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Scandaloso! Prosecco alla spina

A Londra lo vendono come “Vino frizzante italiano” e sta dilagando: Pizza Pilgrims a Soho, Tozi a Victoria e il ristorante del Covent Garden

Prosecco alla spina

Prosecco alla spina

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Tutto è iniziato prima di Natale quando un pub di Leeds ha pubblicizzato su Facebook il Prosecco alla spina. La notizia è stata ripresa dal quotidiano Daily Mail e ha avuto anche un hashtag Twitter di notevole successo #proseccoontap cioè prosecco alla spina. A quel punto i produttori del Veneto sono scesi sul piede di guerra sollecitando l’intervento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi.

commonprosecco

commonprosecco

Infatti il regolamento europeo impone di commercializzare il Prosecco solo in bottiglia. Il nome del vino è quindi scomparso sostituito dalla dizione “vino frizzante italiano” ma la tipologia del vino è proprio quella sia negli aromi che al gusto e anzi i gestori dei pub giocano sul “detto e non detto” per commercializzarlo come Prosecco anche senza scriverlo esplicitamente.

L’Italia del vino va da Papa Francesco

Il 21 gennaio Franco Ricci presidente della Fondazione Italiana Sommelier guiderà una delegazione di 150 esponenti del mondo del vino dal Santo Padre

Papa Francesco

Papa Francesco

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Il sito inglese The Drinks Business ha titolato in modo sarcastico <<vanno dal Papa per chiedergli di pregare per la vendemmia 2015>>. Commento decisamente cattivo che nel corpo dell’articolo rincara la dose << il 2014 è stata un’annata da dimenticare per il vino italiano, la più scarsa in 50 anni, massacrata dal maltempo. Poi c’è il declino del consumo interno di vino>> Insomma la visita dal Papa viene presentata come un’azione utilitaristica quasi fosse lo stregone a cui chiedere la danza della pioggia.

Non condivido né il contenuto né il tono di questo articolo e trovo invece encomiabile l’udienza pontificia organizzata da Franco Ricci. <<Il Papa ama il vino e lo beve a tavola a Santa Marta>> ha detto Ricci a Luciano Ferraro di DiVini del Corriere della Sera << io gli ho scritto chiedendo di fargli visita con un vasto gruppo del nostro settore e Padre Georg mi ha risposto>> .
Bellissima l’iniziativa di Ricci che riavvicina il mondo del vino alla Chiesa facendo leva sull’origine di Papa Francesco da una famiglia di vignaioli dell’astigiano.

Gli acuti e il dolce, i suoni profondi e l’amaro

Gli studi dell’University of Oxford certificano quello che tutti sospettavamo: i suoni modificano la percezione dei sapori. E anche tanto, si parla del 5-10%

Charles Spence

Charles Spence

Di Donatella Cinelli Colombini
Charles Spence, professore di psicologia sperimentale dell’Oxford University, in una recente intervista alla radio britannica, ha spiegato l’effetto dei suoni nella percezione dei sapori. Tutti sospettavamo che un Brunello apparisse più buono ascoltando Bach …. ma ora c’è un’evidenza scientifica. << Il sapore è forse la più multisensoriale delle nostre esperienze>> ha detto Spence << tutti i sensi vengono usati contemporaneamente>>. Il suono, a suo avviso, ha un’influenza del 5-10% sulla percezione di ciò che viene messo in bocca. La futura ricerca è stata battezzata <<synesthetic sounds>> e valuterà come certi suoni accrescono il piacere di specifici alimenti oppure si combinano con l’esperienza del cibo <<come mangiare pesce sulla riva del mare>>.
Charles Spence guida il laboratorio, dell’University of Oxford, in cui viene studiato come le persone percepiscono il mondo intorno a loro. In particolare Spence si interessa ai processi cognitivi che dipendono da tatto, odorato, vista, gusto e udito cercando di capire come tutti i sensi interagiscono fra loro. I risultati dei suoi studi sono rivoluzionari. Ecco i titoli di alcuni dei suoi ultimi articoli fra i 500 che ha pubblicato in 15 anni di attività <<Quando la forma del bicchiere influenza il gusto di una bevanda colorata: Evidenze dai consumatori di tre continenti>> <<La pelle come mezzo per la sostituzione sensoriale>>.

Sigari toscani e Brunello che passione

Gli stortignaccoli toscani che amano i grandi vini. Un inferno di fiamme goduto beatamente con gradi Brunello, Amarone, Bolgheri per contaminazioni intriganti 

 

Sigaro Toscano-e-vino

Sigaro Toscano-e-vino

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Gli abbinamenti più classici dei sigari sono con distillati importanti come il whisky single malt, ma la stanza dei sigari è sempre più popolata da donne e il vino cresce di importanza. <<Lasciate perdere i distillati — ha consigliato da Marco Tonelli primo habanos sommelier italiano — meglio i vini, che rinfrescano il palato grazie alla temperatura di servizio. Ma anche grazie al grado di acidità che stimola la salivazione>>.

 

SIGARO TOSCANO E VINO

In questo post mi soffermerò appunto sul matrimonio di sensi più cool: sigaro toscano e vino. Parto dal delizioso articolo scritto da Luciano Ferraro (leggetelo nel blog DiVini del Corriere della Sera) dove Marco Tonelli consiglia un Prosecco con poco zucchero residuo insieme al sigaro Toscano Soldati e la Malvasia dolce accompagnata dall’Antico Toscano. Marco Starace, anche lui celebre sommelier e sigar-lover al punto di creare un master itinerante sull’abbinamento fra i sigari e nobili bevande, consiglia di gustare il Toscano Garibaldi con il Ferrari Riserva e l’Extravecchio con un grande passito.

Valdorcia – Val d’Asso perché non unirle in una “supernova”?

E’ la zona con il paesaggio più bello, tantissime piccole città d’arte, le produzioni agricole d’eccellenza: Brunello, tartufo bianco, olio extravergine 

Arte, vino e formaggio a Pienza

Arte, vino e formaggio a Pienza

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ forse la sola cosa buona uscita dal famigerato PIT – Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana – che ha scatenato la rivolta di chi si occupa di agricoltura, cave, porti, vivai … Una sommossa che è partita dal così detto “Ambito 17” il capitolo dedicato a Valdorcia– Val d’Asso dove la straordinaria bellezza del paesaggio, aveva spinto gli accademia a chiedere di tornare a un’agricoltura, e forse persino a uno stile di vita ottocentesco, cioè al “tessuto a mosaico” e alla “maglia poderale” che, qui è sinonimo della parola miseria.

Tartufo bianco, paesaggio e vino a San Giovanni d'Asso

Tartufo bianco, paesaggio e vino a San Giovanni d'Asso

Questo PIT è stato recentemente rimodellato dalla Regione Toscana attraverso un serrato lavoro di concertazione con le imprese e i sindacati, poi sarà il Consiglio regionale a fare gli ultimi tocchi. Tuttavia fra tante cose da modificare una appare lodevole e completamente condivisibile: aver evidenziato il carattere omogeneo dell’Ambito 17 cioè dei cinque comuni della  Valdorcia – Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia, più i due della Val d’Asso cioè San Giovanni d’Asso e Trequanda.

In un’epoca in cui diventa indispensabile accorpare i piccoli comuni, per ottemperare alle nuove norme, ma soprattutto per ridurre i costi dei servizi – trasporti, immondizia, acqua, scuola… – che gravano sui cittadini, l’idea di unire in un solo blocco l’intero agglomerato non sembra così pellegrina.

I vini più cari del mondo nel 2014

500.000$ è il prezzo più alto pagato per una bottiglia di vino. Richembourg guida la classifica dei vini più cari ma la riscossa italiana è guidata da Sassicaia

Cabernet Sauvignon Screaming Eagle del 1992

Cabernet Sauvignon Screaming Eagle del 1992

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

In assoluto la bottiglia venduta al prezzo più alto è una sei litri di Cabernet Sauvignon Screaming Eagle del 1992 che fu battuta a un’asta benefica nel 2000 alla vertiginosa cifra di 500.000 Dollari.
Se invece andiamo a vedere la lista delle bottiglie più care normalmente in vendita troviamo al primo posto Richembourg Grand Cru Cote de Nuits del compianto Henri Jayer il mago del Pinot Noir. Jayer puntava sulla naturalezza per produrre Borgogna di straordinaria finezza e concentrazione, piccole produzioni da mito come questa. Il prezzo di 15.887 Dollari è quello medio più alto dichiarato dalle rivendite che fanno capo a Wine Searcher. Questo portale è la fonte più attendibile e accreditata a livello internazionale perché vi confluiscono i listini di 47.000 enoteche di tutto il mondo. Se dice che il prezzo medio di una specifica etichetta, è il più alto, possiamo essere certi che sia vero.
Sempre nella stessa lista con i 50 vini più cari scoviamo un Petrus con il prezzo massimo di 60.221$ e un Domaine de la Romanee Conti Montrachet a 59.565$. Due miti che ogni wine lover vorrebbe assaggiare almeno una volta nella vita, magari evitando proprio queste bottiglie inavvicinabili.

Il lavoro nel vino si cerca on line

Cantinieri e enologi, responsabili dell’enoturismo e soprattutto addetti al commerciale, trovano lavoro on line scegliendo su offerte sempre più internazionali

Organizzatore di wine shop

Organizzatore di wine shop

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
Sono sempre più numerosi e ben organizzati i siti che offrono lavoro nel vino e sono ormai il canale privilegiato per incrociare domanda e offerta.
Comincio questa carrellata da Drinks business dove c’è una lista di offerte che va dal cantiniere della London Cru a chi compra Champagne a Birmingham ma la ricerca di nuovo personale si concentra sui responsabili vendite anche on line. Ecco le tre proposte più stuzzicanti.

Addetto alle vendite di vino al pubblico

Addetto alle vendite di vino al pubblico

La London Cru – la celebre cantina nella capitale britannica cerca un tuttofare che si occupi di espandere il business lavorando su produzione, eventi, amministrazione e marketing.
Berkmann Wine Cellars vuole assumere un Sales Account Manager ed è disposto a dargli stipendio per 23 giorni lavorativi + le ferie, bonus, pensione aggiuntiva, auto, telefono e computer portatile.
Riviera Yacht Support con base a Antibes Francia cerca personale che acquisti e venda vini per le barche di super lusso.
Altro buon indirizzo, per chi cerca lavoro nel vino, è Wine Meridian il sito di Fabio Piccoli, che ha una speciale rubrica di annunci per professionisti di notevoli capacità. Spicca la richiesta di un enologo per la direzione tecnica di una cantina veneta con 70 tipologie di vini.
Wine Job è il sito italiano più visibile fra quelli sui nuovi posti di lavoro in cantina. Qui le proposte sono più varie anche se il settore commerciale prevale sugli altri. Ci sono opportunità anche per chi ha una buona esperienza sul packaging e sull’accoglienza turistica.

Arte, struzzi e mucche nella fattoria del papà di Euronics

Benito Butali e sua figlia Paola a La Cerreta  fra arte e natura con stalle affrescate, struzzi di plexiglass e scale di vetro di Murano fra gli olivi

Paola Butali mostra lo struzzo in plexiglass a Pietro Pagliuca

Paola Butali mostra lo struzzo in plexiglass a Pietro Pagliuca

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Benito Butali è sempre stato un commerciante di successo e nel 1999 trasformò le sue grandi rivendite di elettrodomestici e elettronica di consumo in Euronics, un network commerciale formidabile, il più forte in Italia e il maggior marchio europeo, di cui è tutt’ora il maggiore azionista. Benito è un genio del commercio al dettaglio che, tuttavia ha nel cuore la campagna. Perché <<la cosa che ama di più è La Cerreta>> la splendida fattoria di Castiglion del Lago in provincia di Perugia che la figlia Paola ha riempito di opere d’arte.

La Cerreta Castiglion Del Lago Butali digestore

La Cerreta Castiglion Del Lago Butali digestore

Ecco l’enorme digestore che trasforma i foraggi e i liquami delle mucche in gas, coperto da un immenso murales che lo trasforma in un’istallazione artistica. Stessa cosa le pareti esterne delle stalle bovine dove un coloratissimo affresco raffigurante uno struzzo dal lungo collo, ci invita a visitare i vicini allevamenti.

Nei recinti ci sono struzzi vivi, con i grossi maschi che fanno balletti sexy destinati ad ammaliare le femmine. Ma c’è anche uno struzzo opera d’arte in plexiglass verde e poi ci sono le borse di struzzo, disegnate da stilisti affermati e eseguite in modo impeccabile a un prezzo incredibile: meno, ma molto molto meno rispetto ai negozi in città. Vale la pena andarci anche solo per comprarle.

Il vino al femminile secondo Jancis Robinson

La più celebre Master of Wine Jancis Robinson chiede <<Le donne e gli uomini hanno un rapporto diverso con il vino? >> e le sue risposte lasciano basiti

Jancis Robinson MW

Jancis Robinson MW

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Penserete a una rivista femminile? No, l’articolo è nel “Financial Times” il quotidiano dei banchieri, della finanza che conta e dei grandi imprenditori! Ed è una pietra miliare. Invito tutti a leggerlo, specialmente i maschietti. <<Quando sceglie una bottiglia da servire a casa un uomo si chiede – è abbastanza cara per il mio boss/cliente/amico? Una donna invece si chiede – ci piacerà berlo insieme?>> Verissimo. E’ una verità che è sotto gli occhi di tutti, le donne sono pragmatiche. Ma la botta forte viene dopo <<women have superior tasting abilities to man, performing more precisely and consistently in experiments>>. Letteralmente le donne sono più capaci degli uomini nell’assaggio, sono più attente e più sperimentatrici. Poi racconta della Digital Wine Comunication Conference, quella di cui ci ha parlato, tempo fa Gian Piero Staffa che era seduto proprio accanto a lei. I dati parlano chiaro: il 58% dei consumatori abituali USA sono donne, 7 bottiglie su 10 comprate nei supermercati inglesi sono acquistate da donne. Persino la diffusione dei vitigni nel mondo risente della “femminilizzazione” del mercato ed ecco che aumentano Chardonnay e Pinot grigio.

Mercati che passione! I migliori food market d’Europa

La mia classifica mette in testa la Boqueria di Barcellona ma il Markthal di Rotterdam è realmente il più innovativo e sensazionale tempio del cibo in Europa

Markthal di Rotterdam

Markthal di Rotterdam

Visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Dove fare la spesa è un’avventura culturale. Questo post parte dalla classifica dei TOP 10 food market in Europa pubblicata dal quotidiano britannico The Guardian e poi ripresa dal super aggiornato blog la Cucina del Corriere della Sera. Sul gradino più alto del podio il Markthall di Rotterdam uno spettacolare tunnel con un soffitto coloratissimo sotto il quale ci sono negozi, ristoranti e stand gastronomici. E’ talmente enorme che nelle pareti del tunnel ci sono abitazioni. E’ sensazionale un luogo simile in una città portuale non troppo attraente  per lo stile di vita molto serio le architetture moderne belle ma forse troppo eccentriche, il clima umido…. Merkthall è tempio foodie, una botta di vita che potrebbe cambiare volto alla città.

Secondo classificato  il mercato di Dalston  famoso per il festival del cibo da strada nel quartiere più cool di Londra.

I 10 furti di vino più sbalorditivi della storia

Quello che si beve il vino del Principe Carlo, chi si infila Mouton Rothschild nei pantaloni, chi ruba per amore ….ecco la classifica di The Drinks Business
Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini

Queen-Elizabeth-Angry

Queen-Elizabeth-Angry

Il furto di vino più sorprendente è di Michael Fagan un disoccupato che, nel 1982, si introdusse nella camera da letto della Regina Elisabetta e fu poi condannato per essersi scolato mezza bottiglia di vino australiano destinato al Principe Carlo. Infatti, fino al 2007 entrare a Buckingham Palace, senza invito, non era un reato e dunque per punire l’indiscreto visitatore non poterono fare altro che condannarlo per il furto del vino.

Altra storia buffa quella del truffatore che si è spacciato per l’agente del calciatore del Chelsea Didier Drogba ed è andato in un ristorante di Cambridge con due stelle Michelin prenotando un tavolo e vini come Château Lafite e Petrus. Più seria invece la storia della banda catturata dai gendarmi francesi all’inizio del 2014, dopo che, per mesi, avevano assaltato una cantina di Bordeaux ogni quindici. Bottino complessivo un milione di Euro.
C’è poi il furto di vino per amore di una ragazza texana che ha rubato per farsi arrestata e rivedere il suo ragazzo che era in prigione da qualche ora.

James Suckling il re dei Brunello lovers

Invito a cena dal giornalista e degustatore James Suckling l’uomo che ha creato il mito del Brunello fra i grandi consumatori e collezionisti statunitensi

JanesSucking Brunello dinner

JanesSuckling Brunello dinner

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Brunello deve molto a James Suckling. James si innamorò di questo rosso toscano alla fine degli anni ’80, quando era un giovane redattore-degustatore del Wine Spectator. Negli anni successivi trasmise il suo entusiasmo ai più competenti e esigenti consumatori statunitensi fino a farlo diventare una vera moda.
A quell’epoca il Brunello era ancora un vino conosciuto da pochi intenditori. Ma lui cominciò a visitare le cantine una per una, assaggiando tutte le bottiglie in una degustazione plenaria annuale e pubblicando i giudizi al pari di come avveniva per i vini di Bordeaux o della Borgogna. <<Erano una quarantina>> racconta << mentre ora ce ne sono duecento>>. Il suo amore per la Toscana lo ha spinto a risiederci e tutt’ora ha una casa al Borro in provincia di Arezzo, oltre a quella a Hong Kong che gli serve come base per i suoi soggiorni di sei mesi all’anno in Asia.
A Montalcino Suckling ha tanti amici ed è circondato dalla gratitudine dei produttori che gli debbono tutti molto, anche quelli che hanno ricevuto giudizi severi sui loro vini, perché comunque hanno beneficato della sua divulgazione del brand collettivo.

Haut Brion 500 anni di storia e di grandissimo vino

Storie celebri e aneddoti personali su Haut Brion, l’unico Chateau fuori del Medoc ad essere Premier Cru Classé dal 1855

haut-brion-wine

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Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I documenti scoperti di recente fanno risalire al 1521 la fama dei vini del celebre chateau. In effetti già nel 1660 le bottiglie di Haut Brion erano sulla tavola del Re d’Inghilterra Carlo II e venivano considerati molto innovativi “new french claret” per una tecnica di macerazione che gli consentiva di invecchiare lungamente. Una storia di grandi personaggi e di frequenti cambi di proprietà finché nel 1935 Haut Brion entrò in possesso della famiglia americana Dillon che lo possiede ancora. Poco distante dal centro di Bordeaux, è su un terreno pianeggiante di 51 ettari coperto di sassi.
A prima vista non sbalordisce ma poi lo assaggi e ti innamori!
Il mio ricordo di Haut Brion è molto particolare e un po’ buffo. Faccio un passo indietro, quando ho creato la mia azienda, nel 1998, sentivo il bisogno di imparare, di aggiornarmi sul vino e dunque frequentai, per tre anni di fila, dei corsi full immersion, sui vini rossi organizzati da ARSIA Toscana nella mitica Faculté d’OEnologie dell’Université Segalen Bordeaux2. Le lezioni più attese

Cena di gala per i 75 anni di proprietà Dillon

Cena di gala per i 75 anni di proprietà Dillon

erano quelle del Professor Yves Glorie il genio che aveva insegnato al mondo l’importanza della maturità polifenolica dell’uva. Era reduce da un’incidente che lo aveva riempito di fratture e assumeva delle posture da contorsionista per soffrire meno. Il suo linguaggio diretto e la sua ironia rendevano meno pesanti le lezioni piene zeppe di dati. Come molti docenti della facoltà, anche lui seguiva cantine di altissimo livello fra cui Haut Brion dove potemmo vedere dal di dentro il magico mondo di un Premier Cru Classé.

Giovani in agricoltura, rimangono per forza o per amore?

Solo il 5% dei giovani sceglie di rimanere nell’azienda agricola di famiglia. Da Nomisma i dati sulla reale attrattività del lavoro nei campi per i giovani

un'auto nuova da mostrare

un'auto nuova da mostrare

Di Donatella Cinelli Colombini

Alla faccia del ritorno nelle campagne! Nonostante la crisi e la difficoltà di trovare lavoro, i ragazzi preferiscono le luci della città. Ma la cosa che trovo più triste sono i due giovani su tre che percepiscono la scarsa considerazione da parte della società cioè il “rango sociale” inferiore attribuito, a chi lavora in campagna, da una grossa fetta dell’opinione pubblica. 

Insomma dire a qualcuno <<sei un contadino>> equivale ancora a dargli dell’ignorante, rozzo e arretrato.
Credevo che certe situazioni fossero superate, invece siamo ancora al punto di quando ero giovane e, in discoteca, i ragazzi di campagna si vergognavano a dire che abitavano in un podere

I giovani del Brunello

I giovani del Brunello

e lavoravano la terra. E’ vero che esistono situazioni opposte. Oggi un giovane di Montalcino, terra di Brunello, oppure di Erbusco in Franciacorta, così come di Barolo o di Cormons nel Collio, quando va a ballare e incontra una ragazza che gli piace, si vanta di stare in mezzo alle vigne come della sua nuova moto oppure dell’Iphone ultimo modello. Ma la dignità, che il successo internazionale dei grandi vini ha dato a chi ci lavora, non riesce a proiettarsi più in là delle vigne e delle cantine. E forse neanche a quelle, se il nostro giovane agricoltore è solo un bracciante.

Latour lascia la vendita en primeur è la fine di un sistema?

La vendita en primeur riguarda vini in botte e consente di investire e, spesso di speculare, sulla crescita del loro valore prima della consegna sul mercato

Latour

Latour

Letto per voi da Donatella Cinelli Colombini
I negotiants acquistano dunque i vini 18 mesi o un anno prima dalla vendita al pubblico. L’en primeur riguarda soprattutto Bordeaux, Borgogna, Cote du Rhône e Porto. I profitti possono essere impressionanti.  Wikipedia riporta, a titolo di esempio, lo Château Latour 1982 che fu acquistato a 250 Sterline la cassa un anno dopo la vendemmia e rivenduto nel 2007 a 9.000. 

Bordeaux-Negociant

Bordeaux-Negociant

Quest’anno proprio Latour ha lasciato il mercato en primeur e la notizia ha fatto il giro del mondo. L’informatissimo sito The Drinks business ha pubblicato una riflessione che inizia con un quesito: gli altri Premier crus lo seguiranno?

Chateau Latour appartiene al ristrettissimo gruppo dei First Growth un olimpo istituio nel 1855 di cui fanno parte anche Château Lafite Rothschild, Château Margaux, Château Haut-Brion e, dal 1973, anche Mouton Rothschild.
Questi sono i miti dei miti del vino, le cantine leggenda 1° crus. Ogni notizia che le riguarda viene vista dal mercato e dai collezionisti come un fatto della massima importanza e dunque la decisione di Latour di lasciare il mercato en primeur è di quelle da prima pagina.
Il sistema ha dato enormi profitti a tutti e si basa sull’esistenza di centinaia di negotiants cioè società di distribuzione, anche mondiali, che si occupano di vendere e promuovere i vini acquistati quando sono ancora in botte.

                                                                       
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