Complessità: per me è l’anima del vino

La complessità del vino è soprattutto aromatica e nel Brunello è la somma di quattro momenti: la vigna, la vinificazione e la maturazione e l’affinamento

complessità-del-vino-nasce-nalla-naturalezza-del-vigneto

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Di Donatella Cinelli Colombini, cantine Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

Molti pensano che la complessità del vino dipenda soprattutto dalle ultime due ma io non sono d’accordo. E’ vero: scegliere fusti di rovere di foreste centenarie e tonnellerie artigiane di grande qualità ha un’ importanza notevole. Per questo i miei tonneau vengono da 5 laboratori dove il legno rimane sotto la pioggia per anni e la lavorazione è manuale. La varietà dei legni e delle tostature aumenta la complessità.
Tutto vero ma la complessità, secondo me deve essere nell’uva. La maturazione in botte così come l’affinamento in bottiglia esalta la complessità del vino esattamente come un grande pianista esalta la bellezza della musica.

complessità-del-vino-importanza-dei-tini-piccoli-a-cappello-aperto-con-follatore

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E’ una verità che ho capito vendemmia dopo vendemmia facendo errori e esperienze. La complessità dell’uva e quindi del vino aumenta con l’età dei vigneti e la crescita del loro patrimonio biologico. Per questo è indispensabile mantenere vivo il terreno e mantenere le viti in perfetto equilibrio. La qualità dei cloni, la quantità di uva di ogni pianta ma soprattutto il carattere del terreno, che deve essere di età geologica importante ( i miei sono pliocenici e neo quaternari) … tutto conferisce complessità. E tutto va preservato adottando un’agricoltura rispettosa dell’ambiente: biologico ma non solo. Leggi tutto…

Remo Farina: a cena nel cuore della Valpolicella

Serate di Vinitaly: il lavoro continua a tavola con importatori e colleghi produttori. Per me con Banville Wine Merchans da Remo Farina

Remo-Farina-ingresso-vecchia-cantina

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Aprile 2016: arriviamo nelle cantine Farina in ritardo, <<come al solito>> dice mio marito Carlo che mi assilla costantemente perché ho più impegni che tempo e questo mi porta a rosicchiare minuti a ogni appuntamento. Gli altri ospiti sono già tutti a tavola ma, stringendosi un pochino, ci fanno posto accanto alle altre cantine importate da Banville Wine Merchants. Agli altri tavoli ci sono i migliori clienti USA dei nostri vini e il “capo” il super Boss Lia Tolaini Banville che, in pochi anni, ha portato la sua compagnia di importazioni a essere

Remo-Farina-cena-con-produttori-importati-da Banville-Wine-Merchans

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una delle più rispettate e performanti di tutti gli Stati Uniti. Il clima è goliardico, da gita scolastica e in effetti dopo le giornate indaffaratissime del Vinitaly tutti hanno voglia di togliersi la cravatta e farsi quattro risate.
La mia inguaribile curiosità e il mio pessimo inglese che mi impedisce di capire le battute in uno slang che richiederebbe anni di vita in America, mi spinge su altri percorsi <<posso vedere la cantina>> chiedo ai padroni di casa ben sapendo di interferire con la cena dei quaranta ospiti, ma loro sorridono gentilmente<<si prego venga>>. Dal sito dell’azienda è praticamente impossibile capire l’anima di questa cantina … arrivando mi sono accorta che è quasi nel centro abitato … ma i vini della Valpolicella di  Remo Farina, mi sono piaciuti molto e dunque, qual’è la speciale magia di questo posto? Leggi tutto…

Ponte 25 aprile con l’Orcia Wine Festival 2017

Alla Fattoria del Colle per tre giorni -dal 22 al 25 aprile- dedicati a “acque antiche e vini moderni” in un intenso e lungo weekend di benessere e grandi vini

25-aprile-in-agriturismo-Fattoria-del-Colle

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Ponte del 25 aprile: unite le attività dell’Orcia Wine Festival a San Quirico d’Orcia (degustazioni, cene, spa e massaggi, trekking, musica, video ….) a quelle proposte nelle cantine del Casato Prime Donne a Montalcino e alla Fattoria del Colle a Trequanda e avrete un programma spettacolare, qualcosa di unico e irripetibile con emozioni, suggestioni e un effetto rigenerante imbattibile.
Conoscere e scoprire i segreti dei grandi vini è divertente … provate per credere!
La Fattoria del Colle è un piccolissimo borgo intorno alla villa e alla cappella cinquecentesche. Un luogo autentico dove gran parte degli arredi, nelle camere e negli appartamenti turistici, sono di antiquariato. Ristorante, zona benessere,

wellness-e-vino-brindisi-nella-jacuzzi-alla-Fattoria-del-Colle

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parchi, cantina, scuola di cucina e percorsi di trekking sono la cornice di esperienze dedicate alla cucina tipica (piccole lezioni e cene a tema) e agli assaggi studiati nel dettaglio per creare emozione, come la degustazione itinerante e il gioco del piccolo enologo dove ciascuno creerà il vino supertuscan dei suoi sogni.
A Montalcino, nella cantina Casato Prime Donne ci sarà un’altra sorpresa: una visita delle cantine con degustazione enomusicale studiata dal sommelier musicista Igor Vazzaz  e nella nuova sala da vinificazione la proiezione del video “The dove’s flight”. Il programma delle degustazioni comprende l’assaggio guidato di 5 annate di Brunello, da quello appena nato del 2016 alle grandi riserve.
In omaggio al tema “Acque antiche e vini moderni” il centro benessere della Fattoria del Colle proporrà bagni nella Jacuzzi panoramica con calici di vino, vinoterapia nella speciale vasca di legno di ginepro e massaggi che sfruttano le virtù rigeneranti dell’uva. Per visualizzare il programma completo e le offerte clicca qui

Per informazioni e prenotazioni holiday@cinellicolombini.it 0577662108

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Pizza e birra un pessimo abbinamento

L’abbinamento birra-pizza è tutto italiano e nasce negli anni Cinquanta perché le pizzerie non potevano servire vino. Ma è tremendo meglio il vino

Pizza-e-birra-basta-meglio-il-rosato

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Di Donatella Cinelli Colombini, cantina di Brunello, agriturismo in Toscana 

Pizza; un business di 100 miliardi di Euro l’anno. Gli americani ne mangiano 13 kg a testa ogni anno, quasi il doppio degli italiani (7,5kg) che forse ne consumano meno perché la accompagnano con la birra con conseguente pesantezza di stomaco. Si perché l’abbinata birra-pizza è tutta nostrana.
Qualcuno dice che è un’eredità degli antichi egizi ma la verità è meno nobile e soprattutto meno antica.
La pizza nasce a Napoli nel XVI secolo come una sorta di pane schiacciato poveramente condito e solo successivamente si arricchisce di pomodoro, alici e mozzarella. Negli anni Cinquanta, in Italia permanevano alcune limitazioni sulla

pizza-e-vino-

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somministrazione di alcolici emanate in epoca fascista. In particolare le pizzerie non potevano servire bevande con più dell’8% di alcool. Erano gli anni del boom economico con una crescita costante di guadagni e consumi. L’abbinamento pizza –birra nasce dall’arrivo nelle pizzerie di una clientela disposta a spendere di più. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il 36% degli italiani beve birra con la pizza e solo l’8% sceglie il vino.
Ma almeno fosse un abbinamento azzeccato! Invece no, fa stare anche male. Per risparmiare tempo e costi la maggior parte delle pizze ha una lievitazione accelerata che spesso continua durante la digestione e riceve un rafforzamento dai lieviti della birra con il risultato di una pesantezza di stomaco senza eguali. Leggi tutto…

Veronelli, i suoi eredi ed io

Veronelli, il genio ribelle che ha dato dignità ai vignaioli e ai territori del vino. Vi racconto qualcosa di lui e dei suoi rapporti con me

Luigi-Veronelli

Luigi-Veronelli

Di Donatella Cinelli Colombini, cantina, Casato Prime Donne, agriturismo, Fattoria del Colle
Luigi Veronelli l’ho ammirato ma anche temuto.
Sono cresciuta in una famiglia dove gli intellettuali –poeti, architetti, pittori, attori di teatro- erano presenze costanti. Da ragazzina capivo poco i loro discorsi ma avevo assorbito l’idea che la cultura accademica, come era intesa un tempo in modo enciclopedico e profondo, fosse la cosa più “ammirabile” delle persone cioè l’elemento che più di ogni altro andava cercato in sé stessi e negli altri.
Per questo avevo per Veronelli un rispetto reverente, era la personificazione del genio visionario e colto, del paladino dei deboli contro i poteri forti, disposto a

Gino-Veronelli

Gino-Veronelli

rischiare persino la prigione per le proprie idee. Era stato lui a ridare dignità al lavoro contadino negli anni del miracolo economico quando la gente di campagna veniva guardata come fosse di serie B. Una rivoluzione di valori che mirava a privilegiare la manualità e l’attaccamento alla terra <<il vino sente l’amore del contadino e lo ricompensa facendosi migliore>> e ancora <<il peggior vino contadino è migliore del miglior vino d’industria>>. I miei erano rimasti aggrappati a Montalcino cercando di rinnovare un’agricoltura da cui tutti gli altri proprietari scappavano. Per me Gino Veronelli era un mito. Lo ascoltavo con ammirazione reverente, timorosa anche per la differenza di età; lui era nato nel 1926 cioè era più vicino a mio nonno Giovanni Colombini, che a me. Leggi tutto…

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