Vino, studi, news, gossip

Il futuro del vino è nel bicchiere

Nei ristoranti francesi un cliente su quattro sceglie il vino al bicchiere che costa meno e permette di abbinare ottimi vini ad ogni piatto

vino al bicchiere

vino al bicchiere

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

Wine News, come al solito ben aggiornato sulle nuove tendenze mondiali, ci segnala un articolo di Michel Bettane e Thierry Desseauve uscito su “Le Parisien aujourd’hui en France” e riguardante il boom del consumo di vino al bicchiere in Francia”. Il 20% del vino ordinato al ristorante, nel 2013, è stato au verre con una crescita del 39% sull’anno precedente, Insomma un successone e un freno al calo dei consumi che, sebbene non accentuato che da noi, ha comunque preoccupato parecchio le cantine d’Oltralpe. I dati sul calo dal 2000 al 2012 sembrano quelli di un bollettino di guerra – 27% Italia, -34 Spagna, -12% Francia.
Un contributo decisivo alla diffusione del vino al bicchiere proviene dalla Toscana e da Enomatic creato nel 2002 da Lorenzo Bencistà Falorni di Greve in Chianti e poi esportato in 70 Paesi del mondo.

Immagine e immaginario nel turismo del vino

Ecco perché, quanto, dove e come il turismo del vino -virtuale e reale- influenza la percezione di valore del vino,il suo apprezzamento e le sue vendite

Marsala Cantine Florio bottaia1

Marsala Cantine Florio bottaia1

Di Donatella Cinelli Colombini per OICCE
Due terzi del valore percepito del vino non è vino. Prezzo, posizionamento commerciale, packaging, storia, luoghi, pubblicazioni, personaggi …. Ognuno di questi elementi comporta una percezione di valore. In questa sede ci soffermeremo sui vigneti, la cantina, la zona dove nasce il vino e le persone che lo fanno nascere. Vedremo come il territorio di origine può, se ben usato, accrescere l’appeal e la fidelizzazione verso la denominazione o il singolo produttore. Il turismo del vino è lo strumento di questo processo ed è uno strumento potente. Il primo elemento da capire è la dimensione di questo strumento.
Dal 2012 i viaggiatori mondiali hanno superato il miliardo e crescono al ritmo del 4% all’anno. In Italia, nel 2013, gli arrivi di viaggiatori dall’estero sono stati 46 milioni, finalmente il nostro turismo ha ripreso a crescere anche se con un modesto 1,9%. Il turismo del vino aumenta più velocemente (intorno al 3% all’anno) ma meno uniformemente. I 5-6 milioni di visitatori che ogni anno vanno nelle zone di produzione enologica generano un business stimabile in 3 miliardi di Euro fra fatturato diretto e indotto; per un Euro pagato in cantina, l’enoturista ne spende altri 4 nella stessa zona.

4 candidati a una presidenza AIS

Emanuele Conte, Antonello Maietta, Romeo Mancini e Alessandro Scorsone campagna elettorale durissima per la presidenza nazionale dei Sommelier AIS

Antonello Maietta, Alessandro Scorsone, Romeo Mancini, Emanuele Conte

Antonello Maietta, Alessandro Scorsone, Romeo Mancini, Emanuele Conte

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

I Sommelier AIS di nuovo al centro della cronaca e con toni decisamente aggressivi e sullo sfondo la recente divisione con Bibenda-Fondazione Italiana Sommelier.
L’uomo da battere è il presidente uscente Antonello Maietta, autore del regolamento che, per la prima volta il 23 giugno, consentirà ai 31.000 sommelier AIS di votare direttamente il loro leader nazionale. E’ lui il bersaglio delle critiche degli sfidanti. Può mettere sul tavolo un bel pò di lavoro fatto che lui stesso ci illustra: la << nuova rivista Vitae in uscita a breve con il secondo numero, di cui andiamo fieri. Redatto interamente dall’Ais, non demandata a terzi, e che ospita grandi personaggi della critica del vino come Fabio Rizzari. E poi c’è la nuova guida che lanceremo ad ottobre, interamente curata dall’Ais, e che si differenzierà dalle altre in tante cose>>. A lui va il sostegno di voci autorevoli come Carlo Macchi di Winesurf e del blog Vinodaburde di Andrea Gori che riporta un lungo elenco di Sommelier “maiettiani”.

Calorie del vino in etichetta? Cominciano gli inglesi

L’85% dei consumatori britannici non ha idea di quante calorie ci siano in un bicchiere di vino e dunque alcuni supermercati inglesi cominciano a dirglielo

Edonism Londra Enoteca

Edonism Londra Enoteca

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Sainsbuy’s, la seconda catena di grande distribuzione del Regno Unito mette le calorie  nell’etichetta dei vini a marchio proprio. Da tre anni Waitrose, altro famoso supermercato inglese, riporta le calorie, per 100 ml e per bicchiere, sulle bevande alcoliche a proprio marchio. Il numero uno Tesco e l’altra catena GDO Morrisons non intendono farlo.
Ma qual è la reale portata di una simile decisione in un Paese dove la birra è decisamente al primo posto fra gli alcolici più consumati? C’è forse la lobby dei birrai dietro a questa decisione?
Per dovere di correttezza va detto che un bicchiere di vino da 175 ml contiene circa 130 calorie mentre la stessa quantità di birra arriva a 52. Il problema è che nessuno beve un bicchierino di birra, molto più probabilmente la dose è un boccale. Inoltre mentre il vino si sorseggia la birra si beve quasi come l’acqua e quindi in quantità molto maggiore e molto più velocemente. C’è poi una forte differenza di apporto calorico a seconda delle tipologie della birra: Lager, Stout e soprattutto Ale sono veri attentati alla dieta.
Se scrivere le calorie in etichetta, in decine di alimenti di uso comune, risponde a un nuovo bisogno salutistico e mira a contrastare l’obesità c’è un aspetto che va tenuto presente e richiede un ragionamento più ampio e articolato rispetto alla semplice valutazione “calorie uguale aumento di peso”. Un recente studio della Harvard Medical School evidenzia come un consumo limitato di alcolici faccia ingrassare meno della loro assenza nella dieta. Non è chiaro perché avvenga questo fenomeno ma presumibilmente l’accelerazione del ritmo cardiaco e del metabolismo indotta dall’alcol brucia più calorie.

Quello che dovreste sapere su Robert Mondavi

Il coraggio delle grandi sfide e la difficoltà di gestire il successo in famiglia. L’ascesa e il declino della cantina che ha segnato il Novecento

Robert-Mondavi-

Robert-Mondavi-

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La maggior parte delle note di seguito provengono da un bellissimo articolo di WineSearcher che vi invito a leggere con attenzione perché vi commuoverà e vi farà riflettere.
E’ il ritratto di uno dei più grandi produttori di vino di tutti i tempi, una persona che ha cambiato il destino enologico di un’nazione intera: Robert Mondavi.
Non l’ho mai conosciuto ma ho incontrato il figlio Michael che mi è stato presentato da Ferdinando Frescobaldi. Ricordo una persona garbatissima che mi stupì per la sua piccola statura.

Violante con la magnum di Opus One

Violante con la magnum di Opus One

Forse anche Robert Mondavi, era di costituzione minuta, ma come produttore era un gigante. Un esempio per tutti specialmente per chi dice: non ho i soldi per….. non ho più l’età per …..
C’era una volta una famiglia marchigiana emigrata in Minnesota dove, nel 1908 nasce un bambino a cui viene imposto il nome di Robert Gerald. Il padre Cesare va poi a vivere in California dove compra la Charles Krug Winery dove lavorano i figli Robert e il più piccolo Peter.
Nel 1966 i due fratelli litigano al punto di prendersi a cazzotti e Robert se ne va sbattendo la porta. Robert Mondavi ha 53 anni, è senza un soldo e senza lavoro. Da questa crisi comincia la sua fortuna. “The up side of down” come sostiene Megan Mc Ardle, editorialista di Bloomberg View, secondo la quale lo sviluppo e l’innovazione nascono dalle sconfitte.
Da questo punto partono le 10 cose di Robert Mondavi che, secondo WineSearcher, tutti i produttori dovrebbero sapere

Calcio e vino, passioni italiane

Due grandi giocatori, di due generazioni diverse, stesse passioni: non solo il calcio, ma, inaspettatamente, il vino. Ecco unite due grandi passioni italiane. 

Letto per voi da Bonella Ciacci

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Mi aggiro come mio solito sulla rete in cerca di informazioni riguardo il mondo del vino, e per puro caso mi imbatto in un articolo che mi colpisce: Andrea Pirlo, grandissimo giocatore di calcio della nazionale e della Juventus, produttore di vini.

Il mio stupore è tanto perché non credevo che avesse questa passione, e perché tifosa juventina da sempre (con forte dispiacere di mio padre che tifa Fiorentina e ancora cerca di farmi cambiare idea). Ma lo stupore è dato anche dal fatto che non mi sembravano due passioni così conciliabili, quella del calcio e quella della vita tranquilla di campagna, tra i filari.

Andrea Pirlo però è un giocatore anomalo, di quei signori del calcio che sempre meno spesso si vedono. Posato, tranquillo, raramente invischiato in storie di gossip, mai polemico, un signore in campo. Un professionista. Ed anche per sviluppare questa sua passione, sembra aver mantenuto le stesse caratteristiche. Innanzitutto ha scelto di produrre in una zona poco rinomata, la bassa bresciana, nel piccolo borgo di Coler, vicino alla casa dove è nato. La zona di produzione è la DOC Capriano del Colle, una delle meno conosciute della Lombardia. Il suo è un ritorno alle radici e alla famiglia. Eppure sì che un giocatore del suo calibro avrebbe sicuramente avuto i fondi per investire in zone più glamour, più vistose, e che potessero subito portare alla ribalta i suoi vini. 

La moglie magica di Sveva Casati Modignani

E’ appena uscito l’ultimo libro della scrittrice più amata d’Italia Sveva Casati Modignani ed è ancora una volta una bella storia avvincente

La moglie magica

La moglie magica

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La nostra comune amica Anna Pesenti Buonassisi mi manda sempre i suoi libri autografati in anteprima e io li leggo in un lampo per poi raccontarveli e invitarvi a fare lo stesso.

Anche questa volta è una storia bellissima. La moglie magica (Sperling & Kupfer pp 171 € 14,9) è un racconto romantico che comincia con un incontro che sembra quello di Cenerentola col principe azzurro e poi si complica per finire a sorpresa. Un agrodolce talmente avvincente che mi ha tenuto sveglia fino alle due di notte per la curiosità di scoprire cosa sarebbe successo dopo. Insomma se avete in programma un week end rigenerante portatevi dietro questo libro perché è proprio quello giusto.

Contiene un messaggio importante dell’autrice alle donne che convivono con la paura  << fidatevi più di voi stesse e liberatevi del maschio violento>>.  C’è dunque molto di più di una storia romantica fra le pagine che vi invito a leggere.

Sveva Casati Modignani

Sveva Casati Modignani

Ma chi è Sveva Casati Modignani comune amica mia e di Anna Pesenti? Prima di tutto: 27 libri e 27 successi, la nostra scrittrice riesce a rimanere per settimane nella classifica dei libri più letti a ogni sua nuova fatica letteraria. I suoi romanzi sono tradotti in 20 lingue estere e hanno venduto oltre 10 milioni di copie.
In secondo luogo il suo nome: Sveva Casati Modignani è uno pseudonimo che, dal 1981, nasconde due persone Bice Cairati e suo marito Nullo Cantaroni deceduto nel 2004.

Angelo Gaja e il Calo del consumo di vino in Italia

Per il produttore italiano più conosciuto nel mondo per contrastare il calo del consumo occorre diradare la confusione e per farlo servono rispetto e coraggio

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Angelo_Gaja

Angelo_Gaja

I dati ISTAT , diffusi in questi giorni, fotografano un Paese dove, per la prima, volta il numero dei consumatori saltuari ha superato quello dei bevitori abituali. Meno di un italiano su tre beve vino e coloro che lo consumano ogni giorno hanno, nel 97% dei casi, oltre 45 anni di età.

Di Angelo Gaja  – 28 maggio 2014
Sul calo inarrestabile del consumo di vino in Italia si sprecano le analisi; mai che si dica della CONFUSIONE che prospera rigogliosa ed allontana i giovani consumatori. La funzione alimentare del vino si va via via esaurendo in favore di quella edonistica: più che di pancia si beve di testa. Così crescono le nicchie di consumatori che vogliono il vino naturale, biologico, biodinamico, sostenibile, libero, pulito, giusto, … e dei produttori che ne assecondano la richiesta; e si invocano nuovi controlli e certificazioni. Ben vengano, purché non si faccia ricorso a denaro pubblico.

Sei un pecorone o un indipendente quando giudichi il vino?

Da uno studio dell’American Association of Wine Economists intitolato “In vino veritas” risulta che siamo pecore

gregge-di-pecore

gregge-di-pecore

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

La questione non è da poco nell’epoca della democratizzazione dei giudizi sul vino. Infatti una parte dei consumatori crede che il web e soprattutto portali come Cellar Tracker, dove tutti possono scrivere il loro giudizio, abbiano apportato una rivoluzione togliendo autorevolezza ai grandi esperti e dando più voce al consumatore finale. Insomma portando una ventata di obiettività e di rinnovamento.

Forse non è proprio così anzi un interessantissimo articolo di “Wine economics” del maggio 2014 intitolato “In vino veritas? Social influence on ‘private’ wine evaluations at a wine social networking site” (Omer Gokcekus School of Diplomacy and International Relations, Seton Hall University, USA, Miles Hewstone Department of Experimental Psychology, University of Oxford, UK, Huseyin Cakal Department of Psychology, University of Exeter, UK) ci mostra come i giudizi di CellarTracker siano estremamente conformisti.  In altre parole le valutazioni dipendono ancora, in larga misura, dai grandi wine critics, ma soprattutto dai primi giudizi pubblicati, per cui, paradossalmente, le probabilità che siano “manovrati” è cresciuta.

Le wine lover indiane e il calice con-turbante

L’emancipazione delle donne indiane passa attraverso il vino? La moda dei brindisi fra donne dopo il lavoro segna una svolta nei costumi sociali

consumatrici di vino in India

consumatrici di vino in India

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

1.237 milioni di abitanti, il secondo Paese del mondo per popolazione, con i consumi più bassi del mondo 1,12 litri all’anno pro capite, l’India è un gigante quasi astemio. Appena quattro anni fa il blog “I numeri del vino” paragonava i consumi indiani di vino a quelli di un piccolo mercato europeo, ma rilevava una certa importazione di vini bianchi di elevatissima qualità. Insomma un consumo da maharaja.
Tuttavia qualcosa sta cambiando velocemente.

India wine testing

India wine testing

A Mumbai è nato, nel 2009, un Women wine club con il nome di 3W Wine, Women and Wit cioè vino, donna e sfizio. E l’India ha cominciato a esportare i vini di sua produzione. Nella catena britannica Waitrose, specializzata in gastronomia di lusso è possibile acquistare vini indiani adatti per accompagnare la cucina più speziata e piccante. Si tratta di vino bianco Ritu, parola che significa stagione, e un rosso a base di Syrah che si chiama Zampa.

Le 10 bottiglierie TOP nel mondo

Dalla super tecnologia con acrobate che prendono le bottiglie volando ai 55 km di gallerie sotterranee c’è di tutto nel mondo

Angel’s Wine Tower Bar, at Radisson’s Stansted Airport hotel London

Angel’s Wine Tower Bar, at Radisson’s Stansted Airport hotel London

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Sempre super informato e sulle tendenze, la rivista inglese The Drinks Business ha scovato le 10  bottiglierie più sensazionali del mondo. Non immaginatevi dei templi silenziosi per le bottiglie rare e costose …. No! Per entrare in questa classifica conta sbalordire, essere unici, glamour, avere bellezza sofisticata e irraggiungibile …
E’ il blog , Wine Meridian che ha rilanciato quello inglese, mi ha incuriosito verso il magico mondo delle bottiglierie da sogno ed ora ve le racconto invitandovi ad andare a leggere gli altri due blog che più e meglio di me vi affascineranno.

• Mistral Wine & Champagne Bar san Paolo in Brasile 100 metri quadri di raffinatezza enologica e tecnologia progettato dal noto architetto Arthus Casas. I clienti hanno tablet per scegliere, informasti e giudicare.

Renzi facci sognare! Vogliamo De Castro commissario Europeo

Paolo De Castro è il nostro super esperto di agricoltura e di  Parlamento Europeo ed è l’unico che potrebbe tesaurizzare la vittoria elettorale italiana

Paolo-De-Castro

Paolo-De-Castro

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Il portafoglio più grosso dell’Unione Europea è quello agricolo. Assorbe il 34% delle risorse comunitarie e attraverso la PAC -sigla ombrello che significa Politica Agricola Comune- ha allargato il concetto di agricoltura alla difesa ambientale, alla sicurezza alimentare e alla salute pubblica cioè ha dato un connotato sociale a ogni decisione sul mondo rurale. Bellissimo a dirsi e difficilissimo a farsi. I negoziati estenuanti e la continua contrapposizione fra il Nord Europa e l’area mediterranea hanno visto spesso l’Italia alle corde, a subire decisioni svantaggiose. Tra gli agricoltori è diffusa la convinzione che solo i Ministri tecnici come Luchetti, De Castro, Zaia o Catania siano riusciti a tenere testa alle agguerritissime delegazioni straniere.
Per questo, per trasformare il successo elettorale di Matteo Renzi  in qualcosa di vantaggioso per il nostro Paese bisogna far sedere Paolo De Castro nella sedia di Commissario Europeo.

Mangiare con gli occhi: l’era del food porn

L’immagine di un piatto, il desiderio che scatena, la voglia che fa crescere dentro, quasi il bisogno di toccarlo: eccolo, il food porn.

Visto e letto per voi da Bonella Ciacci

food-phone

food-phone

Forse il termine non vi è nuovo, o forse sì: food porn (o pornfood). Un termine volutamente forte, che richiama alla pornografia, legata al cibo. Ma no, non stiamo parlando di donne nude ricoperte di cose da mangiare o addirittura di peggio. Allora di cosa si tratta? Ed esiste un’unica accezione del termine?

Il termine, se si cerca il suo significato, su urban dictionary sta a indicare un piatto, un cibo, che è bello e buono mentre lo si mangia, ma che dopo fa stare male o sentire “sporchi”. Quindi cibi calorici, grassi, gustosi ma poco salutari. Ma da qui, il concetto di food porn si è evoluto molto. L’espressione è comparsa per la prima volta nel libro “Female Desire-Women’s Sexuality today”, di Rosalind Coward.

Innanzitutto, perché “pornografia del cibo”? Il cibo con il sesso ha alcuni punti in comune (tranne l’indecenza, fortunatamente): un bel piatto, presentato in modo attraente, ricco di salse o creme, che richiama alla mente un peccato di gola, che mette l’acquolina in bocca, provoca il desiderio di mangiarlo, e allo stesso tempo l’insoddisfazione dovuta all’impalpabilità di ciò che stiamo guardando. Gioca quindi sullo stesso piano della pornografia, andando a stimolare le stesse reazioni istintive. 

Indovina chi viene a cena…ed ecco come dare i posti

Istruzioni per il galateo della tavola: come disporre gli ospiti durante una cena a sedere. Sembra difficile invece basta ricordare una sola regola

 

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

Quando parliamo della Resurrezione diciamo di Gesù  “siede alla destra del Padre…”. Basta ricordare questa frase (e magari dire una preghierina) per non sbagliare: l’ospite di riguardo ha il posto a destra del padrone di casa, tutto il resto segue la stessa logica.

Quando la riunione è ristretta, la padrona di casa dispone gli ospiti indicando a voce i posti, ma quando il pranzo è importante, formale o molto numeroso ci sono i segna posto con nome, cognome e titolo di ogni commensale.

Ma quanto ci copiano!

60 miliardi di mozzarelle, olio, salami …. Italian sounding. Ma è partita la riscossa, soprattutto via web con il Ministro Martina in veste di Robin Hood

falso olio toscano igp

falso olio toscano igp da Harrods

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

I più attivi nell’ imitare i nostri prodotti sono in America – 27 miliardi di valore – di cui solo una piccola parte è un’autentica truffa e per il resto riguarda prodotti che sembrano italiani per la presenza di tricolori, immagini del Colosseo, del Vesuvio e simili, ma in realtà privi del minimo collegamento con l’Italia. Provengono da caseifici, salumerie, pastifici di Paesi poveri dove il costo di produzione ma anche i controlli sono enormemente inferiori ai nostri. Ecco che il costosissimo sforzo per definire e tutelare i 264 prodotti Dop e 523 vini a denominazione, promuoverli e farli apprezzare … va a finire nelle tasche di commercianti disinvolti. E non si tratta di piccole imprese che vivacchiano border line rispetto alla legge, ma di grossi gruppi. E’ di qualche mese fa la condanna del prestigioso gruppo britannico Harrods per la commercializzazione del Tuscan Extra Virgin Olive Oil, imbottigliato nel Regno unito e recante in etichetta riferimenti capaci di far credere, anche al più competente consumatore, di aver acquistato IGP Toscano.

                                                                       
Cinelli Colombini
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