Vino, studi, news, gossip

LE BOTTIGLIE DI VINO TORNANO NEL BAGAGLIO A MANO

Tra il 2024 e il 2026 In Europa il vino potrà, di nuovo, essere trasportato nella cabina degli aerei con la felicità dei turisti e delle cantine

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vino di nuovo nel bagaglio a mano degli aerei

 

di Donatella Cinelli Colombini

Vi ricordate che prima dell’11 settembre 2001 era possibile portare nella cabina degli aerei fino a tre bottiglie di vino?
Bei tempi! La paura degli attentati ha fatto cambiare le regole e dal 2006 è diventato obbligatorio gettare ogni liquido superiore a 100 ml prima di imbarcarsi.
Per fortuna le guaine in plastica – wine skin – permettono di trasportare bottiglie nelle valige in stiva senza rischiare che si rompano macchiando tutti i vestiti.

CHI VIAGGIA CON IL SOLO TROLLEY

Tuttavia chi vuol portarsi dietro qualche vino eccellente ha grosse limitazioni.
Questo è specialmente vero per chi ha solo il bagaglio a mano perché fa una short break cioè una mini vacanza di due notti – tre giorni, oppure è fuori per lavoro e ha solo un cambio d’abito, tanti documenti e un tablet o un laptop.

TAPPO GASSOSO E NASO ARTIFICIALE

Curiosità ma anche vere innovazioni a Prowein 2023: bomboletta di argon per conservare le bottiglie aperte per 3 settimane e naso elettronico

WineNews presenta Weinluft tappo di gas argon

WineNews presenta Weinluft tappo di gas argon

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Il naso elettronico si chiama Pinot e mette insieme analisi sensoriale e intelligenza artificiale. Il progetto è ancora sperimentale ed è stato presentato all’ultimo Prowein nel Wein Campus Neustadt, dove lo ha scovato WineNews. Mettendo un imbuto collegato a un tubicino sul bicchiere di vino, gli aromi vengono aspirati fino ai sensori e sul display del pc appare la descrizione simile a quella che farebbe un sommelier.

PROGETTO PINOT PER IDENTIFICARE I PROFUMI DEL VINO SENZA BISOGNO DEL SOMMELIER

La seconda proposta innovativa scoperta dai giornalisti di WineNews a Prowein è il tappo gassoso. Si chiama Weinluft – letteralmente aria di vino-  ed è una bomboletta cilindrica di metallo con un pulsante per spruzzare attraverso un tubicino nero di 15 centimetri. A prima vista sembra una lacca per capelli in formato tascabile.
Serve a preservare il vino della bottiglia rimasta a metà per due o tre settimane. Usarlo è facilissimo, basta introdurre il tubo nel collo della bottiglia, premere per un secondo e poi rimettere il tappo. Esce del gas inerte argon che si deposita sulla superficie del vino e lo preserva dalle ossidazioni.

IL VINO E LO SCIMPANZE’

La vite diffusa dagli uccelli che mangiavano l’uva e metabolizzavano l’alcol e le scimmie più capaci di mangiare frutta fermentata che diventano umani

 

L'uomo discende dalle scimmie capaci di metabolizzare l'alcol

L’uomo discende dalle scimmie capaci di metabolizzare l’alcol

Di Donatella Cinelli Colombini

Ho sentito questo racconto, per la prima volta, circa un anno fa, per bocca di Luigi Moio, Presidente dell’OIV cioè dell’ONU del vino, l’organismo che riunisce quasi tutti i Paesi produttori di vino del mondo e media sulle loro esigenze dando ai governi una soluzione condivisa.

 

IL PROFESSOR MOIO E GLI SCIMPANZE’ CONSUMATORI DI FRUTTA FERMENTATA

Il Professor Moio raccontò la storia del vino partendo dagli scimpanzè che mangiavano la frutta caduta a terra e leggermente fermentata. Frutta in cui una parte delle molecole di zucchero si erano trasformate in alcol. Ebbene gli scimpanzè capaci di metabolizzare queste molecole diventavano più forti, socievoli e vivaci prevalendo sugli altri e facendo quella selezione della specie efficacemente descritta da Darwin, che porta alla razza umana. Durante lo scorso Vinitaly ho letto un articolo de Il Gusto, supplemento de La Repubblica, intitolato L’uomo, l’alcool e la variante proteica dello scimpanzè. L’inizio è molto tecnico con la spiegazione della molecola dell’alcool etilico e della sua straordinaria capacità calorica, biochimica e neuroattiva. Poi cominciano le sorprese.

IL CONSUMATORE DI VINO DONNA

Responsabile, socializzata, orientata sulla qualità, amante delle bollicine e dei rossi. Le consumatrici italiane sono ormai 12 milioni, il 41% di chi beve vino

 

LE DONNE SEMORE PIù PROTAGONISTE DEL MERCATO DEL VINO ITALIANO

LE DONNE SEMORE PIù PROTAGONISTE DEL MERCATO DEL VINO ITALIANO

Di Donatella Cinelli Colombini

Le consumatrici di vino italiane sono 12 milioni cioè poco meno della metà delle donne (46,7%). La percentuale è nettamente più bassa rispetto al sesso forte, dove il nettare di Bacco è bevuto dal 70,7% dei connazionali, ma le donne crescono più dei maschi.
Fra il 2014 e il 2021 le prime hanno segnato un + 15,5%, mentre gli altri un misero 2,9%. Ora le donne sono il 41,5% dei consumatori e la forbice del divario di genere continua a chiudersi con l’avanzare delle nuove generazioni.

 

 

 

LA CRESCITA DEI CONSUMI DI VINO FEMMINILE RACCONTA UN NUOVO STILE DI VITA

E’ il segno di un’evoluzione dello stile di vita che vede il gentil sesso sempre più presente nelle occasioni sociali e nei luoghi in cui si consuma vino fuori casa.

GLI INGREDIENTI DEL VINO

La complicata normativa sugli ingredienti del vino finalizzata a garantire i consumatori rischia invece di confonderli. L’Avvocato Marco Giuri ci aiuta a capire

 

Ingredienti del vino Nuove normative UE per le etichette

Ingredienti del vino Nuove normative UE per le etichette

Di Donatella Cinelli Colombini

Quello che mi accingo a raccontarvi è un autentico garbuglio normativo che partendo dalla lodevole intenzione di garantire la salute dei consumatori rischia di creare un clima di sospetto verso il vino. La maggior parte delle persone trova normale che, in ogni preparazione alimentare, ci siano molti ingredienti ma allo stesso tempo pensa che, nel vino, debba esserci solo quello che viene dalla vite.
Per i vini di pregio, provenienti da zone altamente vocate, gli interventi in cantina sono minimi. Ma non sempre è così e le cose da considerare sono tante.

 

LE REGOLE EUROPEE SULLE ETICHETTE DEI VINI

Il regolamento del Parlamento e del Consiglio Europeo n. 2021/2117 del 2 dicembre 2021 sull’Organizzazione comune di mercato riguarda i contenuti delle etichette dei vini relativamente all’elenco degli ingredienti e delle dichiarazioni nutrizionali. Possono essere scritti sul contenitore del vino oppure leggibili nel telefonino attraverso un codice QR. In questo caso vanno precisati anche gli allergeni.
Detta così la norma sembra semplice ma esistono invece tantissime precisazioni che la Commissione europea ha pubblicato in forma di bozza all’inizio 2023. Per orientarci in questa materia complicata chiedo aiuto al mio amico Marco Giuri, avvocato specializzato in normative sul vino e ormai notissimo per la sua profonda conoscenza della materia.

L’INTUITO GUIDA GLI ACQUISTI DI VINO NON LA RAGIONE

Anche se le nostre scelte ci sembrano razionali in realtà spesso non lo sono ed è l’intuito che guida la decisione di comprare un vino anziché un altro

 

E' l'intuito a guidare gli acquisti non la ragione

E’ l’intuito a guidare gli acquisti non la ragione

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo sapevate che il <<nostro cervello pesa solo il 2% del corpo ma consuma il 20% delle sue energie e il 90% di questa energia viene consumata a riposo>>? Incredibile ma vero: il nostro cervello brucia più energia quando è poco impegnato. Vincenzo Russo, docente di Neuromarketing alla IULM di Milano, non smette mai di stupirci e rivelarci informazioni interessati. In effetti, pensandoci bene, la noia è stressante più del lavoro.
La parte più intrigante dell’articolo del Professor Russo, pubblicato su Trebicchieri Settimanale economico del Gambero Rosso, riguarda il processo mentale attraverso cui avvengono gli acquisti.

 

 

ALL’INIZIO DEL 1900 L’ACQUISTO SEMBRAVA UN ATTO RAZIONALE

All’inizio del 1900 si riteneva che la decisione di comprare derivasse da un’elaborazione razionale del cervello. Ma oggi, a fianco al modello tradizionale, gli studiosi ritengono ci sia un processo “intuitivo” che è efficacemente descritto nell’ultimo libro di Stephen Genco “Marketing Intuitivo: What Marketers Can Learn from Brain Science” (2019).

OFFERTA: TRE GRANDI FORMATI PREMIUM ESCLUSIVI

Una Magnum di Leone Rosso 2019 per festeggiare con gli amici, una di Brunello Prime Donne 2018 e una Riserva 2015 per celebrare un evento importante a casa tua

 

Magnum di Brunello, Brunello Riserva e DOC Orcia Leone Rosso Offerta

Magnum di Brunello, Brunello Riserva e DOC Orcia Leone Rosso Offerta

La felicità sta nel condividere le cose buone con gli amici, tanti amici. Festeggiamo insieme condividendo momenti importanti con tre vini TOP in formati Magnum, tutti molto esclusivi perché prodotti in piccolissime serie.

 

TRE MAGNUM PRESTIGIOSE: LEONE ROSSO ORCIA DOC 2019, BRUNELLO DI MONTALCINO PRIME DONNE 2018 E BRUNELLO RISERVA 2015

Servire vino da una Magnum in un banchetto è un segno di distinzione e un tocco di eccezionalità che sottolinea l’importanza del momento. La cantina produce infatti pochissime magnum che vengono acquistate dai veri intenditori.

La Magnum Leone Rosso Orcia DOC 2019 (5 stelle) è perfetta per una festa con gli amici oppure per un pranzo fra giovani wine lovers.

La Magnum Brunello di Montalcino Prime Donne 2018  (4 stelle) è un grande vino che può rimanere nella tua cantina per molti anni oppure essere aperta adesso per celebrare un’occasione davvero importante.

La Magnum Brunello di Montalcino Riserva 2015 (5 stelle) E’ un rosso premium da lungo invecchiamento, che può essere conservato per decenni per un grande evento. Il suo carattere vellutato, potente e raffinato trasforma i pranzi in occasioni speciali da ricordare per sempre.

LE CONTRADDIZIONI DEL SANGIOVESE SEMPRE DIVERSO

C’E’ CHI CHIEDE LA ZONAZIONE PERCHE’ VEDE TROPPA DIVERSITA’ NEL SANGIOVESE DELLA STESSA DENOMINAZIONE E CHI PENSA CHE IL SANGIOVESE SIA UGUALE IN TUTTE LE DENOMINAZIONI

 

uva Sangiovese Donatella Cinelli Colombini

Sangiovese Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Seguo Daniele Cernilli in un ragionamento sul Sangiovese che lui inizia con la sua consueta ironia pungente <<si parla tanto di territorio di zone, di sottozone, di vigne e altri concetti del genere ma poi si leggono tanti articoli e giudizi che riguardano il vitigno o, ancora peggio, la personale interpretazione di quel vitigno, che viene trasposta in ogni territorio in una modalità autoreferenziale che rasenta il ridicolo>>.

 

DANIELE CERNILLI E IL SANGIOVESE

Il ragionamento del mio amico Daniele sul Sangiovese parte da un paradosso: la presenza contemporanea di due estremi. Da un lato l’esaltazione del piccolo e diverso con la richiesta, dei giornalisti, di dividere le denominazioni in tante zone delimitate, oppure il bisogno di distinguersi che porta molti produttori al “famolo strano”. Dall’altra la difficoltà dei consumatori a capire anche le macro differenziazioni di un vitigno come il Sangiovese che ha 108 cloni e assume caratteri specifici in ogni terroir.

FERMENTAZIONE DEL VINO CON GRAPPOLO INTERO O SENZA GRASPI?

Meglio togliere il graspo dell’uva oppure lasciare il grappolo intero? In Borgogna e alcuni nel Barolo fermentano l’uva con i graspi e a Bordeaux ci stanno provando

 

acini d'uva dopo essere stati asportati dai graspi Montalcino Casato Prime Donne

acini d’uva dopo essere stati asportati dai graspi Montalcino Casato Prime Donne

Di Donatella Cinelli Colombini

Fermentare con il grappolo intero o solo con gli acini? I vignaioli di Bordeaux guardano alla Côte d’Or della Borgogna dove la fermentazione con il grappolo intero è la pratica preferita. Henri Jayer, ad esempio, utilizzava una percentuale del 30-40% di grappoli interi nei propri Shiraz.

Ma c’è chi fa la stessa cosa in Champagne, nella Côtes du Rhône e nella Rioja. Secondo Matt Stafford, enologo a Craggy Range, in Nuova Zelanda, i raspi sono utili per rinforzare la struttura e dare sapidità, invece che dolcezza.

 

I PRODUTTORI DI BORDEAUX STUDIANO LA VINIFICAZIONE CON I GRASPI

La questione sta diventando calda nel distretto viticolo più grande del mondo. All’inizio di marzo allo Château des Fougères a La Brède, nella regione di Graves, appena a sud di Bordeaux, è avvenuta la presentazione di uno studio condotto, fra il 2019 e il 2022, in 8 tenute bordolesi in collaborazione con il laboratorio enologico Excell.
La riunione era incentrata sui contributi organolettici del graspo nel vino.

LA CRISI DEL BIOLOGICO IN FRANCIA

ALTI COSTI E CRISI COMMERCIALE FANNO CROLLARE LE ADESIONI AL BIOLOGICO IN FRANCIA MENTRE LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE HVE VOLA E CONFONDE I CONSUMATORI

 

vino biologico in Francia crisi di adesioni a causa della concorrenza con la certificazione

vino biologico in Francia crisi di adesioni a causa della concorrenza con la certificazione HVE

Di Donatella Cinelli Colombini

I numeri parlano da soli: secondo l’agenzia biologica francese, Agence Bio (AB), 448 coltivatori hanno interrotto la certificazione biologica nel 2022, mentre 188 si erano fermati nel 2020.
Il numero delle aziende con vigneto che hanno iniziato la conversione per ottenere la fogliolina BIO è precipitato da 1510 nel 2021 a 222 lo scorso anno.
Verrebbe da dire <<che disastro!>>.

 

 

 

 

 

IL TRACOLLO DELLA CERTIFICAZIONE BIOLOGICA IN FRANCIA

Ovviamente su un simile tracollo pesano i maggiori costi nella coltivazione della vigna e della conduzione della cantina, le difficoltà commerciali innescate dall’inflazione ma anche le guerre intestine. Esiste infatti una certificazione Haute Valeur Environmentale, (HVE) ad alto valore ambientale che comporta meno costi e permette al vino di arrivare a prezzi più bassi nel mercato.

WINE GARDEN OF ENGLAND

Questo è il nome dell’associazione che riunisce le 8 maggiori cantine turistiche del Kent e invita gli inglesi a vedere dove nascono i loro nuovi spumanti

 

Jo-Smith-wine-garden-of-England

Jo-Smith-wine-garden-of-England

Di Donatella Cinelli Colombini

L’enoturismo versione United Kingdom riguarda la zona Sud del regno dove si è sviluppata la nuova produzione spumantistica. Ha come obiettivo lo sviluppo e la tutela delle comunità locali. Un approccio sostenibile che ha valso al Wine garden of England il premio “Iter Vitis 2022” fondato trentacinque anni fa dal Consiglio Europeo e assegnato dalle “Strade culturali Europee”.

 

WINE GARDEN OF ENGLAND

Wine garden of England (1) è nato  nel 2019 e riunisce le 8 maggiori cantine del Kent. Producono l’80% di tutto il vino, che per il resto è diviso fra 150 piccole imprese. Balfour Winery, Biddenden Vineyard, Chapel Down, Domaine Evremond, Gusbourne, Simpsons’ Wine Estate, Squerryes e Westwell siedono tutte nel consiglio di amministrazione e ricoprono la carica di presidente, a turno due anni ciascuna.

La storia di questa associazione è abbastanza curiosa e mostra come l’individualismo sia un fenomeno internazionale così come la capacità di fare squadra caratterizzi le menti più aperte di ogni Paese.

DOVE E QUANDO NASCE L’UVA DA VINO

Una ricerca genetica riscrive la storia dell’uva da vino e fissa il luogo in cui l’uomo “addomesticò” la vite: 11.000 anni fa in Medio Oriente

 

origine della vite da vino - vitis vinifera lambrusca

origine della vite da vino – vitis vinifera lambrusca

Di Donatella Cinelli Colombini

La nascita del vino si retrodata. Non avvenne 8.000 anni fa, come tutti credevamo, ma 11.000 anni fa e non avvenne nel Caucaso bensì in un’area del vicino oriente che oggi è divisa in Israele, Palestina, Giordania e Libano.

 

I LABORATORI DI GENETICA CONFERMANO LA BIBBIA

Possiamo ben dire dunque che l’origine del vino raccontata nella Bibbia è quasi esatta. Nell’Antico Testamento il vino è descritto come il simbolo dei doni ricevuti da Dio. E’ la bevanda della vita che consola e rallegra. La viticoltura è descritta nelle terre di Giuda e di Israele. La pratica della viticolture è presente nel Libro della Genesi, che racconta anche la sua diffusione in Egitto durante l’esilio degli Israeliti. Gli uomini mandati da Mosè, su ordine di Dio, ad esplorare Canaan, tornano con un ramo di vite con sopra un grappolo d’uva.
Ora la scienza conferma la Bibbia. La scoperta ha impegnato un enorme numero di studiosi e di centri di ricerca: 89 ricercatori in 23 Istituzioni. Il sigillo di autorevolezza, di questo imponente lavoro, arriva dalla pubblicazione in “Science”, il magazine scientifico più importante del mondo.

GLI SVITATI

Finalmente il vino impara l’ironia e un argomento serio trattato con leggerezza 5 produttori che usano tappi a vite fondano Gli Svitati per raccontarsi

 

Gli Svitati simbolo

Gli Svitati simbolo

Di Donatella Cinelli Colombini

Varrebbe la pena di premiarli anche solo per il coraggio di essere usciti dagli schemi e essersi presentati con un nome divertente Svitati e con un’immagine capace di raccontarli: in sei su un’auto decappottabile azzurra mentre salutano e sorridono.

 

GLI SVITATI: 5 PRODUTTORI DEL TAPPO A VITE

Gli svitati sono Franz Haas, Graziano Prà, Jermann Pojer, Sandri e Walter Massa e uniscono le forze contro i pregiudizi, contro le verità assolute, contro i luoghi comuni, raccontando il loro modo di fare vino e di usare il tappo a vite. Una chiusura che a livello mondiale riguarda 4 bottiglie su 10, anche se in Europa continua a venire osteggiata dai tradizionalisti, per cui riguarda solo il 34% del totale (2021) e in Italia tappa una bottiglia su cinque.

COSA BEVONO I GIOVANI WINE LOVERS NEL MONDO?

Grandi cambiamenti nei consumi di vino. Emanuele Fiorio ci fa scoprire i giovani wine lovers USA e Agivi dimostra che le tendenze sono più o meno le stesse ovunque

 

i giovani consumatori di vino in USA e in Italia e le nuove tendenze

i giovani consumatori di vino in USA e in Italia e le nuove tendenze

Di Donatella Cinelli Colombini

<<Nel 2022 il consumo di vino negli USA è diminuito ma i consumatori sono nettamente cresciuti>> un’affermazione che parte dai dati IWSR e si riferisce a una platea di consumatori cresciuta di 14 milioni nel solo anno 2022 a fronte di un calo del 2% dei consumi. Numeri che richiedono un approfondimento e, con l’aiuto di Emanuele Fiorio, su Wine Meridian, rivelano dei retroscena davvero interessanti.

 

I CONSUMATORI GIOVANI USA BEVENO MENO MA MEGLIO

Il mercato USA del vino è per il 45% composto da giovani. Anche se, per ora, sono in minoranza, essi sono il futuro. Inoltre questi wine lovers vanno tenuti d’occhio anche per un altro motivo: molto spesso, anticipano tendenze mondiali. Questo vale nella musica come nell’abbigliamento e, per quanto riguarda il vino hanno due drive nella loro mente: moderazione e premiumisation. Cioè bere meno ma meglio. Concetti che si collegano alla crescita dei consumi delle bevande no alcol o low alcol ma anche a una complessiva tendenza salutista. La riduzione dei volumi consente di puntare su bottiglie premium o prestige che infatti hanno avuto performance commerciali buone e ottime.

FINALMETE L’ITALIA ESPORTA SOPRATTUTTO VINO DI LUSSO

Nel 2022 è avvenuto, nell’export italiano, lo storico sorpasso dei vini premium e super- premium (cioè oltre i 6€) su quelli “primo prezzo”. Grande risultato

 

Sorpasso del vino premium italiano nell'export-Violante-Cinellicolombini-in-USA

Sorpasso del vino premium italiano nell’export-Violante-Cinellicolombini-in-USA

Di Donatella Cinelli Colombini

Era una notizia che tutti aspettavano da tempo perché l’Italia è sempre stato un colosso nei volumi di vino prodotto, ma non certo nel business. Nel periodo fra il 2001 e il 2021 il prezzo medio del vino italiano è passato dal 1,88 Euro a bottiglia ai 2,84. Contemporaneamente i vini francesi sono passati da 2,56 Euro a 5.
I campioni di prezzo, oltre ai francesi, sono i californiani e i neozelandesi mentre i produttori italiani e spagnoli hanno preso sempre e solo spiccioli.

 

 

NEL 2022 IL SORPASSO DEI VINI PREMIUM SUI VINI PRIMO PREZZO ESPORTATI

Finalmente, nel 2022, qualcosa è cambiato. L’Osservatorio Uiv ci mostra un panorama a luci ed ombre con i vini fermi italiani che perdono il 5% del loro business mondiale, ma all’interno di questa tipologia i premium occupano il 52% mentre l’entry level il 48%. In pratica i vini fermi super-premium che escono di cantina a un prezzo superiore ai 9€ (mamma mia, i miei sono tutti più cari!) hanno quadruplicato il volume, con una crescita media annua del 13%.

                                                                       
Cinelli Colombini
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