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Rocca di Staggia arte, storia e fantasia fra Siena e Firenze

1020 anni di storia leggeri come nuvole: falchi per la caccia medioevale, la torre di Filippo Brunelleschi, opere d’arte contemporanea alla Rocca di Staggia

Rocca di Staggia SI

Rocca di Staggia SI

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
La Rocca di Staggia è un posto dove, chi vi celebra il suo matrimonio, parte per il viaggio di nozze in mongolfiera oppure festeggia con un banchetto medioevale con tanto di ballo in costume.
Ogni domenica i bambini assistono agli spettacoli di falconeria e prendono i rapaci sul braccio. Un gioco ma anche una lezione di storia che non dimenticheranno mai. Per i più piccoli ci sono il tattambù che insegna a ottenere suoni dagli oggetti e, la domenica, tante attività divertenti e ricche di insegnamenti che, per gli adulti, si trasformano in assaggi di salumi di cinta senese e vino Chianti.
Una fortezza medioevale viva, dunque, anzi una fortezza d’avanguardia. Come ci spiega Donatella Bagnoli direttrice artistica della Fondazione Rocca di Staggia. Scopriamo la torre medioevale fatta costruire dai ricchi

Rocca di Staggia SI

Rocca di Staggia SI

mercanti Franzesi Della Foresta che possedevano il castello alla fine del Duecento e volevano evidenziare il lungo soggiorno alla corte di Filippo il Bello. Da questo periodo alla raffinata corte reale deriva la grande sala per banchetti, ora distrutta, e l’attenzione all’igiene con l’acqua che scorreva nelle latrine per tenerle sempre pulite. Quasi come il nostro WC.
I Franzesi sono noti per la loro ricchezza ma anche per un episodio, forse leggendario, che li vide protagonisti come ladri del tesoro di Papa Clemente V durante il trasferimento in Francia. Puliti ma disinvolti dunque!
La rocca di Staggia vigilava sulla via Francigena e il suo incessante transito di pellegrini, banchieri, e persino sovrani verso Roma. Per questo, quando i Franzesi fecero bancarotta (1361) Firenze comprò Staggia e la trasformò in un baluardo avanzato in terra senese, quasi una spina nel fianco all’eterna nemica. I fiorentini costruirono una nuova cita muraria e, nel 1431 mandarono Ser Filippo Brunelleschi per rafforzare le difese del castello. Anche qui, il più geniale architetto di tutti i tempi, realizza un piccolo capolavoro militare costruendo la rondella con “l’occhio del capitano” torre con alloggio e vista sul punto più critico delle mura urbane.

Prepariamoci a mangiare gli insetti e ad abbinarli col vino

Cavallette, locuste, larve, coleotteri stanno per arrivare nei nostri piatti ma c’è già chi a Vinopolis-Londra prova ad abbinarli con vini soprattutto bianchi

Pechino via delle bancherelle

Pechino via delle bancherelle

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Quando mia figlia Violante mi disse che avrebbe cenato al mercatino delle bancarelle nella vecchia Pechino ero preoccupata; poi, quando mi mandò le foto degli spiedini di cavallette fritte ne rimasi sconvolta.
Mangiare gli insetti è qualcosa di sconvolgente per noi italiani. Che io sappia l’unico cibo a base di vermi del nostro Paese è il Casu della Sardegna, un pecorino con le larve della mosca casearia che mangiano la pasta interna del formaggio trasformandola in qualcosa di pastoso. Dopo tre mesi di stagionatura, secondo alcuni, è particolarmente ricercato anche se ha un odore e un sapore molto pungenti.

MANGIARE INSETTI E’ SANO E SOSTENIBILE

bancherelle notturne con scarafaggi e cavallette grigliati

bancherelle notturne con scarafaggi e cavallette grigliati

Gli italiani sono dunque poco abituati a mangiare insetti. Anzi direi che li schifano proprio. Eppure la probabilità di trovarseli nel piatto aumenta e anzi sta diventando una moda. Persino la FAO sostiene questo tipo di alimentazione proponendola come salutare e ecosostenibile, inoltre riguarderebbe 1.900 specie commestibili. Al recente Salone del Gusto hanno parlato di insetti come del cibo del futuro e poi c’è il ristorante numero 1 nel mondo il Noma di Copenaghen che ha nel menù Live ants with crème fraîche o il Garum di cavallette. Da leccarsi i baffi direi!
Pare che le formiche siano dolci e assomiglino a noccioline, le cimici richiamerebbero la mela, mentre alcune larve di falena sarebbero piccanti. Quelle più consumate sono le locuste che hanno un sapore neutro e vengono fritte…. E pensare che San Giovanni Battista nel deserto che si ciba di locuste mi è sempre sembrato quello che per la fame mangia qualunque schifezza!

Anteprime di Toscana-BuyWine un successone anche per l’Orcia

Chianti e Chianti Classico presentano le nuove annate come life syle con musica da discoteca, social e socializzazione. La scoperta estera delle piccole Doc 

BuyWine 2015 degustazione guidata di Luca Martini P1030917

BuyWine 2015 degustazione guidata di Luca Martini

Di Donatella Cinelli Colombini

Sotto la sapiente regia di ToscanaPromozione, BuyWine-Anteprime di Toscana 2015 accendono i riflettori sulle piccole denominazioni e propongono un modo più social, trendy e giovane di approcciare il vino.
E’ un nuovo format che ringiovanisce la formula delle anteprime e ottiene un immediato successo. <<E’ la migliore degustazione sui vini toscani fatta negli ultimi 10 anni>> ha detto un Master of Wine a Luca Martini che aveva guidato l’assaggi di 18 piccole

BuyWine 2015 anteprima Orcia

BuyWine 2015 anteprima Orcia

denominazioni nelle annate 2007 e 2009. Un giudizio che rispecchia la voglia di scoprire, di esplorare, di capire cosa c’è oltre le grandi DOCG. Una voglia di nuovo che ha investito con il suo entusiasmo anche le degustazioni dei giornalisti nei saloni dell’Hotel Baglioni a Firenze. Qui, molto prima dei 18 anni, la Doc Orcia fa il suo debutto accanto a Bolgheri e Carmignano.
Assaggi a raffica, persino troppi rispetto alle piccole forze organizzative della giovane Doc Orcia. Intanto l’anteprima del Chianti  faceva il botto con il suo evento alla Manifattura Tabacchi. Complici San Valentino, un DJ coinvolgente e degli ottimi vini, l’evento del 14 febbraio ha rivelato tutto l’amore e l’entusiasmo toscano verso la denominazione principe della regione che risorge in versione social e interattiva.

Prezzi di vigneti, villa con vigneto, vigneto con cantina

Global vineyard index, è il barometro annuale del valore di vigneti e tenute del vino e guida gli investimenti dei “miliardari wine lovers”

Bolgheri

Bolgheri

Di Donatella Cinelli Colombini

“Vivi il tuo sogno” è il titolo del rapporto 2014 di Knight Frank – la principale società mondiale di consulenza immobiliare con 244 uffici in tutto il mondo- e infatti tutti gli appassionati di vino vorrebbero comprarsi un vigneto d’eccellenza …. Se hanno abbastanza soldi per farlo.
LE PRINCIPALI TENDENZE

Chianti Classico

Chianti Classico

Il maggior aumento di valore riguarda i “lifesyle vineyard” che sono cresciuti del 4,5%. La zona più richiesta è Sonoma Valley in California che ha visto salire i suoi prezzi del 17,9%. I buyer asiatici chiedono Bordeaux, Usa, Italia. Nuova Zelanda e Australia ma le tenute del vino in cima alla lista dei desideri sono in Francia e in Italia.
COSA CERCA IL MERCATO
In cima alla lista dei desideri ci sono le lifestyle vineyard – boutique vineyard ville con cantina e vigneti. Come ha ben spiegato Bill Thomson di Knight Frank durante il recente Wine2wine, meglio se comprendono un edificio storico e con rilievo monumentale e meglio se non sono trasformate in agriturismo. Queste proprietà hanno 3-10 ettari di vigneto e dunque non fanno parte di questa categoria le villette con microvigneto per consumo personale, ma neppure le grandi cantine con centinaia di tini e botti.
Infatti la descrizione della proprietà più richiesta del Chianti è la seguente “ rustico di pregio architettonico con 4 camere da letto, cantina e grande piscina” piccole variazioni nel Brunello “Edificio antico con 4 camere da letto, giardino, piscina e potenzialità per la ristrutturazione in B&B” infine in Piemonte “ rustico ristrutturato con privacy e almeno 3-4 posti letto”

I cani delle cantine e cantine dog friendly, una nuova moda

Libri, siti, pagine Facebook, persino concorsi, i winery dog sono diffusissimi e ormai talmente importanti da avere le classifiche delle cantine più amichevoli 

rodney wine dog

rodney wine dog

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ una storia talmente incredibile che non mi crederete. In Australia c’è un fotografo che lavora a tempo pieno sui “Wine dogs” e sforna libri su libri con immagini di cani di cantina. Si chiama Craig McGill e la sua star è un retriever riccio di 9 anni che si chiama Rodney  e abita nella Hugh Hamilton Wines. Allo stesso autore si riferisce il sito winedog che si presenta con la frase The original wine dog book ed è una sorta di enciclopedia dei cani delle cantine di tutto il mondo. C’è persino il “Cane del vino del mese” che, a gennaio 2015, era Dutchess un labrador della Dutcher Crossing Winery in California.

Violante Gardini asciuga Felix Fattoria del Colle

Violante Gardini asciuga Felix Fattoria del Colle

Praticamente tutte le cantine USA hanno un cane e i libri su di loro sono in vendita accanto alle bottiglie. I cani di cantina hanno anche una pagina Facebook con oltre 3.000 mi piace. A Napa Valley c’è una lista di dog friendly wineries – cantine amiche dei cani e un fiorire di recensioni nei blog sugli amici a quattro zampe. << Good wine, good dogs, great art and good company, what more could you ask for? >> un buon vino e un buon cane cosa vuoi di più dalla vita? Si chiede dogzenergy raccontando di una degustazione attrezzata con un’area per cani dove i quadrupedi si potevano scatenare.
Infine i concorsi: ecco il premio per le 5 sale da degustazione delle cantine più amiche dei cani dove la Frank Family Vineyards arriva al primo posto.

Trendy friendly wonderful è il vino toscano di Buy wine 2015

Il borsino del vino toscano porta 290 buyer a incontrare i produttori e a vedere i territori del vino ma soprattutto fa scoprire quelli nuovi come l’Orcia

Buy Wine 2015 le protagoniste di Toscana Promozione

Buy Wine 2015 le protagoniste di Toscana Promozione

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è voluto un bel coraggio per portare 290 buyer del vino di tutto il mondo a cena nel marcato centrale di Firenze. Ma è stato un successo! Svolta storica, il vino toscano in versione trendy esce dalle sale delle ville nobili, dove era stato presentato negli anni scorsi, e entra nei luoghi più di moda in questo momento i nuovi mercati dove le eccellenze del vino e della gastronomia tipica arrivano in tavola in modo friendly senza formalità e con molta autenticità. Un successo superiore alle previsioni: i compassati managers degli importatori hanno preso d’assalto i tavoli dei sommelier che servivano i migliori vini di tutta la Toscana, si sono rilassati, hanno mangiato con le mani le costine di maiale arrosto – costoleccio, le fritture, i dadini di sopressata e di formaggio pecorino, entrando in quello stato d’animo entusiasta che predispone alle successive giornate di contrattazioni. Unico problema farli andare a dormire perché in un clima così goliardico hanno assaggiato tutto, bevuto moltissimo e familiarizzato fra loro con il risultato di non volersi più alzare da tavola. Lo staff di Toscana Promozione, guidato da Silvia Burzagli, sorrideva raggiante.

Il tappo a vite batte il sughero fra i consumatori giovani

La praticità di apertura e di richiusura convince la maggioranza ma solo 1 su 3 sceglierebbe la bottiglia con screwcap fra due vini uguali

Mollydooker Carnival of Love Shiraz

Mollydooker Carnival of Love N°2 top 100 Wine spectator

Di Donatella Cinelli Colombini

Spagna, Italia, e Francia, grandi Paesi produttori di vino scelgono ancora, quasi tutti, i tappi in sughero ma lo screwcap piace a tedeschi, americani e inglesi. La chiusura in alluminio preferita soprattutto dai consumatori più giovani e in particolare dalle donne.

 

TAPPI A VITE PRATICI MA NON BEN VISTI PER I GRANDI VINI

I dati provengono da un sondaggio effettuato da IPSOS su 6.000 consumatori di Italia, Francia, Uk, Germania, Spagna e Usa. Colpisce la distanza fra le decisioni dei produttori e le preferenze di chi compra le bottiglie. Ecco che in Spagna,  i tappi a vite sono usati solo sul 10% dei vini, mentre il 34% dei consumatori lo preferirebbero.
Meno forte il divario in Italia dove il 59% dei consumatori ama ancora usare il cavatappi e lo screwcap ha fatto piccolissimi passi avanti passando dal 17 al 19% delle bottiglie di vino in cinque anni. Tuttavia c’è un 34% di italiani che, a parità di prezzo, preferirebbe la chiusura più pratica anche se quasi tutti sono convinti che il sughero sia indispensabile per preservare la qualità dei vini.
Chi invece chiede tappi di alluminio sono i Paesi importatori con i sudditi di Sua Maestà Britannica in testa. E’ in questi mercati che l’idea del tappo a vite non si associa più all’immagine dei vini di bassa qualità e soprattutto di basso prezzo. Del resto il 91% dei vini della Nuova Zelanda e il 70% di quelli dell’Australia hanno tappi a vite e soprattutto i primi sono decisamente cari. Anche qui in Italia da Jerman a Livio Felluga per non parlare del portabandiera dei tappi alternativi Gianluca Morino, sono decisamente “modernisti”.

 

Ma sono davvero arancioni gli Orange Wine!

C’è chi pensa al succo d’arancia e chi a vini naturali ottenuti con tecniche estreme … ma no! Sono i vini bianchi vinificati a contatto con le bucce dell’uva in anfora

orange-wine

orange-wine

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Per la verità, in Spagna esistono vini dolci aromatizzati con buccia d’arancia il Vino Naranja e il Moscatel Naranja prodotto a Malaga … ma sono tutt’altra cosa rispetto agli Orange wines.
In effetti il nome moltiplica la confusione soprattutto perché è in inglese mentre tutto proviene da un’antica tradizione europea. I vini Orange sono simili a quelli dei nostri progenitori dell’antica Roma che vinificavano grappoli bianchi e rossi dopo averli fatti macerare cioè dopo aver tenuto il mosto a contatto con le bucce. Un’abitudine che esisteva,

Cos

Cos

forse persino in un’epoca antecedente, in Armenia e in Georgia, da li è arrivata in Italia intorno al 1990, insieme alle grandi anfore georgiane usate per la loro vinificazione. Il nome Orange Wines, invece, è stato coniato nel 2008 negli States riferendosi al colore di questi bianchi.

Anche la convinzione che si tratti di vini naturali – tipo superbiologici – è del tutto errata. Gli orange wines possono essere prodotti da uve coltivate in modo biodinamico ma anche convenzionale, pesticidi compresi.
Mike Bennie in un delizioso articolo su Wine Searcher, che vi invito a leggere, gioca sugli equivoci legati agli orange wines e si sofferma sulla crescente popolarità dei vini Orange fra i giornalisti specializzati, nota lo scetticismo di molti sommelier e, in certi casi, l’aspetto del vino decisamente poco attraente. Insomma c’è chi esalta questa tecnica per l’arricchimento che porta ai vini bianchi, in termini di complessità e struttura, ma chi proprio la rifiuta. 

I debiti delle grandi cantine italiane

Antinori è la più indebitata ma sta recuperando sull’enorme investimento della cantina del Chianti Classico. Ancora nei guai Lavis mentre sfavilla Frescobaldi

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Cantine Antinori nel Chianti Classico

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I numeri del vino è un sito fra i più interessanti dell’intero panorama enologico web e qualche volta indaga argomenti davvero scottanti come l’indebitamento delle grandi cantine italiane. Ovviamente i debiti non sono tutti uguali <<se investi i debiti non devono farti paura>> diceva mio nonno Giovanni Colombini. Infatti quelli di Antinori, legati alla realizzazione della cantina del Chianti Classico, un capolavoro assoluto di architettura e una delle più geniali infrastrutture enoturistiche mondiali, non hanno spaventato il marchese fiorentino. In un anno ha già recuperato quasi il 10% della sua esposizione, che ora è di 170 milioni di Euro. Incrociamo le classifiche dei numeridelvino con quelle di Mediobanca e Anna Di Martino, dove Piero Antinori risulta terzo in Italia come performance economica e solidità patrimoniale (con un indice di 0,9 superato solo da Masi e Carlo Botter) passiamo dalla preoccupazione all’ammirazione: non solo ha creato un’infrastruttura in grado di rilanciare tutta l’immagine del Chianti Classico, ma il Marchese Piero la sta pagando velocemente. Infatti la sua azienda è di gran lunga la prima in Italia per utile operativo. 

Donatella Cinelli Colombini si racconta

Come sono? Sono fantasiosa, lavoratrice e fortunata. Poi sono bassa, grassottella, freddolosissima, attratta da persone, posti e attività che non conosco

Donatella e Violante al Casato Prime Donne Montalcino

Donatella e Violante al Casato Prime Donne Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di tutto vi dico un particolare che pochi sanno. Sono dislessica, cresciuta in un’epoca in cui nessuno sapeva cosa fosse la dislessia e i bambini che tardavano a imparare a leggere erano considerati scemi. Solo dopo, quando anche mia figlia Violante ha manifestato la stessa disabilità, ho capito i pro e i contro di avere una percezione dello spazio diversa, ma anche una tenacia e una capacità organizzativa bestiali. Noi abbiamo una fantasia concreta, per questo molti dei più grandi architetti sono dislessici.

Ho studiato storia dell’arte medioevale. Direte << ma a che ti serve, visto che fai la vignaiola>> Incredibilmente serve tanto. Alla fine degli anni Settanta non c’erano i pc neanche nelle grandi biblioteche e fare ricerca significava spremere ogni grammo di cervello, dopo non ho più fatto lavori così difficili e emozionanti. La storia dell’arte è il mio grande amore (dopo mio marito Carlo) e quando ho smesso di studiare ho evitato i musei per anni perché non sopportavo il calo della mia capacità di individuare epoche, provenienze e autori….come un musicista che diventa sordo.  Ora invece mi piace passare un pomeriggio al museo.  Ho trascinato al Guggenheim di NY, all’Art Institute di Chicago anche i produttori di Brunello e lo staff del Consorzio. 

Il portale del turismo Verybello per il vino Verybrutto

Il Ministro Franceschini plaude per i 2.000.000 accessi in pocchi giorni mentre le reazioni sono feroci fra sberleffi e l’indignazione per i soldi spesi male

Italia arte e enogastronomia

Italia arte e enogastronomia

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Verybello sembra una parodia dell’italiano che non conosce l’inglese e ha scatenato sberleffi e reazioni feroci <<lascia senzaword ma con tante domande>> ha titolato Il fatto quotidiano. Su twitter impazza #verybello  e  soprattutto VeryBella la confezione di trucchi per bambine di Giochi Preziosi da cui, si sospetta, abbia origine l’orribile nome del portale.

Firenze

Firenze

Verybello è, almeno per ora, solo in italiano e inglese, circostanza che pare uno scherzo vista l’internazionalità del pubblico dell’Expo a cui si rivolge. Sembra dunque un pasticcio ancora maggiore del famigerato www.italia.it  sito ufficiale del turismo italiano che tutti sperano venga presto sostituito. Per non parlare delle traduzioni piene di errori del sito Expo!
Per noi del vino è una doccia fredda forte e inaspettata. Di Strade del vino, cantina d’autore, cultura italiana delle buona tavola… neanche l’ombra. Per chi non lo sapesse, cibi tipici e bottiglie pregiate sono la seconda motivazione di viaggio dei turisti esteri diretti in Italia, dopo l’arte, e sono al primo posto nell’indice di gradimento da chi ritorna dal nostro Paese. Scordarselo, per chi si occupa di turismo, è come scordarsi di Roma o Venezia. Non si dica grandi vini o l’alta cucina NON SONO CULTURA potrei arrabbiarmi molto. 

Dove vanno a finire i gatti?

Il curioso fenomeno dei gatti di campagna che spariscono nel nulla punta l’indice accusatore su volpi e lupi. Saranno loro i colpevoli?

Fattoria del Colle gatto nero Nerone

Fattoria del Colle gatto nero Nerone

Di Donatella Cinelli Colombini
La Fattoria del Colle è un “luogo di abbandono” di animali indesiderati. Arrivano coppie di micini, gatte incinte, cani da caccia che hanno perso l’olfatto …. Insomma ci sono “amorevoli” padroni di animali domestici che abbandonano i loro “amici” a quattro zampe quando diventano ingombranti. Per fortuna queste orribili persone non li buttano in autostrada ma li portano da noi. In zona è infatti abbastanza risaputo che li accoglieremo e li manterremo finchè qualcuno non ci chiede di adottarli. Chicca, una canina marrone, è arrivata da cinque anni e ormai ha un musetto bianco di vecchiaia. Nerone è l’unico gatto superstite fra quelli che sono stati abbandonati qui e proprio da questo vorrei partire per la mia domanda come mai, in campagna, spariscono i gatti? Abbiamo visto due volpi nei paraggi e anche un lupo solitario. Saranno forse stati loro? Noi mettiamo le cuccette dei gatti in alto, nell’ingresso di cantina ma forse i nostri gatti, leggermente sovrappeso e più avvezzi alle carezze che hai combattimenti, non riescono a sottrarsi all’attacco di una volpe affamata. Soprattutto in inverno è frequente vedere gatti innamorati lontano da casa di notte. Attraversano la strada in curva e, a volte, è davvero difficile evitare di investirli, ma questo è sempre successo.

Apparecchiare: i consigli di Donatella Cinelli Colombini

Una signora di campagna insegna ad apparecchiare con classe: lucidare bicchieri e posate, non scrivere menù nel menù e soprattutto usare fiori senza profumo

 

Fattoria del Colle banchetto

Fattoria del Colle banchetto

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Prima di tutto la tovaglia che deve essere bianca o neutra per chi punta molto sull’apprezzamento del vino. Usano tovaglie colorate quelli che non danno troppa importanza a questo aspetto. La tradizione vorrebbe che i bordi della tovaglia scendessero fino alle ginocchia dei commensali, in pratica 30 cm circa, ma oggi vanno di moda le tovaglie lunghe fino a 25 cm da terra che sono meno comode ma certamente più scenografiche. Il tovagliolo va messo a sinistra dei piatti, oppure sopra di essi ma mai nei bicchieri.

 

CENTROTAVOLA

I fiori freschi sono il simbolo della tavola elegante ma non devono profumare e alla sera (solo alla sera) si accompagnano alle candele. Adoro i candelieri, specie se monumentali, ma li trovo di grandissimo ostacolo alla conversazione quindi adatti solo a tavole molto grandi.
Lo spazio minimo per ogni commensale è di circa 60 cm. Questa lunghezza diminuisce sui lati curvi dei tavoli. Per questo, nei banchetti, vengono usati piani ovali o rotondi che riducono il fabbisogno di spazio.

 

Gucci insegna alle cantine come usare i social

Cosa può imparare il vino dalla moda? Aprite la pagina Facebook di Gucci – oltre 15 milioni di mi piace – e capirete cos’è uno storytelling per immagini

Gucci, dalla pagina Facebook

Gucci, dalla pagina Facebook

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Testi molto semplici in inglese, un post quasi tutti i giorni con splendide foto di borse, abiti, scarpe, cravatte, orologi, foulard … ma anche istantanee delle celebrità che sfoggiano abiti Gucci sul red carpet, piccole storie come quella della Principessa Grace e del disegno Gucci Flora oppure raccolta di fondi contro la violenza sulle donne e soprattutto tutti gli eventi Gucci ovunque nel mondo.
I mi piace sono in quantità mostruosa soprattutto sui video. Ne ho visti fino a 50.000 su un solo post. Annalisa Dimonte, di Gucci è intervenuta al quinto seminario sul marketing relazionale che si è tenuto alla Fondazione Mach di San Michele all’Adige ampiamente illustrato nel blog Cronache di Gusto (8 novembre 2014). Ha spiegato con questa frase la strategia adottata da Gucci nei social << I clienti non sono

Antinori dalla pagina Facebook

Antinori dalla pagina Facebook

più materia astratta. Noi facciamo vivere a loro un’esperienza che li coinvolge direttamente, li facciamo partecipare in parte al processo di creazione del prodotto>>. In effetti l’attenzione e il numero dei “mi piace” su ogni post forniscono indicazioni utilissime al marketing Gucci. Poi ci sono i messaggi che in certi casi sfiorano il migliaio. Ha ragione la Dimonte c’è una community di fan emotivamente molto coinvolti che collaborano alla diffusione del brand e dei prodotti in tutto il mondo attraverso le condivisioni ….. gratis. Spettacolare!
Nello stesso convegno,  che ha avuto luogo l’autunno scorso, c’era MCC Management Consulting che ha anticipato qualche notizia sul database con i profili dei wine lover studiato con l’Università di Cambrige. I wine lovers sono il 4,5% dei frequentatori italiani dei social, maschi, con un’età fra i 19 e i 45 anni. L’algoritmo dovrebbe dare molti dati sulla personalità, le aspettative e gli stili di vita definendo 1.500 categorie.
Il problema è che le cantine italiane non hanno ancora gli strumenti per utilizzare questi dati.

<< Tutte queste informazioni sulla famiglia, il prodotto, il territorio, sempre le stesse, tutte uguali alla fine non sono altro che un rumore di fondo. Bisogna dire qualcos’altro>> ha ammonito Enrico Chiavacci, direttore marketing di Antinori parlando dei siti italiani del vino. 

Weekend al Sangiovese alla Fattoria del Colle

Weekend da wine lover per scoprire il re dei vini rossi toscani. 16 assaggi compresa una strepitosa verticale di Brunello dalla botte al grande invecchiamento

Sangiovese grappolo 2012 Donatella Cinelli Colombini

Sangiovese grappolo 2012 Donatella Cinelli Colombini

Sarà Donatella Cinelli Colombini a dare il benvenuto ai partecipanti prima della vista delle sue due cantine di Montalcino e del Chianti. Ultimo tocco a un’esperienza full immersion nel Sangiovese un bagno nel vino per rigenerare anche la pelle con le strepitose virtù dei vini di Montalcino

Per un minimo di 4 persone
284 € a persona

Sono compresi nel programma:

  • • 2 pernottamenti in camera doppia con bagno
  • • 2 colazioni a buffet a base di torte e marmellate fatte in casa, pinzimonio con le verdure dell’orto, salumi e formaggi tipici
  • • 2 cene tipiche con vini esclusi
  • • Visite, degustazioni, vinoterapia e incontri indicati nel programma

L’importo non comprende i trasferimenti

                                                                       
Cinelli Colombini
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