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Il tappo a vite batte il sughero fra i consumatori giovani

La praticità di apertura e di richiusura convince la maggioranza ma solo 1 su 3 sceglierebbe la bottiglia con screwcap fra due vini uguali

Mollydooker Carnival of Love Shiraz

Mollydooker Carnival of Love N°2 top 100 Wine spectator

Di Donatella Cinelli Colombini

Spagna, Italia, e Francia, grandi Paesi produttori di vino scelgono ancora, quasi tutti, i tappi in sughero ma lo screwcap piace a tedeschi, americani e inglesi. La chiusura in alluminio preferita soprattutto dai consumatori più giovani e in particolare dalle donne.

 

TAPPI A VITE PRATICI MA NON BEN VISTI PER I GRANDI VINI

I dati provengono da un sondaggio effettuato da IPSOS su 6.000 consumatori di Italia, Francia, Uk, Germania, Spagna e Usa. Colpisce la distanza fra le decisioni dei produttori e le preferenze di chi compra le bottiglie. Ecco che in Spagna,  i tappi a vite sono usati solo sul 10% dei vini, mentre il 34% dei consumatori lo preferirebbero.
Meno forte il divario in Italia dove il 59% dei consumatori ama ancora usare il cavatappi e lo screwcap ha fatto piccolissimi passi avanti passando dal 17 al 19% delle bottiglie di vino in cinque anni. Tuttavia c’è un 34% di italiani che, a parità di prezzo, preferirebbe la chiusura più pratica anche se quasi tutti sono convinti che il sughero sia indispensabile per preservare la qualità dei vini.
Chi invece chiede tappi di alluminio sono i Paesi importatori con i sudditi di Sua Maestà Britannica in testa. E’ in questi mercati che l’idea del tappo a vite non si associa più all’immagine dei vini di bassa qualità e soprattutto di basso prezzo. Del resto il 91% dei vini della Nuova Zelanda e il 70% di quelli dell’Australia hanno tappi a vite e soprattutto i primi sono decisamente cari. Anche qui in Italia da Jerman a Livio Felluga per non parlare del portabandiera dei tappi alternativi Gianluca Morino, sono decisamente “modernisti”.

 

Ma sono davvero arancioni gli Orange Wine!

C’è chi pensa al succo d’arancia e chi a vini naturali ottenuti con tecniche estreme … ma no! Sono i vini bianchi vinificati a contatto con le bucce dell’uva in anfora

orange-wine

orange-wine

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per la verità, in Spagna esistono vini dolci aromatizzati con buccia d’arancia il Vino Naranja e il Moscatel Naranja prodotto a Malaga … ma sono tutt’altra cosa rispetto agli Orange wines.
In effetti il nome moltiplica la confusione soprattutto perché è in inglese mentre tutto proviene da un’antica tradizione europea. I vini Orange sono simili a quelli dei nostri progenitori dell’antica Roma che vinificavano grappoli bianchi e rossi dopo averli fatti macerare cioè dopo aver tenuto il mosto a contatto con le bucce. Un’abitudine che esisteva,

Cos

Cos

forse persino in un’epoca antecedente, in Armenia e in Georgia, da li è arrivata in Italia intorno al 1990, insieme alle grandi anfore georgiane usate per la loro vinificazione. Il nome Orange Wines, invece, è stato coniato nel 2008 negli States riferendosi al colore di questi bianchi.

Anche la convinzione che si tratti di vini naturali – tipo superbiologici – è del tutto errata. Gli orange wines possono essere prodotti da uve coltivate in modo biodinamico ma anche convenzionale, pesticidi compresi.
Mike Bennie in un delizioso articolo su Wine Searcher, che vi invito a leggere, gioca sugli equivoci legati agli orange wines e si sofferma sulla crescente popolarità dei vini Orange fra i giornalisti specializzati, nota lo scetticismo di molti sommelier e, in certi casi, l’aspetto del vino decisamente poco attraente. Insomma c’è chi esalta questa tecnica per l’arricchimento che porta ai vini bianchi, in termini di complessità e struttura, ma chi proprio la rifiuta. 

I debiti delle grandi cantine italiane

Antinori è la più indebitata ma sta recuperando sull’enorme investimento della cantina del Chianti Classico. Ancora nei guai Lavis mentre sfavilla Frescobaldi

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I numeri del vino è un sito fra i più interessanti dell’intero panorama enologico web e qualche volta indaga argomenti davvero scottanti come l’indebitamento delle grandi cantine italiane. Ovviamente i debiti non sono tutti uguali <<se investi i debiti non devono farti paura>> diceva mio nonno Giovanni Colombini. Infatti quelli di Antinori, legati alla realizzazione della cantina del Chianti Classico, un capolavoro assoluto di architettura e una delle più geniali infrastrutture enoturistiche mondiali, non hanno spaventato il marchese fiorentino. In un anno ha già recuperato quasi il 10% della sua esposizione, che ora è di 170 milioni di Euro. Incrociamo le classifiche dei numeridelvino con quelle di Mediobanca e Anna Di Martino, dove Piero Antinori risulta terzo in Italia come performance economica e solidità patrimoniale (con un indice di 0,9 superato solo da Masi e Carlo Botter) passiamo dalla preoccupazione all’ammirazione: non solo ha creato un’infrastruttura in grado di rilanciare tutta l’immagine del Chianti Classico, ma il Marchese Piero la sta pagando velocemente. Infatti la sua azienda è di gran lunga la prima in Italia per utile operativo. 

Donatella Cinelli Colombini si racconta

Come sono? Sono fantasiosa, lavoratrice e fortunata. Poi sono bassa, grassottella, freddolosissima, attratta da persone, posti e attività che non conosco

Donatella e Violante al Casato Prime Donne Montalcino

Donatella e Violante al Casato Prime Donne Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto vi dico un particolare che pochi sanno. Sono dislessica, cresciuta in un’epoca in cui nessuno sapeva cosa fosse la dislessia e i bambini che tardavano a imparare a leggere erano considerati scemi. Solo dopo, quando anche mia figlia Violante ha manifestato la stessa disabilità, ho capito i pro e i contro di avere una percezione dello spazio diversa, ma anche una tenacia e una capacità organizzativa bestiali. Noi abbiamo una fantasia concreta, per questo molti dei più grandi architetti sono dislessici.

Ho studiato storia dell’arte medioevale. Direte << ma a che ti serve, visto che fai la vignaiola>> Incredibilmente serve tanto. Alla fine degli anni Settanta non c’erano i pc neanche nelle grandi biblioteche e fare ricerca significava spremere ogni grammo di cervello, dopo non ho più fatto lavori così difficili e emozionanti. La storia dell’arte è il mio grande amore (dopo mio marito Carlo) e quando ho smesso di studiare ho evitato i musei per anni perché non sopportavo il calo della mia capacità di individuare epoche, provenienze e autori….come un musicista che diventa sordo.  Ora invece mi piace passare un pomeriggio al museo.  Ho trascinato al Guggenheim di NY, all’Art Institute di Chicago anche i produttori di Brunello e lo staff del Consorzio. 

Il portale del turismo Verybello per il vino Verybrutto

Il Ministro Franceschini plaude per i 2.000.000 accessi in pocchi giorni mentre le reazioni sono feroci fra sberleffi e l’indignazione per i soldi spesi male

Italia arte e enogastronomia

Italia arte e enogastronomia

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Verybello sembra una parodia dell’italiano che non conosce l’inglese e ha scatenato sberleffi e reazioni feroci <<lascia senzaword ma con tante domande>> ha titolato Il fatto quotidiano. Su twitter impazza #verybello  e  soprattutto VeryBella la confezione di trucchi per bambine di Giochi Preziosi da cui, si sospetta, abbia origine l’orribile nome del portale.

Firenze

Firenze

Verybello è, almeno per ora, solo in italiano e inglese, circostanza che pare uno scherzo vista l’internazionalità del pubblico dell’Expo a cui si rivolge. Sembra dunque un pasticcio ancora maggiore del famigerato www.italia.it  sito ufficiale del turismo italiano che tutti sperano venga presto sostituito. Per non parlare delle traduzioni piene di errori del sito Expo!
Per noi del vino è una doccia fredda forte e inaspettata. Di Strade del vino, cantina d’autore, cultura italiana delle buona tavola… neanche l’ombra. Per chi non lo sapesse, cibi tipici e bottiglie pregiate sono la seconda motivazione di viaggio dei turisti esteri diretti in Italia, dopo l’arte, e sono al primo posto nell’indice di gradimento da chi ritorna dal nostro Paese. Scordarselo, per chi si occupa di turismo, è come scordarsi di Roma o Venezia. Non si dica grandi vini o l’alta cucina NON SONO CULTURA potrei arrabbiarmi molto. 

Apparecchiare: i consigli di Donatella Cinelli Colombini

Una signora di campagna insegna ad apparecchiare con classe: lucidare bicchieri e posate, non scrivere menù nel menù e soprattutto usare fiori senza profumo

 

Fattoria del Colle banchetto

Fattoria del Colle banchetto

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Prima di tutto la tovaglia che deve essere bianca o neutra per chi punta molto sull’apprezzamento del vino. Usano tovaglie colorate quelli che non danno troppa importanza a questo aspetto. La tradizione vorrebbe che i bordi della tovaglia scendessero fino alle ginocchia dei commensali, in pratica 30 cm circa, ma oggi vanno di moda le tovaglie lunghe fino a 25 cm da terra che sono meno comode ma certamente più scenografiche. Il tovagliolo va messo a sinistra dei piatti, oppure sopra di essi ma mai nei bicchieri.

 

CENTROTAVOLA

I fiori freschi sono il simbolo della tavola elegante ma non devono profumare e alla sera (solo alla sera) si accompagnano alle candele. Adoro i candelieri, specie se monumentali, ma li trovo di grandissimo ostacolo alla conversazione quindi adatti solo a tavole molto grandi.
Lo spazio minimo per ogni commensale è di circa 60 cm. Questa lunghezza diminuisce sui lati curvi dei tavoli. Per questo, nei banchetti, vengono usati piani ovali o rotondi che riducono il fabbisogno di spazio.

 

Gucci insegna alle cantine come usare i social

Cosa può imparare il vino dalla moda? Aprite la pagina Facebook di Gucci – oltre 15 milioni di mi piace – e capirete cos’è uno storytelling per immagini

Gucci, dalla pagina Facebook

Gucci, dalla pagina Facebook

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Testi molto semplici in inglese, un post quasi tutti i giorni con splendide foto di borse, abiti, scarpe, cravatte, orologi, foulard … ma anche istantanee delle celebrità che sfoggiano abiti Gucci sul red carpet, piccole storie come quella della Principessa Grace e del disegno Gucci Flora oppure raccolta di fondi contro la violenza sulle donne e soprattutto tutti gli eventi Gucci ovunque nel mondo.
I mi piace sono in quantità mostruosa soprattutto sui video. Ne ho visti fino a 50.000 su un solo post. Annalisa Dimonte, di Gucci è intervenuta al quinto seminario sul marketing relazionale che si è tenuto alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige ampiamente illustrato nel blog Cronache di Gusto (8 novembre 2014). Ha spiegato con questa frase la strategia adottata da Gucci nei social << I clienti non sono

Antinori dalla pagina Facebook

Antinori dalla pagina Facebook

più materia astratta. Noi facciamo vivere a loro un’esperienza che li coinvolge direttamente, li facciamo partecipare in parte al processo di creazione del prodotto>>. In effetti l’attenzione e il numero dei “mi piace” su ogni post forniscono indicazioni utilissime al marketing Gucci. Poi ci sono i messaggi che in certi casi sfiorano il migliaio. Ha ragione la Dimonte c’è una community di fan emotivamente molto coinvolti che collaborano alla diffusione del brand e dei prodotti in tutto il mondo attraverso le condivisioni ….. gratis. Spettacolare!
Nello stesso convegno,  che ha avuto luogo l’autunno scorso, c’era MCC Management Consulting che ha anticipato qualche notizia sul database con i profili dei wine lover studiato con l’Università di Cambrige. I wine lovers sono il 4,5% dei frequentatori italiani dei social, maschi, con un’età fra i 19 e i 45 anni. L’algoritmo dovrebbe dare molti dati sulla personalità, le aspettative e gli stili di vita definendo 1.500 categorie.
Il problema è che le cantine italiane non hanno ancora gli strumenti per utilizzare questi dati.

<< Tutte queste informazioni sulla famiglia, il prodotto, il territorio, sempre le stesse, tutte uguali alla fine non sono altro che un rumore di fondo. Bisogna dire qualcos’altro>> ha ammonito Enrico Chiavacci, direttore marketing di Antinori parlando dei siti italiani del vino. 

Il grande fratello del vino: dimmi cosa bevi ti dirò chi sei

Si chiama YouGov ed è un nuovo sistema inglese per profilare i consumatori on line. Sembra un gioco ma forse è un sistema di indagine anche troppo invasivo

Dom Pérignon

Dom Pérignon

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

YouGov fornisce informazioni sullo stile di vita dei consumatori basandosi sulle loro affinità verso marchi, persone o organizzazioni. The Drinks Business, l’informatissimo sito inglese su tutto ciò che arriva nel bicchiere, gli ha dedicato un articolo che oscilla fra l’ironia e il timore circospetto. Si perché 2,5 milioni di risposte in 11 nazioni non sono poche e le particolarità che vengono fuori lasciano davvero sbalorditi.

Gloria Gaynor

Gloria Gaynor

Per esempio il consumatore di Jack Daniels tende a votare a destra, passa il suo tempo libero giocano al computer o facendo box e guida un’Audi. Ovviamente i profili riguardano solo brand diffusissimi ma arrivano a dettagli sorprendenti.
Chi beve Don Perignon è un uomo d’affari di sessant’anni il cui piatto favorito è l’aragosta. Ha una Jaguar e la sera adora guardare Gosford Park, che è il suo film favorito, oppure ascoltare Gloria Gaynor.

Dopo il cibo di strada va di moda la degustazione di strada

In USA scendono in strada le cantine con i loro vini migliori e in Italia c’è il Caràvin che offre grandi vini di giovani wine makers

Caràvin

Caràvin

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
A Portland in Oregon, Ryan Harms (titolare e enologo della cantina Union Wine Co. nata nel 2005, e con una produzione attuale di 1.300.000 bottiglie) ha trasformato un furgoncino Citroën del 1972 in un banco di assaggio itinerante in alluminio cromato. Ha iniziato l’attività nel giugno 2014 offrendo i suoi Pinot Noir mentre erano in assaggio anche alla International Pinot Noir Conference. Come provocazione non c’è male!

Il suo piano è molto chiaro << siamo sempre alla ricerca di un modo per avvicinare il pubblico al vino …>>.
Trovo straordinario questo approccio al problema, della serie “Se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna” così come trovo attualissima e divertente l’idea di proporre vini cari in un chiosco ambulante. In Italia sarebbe un colpo mortale all’immagine del brand … ve lo immaginate il Sassicaia degustato per strada! Eppure … forse il nostro conformismo paludato ha i giorni contati… perché è noioso.
Ed ecco che cercando nel web troviamo il WineStreet di Asti che ha organizzato lo scorso settembre 18 degustazioni itineranti. Lo stile è modaiolo, il pubblico è quello dei wine lovers giovani ma le location sono in muratura. 

Il vino in flaconi monodose e l’apparecchio per servirli

Sembra una macchina da caffè ed invece è per il vino. Partendo da flaconcini monodose, ossigena e mette a temperatura il vino in pochi secondi

D-Vine Gravity

D-Vine Gravity

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Vino al bicchiere a casa. Questa la proposta di 10-Vins che, in 48 ore, ti recapita flaconcini da 10 cl con dentro famose denominazioni francesi e anche la macchinetta per servirli come al bar.
<<Concedetevi un buon bicchiere di vino scoprendo i nostri vignaioli con l’aiuto dell’enologo che è a vostra disposizione nella nostra degustazione on line>> c’è scritto nel sito 10-Vins di Nantes che propone 25 flaconi metallici di forma cilindrica –simili a quelli dei sigari- a prezzi che vanno da 2 fino a 13 €.

Il più caro è il Pinot Noir descritto come di <<grande complessità aromatica con note floreali e speziate …..

10-vins-convivialité-et-connaissance

10-vins-convivialité-et-connaissance

adatto per l’abbinamento con il foie gras>>. C’è anche un Chassagne Montrachet 1er Cru del 2011 da abbinare con il salmone, del Pomerol e del Saint Emilion 2007… vini che fanno sognare al consumatore semplice, l’assaggio di prestigiose denominazioni francesi a prezzi più che accessibili. Ora arriva il D-Vine  apparecchio che ossigena e mette alla giusta temperatura il vino del flacone in pochi secondi.
Quello che colpisce è l’ottima azione di marketing: il design dei flaconi e dei contenitori da tavolo, le immagini fotografiche usate per il sito e la comunicazione, l’attenzione alle perfette condizioni di servizio … tutto è bellissimo, elegante, aggiornato … riconduce a un consumatore giovane, trasgressivo, non troppo ricco, ma modaiolo e informale…. Ma i dubbi restano.

Brunelleschi, Michelangelo e Roberto Fresia together

I Clubs Firenze Michelangelo e Brunelleschi insieme per una serata dedicata alla Lions International Fondation,  prima organizzazione non governativa del mondo

Roberto Fresia in Africa

Roberto Fresia in Africa

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Lions è la sola organizzazione mondiale capace di destinare tutte le somme raccolte all’aiuto dei più deboli. Ogni altro organismo ha costi strutturali che rosicchiano il 15 e anche il 30% delle somme destinate a chi ha poco o niente, mentre il Lions utilizza ogni Euro ai suoi progetti locali e mondiali. Questo avviene perché il Lions è composto da professionisti

Lions Clubs Firenze Brunelleschi e Michelangelo

Lions Clubs Firenze Brunelleschi e Michelangelo

disposti a offrire le loro capacità, oltre che il loro denaro. E’ proprio questa la novità del Lions del nuovo millennio la parola together – insieme. Se la filantropia del primo Novecento (il Lions è nato nel 1917 a Chicago per opera di Melvin Jones) interveniva in sede locale e dava risorse per la povertà del mondo, la charity di oggi chiede un impegno solidale e diretto. Roberto Fresia Direttore Internazionale ha raccontato i progetti in atto e lo spirito che li anima al Governatore del Distretto 108 La Toscana Gianluca Rocchi e ai soci dei  Lions Club Firenze Brunelleschi e Michelangelo.

Ecco che le immagini proiettate da Fresia ci portano in Congo per la costruzione di una scuola in un villaggio dove manca tutto. Poi vediamo sorgere un piccolo ospedale per la cura dei neonati e delle neomamme. Un’immensa povertà e tanti bambini sorridenti. L’Africa e i Lions, un tema che ci porta al morbillo.

I turisti delle cantine italiane sono oltre 10 milioni

Come tutti i dati sul turismo italiano sono incerti ma Wine Monitor di Nomisma ci fa supporre che i turisti del vino  siano il doppio di quelli stimati fin ora

Castello della sala bottaia

Castello della sala bottaia

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Si tratta di uno studio condotto da Denis Pantini di Nomisma e finanziato dal Consorzio vini del Trentino. Ecco i dati: il 9% degli stranieri e il 4,7% degli italiani sono mossi da un prevalente interesse enogastronomico. Per cautela, anche relativamente ai numeri proposti di seguito, va detto che Bankitalia indica invece in 730.000 (2012) cioè l’1,5% del totale, i visitatori esteri attratti da cibo e vino. Più vicine alle percentuali di Nomisma sono invece quelle provenienti dall’Osservatorio Nazionale del Turismo che,

Valpolicella enoteca e ristorante

Valpolicella enoteca e ristorante

tuttavia riguardano il 2010. Tornando alle percentuali indicate dal centro studi bolognese arriviamo a questi numeri: 16 milioni di stranieri e 7,8 milioni di italiani considerando tutti i nostri connazionali, bambini compresi, visto che il turismo enogastronomico si configura prevalentemente come gita “fuori porta” (86% del totale secondo WineNews) cioè come escursione giornaliera in un raggio di meno di 100 km dal luogo di residenza. 

Questi dati portano a innalzare di molto il numero dei visitatori delle cantine italiane . Infatti se è vero che non tutti i turisti del gusto entrano nei “misteriosi sotterranei di Bacco” c’è tuttavia una quota di loro che visita più di una cantina nel corso di uno stesso anno.

Mario Guidi l’agricoltore picconatore che sorride al futuro

Mario Guidi Presidente Nazionale dell’Unione Agricoltori-Confagricoltura: basta sovvenzioni agli agricoltori pigri, uniamo le forze per il bene del Paese

Mario Guidi a Siena

Mario Guidi a Siena

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Siena, nel caveau della banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena, arriva Mario Guidi, classe 1961, ferrarese con una laurea in agraria in tasca e un’azienda di 600 ettari in cui produce cereali e riso. Guida la Confagricoltura- Unione Agricoltori da quasi quattro anni durante i quali <<ho avuto davanti 6 Ministri, e 4 capi di gabinetto alcuni dei quali inquisiti>> una situazione in cui non sai che direzione prendere e <<come dicono i

MPS Siena convegno Confagricoltura

MPS Siena convegno Confagricoltura

marinai, non c’è vento favorevole per una barca che non ha la rotta>>. Nonostante questo il Presidente Nazionale dell’Unione Agricoltori vuole riformare la sua associazione dandogli nuovo slancio, convinto che il settore primario sia fondamentale per il futuro dell’Italia e persino del mondo, visto il deficit alimentare che già adesso affligge gran parte del pianeta. Eccolo dunque con proposte rivoluzionarie <<basta sovvenzionare le associazioni di categoria, basta con una politica agricola comunitaria che dà i contributi a pioggia anziché premiare solo chi crea sviluppo. Il sostegno al reddito è indispensabile per far sopravvivere le aziende ma non deve diventare un oppio>> parole dure, dunque, contro chi non investe, non rischia e non ha voglia di fare. Stesso atteggiamento sull’IMU  agricola <<Chiediamo più equità ma basta piagnistei>> ha detto Guidi dando una sferzata forte <<perché all’estero la pressione fiscale è doppia rispetto a quella italiana>>.

La sfera di cristallo del vino: cosa ci aspetta nel 2015

Wine Searcher e The Drinks business svelano il futuro del vino e della buona tavola. Avanzata dei cocktail, delle birre artigianali, dei vini dolci e dei dolci

cocktail-e-birra

cocktail-e-birra

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

<<più di ogni altro prodotto il vino richiede tempo>> Dunque il vino non è fra le cose effimere. Eppure mai come ora c’è la ricerca di vini unici, diversi da ogni altro e soprattutto di momenti unici, multisensoriali …. con luci, suoni, oggetti da toccare e ovviamente sapori capaci di creare emozioni indimenticabili.

Champagne birra e ribes e aragosta

Champagne birra e ribes e aragosta

• L’informalità domina la buona tavola, basta con le tovaglie bianche. A Londra molti ristoranti stellati hanno “fratellini” più a buon mercato. Le culture gastronomiche si mescolano in modo impressionate … La capitale britannica che è stata recentemente invasa da una sorta di “mania dell’aragosta” servita anche in panini e take away a prezzi più che abbordabili.
• Spazio ai vini unici e soprattutto all’assaggio di grandi bottiglie che, grazie a Coravin, potranno essere anche vendute a bicchieri… o meglio a gocce ..visto il prezzo.
• Nei ristoranti i sommelier diventano sempre più importanti nella scelta dei vini mentre diminuisce l’influenza dei critici.
• La decisione della Corte Suprema mette le ali alle spedizioni di vino, fa crescere le piccole cantine e calare le vendite delle enoteche perché diventa più conveniente ordinare le bottiglie al produttore
• Global warming apre nuove opportunità alle zone fredde come l’Ontario in Canada e mette in dubbio le prospettive dello Chardonnay a Napa Valley.

Giorgio dalla Cia un italiano del vino in Sud Africa

L’enologo italiano che ha diffuso in Sud Africa i vini a lungo invecchiamento. Giorgio dalla Cia il friulano di Meerlust

Dalla Cia Dalla Cia

Dalla Cia Dalla Cia

Visto per voi da Carlo Gardini
Sud Africa: spiagge meravigliose, natura incredibile, uno stile di vita semplice ma pieno di cose estremamente raffinate…. Ricordo una cena in un resort nella savana, in un piccolo ristorante da 20 posti , arredato come una casa inglese dell’Ottocento. Davanti un laghetto artificiale pieno di uccelli e oche selvatiche, illuminato da fiaccole, con sullo sfondo le montagne del Drakensberg …. In tavola prelibatezze da ristorante stellato accompagnate da vini decisamente buoni ….. ho un solo pensiero: quando potrò tornarci?
Io e mia moglie Donatella (Cinelli Colombini) abbiamo iniziato a frequentare il Sudafrica 15 anni fa e, per 6 anni, ci siamo andati spesso. Eravamo così affascinati da questo Paese che cercammo di realizzare un progetto nel vino della regione del Capo.

Stellenbosch

Stellenbosch

Abbiamo visitato quasi tutte le cantine importanti allora esistenti, incontrato i proprietari ed i wine maker, creato amicizie che ancora oggi resistono nonostante la distanza geografica e il tempo trascorso. Una delle prime persone che abbiamo conosciuto è stata Giorgio dalla Cia < se andate in Sudafrica ed amate il vino dovete incontrare Giorgio > ci dissero. E infatti lo incontrammo. E’ un enologo originario di Azzano Veneto, esperto di funghi e con la passione dell’archeologia e del metal detector, tradizionalista, perfezionista ma, come tutte le persone intelligenti, non convenzionale e coraggioso.
Giorgio è sempre gentile e sempre sorridente, veste in modo informale come i sudafricani ed ha sempre con sé il cappello. La moglie Simonetta è una splendida cuoca, tiene corsi di cucina italiana ed ha diffuso le nostre ricette in Sud Africa. La loro casa è una villetta friulana con giardino e piscina trasferita nella regione del Capo. Mobili, libri, stile di vita e persino i programmi TV danno l’impressione di essere in Italia.

                                                                       
Cinelli Colombini
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