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Le truffe del vino: dai domini web ai Barolo falsi

Un futuro di pirateria informatica per chianti.wine e bordeaux.vin. Intanto c’è chi falsifica il Monfortino di Giacomo Conterno

Monfortino

Barolo Monfortino Conterno

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Esiste il rischio che i domini web “premium” come wine oppure vin vengano venduti all’asta. ICANN -Internet Corporation for Assigned Names and Numbers – che assegna i domini internet a tutto il mondo, ha sede a Los Angeles ed è privata, vorrebbe liberalizzarli mettendoli in vendita al miglior offerente. Potrebbe dunque succedere che www.chianti.wine corrisponda a una ditta di abbigliamento, oppure www.brunello.wine serva per proporre auto d’epoca. Insomma potrebbe ingenerarsi una confusione e uno sfruttamento improprio dei nomi di vini celebri. Una prospettiva di “pirateria informatica” che ha spinto Paolo De Castro (Presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo) a scrivere a ICANN e poi al Presidente dell’Assemblea Ue, Martin Schulz. Insieme intendono dare battaglia. Secondo De Castro potrebbe succedere che << nomi a dominio contenenti celebri indicazioni geografiche (ad esempio chianti.wine, bordeaux.vin, rioja.wine) vengano utilizzati da imprese che nulla hanno a che vedere con i vini di qualita’ delle denominazioni indicate>> insomma si prospetta un futuro sempre più complicato per le cantine.

Chateau garage, piccolissimi produttori di grandi vini

La London Cru ha riacceso i riflettori sulla nuova moda delle urban wineries chateau garage piccole produzioni artigianali di vini eccellenti

London Cru esterno

London Cru esterno

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Scordatevi il nonno che vinifica l’uva dell’amico nelle damigiane. Qui non stiamo parlando di vinelli per il consumo quotidiano delle famiglie. Lo chateau garage è il luogo in cui diventano realtà i sogni di un grande wine lover: uno che passa le notti sui wine blog, fa centinaia di chilometri per partecipare a una degustazione esclusiva, si fa regalare un Petrus per il quarantesimo compleanno e mette la sua foto a Romanée Conti nell’home page. Insomma uno che alla fine ha voglia di fare il vino perfetto con le sue mani ma non può comprarsi una cantina da 10 milioni di Euro.

london_cru scelta delle uve

london_cru scelta delle uve

Ecco dunque che il nostro wine lover costruisce la sua cantina sotto casa con tutto ciò che c’è di meglio: compra uve eccellenti, una o due cuve a forma di uovo (decisamente l’ultima moda) per vinificare e le barrique o i tonneau delle migliori marche per la maturazione … forse una pompa e niente di più …. Poca tecnologia e molta manualità. I risultati sono spesso molto buoni e permettono al nostro wine maker dilettante di regalare agli amici 800 bottiglie del suo vino.

Luigi Socini Guelfi il ricordo di un grande senese

Questo pomeriggio la Nobil Contrada del Bruco ha ricordato Luigi Socini Guelfi e gli episodi che lo videro protagonista a Siena durante l’ultima guerra mondiale

Socini Guelfi commemorato nella Contrada del Bruco

Socini Guelfi commemorato nella Contrada del Bruco

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Il Rettore della Contrada del Bruco, Fabio Pacciani, ha voluto commemorare Luigi Socini Guelfi in un momento particolare per la città di Siena <<un momento di grandi difficoltà economiche e di conflittualità strisciante>> un momento in cui <<gli uomini e le donne di valore possono fare la differenza>>. Da qui l’idea di proporre Luigi Socini Guelfi come esempio. Nato nel 1906, Socini Guelfi era diventato podestà di Siena nel 1938 a soli 32 anni. Trovò sul suo tavolo una legge che trasferiva a Roma il Monte dei Paschi ma, lavorando di diplomazia, riuscì a conservare la senesità della banca. Fu poi protagonista in uno dei momenti più terribili, il passaggio del fronte, quando riuscì a far dichiarare Siena città ospedaliera , salvandola dai bombardamenti tedeschi e alleati.

Chanel al supermercato, Moschino al fast food e Prada al bar

Il cibo conquista la moda oppure sono le grandi griffe che nobilitano i luoghi più commerciali del cibo come i supermercati e il Mc Donald’s?

Chanel Paris Fashion Week Womenswear

Chanel Paris Fashion Week Womenswear

Letto per voi  da Donatella Cinelli Colombini

Dissapore, un blog sempre attento alle nuove tendenze, ci mostra le modelle Chanel tra gli scaffali di un supermercato finto con 34 corsie piene di ogni tipo di merce marchiata doppia C … prosciutto Chanel, latte Coco Choco …. Quasi un gioco, ricreato dallo stilista Karl Lagerfeld al Gran Palais, dove a Natale ci sono le grandi mostre d’arte. Il padiglione è stato trasformato in passerella per la moda griffata très chic <<una mia personalissima riflessione sul lusso quotidiano e della sua influenza nella pop art. Se portate oggetti molto costosi e lo date a vedere, siete volgari>>. Com’è vero e com’è lontano dall’abitudine italiana di mettersi in mostra .
Ma il bello deve ancora arrivare perché non è chiaro se è il cibo che fa moda oppure è la moda che nobilita il cibo anche quello più commerciale. E qui che entra in campo Moschino che fa sfilare in passerella le modelle della collezione autunno inverno 2014 con divise che sembrano quelle dei commessi di Mc Donald.

I 10 Champagne più cari del mondo

“The Drinks Business” la rivista on line delle classifiche più sorprendenti, mette in fila gli Champagne più esclusivi e costosi

 

Champagne Goût de Diamants

Champagne Goût de Diamants

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

<<Lo Champagne è da tempo sinonimo di qualità e opulenza, ma si è anche costruito una solida fama nel lusso>> dice la presentazione della classifica sottolineando come ci siano collezionisti entusiasti e molto ricchi pronti a sborsare cifre enormi per bottiglie rare. Ecco che molte Maison de Champagne producono per loro serie limitate di magnum o jeroboams e ci sono bottiglie da 750 Cl con prezzi da capogiro.

 

TOP 10

 

L’oggetto di questa classifica dello Champagne dei nababbi sono le serie limitate di bottiglie con prezzi tratti dal principale motore di ricerca WineSearcher.com

 

Al 10° posto troviamo Moët & Chandon Bi Centenary Cuvée Dry Imperial 1943 a sole 832 Steriline prodotto in 1943 bottiglie per celebrare i 200 anni dalla fondazione.

posto per Krug Brut David Sugar Engraved ‘Quail Design in Flowering Tree’ – 1,080 Sterline, piccola serie di bottiglie serigrafate.

8° posto: ancora un Moet & Chandon Dom Perignon by Karl Lagerfeld – £1,169 serie limitata disegnata dallo stilista Karl Lagerfeld che ha firmato i modelli di Fendi ed ora è il direttore

creativo di Chanel.

7° posto per Krug Private Cuvée – £1,189 della multinazionale del lusso LVHM.

I Gourmets tifano per Siena Capitale della cultura europea

Siena sarà anche una capitale golosa se riuscirà a diventare la capitale europea della cultura nel 2019
Visto per voi da Alessandro Bonelli

Union Europeénne des Gourmets Siena Rist.Guido

Union Europeénne des Gourmets Siena Rist.Guido

Giovedì 13 Marzo, presso il ristorante Guido, l’Union Europeenne des Gourmets di Siena si è riunita per la Conviviale dedicata a Siena Capitale della Cultura Europea 2019. L’argomento è stato illustrato dal Dottor Angelo Romagnoli, membro del Comitato che promuove la candidatura di Siena.
Argomento di indubbio interesse che ha molto coinvolto il dibattito tra i soci e gli ospiti presenti . Il Dottor Romagnoli ha spiegato che Siena si contende il titolo con altre cinque città italiane. La qualità dei progetti contenuti nel book che il Comitato presenterà a fine Luglio, sarà determinante per la sperata designazione.
La serata ha avuto anche interessanti contenuti eno-gastronomici, come sempre nelle conviviali dell’ Union Europeenne des Gourmets.
Ospiti della serata erano anche i rappresentanti dell’azienda “Barone Ricasoli” che hanno presentato i loro vini sapientemente abbinati alle pietanze che Franco Landi, proprietario del Ristorante Guido, ha servito in tavola.
Rosè Albia 2012, con gli antipasti: tortino di zucca gialla con mostarda di Cremona e involtino di verza al baccalà mantecato e crema di patate.

TASTE Firenze come Torino ha il suo grande evento sul cibo

La nostra “inviata nel mondo del cibo” Marzia Morganti Tempestini ci porta a Taste a scoprire il cibo come cultura, fantasia e come stile di vita

Taste cibo e arte ispirata al cibo

Taste cibo e arte ispirata al cibo

Visto per voi
Taste è stato un grande successo, una giostra della gastronomia di qualità che ha numeri davvero incredibili! Gli organizzatori hanno dichiarato 15 mila presenze, il 10% in più della scorsa edizione. E’ stato un piacere vedere una folla di gente incuriosita dalla ‘bontà italiana’. E’ la dimostrazione di come i tempi sono maturi perché tutti, produttori e istituzioni si impegnino nel comunicare la qualità che contraddistingue il nostro Made in Italy del cibo. Basta con articoli che parlano solo di contraffazioni e di italian sounding, basta trasmissioni televisive come Presadiretta andata in onda il 10 marzo su Rai Tre in cui si mette in evidenza esempi negativi, sarebbe importante che la tv di stato facesse informazione e creasse cultura nel consumatore insegnando a leggere le etichette, a riconoscere i prodotti autentici e desse visibilità al sistema dei Consorzi che difendono le Dop e le Igp e ai mille e mille produttori seri che conta il nostro Paese.

Chi è il nuovo Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina

35 anni, un diploma di perito agrario e anni di politica come esperto di agricoltura. Le premesse perché il bel bergamasco diventi un grande Ministro ci sono

Ministro Maurizio Martina

Ministro Maurizio Martina

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Dal 2009, in cinque anni, abbiamo avuto 8 ministri all’Agricoltura: Paolo De Castro, Luca Zaia, Giancarlo Galan, Francesco Saverio Romano, Mario Catania, Nunzia De Girolamo, Enrico Letta ad interim e adesso Maurizio Martina.
Una frammentazione che, basterebbe da sola a rendere poco efficace l’azione di governo ma ad essa si aggiunge l’arresto di una parte del personale dirigente e l’imbottitura di parenti, clienti e grandi elettori che molti ministri hanno fatto fra le file dei dipendenti di alto grado.
Alla fine un ministero un grandissimo affanno che ha un estremo bisogno di un ministro che duri molto, sappia molto di coltivazioni e allevamenti ma soprattutto lavori moltissimo. Tutti gli agricoltori, forti del nuovo prestigio che la crisi ha conferito al primo settore –fra i pochi che hanno tenuto in termini di produzione e addetti- fanno il tifo per Maurizio Martina. E’ interesse generale che ce la faccia.
Ma chi è?
35 anni, sposato e padre di due bambini, ha un bell’aspetto e una faccia aperta e intelligente. Dopo la maturità presso l’Istituto agrario di Bergamo si è laureato in Scienze Politiche. A 26 anni era già segretario provinciale dei DS e a 29 è diventato segretario regionale. Insomma Martina è uno che brucia le tappe.

Il vino rende il latte più buono

Una ricerca australiana ha dimostrato che aggiungendo vinaccia al mangime delle mucche  il latte è più abbondante, più salutare e le mucche inquinano meno

Peter Moate e mucca alimentata con vinaccia

Peter Moate e mucca alimentata con vinaccia

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Dunque le bucce dell’uva fanno bene anche alle mucche Non solo fanno più latte (5%) ma lo fanno sei volte più ricco di acidi grassi insaturi, cioè di quei componenti che ci preservano contro l’artrite, il diabete e il cancro. Mica male vero?  

La scoperta arriva dal Dipartimento Agricoltura dello stato di Victoria in Australia dove un team di ricercatori guidati da Peter Moate ha misurato gli effetti dell’aggiunta di vinacce essiccate al mangime delle mucche. Hanno usato quello che rimane dopo la produzione del vino, cioè vinaccioli e bucce dell’uva, parti che vengono distillate per la produzione di grappa e che hanno un valore economico vicino allo 0. 

L’uva diventa un po’ come il maiale di cui tradizionalmente non si butta via niente. Infatti, i residui della lavorazione del vino, una volta essiccati e aggiunti al mangime delle mucche fanno persino diminuire le loro puzzette. Le mucche emettono metano come effetto della flatulenza della ruminazione.

I piccoli vini dei grandi produttori

I grandi wine makers producono solo eccellenze? No i grandi produttori danno un tocco di eccezionalità anche ai loro vini meno costosi

Wine Spectator

Wine Spectator

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
L’argomento è intrigante e ci viene proposto da Matt Kramer, editorialista del Wine Spectator. Il punto di partenza del suo ragionamento è Frank Sinatra << … se vuoi capire perché Sinatra è così straordinario, ascolta come interpreta le canzoni minori, come ci mette una profondità che gli altri non hanno>> Secondo Kramer succede la stessa cosa nel vino. Ovviamente la qualità del risultato dipende dalla vigna ma l’impegno e l’intuito dei produttori e, spesso, massicci investimenti, consentono di arrivare a grandi risultati da terreni buoni e non solo da vigneti straordinari, sono, per Kramer << i Sinatra del mondo del vino>>. Per dimostrare la sua teoria, il giornalista del Wine Spectator racconta della cantina Wine & Soul della zona del Douro. Questa azienda produce un vino rosso importante venduto a 100 $ la bottiglia, il Quinta da Manoella Vinhas Velhas 2010. La stessa cantina produce anche un bianco -il Guru Branco– ottenuto da quattro vitigni autoctoni in un vigneto con bassissima produzione per pianta. Kramer racconta di averlo servito alla cena di un wine lover molto ricco, di quei tipi che apprezzano una cena solo se è accompagnata da bottiglie da 1000$. Il facoltoso commensale resta affascinato da questo vino finché non scopre che costa solo 37$.

Cos’è il vino sostenibile?

L’obiettivo del vino sostenibile va raggiunto presto ed è ambientale, sociale ed economico. Complesso, va dalla biodiversità all’uso corretto delle risorse

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Domenico Zonin

Domenico Zonin

<<Il vino può diventare la nuova frontiera della sostenibilità perché ce lo chiede il consumatore e il nostro senso di responsabilità verso le nuove generazioni>> dice Domenico Zonin Presidente di Unione Italiana Vini. Ma com’è la vigna sostenibile? Le risposte dei legislatori e soprattutto della scienza sono vaghe e purtroppo, come spesso avviene, in ritardo. Quello che esce fuori dall’ultimo SIMEIdi Milano, dove l’argomento sostenibilità ha avuto un ruolo centrale, è che la riduzione dei fitofarmaci e indispensabile ma non sufficiente. L’obiettivo rendere sostenibile la maggior parte, se non tutta, la produzione enologica richiede, inoltre, dalla sua condivisione da parte della rete commerciale. In altre parole, l’aggravio di costi e la riduzione delle rese ricade sul prezzo dei vini e ha bisogno di

Magis-i-vini-sostenibili-degustati-

Magis-i-vini-sostenibili-degustati-

rivendite specializzate come le americane BEVmax oppure Whole foods. Un vero paladino della sostenibilità enologica è Ettore Capri, professore ordinario di Chimica agraria all’Università di Piacenza alla guida del VIVA Sustainable Wine <<i consumatori chiedono prodotti sostenibili che testimonino il rispetto, ad esempio, del lavoro minorile, della salute dei lavoratori e degli astanti, dell’economia locale e delle tradizioni>> (Corriere Vinicolo 2013 n°46)
In un argomento così interdisciplinare i contributi sono i più diversi ma purtroppo vanno avanti senza nessun coordinamento: Julien Blanc con il Carbon4 e il calcolo delle emissioni, Joel Rochard punta l’indice sull’acqua e la biodiversità, Lucrezia Lamastra critica gli indicatori in uso nella viticultura, VIVA parte da aria, acqua, vigneto e territorio per definire le buone pratiche con particolare attenzione agli agrofarmaci. .

Wine blogger e cantine on line. Il vino italiano 2.0 decolla

Vinitaly apre ai wine blogger e accredita gli autori web, insieme a questa notizia arriva la pagella sull’immagine internet delle grandi cantine italiane

HackWine

HackWine

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Svolta digitale per Vinitaly 2014 che apre le porte ai wine blogger italiani dopo che, nel 2013, c’era stata una prima esperienza con gli stranieri. Una decisione rivoluzionaria che sembra ispirata dalla vulcanica Steive Kim e dal suo orientamento sull’information technology
Un esercito di appassionati e scatenatissimi wine lovers on line si prepara a prendere d’assalto la maggiore fiera del vino italiana. E’ la prima volta che questi autori ricevono l’accredito ufficiale da Veronafiere, in precedenza riservato ai giornalisti iscritti all’albo, un debutto che crea un’attesa e un entusiasmo particolari. Si tratterà dunque del primo Vinitaly on line collegato con tutti gli appassionati di vino del mondo. La decisione di Vinitaly segna il riconoscimento della rete come decisivo influencer del mercato. Le prime reazioni delle << torme di assetati winebloggaroli>> sono entusiaste come ha scritto Intravino che è già pronto a <<affilare i bicchieri>>.

Screw cap o tappo a vite, Gianluca Morino lo vorrebbe anche nel Barolo

Il tappo a vite nelle bottiglie di vino: per molti in Italia è ancora un tabù. Intervista a Gianluca Morino, produttore di Nizza (AT), che ha un punto di vista diverso.

Di Bonella Ciacci

Gianluca Morino

Gianluca Morino

Scopro per caso, seguendolo su Twitter e Facebook, che Gianluca Morino, della Cascina Garitina, produttore vitivinicolo a Castel Boglione (AT), 43 anni, con la passione per Barbera e Brachetto, è un forte sostenitore del tappo a vite, o screw cap, e che lo usa. Essendo io della zona dei grandi vini toscani come Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano, dove anche il solo pronunciare il nome di questo tappo equivale ad eresia, mi incuriosisco, e da questa curiosità è nata un’intervista ad un produttore piemontese, altra terra di grandi rossi italiani, che sfida la tradizione.

Gianluca Morino è Presidente dell’Associazione Produttori della Barbera d’Asti superiore Nizza. Appassionato innovatore, crede nell’importanza del digitale per lo sviluppo economico delle aziende agricole; divulgatore dei valori e della bellezza del suo territorio, con l’aiuto del web sta facendo scoprire la Barbera e il Nizza a wine lovers, giornalisti e importatori di tutto il mondo.Nel 2011 è stato ideatore e realizzatore di #barbera2; nel 2013 ha realizzato la tavola rotonda #digitalbarbera.

Bonella Ciacci –  Nel mondo dei produttori sei un innovatore, hai cambiato il modo di raccontare un vino e una cantina, e anche nell’argomento dei tappi, sembri stare al passo coi tempi. Da quando hai iniziato ad usare lo screw cap, ovvero il tappo a vite, o Stelvin?

Gianluca Morino – Credo da sempre fortemente che il vino abbia bisogno di conquistare il posto che gli compete. E per farlo serve innovazione nella

Vera

Vera

comunicazione per invertire la rotta. Ho iniziato ad usare il tappo a vite 2 anni fa per una linea di 3 vini rossi chiamata Vera dal nome di mia figlia Veronica. Un Dolcetto, un Merlot ed una Barbera vinificate in acciaio per esaltare frutto e bevibilità che mi interessa portare sul tavolo dei miei consumatori. Proprio per questo aspetto ho scelto il tappo a vite, per la sicurezza di aver ben riposto tutto il lavoro e tutti gli investimenti che ci sono a monte per produrre un vino.  Non si può mai immaginare la rotazione di un vino e per quanto tempo un consumatore possa conservarlo in cantina prima di gustarlo. Per questo aspetto sono più che tranquillo perché sono fermamente convinto che lo screw cap sia perfetto anche per i vini che devono affinare in bottiglia.

BC – Hai utilizzato lo screw cap per l’intera produzione di un’annata, o ne hai tenuta una parte ancora con il tappo “alla vecchia maniera”, ovvero il tappo di sughero?

GM – Ho imbottigliato l’intera produzione perché quello è il progetto e sarebbe ingestibile un doppio magazzino.

                                                                       
Cinelli Colombini
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