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BRUNELLO 32% DEI VINI ROSSI DI LUSSO IN USA

IL VINO ROSSO IN DIFFICOLTÀ IN USA MA VANNO BENE I VINI ROSSI LUXURY OLTRE I 50$ CHE CRESCONO DEL 3% MENTRE I FRANCESI PERDONO IL 7% E GLI STATUNITENSI IL 16%

Vinitaly-USA-a-Chicago

Vinitaly-USA-a-Chicago

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Le vendite USA delle bottiglie italiane di vino rosso luxury che costano oltre 50$ alla distribuzione crescono del 3% nei primi 8 mesi dell’anno. Rispetto al totale dei rossi del nostro Paese commercializzati in USA sono solo il 2% in volume ma il 14% in valore.
Lamberto Frescobaldi ha presentato i dati dell’Osservatorio OIV SipSource a Chicago, in occasione di Vinitaly USA.
Il successo delle migliori bottiglie italiane appare tanto più sorprendente vedendo che, nello stesso periodo del 2024, i vini rossi francesi di alto prezzo hanno avuto un calo di vendite del 7% e quelli americani del 16%. Si tratta di bottiglie che arrivano sugli scaffali di vendita al pubblico con cartellini di oltre 100 $ e nelle liste dei vini dei ristoranti a circa 150$. Sono destinate a una ristretta cerchia di clienti intenditori e ricchi che, tuttavia, trovano più appagante spendere i loro soldi nelle nostre bottiglie piuttosto che in quelle francesi e statunitensi molto più care o meglio forse troppo care rispetto al loro prestigio e livello qualitativo.

PREZZI DEI VIGNETI ITALIANI 2024

VIGNETI ITALIANI SEMPRE PIU’ CARI SPECIALMENTE NEL BAROLO: 2 MILIONI DI EURO ALL’ETTARO, UNO PER BRUNELLO E BOLGHERI E POCO MENO PER IL LAGO DI CALDARO

Casato Prime Donne vigneto Ardita

Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne vigneto Ardita

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #brunellodimontalcino

Sorprendentemente il prezzo dei vigneti italiani continua a crescere mentre la Francia inizia a spiantare 30.000 ettari di vigna come richiesto a gran voce dai vignaioli di Bordeaux.
Sorprendono anche le nuove acquisizioni di cantine che sono passate di mano in numero notevole e a cifre nettamente superiori al loro possibile reddito. Alla luce di consumi e mercato del vino in fase calante, nell’intero pianeta, c’è da chiedersi ma come mai? Forse la liquidità finanziaria è talmente enorme da spingere grandi investitori a fare speculazioni a lungo termine contando sulla dimensione ridotta delle denominazioni più blasonate e della loro volontà di non espandere la superficie dei vigneti.

IL BLOGGER WESTFALL, I GIOVANI E IL VINO

IL VINO È TROPPO CARO, TROPPO PALUDATO DAL LUSSO, CANTINE POCO ACCOGLIENTI, MARKETING ORIENTATO SU CONSUMATORI VECCHI E DIFFUSO CON CANALI VECCHI

i giovani si allontano dal vino perchè è caro , cantine mentre comunicazione non si rivolgono ai giovani

i giovani si allontano dal vino perchè è caro , cantine mentre comunicazione non si rivolgono ai giovani

di #donatellacinellicolombini, #winedestination

La frase che mi colpisce di più riguarda le cantine e il turismo del vino che respinge i giovani. <<Non ci sentiamo benvenuti>>. Secondo Nate Westfall, il mondo del vino è diventato <<È uno sfortunato sottoprodotto del posizionamento di mercato progettato per proiettare il lusso e attirare ricchezza>>.
Un ambito rivolto ai clienti ricchi che guardano dall’alto in basso chi non ha un conto in banca con almeno cinque zeri. Un modo in cui i giovani si sentono a disagio.

IL BLOGGER NATE WESTFALL BEVITORE PENTITO

Come dare torto a Nate Westfall  blogger statunitense millennial? Per anni il vino ha seguito la scia del leader massimo del lusso LVMH cercando l’apparenza lussuosa per nobiliare anche vini che, in realtà, venivano venduti soprattutto al supermercato….

LE LANGHE AL BIVIO E IL CORAGGIO DI OSARE

ANGELO GAJA SULLE RECENTI POLEMICHE: -I NOSTRI VINI NON SONO CAVALLI DA TIRO È UN ERRORE PRETENDERE CHE BAROLO E BARBARESCO TRAININO L’INTERA PRODUZIONE PIEMONTESE

Angelo Gaja commenti sulle Langhe e il loro futuro

Angelo Gaja sul futuro di Barolo e Barbaresco

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Vi propongo qui le giuste riflessioni di Angelo Gaja sulle recenti polemiche riguardanti il futuro dei vini di Langa. Le condivido ad esclusione dell’appello a non fare di Barolo e Barbaresco i locomotori di tutti i prodotti agroalimentari piemontesi. Se non lo fanno loro chi lo fa? La nutella?
Invece fra le minacce metterei l’overtourism. I piccoli comuni del vino non possono avere meno residenti che posti letto turistici e il turismo del vino non può crescere in modo illimitato. Lasciando aumentare senza controllo turisti ed escursionisti, questi flussi potrebbe danneggiare l’identità, l’integrità e le prospettive delle wine destination e dei loro vini.
Bisogna arginare il turismo limitando gli attracchi cioè i parcheggi turistici e le permanenze di una notte che vanno pesantemente caricata con la tassa di soggiorno. Queste sono le sole due misure che i comuni possono usare finché non viene approvata una legge sugli affitti turistici nelle civili abitazioni e un’altra legge che limiti i luoghi di somministrazione evitando che ogni macelleria diventi una paninoteca.

CHAMPAGNE VISITA DELLE GRANDI MAISON

CON L’ACADÉMIE INTERNATIONALE DU VIN IN CHAMPAGNE PER CAPIRE LA MAGIA E I SEGRETI DELLE MITICHE BOLLICINE FRANCESI: BOLLINGER, KRUG E LOUIS ROEDERER

Bollinger Champagne Academie Internationale du Vin Violante e Donatella Cinelli Colombini

Bollinger Champagne Academie Internationale du Vin Violante e Donatella Cinelli Colombini

di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Il Symposium d’autunno dell’Academie internationale du Vin è una sorta di tour de force. Con i miei settant’anni faccio fatica a reggere il passo ma, visto che il mio amico Angelo Gaja, con qualche anno più di me, partecipa di slancio, io stringo i denti e sorrido.
Primo giorno molto traumatico dopo una notte quasi insonne  per il nipotino Lorenzo trasportato in ambulanza al Mayer causa di una caduta e poi dimesso quasi all’alba.  Io e Violante arriviamo  a Parigi alle nove dove ci aspettano Pietro Ratto, Rossana e Angelo Gaja.

BOLLINGER

Inizio in stile gita fra amici, in cinque in macchina, per arrivare puntuali a Reims dove riusciamo persino a vedere la Cattedrale. Siamo eccitati ma anche assonnati. Sorprendentemente gli accademici sono tanti e gli organizzatori ci dividono in due gruppi. Io e mia figlia Violante visitiamo Bollinger ricevuti da Etienne Bizot  e scopriamo il volto più tradizionalista dello Champagne.

Avevo già visito lo Champagne quarant’anni fa con mio marito Carlo, da semplici turisti, ma in questo caso tutti ci accolgono con il tappeto rosso e le bollicine francesi hanno ancora più fascino e mito.
Cena al Crayères, Le Parc due stelle Michelin in una residenza d’epoca in stile belle epoque dove ogni commensale vive una specie di estasi olfattiva.

SE I VITIGNI AUTOCTONI ITALIANI DIVENTASSERO INTERNAZIONALI SAREBBE UN VANTAGGIO?

WINE NEWS HA DOMANDATO PROVOCATORIAMENTE A DUE SUPER ESPERTI IL MASTER OF WINE ANDREA LONARDI E ALL’AGRONOMO GIOVANNI BIGOT CREATORE DELL’INDICE BIGOT

se gli autoctoni italiani diventassero internazionali

se gli autoctoni italiani diventassero internazionali

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

La domanda è provocatoria ma fino a un certo punto perché i cambiamenti climatici alterano la vocazione dei vigneti e spingono all’utilizzo di vitigni adatti a climi caldi e aridi. Del resto gli enologi sostengono da sempre che le viti esprimono il loro miglior potenziale, in termini di finezza, quando sono coltivate in condizioni difficili e quindi è meglio spostare a Nord vitigni meridionali che fare l’operazione contraria. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi i vitigni che hanno la loro zona di origine in climi freddi, una volta piantati in zone calde producono vini banali, tutti uguali.

ANDREA LONARDI E GIOVANNI BIGOT SUI VITIGNI AUTOCTONI

Ecco che la domanda posta da Wine News al Master of Wine Andrea Lonardi, ed a Giovanni Bigot, agronomo ed ideatore dell’Indice Bigot che classifica i vigneti in base al loro potenziale qualitativo, è tutt’altro che fuori luogo. In altre parole, se il riscaldamento globale cambia i vitigni più adatti ai terroirs, molti dei 500 vitigni autoctoni italiani potrebbero diffondersi in altre parti del mondo e questo potrebbe privare il vino italiano di uno dei suoi punti di forza: la varietà, l’originalità distintiva dei suoi vitigni.

PIWI CROCE E SPERANZA DEI NUOVI VIGNETI

PIWI ACRONIMO DI PILZWIDERSTANDFAHIG SONO I NUOVI VITIGNI RESISTENTI ALLE MALATTIE ACCOLTI CON SOSPETTO DAI PRODUTTORI E CON ENTUSIASMO DAGLI STUDIOSI

PIWI vitigni ibridi resistenti alle malattie della vite

PIWI vitigni ibridi resistenti alle malattie della vite

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

E’ strano vedere un atteggiamento così distante fra i centri di ricerca e le cantine ma effettivamente i PIWI, cioè i vitigni modificati per resistere agli attacchi di peronospora e oidio, sembrano piacere più agli universitari che ai produttori.

COSA SONO I VITIGNI PIWI E DOVE E’ POSSIBILE COLTIVARLI

I Piwi coltivati in Italia sono 36: 18 a bacca bianca e 18 a bacca rossa. Si tratta di incroci fra Vitis Vinifere europee e altre viti di origine americana o asiatica portatrici dei geni che consentono alla pianta di difendersi da sola alle principali malattie.
Le norme europee permettono la coltivazione di uva da vino non interamente derivante da Vitis Vinifera PIWI ma la procedura per autorizzare il loro impianto richiede un’autorizzazione regionale che, al momento, c’è solo in Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Lazio e Campania.

COOP DEL VINO SONO IN CRISI O IN SALUTE?

LEGGO SU WINE SEARCHER UN ARTICOLO PREOCCUPANTE SULLE DUE COOPERATIVE DEL VINO IN CRISI – MONCARO E CANTINE EUROPA- MA I DATI NAZIONALI MOSTRANO UNA SITUAZIONE BUONA

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Assessore Antonini con le Donne del Vino

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Durante il mio viaggio nelle Marche con le Donne del Vino, nel giugno scorso, la parola Moncaro veniva fuori come un incubo ricorrente. La crisi della principale cooperativa, quella che produce un quarto di tutto il Verdicchio è davvero un incubo per il vino marchigiano.
Per fortuna ci sono persone che possono dare un valido aiuto. Michele Bernetti, Presidente dell’Istituto marchigiano di tutela dei vini è bravissimo, corretto e coraggioso. Lo conosco da sempre e lo ammiro da sempre come uno degli uomini del vino più capaci, altruisti e equilibrati. Parla poco, ascolta molto e sa sempre quello che dice.

MONCARO E IL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Ho conosciuto l’Assessore Regionale all’Agricoltura Andrea Maria Antonini, che mi ha fatto un’ottima impressione. E’ una persona intelligente e responsabile, credo farà il possibile per limitare i danni. Certo il problema è grosso perché i 25 milioni di Euro di debiti delle Terre Cortesi-Moncaro sono tanti.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOSTITUISCE IL PASSAPAROLA

L’ENOGASTRONOMIA E’ LA MOTIVAZIONE PRINCIPALE PER IL 2-4% DEI TURISTI MA E’ IN TUTTE LE TIPOLOGIE DI VIAGGIO E IL 76% HA FATTO ALMENO UN’ESPERIENZA GOLOSA

Donatella Cinelli Colombini fra i relatori al BTO 2024 sull'Intelligenza Artificiale

BTO 2024 sull’AI intelligenza artificiale Donatella Cinelli Colombini fra i relatori

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

I viaggi golosi, che hanno l’enogastronomia come principale motivazione di viaggio, sono ancora una minoranza e riguardano il 2-4% dei turisti. Tuttavia senza la prospettiva di pasti appaganti e grandi vini, shopping di salumi e formaggi, visita nei luoghi di produzione delle delizie del palato…  tutti i tipi di viaggio in Italia perdono appeal.
Questo il messaggio più forte arrivato dall’ Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano che ha presentato uno studio a “Food & Wine Tourism Forum” n. 7 a Canelli nel novembre 2024. La cornice era spettacolare nelle “Cattedrali Sotterranee” Patrimonio Unesco di Gancia, Bosca, Contratto e Coppo.

76% DEI VIAGGIATORI IN ITALIA HA FATTO UN’ESPERIENZA ENOGASTRONIMICA

Lo studio del Politecnico mostra come il 38% degli intervistati di diversi Paesi abbia fatto più di un’attività enogastronomica durante il soggiorno in Italia e ben il 76% ne abbia fatta almeno una.

PROSECCO AUTRALIANO

IL PROSECCO AUSTRALIANO E’ IN UN MOMENTO DI GRANDE CRESCITA +15,5% IN VALORE E + 14% IN VOLUME, UN INCREMENTO SUPERIORE A QUELLO DEL PROSECCO IMPORTATO DALL’ITALIA

Dal-Zotto-Wines-Prosecco

Dal-Zotto-Wines-Prosecco

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Il Prosecco made in Australia è una piccola quantità rispetto al Prosecco DOC esportato dall’Italia con i suoi 2,1 milioni di bottiglie ed i 181 milioni di dollari di fatturato 2024. Tuttavia…..

I VINI CHE HANNO IL NOME DEL LORO VITIGNO POSSONO ESSERE COPIATI

Tuttavia la questione è che esiste ed è assolutamente legale. Colpisce l’impossibilità di proteggere la nostra denominazione. Questo succede quando il nome di un vitigno connota un vino, il processo produttivo è facilmente replicabile e la clientela è mediamente poco esigente. Il risultato è che le vendite del Prosecco australiano crescono a tutta velocità e addirittura più del nostro: +15,5% in valore e + 14% in volume rispetto allo scorso anno. Nello stesso periodo la crescita del Prosecco importato dall’Italia ha segnato + 11,3% in valore e +3,8% in volume. Continuando così potrebbe essere un rivale pericoloso. Il Prosecco australiano è prodotto nello stato di Vittoria nel Sud est del Paese ed il pioniere è stato un emigrato da Valdobbiadene nel 1999, Otto Dal Zotto.

ETICHETTE DI VINO AL FEMMINILE

LE DONNE SONO IL 59% DELLE CONSUMATRICI DI VINO IN USA E PREFERISCONO UN’ETICHETTA CON DISEGNI FEMMINILI E CAMBIANO LE STATEGIE DI MARKETING ANCHE IN ITALIA

Influenza dei simboli femminili in etichetta sulle intenzioni di acquisto delle consumatrici Vino IGT Rosa di tetto

Influenza dei simboli femminili in etichetta sulle intenzioni di acquisto delle consumatrici Vino IGT Rosa di tetto

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #brunellodimontalcino

Gli Stati Uniti sono il principale mercato di esportazione del vino italiano e quindi vanno guardati con attenzione da parte delle cantine italiane ma soprattutto sono il battistrada delle nuove tendenze.
E’ in USA che nascono le mode, si affermano i nuovi stili di consumo, iniziano le parabole di successo o di declino per questo bisogna guardare il gigante americano con grande attenzione per anticipare ciò che avverrà a livello mondiale.
Questo è vero, purtroppo relativamente al neoproibizionismo che vuole impedire il consumo del vino senza tenere conto degli effetti benefici di questa bevanda sulla salute ma guardando solo il suo contenuto di alcool.
Ma è vero anche quando le novità sul mercato USA servono a orientare il marketing e le vendite del vino.

I VINI PIÙ CARI DI BORDEAUX VI SORPRENDERANNO

PRIMO LIBER PATER, FRA I PRIMI 5 PIÙ CARI BOREDAUX NON CI SONO I CELEBRI 5 CHÂTEAUX DELLA CLASSIFICA DEL 1855 MA C’È PETRUS E ALTRI DUE VINI DEL POMEROL

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secondo vino più caro di Bordeaux Donatella-Cinelli-Colombini-con-una -magnum- di- Petrus-

di #donatellacinellicolombini,  #winedestination

Haut Brion è sesto seguito da Lafite e Latour. Incredibile!!!!
Non è una classifica di merio ma semplicemente la lista dei vini più cari calcolata come media dei prezzi delle rivendite di tutto il mondo.

LA LISTA DEI VINI PIU’ CARI DI BORDEAUX E’ TRATTA DALLO SCONFINATO DATA BASE DI WINE SEARCHER

I listini da cui è stratta la media sono pubblicati su Wine Searcher che è una specie di enciclopedia del vino con un motore di ricerca che lavora sui prezzi di 99.390 rivendite e elabora 19 milioni di cartellini.
Gli appassionati che usano WineSearcher in ogni parte del mondo, per comprare e confrontare i prezzi, sono oltre cinque milioni al mese.
Capite bene che il “prezzo medio” fornito da WineSearcher è assolutamente attendibile a livello planetario. Per questo, forse, le grandi cantine bordolesi, con milioni di bottiglie prodotte ogni anno, come le 5 First Growth o, per dirla alla francese, i cinque Premier Cru di Bordeaux non spiccano in cima alla classifica.

QUANTO VALGONO LE STELLE MICHELIN PER IL TURISMO

438 MILIONI DI EURO CHE SIGNIFICANO: 1 STELLA UNA TAPPA 2 STELLE UNA DEVIAZIONE 3 STELLE UN VIAGGIO. ECCO LA RICADUTA ECONOMICA DEI RISTORANTI STELLATI

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

La guida Michelin compie 70 anni e hanno festeggiato a Torino l’importante compleanno in attesa di presentare la nuova guida a Modena il prossimo novembre. A Torino Marco Bo, direttore comunicazione della guida rossa, ha rivelato qual è il fatturato turistico suscitato dai ristoranti stellati. I dati sono stati elaborati da Jfc di Massimo Ferruzzi agenzia attiva nel campo del marketing e nella programmazione del turismo di qualità.

IL VINO RIDUCE DEL 28% IL RISCHIO DI DEMENZA SENILE

NUOVA SCOPERTA SUGLI EFFETTI BENEFICI DEL CONSUMO MODERATO DI VINO ROSSO . IL RISCHIO DI DEMENZA SENILE CALA DEL 28% SOPRATTUTTO SULLE PERSONE A RISCHIO

Aedin-Cassidy Queen's Univerity Belfast autore di uno studio sulla demenza senile e i flavonoidi del vino rosso

Aedin-Cassidy Queen’s Univerity Belfast autore di uno studio sulla demenza senile e i flavonoidi del vino rosso

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination, #orcia

 

A ribadire l’effetto positivo del vino sulla salute arriva uno studio della Queen’s University di Belfast sulla diminuzione del rischio di demenza senile tramite un consumo moderato di vino rosso. Secondo la ricerca degli studiosi irlandesi, il consumo di alimenti ricchi di flavonoidi come bacche, tè e anche vino rosso riduce il rischio di demenza fino al 28%.

LO STUDIO SULLA DEMENZA SENILE E I BEVITORI MODERATI DI VINO

Lo studio ha riguardato un campione di 120.000 pazienti di età compresa tra 40 e 70 anni con sintomi o altre somiglianze comparabili. Ovviamente età e genetica sono i principali colpevoli della demenza ma la professoressa Aedin Cassidy, a capo dei ricercatori, ha detto che i risultati positivi erano particolarmente evidenti per le persone con un alto rischio genetico e per coloro che presentavano sintomi di depressione.

6 ROMANÉE-CONTI AL SUPERMERCATO COSTANO 65.000€

NON È UNO SCHERZO 6 BOTTIGLIE MISTE DEL DOMAINE DE LA ROMANÉE-CONTI SONO IN OFFERTA NEL SUPERMERCATO SUPER U DI TRUCHTERSHEIM ANCHE SE A UN PREZZO ALTISSIMO

6-bottiglie del Domaine-de-la-Romanée-Conti-al-supermercato- Super U

6-bottiglie del Domaine-de-la-Romanée-Conti-al-supermercato- Super U

Di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination 

La fine di un mito, quello che i grandi vini non devono essere sugli scaffali dei supermercati perché altrimenti vengono espulsi dal circuito delle enoteche e dei ristoranti di lusso. In effetti questo tabù scricchiolava da tempo perché tutti i brand forti – da Antinori a Ferrari Trento- sono sia in supermercato che nel circuito commerciale di alta fascia. Infatti nessun ristorante stellato può permettersi di avere una carta dei vini senza Tignanello o la Riserva del Fondatore. Ma il divieto del doppio canale permane per le cantine piccole o medio piccole con ambizioni di successo.

IL TABU’ DELLA VENDITA DEL VINO IN ENOTECA E AL SUPERMERCATO

Il problema nasce dalla facilità di confrontare il costo che impedisce a ristoratori e enotecari di ricaricare i prezzi. Un confronto che adesso i clienti fanno soprattutto usando i grandi portali come Vivino e WineSearcher ( da cui ho tratto anche questa notizia). Mettono il telefono davanti all’etichetta e ottenendo il listino nelle rivendite di tutto il mondo. Tuttavia i ristoranti e enoteche continuano a temere soprattutto il confronto diretto con la grande distribuzione a pochi isolati di distanza e quindi l’arrivo della  Domaine de la Romanée Conti nei supermercati Super-U ha fatto scalpore.

                                                                       
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