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Veuve Clicquot in compresse è una bufala e non una bollicina

Assomiglia allo scherzo di Orson Wells con la notizia dell’invasione marziana che scatenò il panico in USA e riguarda lo Champagne Veuve Clicquot in pillole

Falso Veuve Clicquot in pillole

Falso Veuve Clicquot in pillole

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Il nome è sicuramente fra i più prestigiosi del mondo: la celebre vedova con il perlage fine, Veuve Clicquot. Tutto inizia in Russia, un mercato storico per lo Champagne con l’etichetta gialla, che deve una parte della sua fortuna dalla corte degli Zar. Pochi giorni fa l’agenzia di comunicazione russa Firma lancia una campagna virale corredata da splendide foto. La proposta è diretta a chi viaggia in aereo e ama lo Champagne al punto da non potersene privare neanche per poche ore. Si tratta di pastiglie da sciogliere in acqua, tipo Alka seltzer, contenute in cilindri simili ai contenitori da sigari. Un prodotto che si chiama “Shhh… ampagne” e viene presentato come una novità sensazionale.
Incredibile ma vero, la notizia viene considerata attendibile e si diffonde nel web con la velocità del lampo al punto da spingere la redazione francese del maggior quotidiano on line del mondo, l’Hufftington Post, a telefonare a Reims nella sede della Veuve Clicquot per chiedere maggiori dettagli. Qui cascano dalle nuvole e cominciano ad attivarsi con le smentite per evitare che la notizia attecchisca banalizzando l’immagine delle loro bottiglie. Si attiva anche il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne che apre un’inchiesta.

Marqués de Riscal e la loro città del vino capolavoro

Notizie note e poco note dell’azienda spagnola che ha rivoluzionato il vino Rioja e l’architettura legata al vino: ecco a voi i Marqués de Riscal

marqués de riscal panorama dall'alto

marqués de riscal panorama dall'alto

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Marqués de Riscal, per chi come me adora il grande vino e l’architettura contemporanea è un nome da mito. La città del vino –albergo, ristorante e museo- progettata da Frank Gehry accanto alla loro cantina è uno dei capolavori assoluti del Novecento. Più ardito del Museo Guggenheim di Bilbao e della Disney Concert Hall di Los Angeles, più ardito perché le sue volute di titanio dai colori cangianti sconvolgono la quiete antica della Rioja, i suoi vigneti, i villaggi antichi con cattedrale e campanile, i muri in pietra e le stradine serpeggianti. Come un bagliore nella notte, come il nuovo che arriva in una campagna antica, meraviglioso!
Per questo l’articolo del Master of Wine Tim Atkin pubblicato su Wine Searcher ha attratto la mia attenzione. Si intitola <<Le 10 cose che ogni wine lover dovrebbe sapere sui Marqués de Riscal>>

Progettate di andare a Malta? Ecco qualche consiglio

Per chi, come me, vive con le valigie sempre in mano, Malta è il luogo perfetto per staccare. La casina a Gozo affacciata sulla Blue Lagoon ci aspetta

Violante Gardini e Elena Fucci alle saline di Marsalforn

Violante Gardini e Elena Fucci alle saline di Marsalforn

Visto per voi da Violante Gardini Cinellicolombini Jr
In viaggio insieme a me ci sono il mio ragazzo Ignazio Anglani e la mia amica produttrice Elena Fucci con il fidanzato e futuro sposo, Andrea.
Ecco i miei consigli fuori della Malta storica e monumentale. Prima tappa Anchor Bay di fronte al villaggio di Popeye. E’ una baia rocciosa dove l’acqua sembra di cristallo e le casine di Braccio di Ferro sono un ricordo dell’infanzia, relax, mare, sole…si , siamo in vacanza!
A Gozo vi segnalo la caletta di Hondoq. E’ vicino casa e consente di mescolarsi alla popolazione locale. Famigliole, schiere di bambini e, al tramonto l’immancabile BBQ barbecue. Anche se in una situazione poco strutturata c’è tutto: sdraio, ombrelloni, gelati,sub, offerta di escursioni e possibilità di spettacolari passeggiare sulla costa rocciosa. Ignazio ha paura di tuffarsi ed Andrea, scommette con lui una bottiglia… Ignazio, anche se impaurito, dopo 15 minuti, si tuffa… potere del vino … mentre io continuo a lanciarmi e rilanciarmi dai miei scogli preferiti.

Philippine de Rothschild è entrata nel mito

La grande dame di Bordeaux proprietaria di Château Mouton Rothschild ci ha lasciato il 22 agosto, scopriamo insieme il suo regno divino

baronne-Philippine-de-Rothschild

Philippine-de-Rothschild

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Preferiva farsi chiamare Madame de Rothschild e non Baronessa Philippine. Quando entrava in una stanza era impossibile non notarla, era sempre vestita magnificamente, sorridente e capace di raccontare storie meravigliose sfruttando il suo passato di attrice della Comédie Francaise. Philippine era capace di tenere d’occhio tutto e notare immediatamente ciò che non le piaceva. La sua attenzione per i dettagli era leggendaria.
Il nome di questa donna straordinaria si lega inscindibilmente a quello della sua cantina … Una cantina che si chiamava Château Brane-Mouton quando, nel 1853, fu acquistata da suo nonno il banchiere Nathaniel de Rothschild che voleva servire il vino delle sue vigne ai suoi prestigiosi invitati. Un vino per uso privato, dunque, di una famiglia che era considerata la più ricca del mondo

100 candeline per Livio Felluga il patriarca del Collio

E’ stato uno degli artefici della rinascita viticola italiana del dopoguerra Livio Felluga, il patriarca dei vignaioli del Collio e i suoi 100 anni di gloria

Livio Felluga e i suoi figli

Livio Felluga e i suoi figli

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Conosco poco Livio anche se ho letto molto di lui e adoro i suoi vini, ma conosco bene sua figlia Elda. Donna di straordinarie capacità organizzative e grande generosità, Elda è una  protagonista della diffusione del turismo del vino in Italia e soprattutto in Friuli Venezia Giulia. Parte dall’amicizia con Elda Felluga il ritratto del suo mitico padre.

La storia inizia subito dopo la seconda guerra mondiale, quando Livio primogenito di una famiglia che coltiva vigne da quattro generazioni,  torna dalla prigionia in Scozia.

Le colline del Collio sono in totale abbandono  perché  i contadini preferiscono andare in città a lavorare in fabbrica.  Livio, invece in quella terra ci crede e compra i suoi primi campi a Rosazzo dove comincia a piantare vigneti, uno dopo l’altro, fino ad averne 155 ettari e fino a vedere riconosciuto  Rosazzo come uno dei territori da vino più vocati nel mondo.  

Tutte le peggio schifezze che mangiamo

Gli chiamano cibi spazzatura sono un cocktail di grassi ,sale e dolce, spingono a mangiare e mangiare senza saziare ma spesso contengono sostanze tossiche

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

cibi spazzatura

cibi spazzatura

L’aspartame per esempio è un dolcificante cancerogeno ma lo troviamo dappertutto: dalle bustine del bar alle bevande gasate light di gusto dolce. Chi consuma aspartame per dimagrire se disilluda …ingrasserà perché avrà ancora più voglia di pasta e pane…. Roba da pazzi! 

Nel blog Dissapore c’è un elenco di 11 prodotti con nomi davvero spaventosi: BHA o BHT che si trovano nelle patatine e sono cancerogeni, sorbato di potassio, Dymetiplithiloxane, Calcium Propionate … non uccidono ma certo non fanno bene e sono in moltissimi prodotti industriali.
Ma persino cose largamente diffuse, come il sale, possono essere utilizzate per stimolare un consumo eccessivo, per esempio con le patatine fritte, sgranocchi per ore e poi la pressione schizza alle stelle
Pensate agli oli di semi che rendono il fritto più leggero, alla faccia, altro che più leggero! Soprattutto l’olio di girasole e quello di mais a 130°C cioè quando cominciano a fumare si trasformano in composti tossici, la terribile acroleina, un vero cazzotto al fegato. .
Nel cibo per animali le chiamano sostanze appetenti, che spingono il cane o il gatto ad abbuffarsi e creano dipendenza per cui diventa impossibile cambiare mangime. Il concetto è simile a quello usato per produrre molte merendine e preparati industriali destinati a noi esseri umani. Una combinazione di grassi, zuccheri e sali di cui, poco a poco, non puoi più fare a meno, esattamente come la droga.

Benvenuti nella casa di Donatella Carlo e Violante a Gozo

Ha un panorama sul mare di Ulisse e Calypso e dentro ci sono i ricordi dei nonni, la pietra maltese e tutto quello che serve per invitare gli amici di Malta

Gozo Qala casa di Donatella Carlo e Violante

Gozo Qala casa di Donatella Carlo e Violante

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per comprarla mio marito Carlo Gardini ha venduto la sua casa di Follonica. Quella dove mia figlia Violante andava al mare con i nonni da bambina e per questo era contrarissima. I suoi ricordi erano li. Abbiamo raggiunto un compromesso accettando di tenere tutti i mobili che sono stati spediti a Gozo dentro un container. 6.000€ di spese ma le memorie hanno il loro valore e alla fine, conservarle, ha fatto piacere anche a noi. Ma non c’erano solo i mobili. Cucina, salotto, armadi erano pieni di roba che aggiunta a quella che incautamente avevamo preso dalle nostre credenze, hanno riempito la casa di Gozzo di 3 serviti di piatti, una quantità notevole di bicchieri, pentole, vassoi … Insomma la nostra casa maltese è attrezzatissima.
E’ costruita nella tipica pietra locale color miele e gira intorno a un cortile. Viste dall’esterno le case gozitane sembrano bunker senza finestre ma in realtà tutte le stanze si affacciano sui cortili interni come le nostre. Al piano terra ci sono la cucina, uno studio, il salotto e un bagno. Il piano di sopra si raggiunge con una scala esterna e una a chiocciola interna. Quando abbiamo chiesto se quella interna servisse soprattutto d’inverno ci hanno guardato stupiti <<no serve soprattutto d’estate>>. negli anni abbiamo capito perchè.

Coravin, una novità davvero esplosiva

Coravin il cavatappi destinato a rivoluzionare il consumo dei vini costosi è stato tolto e poi rimesso in vendita perché scoppiava

Coravin

Coravin

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini All’inizio dell’anno Robert Parker aveva citato la diffusione di Coravin al 7° posto fra le tendenze più significative del 2014. Il padre del “Wine Advocate” era convinto che Coravin rivoluzionasse il consumo dei vini di lusso rendendolo accessibile anche ai wine lovers non milionari. E in effetti la possibilità di bere qualche sorso di una bottiglia da 5-10.000 Euro senza doverla pagare tutta costituiva una grande opportunità per i veri appassionati di grandi vini, quelli che le bottiglie le bevono e non le tengono in cassaforte a solo scopo speculativo. Invece doccia fredda! Coravin esplodeva! Il congegno costa 300 $ e si basa sull’estrazione del vino attraverso un ago infilato nel tappo che pompa gas inerte Argon capace di conservare il resto del liquido in condizioni perfette…. ma rompe le bottiglie durante l’uso! 7 episodi del genere, uno a Hong Kong e il resto negli Stati Uniti fra cui un cliente che aveva il volto vicino alla bottiglia al momento dell’esplosione e ha riportato un taglio e la rottura di due denti. A maggio l’inventore Greg Lambrecht è stato costretto a ritirare questi super-cavatappi dal mercato.

Promozione del vino: meglio soli o accompagnati?

Meglio con il proprio consorzio o con Gambero Rosso, Vinitaly, Merano Wine Festival … come cambiano gli eventi del vino italiano all’estero

Gambero rosso Vini d'Italia Tokyo

Gambero rosso Vini d'Italia Tokyo

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Dieci anni fa erano i consorzi a organizzare eventi all’estero per centinaia di operatori. Presentarsi tutti insieme in grandi degustazioni è stato utilissimo per aprire nuovi mercati e consolidare quelli storici. Poi sono arrivati i fondi OCM, che finanziano il 50% dei costi della promozione nei Paesi extra UE e le occasioni a disposizione delle cantine si sono moltiplicate dentro e fuori ai consorzi. Inizialmente l’obbligo di una spesa minima di 100.000€ per ogni singolo mercato estero, aveva ristretto alle grandi aziende la possibilità di usufruire singolarmente di queste risorse. Negli ultimi anni invece, sono sorte società che organizzano ATI –associazioni temporanee di impresa – fra cantine medie e piccole desiderose di effettuare azioni promozionali nello stesso Paese. Il progetto è comune ma ognuno agisce individualmente. Avviene così che una cantina può partecipare alla degustazione del Gambero Rosso in Giappone, di Vinitaly International in Cina e del proprio importatore in USA usufruendo del cofinanziamento EU esattamente come se andasse con il proprio Consorzio. Essere insieme a ottime aziende di altre regioni d’ Italia significa potersi scambiare importatori o contatti, avere la possibilità di servire tutti i vini del proprio portafoglio e non solo di una denominazione, cose che, alla fine costituiscono un vantaggio. Per questo un crescente numero di produttori diserta gli eventi consortili in favore di altre iniziative ugualmente prestigiose.  La richiesta dei grandi gruppi industriali di indirizzare su di loro i fondi OCM conferendogli il ruolo di locomotore nei mercati esteri, è forse alla base dell’attuale situazione.

La pittura di vino di Elisabetta Rogai

Enoarte e il vino diventa arte sulle tele di Elisabetta Rogai e invecchia esattamente come in bottiglia. Una materia viva sulla tele come nel bicchiere

Elisabetta Rogai

Elisabetta Rogai

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Assisi, Franciacorta, Lituania, Hong Kong, “Artista dell’anno” della sudamericana Friends of Arts Foundation e ora a Forte dei Marmi …. Elisabetta Rogai porta l’arte e il vino toscano nel mondo in un modo davvero singolare.
La pittrice fiorentina dipinge con la tecnica Enoarte, usando esclusivamente vino rosso e poi bianco per le velature, nessun altro colore. Una scelta coraggiosa che apre un nuovo rapporto con la materia e la natura. Il vino si fissa sulla tela e poi invecchia esattamente come farebbe nelle bottiglie passando da tonalità rosso porpora a rosso ambrato, infine il processo si arresta mantenendo la luminosità delle tinte. I suoi dipinti hanno insomma qualcosa di vivo che conferisce nuovo fascino alle immagini di donne e ai paesaggi della Rogai. Enoart è un’esclusiva di Elisabetta che l’ha perfezionata con anni di prove e l’aiuto del Professor Roberto Bianchini docente di chimica organica dell’Università di Firenze.

Io e gli Argiolas storia di una lunga amicizia

Il titolo esatto dovrebbe essere <<Io e Pina Argiolas, Violante e Francesca Argiolas 20 anni di un’amicizia vignaiola>>

Argiolas tutta la famiglia

Argiolas tutta la famiglia

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Ho conosciuto prima il Turriga prima di Pina Argiolas. Quel vino sardo potente e elegante insieme, di statura internazionale e di carattere assolutamente autoctono mi affascinò a tal punto che in un’intervista risposi alla domanda <<quale vino vorrebbe produrre?

Turriga Argiolas

Turriga Argiolas

>> risposi <<Turriga>>. Seguì una telefonata e Pina Argiolas mi sembrò una gentildonna d’altri tempi. L’immaginavo con colletto in merletto e crocchia di capelli argento e invece, era una bella e giovane insegnante in tailleur rosso. Lo raccontai in un’altra intervista che la fece molto ridere.

Salumificio Santoro, #lesantorine il salame fashion

Il Salumificio Santoro ha applicato una regola di Oscar Farinetti: fai cose buone e fallo sapere… soprattutto nel mondo social. Di Ignazio Anglani

Angela Micaela Santoro ed Adua Villa

Angela Micaela Santoro ed Adua Villa

Nella campagna di Cisternino, in un ambiente incontaminato fra muri a secco, trulli, boschi e campi, troverete il Salumificio Santoro. E’ forte il contrasto fra i colori caldi della campagna e lo stabilimento, bianco e candido per garantire la sterilità.
Producono un Capocollo di Martina Franca Presidio Slow Food straordinario, ma anche filetto lardellato, pancetta e vari salami. Per garantite l’alto livello qualitativo hanno creato la “Comunità del Suino della Valle d’Itria”. I loro salumi sono riconoscibili perché aromatizzati con vin cotto di Verdeca ed affumicati con legno di fragno. Stanno producendo anche una selezione di capocolli a lunga stagionatura ed uno lavorato con l’Es di Gianfranco Fino, che lo scorso anno era stato prodotto in soli 4 pezzi.
Conosciamo ora i produttori. Oltre a Giuseppe Santoro e Pietro Caramia nel laboratorio ci sono #lesantorine Angela e Micaela Santoro. Allegre, sorridenti, fashion e molto social.

#lesantorine 3

#lesantorine 3

Pensate che fare il salumiere sia noioso? Loro vi dimostreranno che è il lavoro più bello del mondo. Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, diceva Confucio. Se ami il tuo lavoro ed è parte integrante della tua vita sarà una passione e quindi divertente.
Angela e Micaela hanno ideato due hashtag che usano per la comunicazione: #lesantorine e #opencapocollo. Sono riportati anche su un braccialetto che regalano ai personaggi famosi, degustatori, o clienti che diventano gli ambasciatori del prodotto. Giusto per citarne alcuni: Oscar Farinetti, Luciana delle Donne, Fede&Tinto, Adua Villa, Teo Musso, Nichi Vendola, Roy Paci, ma anche ristoratori come Le Macare o Antonella Ricci e Vinod Sokar e tanti altri.

Se vuoi vivere a lungo diventa vegetariano

Una mela al giorno leva il medico di torno. I nonni lo sapevano e ora la scienza lo prova, meglio molta verdura e poca carne anche per essere meno aggressivi

Gnocchi-di-ricotta

Gnocchi-di-ricotta

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Michael Orlich della Loma Linda Univerity in California ha esaminato un campione dei 73.308 persone per cinque anni verificando che vegetariani, vegani e flexariani  hanno una mortalità leggermente più bassa dei mangiatori di carne. Una piccola percentuale dello 0,2% ma chi vorrebbe rinunciare a qualche mese di vita sana?
E dunque è vero il detto “una mela al giorno leva il medico di torno” E ora, Vanessa Ridaura dell’Università di Washington, ci fornisce anche le prove scientifiche. Oltre a contrastare un gran numero di malattie croniche la frutta e la verdura alimentano i batteri intestinali che favoriscono la buona forma fisica e soprattutto consentono di mantenersi magri. I nutrizionisti propongono 5 consumi di frutta e verdura giornalieri con particolare attenzione alla colazione. Un’abitudine che rende “sani e belli” ma che viene disattesa da 7 milioni di italiani mentre, quello del mattino, è il pasto più importante della giornata sotto il profilo nutrizionale.

I cibi che mancano di più agli italiani all’estero

Se l’italiano, poco abituato ai viaggi all’estero, infila il salame e il formaggio in valigia, nel bagaglio di chi lavora fuori c’è l’extravergine e il caffè

caffè

caffè

di Donatella Cinelli Colombini

NON TUTTI GLI ITALIANI ALL’ESTERO SI ADATTANO

Parte, un po’ di tempo fa, da Dissapore e da Berlino cacio & pepe, la ricognizione semiseria sui cibi che gli italiani all’estero rimpiangono di più. E’ vero Eataly ha portato nel mondo l’eccellenza italiana “appena fatta”. E’ vero non è più come trent’anni fa quando, dovevi fare almeno mezz’ora di strada per gustare un espresso, ora ci sono Starbucks e Hard Rock caffe dovunque.
Ma c’è chi non si adatta a nessun cambiamento e agogna la moka di casa sua.
Classici i lamenti degli studenti in Inghilterra <<mamma è tutto immangiabile, qui mettono la marmellata sull’arrosto>>. Il guaio è che il lamento continua anche in viaggio di nozze <<la pasta è sempre scotta, non vedo l’ora di tornare a casa e farmi una bella spaghettata>>. A Malta, dove i supermercati e i menù dei ristoranti, sono anche troppo pieni di gastronomia italiana ho trovato chi ha mangiato pizza tutte le sere perché il resto <<non è come da noi>>.

Sarà il cuoco il professionista più richiesto nel futuro

I più ricercati e pagati dei prossimi 5 anni saranno gli chef secondo l’autorevole US Bureau of Labour Statistics 

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

jamie-oliver

Jamie-Oliver chef UK

Laurea in medicina? No!
Specializzazione in ingegneria elettronica con master all’estero? Ma lascia perdere!
Se vuoi trovare lavoro impara a cucinare! Questo il messaggio che arriva da uno studio dell’Ente statunitense sull’occupazione. E noi italiani siamo in pole position per i 160.000 locali di ristorazione del nostro Paese per non parlare delle pasticcerie, rosticcerie, gelaterie …. ma anche per il gran numero di ristoranti italiani nel mondo e per la grande fama dei nostri piatti. Dunque, cari aspiranti chef, le cose da imparare sono due la tecnica culinaria e l’inglese.
Ma quanto guadagnano gli chef? La prima linea, quella degli stellati, tocca vertici da capogiro che si intuiscono ma non si sanno salvo i casi di società con obbligo di pubblicazione dei bilanci. Ed ecco che “Il Mondo” ci rivela il business della Carlo Cracco Investimenti: 2,7 milioni di ricavi nel 2012, con un utile di 215.000€ e un attivo di quasi 2 milioni costituito, tra l’altro da quasi 300.000 € di vino conservato in cantina. Aggiornamento … con il nuovo gastro-bistrot milanese Carlo e Camilla in segheria, Cracco ha accresciuto il suo business fino a 3,93 milioni di Euro.Mica male vero! E che dire della pubblicità delle patatine fritte con la scritta “La cucina ha bisogno di audacia”.

                                                                       
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