto uscire dalla quarantena in pochissime ore e festeggiare il compleanno con noi.
Per la cena del doppio compleanno ho scelto un posto pieno di magia. Perché il midsummer night’s dream avviene solo in luoghi capaci di parlare alle mente e al cuore.

 

 

                                                                       
Cinelli Colombini
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